13 aprile 2015

keep calm and fight the peronospora.

Non vi ho mai parlato del mio orto biologico.
Non sono mai stata una vera esperta di ortofloricultura ma vivere in cima alla collina trullallà ti rende davvero -DAVVERO-  più sensibile alla natura, semplicemente perché sei molto più vicina ai suoi ritmi: ci sei dentro.

Nel fare l'orto s'imparano un sacco di cose, si fa attività fisica, si eliminano tossine, ci s'ingegna, s'imparano la tenacia e il fallimento, l'umiltà di un successo piccolissimo, grande quanto un bacello.
Lo so, è da vecchi, d'altra parte mi addormento alle 9, non vedo una palestra seria da 5 anni, mi piace la pastina in brodo con tanto formaggio, infilo la canottiera nelle mutande e adesso ho anche cominciato a far casino coi nomi quando chiamo i miei figli: "Hei tu: Googl-Biondin-Nina-Coso-Cosa, Arturazz..."
L'orto francamente mi par l'ultimo dei miei problemi.
Dunque dicevamo: non serve uno spazio enorme, e so che in tanti s'industriano anche sul terrazzo in città.
Il mio è piccinissimo, ma è oggetto di pianificazioni e ristrutturazioni serrate, che manco la Cristoforetti sulla ISS in viaggio verso la Stazione Internazionale.

Non ve l'ho mai detto ma il concetto di riciclo m'intriga moltissimo, il compostaggio mi dà soddisfazioni enormi: qualche giorno fa è uscito il controllo del comune, l'addetta solleva il coperchio, guarda sopra e sotto, poi conclude: "Colore scuro, farinoso ma umido al tatto,  un sacco di vermi: davvero perfetto, complimenti."
Io tronfia e col petto gonfio tipo mamma chioccia. Tutti quei lombrichi rosa e grassi, non potete capire.

Nel mio orto c'è la paglia bionda delle cavalle di Nonna Oroscopo che da quando ho scoperto che fa anche da pacciamatura naturale la spaccio qui in paese.
In cambio ho prenotato dal mio vicino pazzo delle piantine di pomodori antichissimi, peruviani, mesopotamici, delle lande uruguayane e sono curiosissima di vedere se prendono.

Nelle sere in trasferta al nord senza niente da leggere googlo "orto bio, difendersi dalla peronospora" e pianifico la rotazione delle colture a voce alta, perché l'orticoltura è un'arte oggettivamente avvincente e illuminante e la mia missione da aprile a novembre è anche sottrarre il mondo al buio dell'ignoranza.

5 commenti:

Lex ha detto...

C'è gente che fa l'orto anche di fronte al mio condominio milanense, ma io per ora mi limito a guardare.

Comunque sarebbe “peronospora”.

Susibita ha detto...

Lex: dovresti provare, è affassinante, come direbbe qualcuno. (peronospora, corretto.)

ioticerco ha detto...

posso? è permesso?

nell'orto si impara anche ad essere pazienti, a sapere aspettare. Si impara ad apprezzare il risultato del proprio lavoro. Si impara il sacrificio. Si impara a conservare i semi per il prossimo anno. Si impara che alcune piante, per crescere, hanno bisogno di appoggiarsi ad altre.

Da ragazzo, ho imparato molto dall'orto che curavo.

Susibita ha detto...

ioticerco: ma certo che puoi; prego accomadati =).
Grazie per le tue parole: hai proprio ragione, l'orto insegna anche a rallentare, e allo stesso tempo a non fermarsi mai.
A pensarci bene l'orto è una metafora potente per molti insegnamenti, dovrei farci un post più articolato.

ioticerco ha detto...

Grazie a te per l'accoglienza.

Se lo farai, lo leggerò con molto piacere.