31 luglio 2013

Inutili riflessioni potteresche.

"Epppetto...Patoonum!!!"


Magù ha scoperto Harry Potter.
Siamo finiti.

Susibita è caduta a capofitto nella ri-lettura bulimica dell'intera saga.
Sostiene un'affinità elettiva col piccolo occhialuto da quando ha scoperto che entrambi hanno commentato allo stesso modo il loro primo bacio.
Nonostante istintiva diffidenza per i luoghi comuni e diretta esperienza di un ramo della famiglia stabilmente residente in UK -inlcusi parenti autoctoni con maniacale passione per igiene personale e cura della casa - Nonna Oroscopo non ha potuto far a meno di metterle la ben nota pulce nell'orecchio evidenziando un dettaglio che si presenta su un piatto d'argento per i Sostenitori della Negligenza Igienica Britannica, che poi sarebbe il seguente.
La Rowling - sia benedetta lei e tutta la sua stirpe per avermi regalato il binario 9 e 3/4, la burrobirra, Neville Paciock e quella gran figa della Professoressa Mc Grannit - descrive nel dettaglio le pietanze di ogni singolo banchetto, quante volte a settimana c'è lezione di Trasfigurazione, i punti di Grifondoro a Quidditch, ma mortacci eva se si fanno una volta la doccia.
Che mi risulti Harry entra in una vasca da bagno solo per scoprire la tappa successiva della gara nel Calice di Fuoco.
Il che - a essere pregiudizievoli - fa molto British.
Oppure è un caso.
Oppure Nonna Oroscopo non c'ha un cazzo di serio cui pensare.

23 luglio 2013

Un po' tipo te.

Questa cosa che guardo Nina e mi sembra bellissima mi fa pensare a quella volta che mia madre aveva i vicini ungheresi.

"Ieri mattina presto lui è uscito credendo che non ci fosse in giro nessuno ed era nudo come un verme, ma l'ho visto solo da dietro."
"Bhe t'è andata bene, dai. Lui mi sembra un bel vedere. E lei com'è?"
"Lei? carina. Mora, snella: un po' tipo te, solo un po' più alta."

Alla sera li invita per un caffè.
L'ungara si alza per presentarsi.
E' 1.75 di gambe sode e muscolose, con un vestitino che a stento contiene una terza abbondante totalmente immune alla legge di gravità. Ha lunghi capelli neri lisci, annodati in una perfetta coda di cavallo, la pelle di una 25enne.
C'ha più sex-appeal l'ungara nel suo lobo destro che io in tutta (?) la mia interezza.

Ora io non è che voglio fare la polemica a tutti i costi.
Non dirò che sono un cesso paura perché ho imparato a amare tollerare i miei limiti.
Diciamo che usando un eufemismo sono tascabile.
Non usandolo, le arrivavo all'ombelico.

Di quale pesante sostanza si faccia mia madre, è la domanda che vi pongo.
E rilancio: fanno così anche le vostre?
E poi: sono solo le madri italiane? oppure -secondo voi- anche le ungare?
Diventerò come mia madre? Nina in realtà ha la faccia da prugna?

Ma soprattutto: se siete alte un metro e un fagiolo, da 1 a 10 quanto vi sta sul culo l'espressione nella botte piccola c'è il vino buono?

22 luglio 2013

Quello che è ritornato e quella che fa paura.

Lui è tornato.
Si affaccia a tratti, ma sempre più spesso.
Mi avevano detto che fanno così: tra i due e i tre anni stanno via per un po', lasciando al loro posto un tizio petulante, capriccioso ed egocentrico che poco ha a che fare col figlio che conoscevi.
Non che lui sia stato solo questo, no. Sarei ingiusta. In realtà non se n'è mai andato, lo so. 
Ma alcuni mesi,  in alcuni momenti, è stata dura. 
Alla fine di certe giornate, alla fine di certe scenate, io lo guardavo, scosso dal pianto, stufo di sé stesso, stanco delle sue stesse richieste, del suo non poter vincere sul mondo ad ogni costo, del suo arrendersi al compromesso, del suo finire lì, a singhiozzare sulle piastrelle.
Lo guardavo ed era un po' dura, riconoscerlo.
Ora non è che non si contorca più sulle piastrelle. Lo fa più raramente.
Ora non è che non sia egocentrico, ma a volte riconosce quando fermarsi.
Ora non è che non dica di no, ma spesso dice di sì.
Ora non è che non imbracci bastoncini, fusili e non parta contro il mondo lanza in retta. 
Lo fa. Ma è solo UN gioco, non LA sua ossessione. 
Ed è allora che ritorna.
Ritorna quando si siede sul water e si legge il libro da solo a voce alta, per una quantità di tempo smodato: 15 minuti.
Ritorna quando difende sua sorella, ma con l'arma più nobile che abbia usato sinora, che nessuno ppadino eguaglierà mai: la parola.
"Lassa ttae mia soella. Lassala tttae, HO DETTO." [a un 4enne che non voleva far entrare Nina nell'angolo giochi ikea]
Ritorna quando non si accorge che sua madre è una fetentissima schiappa a guidare il quod: per lui lei è bravissima, per lui siamo fottissimi, siamo i più fotti.
Ritorna quando mi bacia: una, due, cinque volte.
Quando mi chiede dal nulla ti icoddeai sempe di me? non mi lasseai mai? 
Quando la nostra casa è un castello e Google il suo destriero.
Quando lo sai pecchè non ho paua? pecchè sono coazzoso.
Quando vadda mia soella che bava che è.

Ora io non è che non ti ho amato. Mi stavi sui maroni e ti avrei preso a randellate in testa ma ti amavo follemente, ti amavo più che mai.
Ti avrei amato comunque, pessempe.
Però grazie, che sei tornato.


