C'è un mio post di febbraio intitolato "Quando non scrivo" che non è mai stato pubblicato.
Sostanzialmente perché non è mai stato scritto.
Sapevo che questo post qui invece -se mai fosse uscito- sarebbe uscito proprio come ora, senza programmarlo.
In un giorno qualsiasi e imprevisto in cui dopo mesi avrei alzato gli occhi fuori dalla finestra e interrotto qualunque altra cosa in corso e, semplicemente, cominciato a scrivere.
Questo post s'intitola Anch'io perché anch'io ho sentito parole in questi mesi che non avrei voluto sentire.
Anch'io non ho dormito e pianto di paura.
Anch'io mi sono sentita amata, e tuttavia sola.
Anch'io ho ridotto all'essenziale.
Quello che mi è capitato non è molto diverso da quello che capita ogni giorno a centinaia di altre persone.
Delusione, paura, scoramento, rabbia, impotenza, delirio di onnipotenza, desiderio di pestare forte, molto molto forte, panico.
Shit happens, darling.
Mi aveva preso malissimo, ve lo dico.
Non tutto è passato, ma un po' è passato.
Non ho potuto fare altro che spegnere il blog, qualunque social coso, spesso il cervello, e sopravvivergli.
Non voglio parlarne.
Quello che voglio fare adesso è solo dire che anch'io.
Anch'io adesso lavoro.
Anch'io ti voglio bene, piccolo.
Anch'io ti aspetto.
I coleotteri sono splendidi, lo penso anch'io.
Hai avuto paura? Anch'io.
Vieni qui, ti amo anch'io.
Sei tornata?
Anch'io.
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25 maggio 2017
Anch'io.
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3 novembre 2016
Il senso della vita, featuring Magù.
Eravamo in macchina, per dare un passaggio ad amici conosciuti da poco.
E lui è così, capite? la quintessenza dell'innocenza bambina.
Un altro avrebbe chiesto cosa fa Batman per essere così ricco o di che colore sono le mutande dell'omino lego, sotto.
Lui invece li guarda e chiede: "Ma secondo voi, qual è il senso della vita? Non vi sembra possa essere troppo noiosa?"
I bimbi ci fanno le domande che ci siamo fatti tutti, tanti anni fa.
Quelle dopo le quali abbiamo cominciato a vivere senza rispondere.
I bambini si fanno le domande che non vogliamo più farci e azzardano risposte mentre noi alziamo gli occhi al cielo.
Abbiamo incontrato un tasso morto, lungo la strada per la scuola.
Hanno voluto fermarsi a guardarlo ogni giorno.
A me faceva un po' schifo, soprattutto in alcuni giorni -se sapete cosa intendo- ma a loro no, invece. Tutti fermi sul ciglio della strada ad osservare la cosa più normale di questa terra: qualcosa che era vivo, e poi è morto.
E hanno chiesto cos'è il corpo, cos'è il respiro, e dove finisce l'aria, cosa c'è sotto la carne e dov'è che si trova l'anima e dove vola, dopo che il corpo è morto. E l'Arturo, adesso, è un fantasma e torna per Halloween? Cos'è una preghiera, mamma.
I bimbi non pretendono di spiegare tutto, ma non smettono di chiederselo.
I bambini vogliono leggi universali, ma accettano i dettagli, le sfumature.
Molti adulti invece non capiscono un cazzo della propria vita, e l'alternativa più semplice che gli riesce d'imboccare è quella di spiegarsi saputamente quella degli altri.
Tanti mi dicono "che razza di vita è, questa, tu qua lui là." "perché non torni su?" "guarda che la campagna c'è anche qui" "potresti avere il lavoro che vuoi".
Io sto zitta e dentro di me rispondo "ma non ti fa paura essere nata vissuta tutto nello stesso posto in cui poi morirai?" "ma non ti si gela anche a te il sangue nelle vene sapere che ogni giorno passi 2 h e mezzo della tua vita sulla circonvallazione? che ti alzi alle 5.45 per fare 70 km senza coda?".
E così passiamo gran parte del tempo senza spiegarci agli altri, e senza capirli.
I bambini invece nulla di tutto questo.
Loro guardano solo fuori dal finestrino e dicono "la Natura ha dei colori stupendi, me li berrei tutti come un succo. Tu no, mamma?"
E lui è così, capite? la quintessenza dell'innocenza bambina.
Un altro avrebbe chiesto cosa fa Batman per essere così ricco o di che colore sono le mutande dell'omino lego, sotto.
Lui invece li guarda e chiede: "Ma secondo voi, qual è il senso della vita? Non vi sembra possa essere troppo noiosa?"
I bimbi ci fanno le domande che ci siamo fatti tutti, tanti anni fa.
Quelle dopo le quali abbiamo cominciato a vivere senza rispondere.
I bambini si fanno le domande che non vogliamo più farci e azzardano risposte mentre noi alziamo gli occhi al cielo.
Abbiamo incontrato un tasso morto, lungo la strada per la scuola.
Hanno voluto fermarsi a guardarlo ogni giorno.
A me faceva un po' schifo, soprattutto in alcuni giorni -se sapete cosa intendo- ma a loro no, invece. Tutti fermi sul ciglio della strada ad osservare la cosa più normale di questa terra: qualcosa che era vivo, e poi è morto.
E hanno chiesto cos'è il corpo, cos'è il respiro, e dove finisce l'aria, cosa c'è sotto la carne e dov'è che si trova l'anima e dove vola, dopo che il corpo è morto. E l'Arturo, adesso, è un fantasma e torna per Halloween? Cos'è una preghiera, mamma.
I bimbi non pretendono di spiegare tutto, ma non smettono di chiederselo.
I bambini vogliono leggi universali, ma accettano i dettagli, le sfumature.
Molti adulti invece non capiscono un cazzo della propria vita, e l'alternativa più semplice che gli riesce d'imboccare è quella di spiegarsi saputamente quella degli altri.
Tanti mi dicono "che razza di vita è, questa, tu qua lui là." "perché non torni su?" "guarda che la campagna c'è anche qui" "potresti avere il lavoro che vuoi".
Io sto zitta e dentro di me rispondo "ma non ti fa paura essere nata vissuta tutto nello stesso posto in cui poi morirai?" "ma non ti si gela anche a te il sangue nelle vene sapere che ogni giorno passi 2 h e mezzo della tua vita sulla circonvallazione? che ti alzi alle 5.45 per fare 70 km senza coda?".
E così passiamo gran parte del tempo senza spiegarci agli altri, e senza capirli.
I bambini invece nulla di tutto questo.
Loro guardano solo fuori dal finestrino e dicono "la Natura ha dei colori stupendi, me li berrei tutti come un succo. Tu no, mamma?"
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6 settembre 2016
Take your time, hurry up (as I want you to be).
Voglio una gonna rossa e sdrucita, di papavero.
Una criniera di leone, per far paura ai cattivi.
Voglio essere elegante e ordinata, come le file delle formiche.
Voglio una tana di volpe, da spiare di nascosto e non dirlo a nessuno.
Voglio una tana di volpe, da spiare di nascosto e non dirlo a nessuno.
Voglio luccicare come il guscio della chiocciola dopo la pioggia.
