Quello che sei, adesso, in questo esordio d'autunno, nel centro pieno dei tuoi sette anni, è questo.
L'ex timidissimo, un poco fragile e insicuro.
Non posso credere che sia tu, a volte, non son certa di quel che vedo.
Perché c'è stato il tuo tempo bambino in cui così tante cose ti facevan paura, e più di tutte te stesso.
Non sono capace, non riesco, non voglio, non ho voglia, non lo farò mai, non lo farò mai più IN TUTTA LA MIA VITA.
E adesso guardati, mentre riemergi piccolo e svelto, solido e concentrato, dall'acqua.
Ascoltati, adesso, quando ti senti forte.
E' facile dirsi forte, più raro sentirsi.
So che questo non durerà per sempre, so che verrà messo in discussione tante volte, che sarà un ricostruirsi caduta dopo caduta, paura oltre paura.
Ma ricordati: lo hai già fatto una volta, ed è il solo - e migliore - inizio.
Il bislacco, logorroico e vagamente psicotico appassionato di storia romana.
Non lo sapevo, quel giorno in macchina, che quel fetente di Annibale avrebbe generato tutto questo.
Altrimenti ci sarei andata più piano.
Non lo sapevi, tu, dell'elmo di Scipio.E non lo hai ancora capito - dannazione - che Canne non stava in Africa.
Ma guardati, oggi, col plastico lego della ricostruzione di Zama.
Domani lo presenti a scuola ai tuoi compagni.
Poretti.
Sei l'identico bambino, fatto e sputato, che 4 anni fa camminava in paese con lo scolapasta in testa.
Sei ancora il drago, la coccinella, il vichingo, Silvano il Mago di Pitigliano, sei tutto quello che vuoi e hai voluto essere.
Sei samurai, un pisello nel baccello, sei la donna più bella del mondo.
Sei pinocchio, ma soprattutto un bambino vero.
Sei tutti i libri che leggi e tutta la musica che ascolti.
Sei il bombarolo, Girardengo, Guizzino, Niels Holgersson e sei pure parecchio Neville Longbottom.
E infine, sei quello che piscia nel bosco, in giardino e al parco.
Quello che non si lava i denti in 13 secondi netti.
Sei ancora il pochino nevrotico e molto isterico mio figlio.
Sei ancora un pivellino.
Sei sempre il pigro, fiacco pappamolliccio che supero in salita.
Fai bene: mi lasci qualcosa ancora per cui sentirmi indispensabile.
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19 settembre 2017
25 maggio 2017
Anch'io.
C'è un mio post di febbraio intitolato "Quando non scrivo" che non è mai stato pubblicato.
Sostanzialmente perché non è mai stato scritto.
Sapevo che questo post qui invece -se mai fosse uscito- sarebbe uscito proprio come ora, senza programmarlo.
In un giorno qualsiasi e imprevisto in cui dopo mesi avrei alzato gli occhi fuori dalla finestra e interrotto qualunque altra cosa in corso e, semplicemente, cominciato a scrivere.
Questo post s'intitola Anch'io perché anch'io ho sentito parole in questi mesi che non avrei voluto sentire.
Anch'io non ho dormito e pianto di paura.
Anch'io mi sono sentita amata, e tuttavia sola.
Anch'io ho ridotto all'essenziale.
Quello che mi è capitato non è molto diverso da quello che capita ogni giorno a centinaia di altre persone.
Delusione, paura, scoramento, rabbia, impotenza, delirio di onnipotenza, desiderio di pestare forte, molto molto forte, panico.
Shit happens, darling.
Mi aveva preso malissimo, ve lo dico.
Non tutto è passato, ma un po' è passato.
Non ho potuto fare altro che spegnere il blog, qualunque social coso, spesso il cervello, e sopravvivergli.
Non voglio parlarne.
Quello che voglio fare adesso è solo dire che anch'io.
Anch'io adesso lavoro.
Anch'io ti voglio bene, piccolo.
Anch'io ti aspetto.
I coleotteri sono splendidi, lo penso anch'io.
Hai avuto paura? Anch'io.
Vieni qui, ti amo anch'io.
Sei tornata?
Anch'io.
Sostanzialmente perché non è mai stato scritto.
Sapevo che questo post qui invece -se mai fosse uscito- sarebbe uscito proprio come ora, senza programmarlo.
In un giorno qualsiasi e imprevisto in cui dopo mesi avrei alzato gli occhi fuori dalla finestra e interrotto qualunque altra cosa in corso e, semplicemente, cominciato a scrivere.
Questo post s'intitola Anch'io perché anch'io ho sentito parole in questi mesi che non avrei voluto sentire.
Anch'io non ho dormito e pianto di paura.
Anch'io mi sono sentita amata, e tuttavia sola.
Anch'io ho ridotto all'essenziale.
Quello che mi è capitato non è molto diverso da quello che capita ogni giorno a centinaia di altre persone.
Delusione, paura, scoramento, rabbia, impotenza, delirio di onnipotenza, desiderio di pestare forte, molto molto forte, panico.
Shit happens, darling.
Mi aveva preso malissimo, ve lo dico.
Non tutto è passato, ma un po' è passato.
Non ho potuto fare altro che spegnere il blog, qualunque social coso, spesso il cervello, e sopravvivergli.
Non voglio parlarne.
Quello che voglio fare adesso è solo dire che anch'io.
Anch'io adesso lavoro.
Anch'io ti voglio bene, piccolo.
Anch'io ti aspetto.
I coleotteri sono splendidi, lo penso anch'io.
Hai avuto paura? Anch'io.
Vieni qui, ti amo anch'io.
Sei tornata?
Anch'io.
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21 settembre 2016
Il #backtoschool ma per davvero.
Il mio bambino va a scuola.
Torna con piccole frasi impresse a matita sul foglio, le lettere in stampatello, i puntini a dividere una parola dall'altra.
Ha una piccola cartella, una piccola merenda e una piccola aula colorata.
Ha anche un piccolo orario, fino ad Ottobre, che mi causa piccoli esaurimenti, ma guardarlo entrare e uscire da quell'edificio in questi primi giorni è un misto di emozione, cupida curiosità e timore che non cambierei con nessun orario definitivo al mondo.
Fino ad Ottobre, s'intende. Poi emigro, se non attivano la mensa.
Il mio bambino ha la passione per: le classificazioni, le nomenclature, le collezioni.
Potenzialmente è un grande naturalista, filatelico o anche serial killer, solo il tempo potrà dircelo.
Al mio bambino ho promesso che, se si comporterà bene a scuola, potrà avere il criceto che desidera.
Potenzialmente è un grande naturalista, filatelico o anche serial killer, solo il tempo potrà dircelo.
Al mio bambino ho promesso che, se si comporterà bene a scuola, potrà avere il criceto che desidera.
Nina è entrata nel nuovo asilo e ha un po' di amici maschi più una femmina.
Porta un laccino con una coda arcobaleno direttamente sulla bananina in testa, gira a torso nudo tirando in porta, digrigna i denti e all'occorrenza dichiara di avere già 3 figli di cui 2 allattati da lei: una specie di via di mezzo tra la figlia dei Flinstons, il bambino selvaggio del viaggio di Arlo e una comare di quartiere ma vestita da Elza Regno di Cristallo.
Io sono stata lontana da qui, negli ultimi due mesi, perché impegnata assai a tirarmi le paranoie stavo preparando un esame e tirandomi le paranoie.
L'ho dato lunedì alle 13.30.
h. 13.10: che cosa ci faccio qui? e perché mi sento sempre una disadattata? è perché io SONO una disadattata.
h. 13.20: non ce la farò mai, ma dove credo di andare. E se non lo passo? è VITALE che io lo passi, o mi considererò un essere inutile.
h.13.40: cosa mi sta chiedendo costei.
h 13.50: concentrati dannazione e porta a casa il risultato come meglio sai fare: dicendo cose a caso, ma convinta.
h. 14.15: minchia sono un genio, fate largo.
h. 14.16: ah non dite più niente, eh? non avete il coraggio, eh? pezzenti. Fate largo, vi dico. Hic et nunc, eccomi, sono io, la Sfolgorante. Un fottuto genio, ecco cosa sono.
h. 14.40: dio però che stanchezza, non ho più l'età.
h. 16.00: probabilmente è stato pure un fatto di culo, ma comunque brava.
h. 20.00: in ogni caso - mi chiedevo- chissà se mi servirà a qualcosa.
h. 23.00: temo l'avrebbe fatto chiunque, mi è sempre più chiaro.
h. 24.00: In fondo non significa nulla. Esiste sicuramente un'altra validissima ragione per cui sentirmi disadattata, e domani -cascasse il mondo- io la troverò.
