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5 settembre 2017

Un'isola di terra e tempo.

Siamo partite Nonna Oroscopo, Nina ed io.
Sembravamo Thelma e Luise, ma con più rughe e una piattola al seguito.
Nessun segno di Brad Pitt ventenne e a dorso nudo, anyway.

Ho lasciato il biondino al ritiro della squadra di nuoto.
Mi giungono foto di allenamenti e mangiate, lui sorridente ma sempre un po' in disparte, piccolo tra i grandi.
Mi attanaglia il dubbio che fosse troppo presto, di aver peccato di ottimismo nel giudicare la sua autonomia.
Suo padre mi dice di dargli fiducia e aspettare, sono solo 3 giorni.
Allora attendo.

Il cielo è libero a tratti e ci sono tante nuvole di passaggio, l'acqua limpida.
Io lavoro la mattina bevendo in tazze colorate sul terrazzo.
Quelle due là fanno giri, litigano e guardano uno sceneggiato ambientato in Cornovaglia il cui protagonista è un medico un po' isterico. Ne vanno matte.

Quando Nonna Oroscopo avrà cominciato a rilassarsi veramente e quell'altra a smetterla di rompere i maroni, sarà già ora di ripartire.
Se mi riesce vorrei fare di questi giorni una memoria, nel frattempo.


Sono su un'isola di terra e di tempo, tra estate e autunno, fine e inizio, onda e onda, passa e ripassa, lascia e riprendi.
Tra un paio di giorni arriveranno gli altri due, arrivano sempre.
Non vedo l'ora di riabbracciarli.

23 settembre 2015

Pure io (sono stufa di dover rendere magica l'infanzia dei miei figli).

La mia amica F. mi ha consigliato questo articolo.
In sintesi, ve lo riassumo, la domanda che si pone l'autrice è: perché dovrei rendere IO magica l'infanzia di mio figlio? Non dovrebbe essere l'Infanzia stessa - date le condizioni essenziali di base, è inteso ( e talora, tragicamente e miracolosamente, pur mancando persino quelle)- a dover contenere dentro di sé la propria magia?
Ma soprattutto: la cosiddetta magia dell'infanzia ha veramente qualcosa a che fare con le nostre tovagliette abbinate della colazione? con la torre di pastelli a cera biologici-eco-friendly-vegan-homemade che produciamo in sole 3 ore e mezzo con i nostri pargoli?
Ha davvero a che vedere con i giochi e gli intrattenimenti creativi che allestiamo per e insieme a loro e che poi devotamente postiamo su laqualunque?
A cosa pensiamo di doverli sottrarre: tv? noia? atarassìa e dannazione eterna?
Non è stato forse - incalza l'autrice - dalle ore di noia più nera della nostra infanzia che sono nati i progetti più strampalati, inutili e invero geniali?
Com'è che i nostri genitori non giocavano mai con noi, non costruivano un cazzo per noi, non allestivano party a tema per noi ma abbiamo comunque ricordi di giornate intere di gioco, compleanni felici, idee spaziali?

Io ho spesso digitato "intrattenimenti creativi bambini al chiuso": avrei di quei blog da suggerirvi che non ve lo dico, tanto li conoscete.
Io ho fatto la pasta tipo pongo al bicarbonato.
Ho sciolto i residui dei pastelli a cera.
Ho disegnato con bocca, piedi, lingua, mani-gambe-e-piè.
Ho allestito teatrini.
Fatto piste per terra con lo scotch di carta, quello grosso.
Cucinato muffins con gocce di cioccolato, marmellata, fichi d'india, cazzi mazzi e trallallà.

Insomma a me questo articolo ha fatto pensare.

Non vi dirò che mia madre non ha mai giocato con me, ma sappiate che mia madre non ha mai giocato con me.
Mia madre, tornata dal lavoro, passava il prato, puliva il pavimento, passava i vetri, igienizzava il bagno, toglieva le erbacce, faceva la spesa, puliva il pavimento, asciugava il lavello, passava il tappeto. Se le avanzava tempo, puliva il pavimento.
Nei momenti di pausa metteva su un caffè, appoggiava la gamba destra sui mattoncini del camino e si accendeva un sigaretta. Qualche volta leggeva un giornale.
A mia madre, quando fumava, non le dovevi rompere i maroni.
Di lavoro, mia madre disegnava.
Non mi ha mai insegnato a disegnare. A me non lo ha mai insegnato nessuno - rispondeva, ogni qual volta glielo rinfacciavo.

Da mia madre, guardandola e senza fare mai un cazzo, ho imparato a:  pulire bene casa, impastare, mai fumare, vangare, curare gli animali, non schiacciare il caffè nella moka, osservare e amare la natura, mai rovinare un libro, al prete del paese posso rispondere - con rispetto - se dice qualcosa che ritengo 'na puttanata, se non ho rispetto la puttanata la sto facendo io, ammirare come le infermiere rifanno i letti all'ospedale e non abbassare sotto quella la soglia di qualità del mio giaciglio, leggere sempre prima di dormire.

Da me stessa, in tutte le ore in cui non dovevo rompere i maroni a mia madre, ho imparato a: succhiare il cono dal basso dopo aver mangiato il tappo di cioccolato, amare Jules Verne, progettare un maneggio fichissimo purtroppo mai realizzato (finora), fare un funerale a una formica, vestirmi con le pezze vecchie di mia nonna, sposare Barbie con Coniglio di Pezza, aggeggiare col mangiacassette di nascosto da mia sorella, ballare La Isla Bonita, andare sui pattini, pisciare dietro l'orto e guardare il rivolo scender giù, giocare a pallavolo contro il muro di nonna imitando bagher e urla strazianti di Mimi Ayuara, lobotomizzarmi davanti a Magica Emy.

Ora io non so voi, ma tra meno di un mese farà buio alle 5, loro saranno da poco tornati da scuola e mancheranno ben 4 ore alle 9.
Io pensavo di togliermi dalle palle e andare a piantare un po' di cavolo verza, che si sa mai.