Una risata smeraldina, di ranocchia.
Una coda alta e gitana, da sbattere al vento.
Voglio lasciare le impronte misteriose dei gatti.
Voglio essere bella e farmi scoprire da pochi o da nessuno, come una spiaggia corsa tra mare e laguna.
Voglio salire sulla giraffa più alta a mangiare le foglie più verdi.
Voglio il barrito dell'elefante, le antenne del grillo.
Una casa nel bosco e un giardino sulla spiaggia.
Voglio essere io, felice di me.
Voglia essere libera, e libera da me.
p.s. Settembre lo sai che t'amo, ma son 3 anni già, che rompi il cazzo.
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17 giugno 2016
Negli ultimi giorni.
Negli ultimi giorni Susibita:
- ha assistito all'ultima festa dell'asilo del Biondino.
Non ci sono stati cappellini neri né consegne di diploma - cose che le danno l'idea di piacere più ai genitori che ai bambini - ma tanti sorrisi sdentati, stonature, magliette colorate, piccoli inciampi, sguardi che si cercavano e il discorso della maestra del suo cuore che - manco a dirlo- l'ha fatta piangere.
- ha letto sui giornali cose che le hanno fatto accapponare la pelle, mortificandola di far parte della razza umana. Ha quindi pianto.
- è capitata su questo video:
ha quindi pensato che l'umanità è bellissima, e poetica, e che ne vale la pena. Indi ha pianto.
- ha guardato il ritorno di Heidi alla baita dal nonno col Biondino. Hanno pianto entrambi.
- ha cominciato a preparare valigia, tenda, materiali da campeggio, vestiti da cerimonia per la vacanza con pausa matrimonio in un posto su cui Susibita ha enormi aspettative. In questo caso non ha pianto, ma lo farà tra oggi e domani quando -dopo l'odioso cambio degli armadi- non troverà l'abito giusto per la cerimonia.
Da cui se ne deduce che deve arrivarle il ciclo, come minimo.
- ha assistito all'ultima festa dell'asilo del Biondino.
Non ci sono stati cappellini neri né consegne di diploma - cose che le danno l'idea di piacere più ai genitori che ai bambini - ma tanti sorrisi sdentati, stonature, magliette colorate, piccoli inciampi, sguardi che si cercavano e il discorso della maestra del suo cuore che - manco a dirlo- l'ha fatta piangere.
- ha letto sui giornali cose che le hanno fatto accapponare la pelle, mortificandola di far parte della razza umana. Ha quindi pianto.
- è capitata su questo video:
ha quindi pensato che l'umanità è bellissima, e poetica, e che ne vale la pena. Indi ha pianto.
- ha guardato il ritorno di Heidi alla baita dal nonno col Biondino. Hanno pianto entrambi.
- ha cominciato a preparare valigia, tenda, materiali da campeggio, vestiti da cerimonia per la vacanza con pausa matrimonio in un posto su cui Susibita ha enormi aspettative. In questo caso non ha pianto, ma lo farà tra oggi e domani quando -dopo l'odioso cambio degli armadi- non troverà l'abito giusto per la cerimonia.
Da cui se ne deduce che deve arrivarle il ciclo, come minimo.
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25 gennaio 2016
Ripetete con me.
Io non mi farò assalire da ansia di prestazione all'apertura della mail del lavoro.
Io farò quello che posso al meglio che posso, nel tempo che ho a disposizione.
Io non ho trasmesso a mio figlio un'isterica insicurezza congenita.
Questa è una grossa stronzata che solo la mia insicurissima mente poteva pensare di partorire.
Al contrario, mi sto sforzando con gli strumenti che ad oggi ho e con qualche fisiologico errore di percorso ma un infinito amore e quel tanto d'intelligenza e sensibilità che mi è stata concessa, di renderlo un bambino forte, fiducioso nelle proprie capacità e felice, amato.
Io magari sto lasciando chiudere una porta, ma sto anche spalancando quattordici finestre e non mi chiamo Mandrake. Un po' di pazienza, e si fa tutto.
Io non sono flaccida: sono solo un po' stanca, ho fatto due figli porca miseria, a volte mi pesano i carichi sulle spalle ma so di essere sfacciatamente privilegiata.
Le persone che amo veramente non sono molte, ma dio quanto le amo.
So accendere un fuoco con maestria, modestamente.
Leggo molto bene ai miei bambini, e oggi penso di andare camminare.
Le colline stanno lì che io le guardi o meno, ma se non le guardo sono una povera stupida.
Arturino non sta bene, ma resiste.
So anche essere una bella persona, dopo 8 h di buon sonno.
Io farò quello che posso al meglio che posso, nel tempo che ho a disposizione.
Io non ho trasmesso a mio figlio un'isterica insicurezza congenita.
Questa è una grossa stronzata che solo la mia insicurissima mente poteva pensare di partorire.
Al contrario, mi sto sforzando con gli strumenti che ad oggi ho e con qualche fisiologico errore di percorso ma un infinito amore e quel tanto d'intelligenza e sensibilità che mi è stata concessa, di renderlo un bambino forte, fiducioso nelle proprie capacità e felice, amato.
Io magari sto lasciando chiudere una porta, ma sto anche spalancando quattordici finestre e non mi chiamo Mandrake. Un po' di pazienza, e si fa tutto.
Io non sono flaccida: sono solo un po' stanca, ho fatto due figli porca miseria, a volte mi pesano i carichi sulle spalle ma so di essere sfacciatamente privilegiata.
Le persone che amo veramente non sono molte, ma dio quanto le amo.
So accendere un fuoco con maestria, modestamente.
Leggo molto bene ai miei bambini, e oggi penso di andare camminare.
Le colline stanno lì che io le guardi o meno, ma se non le guardo sono una povera stupida.
Arturino non sta bene, ma resiste.
So anche essere una bella persona, dopo 8 h di buon sonno.
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22 dicembre 2015
quest'anno.
Ancora poche ore, poi quello che voglio è andare nel bosco, tutti i giorni.
Raccogliere legnetti per la stufa, lasciar correre il cane.
Imbrattarmi gli stivali di fango, riempire le tasche dei bimbi di ghiande e un sacchetto di pigne.
Tagliare un rametto di pino verde che sappia di resina, che quello sulla capanna nel presepe s'è già afflosciato.
Farmi seguire dalla gatta finché ne ha voglia (sì, abbiamo una gatta. È mezza selvatica, una vera stronza. Vive solo nel giardinetto davanti e Arturazzo la tollera. No ok: la subisce. Sono riuscita a farla operare e ora si lascia accarezzare. Quando esco a piedi, mi segue finché ne ha voglia).
Ho impacchettato i regali, non moltissimi.
La cosa più bella è stata andare nella mia libreria preferita e prenderli lì quasi tutti.
Cucinerò qualcosa, non moltissimo.
Voglio dei giorni normali, ma senza lavoro o quasi e con tanto, tantissimo di Lui.
Voglio amare, rispettare, voglio benvolere tutto quello che sto costruendo riga su riga, pigna su pigna, notte su notte, corpo su corpo.
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21 settembre 2015
Oggi.
Noi viviamo in una paese, in provincia.