In attesa di capire cosa farò da grande, per il resto tutto bene.
17 giugno 2016
Negli ultimi giorni.
Negli ultimi giorni Susibita:
- ha assistito all'ultima festa dell'asilo del Biondino.
Non ci sono stati cappellini neri né consegne di diploma - cose che le danno l'idea di piacere più ai genitori che ai bambini - ma tanti sorrisi sdentati, stonature, magliette colorate, piccoli inciampi, sguardi che si cercavano e il discorso della maestra del suo cuore che - manco a dirlo- l'ha fatta piangere.
- ha letto sui giornali cose che le hanno fatto accapponare la pelle, mortificandola di far parte della razza umana. Ha quindi pianto.
- è capitata su questo video:
ha quindi pensato che l'umanità è bellissima, e poetica, e che ne vale la pena. Indi ha pianto.
- ha guardato il ritorno di Heidi alla baita dal nonno col Biondino. Hanno pianto entrambi.
- ha cominciato a preparare valigia, tenda, materiali da campeggio, vestiti da cerimonia per la vacanza con pausa matrimonio in un posto su cui Susibita ha enormi aspettative. In questo caso non ha pianto, ma lo farà tra oggi e domani quando -dopo l'odioso cambio degli armadi- non troverà l'abito giusto per la cerimonia.
Da cui se ne deduce che deve arrivarle il ciclo, come minimo.
- ha assistito all'ultima festa dell'asilo del Biondino.
Non ci sono stati cappellini neri né consegne di diploma - cose che le danno l'idea di piacere più ai genitori che ai bambini - ma tanti sorrisi sdentati, stonature, magliette colorate, piccoli inciampi, sguardi che si cercavano e il discorso della maestra del suo cuore che - manco a dirlo- l'ha fatta piangere.
- ha letto sui giornali cose che le hanno fatto accapponare la pelle, mortificandola di far parte della razza umana. Ha quindi pianto.
- è capitata su questo video:
ha quindi pensato che l'umanità è bellissima, e poetica, e che ne vale la pena. Indi ha pianto.
- ha guardato il ritorno di Heidi alla baita dal nonno col Biondino. Hanno pianto entrambi.
- ha cominciato a preparare valigia, tenda, materiali da campeggio, vestiti da cerimonia per la vacanza con pausa matrimonio in un posto su cui Susibita ha enormi aspettative. In questo caso non ha pianto, ma lo farà tra oggi e domani quando -dopo l'odioso cambio degli armadi- non troverà l'abito giusto per la cerimonia.
Da cui se ne deduce che deve arrivarle il ciclo, come minimo.
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19 ottobre 2015
L'apiculi, il ranocchio e la falena.
Nina ha un amico immaginario.
Non ve l'ho mai detto, ma si chiama Apiculi. O L'Apiculi. O anche Lapiculi. Non c'è dato sapere perché Nina non sa fare lo spelling, però sappiamo che è a forma di pesce.
Sappiamo anche che Apiculi (o l'Apiculi, o Lapiculi) soffre di bipolarismo, o forse che in realtà e uno e bino perché ne esistono due versioni gemelle, ma molto diverse.
Uno è buono e vive con Babbo Natale, l'altro imbratta i muri di casa coi gessetti e vive con Babbo Natale Cattivo, oppure anche appollaiato con le streghe sugli alberi qua fuori dalla cucina.
Nina è una bambina pazza, viziata, prepotente e bellissima.
Lentamente ma inesorabilmente, ci sta fottendo tutti.
Magù è troppo grande per chiamarlo ancora Magù, ma ancora piccolo da raccogliermisi - a fatica- in braccio.
L'amore che provo per lui è spaventoso, tanto che bisogna che ne prenda le distanze a volte, e attendere che sia addormentato per baciarlo.
Perché non è un bene che un bambino conosca quanto profondo può essere l'amore di una madre, quanto spaventosamente grande.
Un bambino - mi dice qualcosa dentro - deve intuire la forza di quell'amore, non rimanerne schiacciato. Deve sondarne la grandezza, non esserne risucchiato.
Non so ancora come lo chiamerò, adesso che ha le gambe lunghe come un ranocchio.
Mia suocera qualche volta mi dice che non dovrei tirarli su senza spiritualità.
In realtà lei vuole dire senza religione, ma si confonde -credo- e di molto.
Io ho poca religione, ormai, e tiro le cose un po' a caso sul mio spirito.
Non so da dove venga, non so esattamente come parlargli.
Invidio le preghiere altrui.
Mi mette molto in pace ascoltare chi prega, i sussurri degli uomini soli con Dio.
Sarà per questo che non mi arrabbio quando sento che mia suocera mettendoli a letto gli fa fare il segno della croce. Loro, ridicoli, si segnano con la sinistra e fanno un gran gesticolare, ma ricordano i versi del Padre Nostro e le loro voci bambine hanno quel po' di sacro e d'inconsapevole che l'età non ha ancora violato.
A me non piace moltissimo non avere nessuno da pregare: penso sia una bella grana, in fin dei conti.
Però non è che si può scegliere di pregare solo per non avere grane, io credo.
Ascoltare la voce mia medesima poi, è senz'altro un grattacapo.
A volte però mi parte un pensiero laterale, tipo stanotte.
Stavo precipitando, no? e questo pensiero mi ha tirata su.
Il mio pensiero diceva così: che le decisioni sono mie e a molti o alcuni altri non piaceranno.
Che uno non fa scelte solo sulla base degli orari del treno, per dire qualcosa di oggettivo e terzo.
Uno le fa sulla base di qualcosa che ha dentro, il magma indefinito e non circoscrivibile delle proprie idee, delle proprie esperienze, dei propri ricordi ma soprattutto dei propri sogni.
Che dentro il mio corpo, e in special modo dentro la mia anima e coscienza, ci sto io soltanto.
E che io- anche quando mi dibatto come la falena contro il vetro- lo so bene, cos'è che voglio.
Questo mio pensiero aveva l'aria di uno che sa quello che dice, così l'ho ascoltato.
E finalmente - senza dibattermi più- ho chiuso gli occhi e dormito.
Non ve l'ho mai detto, ma si chiama Apiculi. O L'Apiculi. O anche Lapiculi. Non c'è dato sapere perché Nina non sa fare lo spelling, però sappiamo che è a forma di pesce.
Sappiamo anche che Apiculi (o l'Apiculi, o Lapiculi) soffre di bipolarismo, o forse che in realtà e uno e bino perché ne esistono due versioni gemelle, ma molto diverse.
Uno è buono e vive con Babbo Natale, l'altro imbratta i muri di casa coi gessetti e vive con Babbo Natale Cattivo, oppure anche appollaiato con le streghe sugli alberi qua fuori dalla cucina.
Nina è una bambina pazza, viziata, prepotente e bellissima.
Lentamente ma inesorabilmente, ci sta fottendo tutti.
Magù è troppo grande per chiamarlo ancora Magù, ma ancora piccolo da raccogliermisi - a fatica- in braccio.
L'amore che provo per lui è spaventoso, tanto che bisogna che ne prenda le distanze a volte, e attendere che sia addormentato per baciarlo.
Perché non è un bene che un bambino conosca quanto profondo può essere l'amore di una madre, quanto spaventosamente grande.
Un bambino - mi dice qualcosa dentro - deve intuire la forza di quell'amore, non rimanerne schiacciato. Deve sondarne la grandezza, non esserne risucchiato.
Non so ancora come lo chiamerò, adesso che ha le gambe lunghe come un ranocchio.
Mia suocera qualche volta mi dice che non dovrei tirarli su senza spiritualità.
In realtà lei vuole dire senza religione, ma si confonde -credo- e di molto.
Io ho poca religione, ormai, e tiro le cose un po' a caso sul mio spirito.
Non so da dove venga, non so esattamente come parlargli.
Invidio le preghiere altrui.
Mi mette molto in pace ascoltare chi prega, i sussurri degli uomini soli con Dio.
Sarà per questo che non mi arrabbio quando sento che mia suocera mettendoli a letto gli fa fare il segno della croce. Loro, ridicoli, si segnano con la sinistra e fanno un gran gesticolare, ma ricordano i versi del Padre Nostro e le loro voci bambine hanno quel po' di sacro e d'inconsapevole che l'età non ha ancora violato.
A me non piace moltissimo non avere nessuno da pregare: penso sia una bella grana, in fin dei conti.
Però non è che si può scegliere di pregare solo per non avere grane, io credo.
Ascoltare la voce mia medesima poi, è senz'altro un grattacapo.
A volte però mi parte un pensiero laterale, tipo stanotte.