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Nina fa tutto da sola, fa tutto lei.
Nina non vuole il seggiolino, sta sulla sedia, in piedi.
Nina non vuole il cucchiaio, preferisce la forchetta.
Nina se provi a imboccarla ti guarda con la faccia che dice così: stai scherzando, vero? è una battuta?
Nina sale sul quod.
Nina se le togli il retino ringhia.
Un signore l'ha osservata un po'. 
"Quanto hai detto che ha?"
"Ha appena fatto un anno."
"Ah. Il guaio è che ha pure quegli occhi lì. Non so cosa ne sarà dell'uomo che l' amerà, poverino."
Nina fa paura.

E di sicuro per molti è solo normale.
Ma per una come me, abituata che si cammina a 15 mesi, si parla con tutta la santa calma e con le T al posto delle C (tom'è bella quetta tasa) e si prediligono attività ricreative generalmente rivolte al circolo anziani ["Amore con cosa preferisci giocare? bici? monopattino?" "Io pefeicco le bozze."].
Per una come me che ha l'ansia pure quando va sullo sky-lift, che come suo figlio perferisce un libro a una corsa in monopattino, che solo a pensarla, la parola "bicicletta" le fa stanchezza. Che a dieci anni aveva paura della corsa campestre a scuola e non ci dormiva la notte, che a tredici ha pronunciato per la prima volta correttamente la erre.
Per una come lei, dicevo, una come Nina è l'inequivocabile segno di una creatura affascinante e diversa.
Una creatura femmina: forte, bellissima e a tratti inquietante.


16 luglio 2013

Luglio.

Giugno è stato luce, acqua salata, corse, la scuola è finita, auguri, aerei, un cappello di paglia, vestiti bianchi, vestiti verdi, gente gente gente.
Luglio sono i fiori da bagnare, fatture da chiudere, versamenti, dichiarazioni, ultime lezioni, bimbi dalla nonna.
Non sono certa di poterglieli lasciare tutto il mese.
Ieri sera invocava Erode.
Mò son pure chiusi i campi solari.
Se strappi ancora un geranio, amore mio, ti massacro quelle luride ditina.
Li tratta come trattava me alla loro età, non sono certa sia un bene.
In ogni caso non ho alternative.

Stamattina per arrivare a sedermi davanti a una scrivania ho impiegato 50 minuti, per lo più passati dietro a ciclisti che viaggiavano appaiati per godersi le ciacole e le curve di campagna.
Non sono venuta fin qui per fare l'automobilista isterica.
Ho imparato a tollerare i tedeschi sulle cabrio con foularino e occhialoni, in pieno delirio da VacanzeRomane. I vecchietti in ape, che espongono cartelli autoironici con scritto "il bimbo va piano".
Ma i ciclisti del martedì mattina, che si sa- è pure peggio del lunedì- quelli mi stanno qua.
Niente di che, eh. Nulla di personale.
Ma che bucasserro quella davanti e pure quella dietro, camera d'aria inclusa, alla canicola e in un tratto senz'alberi.

7 luglio 2013

In 7 giorni.

Ci sono settimane in cui non mi succede nulla.
Casa, lavoro, bimbi, lavoro, casa, bimbi, spesa, passeggiata, lavoro, studio, casa, bimbi. Bimbi, bimbi, bimbi. Ruzzle. Due coglioni. Bimbi. Lavoro. Lavoro. Lavoro.
Poi in una settimana faccio quello che non ho fatto in un anno.

Le amiche, volare.

Prendo un aereo. Guardo gli occhi di mio figlio ingigantirsi di meraviglia.
Prendo un tè freddo o un caffè sotto un portico o in giardino, io e le mie amiche. 10 minuti. DA SOLE.
Non le vedevo da mesi, o da un anno.
Provo il tofu, il seitan, le alghe e pure il gazpacho.
Faccio il bagno nel mediterraneo e guardo i pesci. Gioco con la mia amica, cadiamo in acqua, ci scottiamo, ci sediamo su un cannone. Autoscatti da bimbeminchia a pioggia.
Magù fa conoscenza con bimba autoctona in costumino rosa e coroncina.  Dopo 20 minuti dichiara di non essere disposto ad abbandonare la sua pinzipessa.
Nina -presa da scioltina fulminante- la fa addosso a suo padre.
In aeroporto, con approccio comunicativo tipicamente basso-mediterraneo, gesticola di fronte a coetanea di fattezze ariane e aria perplessa. I di lei genitori tentano una discreta ritirata dalla pirotecnica esuberanza italica allontanandosi di qualche passo.
L'italica non molla e sciorina l'intero repertorio: nonono-sìsìsì- pacca sulla spalla (dai, vieni a giocare)- manata sugli occhi (hei dico a te)- pernacchia (ti sei ingoiata una scopa?)- balletto (come puoi resistermi?).
Nessuna reazione pervenuta. L'italica, più stufa che rassegnata, si volta  e punta verso il bar.
Magù acchiappa farfalle al volo col retino e canta la canzone dell'alpino.
Ricevo in dono un libro bellissimo.
Le mie amiche mi portano vestitini in prestito, ho 15 anni e il tempo si è fermato come per il Bianconiglio.
NON sono in ritardo. Seguo il Bianconiglio e mi getto nella tana.
Sprofondo e sono felice.

Il mio secondo matrimonio.