Per la precisione stiamo in una frazione in campagna, per cui per arrivare in paese bisogna prendere la macchina, scollinare e poi risalire: roba da 10 minuti, ma cerco comunque di fare diverse cose insieme, per ottimizzare lo spostamento.
Così in paese siamo andati in biblioteca, in farmacia, al bar, al bancomat e a fare le foto-tessera.
C'era questa luce bellissima e il mio paese, sapete, è rosso di mattoni.
Al bar abbiamo parlato con la barista, in bottega abbiamo preso le cipolle e parlato col figlio del bottegaio, in farmacia con la farmacista, al negozietto ci siamo scambiate il numero per whatsupparci le foto da stampare. [Ho scritto whatsupparci, lo so. Voi fate finta di nulla. Come non l'aveste letto.]
In piazzetta c'è un calcio balilla sotto il piccolo portico, così ho stracciato il Biondino.
Sulla panchina ho letto loro Reginald e Tina, ridevano tantissimo.
Nina nelle foto fa linguacce, una tenda rossa si solleva dietro di lei.
Al Biondino ho raccontanto delle Americhe e del marinaio sulla Pinta che per primo avvistò la terra: i nostri Terraaaaa! Terraaa! echeggiavano tra i mattoni ed il selciato.
Davanti al gelataio una scolaresca di tedeschi leccava coni e ci guardava.
Ho pensato pensano che siamo felici.
Rientrati, ho piantato cavoli e finocchi nella terra vangata, mentre loro innaffiavano vasi prendendosi a bordate sui denti.
Dopo cena ho visto lui commuoversi, e minacciato lei di sbatterla in giardino insieme a quel rospo enorme che fa versi agghiaccianti.
La notte, qui, è nera di lavagna.
Dio - in quest'istante- come sono felice.
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11 agosto 2015
Mentre voi, noi.
Mentre voi vi sollazzate al mare o in montagna intasandomi la timeline di instagram con i vostri "yawn, che fatica alzarsi alle 11", "poteva andarmi peggio. #figata" #beneanzibenissimo" "#wow" "#arrostincini&" "#a-a-bbronzatissimi" , più varianti eventuali, noi:
- sturiamo cessi
- tiriamo giù pareti di cartongesso a calci
- bonifichiamo da liquami sospetti una ex-comune di artistoidi rasta gang style apparentemente dediti alla filosofia jungiana
- sogniamo pomodori nell'orto, a 400 km di distanza
- telefoniamo a bambine urlatrici, cattive, selvagge e nudissime
- spediamo foto a bambini improvvisamente fattisi saggi, seguaci indefessi della filosofia Jedi, talentuosi e concentratissimi manipolatori lego, Girardengo dell'anima, Sante Pollastri del cuore.
- ci tuffiamo nell'ennesima, affogante, appagante, spaventosa, fiduciosa, incredibile avventura.
Poi, se tutto va come deve andare nei miei diabolici piani, tutto questo avrà fine, e ci ricongiungeremo alla nudista, al biondo Bandito e biondo Campione, e quest'estate -almeno un poco- troverà ciò che resta di noi.
28 luglio 2015
Dello splendore, delle endorfine e del mio luminoso e tenebroso io.
In trasferta nella Città Grande:
1. I vecchietti sono la parte umanamente più splendida di Città Grande.
Ho conosciuto il Signor Piero per 30 secondi in sosta al passaggio pedonale ed è stata una delle più sfacciate e deliziose presentazioni di 30 secondi di tutta la mia vita.
2. Le fasce d'età non pensionabili generalmente non consentono quel minimo contatto visivo che potrebbe stabilire il loro splendore o meno.
Da vera provinciale con ansia da contatto sociale Susibita saluta e sorride indistintamente a tutti, attendendo fiduciosa.
3. L'uomo di cui Susibita è innamorata persa conduce in Città Grande una vita indaffarata, spericolata, appassionata, incasinata.
Per amore solo per amore mio, dei miei occhi delle mie parole Susibita si è rapidamente adeguata ai ritmi stakanovisti, avvantaggiata invero da una certa predisposizione naturale all'abnegazione lavorativa.
Dio benedica i geni del Profondo Nord ereditati da Nonno-che-somigliava-paro-paro-a-Vladimir-Ilic-Ulianov-Lenin, ma a dirla tutta quello che le tiene su le endorfine sono le usmate al cesto di pomodori dell'orto che per ogni evenienza si è portata da casa.
4. Durante il breve intermezzo con Nonna Pensaci Tu, la suocera-che-non-perdona ha dichiarato che il ragazzo è stressato, se tu Susibita non cambi idea e ti ri-trasferisci a Nord dove si sta così bene, mica come lì da voi in mezzo al niente, lui presto si ammalerà, L'ANNO PROSSIMO MORIRA' e tu rimarrai vedova.
Tocchiamoci tutti abbondantemente.
5. La storia che Susibita gestisce bene il distacco dai bimbi era un bufala, o comunque non si estende a 10 giorni.
Susibita ha pianto per 40 minuti al momento della partenza.
Questo messaggio si autodistruggerà tra -10, 9, 8...
6. Stavo meditando di assaggiare il sushi, tipico piatto locale, mi dicono.
7. Sto bene. Sto male. Ho paura. Sto bene. Male. Ni. Pfffi.
8. Bambini a parte. Ché i bambini son splendidi ovunque, e fanno eccezione sempre, insieme al Signor Piero di cui sopra.
1. I vecchietti sono la parte umanamente più splendida di Città Grande.
Ho conosciuto il Signor Piero per 30 secondi in sosta al passaggio pedonale ed è stata una delle più sfacciate e deliziose presentazioni di 30 secondi di tutta la mia vita.
2. Le fasce d'età non pensionabili generalmente non consentono quel minimo contatto visivo che potrebbe stabilire il loro splendore o meno.
Da vera provinciale con ansia da contatto sociale Susibita saluta e sorride indistintamente a tutti, attendendo fiduciosa.
3. L'uomo di cui Susibita è innamorata persa conduce in Città Grande una vita indaffarata, spericolata, appassionata, incasinata.
Per amore solo per amore mio, dei miei occhi delle mie parole Susibita si è rapidamente adeguata ai ritmi stakanovisti, avvantaggiata invero da una certa predisposizione naturale all'abnegazione lavorativa.
Dio benedica i geni del Profondo Nord ereditati da Nonno-che-somigliava-paro-paro-a-Vladimir-Ilic-Ulianov-Lenin, ma a dirla tutta quello che le tiene su le endorfine sono le usmate al cesto di pomodori dell'orto che per ogni evenienza si è portata da casa.
4. Durante il breve intermezzo con Nonna Pensaci Tu, la suocera-che-non-perdona ha dichiarato che il ragazzo è stressato, se tu Susibita non cambi idea e ti ri-trasferisci a Nord dove si sta così bene, mica come lì da voi in mezzo al niente, lui presto si ammalerà, L'ANNO PROSSIMO MORIRA' e tu rimarrai vedova.
Tocchiamoci tutti abbondantemente.
5. La storia che Susibita gestisce bene il distacco dai bimbi era un bufala, o comunque non si estende a 10 giorni.
Susibita ha pianto per 40 minuti al momento della partenza.
Questo messaggio si autodistruggerà tra -10, 9, 8...