Stavo precipitando, no? e questo pensiero mi ha tirata su.
Il mio pensiero diceva così: che le decisioni sono mie e a molti o alcuni altri non piaceranno.
Che uno non fa scelte solo sulla base degli orari del treno, per dire qualcosa di oggettivo e terzo.
Uno le fa sulla base di qualcosa che ha dentro, il magma indefinito e non circoscrivibile delle proprie idee, delle proprie esperienze, dei propri ricordi ma soprattutto dei propri sogni.
Che dentro il mio corpo, e in special modo dentro la mia anima e coscienza, ci sto io soltanto.
E che io- anche quando mi dibatto come la falena contro il vetro- lo so bene, cos'è che voglio.
Questo mio pensiero aveva l'aria di uno che sa quello che dice, così l'ho ascoltato.
E finalmente - senza dibattermi più- ho chiuso gli occhi e dormito.
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9 ottobre 2015
Old friend, good friend.
Tu hai qualche problema, mi ha detto.
No, io ho UN problema, ho risposto io.
E questo mio problema è sempre lo stesso.
Mi spiego: io e Problema ci conosciamo da molti, molti anni.
Problema ha molte facce, ma un solo volto.
Il primo ricordo che ho di lui è una stanza gialla, a un festa di bambini, quando ancora vivevamo in Africa. Cercavo disperatamente mia sorella perché mia madre non c'era e questo era un grosso, grossissimo Problema. Qualcuno mi disse "gioca con gli altri, tua sorella è di là che si diverte" ma io non potevo. Io avevo un Problema.
Problema mi lasciò in pace qualche tempo - un tempo che ricordo infatti molto felice- ma appena tornammo in Italia mi toccò una classe di 29 bambini sconosciuti e una maestra d'altri tempi, e fu lì che incontrai di nuovo Problema.
A Problema piaceva molto travestirsi e cambiare nome.
Nel corso degli anni l'ho incontrato sotto le spoglie di Tabelline, Maestra M., Divisioni, compito di geografia su alta e bassa pressione.
Un giorno passavo per caso e c'aveva proprio la faccia di Papà che parte.
Qualche settimana dopo era Algebra, Grasso e Peli Superflui, Geometria Descrittiva, Studio di Funzione.
Spessissimo Problema andava a braccetto con Giudizio.
A un certo punto, colta da un lampo d'intuizione, se a Problema piace moltissimo la matematica -pensai- mi dedicherò ad altro.
Problema cominciò quindi a parlare Greco Antico e Latino.
Genio.
Problema è stato anche Cambiamento, Soldi, Casa, Lavoro.
A un certo punto Problema è rimasto incinta.
Vi dirò, col tempo ho anche smesso di odiarlo, Problema.
A volte lo coccolo, mi fa quasi tenerezza.
Ecco io credo che qui stia il punto, il mio errore più grande.
Problema non è uno da coccole. E' uno che se lo lasci fare si prende tutto, lo stronzo.
Si prende le mie giornate al mare e le riempie di paura, si prende le mie notti e le riempie di angoscia, si prende la mia bellezza e la colma di dubbi.
Problema calpesta il mio tempo e lo insozza come uno straccio da niente.
Problema mi ha mentito per un sacco di tempo e per anni ho creduto a tutte quante le sue facce.
Problema a tratti ama stare al centro dell'attenzione, per brevi periodi sotto le luci della ribalta dà il meglio di sé ma in verità mi sono fatta l'idea che è nell'anonimato del tempo che cresce, che è dello sforzo d'ignorarlo che si alimenta.
Dunque io credo di aver un solo piccolissimo vantaggio, in questo momento, dopo ben 36 anni: che posso riconoscerlo.
Se mi sforzo, se mi concentro, se mi estraneo, lo vedo.
Magari non me ne accorgo subito, all'inizio mi sembra sia davvero un problema come un altro ma poi dentro di me un campanello squilla ed è allora che lo vedo - è lui- ci risiamo, è arrivato: Problema.
Ma se in quel momento non mi faccio prendere dal panico e resto salda a me stessa, se al posto di Paura faccio posto a Fiducia, se invece che quella palla al cazzo di Commiserazione lascio parlare Leggerezza, allora ho una possibilità di vederlo per quello che è: uno di quegli uomini bassi che si mettono i tacchi.
Problema, a guardarlo da vicino, dritto negli occhi, è piccolo.
No, io ho UN problema, ho risposto io.
E questo mio problema è sempre lo stesso.
Mi spiego: io e Problema ci conosciamo da molti, molti anni.
Problema ha molte facce, ma un solo volto.
Il primo ricordo che ho di lui è una stanza gialla, a un festa di bambini, quando ancora vivevamo in Africa. Cercavo disperatamente mia sorella perché mia madre non c'era e questo era un grosso, grossissimo Problema. Qualcuno mi disse "gioca con gli altri, tua sorella è di là che si diverte" ma io non potevo. Io avevo un Problema.
Problema mi lasciò in pace qualche tempo - un tempo che ricordo infatti molto felice- ma appena tornammo in Italia mi toccò una classe di 29 bambini sconosciuti e una maestra d'altri tempi, e fu lì che incontrai di nuovo Problema.
A Problema piaceva molto travestirsi e cambiare nome.
Nel corso degli anni l'ho incontrato sotto le spoglie di Tabelline, Maestra M., Divisioni, compito di geografia su alta e bassa pressione.
Un giorno passavo per caso e c'aveva proprio la faccia di Papà che parte.
Qualche settimana dopo era Algebra, Grasso e Peli Superflui, Geometria Descrittiva, Studio di Funzione.
Spessissimo Problema andava a braccetto con Giudizio.
A un certo punto, colta da un lampo d'intuizione, se a Problema piace moltissimo la matematica -pensai- mi dedicherò ad altro.
Problema cominciò quindi a parlare Greco Antico e Latino.
Genio.
Problema è stato anche Cambiamento, Soldi, Casa, Lavoro.
A un certo punto Problema è rimasto incinta.
Vi dirò, col tempo ho anche smesso di odiarlo, Problema.
A volte lo coccolo, mi fa quasi tenerezza.
Ecco io credo che qui stia il punto, il mio errore più grande.
Problema non è uno da coccole. E' uno che se lo lasci fare si prende tutto, lo stronzo.
Si prende le mie giornate al mare e le riempie di paura, si prende le mie notti e le riempie di angoscia, si prende la mia bellezza e la colma di dubbi.
Problema calpesta il mio tempo e lo insozza come uno straccio da niente.
Problema mi ha mentito per un sacco di tempo e per anni ho creduto a tutte quante le sue facce.
Problema a tratti ama stare al centro dell'attenzione, per brevi periodi sotto le luci della ribalta dà il meglio di sé ma in verità mi sono fatta l'idea che è nell'anonimato del tempo che cresce, che è dello sforzo d'ignorarlo che si alimenta.
Se mi sforzo, se mi concentro, se mi estraneo, lo vedo.
Magari non me ne accorgo subito, all'inizio mi sembra sia davvero un problema come un altro ma poi dentro di me un campanello squilla ed è allora che lo vedo - è lui- ci risiamo, è arrivato: Problema.
Ma se in quel momento non mi faccio prendere dal panico e resto salda a me stessa, se al posto di Paura faccio posto a Fiducia, se invece che quella palla al cazzo di Commiserazione lascio parlare Leggerezza, allora ho una possibilità di vederlo per quello che è: uno di quegli uomini bassi che si mettono i tacchi.
Problema, a guardarlo da vicino, dritto negli occhi, è piccolo.
14 settembre 2015
L'ha presa benissimo.
Dunque la ccuola dei gandi non le piaze.
Lei a ccuola non zi va.
Zi va solo quando è gande.
Perché io piangio, mamma. Sono piccola, lassami 'ttare.
p.s.
Io comunque stasera vorrei solo che fosse piccola, ma piccola davvero.
Poterla consolare col gesto più antico di sempre, quello che tutte le femmine di qualunque fottuto mammifero su un qualunque pezzo di questa fottuta terra fanno da sempre. Nessuna parola, nessun carillon. Solo pelle calda e nutrimento.
Ma lei non ha tre mesi, ha tre anni.
E dobbiamo salire sul fottuto pullmino.
Fottuto è l'aggettivo più in voga, stasera.
Lei a ccuola non zi va.
Zi va solo quando è gande.
Perché io piangio, mamma. Sono piccola, lassami 'ttare.
p.s.
Io comunque stasera vorrei solo che fosse piccola, ma piccola davvero.
Poterla consolare col gesto più antico di sempre, quello che tutte le femmine di qualunque fottuto mammifero su un qualunque pezzo di questa fottuta terra fanno da sempre. Nessuna parola, nessun carillon. Solo pelle calda e nutrimento.
