"E quando avrà tipo 23 anni probabilmente vorrà fare l'Erasmus e andare - che ne so- in Svezia"
"Un paese a caso, certo."
"Bhè la Svezia è un paese interessante."
"Ah si dice 'interessante', adesso? a 18 anni dicevi 'materassabile'..."
"Sei proprio cinica."
"Quindi secondo te quando noi lo chiameremo nel suo appartamentino in condivisione a Oslo e lui mi dirà ciao mà, scusa ma devo andare ti richiamo io nel fine settimana che stasera c'ho una festa, vengono Gunter, Olga, Marja, Peter e Katrina...io non avrò ragione di preoccuparmi perchè lui sarà lì a tutti gli effetti perchè il paese è 'interessante', e non perchè materasserà su lettini ikea posticci con biondine slavate e dall'alito alcoolico."
"Tutti clichè, luoghi comuni. Come sei bacchettona."
"Bene. Capisco. D'altra parte è pur vero che non possiamo sapere."
"Sapere cosa?"
"Bhè Coso, il Pesce, l'Inquilino non Pagante. Non sappiamo di che sesso sarà. Magari femmina."
"Bellina lei, l'amore di babbo..."
"Bellina, sì. Chissà quanto si sarà fatta bellina a 23 anni, quando partirà in Erasmus per Barcellona e organizzerà una cena con Pedro, Claudio, Miguel, Sarah, Julia e quel gran figo di Pablo che avrò intravisto il giorno prima su skype."
"Non credo."
"Ah no? E perchè, di grazia?"
"Perchè lei sarà una brava ragazza."
Papone sta messo male, e non sa ancora quanto.
29 dicembre 2011
28 dicembre 2011
Quel che c'è di meraviglioso nell'ipertesto
E' che ci sono arrivata da non ricordo dove, da non so quale link.
E' che a me storie come questa mi fanno impazzire.
20 dicembre 2011
Ci siamo giocati il brasileiro.
"Data ultimo ciclo?"
"30 settembre? 29? 27? Giù di lì insomma."
"30 mi sembra un po' tardino... qui il bambino è già di 56 mm. E' sicura?"
"Ho poche certezze nella vita, e la data dell'ultimo ciclo non rientra in queste."
"A vederlo così nasce a fine Giugno, no prima settimana di Luglio."
"Dio che ansia."
Che una quando le dicono che partorirà in estate le vengono spontanee le seguenti riflessioni:
- mi sono giocata il bikini brasileiro comprato al 50% di sconto da Calzedotta. Ciò è tremendamente ingiusto.
- speriamo sia cancro, segno d'acqua.
- almeno non fa freddo
- mi verranno i piedi gonfi
- diocheansia
Comunque pare stia bene. Non voleva farsi misurare la testa e si è voltato/a di spalle, che si vedeva la colonnina vertebrale.
Non guardo mai i libri di gravidanza, mi fanno un po' senso e molta paura, quindi non sapevo cosa aspettarmi, ma ricordavo più una cosa tipo pesce.
Invece.
"Cosa fai adesso, ti emozioni?"
"Ma figurati."
"E allora perchè mi hai stretto il dito?"
"E' che mi è parso di vedere un bambino."
"30 settembre? 29? 27? Giù di lì insomma."
"30 mi sembra un po' tardino... qui il bambino è già di 56 mm. E' sicura?"
"Ho poche certezze nella vita, e la data dell'ultimo ciclo non rientra in queste."
"A vederlo così nasce a fine Giugno, no prima settimana di Luglio."
"Dio che ansia."
Che una quando le dicono che partorirà in estate le vengono spontanee le seguenti riflessioni:
- mi sono giocata il bikini brasileiro comprato al 50% di sconto da Calzedotta. Ciò è tremendamente ingiusto.
- speriamo sia cancro, segno d'acqua.
- almeno non fa freddo
- mi verranno i piedi gonfi
- diocheansia
Comunque pare stia bene. Non voleva farsi misurare la testa e si è voltato/a di spalle, che si vedeva la colonnina vertebrale.
Non guardo mai i libri di gravidanza, mi fanno un po' senso e molta paura, quindi non sapevo cosa aspettarmi, ma ricordavo più una cosa tipo pesce.
Invece.
"Cosa fai adesso, ti emozioni?"
"Ma figurati."
"E allora perchè mi hai stretto il dito?"
"E' che mi è parso di vedere un bambino."
Etichette:
coem la vedo io,
cose strane,
ecografie,
gravidanza,
inincta
16 dicembre 2011
Del perchè io e Britney abbiamo almeno una cosa in comune (oops I did it again).
Dunque, non so come dirvelo.
E' da un po' che ci penso ma non so proprio come dirvelo.
Quindi sarò breve.
Hem, molto breve:
Ecco. L'ho detto.
Adesso scusate ma andrei a farmi un baileys.
Un grappino.
Un vodka lemon.
Magari tutti e tre.
Ah no cazzo, non posso sono incinta.
Allora una sigaretta.
Ah no non fumo e poi , cazzo, sono incinta.
Allora un panino mortazza-crudo-salsa verde e morta là.
Ah no cazzo la toxo, sono incinta.
Incinta.
IN-CIN-TA (a-a-a-a...).
La sentite anche voi che fa l'eco...?
Sono incinta e ho già detto un sacco di parolacce in un solo post.
Va bene.
E' da un po' che volevo dirvelo ma c'erano i primi esami, e non si è mai sicuri, e poi aspettiamo la prima ecografia e poi mi scappa la pipì e poi scusate devo vomitare torno subito, e poi ho l'ormone impazzito.
E ho pure mentito spudoratamente a Pellons e Castagna che mi avevano sgamata (ma che c'avete voi due, la palla di cristallo???).
Ma non sapevo che fare, non sapevo che dire.
Perchè è andata così, che un po' ci si pensa e un po' no, che un po' lo si rifiuta e un po' ci si gioca con quell'idea lì balzana. E a giocarci, si sa. Ci si scotta. Le corde si rompono. I pattini scivolano.Non si usano precauzioni.
Già.
Poi succede che stai sulla tazza a fissare due lineette e non sai cosa pensare.
Se lo volevi veramente.
Se non potevi aspettare un attimo.
Se non potevate darvi una calmata, siete mica due pischelli.
Se sarai felice, se sarai mai più felice come ora che siete voi tre e avete trovato il vostro equilibrio e tu lavori di nuovo e le cose hanno un loro senso e sei fuori dalla centrifuga.
Ma sono anche contenta, eh.
Non si capisce, ma lo sono. In parte.
Sono contenta per la prima volta che gli passerò una patatina sul divano davanti alla tivù.Crock.
Per quando dirà gaga che non vuol dire proprio niente ma da lì nascerà casa, palla, bua, cane, io, felice, fratello, piange, pipì, treno, bene, male, cattivo, libero, guardami!, è viva, sono magico..., dormi?, cappello, noi, faccio da solo, libertà, Io voglio, soluzioni alternative?, ti amo, ciao io parto, sogno da sempre, vi odio, ci penso io, ci sei solo tu, sesso? wow.
Sono anche terrorizzata.
Terrorizzata dal parto. Non ancora, vi prego, basta.
Dolore. Allattamento. Mi sento sola. Quando arrivi? Non ne posso più. Voglio uscire. Toh, tieni, piglialo. Ho bisogno di una doccia perchè puzzo. Certo che non lo so, sapete tutto voi. Cosa faccio? Voglio ballare, cavalcare, adesso. Mi sentite? Chi me lo tiene? Passa in farmacia.
Io sono più di questo.
Non sapevo di essere tutto questo.
E quindi nulla, semplicemente "OOps, I did it again..." (I'm not that innocent...).
Solo che lei lo fa sculettando in lycra rossa attillata.
Io, invece, come lui.
E' da un po' che ci penso ma non so proprio come dirvelo.
Quindi sarò breve.
Hem, molto breve:
Ecco. L'ho detto.
Adesso scusate ma andrei a farmi un baileys.
Un grappino.
Un vodka lemon.
Magari tutti e tre.
Ah no cazzo, non posso sono incinta.
Allora una sigaretta.
Ah no non fumo e poi , cazzo, sono incinta.
Allora un panino mortazza-crudo-salsa verde e morta là.
Ah no cazzo la toxo, sono incinta.
Incinta.
