4 aprile 2013

Hei voi, là fuori.

Potrei dirvi che non sapete un cazzo di me.
In effetti, non sbaglierei.
Sapete quello che vi faccio sapere, come pare e piace a me.
Non diversamente da quello che accade nella vita reale di ognuno di noi, peraltro.
Faccio foto, twitto cose, vi scrivo, ma sostanzialmente - alla prova dei fatti - potrebbero pure essere tutte fregnacce.
Non dico che lo siano, dico che potrebbero.
Chi ve lo assicura.
Chi me lo assicura, mentre vi leggo.
Chi ce lo assicura, mentre beviamo un caffè assieme, prendiamo il treno, mi racconti cosa fai, ti dico di mio padre.


Tuttavia.
C'è questo bisogno, che alcuni di noi hanno, che francamente la maggior parte di noi ha, di crederci. Di ascoltare, di ascoltarsi.
E quell'altro bisogno anche, di dirlo. Di dirsi.
Ho creduto di essere qui per scrivere. Non è falso, ma la verità più vera è che sono qui per farmi leggere da qualcuno.
Ha ragione lei, e lo dice spudoratamente bene. Nota bene: adoro le cose dette spudoratamente bene, vorrei essere capace di farlo anch'io.
Dire le cose spudoratamente è terapeutico. Dirle spudoratamente bene è pure esteticamente appagante.

Il fatto è che a un certo punto comincia a non contare più  ciò che sappiamo da ciò che non sappiamo, perchè quello che ci basta sono le storie.
Vogliamo delle storie. Leggiamo libri, guardiamo film, ascoltiamo canzoni: per le storie.
Le storie degli altri che assomigliano alla nostra, le storie degli altri anni luce dalla nostra.
Ci bastano per appassionarci, invidiarci, ammirarci, snobbarci, affezionarci.

Voglio dire, io manco so di che colore avete i capelli.
No ok,  la Tess so che è bionda e che non potrebbe essere altrimenti.
Però leggo le vostre storie.
So che il vostro collega è uno stronzo, che vostra madre sta male, che avete comprato un vestito con le farfalle per sentirvi belle, che al vostro cane gli cola il naso, che avete piantato i bulbi in giardino, perculato un vigile, se avete paura, se siete soli, felici o con tre figli tutti pazzi.
Se ve lo racconto, sapete che ho litigato con mio figlio, m'ha fatto incazzare e l'ho sgridato fortissimo. Che mi sono sentita una merda e ho chiesto scusa. Che dovrei inginocchiarmi e ringraziare e basta. Perchè lui non è tutto quello che ho, però è tutto quello che conta.
A volte vedo le foto di quello che cucinate o dei giornali che leggete, la vostra tazza del latte.
E non so neanche dove siete, cosa fate, come fate di cognome, l'automobile se ce l'avete.
Non so cosa conti di più, in assoluto. Se la verità degli occhi o le storie che raccontiamo.

Potrei dire che non so un cazzo di voi.
E in effetti, non sbaglierei.
Voi di sicuro non sapete tutto di me, però molto di ciò che conta.
Questo è il mio 352esimo post e non so perchè l'ho scritto.
Forse perchè se piango e mi chiedono che hai? io non è che posso dire, tecnicamente, per un'amica.
Però è la verità. 
  

13 commenti:

diamoglidellebrioches ha detto...

si, è spudoratamente terapeutico...

dm ha detto...

Io ho cominciato da poco a scrivere, ed è assurdo come ciò x me sia diventato un appuntamento fisso .
È vero, scriviamo x scrivere ma anche per farci leggere, non conosciamo chi c'è dall'altra parte, i nostri lettori. Però io sto bene e trovo conforto, ammirazione, pareri differenti, e vicinanza con persone di cui spesso non conosco il volto. E non posso dire altro che mi piace condividere pensieri con sconosciuti.. Che poi chi lo sa.. Magari un giorno possano nascere delle amicizie??!
http://blogpercomunicare.blogspot.it/?m=1

mgg64 ha detto...

Ho letto tutto, susibita, di puntadispillo, del suo addio. Ho letto iltuo post, bellissimo. E sorrido. Con un po' di magone dentro.

Lisa ha detto...

