Ieri sera sentivo silenzio, al piano di sotto.
Così sono scesa, quatta quatta, perché sapevo ti avrei trovata di nascosto davanti alla tv e volevo beccarti - sì, volevo beccarti in fallo.
Invece davanti alla tv non c'eri.
Oltre la portafinestra, ti ho vista.
I capelli lunghissimi che sfioravano l'erba, le gambe levate in alto.
Tu, l'altalena, il crepuscolo.
Non c'era altro.
Dondolavi forte, i piedini schizzavano verso la luna.
Tacevi e spingevi, non sapevi che ti stavamo guardando, al di qua del vetro.
Non ho mai visto - a parte le volpi occhi gialli, quelle che incrociamo di notte sulla strada verso casa - nulla di più libero, di più selvatico.
Per te il nostro giardino è bello di notte.
Per te lanciarti al volo sull'altalena partendo dalla sedia è un gioco tutto di testa: "Sai che ci vuole, mamma, per farlo? Solo due cose: credere in te stessa e poi saltare."
Per te "io sono nata per il circo, mamma."
Per te perdere un dentino davanti è bello, la monetina ti rende ricca.
Per te ricca è poter giocarti la monetina al bar della piscina. E vincere, chiaramente.
Per te fare i compiti è bello.
A te, a parte tutto, basta un gatto.
A te io non riesco a credere.
Quanto sei semplice, come sei bella, perché tanto forte, da dove mai sarai uscita.
Perché a me, proprio a me fra tutte, che ti cerco davanti alla tv e non so nulla ma nulla invece, della tua notte e di come si fa - dannazione - a volare.
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24 luglio 2019
Sette (di altalene e crepuscoli).
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Nina and I
3 agosto 2017
Le conciglie e l'amore gentile.
Nella mattina più calda dell'estate Nina e il Biondino hanno piazzato il banchetto della frutta fuori dal cancelletto per vendere conchiglie ai passanti.
Prezzo conchiglie cad 1: 50 euro, scontati da intervento della madre a 0,20 centesimi.
Il cartello che recita "CONCIGLIE! 50 0,20 EURO. OFERTA!"
Sul banchetto, a decorazione, candeline profumate e una foto di Nina a 2 anni col cappello di Babbo Natale, che nel complesso facevano un po' veglia del morto.
"Scusate ma quella?"
"L'ha portata Nina, ha detto che è molto carina e può attirare i clienti."
Raccolto a fine mattinata: 1 euro e 20, forse da una coppia di americani in mountain bike. Non ne siamo certi perché eravamo dentro a cambiarci le mutande e abbiamo trovato i soldi solo dopo.
Castagna mi ha detto qualche giorno fa di essere il più dolce e amorevole che posso nei confronti di me stessa.
E mi è sembrata una cosa rivoluzionaria, straordinaria.
Strano perché quando uno ha preso un brutto colpo - e noi nei mesi scorsi ne abbiamo ricevuto uno grosso sui denti- la prima cosa che intelligentemente dovrebbe fare è mettersi a riposo e curarsi, la più ovvia.
Eppure a me è sembrata una novità, una roba mai sentita prima, un'illuminazione sulla via di Emmaus.
Così ho pensato che stavo messa peggio di quanto credessi se non ci ero arrivata da sola, che la prima ad essere gentile verso me stessa devo essere io.
Quindi metto punti e vado a capo.
Con garbo, gentilezza.
Aspetto la tenda in montagna, le camminate in riva al torrente, le gambe dure di stanchezza giusta, onesta. Il falò per gli spiedini dei bimbi.
Aspetto una valle tutta per noi quattro e le nostre tre carabattole buttate dentro la macchina scassata (alla rinfusa, da me - ordinatamente impilate, da lui.).
L'ombra dei faggi, se saremo davvero fortunati qualche camoscio.
Poche persone, poca pianificazione, pochi soldi, pochi pensieri.
Poche persone, poca pianificazione, pochi soldi, pochi pensieri.
Solo noi, a giocare a carte con le ginocchia in bocca, come quattro scemi felici.
13 luglio 2017
La differenza tra ridere e pensare.
Chi sogna nuovi gerani legge libri per addormentarsi.
Chi sogna nuovi tesori fruga le orecchie di un cavallo nero, ritta tra le sue zampe, senza paura.
Chi sogna nuovi giochi sbuffa sui libri, sbadiglia tra le parole, frigna e mugugna che i compiti non li vuol fare.
Chi sogna di non essere ormai grande pensa al tinello di nonna, a un grembiule fiorito di blu.
Cerca l'odore acetato delle melanzane pestate col sale, e la vede così - sua nonna - come la vedrà per sempre: in mezzo a un cortile, tra i pomodori da salsa.