Siamo in ritardo, l'orologio ha ripreso a battere il tempo.
"Scusi ci fa una foto qui al cimitero? sì lo so, siamo vestite da meringhe e lei è la sposa ma ci terremmo sa, per via della nonna. Col bouquet, certo, e la coroncina. Grazie."
"Dove sono andati?""Al supermercato a prendere l'omogeneizzato, pare si mangi alle 3.""E tu non avevi in casa neanche un cazzo di pacchetto di crakers? Susi sei madre da 4 anni, ma è possibile?""No non ce l'avevo e allora? e allora? mica li ho mandati io al supermercato."
"Qualcuno sa in quale comune di quale città sia la cerimonia?"
"Non scendere da quella macchina senza le mie ballerine."
"Perchè Magù ha su il cappello da alpino?"
L'auto storica di famiglia su cui si sono patentate Nonna Oroscopo, Zia Subli e Susibita corre su stradine di sasso.
Susibita, in meringa verde, guida a cazzo e rischia di perdere Zia Subli fuori dal finestrino. Zia Subli inveisce e  telefona a cazzo.
Nonno Va e Vieni  genera scompiglio con la sua sola presenza: "z'è il nonno. Mio nonno. Dov'è il nonno? Quale nonno?". Balla un lento con Nonna Oroscopo, come sulle polaroid nel portafoto di cuoio verde.
La sposa è bellissima ("sembri Miss Universo"), la nonna non c'è più,  tutti piangono.
Nina alla bocciofila s'impatacca il vestito bello, unica femmina in mezzo a maschi armati di spada. Non fa una piega e comincia a roteare palline colorate.
Papone, Zio Buono e Nonno Va e Vieni salgono sul palco, prendono il microfono e cantano.
Susibita per le troppe emozioni propende per attaccarsi alla bottiglia ma comincia la disco anni Settanta facendole rimandare il tutto.
Ha un'immagine di sè al karaoke mentre latra "Sei bellissima" insieme a quattro sconosciute vestite in meringa lavanda.
Non è certa siano state bruciate tutte le prove video dell'accaduto.
Ciò è male.


2 luglio 2013

numeri.

N. 1 matrimonio: fatto.
N. 1 valigia per 4: fatta, disfata, rifatta, ridisfata, rifatta. Non ancora disfata.
N. amiche incontrate, abbracciate, reciprocamente sfamate, coccolate, finalmente riviste: 2. 
(E' l'unica cosa che cambierei dell'essere andata via. Potessi impacchettarle lo farei. Proprio tipo salamini, eh. Impaccate e spedite, volo di sola andata.)
N. spose bellissime: 1.
N. parenti ritrovati e barbequettati: tutti i disponibili.
N. nipoti diplomati: 2, di cui uno con tesi sulla cannabis, dedicata a Nonna Pensaci Tu. 
Sì, fatevi pure delle domande.
N. report per clienti, appuntamenti, mail, controlli commercialisti con relative ansie da controlli commercialisti: troppi.
N. donne isteriche in clima pre-partenza: 1.
N. 1 bambina con febbre prima del volo: fatta.
N. peli ricresciuti post ceretta fresca di una settimana: 12.423 e rotti. Ma cazzo.






22 giugno 2013

Suppergiù un anno fa.

"Pronto?"
"Ciao, sono io."
"Che c'è?"
"...Niente, sono le 4.30 del mattino e ho appena finito la partita a Burraco col cane, non sapevo che fare e t'ho chiamata."
"Scema. Ogni quanto le hai?"
"Circa 10 minuti, vieni qui."
"Ma sei sicura?"
"Mamma non farmi incazzare, è tutta notte che non dormo se ti dico che è ora è ora."
"Allora vengo?"
"No dai, aspetta ancora un paio d'orette, carica con calma i cani, la nonna e un po' di piante: poi avviati. Ma con calma, eh."
"Vabbhè ma devo prima dar da mangiare alle bestie. Tu aspettami e non ti muovere."
"E dove cazzo vadooo?"
"Appunto."

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"E' IL PRIMOO??"
"NOOO, IL SECONDOO."
"COL PRIMO PARTO NATURALE??"
"Sììì. MA PERCHè STIAMO URLANDO? NON PUò SPEGNERE LA SIRENAA?"
"IN TEORIA NO MA ASPETTI, Mò LA FACCIO SPEGNERE. Ecco. Così va meglio?"
"Un po'."
"Senta ma lei è da sola? non ha avvisato qualcuno dei suoi?"
"Sì, c'è mia madre che è lì dietro, se si alza dovrebbe vederla: sta su un autocarro molto sporco, ha grossi occhiali dalla montatura fucsia e mi ha giurato che ci avrebbe tallonate a vista."
"Sì la vedo, è decisamente lei."
"Il padre sta arrivando, dall'altra parte d'Italia ma sta arrivando."
"Bene, stia calma, va tutto bene."
"Pensa che mi faranno l'epidurale?"
"Probabilmente non ce ne sarà bisogno, cara."
"Io l'ho chiesta.Ho chiesto tutto, sono in regola."
"Brava."
"Come mai sua madre non è salita sull'ambulanza con noi, poteva venire sa?"
"C'erano i cani da scaricare, la nonna da sistemare, poi non avrebbe la macchina per tornare e non sa bene la strada per l'ospedale di qui: veniamo dall'altra parte d'Italia noialtri, non sente l'accento?"
"Sì, lo sento."
"Quanto manca? Non voglio partorire in ambulanza."
"Ci siamo quasi, 'spetti che riaccendo."
"MIA MADRE è SEMPRE DIETRO?"
"Sì, NON MOLLA."
"Lo so. E' mia madre. "

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"Buongiorno, ci siamo quasi eh?"
"Voglio l'epidurale."
"Nome?"
"Epidurale. Cioè, Susibita. E voglio l'epidurale. Ho fatto la visita, seguito il corso, sono in regola."
"Questo è il secondo, probabilmente non ce ne sarà bisogno."
"Mi sono fatta la pipì addosso, mio marito o come lo vogliamo chiamare non so se arriverà in tempo, forse mi toccherà partorire con mia madre che mi dice di non pensarci e mangiarci su qualcosa, comincia a farmi male, voglio l'epidurale."
"Stia calma, ora la visitiamo."