6. Stavo meditando di assaggiare il sushi, tipico piatto locale, mi dicono.
7. Sto bene. Sto male. Ho paura. Sto bene. Male. Ni. Pfffi.
8. Bambini a parte. Ché i bambini son splendidi ovunque, e fanno eccezione sempre, insieme al Signor Piero di cui sopra.
21 giugno 2015
Di Giugno hai i capelli, gli occhi non si sa.
Che cosa siamo, prima di Essere?
Impulso elettrico.
Girini nella placenta.
Da qualche parte in un istante, siamo un battito.
In un qualche punto in un qualche tempo nella testa di nostro padre, nel ventre di nostra madre, la prima cosa che siamo è semplice: un'idea.
Dio ti prego che sia sano.
Speriamo sia maschio.
Mi basta non abbia il naso di tua madre.
Speriamo dorma.
Fai che la guerra finisca.
Speriamo d'esser vivi.
E quando poi Siamo, cos'è che precisamente Siamo?
Un corpo e un nome.
I figli di qualcuno.
Mi par che siamo molto, moltissimo animali: come i gatti o i cavalli.
Siamo respiro, freddo: siamo le nostre urla.
Siamo fame, sopravvivenza, istinto di vita.
E che cos'eri tu, prima di te?
Subito, proprio subito subito prima di esser te di fuori, eri un po' me di dentro: carne, fiato e tutto il resto.
E anche se urlavo - bambina, non ti credere- avevo la situazione sotto controllo, mica come con tuo fratello.
Un po' per la punturina della felicità, un po' perché il mio corpo aveva capito quella storia delle spinte e assorbito il concetto.
Così invece di saettare gli occhi fuori dalle orbite, il coccige fuori sede per non tacer del resto, la mia testa ha tirato fuori da chissà dove la memoria del corpo: che più che con i muscoli, si spinge col tempo giusto.
E con tutta l'anima, naturalmente.
La gente trova rassicurante trovare somiglianze, riconnettere situazioni: fa parte del gioco, l'illusione che in fondo tutto sia sotto controllo.
Quando sei uscita con quel cordone lì attorno al collo, già avevi cominciato a far casino: avrei dovuto capirlo.
Spesso chiedo a tuo padre eh ma tu sei sicuro che quando è uscita da là sotto c'aveva proprio quegli occhi lì, vero? cioè tu glieli hai visti, giusto? erano già così, come due tondi bottoni in mezzo alla faccia? perché secondo me non ci somiglia per niente. Non è che ce l'hanno scambiata?
Io quando sono scesa ad allattarti la prima volta ho notato quel buchino, proprio accanto all'orecchio, un puntolino minuscolo.
"Qualche mese e si riassorbe", m'hanno detto. Invece sta ancora là.
Speriamo non vada mai via, Nina, sarebbe un po' triste: è la prima cosa di te che ho amato.
Quando ti dovevo prendere in quel mare di culle ti cercavo, controllavo il numero sul bracciale e poi -diffidente- risalivo a quel buchino, quel minuscolo pezzettino che chissà come m'era sfuggito.
Allora ti prendevo, e così ogni giorno eri un po' più mia.
Non è vero che i figli non sono noi.
Cioè: è giusto pensarlo, ribadirselo come concetto, così voi crescete liberi con la vostra personalità unica e noi non vi opprimiamo, e occhèi.
Però non è vero, semplicemente.
Non è che perché una cosa non è vera, allora non dobbiamo crederci: vaglielo a dire a Babbo Natale.
Io ad esempio da quando ho voi penso sempre a quella frase che lessi non so dove:
"Com'è, avere un figlio?"
"Un figlio? è come un pezzo di te, ma che va in giro da solo."
Io infatti trovo che tu sia molto tu, ma anche molto me e molto tuo padre, e anche tuo fratello e tutti gli altri: tu, più la somma dei nostri geni, dei nostri errori, della nostra paura, del nostro sforzo alla felicità o all'amore.
La gente trova rassicurante trovare somiglianze, riconnettere situazioni: fa parte del gioco, l'illusione che in fondo tutto sia sotto controllo.
Quando sei nata, era il primo giorno d'Estate.
E ogni volta in cui per la prima volta sarà di nuovo Estate, tu nascerai un'altra volta, e noi ti si farà una gran festa: io mi metterò carina e accenderemo le candele, poi mangeremo una torta fresca, con fragole o ciliegie.
Siccome hai in te l'estate, anche tu sei calda, divertente, pigra e faticosa.
Di Giugno hai la pelle di grano, gli occhi delle lucciole: che hai solo tu, ma che t'ho fatto io.
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13 gennaio 2015
Le cose che restano, e quelle che arrivano.
Lui gioca coi Lego Chima, fa la cacca sfogliando il catalogo Lego Chima, sogna il suo compleanno e nuovi personaggi Lego Chima.
Lei cavalca moto, offre passaggi a suo fratello, mi bacia dal mento fino alle orecchie facendomi il solletico.
Io ho tagliato i capelli.
E niente, tra poco i Golden Globes, poi Sanremo, gli Oscar, Pasqua e ormai le maniche corte.
Alcune cose non cambiano mai, tipo io in questo 2015 ho già dimenticato Nina al nido e siamo solo a Gennaio.
Altre invece.
Altre invece.
La verità però è che i capelli sono il cambiamento più piccolo e meno evidente.
Tanto per cominciare NonnaPensaciTu, anche detta LaSuocerachetammazza, ha preso il treno per tornare a casa.
Salutandomi mi ha detto "devo ringraziarti perché sei sempre gentile e piena di attenzioni. Mi avete fatto passare un Natale pieno di gioia, tu e i bambini: siete bellissimi. Chissà come mi mancherete, domani."
Susibita, che 1 minuto prima stava così:
E' rapidamente passata a questa fase qui:
E niente.
Ha vinto lei, tanto per cambiare.
Poi io ho la testa piena di idee, una roba mai vista, vi dico. Che devo svuotarla nello scolapasta, addirittura.
L'altra cosa - in quello che mi aspetta - è che sono sola.
Ma non sola che ho paura, che mi sento fragile, abbandonata o che.
Nono.
Sola che me la faccio nelle mutande, ma un po' ghignando.
Tipo così:
Buon 2015 a me.
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18 settembre 2014
La ricerca della felicità.
"Ciao piccolo, com'è andata oggi?"
"Male, malissimo."
"Perché? Cos'è successo?"
"Ho pettato per sbaglio il marchinzegno del mio compagno."
"Oh, capisco. E si è rotto?"
"No, lo ha ricottuito."
"E tu hai chiesto scusa? lo hai aiutato?"
"Sì, lui mi ha detto "hey!" da cattivo, io ho detto "ccusa!ccusa!!", e poi lui mi ha fatto gli occhi stretti."
"Mmm. Bè non mi pare così grave. In fondo ha detto solo "hei", mica ti ha insultato."
"Sì però a me, quando mi fanno gli occhi stretti, mi si rompe la felizità."
Devo ricordarmi di insegnare a mio figlio che la felizità non può e non deve essere un vaso di vetro.
Devo assolutamente insegnargli che la sua sensibilità, la sua bellissima, fantasiosa, profonda, calda sensibilità non può essere qualcosa di così fragile.