E' arrivato il caldo di Luglio con le assordanti, sensuali cicale.
Io lavoro, rileggo Guareschi, che mi fa ridere e pensare, ricordare i miei nonni.
Lui fa i compiti, lei -sballottata da un po' troppe settimane- millanta mal di panzia, alterna corse folli a frignate, si raggomitola in cerca di coccole.
Il Biondino vuol fare il cantante.
Ascolta soprattutto De Gregori, la Canzone del Maggio e Rovazzi.
Ho tentato un timido disimpegno da quest'ultimo che a nulla è servito in quanto del tutto inopportuno, come tutti i tentativi dissuasori genitoriali in fatto di scelte musicali.
Inopportuni quando non controproducenti - verrebbe da aggiungere - e senz'altro inutili.
D'altra parte mia madre non capiva cosa ci trovassi io in Il vicino è mio nemico e lo devo eliminare, al vicino puzza il fiato e gli puzzano le ascelle, sono queste le due cose che mi rendono ribelle, però insieme ascoltavamo Wonderwall e Smells like teen spirits.
Abbassiamo i finestrini, cantiamo.
Intellettuali d'oggi
Idioti di domani
Ridatemi il cervello
Che basta alle mie mani
Idioti di domani
Ridatemi il cervello
Che basta alle mie mani
Dice il bombarolo tra le zafate d'asfalto e le folate su dai campi di grano.
Nina, che quando le fa comodo sa essere una petulante precisetti, puntualizza che non dovremmo ascoltare le canzoni che contengono insulti, e "idioti" è fino a prova contraria un insulto.
"Te non ci fai ascoltare Rovazzi, allora neanche questo qui, eh!"
"Questo qui sarebbe De Andrè, comunque" - brontolo io.
"Allora Deandè dize gli insulti come Lovazzi, io non lo accotto."
Tento una ripresa maldestra, ma il Biondino interviene più efficacemente: dice che idioti non è un insulto, ma una provocazione.
Gli chiedo cosa significhi, per lui.
"Che Rovazzi mi fa ridere, e questo pensare."
"E cos' è più importante?" - lo imbocco.
"Tutti e due, mamma" risponde lui, più saggiamente.
13 giugno 2017
La casa col cancelletto.
Siamo qualche giorno al mare.
Mi piacerebbe dire che sto staccando, che riposo.
In verità non granché, perché la mia testa è fatta così: male.
Però lotto per non perdermi tutto, o del tutto.
Leggo Marcela Serrano, mi affaccio al blu elettrico.
La mia bimba danza come una sardina, fila lunga lunga come una lisca.
Tra poco avrà cinque anni, l'età indefinita tra il prima ed il dopo: piccola ancora, nella rotondità delle spalle, nella curva piena del viso di luna; grande poi, nel piede lungo e deciso, nelle dita tese di stella marina.
Il mio bimbo è tutto lui, sempre più lui.
Chissà dove diavolo andrà.
Io lo capisco eppure non so leggerlo, perché racconta pagine che ascolto ma vede solo lui.
Ogni giorno poi, Lui ed io lavoriamo un poco insieme.
Chiedo troppo spesso "tutto bene?".
Controllo ogni curva, ogni ruga, all'erta.
Poi -essenzialmente- ci son le gazze tra le tamerici all'alba.
Più tardi, il mare allucinante, le braccia come vele, la fuga dei granchi.
La fame rossa, profonda, e il rompicapo dolce del vino in tavola.
Le ore che strappo ai pensieri aguzzini.
Un giorno guarderò indietro e mi vedrò idiota.
Per ora, faccio quel che fanno uomini e donne di buona volontà: quel che posso.
Mi piacerebbe dire che sto staccando, che riposo.
In verità non granché, perché la mia testa è fatta così: male.
Però lotto per non perdermi tutto, o del tutto.
Leggo Marcela Serrano, mi affaccio al blu elettrico.
La mia bimba danza come una sardina, fila lunga lunga come una lisca.
Tra poco avrà cinque anni, l'età indefinita tra il prima ed il dopo: piccola ancora, nella rotondità delle spalle, nella curva piena del viso di luna; grande poi, nel piede lungo e deciso, nelle dita tese di stella marina.
Il mio bimbo è tutto lui, sempre più lui.
Chissà dove diavolo andrà.
Io lo capisco eppure non so leggerlo, perché racconta pagine che ascolto ma vede solo lui.
Ogni giorno poi, Lui ed io lavoriamo un poco insieme.
Chiedo troppo spesso "tutto bene?".
Controllo ogni curva, ogni ruga, all'erta.
