1 marzo 2018

Quando dicono che mi somigli.

Quando dicono che mi somigli mi sopraggiunge un rivolino di sudore, perché lo so, cosa significa, essere te.
Quando dicono che mi somigli vado in pezzi, perché lo so, cosa significa, essere me.


Quando dicono che mi somigli, faccio pace col mio mento (cit).
Quando dicono che mi somigli, vorrei anche i capelli di grano e nocciole per occhi, già che ci sono.

Quando dicono che mi somigli prendo un grosso slancio e sbatto forte la testa la muro, perché so cosa ci aspetta.
Quando dicono che mi somigli vado alla mensola, prendo un libro e mi siedo ad aspettarti, perché è così che ci divertiamo, noi che ci somigliamo.

Quando dicono che mi somigli, non vedo l'ora che corri qui ad abbracciarmi.
Quando dicono che mi somigli gli rido in faccia, perché non è vero per niente: infatti tu conti velocissimo a mente.
Quando dicono che mi somigli mi metto una mano sulla coscienza e trovo un perché all'ansia perenne, agli occhi strabuzzati e a quella lieve tendenza al panico diffuso.

Quando dicono che mi somigli è come la neve: una notizia bellissima, ma un po' pericolosa.

30 gennaio 2018

Succedono cose.

Sono successe cose, da queste parti.

Prima di tutto, Nonna Profondo Nord è andata per la sua strada, che suppongo sia poi quella di tutti noi, chi prima chi dopo.
Non posso scrivere di lei, adesso.
La sua assenza o la sua permanente persenza aleggia intorno a me come irrisolta, inconsistente, una mezza frottola, dal momento che era piuttosto evidente che mia nonna fosse eterna e ci dev'essere stato un qualche errore, in realtà domani vado da mamma e le preparo un caffè.
Posso tuttavia confermare che nonostante i 104 anni di età suoi e i 38 miei, non fa meno male.
Il vuoto non è meno vuoto, il che mi sembra inevitabile, considerato il tempo che ci abbiamo messo a riempirlo. La nostalgia non è meno triste. L'unica cosa positiva è il rimpianto, che non c'è - nella fattispecie - giacchè io con nonna ho fatto tutto, e non tornerei indietro su un solo litigio, un solo bacio, una sola carezza, una sola domanda.
Darei moltissimo, per sapere se mi sente, la notte, quando la chiamo vicino.
L'ultimo regalo che mi ha fatto è stato andarsene di sera, la mia corsa tra colline e fari accesi mentre la radio dava (Baby) I don't care, since I don't have you.


Poi c'è questo fatto che il bambino da cui tutto è cominciato, per il quale ho aperto questo blog, sta per compiere 8 anni ed ha dei piedi molto grandi e manca pochissimo -se ci pensate bene- al giorno in cui mi andranno bene le sue scarpe e larghe le sue magliette.
Al momento è un appassionato di documentari e quando si sveglia presto il sabato mattina potete scoprirlo sul divano a guardarsi tutta la serie di Cosmos su Netflix.
Nuota in una piccola squadra di paese, arriva quasi sempre ultimo.
Il modo in cui va avanti imperterrito e indifferente alla cosa ne fa il mio idolo assoluto di coraggio e savoir faire, cosa che -credetemi- mai avrei pensato di lui.
Per tutto il resto è uno scoiattolo indaffarato e curioso, con un'intelligenza acutissima e veloce, incastonata in un carattere irritabile, dolcissimo e a tratti terrificante.

Io non sto molto bene, sempre alla ricerca del mio posto nel mondo.
Proprio io, direte voi, con una Nonna Profondo Nord nel proprio albero genealogico, e un bambino come questo.
Cosa devo dirvi, ci vuol talento anche ad essere delle belle testoline di cazzo, modestamente.









22 novembre 2017

Eravamo lì da un'ora a parlare.

C'è una stradina bianca proprio di fronte al cancello di casa, e Nina ed io l'abbiamo imboccata per la nostra consueta passeggiata.
Io portavo un cordino, lo porto sempre con me perché mi é utile per le fascine di legna che raccolgo per strada: resti di rametti spezzati dal vento che lascio seccare per qualche giorno sotto il portico e poi diventano perfetti per accendere la stufa.
Nina correva veloce.
Ci siamo inoltrate oltre l'albero di giuggiole, perché i cacciatori avevano aperto la strada, pulendo il bosco.
Nina parlava e parlava.

"Mamma io di notte non dormo quando tu dormi"
"Ah no?"
"No, tu dormi e io vengo nel bosco"
"E che ci fai di notte nel bosco?"
"Salvo il popolo delle fate e divento il loro capo. Sono il capo perchè una volta ho incontrato una cinghiala e lei mi ha addomesticata."
"Vuoi dire che l'hai addomesticata?"
"No, voglio dire che lei ha addomesticato me e io ho succhiato il suo latte."
"Hum."
"Ogni notte, sai? mentre dormi."