21 luglio 2015

40 gradi fuori, e pure dentro.

La mia temperatura interna di 2 h fa era 37.8, quella attuale di 37.4, tra 1 h chi può dirlo.
Da 3 giorni il mio termometro interno è impazzito.
I bimbi sono da Nonna Oroscopo, altrimenti non riesco a lavorare e non ho la forza di gestire i loro rientri dal campo estivo.
Fonti attendibili riportano di averli visti annaffiare i pomodori canna alla mano e nudi come vermi. Alla richiesta "nonna mi cappa la cacca" pare siano stati mandati "là dietro, dove la fanno i cavalli, così pulisco una volta sola."
Vivo di qualche avanzo, scatolette di legumi, verdure dell'orto e formaggio feta. Molte molte pesche.
Nell'orto non ci vado più, i fagiolini hanno invaso il sentiero e le zucchine pesano 4 kg l'una.
Deambulo tra computer e divano. Scaccio zanzare.

Ricordatemi sorridente, con la temperatura stabile e l'orto a modino.

21 gennaio 2015

Le drammatiche conseguenze dell'aSOCIALità.

Mia madre ha tipo 43 paia di occhiali, ma non importa quanti siano, tanto sono comunque tutti persi o irriperibili alla bisogna.
Ma non volevo parlare degli occhiali di mia madre.
Volevo parlare del fatto che mia madre ha scoperto whatsupp, il che di per sé non è preoccupante.
Lo è invece il fatto che non abbia gli occhiali.
Perché adesso, oltre whatsup, mia madre ha anche varcato il fantastico mondo dei messaggi vocali.

I messaggi vocali e mia madre sono IL MALE.
Pare l'Agente Cooper, ve lo giuro.
Ve la dovete immaginare, su alle stalle alle 5 del mattino con gli stivali infangati:




Primo messaggio (lenght: 30 sec): "Buona notte ai tesori miei, mi spiace che state tutti male, vi amo tantissimo, pciù-pciù."
Secondo messaggio (lenght: 2'') - delirio nella chat di gruppo condivisa con me e mia sorella e riassunto dell'INTERA telefonata con me: "Allora ho sentito Susi, lei 37.3, loro 38.5, l'altro 40. Dopo chiama la pediatra ma SECONDO me deve fare una lastra ai polmoni al bimbo. Lei ti dirà che ESAGERO ma mi sembra la cosa più normale di 'sta terra..."
Terzo messaggio (text): .ai. HUM. DCNIXX999WWWL.
Tentativo di scrittura senza occhiali.

Si attendono a breve i seguenti:

"HHHiiiiiii!! E chi ha mangiato il ragù al cinghiale che era qui sul bancone, eh?? EEHHH?? Tu, zoccola con le zampe che non sei altro. Brutta porca pelosa. Tu non sei un cane, sei una latrina sei! Vieni qui che ti torco il coll....!!"
Messaggio vocale inavvertitamente partito in seguito a grave incidente domestico.

"Allora Susi, GIA' CHE SEI AL SUPER mi dovresti prendere 8 kg di patate, 3 rape verdi che le faccio sulla stufa quando vieni venerdì,  5 cassette di peperoni che li ho finiti e sai che io senza verdura, ah poi te l'ho detto che a GEO&GEO dicevano che i peperoni contengono più vitamina C delle arance, lo sapevi? poi 12 uova e 10 l di latte, lo zafferano, qualcosa di carne ma non so bene vedi tu, quando sei lì davanti al banco chiamami se c'è qualcosa in offerta. Ah e se trovi qualcosa per il bimbo che compie gli anni che io lo sai abito qui in culo ai lupi e dove lo trovo un regalo? Niente, E POI BASTA."
Messaggio vocale che verrà sistematicamente ignorato.


Comunque come i social non ce n'è, vedi un po' mia madre ora come sta connessa col mondo anche dalle stalle.
E non vogliamo parlare di quelle come me, segregate in casa con minori ammalati.
Immaginate se non avessi instagram e non potessi seguire le social-risse tra animaliste e fashion blogger impellicciate. Son tragedie vere -gente- siamo seri.

No davvero, la farmacista stamattina è stata il primo incontro ravvicinato e reale con un adulto dopo 56 ore.
Voi non potete capire il mio sguardo, tipo border collie in astinenza da pallina.

"E quindi, eh? eh? Dica, dica."
"Hem, no nulla, lo prende 1 volta al giorno tutti i giorni per un mese e rinforza il sistema immunitario..."
"E a casa? tutto bene a casa? Dica, dica. Il weeekend? Che fa nel weekend? Dica dica."

Datemi una pallina, una fescion blogger, un'ambientalista, Gasparri.
Mario Adinolfi - perdinci - qualunque cosa.
Ma non lasciatemi qui da sola.

29 luglio 2014

gli anni passano, signora mia.

Mia madre mi ha detto che si sente stanca, e che la sera fa fatica a fare le scale.
Le ho detto hai 60 anni è normale, lei mi ha detto ne ho 66, tesoro bello, sei-sei.
Io questa cosa che mia madre sta invecchiando non sono ancora pronta a gestirla.
Le vedo le altre nonne, ai parchetti e all'uscita dell'asilo e -credetemi- mia madre non ha nulla a che fare con loro. Loro sono vecchie.
Mia madre è un katerpillar, nonché ancora una discreta gnocca, non fosse che si veste in bermuda, crocs e cappello dell'arcicaccia.
Non ho conosciuto donne fisicamente più forti di mia madre: nel mio immaginario, da sempre, semplicemente non esistono.
Mia madre decespuglia, smonta, trapana, fa il cemento, guida il trattore cingolato. Mia madre fa tutto.
Non è possibile che le scale le riescano pesanti la sera, ma dice lei che è vero e io le devo credere.