Poi -essenzialmente- ci son le gazze tra le tamerici all'alba.
Più tardi, il mare allucinante, le braccia come vele, la fuga dei granchi.
La fame rossa, profonda, e il rompicapo dolce del vino in tavola.
Le ore che strappo ai pensieri aguzzini.
Un giorno guarderò indietro e mi vedrò idiota.
Per ora, faccio quel che fanno uomini e donne di buona volontà: quel che posso.
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21 luglio 2016
Il giorno che tutti vorremmo, 2.
La mattina dommo tutta ttòtta, con i piedi sul cussino, nel letto di mamma.
Mamma si azza e dopo un pochino mi chiama, ma io dommo.
Mi chiama, ma io dommo.
Mi chiama, e io dommo sempe. Eheh.
Poi mi chiama e io dico "Un attimo, eh!": pecchè mi vengono i nevvi, quando mi chiama così, quella là.
Mamma mi dà il latte ma io vojo loyogut, no il tè, i biccotti al zoccolato, la tovaglietta con le fagole.
Mamma dize "hai tempo 2 minuti per scegliere, poi tiro via tutto così domani mattina magari facciamo prima, che dici?", alloa io finicco il latte.
Se mi va fazzo la siocchina con mio fatello gande, lui dize "mi vuoi lasciare in pace?", io mi ttuficco e alloa gli dò una bella manata e quello mi dà un pissicotto.
Mamma manda mio fatello in bagno, io piango mottissimo pecchè ho un doloe enomme alla mia gambina: fosse muio ed è coppa di mio fatello, ma pima vado in bagno e lo picchio a modino, così impaa.
Davanti al canzello della ccuola mamma mi baza e mi viene da pianzere checchè lei se ne va.
La mattina zoco con i miei amizi macchi e con la mia amica Zulia femmina. Pendo tantissimi vemmi e li metto in savvo nei zeppugli.
Mi compotto motto bene e le maette mi amano.
Tutti mi adoano, checchè sono una bimba bava e non fazzo socchezze come Zulio, che è uno ttùpido.
Sulla macchina dommo sempe.
Quando mi vvejio mamma è al compute ma poi mi vede sugli ccàlini e dize "Ma buongiorno! hai ben dormito?", io divento un rotolino sulla panza di mamma che mi abbazza e sto lì per un bel pochinino.
Poi fazzo tante coshe:
Guaddo i cattoni.
Zoco con Attuino: gli metto la cuffia della bambolina ma Attuino gaffia e va via. Che ttupido.
Sono sempe nuda e vado nella pissinetta in zaddino: se ho feddo mi ttendo sul pavimento caddo oppue su mio fatello che è caddo anche lui, ma mobbido.
Mio fatello ha un pisello, io la patatina.
I piselli si possono tiae fotte, ma i fatelli fanno un sacco di ssene.
Mamma mi fa la dozza la notte. Ma non i capelli, eh.
Il mio amico P. ha un bennoccolo sulla fonte. Io avevo i pidocchi, ma fosse no.
Mamma ed io lezzamo una ttòia: Ccodinzolo, Apunzel, Capuzzetto Osso, Guizzino.
Mamma dize "adesso basta, spegniamo" e a me viene sete.
Dopo la sete mi viene pipì: mamma fa grgrgrgr coi denti, come i lupi.
Dento al mio lettino mamma mi fa gattachenìn* e mi baza sul collo da dieto, ma io non mi accorgo, checchè zà dommo.
*gattachenin > "Gratta schienìn" > "gratta la schiena": noiosissima operazione di leggera carezza in punta di dita, volta ad ottenere un più rapido addormentamento.
Mamma si azza e dopo un pochino mi chiama, ma io dommo.
Mi chiama, ma io dommo.
Mi chiama, e io dommo sempe. Eheh.
Poi mi chiama e io dico "Un attimo, eh!": pecchè mi vengono i nevvi, quando mi chiama così, quella là.
Mamma mi dà il latte ma io vojo lo
Mamma dize "hai tempo 2 minuti per scegliere, poi tiro via tutto così domani mattina magari facciamo prima, che dici?", alloa io finicco il latte.
Se mi va fazzo la siocchina con mio fatello gande, lui dize "mi vuoi lasciare in pace?", io mi ttuficco e alloa gli dò una bella manata e quello mi dà un pissicotto.
Mamma manda mio fatello in bagno, io piango mottissimo pecchè ho un doloe enomme alla mia gambina: fosse muio ed è coppa di mio fatello, ma pima vado in bagno e lo picchio a modino, così impaa.
Davanti al canzello della ccuola mamma mi baza e mi viene da pianzere checchè lei se ne va.