Ma lei non ha tre mesi, ha tre anni.
E dobbiamo salire sul fottuto pullmino.
Fottuto è l'aggettivo più in voga, stasera.
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13 maggio 2015
Dei miei giorni intensi, con tahina in borsa.
Ciao città che vivi un sacco, la notte.
Ciao colleghi, amici, adulti in carne e ossa, che vi vedo interi dalle occhiaie in giù, e non dietro lo schermo di una chat.
Ciao dove vai? ma torni? ci vediamo dopo per una birretta? [ciao concetto di birretta]
Ciao signore iraniano del minimarket, imbruttito perché non trovo la tahina alle 11.30 e tu vuoi chiudere.
Ciao nutrie - unici esemplari pervenuti di biodiversità cittadina, a parte i cani con collari assurdi e le zanzare. A Maggio.
Ciao giovani donne con fondotinta extraterrestri e lo smalto in tinta con la borsa.
Ciao bizzarri giovani uomini con barbe ordinate come aiuole svizzere, pantaloni alle caviglie, scarpe in pelle senza calze (scarpe in pelle senza calze??).
Ciao granita, musica in piazza, profumo d'estate giovane e afosa.
Ciao uomo che dormi nell'androne delle macchinette self-service. Ciao, pietà.
Ciao gelsomini in fiore.
Ciao piantine tristi, su terrazzini impolverati di strada.
Ciao rumore, rumore. Un sacco di rumore.
Ciao vetrine in gran spolvero, bancomat ogni 50 metri, farmacie sotto casa, tutto molto facile, tutto molto vicino.
Ciao sentire che esiste qualcosa di più grande, di più teatrale, di più comodo, di più tragico, di più eccitante, di più artificiale, di più futuristico, di più sporco, di più europeo, con meno cielo, con più musica, con più gusti gelato, con più adulti, più drink, meno Mediterraneo, con grande fascino e un po' di poesia, molto bello e molto brutto, molto ricco e molto povero.
E' stato bello, davvero.
Ma ho dei pomodorini nuovi, da piantare.
E un silenzio che non so spiegarti, se mi capisci.
Ciao colleghi, amici, adulti in carne e ossa, che vi vedo interi dalle occhiaie in giù, e non dietro lo schermo di una chat.
Ciao dove vai? ma torni? ci vediamo dopo per una birretta? [ciao concetto di birretta]
Ciao signore iraniano del minimarket, imbruttito perché non trovo la tahina alle 11.30 e tu vuoi chiudere.
Ciao nutrie - unici esemplari pervenuti di biodiversità cittadina, a parte i cani con collari assurdi e le zanzare. A Maggio.
Ciao giovani donne con fondotinta extraterrestri e lo smalto in tinta con la borsa.
Ciao bizzarri giovani uomini con barbe ordinate come aiuole svizzere, pantaloni alle caviglie, scarpe in pelle senza calze (scarpe in pelle senza calze??).
Ciao granita, musica in piazza, profumo d'estate giovane e afosa.
Ciao uomo che dormi nell'androne delle macchinette self-service. Ciao, pietà.
Ciao gelsomini in fiore.
Ciao piantine tristi, su terrazzini impolverati di strada.
Ciao rumore, rumore. Un sacco di rumore.
Ciao vetrine in gran spolvero, bancomat ogni 50 metri, farmacie sotto casa, tutto molto facile, tutto molto vicino.
Ciao sentire che esiste qualcosa di più grande, di più teatrale, di più comodo, di più tragico, di più eccitante, di più artificiale, di più futuristico, di più sporco, di più europeo, con meno cielo, con più musica, con più gusti gelato, con più adulti, più drink, meno Mediterraneo, con grande fascino e un po' di poesia, molto bello e molto brutto, molto ricco e molto povero.
E' stato bello, davvero.
Ma ho dei pomodorini nuovi, da piantare.
E un silenzio che non so spiegarti, se mi capisci.
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17 febbraio 2015
La nipote del Gran Mogol.
Susibita ha in programma una breve tappa lavorativa nella Città Grande.
La doverosa premessa a quanto segue è che dal momento in cui Susibita ha messo i piedi, anzi prima ancora gli occhi, sulla Collina dei Conigli, ha saputo di non essersi sbagliata, di aver fatto cosa buona e giusta.
Non c'è stato un solo momento in cui abbia rimpianto la vita di prima.
Perché la Collina, dovete sapere, è proprio fatta per lei.
Negli anni Susibita si è sempre più mollemente adagiata nel degrado stilistico a cui il suo armadio tendeva -invero- anche prima.
Ha progressivamente abbandonato jeans stretch e maglioncini, per gettarsi - spensierata e temeraria - nel bolo di tute in acetato e felpe con cappuccio che è diventato il fondo del suo letto.
La cosa figa di lavorare da casa è che puoi avere una call skype alle 12.30 con un tizio nel Canterbury e sembrare una persona seria, una che ne sa - indossando il pigiama di flanella, le crocks e puzzando vagamente di stufa a legna.
Forse la cosa che le manca sono solo i colleghi, gente adulta con cui parlare, prendere un caffè.
Per carità, Google simpaticissimo, sta accucciato ai piedi che è una meraviglia. Non fosse che qualche volta è un po' petomane, ma magari quello è un problema che avete anche voialtri là fuori nelle Città Grandi, col vicino di scrivania. E a 'sto punto -perdonate- ma francamente meglio il mio cane.
Tuttavia anche questo fatto di levarsi il pigiama ogni tanto e ricordarsi che si è degli esseri umani e non dei teletubbies, non è da sottovalutare.
Inoltre Susibita sa per certo che nella città grande esistono un sacco di ristoranti fichissimi, lo vede dalle vostre foto su Instagram.
Robe che mi parete tutte a Niuiorch, gente. Ma che posti frequentate?
Noi qui al massimo cinghiale in umido, se dico che sono vegetariana generalmente rispondono con sincera afflizione: "Mi spiace. E per quanto tempo, ancora?".
Come una malattia che è piombata addosso dall'alto e da cui prima o poi ti riprenderai, inconcepibile la scelta volontaria.
Insomma Susibita è felice e garrula come una poiana in primavera per questo piccolo diversivo nella quotidianità campestre.
Ha tirato fuori jeans e maglioncini e addirittura la piastra.
E' felice e garrula come una rondinella all'idea di andare in un ufficio dove pare ci sia gente, addirittura delle donne (Susibita lavora nel 99% dei casi con uomini. No scusate, peggio: con uomini, e ignegneri).
E' felice e garrula perché pregusta brevi ma felicissime reunion con amici cittadini.
E' felice e garrula perché per qualche ora non avrà bambini intorno a sé.
Lo so, fa brutto messa così, ma è la vera verità.
E' altrettanto vero che dopo 8 h senza di loro telefonerà a sua madre chiedendo "come stanno? che fanno? s'ammazzano? me li passi?" e che al suo rientro li stritolerà di baci, ancora galvanizzata dalle notti di sonno ininterrotto.
C'è solo un piccolo problema, niente di che: lui s'è portato via l'unico trolley di casa.
Dunque Susibita si presenterà in ufficio per conoscere tutta 'sta nuova gente in zaino Quechua.
Ciò la definirà immediatamente ed irrimediabilmente per quella che essa - invero - è: la nipote quindicenne del gran Mogol, direttamente dal Campus Estivo delle Giovani Marmotte.
La doverosa premessa a quanto segue è che dal momento in cui Susibita ha messo i piedi, anzi prima ancora gli occhi, sulla Collina dei Conigli, ha saputo di non essersi sbagliata, di aver fatto cosa buona e giusta.
Non c'è stato un solo momento in cui abbia rimpianto la vita di prima.
Perché la Collina, dovete sapere, è proprio fatta per lei.
Negli anni Susibita si è sempre più mollemente adagiata nel degrado stilistico a cui il suo armadio tendeva -invero- anche prima.
Ha progressivamente abbandonato jeans stretch e maglioncini, per gettarsi - spensierata e temeraria - nel bolo di tute in acetato e felpe con cappuccio che è diventato il fondo del suo letto.
La cosa figa di lavorare da casa è che puoi avere una call skype alle 12.30 con un tizio nel Canterbury e sembrare una persona seria, una che ne sa - indossando il pigiama di flanella, le crocks e puzzando vagamente di stufa a legna.
Forse la cosa che le manca sono solo i colleghi, gente adulta con cui parlare, prendere un caffè.
Per carità, Google simpaticissimo, sta accucciato ai piedi che è una meraviglia. Non fosse che qualche volta è un po' petomane, ma magari quello è un problema che avete anche voialtri là fuori nelle Città Grandi, col vicino di scrivania. E a 'sto punto -perdonate- ma francamente meglio il mio cane.