"Allora amore come stai?"
"Dov'è quello là? doveee??"
"Sul treno, sta arrivando. Stai calma."
"Non ce la faccio. Muoio."
"Sei bravissima. Sei forte amore mio, sei tanto forte."
"Non è vero, sto male. Voglio tornare a casa. Forse non partorisco oggi, mi sono sbagliata."
"Devo andare a cambiare il parcheggio."
"Non te ne andare!"
"Torno subito."
"Mi sono rifatta la pipiì addosso. Lo sapevo, guarda, 'sto cazzo di parcheggio. E io che ci faccio le battute."
"Susi."
"EEhhh? Mamma ti prego, fallo tu. Fallo tu! Io non sono capace. Non voglio."
"Amore non posso: lo farei, altri mille giorni. Lo rifarei, per averti. Ma questo non posso, questo lo devi fare tu."
"Ma io non voglio."
"Non conta. Non ho mai incontrato una donna forte come te, sei la mia bambina fortissima."
"E adesso dove vai?"
"A cambiare il parcheggio."


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"EPIDURAAAAAALEEEE!!!!"
"Forse ha ragione. La bimba non da segno di scendere, è il caso di chiamare l'anestesista."
"D'altra parte sono solo 5 ore che ve lo dicooo....uh.uh.uh. Ahi. Ahi. Ahhh. Fate venire quella cazzo di anestesista, io spacco tutto e poi muoio."
"Stia calma, è già qui."
"Si alzi la camicia e si pieghi in avanti."
"Buongiorno eh. Son qui che sto per partorire, cazzo. Per favore no eh? Questa mi sta già sul culo, dove cazzo era mentre io avevo bisogno di lei, eh? a farsi i cazzi suoi, lo so, io, aaah se lo so."
"Si pieghi di più, senza troppe storie su."
"Sempre gentile eh, cazzo non ti sputo in faccia perché c'hai una siringa come una trivella in mano, ma aspetta che esca da 'sto posto e ti faccio vedere io, ti faccio."

15' dopo.

"Allora?"
"Dov'è?"
"Chi?"
"Quella donna. L'adorabile creatura."
"Dice l'anestesista?"
"Sì, quella santa. Avete una santa in reparto, lo sa? L'adoro. E' sposata? che donna. Io la amo. Un po' rustica, ma d'altra parte chi di noi è perfetto? che donna."

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"Siamo pronti, tra poco andiamo."
"Eccomi!"
"E lei chi è?"
"Il papà: sono arrivato. Puff puff, pant pant. Ah ma vedo che stai bene! Io INVECE ho fatto una corsa!"
"Stavo morendo, sai? Ma poi è arrivata quella donna... una creatura adorabile, dovremmo invitarla a cena qualche volta, che dici?"
"Sapevo mi avresti fregata all'ultimo, toh, piglia il camice. A un passo così da vedere nascere mia nipote e questo arriva all'ultimo."
"Non faccia storie, signora, e mi smolli il camice. Sarà per un'altra volta."
"Col cazzo."
"Sì, hem, amore, scusa. Dicevo così, per dire."


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"Spingaaaa, bravissima: così. Adesso!"
"Ahiaaa! Mi ha dato un calcio! stia attenta!"
"Il cordone, il cordone è un po' attorno al collo, spinga adesso e la libera, spinga forte!"
"Attenta che arriva eh...prenda il respiro e spinga, questa glielo giuro è l'ultima: ORA! Fuoooooriii, cooooosì. Bravissima. Che le avevo detto che era l'ultima?"
"Come dice? Sta bene, sì benone, guardi qui."
"Cosa? E' femmina, sì. Femmina."


Nina femmina.
Nina che un minuto fa eri in me, un po' me.
Nina che respiri.
Nina occhi lavanda, pelle di sabbia.
Nina piedi a terra.
Nina che ti alzi.
Nina vestitino blu, mele rosse.
Nina che ridi, Nina che picchi.
Nina bella, denti bianchi.
Nina che t'ho amata sempre e non t'ho amata mai.
Nina fuori da me. Intagliata in me, come corteccia.
Nina come potrei. Nina senza te.
Nina non potrei.

17 giugno 2013

Maschi contro femmine.

Magù è entrato nella sua fase maschista.
Lui è maschio, suo padre è maschio, il suo pisello è maschio.
Io e la Picchiatrice siamo femmine.
Loro vanno veloci, sono maschi. Sono forti, maschi.
Siamo due universi differenti, e siamo - non chiedetemi perché- in competizione.
Mettiamoci il caldo, le docce frequenti, i corpi più scoperti e la situazione va complicandosi.

Come se non ne bastasse uno.


"Dov'è il tuo pisello?"
"Io non ce l'ho il pisello, tesoro. Io e Nina non ce l'abbiamo, siamo femmine, tu e papà ce l'avete, siete maschi."
"Nina ha un pisello a fomma di tiangolo."
"No amore, non è un pisello, non ce l'abbiamo il pisello ti dico."
"Oh, poveine."
"No guarda, ne facciamo volentieri a meno, stiamo benissimo senza, eh."
"Io e papà abbiamo mottissimi piselli."

Guanzottine.


"Che belle guanzottine, mamma."
"Hem , non sono guanciottine, amore."
"Sì inveze. Piccole piccole."

'fanculo.







14 giugno 2013

Quello che mia suocera non sa.

Latina a mia suocera secondo me non piace.
A lei piacciono lei mammine gnègnè, che incremano i loro bimbi e sciabattano per i vialetti con i passeggini ripieni e l'aria di quelle perbene.
A lei piacciono quelle che assomigliano un po' a me, che incremo i bambini e passeggio col passeggino ripieno e l'aria di una perbene.


