21 giugno 2017

E sono cinque.

Sei una bambina.
Pedali come una dannata, velocissima.
Sei forte in battaglia.
Sei allegra, a tratti pazza.
Hai un talento innegabile nell'avvicinare qualunque animale.
Ti si arrendono facilmente, abbandonandosi alla tua indubitabile esperienza, alla tua totale mancanza di qualsivoglia paura. C'è una tua foto nel paddock di quel morello di 1.70 al garrese: all'ombra degli zamponi enormi, lo accarezzi come fosse un micino cieco, non un colosso il cui muso è lungo quanto tutta te.

Sei pure bella.
Sei imbarazzantemente abile nel far di tuo padre un portantino, un cavalier servente, un segretario, un portatutto, un collaboratore a contratto precario e sottopagato, uno schiavo cieco, nei secoli fedele e perdutamente innamorato.
Con me non ci riuscirai mai, per questo ti faccio incazzare.

Fai disegni dettagliati, barocchi, coloratissimi.
Sei decisa, testarda, molto pigra all'occorrenza.
Sei paracula, non proprio generosa.
Sei dolce, affettuosa verso tutti, che invariabilmente conquisti.

Sei piccola, ma non sul serio: ti danno sempre 4 anni al massimo, finché non apri bocca.
Tuo fratello ad esempio abbraccia per rifugio, per coccola, per bisogno.
Tu invece baci per amore solo, senza ragioni, senza paure: il tuo amore è un poco più semplice, molto leggero, incredibilmente maturo.

Sei come il tuo nome: te l'ho dato dopo la notte più breve, nel giorno più lungo, un'estate lontana in cui non mi riconosco più.
Ma riconosco te - grazie al cielo - per questo non mi perdo.


13 giugno 2017

La casa col cancelletto.

Siamo qualche giorno al mare.
Mi piacerebbe dire che sto staccando, che riposo.
In verità non granché, perché la mia testa è fatta così: male.
Però lotto per non perdermi tutto, o del tutto.

Leggo Marcela Serrano, mi affaccio al blu elettrico.

La mia bimba danza come una sardina, fila lunga lunga come una lisca.
Tra poco avrà cinque anni, l'età indefinita tra il prima ed il dopo: piccola ancora, nella rotondità delle spalle, nella curva piena del viso di luna; grande poi, nel piede lungo e deciso, nelle dita tese di stella marina.

Il mio bimbo è tutto lui, sempre più lui.
Chissà dove diavolo andrà.
Io lo capisco eppure non so leggerlo, perché racconta pagine che ascolto ma vede solo lui.

Ogni giorno poi, Lui ed io lavoriamo un poco insieme.
Chiedo troppo spesso "tutto bene?".
Controllo ogni curva, ogni ruga, all'erta.


Poi -essenzialmente- ci son le gazze tra le tamerici all'alba.
Più tardi, il mare allucinante, le braccia come vele, la fuga dei granchi.
La fame rossa, profonda, e il rompicapo dolce del vino in tavola.
Le ore che strappo ai pensieri aguzzini.
Un giorno guarderò indietro e mi vedrò idiota.
Per ora, faccio quel che fanno uomini e donne di buona volontà: quel che posso.









25 maggio 2017

Anch'io.

C'è un mio post di febbraio intitolato "Quando non scrivo" che non è mai stato pubblicato.
Sostanzialmente perché non è mai stato scritto.

Sapevo che questo post qui invece -se mai fosse uscito- sarebbe uscito proprio come ora, senza programmarlo.
In un giorno qualsiasi e imprevisto in cui dopo mesi avrei alzato gli occhi fuori dalla finestra e interrotto qualunque altra cosa in corso e, semplicemente, cominciato a scrivere.

Questo post s'intitola Anch'io perché anch'io ho sentito parole in questi mesi che non avrei voluto sentire.
Anch'io non ho dormito e pianto di paura.
Anch'io mi sono sentita amata, e tuttavia sola.
Anch'io ho ridotto all'essenziale.

Quello che mi è capitato non è molto diverso da quello che capita ogni giorno a centinaia di altre persone.
Delusione, paura, scoramento, rabbia, impotenza, delirio di onnipotenza, desiderio di pestare forte, molto molto forte, panico.
Shit happens, darling.
Mi aveva preso malissimo, ve lo dico.

Non tutto è passato, ma un po' è passato.
Non ho potuto fare altro che spegnere il blog, qualunque social coso, spesso il cervello, e sopravvivergli.

Non voglio parlarne.

Quello che voglio fare adesso è solo dire che anch'io.

Anch'io adesso lavoro.
Anch'io ti voglio bene, piccolo.
Anch'io ti aspetto.
I coleotteri sono splendidi, lo penso anch'io.
Hai avuto paura? Anch'io.

Vieni qui, ti amo anch'io.

Sei tornata?
Anch'io.


30 novembre 2016

Quella sera nella piazzola della stazione.