Eravamo lì su un tronco a parlare da quasi un ora e non ci mancava proprio nulla, quando è iniziato l'autunno.
Non è facile sorprendere una stagione quando arriva, l'istante preciso in cui si palesa, ma noi siamo state fortunate, perchè si è alzata un'aria fredda,  il sole s'è arrossato forte forte e in un attimo era sera così che non ci poteva esser proprio alcun dubbio.
E io sentivo tutto, mi sembrava di percepire proprio ogni cosa: le formiche sotto il tronco a disegnar cunicoli, il geco che dava l'addio all'estate, l'erba rassegnata a seccare.
E proprio lì accanto, questa mia bambina magica e selvaggia, che guardava l'ultimo volo del pipistrello.


19 settembre 2017

Quello che sei.

Quello che sei, adesso, in questo esordio d'autunno, nel centro pieno dei tuoi sette anni, è questo.

L'ex timidissimo, un poco fragile e insicuro.
Non posso credere che sia tu, a volte, non son certa di quel che vedo.
Perché c'è stato il tuo tempo bambino in cui così tante cose ti facevan paura, e più di tutte te stesso.
Non sono capace, non riesco, non voglio, non ho voglia, non lo farò mai, non lo farò mai più IN TUTTA LA MIA VITA.
E adesso guardati, mentre riemergi piccolo e svelto, solido e concentrato, dall'acqua.
Ascoltati, adesso, quando ti senti forte.
E' facile dirsi forte, più raro sentirsi.
So che questo non durerà per sempre, so che verrà messo in discussione tante volte, che sarà un ricostruirsi caduta dopo caduta, paura oltre paura.
Ma ricordati: lo hai già fatto una volta, ed è il solo  - e migliore - inizio.

Il bislacco, logorroico e vagamente psicotico appassionato di storia romana.
Non lo sapevo, quel giorno in macchina, che quel fetente di Annibale avrebbe generato tutto questo.
Altrimenti ci sarei andata più piano.
Non lo sapevi, tu, dell'elmo di Scipio.E non lo hai ancora capito - dannazione - che Canne non stava in Africa.
Ma guardati, oggi, col plastico lego della ricostruzione di Zama.
Domani lo presenti a scuola ai tuoi compagni.
Poretti.

Sei l'identico bambino, fatto e sputato, che 4 anni fa camminava in paese con lo scolapasta in testa.
Sei ancora il drago, la coccinella, il vichingo, Silvano il Mago di Pitigliano, sei tutto quello che vuoi e hai voluto essere.
Sei samurai, un pisello nel baccello, sei la donna più bella del mondo.
Sei pinocchio, ma soprattutto un bambino vero.

Sei tutti i libri che leggi e tutta la musica che ascolti.
Sei il bombarolo, Girardengo, Guizzino, Niels Holgersson e sei pure parecchio Neville Longbottom.


E infine, sei quello che piscia nel bosco, in giardino e al parco.
Quello che non si lava i denti in 13 secondi netti.
Sei ancora il pochino nevrotico e molto isterico mio figlio.
Sei ancora un pivellino.
Sei sempre il pigro, fiacco pappamolliccio che supero in salita.
Fai bene: mi lasci qualcosa ancora per cui sentirmi indispensabile.



5 settembre 2017

Un'isola di terra e tempo.

Siamo partite Nonna Oroscopo, Nina ed io.
Sembravamo Thelma e Luise, ma con più rughe e una piattola al seguito.
Nessun segno di Brad Pitt ventenne e a dorso nudo, anyway.

Ho lasciato il biondino al ritiro della squadra di nuoto.
Mi giungono foto di allenamenti e mangiate, lui sorridente ma sempre un po' in disparte, piccolo tra i grandi.
Mi attanaglia il dubbio che fosse troppo presto, di aver peccato di ottimismo nel giudicare la sua autonomia.
Suo padre mi dice di dargli fiducia e aspettare, sono solo 3 giorni.
Allora attendo.

Il cielo è libero a tratti e ci sono tante nuvole di passaggio, l'acqua limpida.
Io lavoro la mattina bevendo in tazze colorate sul terrazzo.
Quelle due là fanno giri, litigano e guardano uno sceneggiato ambientato in Cornovaglia il cui protagonista è un medico un po' isterico. Ne vanno matte.

Quando Nonna Oroscopo avrà cominciato a rilassarsi veramente e quell'altra a smetterla di rompere i maroni, sarà già ora di ripartire.
Se mi riesce vorrei fare di questi giorni una memoria, nel frattempo.


Sono su un'isola di terra e di tempo, tra estate e autunno, fine e inizio, onda e onda, passa e ripassa, lascia e riprendi.
Tra un paio di giorni arriveranno gli altri due, arrivano sempre.
Non vedo l'ora di riabbracciarli.