Latina invece fuma come un turco e ieri all'insegnante di salsa che diceva "Sceglietevi un partner qualunque, il sesso non conta." ha risposto, passando: "Non diciamo stronzate, il sesso conta sempre."
Per Latina tutti si chiamano con l'articolo davanti: LaSusi, Ilcaio, Ilmagù, Lanina.
Latina sta in fissa con whatsup, parla con un fortissimo accento milanese e vivrebbe di aperitivi.
Latina non fa cuccicù: parla a suo figlio come a un persona, solo che piccola.
Latina è una cagacazzi -si vede- corregge i congiuntivi e spiega il significato di tutte tutte le parole.
Un mattino una delle due ha esordito con: "un tempo a quest'ora scendevo in spiaggia, mò vado a preparare il pranzo. Mi viene da piangere."
Siccome l'altra non solo non ha fatto finta di nulla ma ha rincarato con "e poi sta nonna, se lo sta guardando lei, perché mi chiama sempre e mi rompe i coglioni mentre mi abbronzo?" abbiamo cominciato a sederci vicine.
Latina dice che suo figlio l'ha avuto tardi perché prima se l'è sciallata. E dice proprio così -sciallata- che fa appunto milanese.
Latina dice che ci vuole proprio un amore grande come quello per un figlio per lasciare la vita che faceva prima.
Latina organizza 1-2-3 stella nella piscina dei marmocchi e si lancia ad affogarne più di uno se barano o fanno i prepotenti coi più piccoli.
Latina, secondo me, è una brava mamma.  Il suo bambino ride sempre.

Quello che mia suocera non sa è che a me Latina e quelle come Latina piacciono di brutto.
Quello che mia suocera non sa è che incremo i bambini, passeggio col passeggino ripieno ma ho pensieri molto molto, molto poco perbene.

6 giugno 2013

La picchiatrice.

La Picchiatrice è piccola. Molto piccola.
La picchiatrice si annoia nella classe dei lattanti e viene portata nella sezione dei più grandi, dove si fa largo a suon di spallate e manate tra tate e duenni.
Da qui, La Picchiatrice.
La Picchiatrice ama le ruspe, i cavi elettrici e l'idraulica.
Presa dal fascino morboso della rubinetteria è in grado di passare anche 15 minuti buoni davanti a un calorifero, al dichiarato scopo di smontarlo.
La Picchiatrice strilla, ma non piange.
Strilla perché è incazzata, perché c'ha ragione lei, perché non la guardi o perché passa il gatto.
La Picchiatrice sbatte la testa, cade dalle scale, crolla dal triciclo, casca dalla sedia.
Ma risale.
La Picchiatrice viene sbattuta a terra, strisciata sul pavimento, stritolata in abbracci impetuosi, colpita in testa col lego.
La Picchiatrice non fa una piega.
Se non fosse che mi suona un po' machista, direi che la Picchiatrice c'ha due palle così.

La Picchiatrice ha occhi lavanda, capelli castani e quattro denti bianchi.
La Picchiatrice è morbida, ed è femmina.
La Picchiatrice è in assoluto la bambina più bella che io abbia mai visto.
Lo so, voi dite che è perché è mia figlia.
Ma non è vero, è che voi non l'avete mai vista.

4 giugno 2013

Metafore piccole.

Mattino.
La nebbia si alza dalla valle e sale su su fin sulla collina dei conigli, proprio fuori dalla finestra della cucina e a pochi centimetri dal suo naso, schiacciato contro il vetro.

"Io e mio cuzino zi mettiamo le ali e le bbattiamo, bbattiamo, le bbattiamo fotte fottisimo. Così la nebbia sivola zù."

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"Hei tu, dove pensi di andare? Fuori piove. E perché hai in spalla una federa?"
"Pecchè sono un cazzatoe di fummini. Li acchiappo tutti e li ficco nel sacco. Poi tonna il sole."


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"Ti pego, ussiamo."
"E' tardi, amore, bisogna fare la nanna."
"Ma io devo azzendee le luzzole."


Magù featuring metafore (metereologiche) piccole piccole.

27 maggio 2013

Fatevelo bastare.

Per la festa di fine anno scolastico di Magù Susibita ha stilato il seguente programma:

- Si presenterà senza il materiale per la pesca.
Sta messa che non ha tempo di buttare la spazzatura da circa 10 giorni, fate voi.
Non ha tempo o forse voglia, quando se ne ricorda o è tardi ed è buio o è mattina presto ed è in ritardo. 
Per farle raccogliere annaffiatoi, secchielli o gli accessori accessori bagno che segnalate dovevate avvisarla prima. Tipo a Natale.

- Non si presenterà, di qui a metà Giugno, ogni giorno dispari dalle 15 alle 17 per i laboratori genitori.
A quell'ora lavora, se non lavora manda avanti la baracca di figli/casa/spesa da sola, se non manda avanti la baracca da sola lavora.

- Non confezionerà, in alternativa, i lavori a casa: non sa cosa sia un albero della pioggia, la ricetta dei lecca lecca fatti in casa -credetemi- è meglio che non le venga passata, non ha un cazzo di tempo possibilità di confezionare copricapo a tema marino da cartoncino riciclato.
Poi per chi mi avete presa, una craft blogger?checcazzo, non c'è più rispetto.

-  Comprerà in blocco i 10 biglietti della pesca lenendo così - ma malamente- il senso di colpa per non avere idea se riuscirà -effettivamente- ad andare alla festa e vedere suo figlio.

Ora io lo so che la baracca la mandano avanti gli altri, le maestre e tutti quei genitori che alle 5 hanno finito di lavorare, che hanno i sabati pomeriggio liberi per montare la staccionata nuova dell'area giochi,  la capacità e la buona volontà di esserci e di fare.
Lo so che se fosse per me e per quelle come me non si farebbe un cazzo della festa e i bimbi si terrebbero la staccionata vecchia e con le schegge.
Vabbè e io lavoro, faccio girare un po' l'economia, faccio la mia parte, oh ma che volete?