Anche se non dormo: continuo a svegliarmi, la notte, per via di Roborowsky il criceto che corre come un dannato su quella cazzo di ruota.
Ho fatto il primo sogno bello, stanotte.
Eravamo in casa io e mia madre, come ieri quando abbiamo preparato ghirlande pungendoci con l'aspargina e la perfida rosa canina. Tu dovevi accendere la stella di carta della Lidl e a un certo punto salendo dalle scale io guardavo fuori dalla finestra ed era tutto bianco, di uno strato sottile, e cadeva la prima neve da anni.
Allora gridavo "bambini! venite!!" e poi più niente, ché mi sono svegliata.
Ma mi è rimasta addosso quella mia voce, mentre li chiamavo.

Anche se non so come sia là fuori per voi, ma qui c'è sempre qualcosa che rende il tutto un po' più complicato del previsto.
Anche se tu lavori troppo, ed io troppo poco.
Anche se la partita iva costa.
Anche se a fine anno abbiamo la rata della casa e al solo pensiero ma vegnan i ravìscc, come diceva Zia.
Anche se la macchina si è rotta e sta su per miracolo e anche quest'anno ci abbiamo buttato dentro un sacco di soldi, perché non ne abbiamo per comprarne una nuova.
Anche se il pensiero della notte mi fa ancora paura e in quei due giorni che tu sai avevo quel solito dannato mostro sulla schiena che mi giudicava, mi schiacciava, mi annientava, e per due giorni ho mollato, trascinata giù.
Anche se ho perso, tu eri lì.
Anche se non è cambiato niente ma un certo punto mi sono detta "ora basta", e sono risalita, aiutata invero da Bing Crosby e parecchia caffeina.

Anche se quella sera hai perso due treni.
Anche se avevo accumulato astio, e volevo trattarti male e starti lontana.
Anche se ho fermato la macchina nella piazzola e urlato ai bambini "ficcatevi in bocca questi dannati panini e non voglio più sentire un solo verso, neanche UNO: sono stata chiara??". E loro hanno frignato -spaventati- e sbriciolato ovunque, peraltro.
Anche se ero stanca, e ingiusta, e persa.
Anche se fino a qualche istante prima avevo meditato contro di te.
Quando poi ti ho visto vicino alla cabina, coi tuoi occhi stanchi sotto il berretto.
Quando mi hai sorriso e ho visto la tua barba striata di grigio, come un Ulisse arrivato a Itaca col suo bagaglio di coraggio e stanchezza e Ciclopi accecati nell'isola metropolitana, l'unica cosa che ho pensato è stata baciarti il più a lungo possibile, il più in fretta possibile.
Che l'aspettarti è lungo e crudele, delizioso.

Anche se quella sera alla piazzola ho dato il peggio, quello era il mio meglio.
Anche se non sembravamo noi, lo eravamo ancora.
Anche se c'era stanchezza e c'era amore, e un po' dovunque il peggio ed il meglio, di noi.
E loro due, sui sedili posteriori, addormentati, finalmente.





15 novembre 2016

Aggiornamenti novembrini.


- Il biondino è combattuto tra amicizia ed amore. Ha questa compagna a cui pare volere un gran bene, una piccolettina con gli occhiali e il piglio che hanno certe piccolettine con gli occhiali, per capirci.
"Io non gioco mai con A., mamma. Ma so che mi vuole bene."
"E come lo sai?"
"Perché mi arriva."

Ieri ha scritto "Ti amo A. " sul vetro appannato della macchina, indi è scoppiato in una risata isterica.
Non so bene come maneggiarlo, questo qui, adesso.

- Ho fatto loro una sorpresa e alla fine della scuola li ho portati in gran segreto al mercoledì del cinema a 2 euro. Nina ha voluto ad ogni costo passare da casa per cambiarsi, doveva mettersi elegante.
Siamo arrivati e lei indossava il vestitino verde acido di trilli sopra a un vecchio pile della decathlon e un colbacco di pelo sintetico di martora striata.

- Ho prenotato un viaggio per salire nel Profondo Nord.
Partiamo tra qualche giorno insieme a un certo Sergio, anni 30, caruccio, conosciuto su BlablaCar.


Ciao sono Susi, sono molto simpatica e socievole, una compagna di viaggio perfetta.
Mi lavo regolarmente e occupo poco spazio. Ci vediamo all'ora X nel punto X, grazie del passaggio!

Ah, ultima cosa:  ho prenotato per tre.
Siamo io e i miei due figli di 4 e 6 anni. 
Ma vedrai che a quell'ora dormono, tranquillo.
E gli faccio panini che non sbriciolano, stai sereno.

Hai mica un'alzatina che ti avanza in macchina che evito di portare la mia?

9 novembre 2016

Another point of view, in case you need it.

Oggi è il giorno in cui tutti siamo in prima linea nella politica americana: ne sappiamo un sacco tutti e un sacco, tutti, ne parliamo. Non possiamo proprio farne a meno.
E quando dico tutti, intendo proprio tutti.


H 7.00 interno giorno, gente in pigiama.