Vado a riprendermi Magù, dopo, perché almeno è meno stanca e sola con Nina riesce a fare più cose stancandosi di meno. Mi rendo conto che ho sbagliato tutto quest'estate.

Ho quasi fissato l'intervento per Mr Googhi per farlo castrare.
Non starò a tediarvi sul perché e il per come, ci stavamo pensando da un po' e la nostra dolcissima veterinaria è d'accordo con noi.
Però ora mi sento un po' un verme ogni volta che gli passo accanto.

Ho voglia di andare tra qualche giorno a raccoglier mirtilli coi bambini, ma sta per arrivare il temporale ora e tutto è fermo -anche gli animali, anche gli alberi- e c'è un cucchiaio di luce in fondo alla valle ma troppo lontano e ecco che arrivano i goccioloni e questa sensazione qui dentro, che non tace, e mi dice che ho sbagliato tutto, quest'estate.

2 luglio 2014

Ibridi.

"Ciao come va?"
"Eeeeeeh? Scusa un attimo: no! ti ho detto di no! scendi di lì!"
"Hem, tutto ok?"
"Sì, sì. Tutto ok. 'Petta eh...come dici amore? che hai fatto? hai visto un insetto brutto brutto che ti faceva paura? Ma no non è un ragno, questo è un cervo volante! vedi che cornine ha sul capino? è molto bello, non ti fa nulla."
"...mmm, mamma?"
" Sì, eccomi, dicevo: qui tutto ok, hanno mangiato, lei ha fatto al cacca nel vasin...eh? che c'è amore? sì: cervo. Un cervo volante. Per via delle corna, sì. No, è buono, non punge.
E quindi insomma sono bravi però ti dirò, non mi mollano un att...eh? no, dì a Nina che non può mangiarlo, no. Quando finisci?"
"Domani, mamma, domani."
"No perché dobbiamo fare la spesa e se siamo in due è meglio e guarda -cooosa? sì, sì amore, ok-Miiii che palle, 'STO CAZZO DI CERVO."
"Mamma, non dire parolacce, che poi ripetono."
"Ma non mi sentono, sono in cucina! Cosa tesoro? Hem, no. Non è un GATTO. È un cervo, un gatto, ma cervo. Sì, hem insomma, quand'è che vieni?"

Il celebre gatto-cervo, come non ricordarlo.

3 aprile 2014

nel letto.

In queste notti i letti di casa mia sono oggetto di fervida transumanza.
Arriva lui. Lo coccolo un po', lo sposto. Ritorno a letto. Arriva lei, la riporto nel lettino e la coccolo, si riaddormenta. Torno a letto. Arriva lui.
Finché mi prendono per sfinimento e mi risveglio in un certo punto della notte con la schiena fredda, un gomito in bocca, un piede sulla schiena e sull'orlo del letto.
Pensare che facevo la figa "ah i miei si addormentano nel lettino, ah io non riesco a dormire con loro nel lettone, ah è anche una questione di privacy per la coppia" e adesso che differenza c'è tra me e quelli che non si sono neanche mai sognati di farsi lo sbattimento che mi son fatta io per abituarli al lettino?
Tempo sprecato. Bah.

Forse è perché siamo da soli metà delle notti di una settimana.
Forse invece è solo una scusa, non so.

Mia madre ha diviso il letto con me e mia sorella per una vita, fino ad un età che a dirvela la trovo imbarazzante.
Ricordo alle medie, quando da sotto le coperte guardavo il cadavere di Laura Palmer ritrovato sull'argine del fiume. Sudavo come un caimano dall'agitazione, le altre due che si facevano più in là perché appiccicavo.
Abbiamo dormito insieme per anni, anche da adulte, non lo so perché.
Si fan cose strane, per non sentirsi sole.
Avevamo la nostra stanza e tutto, i nostri letti.
Quando litigavamo forte ritornavamo ai nostri rispettivi giacigli, a volte piangevamo ognuna per i fatti propri.
Poi a pace fatta rieccoci schiena contro schiena, io sempre nel mezzo.
Gli ultimi tempi - i più difficili- mia sorella non veniva più. A me sembrava che ci mancasse un pezzo, che fossimo solo un moncherino, senza di lei.
A distanza di anni mi resi conto che era bello, ma anche un po' malato, di certo non normale.
Ma a quel punto ormai era da tempo che noi tre non ce ne facevamo davvero più nulla, di ciò ch'era normale.

29 dicembre 2013

Racconto di Natale.

Ora scriverò un racconto, che è una storia vera, una storia di Natale.
La scrivo perché questo posto è un refugium peccatorum, un antidepressivo, uno specchio dell'anima, una resa dei conti. Perché questo posto è un punto di domanda e nessuna risposta.
Perché è la mia palestra, il mio diario, e -soprattutto- la mia memoria.

Questa storia parla di Nonna Oroscopo, ma non dovete immaginarvela com'è adesso, con gli occhiali da sole fucsia, gli stivali di gomma verde e l'autocarro pieno di peli di cane.
Dovete immaginarvela Bambina, a sette anni, con lunghe trecce bionde e gambe secche, con una gran voglia d'indossare degli stivali troppo piccoli per andare nella neve e nessuna intenzione di ammettere che non riesce più a camminarci.
Dovete immaginare un paese al confine, più di 50 anni fa, con campi imbiancati e boschi estesi dietro gli orti.
Dovete immaginarvi anche che manchino pochi giorni a Natale.
Ci siete?
Pronti?