3 agosto 2017

Le conciglie e l'amore gentile.

Nella mattina più calda dell'estate Nina e il Biondino hanno piazzato il banchetto della frutta fuori dal cancelletto per vendere conchiglie ai passanti.
Prezzo conchiglie cad 1: 50 euro, scontati da intervento della madre a 0,20 centesimi.
Il cartello che recita "CONCIGLIE! 50 0,20 EURO. OFERTA!"
Sul banchetto, a decorazione, candeline profumate e una foto di Nina a 2 anni col cappello di Babbo Natale, che nel complesso facevano un po' veglia del morto.

"Scusate ma quella?"
"L'ha portata Nina, ha detto che è molto carina e può attirare i clienti."

Raccolto a fine mattinata: 1 euro e 20, forse da una coppia di americani in mountain bike. Non ne siamo certi perché eravamo dentro a cambiarci le mutande e abbiamo trovato i soldi solo dopo.


Castagna mi ha detto qualche giorno fa di essere il più dolce e amorevole che posso nei confronti di me stessa.
E mi è sembrata una cosa rivoluzionaria, straordinaria.
Strano perché quando uno ha preso un brutto colpo - e noi nei mesi scorsi ne abbiamo ricevuto uno grosso sui denti- la prima cosa che intelligentemente dovrebbe fare è mettersi a riposo e curarsi, la più ovvia.
Eppure a me è sembrata una novità, una roba mai sentita prima, un'illuminazione sulla via di Emmaus.
Così ho pensato che stavo messa peggio di quanto credessi se non ci ero arrivata da sola, che la prima ad essere gentile verso me stessa devo essere io.

Quindi metto punti e vado a capo.
Con garbo, gentilezza.

Aspetto la tenda in montagna, le camminate in riva al torrente, le gambe dure di stanchezza giusta, onesta. Il falò per gli spiedini dei bimbi. 
Aspetto una valle tutta per noi quattro e le nostre tre carabattole buttate dentro la macchina scassata (alla rinfusa, da me - ordinatamente impilate, da lui.). 
L'ombra dei faggi, se saremo davvero fortunati qualche camoscio.
Poche persone, poca pianificazione, pochi soldi, pochi pensieri.
Solo noi, a giocare a carte con le ginocchia in bocca, come quattro scemi felici.







13 luglio 2017

La differenza tra ridere e pensare.

Chi sogna nuovi gerani legge libri per addormentarsi.
Chi sogna nuovi tesori fruga le orecchie di un cavallo nero, ritta tra le sue zampe, senza paura.
Chi sogna nuovi giochi sbuffa sui libri, sbadiglia tra le parole, frigna e mugugna che i compiti non li vuol fare.
Chi sogna di non essere ormai grande pensa al tinello di nonna, a un grembiule fiorito di blu.
Cerca l'odore acetato delle melanzane pestate col sale, e la vede così - sua nonna - come la vedrà per sempre: in mezzo a un cortile, tra i pomodori da salsa.

E' arrivato il caldo di Luglio con le assordanti, sensuali cicale.
Io lavoro, rileggo Guareschi, che mi fa ridere e pensare, ricordare i miei nonni.
Lui fa i compiti, lei -sballottata da un po' troppe settimane- millanta mal di panzia, alterna corse folli a frignate, si raggomitola in cerca di coccole.

Il Biondino vuol fare il cantante.
Ascolta  soprattutto De Gregori, la Canzone del Maggio e Rovazzi.
Ho tentato un timido disimpegno da quest'ultimo che a nulla è servito in quanto del tutto inopportuno, come tutti i tentativi dissuasori genitoriali in fatto di scelte musicali.
Inopportuni quando non controproducenti - verrebbe da aggiungere - e senz'altro inutili.

D'altra parte mia madre non capiva cosa ci trovassi io in Il vicino è mio nemico e lo devo eliminare, al vicino puzza il fiato e gli puzzano le ascelle, sono queste le due cose che mi rendono ribelle, però insieme ascoltavamo Wonderwall e Smells like teen spirits.

Abbassiamo i finestrini, cantiamo.

Intellettuali d'oggi
Idioti di domani
Ridatemi il cervello
Che basta alle mie mani

Dice il bombarolo tra le zafate d'asfalto e le folate su dai campi di grano.
Nina, che quando le fa comodo sa essere una petulante precisetti, puntualizza che non dovremmo ascoltare le canzoni che contengono insulti, e "idioti" è fino a prova contraria un insulto.

"Te non ci fai ascoltare Rovazzi, allora neanche questo qui, eh!"
"Questo qui sarebbe De Andrè, comunque" - brontolo io.
"Allora Deandè dize gli insulti come Lovazzi, io non lo accotto."

Tento una ripresa maldestra, ma il Biondino interviene più efficacemente: dice che idioti non è un insulto, ma una provocazione.
Gli chiedo cosa significhi, per lui.