IN-CIN-TA (a-a-a-a...).
La sentite anche voi che fa l'eco...?
Sono incinta e ho già detto un sacco di parolacce in un solo post.
Va bene.
E' da un po' che volevo dirvelo ma c'erano i primi esami, e non si è mai sicuri, e poi aspettiamo la prima ecografia e poi mi scappa la pipì e poi scusate devo vomitare torno subito, e poi ho l'ormone impazzito.
E ho pure mentito spudoratamente a Pellons e Castagna che mi avevano sgamata (ma che c'avete voi due, la palla di cristallo???).
Ma non sapevo che fare, non sapevo che dire.
Perchè è andata così, che un po' ci si pensa e un po' no, che un po' lo si rifiuta e un po' ci si gioca con quell'idea lì balzana. E a giocarci, si sa. Ci si scotta. Le corde si rompono. I pattini scivolano.
Già.
Poi succede che stai sulla tazza a fissare due lineette e non sai cosa pensare.
Se lo volevi veramente.
Se non potevi aspettare un attimo.
Se non potevate darvi una calmata, siete mica due pischelli.
Se sarai felice, se sarai mai più felice come ora che siete voi tre e avete trovato il vostro equilibrio e tu lavori di nuovo e le cose hanno un loro senso e sei fuori dalla centrifuga.
Ma sono anche contenta, eh.
Non si capisce, ma lo sono. In parte.
Sono contenta per la prima volta che gli passerò una patatina sul divano davanti alla tivù.Crock.
Per quando dirà gaga che non vuol dire proprio niente ma da lì nascerà casa, palla, bua, cane, io, felice, fratello, piange, pipì, treno, bene, male, cattivo, libero, guardami!, è viva, sono magico..., dormi?, cappello, noi, faccio da solo, libertà, Io voglio, soluzioni alternative?, ti amo, ciao io parto, sogno da sempre, vi odio, ci penso io, ci sei solo tu, sesso? wow.
Sono anche terrorizzata.
Terrorizzata dal parto. Non ancora, vi prego, basta.
Dolore. Allattamento. Mi sento sola. Quando arrivi? Non ne posso più. Voglio uscire. Toh, tieni, piglialo. Ho bisogno di una doccia perchè puzzo. Certo che non lo so, sapete tutto voi. Cosa faccio? Voglio ballare, cavalcare, adesso. Mi sentite? Chi me lo tiene? Passa in farmacia.
Io sono più di questo.
Non sapevo di essere tutto questo.
E quindi nulla, semplicemente "OOps, I did it again..." (I'm not that innocent...).
Solo che lei lo fa sculettando in lycra rossa attillata.
Io, invece, come lui.
Etichette:
cambiare,
cose belle,
cose strane,
incita,
outing
13 dicembre 2011
Mia mamma dice che anche il suo paese era così quando è nata lei.
Quando vivevo dove vivevo prima, c'era una grande strada provinciale fuori casa, il supermercato a due passi, la farmacia, l'edicola, il negozio d'abbigliamento, il bar, il pub, il cinema, il discount e lo store delle calzature.
A Natale tutto mi sembrava più bello perchè arrivavano le luci a cammuffare la banalità e nei giardini e sui balconi comparivano gli alberelli mentre da un marciapiede all'altro pendevano campanelle, fili argentati, oppure agrifogli di luce fintissimi ma molto psichedelici.
Qui dove abito ora, dico nel Paesino in Culo ai Lombrichi su su per la collina, i commercianti sono 3: l'alimentari che quando entri senti l'odore di candeggina (presente? fa molto anni '80), il macellaio con insaccati di produzione propria, un bar. Ah, no, c'è pure la farmacia dietro l'angolo, dove preparano le creme fatte da loro col miele e le ciliegie.
Loro quattro, anche tutti insieme, non hanno i soldi per sponsorizzare le luci e i festoni, così nelle stradine e nei vicoli, sulle pareti di mattoni e tufo, non pendono decorazioni nè luci.
Ognuno s'è fatto la propria vetrina con qualche ramo di pino (vero), il macellaio ha sparso dei melograni (veri) e rami con bacche (vere) tra una soppressata e una cinta senese.
Se entri a ordinare il caffè la barista, quella che ci ha messo un anno a farmi il primo mezzo sorriso con cui ha decretato "ok, sei una forestiera, non credere che non lo sappia con quell'accento lì che ti ritrovi. Ci ho pensato e credo di poter prendere in considerazione l'idea che tu ti sia trasferita qui da-dove-preferisco-non-sapere e che mi verrai di tanto in tanto a chiedere un caffè mettendo tutte le vocali aperte dove sono chiuse e viceversa", indossa una cappellino rosso con le stelline a led che s'illuminano.
Il resto del paese è spoglio, se non vogliamo contare gli alberi nudi e le siepi gialle, l'edera arancione che abbraccia le finestre, qualche ghirlanda appesa alle porte e in generale una forte, netta, impressione d'inverno.
E a me non "sembra" che sia bello. Lo è.
A Natale tutto mi sembrava più bello perchè arrivavano le luci a cammuffare la banalità e nei giardini e sui balconi comparivano gli alberelli mentre da un marciapiede all'altro pendevano campanelle, fili argentati, oppure agrifogli di luce fintissimi ma molto psichedelici.
Qui dove abito ora, dico nel Paesino in Culo ai Lombrichi su su per la collina, i commercianti sono 3: l'alimentari che quando entri senti l'odore di candeggina (presente? fa molto anni '80), il macellaio con insaccati di produzione propria, un bar. Ah, no, c'è pure la farmacia dietro l'angolo, dove preparano le creme fatte da loro col miele e le ciliegie.
Loro quattro, anche tutti insieme, non hanno i soldi per sponsorizzare le luci e i festoni, così nelle stradine e nei vicoli, sulle pareti di mattoni e tufo, non pendono decorazioni nè luci.
Ognuno s'è fatto la propria vetrina con qualche ramo di pino (vero), il macellaio ha sparso dei melograni (veri) e rami con bacche (vere) tra una soppressata e una cinta senese.
Se entri a ordinare il caffè la barista, quella che ci ha messo un anno a farmi il primo mezzo sorriso con cui ha decretato "ok, sei una forestiera, non credere che non lo sappia con quell'accento lì che ti ritrovi. Ci ho pensato e credo di poter prendere in considerazione l'idea che tu ti sia trasferita qui da-dove-preferisco-non-sapere e che mi verrai di tanto in tanto a chiedere un caffè mettendo tutte le vocali aperte dove sono chiuse e viceversa", indossa una cappellino rosso con le stelline a led che s'illuminano.
Il resto del paese è spoglio, se non vogliamo contare gli alberi nudi e le siepi gialle, l'edera arancione che abbraccia le finestre, qualche ghirlanda appesa alle porte e in generale una forte, netta, impressione d'inverno.
E a me non "sembra" che sia bello. Lo è.
Etichette:
come la vedo io,
cose belle,
natale,
vita di paese
10 dicembre 2011
A volte capita.
Fase 1
"Mmmppff"
"Magù che fai, stai...?"
"Mmpffff"
"Dove vai? Ah vuoi...ah ok. Dai, vieni."
----------------------------
Fase 2
"Forza Mr Magù, sei tutti noi!"
"Dacci dentro Mr Magù, fagliela vedere"
-------------
Fase 3
"Grraaannde Mr Magù!"
"Evvivaaaaaaaa!!"
"Yuppieeeeeee!"
"Pèppe-ppe-ppe-ppeèèèèèè-peppèèèèèèèèèè....Brazììììll....!!!" (trenino carioca).
Fase 4
-----------------
"Dì ciao, Magù, ciao ciao..."
"...'zao..."
WOOSHH.
Avete appena assistito a: "Cronaca del giorno in cui Mr Magù, estemporaneamente e senza motivo apparente, la fece due volte nel vasino".
"Mmmppff"
"Magù che fai, stai...?"
"Mmpffff"
"Dove vai? Ah vuoi...ah ok. Dai, vieni."
----------------------------
Fase 2
"Forza Mr Magù, sei tutti noi!"
"Dacci dentro Mr Magù, fagliela vedere"
-------------
Fase 3
"Grraaannde Mr Magù!"
"Evvivaaaaaaaa!!"
"Yuppieeeeeee!"