Tuttavia anche questo fatto di levarsi il pigiama ogni tanto e ricordarsi che si è degli esseri umani e non dei teletubbies, non è da sottovalutare.
Inoltre Susibita sa per certo che nella città grande esistono un sacco di ristoranti fichissimi, lo vede dalle vostre foto su Instagram.
Robe che mi parete tutte a Niuiorch, gente. Ma che posti frequentate?
Noi qui al massimo cinghiale in umido, se dico che sono vegetariana generalmente rispondono con sincera afflizione: "Mi spiace. E per quanto tempo, ancora?".
Come una malattia che è piombata addosso dall'alto e da cui prima o poi ti riprenderai, inconcepibile la scelta volontaria.
Insomma Susibita è felice e garrula come una poiana in primavera per questo piccolo diversivo nella quotidianità campestre.
Ha tirato fuori jeans e maglioncini e addirittura la piastra.
E' felice e garrula come una rondinella all'idea di andare in un ufficio dove pare ci sia gente, addirittura delle donne (Susibita lavora nel 99% dei casi con uomini. No scusate, peggio: con uomini, e ignegneri).
E' felice e garrula perché pregusta brevi ma felicissime reunion con amici cittadini.
E' felice e garrula perché per qualche ora non avrà bambini intorno a sé.
Lo so, fa brutto messa così, ma è la vera verità.
E' altrettanto vero che dopo 8 h senza di loro telefonerà a sua madre chiedendo "come stanno? che fanno? s'ammazzano? me li passi?" e che al suo rientro li stritolerà di baci, ancora galvanizzata dalle notti di sonno ininterrotto.
C'è solo un piccolo problema, niente di che: lui s'è portato via l'unico trolley di casa.
Dunque Susibita si presenterà in ufficio per conoscere tutta 'sta nuova gente in zaino Quechua.
Ciò la definirà immediatamente ed irrimediabilmente per quella che essa - invero - è: la nipote quindicenne del gran Mogol, direttamente dal Campus Estivo delle Giovani Marmotte.
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3 gennaio 2015
dediche.
Il primo post del 2014 lo dedico a mia suocera, che entro le prime 24 h di presenza in casa rischia grosso ( ora di arrivo: 17.30. Ore 21: "Adesso levamela di torno o m'attacco alla dentiera e tiro forte ") e poi si riscatta giocando a dama coi bimbi, rubando una scala da fienile e rientrando dalla finestra perchè s'è chiusa fuori.
Lo dedico a quel nerd di mio figlio, 5 anni non computi, che si spara tutorial online su come comporre i veicoli Lego chima.
Lo dedico a Nina che sa parlare e comincia a farsi capire una mezza fava in piú, e comunque è intonata.
Lo dedico a Lui, che è pazzo e orgoglioso e sta in fissa con la reclette: la pulisce, la riordina e ormai parla solo di quello.
La dedico a me, che fingo (male) che non faccia piú male, che fingo (bene) di non aver paura, che ho tante idee e che comunque -mal che vada- sono intonata.
Lo dedico a me, che non voglio piú scappare ma mi sento già sfuggire, però mai da qui dove la notte incontro la volpe, il tasso o la civetta.
E voi se non lo sapete ve lo dico io com'è ch'è fatta una volpe: è fatta di Bellezza ed è fatta di Paura e anche di qualcosa di molto muschioso e fragile che è Selvatichezza.
Ed io se non lo so me lo spiego da me com'è che sono volpe.
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23 dicembre 2014
Oltre il permafrost (buon natale)
Il bimbo in piazzetta ieri caricava taniche sulla macchina per andare alla fonte, che gli han tagliato l'acqua.
Oggi ti ho comprato un pandoro, perché so che ti piace il pandoro, poi dopo la cassa ho visto il carrello della caritas con dentro 3 passate in croce e un pacco di fusilli, allora adesso il tuo pandoro è lì e so che non ti dispiacerà.
Il mio bambino non ha più paura dello spettacolo di Natale, perché ha indossato un maglione col lupo ed è diventato forte. "E' stato un gande ppettacolo, mamma. Popio un gande ppettacolo" è tutto ciò che ricorda.
Credo di essere pronta per quello che porterà Gennaio, ma qualcuno dovrebbe avvisare anche il mio cervello. Nel dubbio, domani taglio i capelli.
Ho preso 6 nuovi libri in biblioteca e ho fatto la tessera a lui, che ora se la tira moltissimo.
Sono felice e vorrei dirlo a qualcuno, mi pare abbia senso che qualcuno là fuori lo sappia.
Perché stanotte in fondo al letto dove di solito comincia il permafrost, adesso ci sono i tuoi piedi.
Oggi ti ho comprato un pandoro, perché so che ti piace il pandoro, poi dopo la cassa ho visto il carrello della caritas con dentro 3 passate in croce e un pacco di fusilli, allora adesso il tuo pandoro è lì e so che non ti dispiacerà.
Il mio bambino non ha più paura dello spettacolo di Natale, perché ha indossato un maglione col lupo ed è diventato forte. "E' stato un gande ppettacolo, mamma. Popio un gande ppettacolo" è tutto ciò che ricorda.
Credo di essere pronta per quello che porterà Gennaio, ma qualcuno dovrebbe avvisare anche il mio cervello. Nel dubbio, domani taglio i capelli.
Ho preso 6 nuovi libri in biblioteca e ho fatto la tessera a lui, che ora se la tira moltissimo.
Sono felice e vorrei dirlo a qualcuno, mi pare abbia senso che qualcuno là fuori lo sappia.
Perché stanotte in fondo al letto dove di solito comincia il permafrost, adesso ci sono i tuoi piedi.
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12 novembre 2014
Domani è un altro giorno (ci sono i 20, e poi i 30).
A 20 avevo belle gambe. Nascoste.
A 30 gambe più magre, meno toniche. Nude.
A 30 gambe più magre, meno toniche. Nude.
A 20 tutti giustificati, eccetto me stessa.
A 30 beneficio del dubbio fino a prova contraria.
A 20 e se poi pensa...?
A 30 c'è il tuo parere. E poi c'è il mio.
A 20 solo rock e dintorni. A 25 intermezzo amarcord con cartoons anni '80.
A 30 Radio24.
A 20 Dio che male.
A 20 e se poi pensa...?
A 30 c'è il tuo parere. E poi c'è il mio.
A 20 solo rock e dintorni. A 25 intermezzo amarcord con cartoons anni '80.
A 30 Radio24.
A 20 Dio che male.
A 30 il male disgusta, ma scuote.
A 20 sono peggio di (quasi) tutti.
A 30, voglio essere una brava persona.
A 20 Tolstoj. A 30 Dostoevsky.
A 20 sola. A 30 insieme.
A 20 mi faccio il culo, che poi mi ripaga(no). A 30 mi faccio il culo, se lo dico io.
A 20 chissà che bello.
A 30: vedi? questo è bello.
A 20 paura.
A 30 Rossella O'Hara.
A 30, voglio essere una brava persona.
A 20 Tolstoj. A 30 Dostoevsky.
A 20 sola. A 30 insieme.
A 20 mi faccio il culo, che poi mi ripaga(no). A 30 mi faccio il culo, se lo dico io.
A 20 chissà che bello.
A 30: vedi? questo è bello.
A 20 paura.
A 30 Rossella O'Hara.
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17 ottobre 2014
C'è gente che quando vuole una scusa in più per frignarsi addosso cerca su youtube le best auditions XFactor UK e poi sta meglio.
E io sono una di quelle.
E io sono una di quelle.
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5 settembre 2014
Folder.
La notte non dormo, per via di certi pensieri.
Mi sveglio nel cuore del buio e devo leggere per ore, riaddormentandomi quando comincia a schiarire.
Io lo so che è solo un questione di abitudine, di assuefazione al cambiamento, lo so che ce la farò e che mi serve solo tempo per lasciarmi l'Inutile alle spalle.
A me piace quando finisce il caldo e le giornate si accorciano.
Lo so: ora risponderete che il caldo non è mai iniziato, ma la verità è che a me ciò non ha arrecato alcun danno dato che non stavo al mare né in montagna, e a dirla tutta tra poco andrò via per qualche giorno e già danno pioggia.
Non è un dramma: questa non è stata per me l'estate del bikini e del relax, tutto ciò che cerco è un letto diverso in cui dormire, una finestra mai vista da cui affacciarmi, una strada nuova da percorrere mano a mano coi bimbi e magari un gelato, un accento diverso da ascoltare.
Tutto qui, non molto credo.