La Bambina, dicevamo, ha circa sette anni e una gonnellina scozzese sulle gambe, nude anche a Dicembre, perché le lunghe calze di lana si allentano facilmente scendendo al ginocchio.
Lei non ci fa caso e le riacchiappa tirandole su con gesto abitudinario.
Suo padre è alto, con una giovane barba castana e occhi nocciola sotto le ciglia.
E' un padre bellissimo, nessuno ne ha uno così.
Camminano lungo il sentiero, nella neve alta.
Nell'eccitazione della gita Bambina, che porta il 32 di piede, non sente ancora la stretta degli stivaletti numero 28.
Ma ha già percorso più di tre kilometri lungo la strada principale, dove c'è solo fanghiglia e dai tetti delle case salgono i rivoli di fumo delle stufe.
Solo adesso lasciano il paese alle spalle, imboccando un sentiero attraverso i campi.
Bambina e suo padre non parlano, il solo suono è il passo sordo dei loro stivali nella neve alta o il tonfo rado di un peso che piomba dai rami giù sulle rive.
Non esistono pini in questa radura, verranno solo tra molti anni, trapiantati da chissà chi e poi moltiplicati.
Oggi, in questo Dicembre degli anni Cinquanta, ci sono solo tigli spogli, betulle dai tronchi squarciati di nero e acacie. Molte acacie.
Lui si volta a guardarla e la vede massaggiarsi le gambe, sbuffare rossa come una mela sulla tavola di Natale.
Tu resta qui, io vado a cercarlo. Torno presto, hai capito? non muoverti per nessuna ragione.
Bambina guarda il giaccone sparire nel bosco.
Certo, se avesse lo slittino con sé il tempo passerebbe più in fretta.
Si arrosserebbe le ginocchia nella neve scivolando giù da quella riva, vah che bella. Un vero spreco.
Bambina ha uno slittino vecchio, con le lame consunte. Non che gli altri bambini abbiano di meglio: tutti così, sulla stessa barca. Almeno son pari quando fanno le gare.
Bambina abbozza un pupazzo nell'attesa: un paio di bacche per gli occhi, una foglia fradicia per il sorriso. Manca poco, ora arriva. Ne avrà trovato uno bellissimo, grande, da riempire di mandarini, campanelli e arance essiccate sulla stufa.
...adeeeste fide-e-les...la-la-la-la-la-laaaa... - canticchia - la maestra la sa bene, conosce il latino.
Guarda lì che bel passero, grasso come un tordo.
Intanto sul campo, lentamente, scende l'ombra.
Nubi compatte chiudono il cielo, più tardi ricomincerà a fioccare e forse l'indomani mattina, dopo la Messa, Bambina scenderà lungo il fiume a sfidare gli altri nella neve fresca.
Se ora si volta indietro non si vedono case, solo i ricami neri delle siepi tra i campi e la tenda scura del bosco tutto intorno.
Adesso torna, fa quasi buio.
Urca come stringono 'sti stivali. Se sfrega i piedi li sente bruciare.
Prova a saltellare sul posto, ma le gambe sono rigide, le piante dei piedi trafitte da spilli ad ogni balzo.
Si ferma, porta le mani nude alla bocca, al vapore caldo dell'alito che si condensa nell'aria.
Gioca con gli sbuffi una, due, tre volte.
Il cielo è diventato grigio come il fondo di una pentola.
Forse non torna. Oddio, forse non torna.
Forse è caduto e sta laggiù disteso sul fondo di un precipizio nel cuore della Val Grande, magari la sta pure chiamando e grida aiuto. Bambina tende l'orecchio.
Forse rimarrà lì per sempre, come le ha detto lui, non muoverti per nessun motivo, e l'indomani sarà un pupazzo di neve, con le trecce lunghe e gelide come stalattiti e le ginocchia di ghiaccio.
O forse le toccherà cercarlo, per ore ed ore, per poi  tornare a casa da sola e disperata, e lui non arriverà neanche per Natale.
Se lui non tornasse, Dio se lui non tornasse.
Bambina sente gli occhi riempirsi di lacrime, lei che non piange mai.
Neanche quella volta che il figlio dei vicini l'aveva presa in giro.
Lei, piccola com'era, gli aveva stampato uno schiaffo duro sulla guancia, e lui -il vile- era andato da sua madre. Le aveva prese, naturalmente. Solo il nonno, al momento di metterla a letto, aveva chiesto a Bambina "ma perché lo hai fatto?".
Il nonno, ah se ci fosse il suo nonno. Forse dovrebbe correre a casa ad avvisarlo, andrebbero insieme a cercarlo, lì nel nero del bosco o sul fondo del precipizio.
Oddio, il precipizio. 
Qui è tutto buio papà, sento freddo papà, sali dal burrone papà, vieni a prendermi.
Si asciuga le lacrime col dorso della manina e trema perché un'arietta gelida  s'è già alzata su dal campo, proprio verso di lei.
Si accuccia sulle ginocchia e soffia forte tra le mani.
Frrsscc. Frrsscc.
Alza la testa, non lo vede subito.
Nell'ultimo scampolo di luce la neve scricchiola via nell'aria, il vento freddo scuote una piccola bufera senza che attorno nevichi.
Poi lo vede, il giaccone. Lo riconosce d'un tratto nel turbinio della neve ghiacciata, tra fronde traballanti che lasciano cadere una pioggia fitta di cristalli.
Il giaccone, poi la barba con gli occhi nocciola e sulla spalla un ramo enorme, che striscia riverso a terra lasciando una scia di aghi e terra macerata.
Non dice nulla, Bambina con le labbra viola, quando lui si toglie il ramo dalla spalla e sollevandola se la mette in collo.
Ogni tanto lungo la strada -ancora scossa da piccoli singhiozzi- si volta a guardare il ramo che striscia alle sue spalle, nella mano forte di lui.

Il fuoco della stufa è troppo forte, scotta rovente sulla pianta dei piedini, rossi come peperoni d'estate. Bambina sente come se glieli incidessero di netto, con lame affilate.
Sua madre dice "dai qui a me" e la allontana dalla stufa.
Le sfila, pianissimo, le calze. Prende i piedi, nudi e ghiacci, si scosta il maglione e li infila sotto le ascelle tiepide e morbide.
Stanno lì così, per un tempo sonnolento e interminabile, mentre la stanza s'impregna di resina.

12 agosto 2013

Il lavoro secondo mia madre.