Devo davvero mostrargli che quando si ha un dono tanto prezioso non lo si deve lasciare in balìa degli altri, ma tenercelo stretto e coltivarlo, accudirlo, e condividerlo certamente, ma essere pronti a difenderlo coi denti se necessario.
Devo insegnarli che la felizità dipende da lui soltanto, nel suo corrispondere all'idea di sé che vuole essere o nonostante tutto diventare. Nel non tradirsi.
Sarò opportuno dire a mio figlio di credere e avere fiducia nella bellezza degli altri, ma ancora di più nella propria.
Devo ricordarmi di avvisarlo che la nostra bellezza si può macchiare o sbrindellare qua e là, perché bellezza non è perfezione e può capitare di calpestare qualcuno senza volerlo.
Che, tuttavia, poche cose sono davvero irrimediabili, e nella maggior parte dei casi è utile praticare l'umiltà ma in nessuno l'umiliazione.
Poi, in seconda battuta, potrei dirgli che la vita può -stupeficium- essere leggera, senza per questo essere presa con leggerezza.
Che non è che perché tuo figlio torna da scuola con qualche piccola delusione che gli devi partire in tromba col pippone biblico.
Che la lezione migliore sarà sempre la TUA felicità, la TUA umiltà, la TUA forza.
E che in moltissimi casi, comunque, la cosa più saggia da fare potrebbe essere dargli una strapazzata sui capelli e dirgli Non pensarci, hai fatto tutto ciò che dovevi fare, non è davvero così importante, mentre vi svaccate sul divano mangiando cioccolata come non ci fosse un domani.
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20 agosto 2014
Hic et nunc.
Luglio è stato lavora, corri, che fa piove? ma che, è rimandato il corso in piscina? n'altra volta? ahi come sto male-hui come sto male, mamma mi tieni almeno lei? il prossimo anno un au-pair portoricano, cari miei, non me lo toglie nessuno.
Luglio è stata un'isola temporale di due giorni appena, ma pieni di bambini, propri e altrui, a riempir cestini con mirtilli.
Luglio è stata lei che aspettavo.
Luglio è stato febbre, stanchezza e tanta pioggia.
Luglio con tanta pioggia non è male, se lavori.
Agosto è non so.
Una mazzata sui denti, anzi direi quasi un paio, sentirsi uniti, studiare strategie, dire "è la vita, non importa. Rimbocchiamoci le mani.". Sentire di amarlo anche di più, persino di più.
Agosto è non sono sicura di cosa mi porterà Settembre, né Ottobre, né Novembre né -santissima Gesualda- il 2015.
Perché Susibita ha affrontato parecchi stravolgimenti in passato, ma mai - deve ammetterlo- con nonchalance.
Tiene botta, questo sì, tiene botta benissimo grazie a un senso del dovere e a una capacità di ripresa ormai allenata: ma è un 'ansiosa, e gli ansiosi vorrebbero sempre sapere cosa succederà di lì a sei mesi, perché devono potersi preparare prima, devono avere margine di manovra, devono sfracellarsi i coglioni con tipo 24 mesi di anticipo.
Gli ansiosi non sono leggeri: possono sforzarsi d'imparare -arte che Susibita pratica con naturale incapacità ma grande impegno da parecchi anni- a diventarlo, ma quando mettono la testa sul cuscino la sera sanno che dovranno leggere un paio di capitoli in più della saga dei Buddenbrook per stordirsi in maniera sufficiente a prender sonno.
Quello che Susibita sa è che non sarà semplice, ma forse più bello?
Quello che Susibita vuole è tagliare il superfluo, l'inutile, l'ingannevole abitudine, il finto comodo.
Quello che Susibita desidera è non perdere ciò che ama.
Quello che Susibita desidera è perdere ciò che non ama. Che poi non è perdere: è lasciare, che è diverso.
Quello che Susibita vuole è ciò che sa fare meglio e farlo anche meglio, dopo tutto questo.
Luglio è stata un'isola temporale di due giorni appena, ma pieni di bambini, propri e altrui, a riempir cestini con mirtilli.
Luglio è stata lei che aspettavo.
Luglio è stato febbre, stanchezza e tanta pioggia.
Luglio con tanta pioggia non è male, se lavori.
Agosto è non so.
Una mazzata sui denti, anzi direi quasi un paio, sentirsi uniti, studiare strategie, dire "è la vita, non importa. Rimbocchiamoci le mani.". Sentire di amarlo anche di più, persino di più.
Agosto è non sono sicura di cosa mi porterà Settembre, né Ottobre, né Novembre né -santissima Gesualda- il 2015.
Perché Susibita ha affrontato parecchi stravolgimenti in passato, ma mai - deve ammetterlo- con nonchalance.
Tiene botta, questo sì, tiene botta benissimo grazie a un senso del dovere e a una capacità di ripresa ormai allenata: ma è un 'ansiosa, e gli ansiosi vorrebbero sempre sapere cosa succederà di lì a sei mesi, perché devono potersi preparare prima, devono avere margine di manovra, devono sfracellarsi i coglioni con tipo 24 mesi di anticipo.
Gli ansiosi non sono leggeri: possono sforzarsi d'imparare -arte che Susibita pratica con naturale incapacità ma grande impegno da parecchi anni- a diventarlo, ma quando mettono la testa sul cuscino la sera sanno che dovranno leggere un paio di capitoli in più della saga dei Buddenbrook per stordirsi in maniera sufficiente a prender sonno.
Quello che Susibita sa è che non sarà semplice, ma forse più bello?
Quello che Susibita vuole è tagliare il superfluo, l'inutile, l'ingannevole abitudine, il finto comodo.
Quello che Susibita desidera è non perdere ciò che ama.
Quello che Susibita desidera è perdere ciò che non ama. Che poi non è perdere: è lasciare, che è diverso.
Quello che Susibita vuole è ciò che sa fare meglio e farlo anche meglio, dopo tutto questo.
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19 marzo 2013
Lo so, lo so.
La primavera, i capelli rossi, il corso e tutto il resto.
Va bene.
Ho fatto la figa, ok?
Ho fatto la figa.
E' che stanotte quando tornerò non saranno nei loro letti.
Il mondo è pieno di donne che non lo farebbero. Un sacco, davvero. Pieno così.
Tipo mia sorella, secondo me, non lo farebbe.
La mia vicina di casa non lo farebbe.
Le mie amiche qui di paesinoinculoailombrichi neppure loro. Non mi dicono di no, non mi dicono che sbaglio. Però loro non lo farebbero, io lo so che non lo farebbero.
Quindi adesso mi metto qui e mi fustigo le palle che non ho. Così, tanto per blandire il senso di colpa.
Oppure vado a cambiarmi.
Forse dovrei chiamare mia madre e ripeterle gli orari: 18.30 pasto nina, 19 pisolino, risveglio, bagnetto, gioco in relax, nanna. Magù mangia tutto, ma poca tv. Una favola, concessione tassativamente fino a un max di 2 + canzoncina, se vai a 3 sei fottuto, te ne fa leggere 5.
Ma tornando a noi la vera domanda è: TU lo faresti? o meglio: tu che hai già deciso che lo farai perchè ti stai frantumando i maroni da sola?