"Mamma perché fai quella faccia?"
"Si vede tanto, eh? Dopo ti spiego, me la fai una cortesia? Devo vestire tua sorella che gira in mutande da 20 minuti, tu che sei pronto piazzati qua davanti e dimmi cosa dicono. Io ascolto dalla camera, ok?"


Qualche minuto dopo.

"Allora mamma, ci sono due notizie buone e una cattiva. Quella buona è che un tizio che si chiama tramp tamp  o qualcosa del genere ha vinto ed è contento, è un signore. Invece la signora che ha perso adesso la mettono in manette. L'altra notizia buona è che comunque fanno una guerra fredda tutti quanti con la Russia."


Se stamattina vi siete alzati e il caffè vi è andato un pochino di traverso, immaginate chi ha ascoltato il comunicato stampa del biondino.









3 novembre 2016

Il senso della vita, featuring Magù.

Eravamo in macchina, per dare un passaggio ad amici conosciuti da poco.
E lui è così, capite? la quintessenza dell'innocenza bambina.
Un altro avrebbe chiesto cosa fa Batman per essere così ricco o di che colore sono le mutande dell'omino lego, sotto.
Lui invece li guarda e chiede: "Ma secondo voi, qual è il senso della vita? Non vi sembra possa essere troppo noiosa?"

I bimbi ci fanno le domande che ci siamo fatti tutti, tanti anni fa.
Quelle dopo le quali abbiamo cominciato a vivere senza rispondere.
I bambini si fanno le domande che non vogliamo più farci e azzardano risposte mentre noi alziamo gli occhi al cielo.

Abbiamo incontrato un tasso morto, lungo la strada per la scuola.
Hanno voluto fermarsi a guardarlo ogni giorno.
A me faceva un po' schifo, soprattutto in alcuni giorni -se sapete cosa intendo- ma a loro no, invece. Tutti fermi sul ciglio della strada ad osservare la cosa più normale di questa terra: qualcosa che era vivo, e poi è morto.
E hanno chiesto cos'è il corpo,  cos'è il respiro, e dove finisce l'aria,  cosa c'è sotto la carne e dov'è che si trova l'anima e dove vola, dopo che il corpo è morto. E l'Arturo, adesso, è un fantasma e torna per Halloween? Cos'è una preghiera, mamma.

I bimbi non pretendono di spiegare tutto, ma non smettono di chiederselo.
I bambini vogliono leggi universali, ma accettano i dettagli, le sfumature.
Molti adulti invece non capiscono un cazzo della propria vita, e l'alternativa più semplice che gli riesce d'imboccare è quella di spiegarsi saputamente quella degli altri.
Tanti mi dicono "che razza di vita è, questa, tu qua lui là." "perché non torni su?" "guarda che la campagna c'è anche qui" "potresti avere il lavoro che vuoi".
Io sto zitta e dentro di me rispondo "ma non ti fa paura essere nata vissuta tutto nello stesso posto in cui poi morirai?" "ma non ti si gela anche a te il sangue nelle vene sapere che ogni giorno passi 2 h e mezzo della tua vita sulla circonvallazione? che ti alzi alle 5.45 per fare 70 km senza coda?".
E così passiamo gran parte del tempo senza spiegarci agli altri, e senza capirli.

I bambini invece nulla di tutto questo.
Loro guardano solo fuori dal finestrino e dicono "la Natura ha dei colori stupendi, me li berrei tutti come un succo. Tu no, mamma?"






17 ottobre 2016

Cosa ne pensi, tu, delle zanzare.

Quest'oggi, lunedì 17 Ottobre - tragitto piscina-->casa.

Mamma i gufi mangiano solo i topolini? Sul mio libro c'è scritto che mangiano i topolini, ma forse anche i vermi, secondo me. No mamma non dire sciocchezze, gli scoiattoli non li mangiano. 
Chi mangerebbe un piccolo scoiattolo? Hai ragione, povero topo.
Mamma mi fai la potenza di due? Papà mi fa sempre la potenza di due. 
Ok, papà la fa meglio.
Mamma ma io so leggere secondo te? perché so leggere i cartelli, vedi?
Secondo te è più potente il Bulbasaur di papà o il Vaporeon che ho trovato ieri nel bosco?
La maledizione più potente di tutte è l'avadakedavra: è pericolosissima, non bisogna dirla mai perché è una maledizione senza ritorno. Lo sai quali sono le maledizioni senza ritorno? Sono 3: te le dico?
La strega più cattiva di tutte è la zia di Draco Malfoy. Io odio Draco Malfoy.

So tutti i titoli di Harry Potter a memoria, te li dico?
Io ho già capito chi ha aperto la camera dei segreti: è stato il prigioniero di Azkaban, per forza.
Mamma sai che un bimbo sciocchissimo l'anno scorso cantava una canzoncina stupida mentre guardavamo Alice? te la canto? Fa così, senti.