Nonna Oroscopo è connessa.
"Finalmente! Così potete lavorare anche da qui e nelle pause stiamo insieme!".

Segue la cronaca della prima ora e mezzo.

h.10.00

"Caffè? l'ho appena fatto. Che fate? Siete molto presi? Oh ma avete visto quant'è bellina Nina tutta nuda come un verme? Cosa facciamo per cena stasera? Lo sai che passano a trovarmi gli ungheresi dell'anno scorso? "

h.10.40

"Magùùùù! Ninaaaa! Venite qui!! Dove sono andati? non posso neanche andare in bagno. Ma voi una pausa non la fate mai? Sono ORE che siete chiusi qui dentro. Avete visto i bambini, per caso?"

h.11.15

"Certo amore che puoi andare su dalla mamma, sta lavorando ma vedrai che non la disturbi...vero che non ti disturba? Per stasera avrei pensato a prosciutto e melone, però che palle con sta cosa che non mangi la carne. Che c'è? cazzo di carattere che c'hai, se ti do fastidio basta dirlo, eh."

"Mi dai fastidio."

"Stronza."

23 luglio 2013

Un po' tipo te.

Questa cosa che guardo Nina e mi sembra bellissima mi fa pensare a quella volta che mia madre aveva i vicini ungheresi.

"Ieri mattina presto lui è uscito credendo che non ci fosse in giro nessuno ed era nudo come un verme, ma l'ho visto solo da dietro."
"Bhe t'è andata bene, dai. Lui mi sembra un bel vedere. E lei com'è?"
"Lei? carina. Mora, snella: un po' tipo te, solo un po' più alta."

Alla sera li invita per un caffè.
L'ungara si alza per presentarsi.
E' 1.75 di gambe sode e muscolose, con un vestitino che a stento contiene una terza abbondante totalmente immune alla legge di gravità. Ha lunghi capelli neri lisci, annodati in una perfetta coda di cavallo, la pelle di una 25enne.
C'ha più sex-appeal l'ungara nel suo lobo destro che io in tutta (?) la mia interezza.

Ora io non è che voglio fare la polemica a tutti i costi.
Non dirò che sono un cesso paura perché ho imparato a amare tollerare i miei limiti.
Diciamo che usando un eufemismo sono tascabile.
Non usandolo, le arrivavo all'ombelico.

Di quale pesante sostanza si faccia mia madre, è la domanda che vi pongo.
E rilancio: fanno così anche le vostre?
E poi: sono solo le madri italiane? oppure -secondo voi- anche le ungare?
Diventerò come mia madre? Nina in realtà ha la faccia da prugna?

Ma soprattutto: se siete alte un metro e un fagiolo, da 1 a 10 quanto vi sta sul culo l'espressione nella botte piccola c'è il vino buono?

21 marzo 2013

E' successo che

E' successo che:

- Magù: in trasferta dalla nonna è stato colpito dalla sindrome del malandrino, conseguenza a mio parere dell'incapacità del Magù di accettare l'idea che, malgrado le indubbie affinità elettive con Nonna Oroscopo - affinità che portano i due soggetti a vivere in un limbo tutto loro fatto di sguardi, effusioni, e telepatie che perlopiù non consentono invasioni da parte di terzi- egli non sia tuttavia l'unico e solo nipote, tantomeno il solo e unico amore ad albergare nel cuore della nonna.
Ciò lo prostra facendolo cadere nel rincoglionimento più degradante e quindi, se in compagnia del cuginetto, ne imbrocca una dietro l'altra credo per il solo gusto di catturare l'attenzione su di sè. Insomma je rosica, ecco.
Poi c'è da dire che ci sguazza anceh dentro, eh: perchè per l'altro, per il piccoletto, il Nipotedellanimamia, Magù è una rockstar. A sentir lui è un genio assoluto, un fatellino pozzellino come nessun altro.
Io li adoro per questo, davvero, sono bellissimi.
Ma hanno portato 5 vasetti di marmellata e un secchio d'acqua sul tappeto in salotto  perchè dovevano fare un picnic. A tavola - in mia assenza e sottolineo in mia assenza perchè in mia presenza gli avrei strappato i capelli uno a uno con la pinzetta delle sopracciglia - lanciava cose, faceva bolle nel bicchiere, tirava la tovaglia.
Il cretino, insomma.
Ad oggi prendo atto e ora vediamo come indirizzare nonna, figlio e nipote per il futuro.

- Nina: in trasferta dalla nonna è sta colta da sindrome della cacarella, dell'insonnia e del chebellezzasuicidarsidalgradino.
Ad oggi prendo atto, porgo i sali alla nonna e ora vediamo come risolvere almeno la prima.

- Susibita: in trasferta in città ha mantenuto un profilo basso, imbucandosi strategicamente in terzultima fila come al liceo, per non farsi notare. Interpellata per una breve presentazione è stata colta dalla sindrome di miominiponi e ha farfugliato qualcosa innescando l'evergreen degli anni della sua timidezza liceale: puoi parlare più forte, scusa?, lei che quando invece entra in confidenza  rivela sfacciatamente la sua vera natura: imbesuita, miominiponi-oriented ma altresì parecchio cazzara.


24 dicembre 2012

Lo sapevo che sarebbe finita così.

A meno di 24 h dalla notte di Natale Susibita ha esaurito il suo compito culinario per le festività.
Poichè Nonna Oroscopo e Zia Subly hanno scarsa fiducia nelle doti culinarie della piccola stordita, il compito in questione riducevasi a preparazione di semilavorati a bassissimo profilo:

n. 1 ciotola di giardiniera (rovescia vasetto sottaceti-mescola con mayonese-fatto)
n. 1 ciotola d'insalata russa (cuoci patata/carota-rovescia cipolline/sottaceti/piselli-mescola con mayonese-fatto)
n. 1 pasticcio di patate ancora da cuocere (cuoci patata-spiaccica patata-mescola con formaggio-grattuggia parmigiano-spolvera parmigiano-fatto)

Se aggiungiamo che Susibita ha guarnito le prime due con gli stessi motivi a stelline che usava a 6 anni e addirittua cosparso la superficie del terzo con raffinatissime scagliette di burro, voi capirete che c'è uno scatto d'iniziativa individuale di cui andar fieri.