Detto questo.
Bè?
Che deve fare 'sta poraccia di Susibita? Ammazzarsi?
Non ce la fa.
Compra i biglietti della pesca, ok?
Porta il succo alla festa, ok?
Fatevelo bastare.

p.s. aggiornamento del mattino dopo aver riletto il mio post:

Forse ieri sera ero un tantino stanchinella e rileggermi tutto l'elenco di quello che ci veniva chiesto di fare mi ha inacidita. 
Sia messo agli atti che sono grata a maestre e mamme e padri fantastici che sono tanto bravi da rendere più bella la festa anche per mio figlio.
Bravi, tutti bravissimi, davvero.
So che è un modo per avvicinare scuola e famiglia, so che - in linea del tutto teorica - è giusto e sacrosanto.
Però alla fine, come dice la Tess, che si strozzassero tutti con la colla a caldo.

23 maggio 2013

Piccolo Tre.

Piccolo Tre ha tre anni, da pochissimo.
La notte in cui è nato, 3 anni e pochissimo tempo fa, Susibita gli ha scritto una lettera.
Quella notte tutti hanno dormito agitati, perché l'aria là fuori era quella che precede qualcosa di grosso, come quando le nuvole corrono per radunarsi e poi le vedi che fanno massa, confabulano e si preparano a qualcosa.
Quella notte l'ansia rosicava un po' tutti ma Susibita in particolare, perché Susibita e l'ansia hanno questo rapporto simbiotico per cui non possono stare troppo a lungo lontane l'una dall'altra e quando poi si ritrovano lei non può farci nulla:  lasciarsi andare, gettarsi tra le sue acque scostanti e fluttuose.
Può solo scriverci dentro.
Quando ne esce, la mattina dopo, è  un po' come il primo respiro fuori dall'acqua.

Piccolo Tre ha occhi d'inchiostro e capelli grossi e scuri, come Susibita immaginava sarebbe stato suo figlio.
Piccolo Tre  invece è suo nipote.
Piccolo Tre ha tanti talenti,  è un paguro piccino.
Piccolo Tre è timido, e ammaliatore di cassiere.
Piccolo Tre è dolce, e duro corallo.
Piccolo Tre è diffidente, e innamorato -in modo geneticamente sleale- dello zio sbagliato.
Piccolo tre è distratto, curioso.
Piccolo Tre corre, una saetta.
Piccolo Tre ha lasciato un dente un giorno, su un pavimento.

Piccolo Tre doveva nascere prima, lasciando a Susibita il piacere di essere giovane, carina, disoccupata e con il tempo di addormentarsi assieme a lui sul divano, portarlo al pub, mostrarlo alle amiche.
Amarlo da sola.
Ma Piccolo Tre è arrivato dopo tutto, dopo che il pulsante era già stato pigiato, impossibile tornare indietro.
Susibita, dentro di sè, sa che questo lo rimpiangerà per sempre.

Piccolo Tre è in una foto che ride perché Magù gli tocca l'orecchio.
E' affascinato da Nina, dai suoi piedi piccoli e grassi e dai suoi occhi lavanda.
Susibita sospetta che una parte del cuore di Piccolo Tre abbia uno spazio abbastanza largo e comodo da contenerli tutti e tre, Piccoli Tre. Che non ci sia spazio, lì dentro, per altri fuorché loro.
Susibita, dentro di sè, sa che questo la consolerà per sempre.

13 maggio 2013

All tasks accomplished.

"Qui dice che a scuola ci sono i pidocchi, che metà della classe non è integrata nella routine scolastica, che vanno a fare una gita in biblioteca e che settimana prossima c'è una riunione per la sezione A."
"Hum. Il nostro è nella metà integrata?"
"Pare di sì."
"Ha i pidocchi?"
"Mi sembra di no."
"Lo mandiamo alla gita?"
"Certo."
"Allora siamo a posto. E poi dici che siamo inaffidabili. Guarda qua invece, che popò di genitori: all tasks accomplished. C'è altro?"
"Ci manca solo da capire in quale sezione sta lui."
"Mi stai dicendo che non sappiamo in che sezione è nostro figlio?"
"Magù tu in che sezione stai a scuola? A o B?"
"Vedde."
"Giusto, prima c'erano i colori. Com'è che hanno cambiato? Perchè devono complicarmi l'esistenza?"
"Sì però non è normale che non lo sappiamo..."
"Senti guarda che mica è semplice: il pullmino, gli avvisi, il grembiulino...ora pure TUTTE le sezioni devo ricordarmi?"
"Ma perchè?quante sono?"
"Due."
"..."

7 maggio 2013

Che faccio, lo sputo?

"Non puoi immaginare che situazione."
"?"
"Da solo, con due bambini."
"..."
"Che tipo c'erano queste madri con 1 solo figlio, tipicamente piccolo e addormentato in culla, ma con 2 nonne e 5 amiche al seguito."
"Io ero l'unico DA SOLO. E con 2 bambini poi. Lei che urlava nel passeggino e lui che dava segni d'insofferenza per l'attesa."
"Ma và..."
"No guarda, ti dico, credimi: pesante."
"Humm."
"Mi guardavano tutte con compassione. Loro sembravano così rilassate. Solo io ne avevo due che non stavano fermi, e mi arrabattavo, mi arrabattavo. Ma non sembrava mai abbastanza, ed ero il solo."
"Maddai..."
"No no, una faticaccia. Giuro."

Capito?
Lui giura.

2 maggio 2013

Vademecum per bi-madri lavoratrici single p.t.