"Che Rovazzi mi fa ridere, e questo pensare."
"E cos' è più importante?" - lo imbocco.

"Tutti e due, mamma" risponde lui, più saggiamente.

21 giugno 2017

E sono cinque.

Sei una bambina.
Pedali come una dannata, velocissima.
Sei forte in battaglia.
Sei allegra, a tratti pazza.
Hai un talento innegabile nell'avvicinare qualunque animale.
Ti si arrendono facilmente, abbandonandosi alla tua indubitabile esperienza, alla tua totale mancanza di qualsivoglia paura. C'è una tua foto nel paddock di quel morello di 1.70 al garrese: all'ombra degli zamponi enormi, lo accarezzi come fosse un micino cieco, non un colosso il cui muso è lungo quanto tutta te.

Sei pure bella.
Sei imbarazzantemente abile nel far di tuo padre un portantino, un cavalier servente, un segretario, un portatutto, un collaboratore a contratto precario e sottopagato, uno schiavo cieco, nei secoli fedele e perdutamente innamorato.
Con me non ci riuscirai mai, per questo ti faccio incazzare.

Fai disegni dettagliati, barocchi, coloratissimi.
Sei decisa, testarda, molto pigra all'occorrenza.
Sei paracula, non proprio generosa.
Sei dolce, affettuosa verso tutti, che invariabilmente conquisti.

Sei piccola, ma non sul serio: ti danno sempre 4 anni al massimo, finché non apri bocca.
Tuo fratello ad esempio abbraccia per rifugio, per coccola, per bisogno.
Tu invece baci per amore solo, senza ragioni, senza paure: il tuo amore è un poco più semplice, molto leggero, incredibilmente maturo.

Sei come il tuo nome: te l'ho dato dopo la notte più breve, nel giorno più lungo, un'estate lontana in cui non mi riconosco più.
Ma riconosco te - grazie al cielo - per questo non mi perdo.


13 giugno 2017

La casa col cancelletto.

Siamo qualche giorno al mare.
Mi piacerebbe dire che sto staccando, che riposo.
In verità non granché, perché la mia testa è fatta così: male.
Però lotto per non perdermi tutto, o del tutto.

Leggo Marcela Serrano, mi affaccio al blu elettrico.

La mia bimba danza come una sardina, fila lunga lunga come una lisca.
Tra poco avrà cinque anni, l'età indefinita tra il prima ed il dopo: piccola ancora, nella rotondità delle spalle, nella curva piena del viso di luna; grande poi, nel piede lungo e deciso, nelle dita tese di stella marina.

Il mio bimbo è tutto lui, sempre più lui.
Chissà dove diavolo andrà.
Io lo capisco eppure non so leggerlo, perché racconta pagine che ascolto ma vede solo lui.

Ogni giorno poi, Lui ed io lavoriamo un poco insieme.
Chiedo troppo spesso "tutto bene?".
Controllo ogni curva, ogni ruga, all'erta.


Poi -essenzialmente- ci son le gazze tra le tamerici all'alba.
Più tardi, il mare allucinante, le braccia come vele, la fuga dei granchi.
La fame rossa, profonda, e il rompicapo dolce del vino in tavola.
Le ore che strappo ai pensieri aguzzini.
Un giorno guarderò indietro e mi vedrò idiota.
Per ora, faccio quel che fanno uomini e donne di buona volontà: quel che posso.









25 maggio 2017

Anch'io.

C'è un mio post di febbraio intitolato "Quando non scrivo" che non è mai stato pubblicato.
Sostanzialmente perché non è mai stato scritto.

Sapevo che questo post qui invece -se mai fosse uscito- sarebbe uscito proprio come ora, senza programmarlo.
In un giorno qualsiasi e imprevisto in cui dopo mesi avrei alzato gli occhi fuori dalla finestra e interrotto qualunque altra cosa in corso e, semplicemente, cominciato a scrivere.

Questo post s'intitola Anch'io perché anch'io ho sentito parole in questi mesi che non avrei voluto sentire.
Anch'io non ho dormito e pianto di paura.
Anch'io mi sono sentita amata, e tuttavia sola.
Anch'io ho ridotto all'essenziale.

Quello che mi è capitato non è molto diverso da quello che capita ogni giorno a centinaia di altre persone.
Delusione, paura, scoramento, rabbia, impotenza, delirio di onnipotenza, desiderio di pestare forte, molto molto forte, panico.
Shit happens, darling.
Mi aveva preso malissimo, ve lo dico.

Non tutto è passato, ma un po' è passato.
Non ho potuto fare altro che spegnere il blog, qualunque social coso, spesso il cervello, e sopravvivergli.

Non voglio parlarne.

Quello che voglio fare adesso è solo dire che anch'io.