"Pèppe-ppe-ppe-ppeèèèèèè-peppèèèèèèèèèè....Brazììììll....!!!" (trenino carioca).
Fase 4
-----------------
"Dì ciao, Magù, ciao ciao..."
"...'zao..."
WOOSHH.
Avete appena assistito a: "Cronaca del giorno in cui Mr Magù, estemporaneamente e senza motivo apparente, la fece due volte nel vasino".
6 dicembre 2011
Due tipi eccentrici.
"Ah siete andati al supermercato?"
"No, solo a fare un girettino in paese."
"E perchè Magù ha su il pigiama di Natale con le renne?"
"Ah perchè, è un pigiama?"
"..."
-------
"Tua madre ha portato in giro per tutto il paese Magù col pigiama rosso di natale."
"Lo so."
"Lei indossava il suo cappotto di ecopelliccia, il basco rosso e la borsetta di cotone della spesa del Grosmarket."
"Ah."
"Magù era contensissimo."
"Che vuoi che ti dica, Susi. Sono due tipi eccentrici."
"No, solo a fare un girettino in paese."
"E perchè Magù ha su il pigiama di Natale con le renne?"
"Ah perchè, è un pigiama?"
"..."
-------
"Tua madre ha portato in giro per tutto il paese Magù col pigiama rosso di natale."
"Lo so."
"Lei indossava il suo cappotto di ecopelliccia, il basco rosso e la borsetta di cotone della spesa del Grosmarket."
"Ah."
"Magù era contensissimo."
"Che vuoi che ti dica, Susi. Sono due tipi eccentrici."
Etichette:
cose belle,
famiglia,
Magù,
Magù lifestyle,
nipotini,
Nonna Pensaci Tu
1 dicembre 2011
Perchè non l'ho fatto prima? (I used to love ska)
"No, Magù, ascoltami bene: la famiglia è dare e avere, è uno scambio biparte. La famiglia è compromesso. Qunidi ora scusami tanto ma togliamoci di culo di torno sto cazzo di il ben noto Zecchino d'Oro e, se non ti dispiace, metto su questa..."
http://www.youtube.com/watch?v=NUTGr5t3MoY&ob=av3e
Spettami qui solo un attimino, mamma torna in casa, s'infila le AllStar, piglia il Sì con le ruote usurate e va un secondo in cantina dalla nonna a farsi una rullata.
E' giusto che una giovane madre abbia dei forti momenti di rincoglionaggine post-adolescenziale e saltelli invasata imitando lo sguardo psicopatico di Billie Joe?
NO, non è giusto.
E' SACROSANTO.
(I went to a shrink to analyse my dreams, she said it's lack of sex that's bringing me down)
- E con questa dichiaro ufficialmente conclusa la sessione "depression mode-fustigàteme-ve-prego". Aveva ragione Lisa-
http://www.youtube.com/watch?v=NUTGr5t3MoY&ob=av3e
Spettami qui solo un attimino, mamma torna in casa, s'infila le AllStar, piglia il Sì con le ruote usurate e va un secondo in cantina dalla nonna a farsi una rullata.
E' giusto che una giovane madre abbia dei forti momenti di rincoglionaggine post-adolescenziale e saltelli invasata imitando lo sguardo psicopatico di Billie Joe?
NO, non è giusto.
E' SACROSANTO.
(I went to a shrink to analyse my dreams, she said it's lack of sex that's bringing me down)
- E con questa dichiaro ufficialmente conclusa la sessione "depression mode-fustigàteme-ve-prego". Aveva ragione Lisa-
Etichette:
io bimba,
io ho 14 anni.,
io solo io,
musica,
storditland
27 novembre 2011
Il mio tempo migliore
Ho deciso d'ignorare un paio di cosucce.
Ad esempio i ladri in casa, un vecchietto che mi si abbatte contro il culo della macchina e la distrugge, l'inps che mi vuole obbligare a rivedere il mio contratto, il servizio dati che si attiva non so come sul cellualre e mi fa partire in meno di 12 h la ricarica da 25 euro che avevo appena fatto.
Le ultime settimane sono state un tantinello pesantucce, ma suppongo non ci si debba lamentare.
Facciamo la nostra parte nel mondo e non è certo delle peggiori.
Ho appena detto alla migliore amica al telefono: "Verranno tempi migliori". Lei mi fa: "Sembri mia madre".
C'ha ragione, cazzo.
Ma che vuol dire tempi migliori? Ma migliori de che? Ma chi l'ha detto poi?
Sentite un po' qui: lei mi ha appena telefonato da migliaia di km di distanza prima di andare a farsi un altro turno di lavoro la domenica sera alle 9. Lei era stanca, anche giù di morale credo, ma ha pazientato che mettessi il nano a letto ed è stata con me fino a 3 minuti prima d'infilarsi il cappotto ed uscire.
Sta per arrivare il Natale.
Un tempo era semplicemente bello. Non lo è stato sempre e non in assoluto, ma ci sono stati degli anni in cui lo è stato, e molto.
Soprattutto per via di noi ragazze che ce ne fregavamo di tutto e di tutti, e ballavamo in cucina con le antisdrucciolo ai piedi e le tartine a cui facevamo le faccine.
Machissene dei genitori che non si sanno godere nulla, di quelli che avevano promesso sarebbero tornati e invece no, di quelli che non li vogliamo più, ma chissene del consumismo, machissene dei litigi in famiglia, noi ci siamo, siamo qui, balliamo. Ora, adesso. Passami un sottaceto che gli faccio pure il monosopracciglio.
Balliamo a 20 anni, a 25. Balliamo perchè c'è tempo, perchè tutto può cambiare già domani, balliamo perchè è solo una volta l'anno, balliamo perchè c'è la neve e sono caduta in motorino e ridevo per terra.
Balliamo perchè mi presenti il tuo nuovo ragazzo e io c'ho l'olio in testa siccome che m'hanno detto che li fa morbidi e lucidi, poi però ti servono 3 lavaggi per farlo andare via.
Balliamo perchè ho messo i brillantini. Per il pigiama nuovo. Perchè mi abbracci nella foto di ogni anno. Perchè andiamo un mese prima a copiare le idee dalle vetrine, facciamo le foto di nascosto e poi scappiamo via come sceme, come ladre pazze.
Ora il natale è un tetris tra le nostre vite, le prozie, famiglie separate nostrane o acquisite, e se ci sono io però non ci sei tu e non riusciamo a vederci tutte e senza una delle tre non è la stessa cosa, e quant'era più facile prima.
E' un tetris da 350 kilometri di autostrada senza teglia gialla fumante della nonna .
Però stasera mia cugina mi ha scritto per Natale.
Perchè conta tentare. Conta tantissimo. Recuperare qualcosa. Rimediare. Elaborare strategie alternative.
Perchè è già il nostro tempo migliore, e da sole e senza manco provarci non ha alcun senso.
Ad esempio i ladri in casa, un vecchietto che mi si abbatte contro il culo della macchina e la distrugge, l'inps che mi vuole obbligare a rivedere il mio contratto, il servizio dati che si attiva non so come sul cellualre e mi fa partire in meno di 12 h la ricarica da 25 euro che avevo appena fatto.
Le ultime settimane sono state un tantinello pesantucce, ma suppongo non ci si debba lamentare.
Facciamo la nostra parte nel mondo e non è certo delle peggiori.
Ho appena detto alla migliore amica al telefono: "Verranno tempi migliori". Lei mi fa: "Sembri mia madre".
C'ha ragione, cazzo.
Ma che vuol dire tempi migliori? Ma migliori de che? Ma chi l'ha detto poi?
Sentite un po' qui: lei mi ha appena telefonato da migliaia di km di distanza prima di andare a farsi un altro turno di lavoro la domenica sera alle 9. Lei era stanca, anche giù di morale credo, ma ha pazientato che mettessi il nano a letto ed è stata con me fino a 3 minuti prima d'infilarsi il cappotto ed uscire.
Sta per arrivare il Natale.
Un tempo era semplicemente bello. Non lo è stato sempre e non in assoluto, ma ci sono stati degli anni in cui lo è stato, e molto.
Soprattutto per via di noi ragazze che ce ne fregavamo di tutto e di tutti, e ballavamo in cucina con le antisdrucciolo ai piedi e le tartine a cui facevamo le faccine.