E come mai non s'è fatto cenno alla pausa? non ci fanno mangiare? com'è 'sta storia? io avrò fame, in un orario imprecisato tra le 18 e le 21 io avrò una porca porchissima fame.
Sticazzi comunque alla fine stanno dalla nonna, mica dal macellaio. Quando l'ho detto stamattina a Magù ha cominciato a saltellare ridendo.
"La mamma però non viene. Va a fare una specie di scuola, per il suo lavoro. Torna tardi. Però ci vediamo domani amore, mamma ti ritrova domani."
" Lo zecco e non lo tovo. Dov'è che ho messo il mio ppadino?"
Santissima gesualda, che orrore: ho solo tute.
La primavera, i capelli rossi, il corso e tutto il resto.
Va bene.
Ho fatto la figa, ok?
Ho fatto la figa.
E' che stanotte quando tornerò non saranno nei loro letti.
Il mondo è pieno di donne che non lo farebbero. Un sacco, davvero. Pieno così.
Tipo mia sorella, secondo me, non lo farebbe.
La mia vicina di casa non lo farebbe.
Le mie amiche qui di paesinoinculoailombrichi neppure loro. Non mi dicono di no, non mi dicono che sbaglio. Però loro non lo farebbero, io lo so che non lo farebbero.
Quindi adesso mi metto qui e mi fustigo le palle che non ho. Così, tanto per blandire il senso di colpa.
Oppure vado a cambiarmi.
Forse dovrei chiamare mia madre e ripeterle gli orari: 18.30 pasto nina, 19 pisolino, risveglio, bagnetto, gioco in relax, nanna. Magù mangia tutto, ma poca tv. Una favola, concessione tassativamente fino a un max di 2 + canzoncina, se vai a 3 sei fottuto, te ne fa leggere 5.
Ma tornando a noi la vera domanda è: TU lo faresti? o meglio: tu che hai già deciso che lo farai perchè ti stai frantumando i maroni da sola?
E come mai non s'è fatto cenno alla pausa? non ci fanno mangiare? com'è 'sta storia? io avrò fame, in un orario imprecisato tra le 18 e le 21 io avrò una porca porchissima fame.
Sticazzi comunque alla fine stanno dalla nonna, mica dal macellaio. Quando l'ho detto stamattina a Magù ha cominciato a saltellare ridendo.
"La mamma però non viene. Va a fare una specie di scuola, per il suo lavoro. Torna tardi. Però ci vediamo domani amore, mamma ti ritrova domani."
" Lo zecco e non lo tovo. Dov'è che ho messo il mio ppadino?"
Santissima gesualda, che orrore: ho solo tute.
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2 maggio 2012
Stiamo sul giallo.
Lei: starà bene? 'giorno mi scusi, ho un appuntamento per un' eco., e se non è cresciuto abbastanza? avete un ospedale grandissimo, da dov'è che siamo entrati? Dio che ansia. Come 'vai a spostare la macchina'? e mi lasci qui? Ciao, sì sono quasi all'ottavo. E tu? Ah tu aspetti. E se va bene questo esame poi vuoi un bambino? Che carina, allora in bocca al lupo. Hai un saari stupendo, di dov'è che sei? nel tuo paese i vestiti hanno un colore meraviglioso. No, è il secondo. Sì lo so, ma l'apparenza inganna, non sono mica così giovane. Ecco adesso non entro, c'ho paura. Mi attacco al saari di questa ragazza qui con la pelle color miele di castagno, col suo viso dolce, l'espressione curiosa che occhieggia alla mia pancia. Quanto mi piace 'sto saari. Io me la porto a casa questa qui, lei col saari. Una più bella dell'altro. Guarda che tocca a te. Giuro che non me ne frega nulla se è maschio o femmina. Dio che ansia. No forse un po' me ne frega, ma non adesso. Ah sei tornato. Dici che sta bene?
Lui: Non è così grande, sei tu che non sai leggere le mappe. Mmmm, un bel ristorantino proprio qua fuori, buono a sapersi. Ma non eri ansiosa di sapere se è maschio o femmina? mò cos'è tutta sta paura? segna: comprare ricambio filo falciatrice al faidate, susi dai torno subito, stai buonina qui così, ti raggiungo io., mmm, vediamo cos'è che c'hanno di antipasti...
L'altra (quella col camice): voi lo sapete il sesso? no perchè io ve lo dico eh. Da quello che vedo questa a me pare proprio una patatina. Sìsì, parrebbe proprio una patatina, vedete? certo non si può mai dire fino al giorno del parto, eh. Coi maschi è più facile, l'evidenza è evidente, sai com'è. Con le patatine il dubbio viene sempre. Bah. Comunue sembrerebbe una patata, nessun pirolino all'orizzonte. Vabbè, facciamo che magari non comprate proprio tutto rosa, state sul giallo, vediamo all'eco del prossimo mese, ragazzi.
Dopodichè Lui e Lei sono usciti a fare la spesa.
Lei, sopraggiunta sulla soglia del reparto infanzia, non ha resistito e ha fatto la gnorri, con finta disinvoltura fischiettando ha sconfinanto dai 4 mq del reparto bimbo-blu ai 120 di quello bimba-rosa, dove ha assaporato per la prima volta il gusto un po' proibito di sbirciare tra mutandine a pois e tutine color lavanda, sentedosi un po' ladra e un po' invece autorizzata, gettando l'occhio su dei mini legging con Brontolo stampato sul sedere e ripromottendosi che forse-magari-chissà, un'altra volta.
Lui: Non è così grande, sei tu che non sai leggere le mappe. Mmmm, un bel ristorantino proprio qua fuori, buono a sapersi. Ma non eri ansiosa di sapere se è maschio o femmina? mò cos'è tutta sta paura? segna: comprare ricambio filo falciatrice al faidate, susi dai torno subito, stai buonina qui così, ti raggiungo io., mmm, vediamo cos'è che c'hanno di antipasti...
L'altra (quella col camice): voi lo sapete il sesso? no perchè io ve lo dico eh. Da quello che vedo questa a me pare proprio una patatina. Sìsì, parrebbe proprio una patatina, vedete? certo non si può mai dire fino al giorno del parto, eh. Coi maschi è più facile, l'evidenza è evidente, sai com'è. Con le patatine il dubbio viene sempre. Bah. Comunue sembrerebbe una patata, nessun pirolino all'orizzonte. Vabbè, facciamo che magari non comprate proprio tutto rosa, state sul giallo, vediamo all'eco del prossimo mese, ragazzi.
Dopodichè Lui e Lei sono usciti a fare la spesa.
Lei, sopraggiunta sulla soglia del reparto infanzia, non ha resistito e ha fatto la gnorri, con finta disinvoltura fischiettando ha sconfinanto dai 4 mq del reparto bimbo-blu ai 120 di quello bimba-rosa, dove ha assaporato per la prima volta il gusto un po' proibito di sbirciare tra mutandine a pois e tutine color lavanda, sentedosi un po' ladra e un po' invece autorizzata, gettando l'occhio su dei mini legging con Brontolo stampato sul sedere e ripromottendosi che forse-magari-chissà, un'altra volta.