La mattina zoco con i miei amizi macchi e con la mia amica Zulia femmina. Pendo tantissimi vemmi e li metto in savvo nei zeppugli.
Mi compotto motto bene e le maette mi amano.
Tutti mi adoano, checchè sono una bimba bava e non fazzo socchezze come Zulio, che è uno ttùpido.
Sulla macchina dommo sempe.
Quando mi vvejio mamma è al compute ma poi mi vede sugli ccàlini e dize "Ma buongiorno! hai ben dormito?", io divento un rotolino sulla panza di mamma che mi abbazza e sto lì per un bel pochinino.
Poi fazzo tante coshe:
Guaddo i cattoni.
Zoco con Attuino: gli metto la cuffia della bambolina ma Attuino gaffia e va via. Che ttupido.
Sono sempe nuda e vado nella pissinetta in zaddino: se ho feddo mi ttendo sul pavimento caddo oppue su mio fatello che è caddo anche lui, ma mobbido.
Mio fatello ha un pisello, io la patatina.
I piselli si possono tiae fotte, ma i fatelli fanno un sacco di ssene.
Mamma mi fa la dozza la notte. Ma non i capelli, eh.
Il mio amico P. ha un bennoccolo sulla fonte. Io avevo i pidocchi, ma fosse no.
Mamma ed io lezzamo una ttòia: Ccodinzolo, Apunzel, Capuzzetto Osso, Guizzino.
Mamma dize "adesso basta, spegniamo" e a me viene sete.
Dopo la sete mi viene pipì: mamma fa grgrgrgr coi denti, come i lupi.
Dento al mio lettino mamma mi fa gattachenìn* e mi baza sul collo da dieto, ma io non mi accorgo, checchè zà dommo.
*gattachenin > "Gratta schienìn" > "gratta la schiena": noiosissima operazione di leggera carezza in punta di dita, volta ad ottenere un più rapido addormentamento.
7 luglio 2016
il giorno che tutti vorremmo.
La mattina mi sveglio e vado sulla panchina in cucina, la mamma mi dà una ciotolina con latte e cereali e un bicchiere di succo.
Se invece non mi sveglio subito mamma mi bacia sul collo e sui capelli, io apro un occhio e la vedo che mi prende la mano e dice "vieni, che è pronta la colazione".
Se invece non si sveglia lei urla "corri, corri! ho spento la sveglia! siamo in ritardooo!" io corro a lavarmi i denti perché non voglio arrivare in ritardo al campo estivo.
Prima di scendere dalla macchina indosso la mia corona di cartone e divento un pirata, perché devo combattere quei fetenti dei miei compagni.
Mamma non vuole che li chiamo così ma -diamine- io sono un pirata.
Quando è ora di pranzo torna la mia mamma, io sono contento quando la vedo oltre la siepe della scuola e ci chiamiamo ridendo fino al cancello.
In macchina fa talmente caldo e mia sorella ha combattuto così a lungo per tutta la mattina che di solito si addormenta. Io e mamma stiamo attentissimi a non fare rumore e ci strizziamo l'occhio perché quando Nina dorme noi ce la sgodazziamo.
Mentre mamma prepara la tavola io faccio la doccia e poi ritorno sulla panchina con le mutande pulite e una canotta.
A pranzo la casa è tutta quasi buia ma freschissima e il sole si vede solo da dietro le finestre.
Mamma mi dà il melone e oggi una ricotta bianca bianca e dolce che ci ha portato un pastore che ha le pecore. Ho chiesto "come si chiamava?" "chi?" mi fa mamma - "la pecora" dico io, "ah pensavo il pastore" - mi fa lei.
Dopo pranzo gioco ai lego e me la sgodazzo ancora, perché mia sorella dorme e non me li schiaccia.
Quando Nina si sveglia guardiamo i cartoni o facciamo il libretto dell'estate e mamma gira per casa e ci dice "spegni", oppure "che bello!" oppure "gelatino?" oppure "ti dò tempo fino al 3" se parla con Nina.
Quando fa un po' meno caldo usciamo in giardino o vediamo i nostri amici.
Spesso sono amici di Nina, perché Nina è una bambina che piace molto ai suoi amici e allora ci chiamano per giocare, anche se lei fa finta di non riconoscerli.
Quando mamma dice "Nina, ha chiamato E., il tuo amico, dice se andiamo in piscina con lui più tardi!Vi va, bimbi?"
Io dico: "Sì mamma, che bello!"
Nina dice: "Chi è E.?"
Alla sera mamma ci lava di nuovo perché siamo sudici e sudati, e anche perché la nostra amica C. l'altro giorno aveva le lendini - che sono le uova dei pidocchi- allora mamma ci controlla i capelli come una pazza e le vengono gli occhi di un gufo.