Anch'io adesso lavoro.
Anch'io ti voglio bene, piccolo.
Anch'io ti aspetto.
I coleotteri sono splendidi, lo penso anch'io.
Hai avuto paura? Anch'io.

Vieni qui, ti amo anch'io.

Sei tornata?
Anch'io.


30 novembre 2016

Quella sera nella piazzola della stazione.

Anche se non dormo: continuo a svegliarmi, la notte, per via di Roborowsky il criceto che corre come un dannato su quella cazzo di ruota.
Ho fatto il primo sogno bello, stanotte.
Eravamo in casa io e mia madre, come ieri quando abbiamo preparato ghirlande pungendoci con l'aspargina e la perfida rosa canina. Tu dovevi accendere la stella di carta della Lidl e a un certo punto salendo dalle scale io guardavo fuori dalla finestra ed era tutto bianco, di uno strato sottile, e cadeva la prima neve da anni.
Allora gridavo "bambini! venite!!" e poi più niente, ché mi sono svegliata.
Ma mi è rimasta addosso quella mia voce, mentre li chiamavo.

Anche se non so come sia là fuori per voi, ma qui c'è sempre qualcosa che rende il tutto un po' più complicato del previsto.
Anche se tu lavori troppo, ed io troppo poco.
Anche se la partita iva costa.
Anche se a fine anno abbiamo la rata della casa e al solo pensiero ma vegnan i ravìscc, come diceva Zia.
Anche se la macchina si è rotta e sta su per miracolo e anche quest'anno ci abbiamo buttato dentro un sacco di soldi, perché non ne abbiamo per comprarne una nuova.
Anche se il pensiero della notte mi fa ancora paura e in quei due giorni che tu sai avevo quel solito dannato mostro sulla schiena che mi giudicava, mi schiacciava, mi annientava, e per due giorni ho mollato, trascinata giù.
Anche se ho perso, tu eri lì.
Anche se non è cambiato niente ma un certo punto mi sono detta "ora basta", e sono risalita, aiutata invero da Bing Crosby e parecchia caffeina.

Anche se quella sera hai perso due treni.
Anche se avevo accumulato astio, e volevo trattarti male e starti lontana.
Anche se ho fermato la macchina nella piazzola e urlato ai bambini "ficcatevi in bocca questi dannati panini e non voglio più sentire un solo verso, neanche UNO: sono stata chiara??". E loro hanno frignato -spaventati- e sbriciolato ovunque, peraltro.
Anche se ero stanca, e ingiusta, e persa.
Anche se fino a qualche istante prima avevo meditato contro di te.
Quando poi ti ho visto vicino alla cabina, coi tuoi occhi stanchi sotto il berretto.
Quando mi hai sorriso e ho visto la tua barba striata di grigio, come un Ulisse arrivato a Itaca col suo bagaglio di coraggio e stanchezza e Ciclopi accecati nell'isola metropolitana, l'unica cosa che ho pensato è stata baciarti il più a lungo possibile, il più in fretta possibile.
Che l'aspettarti è lungo e crudele, delizioso.

Anche se quella sera alla piazzola ho dato il peggio, quello era il mio meglio.
Anche se non sembravamo noi, lo eravamo ancora.
Anche se c'era stanchezza e c'era amore, e un po' dovunque il peggio ed il meglio, di noi.
E loro due, sui sedili posteriori, addormentati, finalmente.





15 novembre 2016

Aggiornamenti novembrini.


- Il biondino è combattuto tra amicizia ed amore. Ha questa compagna a cui pare volere un gran bene, una piccolettina con gli occhiali e il piglio che hanno certe piccolettine con gli occhiali, per capirci.
"Io non gioco mai con A., mamma. Ma so che mi vuole bene."
"E come lo sai?"
"Perché mi arriva."

Ieri ha scritto "Ti amo A. " sul vetro appannato della macchina, indi è scoppiato in una risata isterica.
Non so bene come maneggiarlo, questo qui, adesso.

- Ho fatto loro una sorpresa e alla fine della scuola li ho portati in gran segreto al mercoledì del cinema a 2 euro. Nina ha voluto ad ogni costo passare da casa per cambiarsi, doveva mettersi elegante.
Siamo arrivati e lei indossava il vestitino verde acido di trilli sopra a un vecchio pile della decathlon e un colbacco di pelo sintetico di martora striata.

- Ho prenotato un viaggio per salire nel Profondo Nord.
Partiamo tra qualche giorno insieme a un certo Sergio, anni 30, caruccio, conosciuto su BlablaCar.


Ciao sono Susi, sono molto simpatica e socievole, una compagna di viaggio perfetta.
Mi lavo regolarmente e occupo poco spazio. Ci vediamo all'ora X nel punto X, grazie del passaggio!

Ah, ultima cosa:  ho prenotato per tre.
Siamo io e i miei due figli di 4 e 6 anni. 
Ma vedrai che a quell'ora dormono, tranquillo.
E gli faccio panini che non sbriciolano, stai sereno.

