15 gennaio 2013

Parafrasando Pennac.

I diritti imprescrittibili dello scrittore*.


1. il diritto di non scrivere.

2. il diritto di rileggersi, oppure no.

3. il diritto di scrivere qualsiasi cosa.

4. il diritto di rubare (atmosfera, tecnica, tema. Lo stile no, non si può, anche volendo. Per questo non è copiare.)

5.  il diritto di censurarsi, cestinarsi.

6. il diritto di rispettare le regole ( l'asindeto è la figura retorica che consiste nell'elencazione di termini senza uso di congiunzioni, il punto e virgola si usa per scandire i membri di un'enumerazione complessa, la lettera iniziale maiuscola si usa dopo ogni punto fermo, altre varie ed eventuali.)

7. il diritto di decidere di non usufruire del diritto precedente.
Per protesta. Per utilità. Per fantasia.

8. il diritto d'inventare.
Io potrei essere un uomo pelato, 77 anni, senza figli.
Quello che conta è ciò di cui lo scrittore ha bisogno, ciò di cui il lettore ha bisogno.
E scrittori, o lettori, non hannno bisogno di persone. Hanno bisogno di storie.
Un tempo lei non la pensava così, ma adesso che ogni sera racconta a Magù la storia dell'omino degli angoli che vive nella sua stanza e gli ruba i giocattoli sa che invece è così, è vero. Che ha ragione Magù, mica per niente è un bambino.


 8.  Il diritto di leggere a voce alta ciò che si scrive mentre lo si scrive.

 9. il diritto di scrivere ovunque. Su carta, pc, tablet. Sulla metro o in galera. In bagno con le mutande abbassate. Mentre mangi e ungi il foglio. Dentro nel fondo stanco e  pesto della notte.

10. Il diritto di non pubblicare.






*Laddove per scrittore intendasi il tizio concentrato sulla panchina al parco con ipad in mano, Jonathan Franzen col premio Pulitzer, mio nipote di 11 anni -scuola media statale- di fronte al tema in classe, Dante Alighieri e la Comedìa, il Sig. Marco Rossi e la sua lista della spesa in rima, Blaise Pascal, il Dott. Chi Gun in vacanza con famiglia e la passione per le cartoline vintage, un qualsivoglia ghost writer, la Signorina Ilda Mauvalente che scrive una lettera d'amore di mattina presto, il tizio che scriveva i pensierini nei dolcetti della fortuna di non ricordo più quale romanzo che lessi anni fa, la tizia che racconta i fatti suoi su un blog anonimo, altri personaggi inventati.

6 commenti:

El_Gae ha detto...

D'accordissimo. Io rinuncio spesso al diritto 6. Ma non per i motivi elencati nel sette. Semplicemente perchè la punteggiatura non la so usare :(

Velma ha detto...

Seguiranno i diritti del lettore?

SuSter ha detto...

Ottimo, direi. Aggiungerei un paio di doveri, tra i quali quello di non violentare la lingua. Forse sarei meno irritata se alcuni presunti scrittori si fossero astenuti dal pubblicare valangate di insulsi best sellers... ma in fondo la mia opinione non vale più di quella delle migliaia di persone che a quanto pare ne apprezzano i vaneggiamenti. Libertà è libertà. Sta bene. Così mi sento anche a posto con la coscienza per tutte le cazzate che pubblico in rete pur senza potermi arrogare il titolo di scrittrice...

SuSter ha detto...

PS. Odio l'abuso di asindeti! (che molto spesso mascherano una reale ignoranza delle regole della punteggiatura) Però adoro Saramago che ne fa ampio e a volta esclusivo uso...

Patalice ha detto...

come "scrittrice indipendente" seguo questi consigli... sopratutto il terzo!

Susibita ha detto...

elage: in effetti dovrei aggiungere- anche per mio comodo, eh- "per sfacciata ignoranza".

velma: no per quelli è già passato Pennac e devo ammettere che persino io nel mio spiccato egocentrismo letterario, non saprei fare di meglio...;)...

Sus: considerando che ho scritto "asidento" intendendo "asindeto" tu capisci che non posso espormi più di tanto su sta cosa del violentare la lingua.

patalice: democrazia letteraria. Oddio, che poi a ben vedere spesso un bel tacer non fu mai scritto, ma a quello ci pensa il punto n.1.