Forse mangiano anche gli insetti. O i ghiri. I ghiri stanno in giro la notte secondo te? perché in quel caso il gufo li mangia. Se se ne stanno a casa non li trova. 
Mamma!! Idea: passa dal bosco che li avvisiamo tutti così non si fanno ammazzare!
Il leviatano si è estinto, poveraccio.
Anche i dinosauri, ma di loro non sappiamo che colore avessero.
Perché dei mammut sappiamo il colore, mamma?
Quand'è che mi spiegano Pompei, a scuola? Io so tutto su Pompei, posso portare il libro alla maestra, se non se lo ricorda.
I Pompeiani sono morti come i mammut o come i dinosauri, mamma?
I dinosauri non si sono evoluti come le zanzare.
Il ghiro è un mammifero?
Lo sai che ai tempi dei dinosauri c'erano già le zanzare? tu pensi che in questi anni alcune zanzare moriranno? 
Una volta una zanzara mi ha pinzato tutto il braccio. La nonna di papà poi mi ci mette sopra la saliva: che è peggio, secondo me.
Tu cosa ne pensi delle zanzare, mamma?
Credo proprio che mangerò un boccone e poi me ne andrò a letto.



12 km, mica 120.
E ci fa stare tutta sta roba.

10 ottobre 2016

Hysteria rules.

La prima metà di me sa che ci sarà da lavorare sul tuo nervosismo e dice "Che risposta è questa? smettila subito, per cortesia: pensa a quello che hai fatto e quando sei pronto ne riparliamo."
La mia seconda metà pensa: "Scusa scusa? Dici a me? A tua madre? TU? A ME? Ce l'hai una vaga idea di chi ti stai mettendo contro? Perché io ti srotolo come una sigaretta, io ti pelo come una cipolla, io ti ti faccio alla julienne e ti dò in pasto alle tartarughe del vicino. No che non lo hai capito, povero te, no no."

La prima metà di me dice: " Ah è per questo che non mi baci più. Ho capito. Bè a me sembra un po' buffo, ma ok. Vieni qui che ti stritolo lo stesso."
La seconda pensa: "Ah t'imbarazzo, eh? E come sarebbe a dire "sei un maschio"? Mò i maschi non baciano? Però la tua amica l'altro giorno te la sei sbaciucchiata, o sbaglio? Piccolo ingrato. Serpi in seno, ecco cosa siete. Aspetta un attimo: come come? cosa dici? Mi era parso di udire la tua voce a 14 anni che chiedeva il motorino.
COL CAZZO, è la risposta.
Notte notte, amore."

La mia prima metà dice: "Non hai voglia ora di riguardare la lezione? Se sei stanco va bene: dai riposati un pochino e poi la rivediamo più tardi."
La seconda pensa: "Eccerto, perché io non sarò più stanca più tardi, vero? mia madre alla tua età mi mandava a cagare in quattro e quattro otto se non facevo subito come diceva. Le maledette fughe delle piastrelle mi faceva pulire, quella. Guarda cos'hai fatto. Ho appena detto "io alla tua età". Contento, eh? Sei contento, adesso??"

La mia prima metà dice: "Sarà un autunno molto caldo."
La seconda pensa: "Autunno di merda."



5 ottobre 2016

La casa sola

Da sola passo le mie giornate, alcune notti, diversi giorni stanchi.
Non mi dispiace, l'abbiamo scelto.
Ma ci sono notti come questa in cui darei un braccio per averlo qui.
Per non dover chiamare i figli dei vicini, due ragazzoni così, e fargli scavare la buca perché io buttando tutto il mio peso sulla pala tiro su un par di ciuffi d'erba.

È incredibile quanto vuota sia una casa senza un gattino minuscolo, 2 kg scarsi, molto sfigato e molto, molto dolce. 
Quanto, non potete saperlo, perché lo so io sola.

E comunque, mi hai lasciato il divano pieno di peli.
Dannazione, quanto ti amo.

Susi

29 settembre 2016

La bolla.

Nina ha paura del corso di nuoto, così l'ho corrotta con le caramelle.
Non si dovrebbero corrompere le bimbe con le caramelle, ma Nina è così facilmente corruttibile dalle gelatine a forme di orso, e d'altra parte ha smesso di piangere.

La mia spada di Damocle, il Biondino, si sta rivelando suo malgrado sempre più simile alla madre.
Alterna tragicissimi stati d'ansia e negatività  - "Siamo tutti in grave pericolo, mamma." - a fasi di scazzo colossale "E che sarà mai, io lo so fare benissimo."
Ancora non mi riesce di cogliere la ragione del passaggio dall'uno all'altra, ma ci stiamo lavorando.

Io lavoro, preparo un po' di materiale per una delle 89.000 imprese che sto tentando di far partire questo mese, per il resto vivo in una bolla d'inutilità che esploderà tra sabato e domenica, quando finalmente -grazie ai festeggiamenti al mio 27esimo compleanno- riceverò questo e tornerò all'unico vero posto cui realmente appartengo: un libro.
Tanti auguri a me.




21 settembre 2016

Il #backtoschool ma per davvero.