A meno di 24 h dalla notte di Natale c'era una linea netta appena sopra il profilo delle colline, precisa come un tratto china, però rosa e rossa. A Susibita è sembrata dolcissima, tuttavia potrebbe semplicemente dipendere dal fatto che l'ha guardata da sola, arrotolata sulla sedia, mentre tutti dormivano e la lavastovoglie faceva wosh-wosh.

A meno di 24 h dalla notte di Natale tutti quelli che dovevano essere curati sono stati curati, tutti quelli che dovevano guarire sono guariti.
A meno di 24 h dalla notte di Natale Susibita c'ha il raspino in gola, indossa tre pile ed è di pessimo umore perchè quel tizio basso, anziano e lampadato che fa monologhi a reti unificate lei contava proprio di esserselo levato dai coglioni più di un anno fa.

3 agosto 2012

Picola mama.


Irina sa cucire, spazzare i terrazzi, portare i cani a cuccia, sa mettere le mani in terra, pulire e annaffiare l'orto.
Irina sa anche, all'occorrenza, tagliare la legna con nonna Oroscopo, trasportare oggetti ingombranti e di dubbia utilità sempre di nonna Oroscopo, spostare le ballette di fieno e procurarci uova fresche dalle sue galline ogni settimana, guidando l'Ape.
Irina sa stirare e tenere compagnia a Bisnonna Profondo Nord e siccome i suoi figli son lontani, allora parla sempre di loro, perchè sembrino un po' più vicini.
Irina è orgogliosa perchè hanno studiato, sono sposati e le hanno dato dei nipoti, e quando è nata la prima lei non aveva l'acqua in casa e a forza di portare secchi pesanti dal pozzo le si è rotta la “rete della pancia”.
“La rete, Irina?”
“Sì, la mia rete: io ho una rete e rete a un certo punto -TRAC!- allora dottori operato me.”
“Capisco.”
Irina praticamente non tace mai.

Lallalà, lallallàà...”
“Che fai te? Canti?”
“Hem sì, per rilassarla un po'.”
“Tu dai vizio, dopo tu cantare sempre per lei.”
“Ma è solo ora, per farla addormentare...”
“Aaah, piccola mamma, grande vizio! Sempre così.”
“...”



“Che vuole? Perchè lei frigna?”
“Boh, non so. Probabilmente ora è un po' stufa di stare lì: la porto a fare un giretto.”
“Tu dai vizio, piccola mamma. Dopo tu sempre portare in giro lei.”
“Ma scusa, tu ci staresti inchiodata sempre dentro sta culla senza vedere il mondo?”
“Piccola mamma, grande vizio.”
“Aridaje con sta piccola mamma, oh.”
“Vedrai te poi.”
“Tiè.”




“Tu senti? Lei piange! Lei fame!! Tu dai tetta!”
“Manca ancora un pochino, la distraggo un'attimo così tiene più di 3 ore.”
“Tu non dare tetta lei?? Tu pazza???”
“Ma sì, Irina, certo che le do da mangiare, la tiro solo un pochino più in là.”
“Se bimba chiede ogni mezza ora, tu dai ogni mezza ora piccola mamma, lei fame!”
“No scusa, fammi capire: se canto una canzoncina o faccio un giretto la travio a vita e se invece la allatto ogni 30 minuti no? Poi non succede che la devo allattare sempre?”
“Eehh, che vuoi fare te...vita di mamma grandi sacrifici, sai?”
“...”

18 giugno 2012

Un appello.

1.
"Passami Frate Indovino."
"No Mà, ti prego Frate Indovino no."
"Voglio solo un calendario lunare, vedi che 'sta settimana cambia la luna? ci siamo, ci siamo."
"Mi spiace contraddirti, ma recenti studi hanno dimostrato che non c'è alcuna correlazione tra cambio della luna e aumento dei parti. I bambini nascono da sempre mà, con o senza luna."
"I bambini sono come i vitelli, piccola ignorante. Sei mai stata in una stalla con una vacca gravida al plenilunio? no, e allora zitta. I bambini sono come i fagioli, i vitelli e i pomodori. Vengono su meglio con la luna nuova, è risaputo."
"Se mi dai ancora della vacca gravida ti sputo."

2.
"E allora? fatti un po' vedere, eccoti. Uh mamma che paaaaanciaaaaa...per me la fai questa settimana, cambia la luna."
"Sai, leggevo che non c'è correlaz..."
" Eh, B? Te che dici? lo fa, eh? lo fa, sìsì."
"Essì eh, cambia la luna!"
"Sì hem, dicevo...pare che non ci sia dimostrazione scientifica che..."
Crocicchio di vicine fuori porta.
"Quando è nato il mio Paolino ci stava una luna grossa così."
"Ah pure il mio, sìsì."
"Scusate, mancherebbero 10 giorni, e comunque è una credenza popolare. Affascinante, lo capisco, ma..."
"E' come per le vacche, stessa roba."
"Sì -certo- come per le vacche, i fagioli e i pomodori."
"Esatto!! Brava! Visto che lo sai anche tu?"
"..."

3.
"Dunque cara, l'altra sera avevo per mano sto calendario e ho controllato..."
"Ennò, checcazzo. Mò basta, pure tu! Ma che c'avete tutte? Passi per quelle che hanno partorito nel '54 ma te no eh!"
"Okkei, okkei stai calma. Dicevo così per dire."
"Quand'è che torna Papone?"
"Giovedì, venerdì, non so. Si tratta comunque di qualche giorno. Io comunque sono tranquilla. Non sono agitata. E' tutto sotto controllo. Mi sento a posto."
"Tu dici, eh?"
"Certo."
"..."
"Bè? Che c'è? Che c'hai da guardare?"
"Hai del latte sulla magliettina."
"Cazzo."