Alla sera io salgo su nel mio letto alto e mamma apre le finestre perché così entra il fresco della notte.
A volte vediamo il mio pipistrello che ho chiamato Familla gironzolare attorno al lampione laggiù nel prato. Familla è molto simpatico e non è pericoloso, morde solo le zanzare.
Se Nina non dorme bisogna leggere la sua storia per prima e poi aspettare che finisca il capriccio, se invece casca sul cuscino come morta io e mamma ci facciamo l'occhiolino un'altra volta e poi ci leggiamo Harry Potter 2 La Camera dei Segreti perché io amo molto la magia e a undici anni me ne vado a Hogwarts. Non adesso, perché sono piccolo. A undici anni. Ma manca ancora tanto, dice mamma.
Quando la luce si spegne c'è la notte fuori coi gufi e la luna sopra le canne e se ci vai dentro, alle canne, dove sono più verdi, ci trovi i cinghiali.
Ma io non ci vado, perché già dormo.
Se invece non mi sveglio subito mamma mi bacia sul collo e sui capelli, io apro un occhio e la vedo che mi prende la mano e dice "vieni, che è pronta la colazione".
Se invece non si sveglia lei urla "corri, corri! ho spento la sveglia! siamo in ritardooo!" io corro a lavarmi i denti perché non voglio arrivare in ritardo al campo estivo.
Prima di scendere dalla macchina indosso la mia corona di cartone e divento un pirata, perché devo combattere quei fetenti dei miei compagni.
Mamma non vuole che li chiamo così ma -diamine- io sono un pirata.
Quando è ora di pranzo torna la mia mamma, io sono contento quando la vedo oltre la siepe della scuola e ci chiamiamo ridendo fino al cancello.
In macchina fa talmente caldo e mia sorella ha combattuto così a lungo per tutta la mattina che di solito si addormenta. Io e mamma stiamo attentissimi a non fare rumore e ci strizziamo l'occhio perché quando Nina dorme noi ce la sgodazziamo.
Mentre mamma prepara la tavola io faccio la doccia e poi ritorno sulla panchina con le mutande pulite e una canotta.
A pranzo la casa è tutta quasi buia ma freschissima e il sole si vede solo da dietro le finestre.
Mamma mi dà il melone e oggi una ricotta bianca bianca e dolce che ci ha portato un pastore che ha le pecore. Ho chiesto "come si chiamava?" "chi?" mi fa mamma - "la pecora" dico io, "ah pensavo il pastore" - mi fa lei.
Dopo pranzo gioco ai lego e me la sgodazzo ancora, perché mia sorella dorme e non me li schiaccia.
Quando Nina si sveglia guardiamo i cartoni o facciamo il libretto dell'estate e mamma gira per casa e ci dice "spegni", oppure "che bello!" oppure "gelatino?" oppure "ti dò tempo fino al 3" se parla con Nina.
Quando fa un po' meno caldo usciamo in giardino o vediamo i nostri amici.
Spesso sono amici di Nina, perché Nina è una bambina che piace molto ai suoi amici e allora ci chiamano per giocare, anche se lei fa finta di non riconoscerli.
Quando mamma dice "Nina, ha chiamato E., il tuo amico, dice se andiamo in piscina con lui più tardi!Vi va, bimbi?"
Io dico: "Sì mamma, che bello!"
Nina dice: "Chi è E.?"
Alla sera mamma ci lava di nuovo perché siamo sudici e sudati, e anche perché la nostra amica C. l'altro giorno aveva le lendini - che sono le uova dei pidocchi- allora mamma ci controlla i capelli come una pazza e le vengono gli occhi di un gufo.
Alla sera io salgo su nel mio letto alto e mamma apre le finestre perché così entra il fresco della notte.
A volte vediamo il mio pipistrello che ho chiamato Familla gironzolare attorno al lampione laggiù nel prato. Familla è molto simpatico e non è pericoloso, morde solo le zanzare.
Se Nina non dorme bisogna leggere la sua storia per prima e poi aspettare che finisca il capriccio, se invece casca sul cuscino come morta io e mamma ci facciamo l'occhiolino un'altra volta e poi ci leggiamo Harry Potter 2 La Camera dei Segreti perché io amo molto la magia e a undici anni me ne vado a Hogwarts. Non adesso, perché sono piccolo. A undici anni. Ma manca ancora tanto, dice mamma.
Quando la luce si spegne c'è la notte fuori coi gufi e la luna sopra le canne e se ci vai dentro, alle canne, dove sono più verdi, ci trovi i cinghiali.
Ma io non ci vado, perché già dormo.
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22 giugno 2016
Alla fine del giorno più lungo.