Il mio bambino va a scuola.
Torna con piccole frasi impresse a matita sul foglio, le lettere in stampatello, i puntini a dividere una parola dall'altra.
Ha una piccola cartella, una piccola merenda e una piccola aula colorata.
Ha anche un piccolo orario, fino ad Ottobre, che mi causa piccoli esaurimenti, ma guardarlo entrare e uscire da quell'edificio in questi primi giorni è un misto di emozione, cupida curiosità e timore che non cambierei con nessun orario definitivo al mondo.
Fino ad Ottobre, s'intende. Poi emigro, se non attivano la mensa.
Il mio bambino ha la passione per: le classificazioni, le nomenclature, le collezioni.
Potenzialmente è un grande naturalista, filatelico o anche serial killer, solo il tempo potrà dircelo.
Al mio bambino ho promesso che, se si comporterà bene a scuola, potrà avere il criceto che desidera.

Nina è entrata nel nuovo asilo e ha un po' di amici maschi più una femmina.
Porta un laccino con una coda arcobaleno direttamente sulla bananina in testa, gira a torso nudo tirando in porta, digrigna i denti e all'occorrenza dichiara di avere già 3 figli di cui 2 allattati da lei: una specie di via di mezzo tra la figlia dei Flinstons, il bambino selvaggio del viaggio di Arlo e una comare di quartiere ma vestita da Elza Regno di Cristallo.

Io sono stata lontana da qui, negli ultimi due mesi, perché impegnata assai a tirarmi le paranoie stavo preparando un esame e tirandomi le paranoie.
L'ho dato lunedì alle 13.30.

h. 13.10: che cosa ci faccio qui? e perché mi sento sempre una disadattata? è perché io SONO una disadattata.
h. 13.20: non ce la farò mai, ma dove credo di andare. E se non lo passo? è VITALE che io lo passi, o mi considererò un essere inutile.
h.13.40: cosa mi sta chiedendo costei.
h 13.50: concentrati dannazione e porta a casa il risultato come meglio sai fare: dicendo cose a caso, ma convinta.
h. 14.15: minchia sono un genio, fate largo.
h. 14.16: ah non dite più niente, eh? non avete il coraggio, eh? pezzenti. Fate largo, vi dico. Hic et nunc, eccomi, sono io, la Sfolgorante. Un fottuto genio, ecco cosa sono.
h. 14.40: dio però che stanchezza, non ho più l'età.
h. 16.00: probabilmente è stato pure un fatto di culo, ma comunque brava.
h. 20.00: in ogni caso - mi chiedevo- chissà se mi servirà a qualcosa
h. 23.00: temo l'avrebbe fatto chiunque, mi è sempre più chiaro.
h. 24.00: In fondo non significa nulla. Esiste sicuramente un'altra validissima ragione per cui sentirmi disadattata, e domani -cascasse il mondo- io la troverò.

In attesa di capire cosa farò da grande, per il resto tutto bene.

6 settembre 2016

Take your time, hurry up (as I want you to be).

Voglio una gonna rossa e sdrucita, di papavero.
Una criniera di leone, per far paura ai cattivi.
Voglio essere elegante e ordinata, come le file delle formiche.
Voglio una tana di volpe, da spiare di nascosto e non dirlo a nessuno.
Voglio luccicare come il guscio della chiocciola dopo la pioggia.
Una risata smeraldina, di ranocchia.
Una coda alta e gitana, da sbattere al vento.
Voglio lasciare le impronte misteriose dei gatti.
Voglio essere bella e farmi scoprire da pochi o da nessuno, come una spiaggia corsa tra mare e laguna.
Voglio salire sulla giraffa più alta a mangiare le foglie più verdi.
Voglio il barrito dell'elefante, le antenne del grillo.
Una casa nel bosco e un giardino sulla spiaggia.

Voglio essere io, felice di me.
Voglia essere libera, e libera da me.




p.s. Settembre lo sai che t'amo, ma son 3 anni già, che rompi il cazzo.

8 agosto 2016

imbecillitas, -atis

Come si torna indietro? Come si cambia direzione? Come ci si ferma? Come ci si perdona? Come si diventa una persona più forte più bella più giusta?
Come s'impara la gratitudine? E la leggerezza? Come si accetta il cambiamento senza farne un'idra di Lerna? Come si riconosce la cosa giusta da fare? Dove si trova la forza di cambiare sè stessi quando non si sa nemmeno abbandonare la quarta stagione di orange is the new black perché ci deprime?
Come - davvero - ci si  manda un poco, ma pure tanto, al diavolo da sole?

Benvenuti nel favoloso psichedelico mondo della gran testa di fava della sottoscritta che va in vacanza con la paura della propria ombra. Razza d'imbecille.




21 luglio 2016

Il giorno che tutti vorremmo, 2.