Io non posso partorire prima del fine settimana.
A fine settimana ok, mi torna a casa Papone.
Altrimenti mi tocca partorire con mia madre, roba che già mi vedo la scena.

"Pronto Mà, corri, mi si sono rotte le acque!"
"Ma rotte rotte? sei sicura? no perchè non ho ancora fatto le stalle, mi sono scappati i cani e devo recuperarli in paese, deve passare quello dell'arcicaccia con i grembiuli per la sagra, al gatto è spuntato un foruncolo infiammato proprio tra le chiappe e aspetto la telefonata per Bisnonna Profondo Nord che forse le danno l'accompagnamento..."

"Signora, spinga!"
"Susù, Susi, basta lamentarti, dai che ci sei, madonna quante scene. Non hai fame? Io ancora un po' ti facevo sul water, a te. E mi ero pure spazzolata un 100 grammi di pasta al sugo, ancora me la ricordo. La vuoi la schiaccia salata? è quella buona della coop. Eh? la vuoi? l'ho scongelata apposta."

"Pensi di metterci ancora molto? Mi scade il parcheggio."



NON LASCIAMO CHE ACCADA.
PREGATE TUTTI INTENSAMENTE INSIEME A ME.

15 febbraio 2012

L'ultimo dei romantici ( e nonews)



 "Allora Magù, ci siamo capiti? Quando arrivi io suono e tu corri con queste incontro alle nonne, ok?"
"Cì."
"Hai capito tutto? e cosa devi dire alle nonne?"
"Auguyy."
"Grande. Bravissimo, vai."

S'è sfracellato a metà vialetto.
Poi Nonna Oroscopo apre la porta, lui si rialza, le pianta il mazzo in mano e le fa: "...'tyieni."




Indi entra in casa e va a servirsi di una grossa fetta di torta.

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Poi c'è da dire che ieri è stata anche una certa giornatina,  per Susibita.
Una di quelle in cui lei s'infila un paio di leggins e maglioncino carino, si raccoglie i capelli e mette pure un po' di fard sulle guance perchè mica capita tutti i giorni di avere un'appuntamento con quello che le abita la pancia.
Sulla sedia della sala d'attesa picchietta i piedi ed è l'unica da sola: senza marito, amante, trombamico, uno straccio di madre e pure senza caramelline alla menta.
Ciò acuisce la sua già spiccata tendenza all'autocommiserazione e infatti comincia a sospirare arrotolandosi le ciocche di capelli e ri-ricontrollando compulsivamente data, ora, via e nome dell'ospedale che per lei è tutto nuovo.

"Questo è il cavo assiale del medio cervelletto, questo il femore, questa l'orbita oculare, vede? questi sono i reni, 2. Questa è la vescica, questi i piedini, complimenti per le fettazze, e infine questa la sua placenta. Va tutto bene, signora, può andare."
"Hem...io vorrei sapere di che sesso è."
"Ci ho già provato 3 volte. C'ha 'ste gambine lunghe rannicchiate davanti che non vuole sapere di spostare. Niente, non ci riesco."


Proprio a lei doveva capitare.
Che è curiosa come una betoniga.
Che s'era fatta parecchi film, diciamocelo.
Che detesta le incertezze, le attese, le situazioni non chairite.
Proprio a lei che la prossima eco ce l'ha a MAGGIO.
Non ce la può fare.

24 gennaio 2012

Storia di una piccola scema.

C'era una volta Piccola Scema che viveva  in un paesino in culo ai lombrichi ma evidentemente era convinta di stare sulla Fifth Avenue, tanto lei la benzina poteva farla come e dove voleva, era così comoda.
Piccola Scema stava in un mondo tutto suo, che vuol dire che era un po' rinco, infatti quando sui giornali leggeva dello sciopero dei tir lei non faceva 2+2 e prendeva le dovute precauzioni pensando "vivo in un paesino in culo ai lombrichi, sia mai che rimango senza benzina".
No.
Lei meditava sul colore di cui si sarebbe tinta i capelli dopo aver partorito.
Piccola Scema, uscendo di casa, ignorava la spia del serbatoio in riserva, procastinando il rifornimento al dopo-spesa.
Piccola scema aveva infatti prima alcuni beni essenziali e vitali da prendere: un cestino di kiwi da sorbire a digiuno alla mattina perchè fanno andare in bagno. Croccantini per il gatto grasso e immunodepresso. Una spugna ruvida, per l'esfoliazione sotto la doccia.
Un pezzo di caciottina in offerta. Clementine grandi come poponi a 1,90/kg. 4 filetti di merluzzo surgelati. Un pacchetto di gommose "gocce di pino".
Piccola Scema, passando davanti al primo benzinaio, notava di sfuggita un'assembramento che avrebbe dovuto ricordarle "The day after tomorrow" ma che in lei suscitava invece un solo, snobbissimo e demente pensiero: " Ma che ovvido assembvamento di cavevnicoli, mi tocchevà passave al successivo, pevdinci."
Al terzo benzinaio con esposto il cartello "CARBURANTE ESAURITO"  un piccolo, solitario, neurone si accendeva nella testa di Piccola Scema, che subito ricordava la prima cosa da fare in questi casi:  trovare un colpevole. Infatti chiamava il suo compagno, Piccolo Stordito.

"Piccolo Stordito, ieri mi hai lasciato la macchina senza benzina: se adesso a me e a tuo figlio ci devono venire a recuperare col carro attrezzi è colpa tua."
"Ho provato a chiamarti per avvisarti ma non rispondevi"
"C'erano le clementine grandi come poponi a 1,90."