Machissene dei genitori che non si sanno godere nulla, di quelli che avevano promesso sarebbero tornati e invece no, di quelli che non li vogliamo più, ma chissene del consumismo, machissene dei litigi in famiglia, noi ci siamo, siamo qui, balliamo. Ora, adesso. Passami un sottaceto che gli faccio pure il monosopracciglio.
Balliamo a 20 anni, a 25. Balliamo perchè c'è tempo, perchè tutto può cambiare già domani, balliamo perchè è solo una volta l'anno, balliamo perchè c'è la neve e sono caduta in motorino e ridevo per terra.
Balliamo perchè mi presenti il tuo nuovo ragazzo e io c'ho l'olio in testa siccome che m'hanno detto che li fa morbidi e lucidi, poi però ti servono 3 lavaggi per farlo andare via.
Balliamo perchè ho messo i brillantini. Per il pigiama nuovo. Perchè mi abbracci nella foto di ogni anno. Perchè andiamo un mese prima a copiare le idee dalle vetrine, facciamo le foto di nascosto e poi scappiamo via come sceme, come ladre pazze.
Ora il natale è un tetris tra le nostre vite, le prozie, famiglie separate nostrane o acquisite, e se ci sono io però non ci sei tu e non riusciamo a vederci tutte e senza una delle tre non è la stessa cosa, e quant'era più facile prima.
E' un tetris da 350 kilometri di autostrada senza teglia gialla fumante della nonna .
Però stasera mia cugina mi ha scritto per Natale.
Perchè conta tentare. Conta tantissimo. Recuperare qualcosa. Rimediare. Elaborare strategie alternative.
Perchè è già il nostro tempo migliore, e da sole e senza manco provarci non ha alcun senso.
Etichette:
amiche,
cose belle,
famiglia,
io solo io,
malinconia,
musica,
natale,
neve,
periodacci,
sorelle
22 novembre 2011
Possesed.
Una donna in preda all'ormone non ha il controllo delle proprie emozioni.
La malinconica melodia delle canzonicine bielorusse dello Zecchino d'Oro la gettano in uno stato di prostrazione, così al semaforo in diversi si chiederanno a ragion veduta se la tizia in lacrime al volante sia normale oppure no.
Una donna in preda all'ormone è un'isterica a piede libero pronta a divorarsi chiunque si frapponga tra lei e il resto mondo.
E se lei fa una richiesta legittima all'assistenza telelfonica della banca, che le risolvessero il problema immanitinente e non si azzardassero a rispondere da cafoni perchè lei è nella giornata giusta per farli pentire di essere andati in ufficio quella stessa mattina.
Una donna in preda all'ormone ha una visione distorta della realtà.
"Perchè non mi hanno consegnato il documento che ho chiesto? Io volevo solo il mio documento."
"Abbiamo solo sbagliato a non venire prima, sai come sono nei posti pubblici. Adesso lo sappiamo e vedrai che domani venendo prima te lo danno."
"No, è solo una cospirazione, in realtà non vogliono darmelo."
"Non dire idiozie, è solo un caso, calmati."
"Ho visto come mi guardava quella: è che le ero antipatica, ecco cosa."
"Mi sembra tu stia esagerando la cosa, vedrai che era solo un'impressione. Tu fregatene se ti guarda male e domani ritorna a prendere quello che ti spetta."
"Non mi credi allora? Sei in combutta con loro. Siete proprio tutti uguali. Vi ho smascherati. Me tapina, me derelitta."
Una donna in preda all'ormone è -fondalmentalmente- una stronza.
"Sto solo cercando di aiutarti"
"Non è vero. Cerchi solo di lenire i tuoi sensi di colpa perchè domani parti e mi smolli qui da sola come al solito col nano e ti si rivedrà solo a fine settimana."
"Questo è ingiusto, lo sai."
"Allora cosa sei ancora qui a fare? Vai, vai via, non ho bisogno di nessuno io, mi arrangio da sola."
Una donna in preda all'ormone ha tendenze autolesioniste in cui ama crogiolarsi.
Dunque sceglierà dalla propria libreria solo testi selezionati sulla base dell'indice di depressione che sono in grado di generare, quindi lemme lemme s'infilerà a letto con i Dubliners e passerà il resto della serata affacciata alla languida finestra con Eveline, peerchè solo lei può cogliere il suo grande, incompreso, dolore.
Una donna in preda all'ormone è bipolare.
"Non te ne andare, scusa se ti ho trattato male prima. Ti voglio bene."
"Ok, non importa, vedrai che torno presto, ma tu stai tranquilla eh."
"Mi prendi per il culo? Che significa "presto"? Tornerai come sempre a fine settimana. Cosa significa "presto"?"
"Volevo dire che ci sentiremo sempre e i giorni passeranno più in fretta."
"In fretta? In fretta?? E come potrebbero passar più in fretta del tempo reale che impiegheranno a passare? Ti detesto, ti odio."
"Susi, guarda che poi ti penti, vuoi smetterla di trattarmi così?"
"Se te ne vai non so cosa ne sarà di me. Come puoi lasciarmi così?"
Una donna in preda all'ormone, a un certo punto, si ripiglia.
E chiede scusa, a tutti quanti.
La malinconica melodia delle canzonicine bielorusse dello Zecchino d'Oro la gettano in uno stato di prostrazione, così al semaforo in diversi si chiederanno a ragion veduta se la tizia in lacrime al volante sia normale oppure no.
Una donna in preda all'ormone è un'isterica a piede libero pronta a divorarsi chiunque si frapponga tra lei e il resto mondo.
E se lei fa una richiesta legittima all'assistenza telelfonica della banca, che le risolvessero il problema immanitinente e non si azzardassero a rispondere da cafoni perchè lei è nella giornata giusta per farli pentire di essere andati in ufficio quella stessa mattina.
Una donna in preda all'ormone ha una visione distorta della realtà.
"Perchè non mi hanno consegnato il documento che ho chiesto? Io volevo solo il mio documento."
"Abbiamo solo sbagliato a non venire prima, sai come sono nei posti pubblici. Adesso lo sappiamo e vedrai che domani venendo prima te lo danno."
"No, è solo una cospirazione, in realtà non vogliono darmelo."
"Non dire idiozie, è solo un caso, calmati."
"Ho visto come mi guardava quella: è che le ero antipatica, ecco cosa."
"Mi sembra tu stia esagerando la cosa, vedrai che era solo un'impressione. Tu fregatene se ti guarda male e domani ritorna a prendere quello che ti spetta."
"Non mi credi allora? Sei in combutta con loro. Siete proprio tutti uguali. Vi ho smascherati. Me tapina, me derelitta."
Una donna in preda all'ormone è -fondalmentalmente- una stronza.
"Sto solo cercando di aiutarti"
"Non è vero. Cerchi solo di lenire i tuoi sensi di colpa perchè domani parti e mi smolli qui da sola come al solito col nano e ti si rivedrà solo a fine settimana."
"Questo è ingiusto, lo sai."
"Allora cosa sei ancora qui a fare? Vai, vai via, non ho bisogno di nessuno io, mi arrangio da sola."
Una donna in preda all'ormone ha tendenze autolesioniste in cui ama crogiolarsi.
Dunque sceglierà dalla propria libreria solo testi selezionati sulla base dell'indice di depressione che sono in grado di generare, quindi lemme lemme s'infilerà a letto con i Dubliners e passerà il resto della serata affacciata alla languida finestra con Eveline, peerchè solo lei può cogliere il suo grande, incompreso, dolore.
Una donna in preda all'ormone è bipolare.
"Non te ne andare, scusa se ti ho trattato male prima. Ti voglio bene."
"Ok, non importa, vedrai che torno presto, ma tu stai tranquilla eh."
"Mi prendi per il culo? Che significa "presto"? Tornerai come sempre a fine settimana. Cosa significa "presto"?"
"Volevo dire che ci sentiremo sempre e i giorni passeranno più in fretta."
"In fretta? In fretta?? E come potrebbero passar più in fretta del tempo reale che impiegheranno a passare? Ti detesto, ti odio."
"Susi, guarda che poi ti penti, vuoi smetterla di trattarmi così?"
"Se te ne vai non so cosa ne sarà di me. Come puoi lasciarmi così?"
Una donna in preda all'ormone, a un certo punto, si ripiglia.