Mi piace che tra poco ricomincerà la scuola.
[No, aspè, questo non è esatto: io sono fanatica, impaziente, saltellante sul posto, invasata agitatrice di pom-pom da cheerleader -Datemi una S! datemi una C!...- per il solo fatto che dopo 3 mesi ricominci infine sta cazzo di scuola che NON SE NE POTEVA PIù. Ma più più più.]
Poi c'è una cosa.
Nel mio computer io ho una cartella.
In quella cartella io negli ultimi 3 anni ci ho messo un po' di cose, principalmente sogni.
Accadeva che ogni volta che ci passavo accanto col cursore non potessi mai aprirla perché ogni volta Tuttoilresto andava fatto prima, Tuttoilresto era ad alta priorità, Tuttoilresto doveva essere fatto ieri, due mesi fa, 5 anni prima o nel '73, che manco ero nata.
Ecco io adesso sento come una cosa dentro di me: un'impazienza, un brivido d'eccitazione, un pizzicorino attorno al naso, un pruritino tra le dita e soprattutto tra i ricci dei capelli.
Tra me e quella cartella ci sono le notti a rigirarmi nel letto, ci sono 4 giorni al mare, ci sono le foglie che ingialliscono e il cielo smaltato dentro all'autunno, i pomeriggi eterni dell'inverno.
Meno male che sarò qui, nel posto in cui scendendo dalla macchina mi assale il profumo della nepitella.
Mi sveglio nel cuore del buio e devo leggere per ore, riaddormentandomi quando comincia a schiarire.
Io lo so che è solo un questione di abitudine, di assuefazione al cambiamento, lo so che ce la farò e che mi serve solo tempo per lasciarmi l'Inutile alle spalle.
A me piace quando finisce il caldo e le giornate si accorciano.
Lo so: ora risponderete che il caldo non è mai iniziato, ma la verità è che a me ciò non ha arrecato alcun danno dato che non stavo al mare né in montagna, e a dirla tutta tra poco andrò via per qualche giorno e già danno pioggia.
Non è un dramma: questa non è stata per me l'estate del bikini e del relax, tutto ciò che cerco è un letto diverso in cui dormire, una finestra mai vista da cui affacciarmi, una strada nuova da percorrere mano a mano coi bimbi e magari un gelato, un accento diverso da ascoltare.
Tutto qui, non molto credo.
Mi piace che tra poco ricomincerà la scuola.
[No, aspè, questo non è esatto: io sono fanatica, impaziente, saltellante sul posto, invasata agitatrice di pom-pom da cheerleader -Datemi una S! datemi una C!...- per il solo fatto che dopo 3 mesi ricominci infine sta cazzo di scuola che NON SE NE POTEVA PIù. Ma più più più.]
Poi c'è una cosa.
Nel mio computer io ho una cartella.
In quella cartella io negli ultimi 3 anni ci ho messo un po' di cose, principalmente sogni.
Accadeva che ogni volta che ci passavo accanto col cursore non potessi mai aprirla perché ogni volta Tuttoilresto andava fatto prima, Tuttoilresto era ad alta priorità, Tuttoilresto doveva essere fatto ieri, due mesi fa, 5 anni prima o nel '73, che manco ero nata.
Ecco io adesso sento come una cosa dentro di me: un'impazienza, un brivido d'eccitazione, un pizzicorino attorno al naso, un pruritino tra le dita e soprattutto tra i ricci dei capelli.
Tra me e quella cartella ci sono le notti a rigirarmi nel letto, ci sono 4 giorni al mare, ci sono le foglie che ingialliscono e il cielo smaltato dentro all'autunno, i pomeriggi eterni dell'inverno.
Meno male che sarò qui, nel posto in cui scendendo dalla macchina mi assale il profumo della nepitella.
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20 agosto 2014
Hic et nunc.
Luglio è stato lavora, corri, che fa piove? ma che, è rimandato il corso in piscina? n'altra volta? ahi come sto male-hui come sto male, mamma mi tieni almeno lei? il prossimo anno un au-pair portoricano, cari miei, non me lo toglie nessuno.
Luglio è stata un'isola temporale di due giorni appena, ma pieni di bambini, propri e altrui, a riempir cestini con mirtilli.
Luglio è stata lei che aspettavo.
Luglio è stato febbre, stanchezza e tanta pioggia.
Luglio con tanta pioggia non è male, se lavori.
Agosto è non so.
Una mazzata sui denti, anzi direi quasi un paio, sentirsi uniti, studiare strategie, dire "è la vita, non importa. Rimbocchiamoci le mani.". Sentire di amarlo anche di più, persino di più.
Agosto è non sono sicura di cosa mi porterà Settembre, né Ottobre, né Novembre né -santissima Gesualda- il 2015.
Perché Susibita ha affrontato parecchi stravolgimenti in passato, ma mai - deve ammetterlo- con nonchalance.
Tiene botta, questo sì, tiene botta benissimo grazie a un senso del dovere e a una capacità di ripresa ormai allenata: ma è un 'ansiosa, e gli ansiosi vorrebbero sempre sapere cosa succederà di lì a sei mesi, perché devono potersi preparare prima, devono avere margine di manovra, devono sfracellarsi i coglioni con tipo 24 mesi di anticipo.
Gli ansiosi non sono leggeri: possono sforzarsi d'imparare -arte che Susibita pratica con naturale incapacità ma grande impegno da parecchi anni- a diventarlo, ma quando mettono la testa sul cuscino la sera sanno che dovranno leggere un paio di capitoli in più della saga dei Buddenbrook per stordirsi in maniera sufficiente a prender sonno.
Quello che Susibita sa è che non sarà semplice, ma forse più bello?
Quello che Susibita vuole è tagliare il superfluo, l'inutile, l'ingannevole abitudine, il finto comodo.
Quello che Susibita desidera è non perdere ciò che ama.
Quello che Susibita desidera è perdere ciò che non ama. Che poi non è perdere: è lasciare, che è diverso.
Quello che Susibita vuole è ciò che sa fare meglio e farlo anche meglio, dopo tutto questo.
Luglio è stata un'isola temporale di due giorni appena, ma pieni di bambini, propri e altrui, a riempir cestini con mirtilli.
Luglio è stata lei che aspettavo.
Luglio è stato febbre, stanchezza e tanta pioggia.
Luglio con tanta pioggia non è male, se lavori.
Agosto è non so.
Una mazzata sui denti, anzi direi quasi un paio, sentirsi uniti, studiare strategie, dire "è la vita, non importa. Rimbocchiamoci le mani.". Sentire di amarlo anche di più, persino di più.
Agosto è non sono sicura di cosa mi porterà Settembre, né Ottobre, né Novembre né -santissima Gesualda- il 2015.
Perché Susibita ha affrontato parecchi stravolgimenti in passato, ma mai - deve ammetterlo- con nonchalance.
Tiene botta, questo sì, tiene botta benissimo grazie a un senso del dovere e a una capacità di ripresa ormai allenata: ma è un 'ansiosa, e gli ansiosi vorrebbero sempre sapere cosa succederà di lì a sei mesi, perché devono potersi preparare prima, devono avere margine di manovra, devono sfracellarsi i coglioni con tipo 24 mesi di anticipo.
Gli ansiosi non sono leggeri: possono sforzarsi d'imparare -arte che Susibita pratica con naturale incapacità ma grande impegno da parecchi anni- a diventarlo, ma quando mettono la testa sul cuscino la sera sanno che dovranno leggere un paio di capitoli in più della saga dei Buddenbrook per stordirsi in maniera sufficiente a prender sonno.
Quello che Susibita sa è che non sarà semplice, ma forse più bello?
Quello che Susibita vuole è tagliare il superfluo, l'inutile, l'ingannevole abitudine, il finto comodo.
Quello che Susibita desidera è non perdere ciò che ama.
Quello che Susibita desidera è perdere ciò che non ama. Che poi non è perdere: è lasciare, che è diverso.
Quello che Susibita vuole è ciò che sa fare meglio e farlo anche meglio, dopo tutto questo.
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29 luglio 2014
gli anni passano, signora mia.
Mia madre mi ha detto che si sente stanca, e che la sera fa fatica a fare le scale.
Le ho detto hai 60 anni è normale, lei mi ha detto ne ho 66, tesoro bello, sei-sei.
Io questa cosa che mia madre sta invecchiando non sono ancora pronta a gestirla.
Le vedo le altre nonne, ai parchetti e all'uscita dell'asilo e -credetemi- mia madre non ha nulla a che fare con loro. Loro sono vecchie.
Mia madre è un katerpillar, nonché ancora una discreta gnocca, non fosse che si veste in bermuda, crocs e cappello dell'arcicaccia.