La mattina dommo tutta ttòtta, con i piedi sul cussino, nel letto di mamma.
Mamma si azza e dopo un pochino mi chiama, ma io dommo.
Mi chiama, ma io dommo.
Mi chiama, e io dommo sempe. Eheh.
Poi mi chiama e io dico "Un attimo, eh!": pecchè mi vengono i nevvi, quando mi chiama così, quella là.
Mamma mi dà il latte ma io vojo lo yogut, no il tè, i biccotti al zoccolato, la tovaglietta con le fagole.
Mamma dize "hai tempo 2 minuti per scegliere, poi tiro via tutto così domani mattina magari facciamo prima, che dici?", alloa io finicco il latte.
Se mi va fazzo la siocchina con mio fatello gande, lui dize "mi vuoi lasciare in pace?", io mi ttuficco e alloa gli dò una bella manata e quello mi dà un pissicotto.
Mamma manda mio fatello in bagno, io piango mottissimo pecchè ho un doloe enomme alla mia gambina: fosse muio ed è coppa di mio fatello, ma pima vado in bagno e lo picchio a modino, così impaa.

Davanti al canzello della ccuola mamma mi baza e mi viene da pianzere checchè lei se ne va.
La mattina zoco con i miei amizi macchi e con la mia amica Zulia femmina. Pendo tantissimi vemmi e li metto in savvo nei zeppugli.
Mi compotto motto bene e le maette mi amano.
Tutti mi adoano, checchè sono una bimba bava e non fazzo socchezze come Zulio, che è uno ttùpido.
Sulla macchina dommo sempe.
Quando mi vvejio mamma è al compute ma poi mi vede sugli ccàlini e dize "Ma buongiorno! hai ben dormito?", io divento un rotolino sulla panza di mamma che mi abbazza e sto lì per un bel pochinino.

Poi fazzo tante coshe:
Guaddo i cattoni.
Zoco con Attuino: gli metto la cuffia della bambolina ma Attuino gaffia e va via. Che ttupido.
Sono sempe nuda e vado nella pissinetta in zaddino: se ho feddo mi ttendo sul pavimento caddo oppue su mio fatello che è caddo anche lui, ma mobbido.
Mio fatello ha un pisello, io la patatina.
I piselli si possono tiae fotte, ma i fatelli fanno un sacco di ssene.

Mamma mi fa la dozza la notte. Ma non i capelli, eh.
Il mio amico P. ha un bennoccolo sulla fonte. Io avevo i pidocchi, ma fosse no.
Mamma ed io lezzamo una ttòia: Ccodinzolo, Apunzel, Capuzzetto Osso, Guizzino.
Mamma dize "adesso basta, spegniamo" e a me viene sete.
Dopo la sete mi viene pipì: mamma fa grgrgrgr coi denti, come i lupi.
Dento al mio lettino mamma mi fa gattachenìn* e mi baza sul collo da dieto, ma io non mi accorgo, checchè zà dommo.






*gattachenin > "Gratta schienìn" > "gratta la schiena": noiosissima operazione di leggera carezza in punta di dita, volta ad ottenere un più rapido addormentamento.




7 luglio 2016

il giorno che tutti vorremmo.

La mattina mi sveglio e vado sulla panchina in cucina, la mamma mi dà una ciotolina con latte e cereali e un bicchiere di succo.
Se invece non mi sveglio subito mamma mi bacia sul collo e sui capelli, io apro un occhio e la vedo che mi prende la mano e dice "vieni, che è pronta la colazione".
Se invece non si sveglia lei urla "corri, corri! ho spento la sveglia! siamo in ritardooo!" io corro a lavarmi i denti perché non voglio arrivare in ritardo al campo estivo.
Prima di scendere dalla macchina indosso la mia corona di cartone e divento un pirata, perché devo combattere quei fetenti dei miei compagni.
Mamma non vuole che li chiamo così ma -diamine- io sono un pirata.
Quando è ora di pranzo torna la mia mamma, io sono contento quando la vedo oltre la siepe della scuola e ci chiamiamo ridendo fino al cancello.
In macchina fa talmente caldo e mia sorella ha combattuto così a lungo per tutta la mattina che di solito si addormenta. Io e mamma stiamo attentissimi a non fare rumore e ci strizziamo l'occhio perché quando Nina dorme noi ce la sgodazziamo.

Mentre mamma prepara la tavola io faccio la doccia e poi ritorno sulla panchina con le mutande pulite e una canotta.
A pranzo la casa è tutta quasi buia ma freschissima e il sole si vede solo da dietro le finestre.
Mamma mi dà il melone e oggi una ricotta bianca bianca e dolce che ci ha portato un pastore che ha le pecore. Ho chiesto "come si chiamava?" "chi?" mi fa mamma - "la pecora" dico io, "ah pensavo il pastore" - mi fa lei.
Dopo pranzo gioco ai lego e me la sgodazzo ancora, perché mia sorella dorme e non me li schiaccia.
Quando Nina si sveglia guardiamo i cartoni o facciamo il libretto dell'estate e mamma gira per casa e ci dice "spegni", oppure "che bello!" oppure "gelatino?" oppure "ti dò tempo fino al 3" se parla con Nina.
Quando fa un po' meno caldo usciamo in giardino o vediamo i nostri amici.
Spesso sono amici di Nina, perché Nina è una bambina che piace molto ai suoi amici e allora ci chiamano per giocare, anche se lei fa finta di non riconoscerli.
Quando mamma dice "Nina, ha chiamato E., il tuo amico, dice se andiamo in piscina con lui più tardi!Vi va, bimbi?"
Io dico: "Sì mamma, che bello!"
Nina dice: "Chi è E.?"