E chiede scusa, a tutti quanti.
Etichette:
donne,
io sclero,
io solo io,
lei e lui,
ormoni impazziti,
periodacci,
quando sono stronza,
scuse,
stanchezza
14 novembre 2011
Una domanda
Tu che vai a dormire stringendo tra le mani i gusci vuoti delle chioccioline.
Tu che rubi il mio reggiseno dalla cassettiera, te lo avvolgi intorno alla testa e poi balli al centro del tappeto come un vecchio ubriacone russo deluso dalla Perestroika.
Tu che ti metti in posa marziale molleggiandoti sulle ginocchia mentre fendi l'aria vibrando colpi col cucchiaio.
Tu che all'asilo sei caduto dalla sedia e hai battuto l'occhio, ti abbiamo portato al pronto soccorso e dall'oculista ma non avevi nulla a parte che adesso c'hai un occhio che sembri Rocky Balboa. Tu che hai fatto tutto da solo.
Una domanda: ti sembri uno normale?
Tu che rubi il mio reggiseno dalla cassettiera, te lo avvolgi intorno alla testa e poi balli al centro del tappeto come un vecchio ubriacone russo deluso dalla Perestroika.
Tu che ti metti in posa marziale molleggiandoti sulle ginocchia mentre fendi l'aria vibrando colpi col cucchiaio.
Tu che all'asilo sei caduto dalla sedia e hai battuto l'occhio, ti abbiamo portato al pronto soccorso e dall'oculista ma non avevi nulla a parte che adesso c'hai un occhio che sembri Rocky Balboa. Tu che hai fatto tutto da solo.
Una domanda: ti sembri uno normale?
8 novembre 2011
Il numero sbagliato, la persona sbagliata, nel momento sbagliato.
"Buongiorno, parlo con la signora Ciampino?"
"No, qui di Ciampino manco l'ombra, sono Susibita e lei deve aver sbagliato numero."
"Ah capisco, mi scusi ma già che ci sono posso parlare anche con lei della nostra favolosa offerta."
"Detesto queste subdole tecniche di marketing spicciolo, la sua azienda non riesce a inventarsi di meglio?"
"Chi è il suo fornitore di energia elettrica se posso chiederglielo?"
"Detesto anche che vi costringano a fingere di ignorare le mie provocazioni."
"Lei potrebbe arrivare a risparmiare fino al 10% di energia elettrica perchè noi usiamo fonti rinnovabili ed è per questo che costiamo meno."
"Quindi posso andare sul vostro sito e verificare la cosa. Bene, interessante, arrivederci."
"No, il 10% di riduzione è un'occasione che le sto offrendo con questa telefonata, stiamo chiamando tutti i residenti del Paesino in Culo Ai Lombrichi, ma solo per oggi."
"Quindi è un'offerta, solo un 'offerta. Cosa c'azzecca il risparmio per via delle fonti rinnovabili? Mi scusi ma non cerchi di confondere le cose, sono ben diverse."
"Bhè...ma... l'energia è un mercato libero sa...lei può decidere di scegliere il fornitore più conveniente...il mercato libero è..."
"So benissimo cos'è il mercato libero."
"E' l'offerta del giorno."
"Tadàà. Beccata. Che sfortuna, penso proprio di non avere intenzione di prendere questa decisione nel corso della telefonata. Mi riservo d'informarmi per mio conto e la ringrazio. "
"Comunque il mercato è libero."
"I vostri piani marketing lasciano alquanto a desiderare."
"Lei è stata molto cortese, le auguro una buona giornata arrivederci"
"Anche a lei, buongiorno."
Mi dispiace, anonima telefonista che hai chiamato con aria un po' saputella e rigorosamente devota alle linee marketing del tuo caposquadra.
Magari ti sottopagano pure e sei precaria e ti fa schifo quello che fai, e io sono stata molto acida e un po' mi dispiace.
Ma tu non mi devi rompere i maroni quando ho 3 ore scarse di sonno sul groppone e per questo ce li ho già girati.
Tu devi imparare a capire con chi hai a che fare dall'altra parte della cornetta, e scegliere se usare i soliti mezzucci da basso marketing che m'irritano ulteriormente, o ripiegare in ritirata prima che sia troppo tardi.
"No, qui di Ciampino manco l'ombra, sono Susibita e lei deve aver sbagliato numero."
"Ah capisco, mi scusi ma già che ci sono posso parlare anche con lei della nostra favolosa offerta."
"Detesto queste subdole tecniche di marketing spicciolo, la sua azienda non riesce a inventarsi di meglio?"
"Chi è il suo fornitore di energia elettrica se posso chiederglielo?"
"Detesto anche che vi costringano a fingere di ignorare le mie provocazioni."
"Lei potrebbe arrivare a risparmiare fino al 10% di energia elettrica perchè noi usiamo fonti rinnovabili ed è per questo che costiamo meno."
"Quindi posso andare sul vostro sito e verificare la cosa. Bene, interessante, arrivederci."
"No, il 10% di riduzione è un'occasione che le sto offrendo con questa telefonata, stiamo chiamando tutti i residenti del Paesino in Culo Ai Lombrichi, ma solo per oggi."
"Quindi è un'offerta, solo un 'offerta. Cosa c'azzecca il risparmio per via delle fonti rinnovabili? Mi scusi ma non cerchi di confondere le cose, sono ben diverse."
"Bhè...ma... l'energia è un mercato libero sa...lei può decidere di scegliere il fornitore più conveniente...il mercato libero è..."
"So benissimo cos'è il mercato libero."
"E' l'offerta del giorno."
"Tadàà. Beccata. Che sfortuna, penso proprio di non avere intenzione di prendere questa decisione nel corso della telefonata. Mi riservo d'informarmi per mio conto e la ringrazio. "
"Comunque il mercato è libero."
"I vostri piani marketing lasciano alquanto a desiderare."
"Lei è stata molto cortese, le auguro una buona giornata arrivederci"
"Anche a lei, buongiorno."
Mi dispiace, anonima telefonista che hai chiamato con aria un po' saputella e rigorosamente devota alle linee marketing del tuo caposquadra.
Magari ti sottopagano pure e sei precaria e ti fa schifo quello che fai, e io sono stata molto acida e un po' mi dispiace.
Ma tu non mi devi rompere i maroni quando ho 3 ore scarse di sonno sul groppone e per questo ce li ho già girati.
Tu devi imparare a capire con chi hai a che fare dall'altra parte della cornetta, e scegliere se usare i soliti mezzucci da basso marketing che m'irritano ulteriormente, o ripiegare in ritirata prima che sia troppo tardi.
Etichette:
come la vedo io,
io sclero,
io solo io,
sonno,
stanchezza.
4 novembre 2011
Oggi c'era una mamma.
Il suo bambino non voleva bere, nè mangiare, nè giocare. Voleva solo stare in braccio a lei.
Lei cercava di calmarlo, distrarlo coi giochi, i colori, le costruzioni e con you tube.
Qualche volta l'ha fatto ridere, quelle in cui ha provato ad addormentarlo non si contano.
Lo ha pregato di non continuare a piangere perchè le stava spaccando la testa, ha urlato che anche lei era stanca e stava poco bene e in fin dei conti si sentiva un po' a pezzi.
Ha preparato un pastina con la zucca e il formaggino, e due volte l' aerosol.
A un certo punto ha detto che basta, lei non ce la faceva più, voleva mangiare sì o no? voleva bere sì o no? voleva ubbidire sì o no? come quelle mamme ceh vedi dall'esterno e pensi "io non sarò mai così, io non farò mai così".
Ha aspettato un'ora nell'androne di un medico.
Ha cantato per lui e fatto cucù da dietro un libro.
Quando lui, infine stremato, si è addormentato, ha guardato il movimento del suo toracino su-e-giù, su-e-giù col sottofondo catarroso tipico del bronco impestato e ha pensato che per quel corpicino lì lei sarebbe capace di tutto. Di vendersi, di ammazzare.
Ha pianto quando ha sentito di Genova e non è riuscita a pensare a molto altro e allora ha cercato di scuotere tutto via dalla testa perchè le faceva male dentro.
Per fargli prendere l'antibiotico lo ha messo nel succo di cui è goloso, ha inventato trenini e locomotive, ha fatto cin-cin, lo ha distratto col telelfono.