Alla fine del giorno più lungo dell'anno hai soffiato 14 volte le candeline.
Hai raccontato barzellette a tavola.
Hai salutato e cambiato tutto un'altra volta.
Alla fine del giorno più lungo hai avuto paura e chiesto "non lasciarmi".
Io ho cercato la voce di mia madre che diceva "se ti dico che non me ne vado, io non me ne vado, hai capito? devono ammazzarmi per farmi andare" e l'ho ritrovata là dove l'avevo lasciata: verso i miei 6 anni.
Alla fine del giorno più lungo ti ho lasciata andare e hai ballato.
Alla fine del giorno più lungo hai baciato tuo fratello, provato un vestito, mangiato una ciocca di capelli.
Alla fine del giorno più lungo non sei stata in nulla diversa da ieri: allegrissima, importuna, sfacciata. Impavida.
Solo, alla fine del giorno più lungo, eri un po' più grande: un po' più tua, un po' meno mia.
Non potrei, anche volendo, amare di più.
Hai raccontato barzellette a tavola.
Hai salutato e cambiato tutto un'altra volta.
Alla fine del giorno più lungo hai avuto paura e chiesto "non lasciarmi".
Io ho cercato la voce di mia madre che diceva "se ti dico che non me ne vado, io non me ne vado, hai capito? devono ammazzarmi per farmi andare" e l'ho ritrovata là dove l'avevo lasciata: verso i miei 6 anni.
Alla fine del giorno più lungo ti ho lasciata andare e hai ballato.
Alla fine del giorno più lungo hai baciato tuo fratello, provato un vestito, mangiato una ciocca di capelli.
Alla fine del giorno più lungo non sei stata in nulla diversa da ieri: allegrissima, importuna, sfacciata. Impavida.
Solo, alla fine del giorno più lungo, eri un po' più grande: un po' più tua, un po' meno mia.
Non potrei, anche volendo, amare di più.
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11 agosto 2015
Mentre voi, noi.
Mentre voi vi sollazzate al mare o in montagna intasandomi la timeline di instagram con i vostri "yawn, che fatica alzarsi alle 11", "poteva andarmi peggio. #figata" #beneanzibenissimo" "#wow" "#arrostincini&" "#a-a-bbronzatissimi" , più varianti eventuali, noi:
- sturiamo cessi
- tiriamo giù pareti di cartongesso a calci
- bonifichiamo da liquami sospetti una ex-comune di artistoidi rasta gang style apparentemente dediti alla filosofia jungiana
- sogniamo pomodori nell'orto, a 400 km di distanza
- telefoniamo a bambine urlatrici, cattive, selvagge e nudissime
- spediamo foto a bambini improvvisamente fattisi saggi, seguaci indefessi della filosofia Jedi, talentuosi e concentratissimi manipolatori lego, Girardengo dell'anima, Sante Pollastri del cuore.
- ci tuffiamo nell'ennesima, affogante, appagante, spaventosa, fiduciosa, incredibile avventura.
Poi, se tutto va come deve andare nei miei diabolici piani, tutto questo avrà fine, e ci ricongiungeremo alla nudista, al biondo Bandito e biondo Campione, e quest'estate -almeno un poco- troverà ciò che resta di noi.
21 luglio 2015
40 gradi fuori, e pure dentro.
La mia temperatura interna di 2 h fa era 37.8, quella attuale di 37.4, tra 1 h chi può dirlo.
Da 3 giorni il mio termometro interno è impazzito.
I bimbi sono da Nonna Oroscopo, altrimenti non riesco a lavorare e non ho la forza di gestire i loro rientri dal campo estivo.
Fonti attendibili riportano di averli visti annaffiare i pomodori canna alla mano e nudi come vermi. Alla richiesta "nonna mi cappa la cacca" pare siano stati mandati "là dietro, dove la fanno i cavalli, così pulisco una volta sola."
Vivo di qualche avanzo, scatolette di legumi, verdure dell'orto e formaggio feta. Molte molte pesche.
Nell'orto non ci vado più, i fagiolini hanno invaso il sentiero e le zucchine pesano 4 kg l'una.
Deambulo tra computer e divano. Scaccio zanzare.
Ricordatemi sorridente, con la temperatura stabile e l'orto a modino.
Da 3 giorni il mio termometro interno è impazzito.
I bimbi sono da Nonna Oroscopo, altrimenti non riesco a lavorare e non ho la forza di gestire i loro rientri dal campo estivo.
Fonti attendibili riportano di averli visti annaffiare i pomodori canna alla mano e nudi come vermi. Alla richiesta "nonna mi cappa la cacca" pare siano stati mandati "là dietro, dove la fanno i cavalli, così pulisco una volta sola."