Alla sera mamma ci lava di nuovo perché siamo sudici e sudati, e anche perché la nostra amica C. l'altro giorno aveva le lendini - che sono le uova dei pidocchi- allora mamma ci controlla i capelli come una pazza e le vengono gli occhi di un gufo.
Alla sera io salgo su nel mio letto alto e mamma apre le finestre perché così entra il fresco della notte.
A volte vediamo il mio pipistrello che ho chiamato Familla gironzolare attorno al lampione laggiù nel prato. Familla è molto simpatico e non è pericoloso, morde solo le zanzare.
Se Nina non dorme bisogna leggere la sua storia per prima e poi aspettare che finisca il capriccio, se invece casca sul cuscino come morta io e mamma ci facciamo l'occhiolino un'altra volta e poi ci leggiamo Harry Potter 2 La Camera dei Segreti perché io amo molto la magia e a undici anni me ne vado a Hogwarts. Non adesso, perché sono piccolo. A undici anni. Ma manca ancora tanto, dice mamma.

Quando la luce si spegne c'è la notte fuori coi gufi e la luna sopra le canne e se ci vai dentro, alle canne, dove sono più verdi, ci trovi i cinghiali.
Ma io non ci vado, perché già dormo.




4 luglio 2016

Certe notti.

Che Nina ha due topini sulla testa: le insegnano come trottare a cavallo, cenano facendo i capricci, guardano la tv quando a lei è proibito.

Che il Biondino racconta favole: recita libri, modula voce e parole, stecca di brutto e da grande vuole fare il cantante, chiede "sono stato bravo, mamma?"

Che ieri sera le colline erano rosa mentre scivolavate nel sonno, lungo la strada a curve.

Che mi sono stretta a te per 10 giorni e 10 notti ed è stato bellissimo, senza mai lasciarti.

Che son tornate le cicale e le finestre aperte sulla notte.

Solo questo conta.

Volevo dirvelo, per non sbagliarmi, poiché son stanca di sonno e temo i sogni quando il letto è vuoto, come stanotte ad esempio.







22 giugno 2016

Alla fine del giorno più lungo.

Alla fine del giorno più lungo dell'anno hai soffiato 14 volte le candeline.
Hai raccontato barzellette a tavola.
Hai salutato e cambiato tutto un'altra volta.
Alla fine del giorno più lungo hai avuto paura e chiesto "non lasciarmi".
Io ho cercato la voce di mia madre che diceva "se ti dico che non me ne vado, io non me ne vado, hai capito? devono ammazzarmi per farmi andare" e l'ho ritrovata là dove l'avevo lasciata: verso i miei 6 anni.
Alla fine del giorno più lungo ti ho lasciata andare e hai ballato.
Alla fine del giorno più lungo hai baciato tuo fratello, provato un vestito, mangiato una ciocca di capelli.
Alla fine del giorno più lungo non sei stata in nulla diversa da ieri: allegrissima, importuna, sfacciata. Impavida.
Solo, alla fine del giorno più lungo, eri un po' più grande: un po' più tua, un po' meno mia.



Non potrei, anche volendo, amare di più.

17 giugno 2016

Negli ultimi giorni.

Negli ultimi giorni Susibita:


- ha assistito all'ultima festa dell'asilo del Biondino.
Non ci sono stati cappellini neri né consegne di diploma - cose che le danno l'idea di piacere più ai genitori che ai bambini - ma tanti sorrisi sdentati, stonature, magliette colorate, piccoli inciampi, sguardi che si cercavano e il discorso della maestra del suo cuore che - manco a dirlo- l'ha fatta piangere.

- ha letto sui giornali cose che le hanno fatto accapponare la pelle, mortificandola di far parte della razza umana. Ha quindi pianto.


- è capitata su questo video:


ha quindi pensato che l'umanità è bellissima, e poetica, e che ne vale la pena. Indi ha pianto.


- ha guardato il ritorno di Heidi alla baita dal nonno col Biondino. Hanno pianto entrambi.

- ha cominciato a preparare valigia, tenda, materiali da campeggio, vestiti da cerimonia per la vacanza con pausa matrimonio in un posto su cui Susibita ha enormi aspettative. In questo caso non ha pianto, ma lo farà tra oggi e domani quando -dopo l'odioso cambio degli armadi- non troverà l'abito giusto per la cerimonia.

Da cui se ne deduce che deve arrivarle il ciclo, come minimo.