Piccola Scema era rinco, ma audace.
S'inerpicava dunque su per la collina e tentava il tutto per tutto in direzione del piccolo benzinaio di Paesino in Culo ai Lombrichi.
Frattanto la raggiungeva la telefonata della madre e della sorella, come sempre lucide e padrone della situazione.
"Dove sei? Hai fatto il pieno? Ma sei scema? Possibile tu sia mia figlia con quel cervello piccolo così? E adesso? E se ti si ferma per la collina? E la creatura? Aspetta, forse ho trovato un modo di venire a recuperarti in elicottero con la Protezione Civile, ti porto pure una tanichetta. Stai calma, capito? STAI CALMAAA!!".

15 minuti dopo l'ultimo benzinaio sull'ultima curva alla fine del paesello riforniva Piccola Scema dell'ultimo pieno disponibile.
Piccola scema era molto rincoglionita.
Però aveva un gran culo.

27 settembre 2011

Tanti auguri a me.

"Buon compleanno amore! sono la prima? è tanto difficile, ma tanto bello essere tua madre. Chiamo dopo, ok? Ti amo tanto, la tua mamma."

Nonna Oroscopo, via sms all'alba.

"Se fossi romantico ti avrei scritto un bigliettino e te lo avrei fatto portare da Magù"
"Oh che carino, amore...davvero lo hai fatto?"
"Certo che no, ho detto se fossi."
"Ah."
"Ho delle idee brillanti, ma poi mi areno sulla fase d'implementazione. Ad esempio, devo ancora prenderti il regalo e non so cosa...se facessimo una busta e via?"

Un uomo temerario ma poco furbo, pausa pranzo.




p.s.  non è il mio compleanno, ma è bello rileggere gli sms. E potete farmi gli auguri lo stesso.

21 giugno 2011

"Va bene vai vai, fila fuori in fretta ma torna prestissimo eh, perchè ho lasciato Bisnonna Profondo Nord a saccheggiare caffè a stomaco vuoto. Fa sempre così quando litighiamo, per ripicca. La detesto..."
"Mà, è solo una ceretta. Persino a me ci vuole meno di 1 ora..."
"Ok, io intanto ti metto su il sugo così stasera non devi cucinare, vuoi che gli faccia il bagnetto? Guarda qui che gas, ora gli do una passata."
"Si vabbhè mà, non è che mi devi fare da colf, riposati anche..."


1 h dopo.
Quando si dice "ti prendo alla lettera":

25 ottobre 2010

Nonna Oroscopo e le sue figlie in: "Tanto non ascolta".

Tanto non ascolta.

"Pronto?"
"Ciao amore!"
"Ciao mà..."
Tic-tic-tac-tac (tastiera pc).
"Dove sei?"
"Dove vuoi che sia, mà? Sono in ufficio (leggi 'garage')".
Tic-tic-tac-tac
.
"Ah sì? E che fai?"
"..." .
Ma che le rispondo affà? Tanto non ascolta.
" Mah, son qui col vicino, un trapezista che ho racattato per strada, du conigli che passavano qua sotto e l'Arturazzo. Dobbiamo far passare in dogana un kg di papavero da oppio e stavamo valutando di ridurlo in perline da far ingoiare all'Arturo sull'aereo".
"Ah sì? brava, bene."
...Vistoo??!!
Tic-tic-tac-tac.
"Senti c'è qui il Magù che vuole parlarti, te lo passo."
"No Mà, sto lavorando, dai...Magù NON SA parlare, non farl..."
"Ghhèèè--iiii--babbubbaaa-aaa"
"Magù, amore bello di mamma tua, luce dei miei occhi, mamma torna presto, eh? Adesso passami quella buonadonna di tua nonna...mammmaaaaaa!!"
"E' la mamma, sì! La mamma, sìsì!!Adesso vien subito-subito a casa da te!!"
"No, mà. Mi serve 1 h ancora tutta, devo finire qui e poi...".
"Mamii? Lo sai che sono tato a giocae sul pato oggi??" Nonna Oroscopo in falsetto, dopo essersi auto-eletta all'unanimità "voce del Magù".
"...Ma dove l'ho salvato mò 'sto file...?".
Tic-tic-tac-tac..
""...E poi sono 'ndato in panetteia e la nonna mi ha compato il pane e poi ho assazziato il biccottino, e poi..."
Tic-tic-tac-tac.
Tast-tast. Ritast.
"...E poi mi sono banzato tutta la pappa che mi ha pepalato la mia dolce nonnina che è la mia pifiita in azzoluto..."
Tic-tic-tac-tac.
Tast-tast. Ritast.
"...e poi, e poi...mami? MAMI?? Ma mi accotti sì o no???"
"Mà, dai, non c'ho tempo...che dici?! No, non ho sentito, stavo lavorando! Che c'è?"
"Allora lo vedi che non mi ascolti?!"
"..."

Buon Appetito.

"Le tagliatelllle!! Evviva!!" - rieccheggia la casa di Nonna Oroscopo con gli invitati.
"Ma che fai Magù? Ah ti stai sforzando? Vieni, bello pupolone della nonna che ora ti cambio...".
Va in bagno.
"Dai, passatemi i piatti che sono qui calde-calde fumanti..."
Intanto, dal bagno...
"Che pussa!! Ma che pussa-pussa!! Checchifooo, bleah!! - PPPrrrt (schiocco di pernacchia sulla pancia)! - Il Pussone della sua nonna, lui...il pussone-puzzettone...".
"E-hem. Dunque, il parmigiano è lì, servitevi. E, hem, ecco. Non state ad aspettare, che si fredda..."
"Ma quanta ne hai fatta? Ma sei pieno fino alle orecchie!!! Cacca dappettutto!! Caccone!! -Prrrtt!- Caccone!!"
"Serve sale? Qualcuno vuole il pepe? mi passate l'acqua per piacere?"
"Tutto pieno di cacca chifo-chifo molle-molle. Che pusssaaaaaa!!! AAahhh!! -Prrrtt!-Prrrtt!".
"Bhè, ecco...hem...buon appetito..."