Vivo di qualche avanzo, scatolette di legumi, verdure dell'orto e formaggio feta. Molte molte pesche.
Nell'orto non ci vado più, i fagiolini hanno invaso il sentiero e le zucchine pesano 4 kg l'una.
Deambulo tra computer e divano. Scaccio zanzare.
Ricordatemi sorridente, con la temperatura stabile e l'orto a modino.
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29 luglio 2014
gli anni passano, signora mia.
Mia madre mi ha detto che si sente stanca, e che la sera fa fatica a fare le scale.
Le ho detto hai 60 anni è normale, lei mi ha detto ne ho 66, tesoro bello, sei-sei.
Io questa cosa che mia madre sta invecchiando non sono ancora pronta a gestirla.
Le vedo le altre nonne, ai parchetti e all'uscita dell'asilo e -credetemi- mia madre non ha nulla a che fare con loro. Loro sono vecchie.
Mia madre è un katerpillar, nonché ancora una discreta gnocca, non fosse che si veste in bermuda, crocs e cappello dell'arcicaccia.
Non ho conosciuto donne fisicamente più forti di mia madre: nel mio immaginario, da sempre, semplicemente non esistono.
Mia madre decespuglia, smonta, trapana, fa il cemento, guida il trattore cingolato. Mia madre fa tutto.
Non è possibile che le scale le riescano pesanti la sera, ma dice lei che è vero e io le devo credere.
Vado a riprendermi Magù, dopo, perché almeno è meno stanca e sola con Nina riesce a fare più cose stancandosi di meno. Mi rendo conto che ho sbagliato tutto quest'estate.
Ho quasi fissato l'intervento per Mr Googhi per farlo castrare.
Non starò a tediarvi sul perché e il per come, ci stavamo pensando da un po' e la nostra dolcissima veterinaria è d'accordo con noi.
Però ora mi sento un po' un verme ogni volta che gli passo accanto.
Ho voglia di andare tra qualche giorno a raccoglier mirtilli coi bambini, ma sta per arrivare il temporale ora e tutto è fermo -anche gli animali, anche gli alberi- e c'è un cucchiaio di luce in fondo alla valle ma troppo lontano e ecco che arrivano i goccioloni e questa sensazione qui dentro, che non tace, e mi dice che ho sbagliato tutto, quest'estate.
Le ho detto hai 60 anni è normale, lei mi ha detto ne ho 66, tesoro bello, sei-sei.
Io questa cosa che mia madre sta invecchiando non sono ancora pronta a gestirla.
Le vedo le altre nonne, ai parchetti e all'uscita dell'asilo e -credetemi- mia madre non ha nulla a che fare con loro. Loro sono vecchie.
Mia madre è un katerpillar, nonché ancora una discreta gnocca, non fosse che si veste in bermuda, crocs e cappello dell'arcicaccia.
Non ho conosciuto donne fisicamente più forti di mia madre: nel mio immaginario, da sempre, semplicemente non esistono.
Mia madre decespuglia, smonta, trapana, fa il cemento, guida il trattore cingolato. Mia madre fa tutto.
Non è possibile che le scale le riescano pesanti la sera, ma dice lei che è vero e io le devo credere.
Vado a riprendermi Magù, dopo, perché almeno è meno stanca e sola con Nina riesce a fare più cose stancandosi di meno. Mi rendo conto che ho sbagliato tutto quest'estate.
Ho quasi fissato l'intervento per Mr Googhi per farlo castrare.
Non starò a tediarvi sul perché e il per come, ci stavamo pensando da un po' e la nostra dolcissima veterinaria è d'accordo con noi.
Però ora mi sento un po' un verme ogni volta che gli passo accanto.
Ho voglia di andare tra qualche giorno a raccoglier mirtilli coi bambini, ma sta per arrivare il temporale ora e tutto è fermo -anche gli animali, anche gli alberi- e c'è un cucchiaio di luce in fondo alla valle ma troppo lontano e ecco che arrivano i goccioloni e questa sensazione qui dentro, che non tace, e mi dice che ho sbagliato tutto, quest'estate.
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nonna Oroscopo
24 luglio 2014
Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti.
Io mi ero organizzata, capite?
Avevo una mia mappa mentale e reale di chi sarebbe stato ubicato dove e per quanto nel mese di Luglio, un piano ad alta definizione - oserei dire chirurgica - della distribuzione settimanale delle ore di lavoro, del momento esatto in cui mia madre avrebbe avuto il tracollo e io mi sarei palesata tipo maria redentrice avvolta in un fascio di luce, sollevando lei dall'incombenza dei due rospi, e al contempo me stessa dai sensi di colpa.