La bi-madre lavoratrice single p.t. è single part-time, di solito infrasettimanalmente, accoppiata di prassi in formula week end, sfigata quasi sempre.
La single p.t. si becca le due cozze sul groppone dai 3 ai 5 giorni (e notti) a settimana e nel fine settimana deve pure mediare tra un bellissimo film di fantascienza che tipicamente le fa cagare e un film qualunque che contempli persone e non androidi, un qualunque filo conduttore, possibilmente un lieto fine perché al sabato sera il lieto fine se lo merita, o se proprio non abbiamo nessuna delle precedenti,  almeno la presenza tipo di benicio del toro, che so io.
Comunque.
Ci tengo a precisare che il seguente decalogo è strettamente personale, e pur tuttavia chi ve lo offre nutre la speranza che possa essere di aiuto a qualche sparuta imbesuita bimadre o madre con panza bis in arrivo che -come la sottoscritta 1 anno fa- si guarda la panza, poi guarda il primogenito, riguarda la panza, riguarda il primogenito e poi spera di svegliarsi sudata, sollevata ma soprattutto 25enne.
Le regole sono poche, ma fondamentali.

- Prima regola: non si parla del fight club. Seconda regola: non dovete mai parlare del fight club.
Haem, ok. cazzata. reload.

- Prima regola: il tempo non si moltiplica. Se ne avevate poco con uno solo, non aumenterà col secondo. La buona notizia è che non è necessariamente drasticamente ridotto come ve lo state immaginando. Il processo è semplice: si chiama riorganizzazione. Ognuno ha la sua, ma ci stanno dentro gli incastri tra i sonni dell'una e il bagnetto dell'altro, la pappa per lei e shaun the sheep per lui.
I primi tempi datevi tempo, bisogna riassettarsi. Shaun the sheep in questo è fondamentale, god save shaun the sheep.

- Seconda regola: la gelosia esiste, non fingete di non vederla. Diffidate di chi non l'ammette. Magù chiede di Nina, gioca con Nina, sbaciucchia Nina ma quando può la prende ripetutamente a mazzate in testa. Così, giusto per non perdere l'abitudine. Il mio consiglio è: quello piccolo, soprattutto i primissimi mesi, ha necessità molto basilari: assolvetele. E poi passate al primo: il suo mondo è più ricco, più complesso e anche più minaccioso. E' adesso che ha bisogno di voi per interpretarlo.
Errore commesso da Susibita: Nina nasce, Susibita si divide tra i due ma non basta: Magù si trasforma sotto i suoi occhi in una specie di rospo con tendenze violente, ingrugnito, rabbuito, infelice. Susibita ci rimane malissimo, non riconosce più il suo splendido dolcissimo bambino sognatore. Dov'è finito? chi me l'ha preso? Partono le pippe mentali, più o meno inconsce. Nessuno. Nessuno l'aveva preso. Stava solo sperimentando il suo primo amore, il suo primissimo dolore. E non c'è niente, nulla più di quello che state già facendo (tempo, coccole, gioco, rimprovero dolce ma fermo e balblablabla) per rassicurarlo: semplicemente deve fare proprio quella cosa lì. Quella cosa che non volete vedergli fare. Deve passare attraverso il suo primo piccolo, gigante dolore. La chiamano vita, e credo di aver imparato che non siamo qui per sottrarli al dolore, alla paura. Siamo qui per tenergli la mano.
Capito questo, fine delle pippe, Magù ritorna gradualmente in sè.

- Terza regola: Orari. Routine. Sequenza di azioni. Uguale a sè stessa fino alla morte ma che da morte certa mi salva ogni giorno.
Aiuta loro, aiuta voi, dà ritmo alla giornata, dà senso agli eventi: lavarsi le mani, mangiare, cartoni, spegni cartoni, lavarsi, nanna.
Soprattutto: alle 9, o giù di lì, sarete LIBERI. Prima o poi.

- Quarta regola: le regole valgono sempre e per entrambi. Sì, anche per la frugoletta piccina-picciò. Altrimenti non sono regole. Sono poche  e sono chaire: non gli stiamo chiedendo di risolvere una funzione a doppia matrice, solo di non scaccolarsi sulla sorella, per dire.
I capricci si prevengono, se non si riesce a prevenirli e degenerano s'ignorano: dureranno pochi minuti, oppure dureranno molto minuti, e saranno interminabili. Ma la volta dopo dureranno di meno. E poi meno ancora. E poi non ve lo chiederanno più (la tv, il cioccolato, il libro, la focaccia etc etcetc). Passerà un po' di tempo e poi ricominceranno da capo. Contenti?
No ok, l'idea è che poi la smettano.
In questo vi remeranno contro mariti, zii senza figli e soprattutto nonni. Ma non voi non cedete, non cedete mai, perché - secondo me- avete ragione voi.

- Quinta regola: coinvolgeteli. I grandi, dico. Sui 3 anni possono a loro modo rendersi utili: non è assurdo che "sparecchino" portando piatto e posate sul lavandino. E' un messaggio che gli state dando, più che il fine di avere chissà quale sgravio: il messaggio che famiglia è stare insieme, divertirsi, mangiare, e sì, anche aiutarsi. Io ti aiuto, tu mi aiuti, siamo tutti felici. Patti chiari e amicizia lunga.