Hai mica un'alzatina che ti avanza in macchina che evito di portare la mia?

9 novembre 2016

Another point of view, in case you need it.

Oggi è il giorno in cui tutti siamo in prima linea nella politica americana: ne sappiamo un sacco tutti e un sacco, tutti, ne parliamo. Non possiamo proprio farne a meno.
E quando dico tutti, intendo proprio tutti.


H 7.00 interno giorno, gente in pigiama.

"Mamma perché fai quella faccia?"
"Si vede tanto, eh? Dopo ti spiego, me la fai una cortesia? Devo vestire tua sorella che gira in mutande da 20 minuti, tu che sei pronto piazzati qua davanti e dimmi cosa dicono. Io ascolto dalla camera, ok?"


Qualche minuto dopo.

"Allora mamma, ci sono due notizie buone e una cattiva. Quella buona è che un tizio che si chiama tramp tamp  o qualcosa del genere ha vinto ed è contento, è un signore. Invece la signora che ha perso adesso la mettono in manette. L'altra notizia buona è che comunque fanno una guerra fredda tutti quanti con la Russia."


Se stamattina vi siete alzati e il caffè vi è andato un pochino di traverso, immaginate chi ha ascoltato il comunicato stampa del biondino.









3 novembre 2016

Il senso della vita, featuring Magù.

Eravamo in macchina, per dare un passaggio ad amici conosciuti da poco.
E lui è così, capite? la quintessenza dell'innocenza bambina.
Un altro avrebbe chiesto cosa fa Batman per essere così ricco o di che colore sono le mutande dell'omino lego, sotto.
Lui invece li guarda e chiede: "Ma secondo voi, qual è il senso della vita? Non vi sembra possa essere troppo noiosa?"

I bimbi ci fanno le domande che ci siamo fatti tutti, tanti anni fa.
Quelle dopo le quali abbiamo cominciato a vivere senza rispondere.
I bambini si fanno le domande che non vogliamo più farci e azzardano risposte mentre noi alziamo gli occhi al cielo.

Abbiamo incontrato un tasso morto, lungo la strada per la scuola.
Hanno voluto fermarsi a guardarlo ogni giorno.
A me faceva un po' schifo, soprattutto in alcuni giorni -se sapete cosa intendo- ma a loro no, invece. Tutti fermi sul ciglio della strada ad osservare la cosa più normale di questa terra: qualcosa che era vivo, e poi è morto.
E hanno chiesto cos'è il corpo,  cos'è il respiro, e dove finisce l'aria,  cosa c'è sotto la carne e dov'è che si trova l'anima e dove vola, dopo che il corpo è morto. E l'Arturo, adesso, è un fantasma e torna per Halloween? Cos'è una preghiera, mamma.

I bimbi non pretendono di spiegare tutto, ma non smettono di chiederselo.
I bambini vogliono leggi universali, ma accettano i dettagli, le sfumature.
Molti adulti invece non capiscono un cazzo della propria vita, e l'alternativa più semplice che gli riesce d'imboccare è quella di spiegarsi saputamente quella degli altri.
Tanti mi dicono "che razza di vita è, questa, tu qua lui là." "perché non torni su?" "guarda che la campagna c'è anche qui" "potresti avere il lavoro che vuoi".
Io sto zitta e dentro di me rispondo "ma non ti fa paura essere nata vissuta tutto nello stesso posto in cui poi morirai?" "ma non ti si gela anche a te il sangue nelle vene sapere che ogni giorno passi 2 h e mezzo della tua vita sulla circonvallazione? che ti alzi alle 5.45 per fare 70 km senza coda?".
E così passiamo gran parte del tempo senza spiegarci agli altri, e senza capirli.

I bambini invece nulla di tutto questo.
Loro guardano solo fuori dal finestrino e dicono "la Natura ha dei colori stupendi, me li berrei tutti come un succo. Tu no, mamma?"






17 ottobre 2016

Cosa ne pensi, tu, delle zanzare.

Quest'oggi, lunedì 17 Ottobre - tragitto piscina-->casa.

Mamma i gufi mangiano solo i topolini? Sul mio libro c'è scritto che mangiano i topolini, ma forse anche i vermi, secondo me. No mamma non dire sciocchezze, gli scoiattoli non li mangiano. 
Chi mangerebbe un piccolo scoiattolo? Hai ragione, povero topo.
Mamma mi fai la potenza di due? Papà mi fa sempre la potenza di due. 
Ok, papà la fa meglio.
Mamma ma io so leggere secondo te? perché so leggere i cartelli, vedi?
Secondo te è più potente il Bulbasaur di papà o il Vaporeon che ho trovato ieri nel bosco?
La maledizione più potente di tutte è l'avadakedavra: è pericolosissima, non bisogna dirla mai perché è una maledizione senza ritorno. Lo sai quali sono le maledizioni senza ritorno? Sono 3: te le dico?
La strega più cattiva di tutte è la zia di Draco Malfoy. Io odio Draco Malfoy.