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12 aprile 2012
Mi fa strano.
Che la prossima volta che tornerò qui sarà con due, in teoria.
(Corna. Ricorna.)
Che sarà per vedere bi-zii e bi-cugini. (che fai allatti? ah non allatti? ma ti dorme la notte? quanto mangia? quanto mangia! non ti mangia., m'assomiglia?, ti somiglia, dai qui in braccio, ah me lo molli così?, dove vai?, bubusettete!, quant'è piccolo!, toh che puzza, 'mazza che getto, paro-paro zio Pinuccio, dorme sempre?, piange sempre?, bevi-birra-che-fa-latte, puccipucci, tanti auguri, che coraggio!, quando il terzo?, dai scherzavo.).
Che sarà estate.
Che forse non avrò più mal di schiena.
Che forse metterò un vestitino fresco e andremo al lago o sotto i portici in città.
Che forse allatterò.
Che stenderò microtutine taglia 0-1.
Che disinfetterò ginocchia sbucciate.
Che spernacchierò pancini.
Che ricomprerò il napisan.
Che non dormirò una sega.
Che sarò felice? infelice? depressa? gnocca? euforica? isterica? magra? floscia? rinco? nessuna o tutte le precedenti?
Dio che ansia svuotare il freezer.
Per l'angolo della self-promotion segnalo questa: perchè ci sono donne brave, intelligenti, curiose, appassionate e a 'sto punto direi pure caritatevoli che si prendono addirittura la briga d'intervistarmi.
(Corna. Ricorna.)
Che sarà per vedere bi-zii e bi-cugini. (che fai allatti? ah non allatti? ma ti dorme la notte? quanto mangia? quanto mangia! non ti mangia., m'assomiglia?, ti somiglia, dai qui in braccio, ah me lo molli così?, dove vai?, bubusettete!, quant'è piccolo!, toh che puzza, 'mazza che getto, paro-paro zio Pinuccio, dorme sempre?, piange sempre?, bevi-birra-che-fa-latte, puccipucci, tanti auguri, che coraggio!, quando il terzo?, dai scherzavo.).
Che sarà estate.
Che forse non avrò più mal di schiena.
Che forse metterò un vestitino fresco e andremo al lago o sotto i portici in città.
Che forse allatterò.
Che stenderò microtutine taglia 0-1.
Che disinfetterò ginocchia sbucciate.
Che spernacchierò pancini.
Che ricomprerò il napisan.
Che non dormirò una sega.
Che sarò felice? infelice? depressa? gnocca? euforica? isterica? magra? floscia? rinco? nessuna o tutte le precedenti?
Dio che ansia svuotare il freezer.
Per l'angolo della self-promotion segnalo questa: perchè ci sono donne brave, intelligenti, curiose, appassionate e a 'sto punto direi pure caritatevoli che si prendono addirittura la briga d'intervistarmi.
14 marzo 2012
Surprise. Oh, surprise.
Quando ti sei laureata pensavi di non aver paura di farti il mazzo e rimetterti in gioco.
Pensavi che avresti lavorato per un sacco di gente, visto posti, cambiato ordine degli addendi.
Pensavi che non sarebbe stato male un master e che avresti trovato la tua strada da sola.
Non pensavi che non avresti lavorato proprio per nessuno.
Che vi sareste invece buttati, tu e quegli altri due, in una cosa più grande di voi.
Che avreste imparato a viverla, domarla e in fin dei conti a farla su misura per voi.
Pensavi avresti avuto tempo d'imparare, di prendere tempi, ritmi e competenze.
Non che saresti rimasta incinta.
Quando sei rimasta incinta intuivi che lui ti avrebbe portato a fare incursioni nel suo mondo, dove il cielo è color melograno e passano nuvole spumose di parmigiano.
Un mondo zallo dove tutto, ma proprio tutto-tutto è di Magù (èmmmioo?, èmmio??, è mee???) e a merenda si fa sempre il bis.
Un mondo di coriandoli rossi e liquirizia, filastrocche e Kurt Cobain, di luna e fieno nella stalla.
Dove non esistono la crescenza, il caprino e manco la mozzarella, ma solo formaggi ben stagionati.
Quando le contrazioni di braxton-coso ti sembravano lame taglienti, la pancia bruciava e il respiro rallentava, quando pisciavi più spesso tu del cane al parco, ecco: allora non avresti mai pensato che dopo soli due anni ti saresti ricacciata nella medesima situazione.
Quando avete deciso di venire a vivere nel paesello in collina avete pensato al fatto che se vai nella sede della Croce Rossa per chiedere di parlare con un volontario perchè hai ricevuto la busta per la donazione ma non sai dove consegnarla, la vecchietta in fila per il dottore, con fare vistosamente paziente e come se interloquisse con un deficiente, ti guarda compassionevole e ti rimanda al pastificio.
Perchè è al pastificio che c'è il responsabile ed è al pastificio che c'è la sede vera e propria.
Ma certo, e dove sennò? Pure tu, Susibita, sei cozza e pure tarda.
Avete pensato al fatto che la gente dedica tempo a te e alla voglia di ridere, ti racconta barzellette sul parto in cui tipicamente il marito finisce cornuto causa postino, ti regala il calendario della croce rossa e pure 200 gr di spaghetti freschi almeno stasera fate presto a fare cena.
Avete pensato che la farmacista conosce il tuo nome e quello di Magù, se lo ricorda dalla prima volta in cui siete entrati, voi col vostro strano accento al seguito, e vi tiene da parte i pannozzi in offerta.
Avete pensato agli asparagi selvatici e alla cicoria tra i sassi, a Googhi tra gli ulivi e all'Arturo con le lucertole.
Non avreste pensato che dopo quasi due anni di distanza dal trasloco avreste avuto il medesimo, identico, impulso a prendere a randellate sui denti quelli dell'impresa costruttrice, che già pensavate di esservene liberati, invece stanno ancora là e sono pure confinanti.
La vita rivela sempre una certa dose di sorpresa.
Si dà il caso che Susibita abbia scritto un piccolo guest post qui, su Le Nuove Mamme, parlando delle sue FilAppstrocche.
Si dà il caso che si autopromuova qui dentro, dove si sente al sicuro perchè la gente che passa la conosce, e ciò nonostante - inspiegabilmente - non la evita.
Pensavi che avresti lavorato per un sacco di gente, visto posti, cambiato ordine degli addendi.
Pensavi che non sarebbe stato male un master e che avresti trovato la tua strada da sola.
Non pensavi che non avresti lavorato proprio per nessuno.
Che vi sareste invece buttati, tu e quegli altri due, in una cosa più grande di voi.
Che avreste imparato a viverla, domarla e in fin dei conti a farla su misura per voi.
Pensavi avresti avuto tempo d'imparare, di prendere tempi, ritmi e competenze.
Non che saresti rimasta incinta.
Quando sei rimasta incinta intuivi che lui ti avrebbe portato a fare incursioni nel suo mondo, dove il cielo è color melograno e passano nuvole spumose di parmigiano.
Un mondo zallo dove tutto, ma proprio tutto-tutto è di Magù (èmmmioo?, èmmio??, è mee???) e a merenda si fa sempre il bis.