Alla fine, esasperata, ha usato la pompetta della siringa e gliel'ha sparato in gola mentre lui si torceva.
Lei ora non sa cosa pensare di sè stessa, un minuto si giudica molto severamente e quello dopo indulge nell'autocommiserazione.
Aveva bisogno di scrivere questo post per parlare un po' a tu per tu con la propria coscienza.
Adesso è stanca, molto stanca e non se la sente -vile- di guardare un altro tg.
Stanotte non dorme da sola, perchè non sta tranquilla a saperlo nell'altra stanza, vuole tenerlo monitorato, potrebbe aver bisogno di me, non voglio che abbia paura, dice lei.
Il suo bambino non voleva bere, nè mangiare, nè giocare. Voleva solo stare in braccio a lei.
Lei cercava di calmarlo, distrarlo coi giochi, i colori, le costruzioni e con you tube.
Qualche volta l'ha fatto ridere, quelle in cui ha provato ad addormentarlo non si contano.
Lo ha pregato di non continuare a piangere perchè le stava spaccando la testa, ha urlato che anche lei era stanca e stava poco bene e in fin dei conti si sentiva un po' a pezzi.
Ha preparato un pastina con la zucca e il formaggino, e due volte l' aerosol.
A un certo punto ha detto che basta, lei non ce la faceva più, voleva mangiare sì o no? voleva bere sì o no? voleva ubbidire sì o no? come quelle mamme ceh vedi dall'esterno e pensi "io non sarò mai così, io non farò mai così".
Ha aspettato un'ora nell'androne di un medico.
Ha cantato per lui e fatto cucù da dietro un libro.
Quando lui, infine stremato, si è addormentato, ha guardato il movimento del suo toracino su-e-giù, su-e-giù col sottofondo catarroso tipico del bronco impestato e ha pensato che per quel corpicino lì lei sarebbe capace di tutto. Di vendersi, di ammazzare.
Ha pianto quando ha sentito di Genova e non è riuscita a pensare a molto altro e allora ha cercato di scuotere tutto via dalla testa perchè le faceva male dentro.
Per fargli prendere l'antibiotico lo ha messo nel succo di cui è goloso, ha inventato trenini e locomotive, ha fatto cin-cin, lo ha distratto col telelfono.
Alla fine, esasperata, ha usato la pompetta della siringa e gliel'ha sparato in gola mentre lui si torceva.
Lei ora non sa cosa pensare di sè stessa, un minuto si giudica molto severamente e quello dopo indulge nell'autocommiserazione.
Aveva bisogno di scrivere questo post per parlare un po' a tu per tu con la propria coscienza.
Adesso è stanca, molto stanca e non se la sente -vile- di guardare un altro tg.
Stanotte non dorme da sola, perchè non sta tranquilla a saperlo nell'altra stanza, vuole tenerlo monitorato, potrebbe aver bisogno di me, non voglio che abbia paura, dice lei.
Etichette:
educare,
inadeguatezza,
Magù and I,
malattie,
malinconia,
tristezza
31 ottobre 2011
Noi siamo contro le tradizioni altrui importate, specie se yankee.
Noi non subiamo il fascino di zucche polpose e travestimenti.
Noi siamo degli integralisti puristi che al massimo-massimo portano due crisantemi al cimitero e mangiano gli "oss di mort".
Ma mai, MAI, ci sogneremmo di intagliare zucche, elucubrare travestimenti o partecipare a festicciole improvvisate.
Soprattutto non ci salterebbe in mente di divertirci così, tanto per il gusto di farlo.
Puah.
-Perchè anche qui dal Paesino in Culo ai Lombrichi stiamo al passo coi tempi-
"Fatto, siamo iscritti."
" Ma si mangia?"
"Certo, menu per bambini: pasta al pomodoro, patatine, dolcetti."
"Fico. E dov'è che siamo?"
"All'Arci Caccia."
"Susi..."
"Eh."
" Noi non abbiamo la tessera e siamo pure animalisti."
"Questo è un dettaglio che non gli è dato sapere."
"Mi stai dicendo che siamo imbucati alla festa dei cacciatori?"
"'Mbhè? Il menu è vegetariano."
"..."
-Del perchè finiamo per fare ai nostri figli ciò che è stato fatto a noi-
"Trovato. Mago dell'Autunno."
"Ma che è? Mago dell'Autunno...eddai...com'è sta cosa che ti devi inventare delle maschere che non esistono? Non possiamo restare su qualcosa di più tradizionale?"
"Non tollera maschere sul faccino, non si lascerà mai truccare, abbiamo a disposizione tutt'al più la mascherina con le antenne che forse non si toglie. Formica di Halloween??"
" Che poi 'sto Mago dell'Autunno come sarebbe?"
"Faccio io il cappello, poi gli appendo due cartoncini su cui incollo le foglie: l'effetto che cerco è tipo sandwich-man. Secondo me è fichissimo. Che ne dici?"
"Che sei malata."
"Allora cavaliere senza testa, 'scolta bene: sacco della spazzatura nero con buchi per testa e braccia. Spago attorno alla vita. E la corazza è fatta. Ci sei? Seguimi: per spada un bastoncino di legno. C'è solo il problema della testa mozza, ma in qualche modo rimedieremo."
"Da cos'hai detto che ti vestiva tua madre da piccola per carnevale?"
"Gretel, la sorella sfigata di Hans. Un'altra volta da Moglie del Pirata -cosa che trovavo del tutto maschilista ma lei sosteneva che ero io a mancare di fantasia-, avevamo appena finito la saga di Salgari. Poi da Coniglio perchè al supermercato erano finite le principesse e pure gli alieni. Perchè?"
"Niente, così. Giusto per sapere."
Noi siamo degli integralisti puristi che al massimo-massimo portano due crisantemi al cimitero e mangiano gli "oss di mort".
Ma mai, MAI, ci sogneremmo di intagliare zucche, elucubrare travestimenti o partecipare a festicciole improvvisate.
Soprattutto non ci salterebbe in mente di divertirci così, tanto per il gusto di farlo.
Puah.
-Perchè anche qui dal Paesino in Culo ai Lombrichi stiamo al passo coi tempi-
"Fatto, siamo iscritti."
" Ma si mangia?"
"Certo, menu per bambini: pasta al pomodoro, patatine, dolcetti."
"Fico. E dov'è che siamo?"
"All'Arci Caccia."
"Susi..."
"Eh."
" Noi non abbiamo la tessera e siamo pure animalisti."
"Questo è un dettaglio che non gli è dato sapere."
"Mi stai dicendo che siamo imbucati alla festa dei cacciatori?"
"'Mbhè? Il menu è vegetariano."
"..."
-Del perchè finiamo per fare ai nostri figli ciò che è stato fatto a noi-
"Trovato. Mago dell'Autunno."
"Ma che è? Mago dell'Autunno...eddai...com'è sta cosa che ti devi inventare delle maschere che non esistono? Non possiamo restare su qualcosa di più tradizionale?"
"Non tollera maschere sul faccino, non si lascerà mai truccare, abbiamo a disposizione tutt'al più la mascherina con le antenne che forse non si toglie. Formica di Halloween??"
" Che poi 'sto Mago dell'Autunno come sarebbe?"
"Faccio io il cappello, poi gli appendo due cartoncini su cui incollo le foglie: l'effetto che cerco è tipo sandwich-man. Secondo me è fichissimo. Che ne dici?"
"Che sei malata."
"Allora cavaliere senza testa, 'scolta bene: sacco della spazzatura nero con buchi per testa e braccia. Spago attorno alla vita. E la corazza è fatta. Ci sei? Seguimi: per spada un bastoncino di legno. C'è solo il problema della testa mozza, ma in qualche modo rimedieremo."
"Da cos'hai detto che ti vestiva tua madre da piccola per carnevale?"
"Gretel, la sorella sfigata di Hans. Un'altra volta da Moglie del Pirata -cosa che trovavo del tutto maschilista ma lei sosteneva che ero io a mancare di fantasia-, avevamo appena finito la saga di Salgari. Poi da Coniglio perchè al supermercato erano finite le principesse e pure gli alieni. Perchè?"
"Niente, così. Giusto per sapere."
26 ottobre 2011
4 motivi per cui amo questo posto.
Perchè, d'autunno:
il rosso è ROSSO.