So tutti i titoli di Harry Potter a memoria, te li dico?
Io ho già capito chi ha aperto la camera dei segreti: è stato il prigioniero di Azkaban, per forza.
Mamma sai che un bimbo sciocchissimo l'anno scorso cantava una canzoncina stupida mentre guardavamo Alice? te la canto? Fa così, senti.

Forse mangiano anche gli insetti. O i ghiri. I ghiri stanno in giro la notte secondo te? perché in quel caso il gufo li mangia. Se se ne stanno a casa non li trova. 
Mamma!! Idea: passa dal bosco che li avvisiamo tutti così non si fanno ammazzare!
Il leviatano si è estinto, poveraccio.
Anche i dinosauri, ma di loro non sappiamo che colore avessero.
Perché dei mammut sappiamo il colore, mamma?
Quand'è che mi spiegano Pompei, a scuola? Io so tutto su Pompei, posso portare il libro alla maestra, se non se lo ricorda.
I Pompeiani sono morti come i mammut o come i dinosauri, mamma?
I dinosauri non si sono evoluti come le zanzare.
Il ghiro è un mammifero?
Lo sai che ai tempi dei dinosauri c'erano già le zanzare? tu pensi che in questi anni alcune zanzare moriranno? 
Una volta una zanzara mi ha pinzato tutto il braccio. La nonna di papà poi mi ci mette sopra la saliva: che è peggio, secondo me.
Tu cosa ne pensi delle zanzare, mamma?
Credo proprio che mangerò un boccone e poi me ne andrò a letto.



12 km, mica 120.
E ci fa stare tutta sta roba.

10 ottobre 2016

Hysteria rules.

La prima metà di me sa che ci sarà da lavorare sul tuo nervosismo e dice "Che risposta è questa? smettila subito, per cortesia: pensa a quello che hai fatto e quando sei pronto ne riparliamo."
La mia seconda metà pensa: "Scusa scusa? Dici a me? A tua madre? TU? A ME? Ce l'hai una vaga idea di chi ti stai mettendo contro? Perché io ti srotolo come una sigaretta, io ti pelo come una cipolla, io ti ti faccio alla julienne e ti dò in pasto alle tartarughe del vicino. No che non lo hai capito, povero te, no no."

La prima metà di me dice: " Ah è per questo che non mi baci più. Ho capito. Bè a me sembra un po' buffo, ma ok. Vieni qui che ti stritolo lo stesso."
La seconda pensa: "Ah t'imbarazzo, eh? E come sarebbe a dire "sei un maschio"? Mò i maschi non baciano? Però la tua amica l'altro giorno te la sei sbaciucchiata, o sbaglio? Piccolo ingrato. Serpi in seno, ecco cosa siete. Aspetta un attimo: come come? cosa dici? Mi era parso di udire la tua voce a 14 anni che chiedeva il motorino.
COL CAZZO, è la risposta.
Notte notte, amore."

La mia prima metà dice: "Non hai voglia ora di riguardare la lezione? Se sei stanco va bene: dai riposati un pochino e poi la rivediamo più tardi."
La seconda pensa: "Eccerto, perché io non sarò più stanca più tardi, vero? mia madre alla tua età mi mandava a cagare in quattro e quattro otto se non facevo subito come diceva. Le maledette fughe delle piastrelle mi faceva pulire, quella. Guarda cos'hai fatto. Ho appena detto "io alla tua età". Contento, eh? Sei contento, adesso??"

La mia prima metà dice: "Sarà un autunno molto caldo."
La seconda pensa: "Autunno di merda."



5 ottobre 2016

La casa sola

Da sola passo le mie giornate, alcune notti, diversi giorni stanchi.
Non mi dispiace, l'abbiamo scelto.
Ma ci sono notti come questa in cui darei un braccio per averlo qui.
Per non dover chiamare i figli dei vicini, due ragazzoni così, e fargli scavare la buca perché io buttando tutto il mio peso sulla pala tiro su un par di ciuffi d'erba.

È incredibile quanto vuota sia una casa senza un gattino minuscolo, 2 kg scarsi, molto sfigato e molto, molto dolce. 
Quanto, non potete saperlo, perché lo so io sola.

E comunque, mi hai lasciato il divano pieno di peli.
Dannazione, quanto ti amo.

Susi

29 settembre 2016

La bolla.

Nina ha paura del corso di nuoto, così l'ho corrotta con le caramelle.
Non si dovrebbero corrompere le bimbe con le caramelle, ma Nina è così facilmente corruttibile dalle gelatine a forme di orso, e d'altra parte ha smesso di piangere.