1 giugno 2016

Se lui non c'è: i vantaggi della mamma single part-time

Che per buona parte della settimana sono sola, ormai lo sapete.
Quest'anno poi è stato lavorativamente devastante per lui, e ci siamo dovuti rimboccare le mani tutti, naturalmente.
Sapete anche già, perché a volte mi pare di non parlar d'altro, dei risvolti negativi che questo comporta: responsabilità solo tue, riunioni scolastiche solo tue, laboratori solo tuoi, feste degli amici solo tue, malattie e code dal pediatra solo tue, giorni solo tuoi e notti solo tue.
La cosa si potrebbe sintetizzare con: non avere alternative.
Ora lo so cosa mi direte voi: un'alternativa c'è sempre. Chiama la nonna. La babysitter. La au pair. Ri-trasferisciti (col cazzo, che mi ri-trasferisco. Pardonnez-moi le francesismo).
Ma non è vero: l'alternativa c'è, è vero, ma ogni tanto. Qualche volta chiami la nonna, l'amica, la vicina con figli. Meno spesso la baby sitter, che costa.
Però quello che t'ammazza è che nel restante 99% del tempo ci sei tu, E BASTA.
Tu il centro dell'universo. Tu il sistema solare.
Loro chiamano "mamma!" e a un certo punto smetti di guardarti in giro sperando che qualcuno risponda al posto tuo, perché sai che non esiste, che non ti è concesso un cambio: sei proprio tu, quella che stanno chiamando, e non serve nascondersi.
Quando c'è lui invece adoro caricare la lavastoviglie, ad esempio: tanto li addormenta lui.
Quando c'è lui posso lasciargliene uno e fare una spesa leggera solo con l'altra.
Quando c'è lui, delle 88volte in cui tra le 19 e le 21 mia figlia va in bagno, 44 se le smazza lui.
Per lui, all'opposto, c'è il fatto di essere privato di certa quotidianità. Il vedere la recita sul telefonino. La stanchezza del lavorare fino a tardi e chiamare a casa "che fai?" "esco ora, tu?" "li sto mettendo a a letto".
Comunque.
Sorprendentemente questa situazione ha anche dei vantaggi, che ho imparato a riconoscere  e non sottovalutare negli anni.

1. Impari a fare praticamente tutto.
In un mondo in cui ho scoperto -sgomenta- che molte donne ancora non guidano in autostrada perché "lo fa sempre lui, io non sono abituata", come madri single part-time imparerete la sublime arte dell'arrangiarsi. All'inizio tentennerete e aspetterete che "arrivi lui". Poi, siccome quando lui torna ha la reattività di un paramecio morto, vi rimboccherete le mani e farete da voi. E non importa che non siate brave, o non abituate: non lo sarete comunque, probabilmente, anche dopo averlo fatto. Almeno io continuo a non saper fare bene alcune cose, ma le faccio, semplicemente perché non ho alternative che non siano procastinare indistintamente, cosa che detesto. Così passo l'erba, poto la siepe, vango, riparo il sifone, parlo con l'elettricista, istruzioni alla mano faccio ripartire la lavatrice, ordino materiale edilizio, lo carico e lo scarico, all'occorrenza butto i miei figli in macchina e mi sparo 400 km da sola e fine delle danze.

2. Impari a lasciar andare.
Fino allo scorso anno lavoravamo spesso anche il sabato.
La casa, i panni, le cose che non eri riuscito a sistemare in settimana, la domenica.
Quest'anno mi ha insegnato a lasciar andare il superfluo.
Se abbiamo solo 36 ore da passare insieme, Santa Gesualda saranno le 36 h più belle che ci saremo concessi.
La casa non conta, il pavimento sbriciolato non conta, la mensola in camera che richiede di essere appesa da 6 mesi non conta (a meno che io non impari a trapanare, è un'opzione da non sottovalutare).
Conta invece: nuotare insieme, fare la pizza, uscire in bici, guardare un film, fermarmi e baciarti in bagno, disfare il letto appena fatto, comprarci il mobiletto da campeggio, piantare i pomodori, guardarli improvvisare uno spettacolo sui gradini, baciarti in giardino.

3. Impari a non dar nulla per scontato.
Non vedo i tuoi occhi pesti ogni mattino, e quando accade, si supera anche la fiatella delle 7.30.
La cena non è un rituale quotidiano da buttare là nella stanchezza di tutti: è qualcosa di prezioso, di bello, di atteso.
Il rumore del cancelletto che si apre e noi tre tutti in casa significa che sei arrivato, e la festa ha inizio, anche se è giovedì. Il fatto che ti aspettiamo, lo rende tale.
La gente oggi aspetta poco, o lo fa consumando in fretta le giornate in ansiosa attesa del weekend.
Noi invece consumiamo lentamente la nostra aspettativa, godendoci il tuo avvicinarsi: "che giorno è? quindi mancano 3 sere e 2 giorni e poi arriva papà, vero? Vado a preparare il lego che gli ho promesso".

4. Il sesso.
Facciamo che non l'ho detto, comunque vorrei vedervi a voi, dopo tutti 'sti giorni senza.