Il giallo è GIALLO.
E c'è sempre chi scodinzola.
E forse ognuno di voi potrà dire lo stesso di altri luoghi.
Ma questo è mio, e fa tutta la differenza del mondo.
Etichette:
come la vedo io,
cose belle,
Google,
io,
io solo io,
vita di paese,
vita nuova
21 ottobre 2011
Lei legò i lunghi capelli biondi in una coda alta, il laccino in bocca e un libro aperto sulle ginocchia.
Fece un grosso nodo dietro la nuca, scostò l'ultima ciocca, inarcò la schiena e fece scricchiolare il collo, voltò pagina.
Il grosso gatto bianco dentro il trasportino di vimini miagolò.
Lei sporse l'indice oltre le sbarrette per una distratta grattatina sotto il mento, senza staccare gli occhi dalla pagina.
Le 7.
L'uomo accanto a lei si alzò, spense la sigaretta.
"Andiamo, tra poco chiamano.".
Lei chiuse il libro e lo infilò nella borsa, si alzò con precauzione, un po' sbilanciata, e si avviò verso la dogana con quell'andatura cadenzata, vagamente ridicola, della donna incinta.
Lui avrà avuto 25 anni, un corpo esile e probabilmente del tutto insulso fuori dalla divisa.
Un paio di baffetti neri curatissimi e l'aria di chi sta portando la proria carriera esattamente dove aveva programmato che andasse.
Che noia, gli ci voleva un'altra sigaretta.
"La borsa."
"Buona, Cleo, che c'è? ora saliamo, ntch-ntch, stai tranquilla."
"Amore, la borsa."
"La borsa. La svuoti qui."
"Eh? Cosa? Ah la borsa, sì."
L'astuccio del trucco, un pacchetto aperto di caramelline alla menta, gli occhiali, il foglio spiegazzato con la ricetta della torta allo yogurth di sua madre, il libro.
Il libro.
Lui lo prese in mano, lo rigirò. Fissò il titolo sulla copertina, le labbra increspate in un sorriso sarcastico. Disse qualcosa al collega alle spalle, qualcosa di brutto.
Con disprezzo, si capiva, perchè lo fece sputando le consonanti.
"Merda. Non può portare questa merda dentro al paese."
Gettò il libro nel cestino dietro di lui, lei lo vide cadere tra mozziconi e fazzoletti sporchi.
"Mer...? Cosa?? ma come si perm..."
"Zitta. Lascia stare. Va bene, arrivederci, grazie. Toh, piglia i documenti e andiamo."
"Ma come grazie? Ehi, non tirare, hei!"
"Cosa ti credi, di essere a Malpensa? Non ti voltare, non li guardare. Occhi bassi e andiamo."
Lei fece solo in tempo a rivedere la copertina, tra le carte e la cenere.
Per.Chi.Suona.La.Campana.
Qualcuno ci sputò sopra.
Così poteva succedere, ad atterrare alle 7 di una mattina del 1980, mentre Tripoli si stava appena svegliando.
Ieri ho pensato tutto il giorno a quel soldato.
Che ne è stato, della sua carriera. Dei suoi sogni, del suo credo.
Se si è ricreduto, o gli e è rimasto fedele.
Se è stato felice, se si è innamorato, sposato.
Se ha mai regalato un libro.
Se qualcosa gli è mai stato rubato.
Se ha amato un figlio, o più di uno.
Se ha preso botte, o ucciso qualcuno.
Se è stato tradito.
Se ha provato pietà.
Se ha capito di avere torto oppure ragione.
Se ha mai pensato che la campana suona per tutti, mai per uno solo.
Fece un grosso nodo dietro la nuca, scostò l'ultima ciocca, inarcò la schiena e fece scricchiolare il collo, voltò pagina.
Il grosso gatto bianco dentro il trasportino di vimini miagolò.
Lei sporse l'indice oltre le sbarrette per una distratta grattatina sotto il mento, senza staccare gli occhi dalla pagina.
Le 7.
L'uomo accanto a lei si alzò, spense la sigaretta.
"Andiamo, tra poco chiamano.".
Lei chiuse il libro e lo infilò nella borsa, si alzò con precauzione, un po' sbilanciata, e si avviò verso la dogana con quell'andatura cadenzata, vagamente ridicola, della donna incinta.
Lui avrà avuto 25 anni, un corpo esile e probabilmente del tutto insulso fuori dalla divisa.
Un paio di baffetti neri curatissimi e l'aria di chi sta portando la proria carriera esattamente dove aveva programmato che andasse.
Che noia, gli ci voleva un'altra sigaretta.
"La borsa."
"Buona, Cleo, che c'è? ora saliamo, ntch-ntch, stai tranquilla."
"Amore, la borsa."
"La borsa. La svuoti qui."
"Eh? Cosa? Ah la borsa, sì."
L'astuccio del trucco, un pacchetto aperto di caramelline alla menta, gli occhiali, il foglio spiegazzato con la ricetta della torta allo yogurth di sua madre, il libro.
Il libro.
Lui lo prese in mano, lo rigirò. Fissò il titolo sulla copertina, le labbra increspate in un sorriso sarcastico. Disse qualcosa al collega alle spalle, qualcosa di brutto.
Con disprezzo, si capiva, perchè lo fece sputando le consonanti.
"Merda. Non può portare questa merda dentro al paese."
Gettò il libro nel cestino dietro di lui, lei lo vide cadere tra mozziconi e fazzoletti sporchi.
"Mer...? Cosa?? ma come si perm..."
"Zitta. Lascia stare. Va bene, arrivederci, grazie. Toh, piglia i documenti e andiamo."
"Ma come grazie? Ehi, non tirare, hei!"
"Cosa ti credi, di essere a Malpensa? Non ti voltare, non li guardare. Occhi bassi e andiamo."
Lei fece solo in tempo a rivedere la copertina, tra le carte e la cenere.
Per.Chi.Suona.La.Campana.
Qualcuno ci sputò sopra.
Così poteva succedere, ad atterrare alle 7 di una mattina del 1980, mentre Tripoli si stava appena svegliando.
Ieri ho pensato tutto il giorno a quel soldato.
Che ne è stato, della sua carriera. Dei suoi sogni, del suo credo.
Se si è ricreduto, o gli e è rimasto fedele.
Se è stato felice, se si è innamorato, sposato.
Se ha mai regalato un libro.
Se qualcosa gli è mai stato rubato.
Se ha amato un figlio, o più di uno.
Se ha preso botte, o ucciso qualcuno.
Se è stato tradito.
Se ha provato pietà.
Se ha capito di avere torto oppure ragione.
Se ha mai pensato che la campana suona per tutti, mai per uno solo.
Etichette:
politica,
racconti,
strano molto strano,
tristezza,
uomini
19 ottobre 2011
Deciditi.
"Magù allora glielo dici tu a A-ha di fare il bravo stanotte?"
"Cì."
"Se si sveglia gli dici di non piangere e tornare nel suo lettino?"
"Cì."
"Tu lo sai che non si deve alzare e deve dormire tranquillo tutta la notte, vero?"
"Cì."
"Bene, allora siamo d'accordo: stanotte si dorme."
"Eh gnooo...!"
"Cì."
"Se si sveglia gli dici di non piangere e tornare nel suo lettino?"
"Cì."
"Tu lo sai che non si deve alzare e deve dormire tranquillo tutta la notte, vero?"
"Cì."
"Bene, allora siamo d'accordo: stanotte si dorme."
"Eh gnooo...!"
13 ottobre 2011
Ascoltami, Magù
Ascoltami, Magù.
Voglio raccontarti una storia.
Non è una favola, non è una storia con effetti speciali, ma è una storia che sa di vero ed è bella per questo.
Tua mamma è nata in un giorno d'autunno e quando la portarono a casa faceva quel freddino che fa nelle sere in cui si è persa l'estate e l'aria di vetro ha quella luce un po' bagnata che sa di condensa e di fumo.
Al suo terzo natale le fu regalato un pupazzo a forma di coniglio coi baffetti impomatati e un ridicolo papillon a pois bianchi.
Lei ne fu travolta.
Travolta da quell'amore cieco, assoluto, senza respiro che amano solo i bambini.
Quello che non capisce, non tollera le assenze.
Quello che s'aggrappa ai pantaloni e si getta per terra, che dorme avvinghiato, vuol esser dondolato.