Non ho conosciuto donne fisicamente più forti di mia madre: nel mio immaginario, da sempre, semplicemente non esistono.
Mia madre decespuglia, smonta, trapana, fa il cemento, guida il trattore cingolato. Mia madre fa tutto.
Non è possibile che le scale le riescano pesanti la sera, ma dice lei che è vero e io le devo credere.
Vado a riprendermi Magù, dopo, perché almeno è meno stanca e sola con Nina riesce a fare più cose stancandosi di meno. Mi rendo conto che ho sbagliato tutto quest'estate.
Ho quasi fissato l'intervento per Mr Googhi per farlo castrare.
Non starò a tediarvi sul perché e il per come, ci stavamo pensando da un po' e la nostra dolcissima veterinaria è d'accordo con noi.
Però ora mi sento un po' un verme ogni volta che gli passo accanto.
Ho voglia di andare tra qualche giorno a raccoglier mirtilli coi bambini, ma sta per arrivare il temporale ora e tutto è fermo -anche gli animali, anche gli alberi- e c'è un cucchiaio di luce in fondo alla valle ma troppo lontano e ecco che arrivano i goccioloni e questa sensazione qui dentro, che non tace, e mi dice che ho sbagliato tutto, quest'estate.
Le ho detto hai 60 anni è normale, lei mi ha detto ne ho 66, tesoro bello, sei-sei.
Io questa cosa che mia madre sta invecchiando non sono ancora pronta a gestirla.
Le vedo le altre nonne, ai parchetti e all'uscita dell'asilo e -credetemi- mia madre non ha nulla a che fare con loro. Loro sono vecchie.
Mia madre è un katerpillar, nonché ancora una discreta gnocca, non fosse che si veste in bermuda, crocs e cappello dell'arcicaccia.
Non ho conosciuto donne fisicamente più forti di mia madre: nel mio immaginario, da sempre, semplicemente non esistono.
Mia madre decespuglia, smonta, trapana, fa il cemento, guida il trattore cingolato. Mia madre fa tutto.
Non è possibile che le scale le riescano pesanti la sera, ma dice lei che è vero e io le devo credere.
Vado a riprendermi Magù, dopo, perché almeno è meno stanca e sola con Nina riesce a fare più cose stancandosi di meno. Mi rendo conto che ho sbagliato tutto quest'estate.
Ho quasi fissato l'intervento per Mr Googhi per farlo castrare.
Non starò a tediarvi sul perché e il per come, ci stavamo pensando da un po' e la nostra dolcissima veterinaria è d'accordo con noi.
Però ora mi sento un po' un verme ogni volta che gli passo accanto.
Ho voglia di andare tra qualche giorno a raccoglier mirtilli coi bambini, ma sta per arrivare il temporale ora e tutto è fermo -anche gli animali, anche gli alberi- e c'è un cucchiaio di luce in fondo alla valle ma troppo lontano e ecco che arrivano i goccioloni e questa sensazione qui dentro, che non tace, e mi dice che ho sbagliato tutto, quest'estate.
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29 aprile 2014
Una milf alla cassa.
Cassiere giovane e caruccio.
"Ciao! E questo bimbo così piccolo conosce già la sigla di Mazinga? Brava che gli fai vedere i cartoni giusti. Ma lo danno ancora? era già vecchio ai miei tempi. "
"No guarda, era già vecchio ai MIEI, di tempi."
"Esagerata, io sono del..."
"Preferirei non sap..."
"...del 93."
"Ecco. Appunto."
"Perché? ci sarà mica tutta questa differenza, sei giovanissima! di che anno sei?"
"Io? Hem, uh? intrno ann ottnat..stttnov...cresciut anni ott, sai uan, milaeshiro...fff...zzzz, hem."
"??"
"Sì ma verso fine dell'anno eh."
Tìììo, che tristezza.
"Ciao! E questo bimbo così piccolo conosce già la sigla di Mazinga? Brava che gli fai vedere i cartoni giusti. Ma lo danno ancora? era già vecchio ai miei tempi. "
"No guarda, era già vecchio ai MIEI, di tempi."
"Esagerata, io sono del..."
"Preferirei non sap..."
"...del 93."
"Ecco. Appunto."
"Perché? ci sarà mica tutta questa differenza, sei giovanissima! di che anno sei?"
"Io? Hem, uh? intrno ann ottnat..stttnov...cresciut anni ott, sai uan, milaeshiro...fff...zzzz, hem."
"??"
"Sì ma verso fine dell'anno eh."
Tìììo, che tristezza.
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23 aprile 2014
casa
Sono qui a casa di mia suocera.
Questa era casa mia, un tempo infinitamente lontano e vicinissimo fa, quando abitavamo l'appartamento grande sopra, col vecchio parquet nelle stanze e la doccia gelida nel bagno.
Per entrarci volli in cambio di poter colorare i muri della cucina e tenere Googhi con me.
Non era previsto un trasloco dal nostro primo monolocale.
D'altra parte non era neanche previsto che rimanessi incinta.
Quelle stanze che non mi sono mai del tutto appartenute: il divano giallo, la credenza bianca, le amarene fuori dalla finestra e la strada troppo vicina.
Stendere tutine taglia zero, sentirsi completamente e totalmente fuori luogo. Avere dannatamente paura, folle.
Il giorno in cui abbiamo trovato l'Arturazzo.
Le nausee, le fughe precipitose in bagno e il sesso. Dei vicini.
Arrivare in questo paese lasciando l'autostrada, riconoscere il profilo dei monti, blu.
Poter associare ad ogni strada almeno un ricordo.
Incontrare nuove, pretenziose, roboanti, sostanzialmente inutili, rotonde. Perdere l'orientamento a casa propria.
Continuare ad odiare ciò che odiavi prima, col privilegio di averlo lontano.
Continuare ad amare ciò che amavi prima, col rimpianto di non averlo più. Ma neanche troppo, vi dirò.
Prendere ingenuamente le distanze da ciò che era, sapendolo inutile. E stupido, probabilmente.
Stare qui da mia suocera senza libri, con solo vecchie antologie e allegati rosa da edicola.
Trovare nella selezione della narrativa mondiale "rodeo d'amore", non so se mi spiego.
Lui non le lasciò il tempo di sottrarsi al suo abbraccio impetuoso, la baciò voluttuosamente sul collo eccetera.
Tenermi se possibile a distanza da casa mia, nella parte alta del paese, perché fa ancora male.
Questa era casa mia, un tempo infinitamente lontano e vicinissimo fa, quando abitavamo l'appartamento grande sopra, col vecchio parquet nelle stanze e la doccia gelida nel bagno.
Per entrarci volli in cambio di poter colorare i muri della cucina e tenere Googhi con me.
Non era previsto un trasloco dal nostro primo monolocale.
D'altra parte non era neanche previsto che rimanessi incinta.
Quelle stanze che non mi sono mai del tutto appartenute: il divano giallo, la credenza bianca, le amarene fuori dalla finestra e la strada troppo vicina.
Stendere tutine taglia zero, sentirsi completamente e totalmente fuori luogo. Avere dannatamente paura, folle.
Il giorno in cui abbiamo trovato l'Arturazzo.
Le nausee, le fughe precipitose in bagno e il sesso. Dei vicini.
Arrivare in questo paese lasciando l'autostrada, riconoscere il profilo dei monti, blu.
Poter associare ad ogni strada almeno un ricordo.
Incontrare nuove, pretenziose, roboanti, sostanzialmente inutili, rotonde. Perdere l'orientamento a casa propria.
Continuare ad odiare ciò che odiavi prima, col privilegio di averlo lontano.
Continuare ad amare ciò che amavi prima, col rimpianto di non averlo più. Ma neanche troppo, vi dirò.
Prendere ingenuamente le distanze da ciò che era, sapendolo inutile. E stupido, probabilmente.
Stare qui da mia suocera senza libri, con solo vecchie antologie e allegati rosa da edicola.
Trovare nella selezione della narrativa mondiale "rodeo d'amore", non so se mi spiego.
Lui non le lasciò il tempo di sottrarsi al suo abbraccio impetuoso, la baciò voluttuosamente sul collo eccetera.
Tenermi se possibile a distanza da casa mia, nella parte alta del paese, perché fa ancora male.