Bel post metaletterario! Struggente anche la pagina di "non solo mamma". È strano come anche solo una manciata di bytes faccia vibrare le nostre fibre più intime.Io che ti conosco da vari punti di vista direi che su queste pagine hai condensato il meglio della tua personalità. Ma chi ti legge solamente non ha idea della varietà della tua mimica e della aspera dolcezza della tua voce.
Succede che chi legge blog (e non solo) è curioso, affezionato o magari solo alla ricerca di intrattenimento. Succede anche che uno cerchi delle risposte, persino a domande che ancora non è riuscito a formulare. Cerchiamo un confronto salvando delle comode distanze, senza metterci troppo in discussione.
E alla categoria di chi legge appartiene ovviamente anche chi scrive, e se scrive su se stesso la curiosità è rivolta verso il proprio mondo, le proprie emozioni, le proprie inquietudini. Scrivere è un po' come scavare, cercare tesori nascosti sotto strati di monotonia, per scoprire un senso in quello che viviamo. Siamo gli unici animali condannati a cercare un senso in quello che facciamo, che sguazziamo nei "perché" fino ad affogarci. Si, scrivere è anche cercare lettori e riconoscimento, ma direi che di tutti i narcisismi della nostra società è il piú salutare e terapeutico, perché anche altri ne giovano. Forse la comunità virtuale ha il pregio di unire persone con affinità elettive che altrimenti neanche si avvicinerebbero nel mondo reale. Pregiudizi e remore del mondo reale evaporano, e le pagine virtuali sono un non-spazio e un non-tempo che concede un respiro dalle convenzioni.

mammapiky ha detto...

Non ci credo a chi scrive per gli altri, noi scriviamo per noi, scrivere e' pensare lasciando il segno, ed a volte e' pure terapia. Scommetto che dopo aver scritto questo post, nonostante le lacrime, ti sei sentita meglio.

Tessy ha detto...

Già.
Un'amica.

raffaella ha detto...

Sono corsa a leggere Lei. Si, lei è spudoratamente brava e concordo sul fatto che chi scrive, in fondo, in fondo, lo fa per se con la speranza che venga letto. I confini tra il narcisismo e l'egocentrismo, l'altruismo e il bisogno di rivivere attraverso quello che si scrive sono molto labili. Non so quanto sia reale il mondo virtuale, ma in fondo, non so quanto sia reale neanche quello reale. Ci sono silenzi, solitudini, prigioni asfissianti nella realtà che a volte questi luoghi sono molto più vicini a noi stesse di quanto non pensiamo. La persona che dice addio lo fa con serenitùà Ha avuto una vita piena e ha goduto della vita. possiamo solo sorridere e pensare che in fondo siamo solo di passaggio sia sulal terra che nell'etere.
Raffaella

Susibita ha detto...

Io penso che sia molto vero quello ceh dice lisa, che la scrittura ha questa doppia valenza: a volte fa da ponte tra persone che nella vita reale forse non si troverebbero, o ci metterebbero anni ad entrare in relazione. invece entrate qui e -pam- tutto sommato in poco tempo un'idea di me ce l'avete. un'idea che non ha nulla a che fare con quello che mi metto, con chi frequento, con la scuola che ho fatto. Dritto al punto.
Per altri versi la scrittura è un filtro, una distanza da sè stessi: ho aperto il blog per questo, per prendere le distanze da me stessa, da quella parte di me ansiosa, insicura, pesante, incapace di affrontare anche solo l'idea di aspettare un bambino, avere un figlio e -diononvoglia- crescere.
A mammapiki quindi devo dire che sì, la scrittura è terapeutica, certo. Per anni ho scritto solo per me, facendo raramente leggere qualccosa a mia madre, a mia sorella, alla mia migliore amica. Ma era un parlare nel deserto. Stavo meglio, mi sfogavo, mi esprimevo. Ma non comunicavo. L'uomo è un essere sociale, diceva QUEL tizio in grecia. Non mi bastano più solo i miei pensieri, non mi serve a nulla se non ne rimane traccia. Egocentricamente, è il mio segno nel mondo.

El_Gae ha detto...

Io non so se piangiamo per la stessa amica. Ma in ogni caso credo che, se non aiuta lei, almeno aiuti noi sapere che siamo in tanti a piangere.
E secondo me non è così facile scrivere fregnacce ed essere credibili. Io ad esempio sono un pessimo scrittore: in italiano avevo l'insufficienza. Credo che se talvolta piaccio sia perchè le cose che capitano a me, qualcuno le sente anche proprie e le fa sue.
Almeno a me piacciono quelli che mi emozionano così. E poi quelli bravi davvero.

Susibita ha detto...

Gae: si.

Martina ha detto...

A me piace tanto quello che fai, come ti racconti. Mi emozioni e certi piccoli particolari mi sono rimasti impressi nella mia quotidianità: ad esempio il sorriso a "D" del disegnino che ritrae il tuo bambino sulla testata di questo blog e che, ogni volta che il mio, di bimbo, sorride, me lo fa associare e dico :"Guarda! Sorride a "D"! Oppure le filappstrocche o i racconti che fai mentre lo accompagni al pulmino e mi chiedo se un giorno sarò così brava anch'io ad essere una mamma molto speciale. Al momento cerco di trovare ogni giorno un modo per farlo ridere, ma in verità serve più a me: la sua risata mi fa stare da dio.

Susibita ha detto...

Martina: sono certa che tu sia già una mamma divertente e speciale. Però grazie delle tue parole =).

Squabus ha detto...

Io sono arrivata da poco... comunque...
Sono castana e molto cicciottella. Mi sveglio sempre all alba e poi mi tocca sempre aspettare tutti, ma questo già lo sai.

Mi piace molto come metti giù le cose