Amò intensamente il suo coniglio e per questo lo riempì di baci, gli insegnò a prendere il tè col gruppo delle bambole e lo pteurosauro, lo invitò ai suoi compleanni e a quelli dei suoi amici, lo portò in gita alle piramidi e in sella a quella vecchia cavalla bianca con le coccarde sulla porta del box.
Gli insegnò com'è che si comporta un vero pirata e alla fine, soddisfatta, lo fece ufficiale del proprio vascello.
Fu generosa e offrì sempre aranciata e formaggio in abbondanza, non lasciò mai che dormisse da solo e perchè non vedesse i rami frustati dal vento sul vetro nelle notti di tempesta, lo stringeva forte al viso e gli cantava storie di cuscini.
D'altronde era per lei un fratello e quando lo diceva si faceva seria seria, perchè non vi fossero dubbi: lei non stava scherzando.
Lesse per lui ogni libro di fiabe nel modo in cui leggeva lei a 4 anni: col libro al contrario e la vocina acuta e saccente, succhiando una fetta di limone.
Lui la ricambiava gettandole lo stesso costante, fiducioso sorriso da ogni angolo della casa in cui lei lo avesse appoggiato. Ascoltava ogni suo racconto, placidamente appagato e deliziato, senza fare domande. Declinava gentilmente ogni offerta e lasciava che fosse lei a finire anche la sua parte di gelato. Consolava le sue lacrime calde e le asciugava nel cotone delle proprie orecchie di cui lei abusava talvolta per indagare i recessi delle proprie narici, già che c'era.
Dove c'era lui, c'era lei.
E si amavano, sai, per via del fatto che ogni paura di lei era la paura di lui, ogni dubbio che lei si poneva era la domanda che attanagliava anche lui, ogni ingiustizia subita era da vendicare insieme, ogni languorino era lo stesso mal di pancia, ogni febbre il comune delirio, ogni puntura l'identico terrore.
Così lei non fu mai veramente sola, per molti anni, in qualunque posto andasse.
Ti sembrerò banale, ma è una storia così, senza una vera fine.
Quel che conta, in questo caso, è più il viaggio.
Per questo stasera, quando ti sei portato a letto quel coso blu che credo miri a sembrare un orso, io ti ho chiesto come si chiamasse e tu ci hai pensato un paio di secondi e poi mi hai fatto: "A-ha", io mi sono ben guardata dal prenderti sotto gamba e gli ho detto: "Benvenuto a bordo, Ufficiale."
Voglio raccontarti una storia.
Non è una favola, non è una storia con effetti speciali, ma è una storia che sa di vero ed è bella per questo.
Tua mamma è nata in un giorno d'autunno e quando la portarono a casa faceva quel freddino che fa nelle sere in cui si è persa l'estate e l'aria di vetro ha quella luce un po' bagnata che sa di condensa e di fumo.
Al suo terzo natale le fu regalato un pupazzo a forma di coniglio coi baffetti impomatati e un ridicolo papillon a pois bianchi.
Lei ne fu travolta.
Travolta da quell'amore cieco, assoluto, senza respiro che amano solo i bambini.
Quello che non capisce, non tollera le assenze.
Quello che s'aggrappa ai pantaloni e si getta per terra, che dorme avvinghiato, vuol esser dondolato.
Amò intensamente il suo coniglio e per questo lo riempì di baci, gli insegnò a prendere il tè col gruppo delle bambole e lo pteurosauro, lo invitò ai suoi compleanni e a quelli dei suoi amici, lo portò in gita alle piramidi e in sella a quella vecchia cavalla bianca con le coccarde sulla porta del box.
Gli insegnò com'è che si comporta un vero pirata e alla fine, soddisfatta, lo fece ufficiale del proprio vascello.
Fu generosa e offrì sempre aranciata e formaggio in abbondanza, non lasciò mai che dormisse da solo e perchè non vedesse i rami frustati dal vento sul vetro nelle notti di tempesta, lo stringeva forte al viso e gli cantava storie di cuscini.
D'altronde era per lei un fratello e quando lo diceva si faceva seria seria, perchè non vi fossero dubbi: lei non stava scherzando.
Lesse per lui ogni libro di fiabe nel modo in cui leggeva lei a 4 anni: col libro al contrario e la vocina acuta e saccente, succhiando una fetta di limone.
Lui la ricambiava gettandole lo stesso costante, fiducioso sorriso da ogni angolo della casa in cui lei lo avesse appoggiato. Ascoltava ogni suo racconto, placidamente appagato e deliziato, senza fare domande. Declinava gentilmente ogni offerta e lasciava che fosse lei a finire anche la sua parte di gelato. Consolava le sue lacrime calde e le asciugava nel cotone delle proprie orecchie di cui lei abusava talvolta per indagare i recessi delle proprie narici, già che c'era.
Dove c'era lui, c'era lei.
E si amavano, sai, per via del fatto che ogni paura di lei era la paura di lui, ogni dubbio che lei si poneva era la domanda che attanagliava anche lui, ogni ingiustizia subita era da vendicare insieme, ogni languorino era lo stesso mal di pancia, ogni febbre il comune delirio, ogni puntura l'identico terrore.
Così lei non fu mai veramente sola, per molti anni, in qualunque posto andasse.
Ti sembrerò banale, ma è una storia così, senza una vera fine.
Quel che conta, in questo caso, è più il viaggio.
Per questo stasera, quando ti sei portato a letto quel coso blu che credo miri a sembrare un orso, io ti ho chiesto come si chiamasse e tu ci hai pensato un paio di secondi e poi mi hai fatto: "A-ha", io mi sono ben guardata dal prenderti sotto gamba e gli ho detto: "Benvenuto a bordo, Ufficiale."
10 ottobre 2011
Su Google c'è gente strana
O voi cibernauti che mi trovate su Google digitando:
"Susibita childfree"
Nego tutto: non l'ho mai detto, non ne avete le prove.
"conoscere gente senza figli", "persone senza figli" ma anche "portare bambini a casa di gente senza figli"
Non so come dirvelo, ma ho un figlio.
Voglio far ammalare il mio capo.
Tutti abbiamo bisogno di un sogno.
Mi sono licenziata perchè ho vinto al superenalotto.
Davveeero?? Ma che bella notizia. Te possino.
30 anni poco, 30 anni assai.
Buona la prima.
Troppi peli, troppo magra.
Cazzo, m'ha beccata la mia estetista. Dani???
E' strano non volere figli.
Non direi, tesoro. E' strano averli. (ma è il suo bello)
Spalmare piscia.
Perchè, a voi non succede?
Buono sconto all'autolavaggio.
Quale? Dove?
E adesso pedala.
Grazie, che carino. Li mortacci tua.
Dicevo così per dire.
Anch'io.
"Susibita childfree"
Nego tutto: non l'ho mai detto, non ne avete le prove.
"conoscere gente senza figli", "persone senza figli" ma anche "portare bambini a casa di gente senza figli"
Non so come dirvelo, ma ho un figlio.
Voglio far ammalare il mio capo.
Tutti abbiamo bisogno di un sogno.
Mi sono licenziata perchè ho vinto al superenalotto.
Davveeero?? Ma che bella notizia. Te possino.
30 anni poco, 30 anni assai.
Buona la prima.
Troppi peli, troppo magra.
Cazzo, m'ha beccata la mia estetista. Dani???
E' strano non volere figli.
Non direi, tesoro. E' strano averli. (ma è il suo bello)
Spalmare piscia.
Perchè, a voi non succede?
Buono sconto all'autolavaggio.
Quale? Dove?
E adesso pedala.
Grazie, che carino. Li mortacci tua.
Dicevo così per dire.
Anch'io.
7 ottobre 2011
Sappilo.
Sappi che digitare su Google "Whiskey il ragnetto: testo e gesti" è un atto d'amore.
p.s.
Sappi che sei buffo.
Sappi che ho provato a starti dietro, ma tendo a disallinearmi rispetto alle coreografie tradizionali.
Sappi che è bello guardarti ciondolare a ritmo mentre ti sforzi di ricordare i gesti ad ogni strofa.
Serio, concentratissimo.
Sappi che non sapevo fosse così bello: che sia tu ad insegnare qualcosa a me.
Iscriviti a:
Post (Atom)