16 gennaio 2014
l'amore facile.
sono entrata in doccia e ho pensato che mi piacciono le persone difficili.
ho pensato 'le ho sempre amate così, le persone: difficili.
forse perché ci sono cresciuta in mezzo.
creature complesse in cerca di riscatto, gente con pesi sul cuore grossi così, animi sfaccettati, metà dolci e metà figli di puttana, metà invincibili e metà terrecotte, un po' da stimare un po' imperdonabili.
ho pensato, vedi che è colpa tua, così te li vai a cercare, e mò lamentati.
ho pensato vale la pena cambiare per loro? valgo la pena io -per loro - di cambiare?
ho pensato sì -hai voglia, certo che sì- per quel loro amore imperfetto, per quel loro modo di chiedere scusa, di amare, dopo.
per quel loro modo di pretendere, poi lasciare andare.
quel modo loro di spezzarmi il cuore, e salvarlo.
Ho pensato: oddio, speriamo lo pensino anche loro.
Ho passato lo shampoo.
Io -ad esempio - sono una difficile, per rimanere in tema.
Un sacco di gente pensa che io sia dolce, ma la verità è che ho solo un bel modo di fare.
Che cazzo vuol dire che sono dolce? perché secondo te se c'ho i coglioni girati e non me la prendo col primo che passa allora sono dolce? perché mi avete vista leggere favole alla fermata, sono dolce? certo che sono dolce. certo che sono gentile. cosa cazzo dovrei fare, la psicopatica?
Ho fatto i peli sulle gambe.
Ma la verità è che sono una stronza, una difficile.
Sono una che rimugina, che scazza, che rompe i maroni, un'insoddisfatta.
sono una che se si alza di cattivo umore se la prende con chi sa lei, sempre quelli.
Sono una che non le si può dire niente perché scatta, rancorosa perché lei non vuole sentirsi dire la verità, lei vuole sentirsi dire che è brava, che è dolce, che ha fatto tutto quello che poteva fare -poverina- applausi.
Praticamente un'insicura del cazzo.
Io dico che vale la pena cambiare.
Con un discreto ritardo, ma me lo dico.
C'è voluta la faccia di mio figlio, ma me lo dico.
Difficili, mi piacciono. Stronze anime scintillanti, mi piacciono.
Ho messo il balsamo, pettinato i capelli.
Ma che dici? mò tutti quelli che ami tu son scintillanti, ma và, và.
Non è che loro sono difficili, sì anche quello. Pure tu, ok.
Ma l'amore, diciamocelo.
Questo cazzo di amore.
Come vogliamo chiamarlo? facile? ma dove? per chi? ma quando mai?
a me non riesce facile tout court neanche amare il cane, per dire.
è che non posso rinunciarci, a loro. Sempre per via di 'sto coso, 'sta roba, 'sto cazzo di amore.
non ci riesco.
Era meglio se non mi lavavo, ho pensato.
l'amore facile, vorrei.
l'amore facile, da incontrare agli albori della vita e fare di me una persona semplice, che ama persone semplici.
L'amore facile, insomma: quello che non esiste.
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
piccolissimo particolare t'ho perduto senza cattiveria
ho pensato 'le ho sempre amate così, le persone: difficili.
forse perché ci sono cresciuta in mezzo.
creature complesse in cerca di riscatto, gente con pesi sul cuore grossi così, animi sfaccettati, metà dolci e metà figli di puttana, metà invincibili e metà terrecotte, un po' da stimare un po' imperdonabili.
ho pensato, vedi che è colpa tua, così te li vai a cercare, e mò lamentati.
ho pensato vale la pena cambiare per loro? valgo la pena io -per loro - di cambiare?
ho pensato sì -hai voglia, certo che sì- per quel loro amore imperfetto, per quel loro modo di chiedere scusa, di amare, dopo.
per quel loro modo di pretendere, poi lasciare andare.
quel modo loro di spezzarmi il cuore, e salvarlo.
Ho pensato: oddio, speriamo lo pensino anche loro.
Ho passato lo shampoo.
Io -ad esempio - sono una difficile, per rimanere in tema.
Un sacco di gente pensa che io sia dolce, ma la verità è che ho solo un bel modo di fare.
Che cazzo vuol dire che sono dolce? perché secondo te se c'ho i coglioni girati e non me la prendo col primo che passa allora sono dolce? perché mi avete vista leggere favole alla fermata, sono dolce? certo che sono dolce. certo che sono gentile. cosa cazzo dovrei fare, la psicopatica?
Ho fatto i peli sulle gambe.
Ma la verità è che sono una stronza, una difficile.
Sono una che rimugina, che scazza, che rompe i maroni, un'insoddisfatta.
sono una che se si alza di cattivo umore se la prende con chi sa lei, sempre quelli.
Sono una che non le si può dire niente perché scatta, rancorosa perché lei non vuole sentirsi dire la verità, lei vuole sentirsi dire che è brava, che è dolce, che ha fatto tutto quello che poteva fare -poverina- applausi.
Praticamente un'insicura del cazzo.
Io dico che vale la pena cambiare.
Con un discreto ritardo, ma me lo dico.
C'è voluta la faccia di mio figlio, ma me lo dico.
Difficili, mi piacciono. Stronze anime scintillanti, mi piacciono.
Ho messo il balsamo, pettinato i capelli.
Ma che dici? mò tutti quelli che ami tu son scintillanti, ma và, và.
Non è che loro sono difficili, sì anche quello. Pure tu, ok.
Ma l'amore, diciamocelo.
Questo cazzo di amore.
Come vogliamo chiamarlo? facile? ma dove? per chi? ma quando mai?
a me non riesce facile tout court neanche amare il cane, per dire.
è che non posso rinunciarci, a loro. Sempre per via di 'sto coso, 'sta roba, 'sto cazzo di amore.
non ci riesco.
Era meglio se non mi lavavo, ho pensato.
l'amore facile, vorrei.
l'amore facile, da incontrare agli albori della vita e fare di me una persona semplice, che ama persone semplici.
L'amore facile, insomma: quello che non esiste.
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza
complicare il pane
piccolissimo particolare t'ho perduto senza cattiveria
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10 gennaio 2014
la prima cosa bella.
La prima cosa bella di questo inizio d'anno è che abbiamo installato la nostra vecchia stufa a legna.
la prima cosa bella è il suo caldo, e i vestiti che sanno di fumo - sì pure quelli.
la prima cosa bella -anche se non suona tale- è alzarsi al mattino presto per avviarla quando fuori è buio.
la cosa bella è la fiamma viva, ed il suo tempo.
la cosa bella è pure che risparmio in bolletta del gas.
La seconda cosa bella - o presunta tale - è che per la prima volta dopo quattro anni io prenderò 1 h a settimana, in 1 sera a settimana e andrò a fare ginnastica.
Ovviamente, trattandosi di Susibita, non immaginatevi una palestra normale con corsi di pilates, seminari di yoga e panca-fit session.
Non immaginatevi neanche una palestra sfigata di periferia con salsa, merengue e bachata.
No.
Immaginatevi la palestra della scuola media di Paesino In Culo ai Lombrichi e un ex-insegnante di educazione fisica in pensione.
"Scusa ma quanto in pensione?"
"Bè non so di preciso, comunque in pensione. Ma non preoccuparti: è un tipo giovanile."
"..."
"Guarda che è una cosa simpatica: abbiamo anche la musica di sottofondo."
"Abbè."
"Poi ascolta: è senza pretese eh, siamo tutte tra amiche, singore qui del paese, tutte mamme insomma. Come me, come te."
"Come chi???"
"Come te."
"..."
Già.
Come me.
Comunque.
Se non altro alzo il culo dal divano.
la prima cosa bella è il suo caldo, e i vestiti che sanno di fumo - sì pure quelli.
la prima cosa bella -anche se non suona tale- è alzarsi al mattino presto per avviarla quando fuori è buio.
la cosa bella è la fiamma viva, ed il suo tempo.
la cosa bella è pure che risparmio in bolletta del gas.
La seconda cosa bella - o presunta tale - è che per la prima volta dopo quattro anni io prenderò 1 h a settimana, in 1 sera a settimana e andrò a fare ginnastica.
Ovviamente, trattandosi di Susibita, non immaginatevi una palestra normale con corsi di pilates, seminari di yoga e panca-fit session.
Non immaginatevi neanche una palestra sfigata di periferia con salsa, merengue e bachata.
No.
Immaginatevi la palestra della scuola media di Paesino In Culo ai Lombrichi e un ex-insegnante di educazione fisica in pensione.
"Scusa ma quanto in pensione?"
"Bè non so di preciso, comunque in pensione. Ma non preoccuparti: è un tipo giovanile."
"..."
"Guarda che è una cosa simpatica: abbiamo anche la musica di sottofondo."
"Abbè."
"Poi ascolta: è senza pretese eh, siamo tutte tra amiche, singore qui del paese, tutte mamme insomma. Come me, come te."
"Come chi???"
"Come te."
"..."
Già.
Come me.
Comunque.
Se non altro alzo il culo dal divano.
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