Un mondo di coriandoli rossi e liquirizia, filastrocche e Kurt Cobain, di luna e fieno nella stalla.
Dove non esistono la crescenza, il caprino e manco la mozzarella, ma solo formaggi ben stagionati.
Quando le contrazioni di braxton-coso ti sembravano lame taglienti, la pancia bruciava e il respiro rallentava, quando pisciavi più spesso tu del cane al parco, ecco: allora non avresti mai pensato che dopo soli due anni ti saresti ricacciata nella medesima situazione.
Quando avete deciso di venire a vivere nel paesello in collina avete pensato al fatto che se vai nella sede della Croce Rossa per chiedere di parlare con un volontario perchè hai ricevuto la busta per la donazione ma non sai dove consegnarla, la vecchietta in fila per il dottore, con fare vistosamente paziente e come se interloquisse con un deficiente, ti guarda compassionevole e ti rimanda al pastificio.
Perchè è al pastificio che c'è il responsabile ed è al pastificio che c'è la sede vera e propria.
Ma certo, e dove sennò? Pure tu, Susibita, sei cozza e pure tarda.
Avete pensato al fatto che la gente dedica tempo a te e alla voglia di ridere, ti racconta barzellette sul parto in cui tipicamente il marito finisce cornuto causa postino, ti regala il calendario della croce rossa e pure 200 gr di spaghetti freschi almeno stasera fate presto a fare cena.
Avete pensato che la farmacista conosce il tuo nome e quello di Magù, se lo ricorda dalla prima volta in cui siete entrati, voi col vostro strano accento al seguito, e vi tiene da parte i pannozzi in offerta.
Avete pensato agli asparagi selvatici e alla cicoria tra i sassi, a Googhi tra gli ulivi e all'Arturo con le lucertole.
Non avreste pensato che dopo quasi due anni di distanza dal trasloco avreste avuto il medesimo, identico, impulso a prendere a randellate sui denti quelli dell'impresa costruttrice, che già pensavate di esservene liberati, invece stanno ancora là e sono pure confinanti.
La vita rivela sempre una certa dose di sorpresa.
Si dà il caso che si autopromuova qui dentro, dove si sente al sicuro perchè la gente che passa la conosce, e ciò nonostante - inspiegabilmente - non la evita.
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26 ottobre 2011
4 motivi per cui amo questo posto.
Perchè, d'autunno:
il rosso è ROSSO.
Il giallo è GIALLO.
E c'è sempre chi scodinzola.
E forse ognuno di voi potrà dire lo stesso di altri luoghi.
Ma questo è mio, e fa tutta la differenza del mondo.
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12 ottobre 2010
E riporto 3.
Esterno giorno, incontro di lavoro.
Quattro chiacchere in attesa che arrivino tutti.
"E quindi casa nuova vita nuova..." fa Tizio, che vedo per la seconda volta in vita mia.
"Bhè, sì. In realtà ancora ci manca il gas e quindi ieri ho protestato perchè col bambino piccolo è un disagio ed è un sacco che aspettiamo, insomma mi sono un pò alterata ma ci stava tutta..."
"Dhè, certo che con quel sorriso...perchè hai un bellissimo sorriso, sai?"
"...8 O...Ma ch c'ntra, scus...cioè...uh. zz. o-oh.grz.".
Fa Susibita, che se per caso riceve un complimento così tra il lusco e il brusco va in palla e comincia a esprimersi in monosillabo neandertaliano.
"No, dico: se te glielo dici con quel sorriso dolce lì, quelli se ne fregano sai, è chiaro che a una come te ti sipigliano 'n 'ulo e porto 3 (letteralmente: "col riporto di 3". La parte prima la lascio alla perspicace immaginazione dei miei lettori).
Dhe. O no...??!"
"..."
[Che poi la frase non so, non era esattamente così, suonava anche più forte, ma non credo di averla colta appieno, sbiasicava.].
DRIIN.
"Ciao sorella-che-vivi-ormai-da-tempo-nella-strana-città, senti oggi sono andata a quell'incontro e Tizio mi ha detto così e cosà: mi sapresti spiegare perchè cacchio Tizio, che ripeto ho visto due sole volte in vita mia, mi ha detto che secondo lui io mi faccio pigliare etcetera per giunta col riporto di 3??"
"Ma tu non ti devi offendere, candida sorellina Susibita che-ora-tutti-penseranno-in-punta-di-forchetta. Mica è una cosa personale: qui parlano tutti così, ti ci devi abituare."
"Ho capito, ma mò ti pare che questo neanche mi conosce, prima mi fa una specie di complimento e poi mi dice che sono una che se lo piglia col riporto?? Maddai...!!".
"Ma tu non ti devi mica fare problemi sai? Se ti dicono qualcosa che ti da noia glielo dici."
"Cioè gli spiego che non mi va che mi si dica che lo piglio col riporto di 3?"
"Ti spieghi??!! No-no. Li mandi 'n 'ulo. Col riporto di 3, ovviamente."
Quattro chiacchere in attesa che arrivino tutti.
"E quindi casa nuova vita nuova..." fa Tizio, che vedo per la seconda volta in vita mia.
"Bhè, sì. In realtà ancora ci manca il gas e quindi ieri ho protestato perchè col bambino piccolo è un disagio ed è un sacco che aspettiamo, insomma mi sono un pò alterata ma ci stava tutta..."
"Dhè, certo che con quel sorriso...perchè hai un bellissimo sorriso, sai?"
"...8 O...Ma ch c'ntra, scus...cioè...uh. zz. o-oh.grz.".
Fa Susibita, che se per caso riceve un complimento così tra il lusco e il brusco va in palla e comincia a esprimersi in monosillabo neandertaliano.
"No, dico: se te glielo dici con quel sorriso dolce lì, quelli se ne fregano sai, è chiaro che a una come te ti sipigliano 'n 'ulo e porto 3 (letteralmente: "col riporto di 3". La parte prima la lascio alla perspicace immaginazione dei miei lettori).
Dhe. O no...??!"
"..."
[Che poi la frase non so, non era esattamente così, suonava anche più forte, ma non credo di averla colta appieno, sbiasicava.].
DRIIN.
"Ciao sorella-che-vivi-ormai-da-tempo-nella-strana-città, senti oggi sono andata a quell'incontro e Tizio mi ha detto così e cosà: mi sapresti spiegare perchè cacchio Tizio, che ripeto ho visto due sole volte in vita mia, mi ha detto che secondo lui io mi faccio pigliare etcetera per giunta col riporto di 3??"
"Ma tu non ti devi offendere, candida sorellina Susibita che-ora-tutti-penseranno-in-punta-di-forchetta. Mica è una cosa personale: qui parlano tutti così, ti ci devi abituare."
"Ho capito, ma mò ti pare che questo neanche mi conosce, prima mi fa una specie di complimento e poi mi dice che sono una che se lo piglia col riporto?? Maddai...!!".
"Ma tu non ti devi mica fare problemi sai? Se ti dicono qualcosa che ti da noia glielo dici."
"Cioè gli spiego che non mi va che mi si dica che lo piglio col riporto di 3?"
"Ti spieghi??!! No-no. Li mandi 'n 'ulo. Col riporto di 3, ovviamente."
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