La mia spada di Damocle, il Biondino, si sta rivelando suo malgrado sempre più simile alla madre.
Alterna tragicissimi stati d'ansia e negatività  - "Siamo tutti in grave pericolo, mamma." - a fasi di scazzo colossale "E che sarà mai, io lo so fare benissimo."
Ancora non mi riesce di cogliere la ragione del passaggio dall'uno all'altra, ma ci stiamo lavorando.

Io lavoro, preparo un po' di materiale per una delle 89.000 imprese che sto tentando di far partire questo mese, per il resto vivo in una bolla d'inutilità che esploderà tra sabato e domenica, quando finalmente -grazie ai festeggiamenti al mio 27esimo compleanno- riceverò questo e tornerò all'unico vero posto cui realmente appartengo: un libro.
Tanti auguri a me.




21 settembre 2016

Il #backtoschool ma per davvero.

Il mio bambino va a scuola.
Torna con piccole frasi impresse a matita sul foglio, le lettere in stampatello, i puntini a dividere una parola dall'altra.
Ha una piccola cartella, una piccola merenda e una piccola aula colorata.
Ha anche un piccolo orario, fino ad Ottobre, che mi causa piccoli esaurimenti, ma guardarlo entrare e uscire da quell'edificio in questi primi giorni è un misto di emozione, cupida curiosità e timore che non cambierei con nessun orario definitivo al mondo.
Fino ad Ottobre, s'intende. Poi emigro, se non attivano la mensa.
Il mio bambino ha la passione per: le classificazioni, le nomenclature, le collezioni.
Potenzialmente è un grande naturalista, filatelico o anche serial killer, solo il tempo potrà dircelo.
Al mio bambino ho promesso che, se si comporterà bene a scuola, potrà avere il criceto che desidera.

Nina è entrata nel nuovo asilo e ha un po' di amici maschi più una femmina.
Porta un laccino con una coda arcobaleno direttamente sulla bananina in testa, gira a torso nudo tirando in porta, digrigna i denti e all'occorrenza dichiara di avere già 3 figli di cui 2 allattati da lei: una specie di via di mezzo tra la figlia dei Flinstons, il bambino selvaggio del viaggio di Arlo e una comare di quartiere ma vestita da Elza Regno di Cristallo.

Io sono stata lontana da qui, negli ultimi due mesi, perché impegnata assai a tirarmi le paranoie stavo preparando un esame e tirandomi le paranoie.
L'ho dato lunedì alle 13.30.

h. 13.10: che cosa ci faccio qui? e perché mi sento sempre una disadattata? è perché io SONO una disadattata.
h. 13.20: non ce la farò mai, ma dove credo di andare. E se non lo passo? è VITALE che io lo passi, o mi considererò un essere inutile.
h.13.40: cosa mi sta chiedendo costei.
h 13.50: concentrati dannazione e porta a casa il risultato come meglio sai fare: dicendo cose a caso, ma convinta.
h. 14.15: minchia sono un genio, fate largo.
h. 14.16: ah non dite più niente, eh? non avete il coraggio, eh? pezzenti. Fate largo, vi dico. Hic et nunc, eccomi, sono io, la Sfolgorante. Un fottuto genio, ecco cosa sono.
h. 14.40: dio però che stanchezza, non ho più l'età.
h. 16.00: probabilmente è stato pure un fatto di culo, ma comunque brava.
h. 20.00: in ogni caso - mi chiedevo- chissà se mi servirà a qualcosa. 
h. 23.00: temo l'avrebbe fatto chiunque, mi è sempre più chiaro.
h. 24.00: In fondo non significa nulla. Esiste sicuramente un'altra validissima ragione per cui sentirmi disadattata, e domani -cascasse il mondo- io la troverò.

In attesa di capire cosa farò da grande, per il resto tutto bene.

6 settembre 2016

Take your time, hurry up (as I want you to be).

Voglio una gonna rossa e sdrucita, di papavero.
Una criniera di leone, per far paura ai cattivi.
Voglio essere elegante e ordinata, come le file delle formiche.
Voglio una tana di volpe, da spiare di nascosto e non dirlo a nessuno.
Voglio luccicare come il guscio della chiocciola dopo la pioggia.
Una risata smeraldina, di ranocchia.
Una coda alta e gitana, da sbattere al vento.
Voglio lasciare le impronte misteriose dei gatti.
Voglio essere bella e farmi scoprire da pochi o da nessuno, come una spiaggia corsa tra mare e laguna.
Voglio salire sulla giraffa più alta a mangiare le foglie più verdi.
Voglio il barrito dell'elefante, le antenne del grillo.
Una casa nel bosco e un giardino sulla spiaggia.

Voglio essere io, felice di me.
Voglia essere libera, e libera da me.




p.s. Settembre lo sai che t'amo, ma son 3 anni già, che rompi il cazzo.