- Sesta regola, quella che mi piace di più: flessibilità. Buon senso. Che vuol dire che esistono le eccezioni, che gli angoli possono arrotondarsi, che voi non siete superwoman e fanculo le regole.
Che ogni momento o fase o anche giornata è a sè. Che quello che vale con lui non necessariamente vale per lei. Che quello che ti riesce benissimo una sera quella dopo non riesce più, o riesce con il doppio della fatica e del tempo. Vuol dire accettare e accettarsi. Non farne un dramma.
Vuol dire, ad esempio, che stasera alle 9 ero ben lontana dall'essere libera.
Vuol dire che per 3 mesi non sono andata al supermercato da sola con loro due perché lui era un disastro.
Allora ho lasciato passare il tempo e poi oggi in sordina ci ho riprovato e lui mi ha pesato i limoni.
Che io ero pronta a mollare il carrello e scappare a casa, per dire.

Occhei, quindi io ora ho scritto e sono discretamente stanca: pensateci su, fregatevene, usatele o ignoratele.
A volte funzionano, a volte no. Io le ho fatte mie, voi ne avrete altre: in tal caso, sarei felice di conoscerle.

29 aprile 2013

Aggiungi al carrello.

Devo comprare un vestito da damigella su internet.
Siccome sono una gnocca paura volevo impostare la size a 90-60-90.
Così -spregiudicata- senza saper scrivere né leggere.
Per puro spirito di critica pregiudiziale e senso di modestia ho preso il centimetro per dare una controllatina e prender nota.

Secondo voi mica che il vicino di casa babysitter avrà notato il biglietto in mezzo al tavolo che citava:

TETTE: 83 ???????? =((((((((!!!!

No perchè mi pareva ghignasse sotto i baffi quando son rientrata.




22 aprile 2013

Grazie.

Grazie perché esistono i surgelati.
Il nurofen bimbi.
Wetransfer.
Il vicino di casa babysitter.
Grazie ai due con cui lavoro: precisini, un po' gnègnè, che mi s'inacidiscono per ogni minima cazzata, che convivono nel loro monolocale molto nerd, molto ingegnere e molto lontano.
Grazie perché ci sono, sempre.
E se il mondo là fuori è tosto e gli scrivo "non ce la faccio più, ho fatto fin qui, tra poco svengo, pensateci voi", loro ci pensano.
Grazie per Strawberry Fields.
Forever.

16 aprile 2013

Ciao eh.

Per darvi un'idea di come sto messa vi dico che non sapevo di Boston, nè delle faide per il Quirinale, non immaginavo Crimi a Porta a Porta, ma soprattutto -signori e signore, non so come ho potuto dormire in cotal ignoranza- non sapevo che Noemi Letizia fosse incinta.

Il computer è diventata una mia estensione, e non ne vado fiera.
Quando avrò finito di lavorare innanzitutto mi laverò i capelli, poi mangerò qualcosa di non decongelato e infine ripasserò di qui.
Non riesco a leggervi, ma vi penso intensamente.
Bacio tutti appassionatamente, ciao eh.

8 aprile 2013

Innamoriamoci.

Susibita ricorda perfettamente il pomeriggio in cui ricevette il suo primo primissimo bacio: di essere stata colta dalla sindrome del panico nota come iodaquestobagnononesco,  di essersi lavata molto per benino le ascelle, il collo, le orecchie, perchè a 15 anni le ascelle e le orecchie ti possono giocare pessimi, rischiosissimi scherzi. Di aver indossato una camicetta a quadratini bianchi e rosa (lo so, lo so, non dite niente), di aver legato i capelli.
Susibita ricorda che il sapone era al limone, un profumo goduriosissimo, non potete capire.
Il ragazzo, quel pomeriggio, le disse "questo profumo ti somiglia" e da quel momento -TRAC-  lei fu definitivamente fottuta.
Perchè l'amore degli adulti, adulti anche di 15 anni, è fatto un po' per alimentare il nostro ego, innamorato del modo in cui veniamo amati, dell'immagine di noi che ci viene restituita.
Innamorati dell'innamoramento ci sguazziamo dentro, ubriachi, poco vigili, sostanzialmente ciechi e irrimediabilmente persi.
Innamorati dell'innamoramento realizzeremo solo molto più avanti non solo i difetti di lui, ma quel che è ben più grave i nostri, profumo di limone a parte.


L'amore per un figlio non ha nulla a che vedere con le mani sudate, il panico del nonescodalbagno e la sindrome del cosamimetto. Non ha nulla a che fare con l'adrenalina dell'attesa, la vertigine dello sfiorarsi, lo stordimento dei sensi e soprattutto del cervello.
Non ha nulla di etereo, di sospiroso, nè di arioso.
L'amore per un figlio ha invece molto a che vedere col terreno, e anche col sudicio.
Col lento, materialissimo dipanarsi dei giorni.
L'amore per un figlio ha moltissimo a che vedere con fazzoletti catarrosi, fronti calde, mani impiastricciate, vasini sporchi.
L'amore per un figlio non arriva subito, non necessariamente e comunque mai completamente da subito.
L'amore per un figlio è fatto di ore.
S'insinua nelle lenzuola piegate, dentro al latte del mattino, tra le dita grassocce dei piedi e i bioccolini delle calze, scivola lungo la curva delle ciglia, nel sudore della febbre e dell'amoxicillina, scende lungo la guancia, si fa largo tra il brontosauro e il coniglio che segretamente desideri impiccare.
L'amore per un figlio non ti nasconde i suoi difetti: ti stanca la notte, fa puzzette di giorno, mina le tue certezze, affossa le tue esigenze, fa prudere le mani e raccontare fiabe col cappello.
L'amore per un figlio è fatto di ore, di giorni. E' fatto di momenti: uno dopo l'altro, uno dopo l'altro.

L'amore per un figlio non è fatto come nei libri e i fiori che ti portano i bambini non hanno lo stelo: sono povere, depresse teste di margherite decapitate con cui non riesci a fare un mazzetto.
Solo che te le portano dicendo: "Tieni mamma, innamoiamozi.".
Ed è da quel preciso momento che -TRAC-  sei perdutamente, definitivamente fotutta.
Un'altra volta.