Che è andato tutto in vacca neanche ve lo devo dire, immagino.
Quindi al momento mi prenderei a vergate in bocca per non averli iscritti al campo estivo, pagando una cifra persino superiore alla normale retta mensile.
Viviamo alla giornata: abusando della tv per poter lavorare, abusando di mia madre per tenermene almeno uno, abusando di caffè per rimanere sveglia, abusando di farmaci per alleviare l'influenza, abusando di vitamine per ripigliarmi dall'influenza. Insomma abusando.
Abusi a parte, ho ritrovato un vecchio romanzo di mia madre sulla Cina rurale, di Pearl S. Buck, non so se avete presente.
Una storia d'amore, sostanzialmente, ma soprattutto d'incontro e scontro tra un mondo antico, quello della Cina rurale e tradizionalista, in cui ogni gesto è carico di significati e simbologie - con quello moderno portato dall'Occidente, dalla scienza che salva le vite, che libera anime e idee, ma in cui la ieratica e poetica formalità del gesto nel suo dettaglio non ha valore, e pur senza intenzione -semplicemente- non ha senso.
Al che grave dramma e turbamento nella protagonista, presa dalle due forze contrastanti.
Ora esattamente il perché il mio post abbia imboccato questa piega bislacca non ve lo saprei dire, ma vorrei aggiungere che è ricominciata la stagione turistica, e a casa di mia madre hanno ripreso a transitare individui non italofoni, generalmente dotati di sandalo in tela e crema solare, di non meno di due figli, di cappellini da pescatore ma soprattutto di grande entusiasmo per la gastronomia locale.
Mentre lavoro li sento di là che cantano girogirotondo prima in Italiano e poi in Slovacco, che ha un suono che non si capisce una minchia, ma dolce, mi pare. Che mangiano cosce di pollo e cereali dalla scatola alle 5 del pomeriggio. Che giocano a hideandseek? do you want?, più banalmente detto nascondino, contando un po' a cazzo, devo dire.
Poi a un certo punto lui -completamente biòtto (=ignudo)- gira l'angolo seguito dalle due biondine sui 7 anni, si ferma sull'uscio di casa e con un laconico si iu leitar, friends tutto italiota, le abbandona perplesse al proprio destino.
Avevo una mia mappa mentale e reale di chi sarebbe stato ubicato dove e per quanto nel mese di Luglio, un piano ad alta definizione - oserei dire chirurgica - della distribuzione settimanale delle ore di lavoro, del momento esatto in cui mia madre avrebbe avuto il tracollo e io mi sarei palesata tipo maria redentrice avvolta in un fascio di luce, sollevando lei dall'incombenza dei due rospi, e al contempo me stessa dai sensi di colpa.
Che è andato tutto in vacca neanche ve lo devo dire, immagino.
Quindi al momento mi prenderei a vergate in bocca per non averli iscritti al campo estivo, pagando una cifra persino superiore alla normale retta mensile.
Viviamo alla giornata: abusando della tv per poter lavorare, abusando di mia madre per tenermene almeno uno, abusando di caffè per rimanere sveglia, abusando di farmaci per alleviare l'influenza, abusando di vitamine per ripigliarmi dall'influenza. Insomma abusando.
Abusi a parte, ho ritrovato un vecchio romanzo di mia madre sulla Cina rurale, di Pearl S. Buck, non so se avete presente.
Una storia d'amore, sostanzialmente, ma soprattutto d'incontro e scontro tra un mondo antico, quello della Cina rurale e tradizionalista, in cui ogni gesto è carico di significati e simbologie - con quello moderno portato dall'Occidente, dalla scienza che salva le vite, che libera anime e idee, ma in cui la ieratica e poetica formalità del gesto nel suo dettaglio non ha valore, e pur senza intenzione -semplicemente- non ha senso.
Al che grave dramma e turbamento nella protagonista, presa dalle due forze contrastanti.
Ora esattamente il perché il mio post abbia imboccato questa piega bislacca non ve lo saprei dire, ma vorrei aggiungere che è ricominciata la stagione turistica, e a casa di mia madre hanno ripreso a transitare individui non italofoni, generalmente dotati di sandalo in tela e crema solare, di non meno di due figli, di cappellini da pescatore ma soprattutto di grande entusiasmo per la gastronomia locale.
Mentre lavoro li sento di là che cantano girogirotondo prima in Italiano e poi in Slovacco, che ha un suono che non si capisce una minchia, ma dolce, mi pare. Che mangiano cosce di pollo e cereali dalla scatola alle 5 del pomeriggio. Che giocano a hideandseek? do you want?, più banalmente detto nascondino, contando un po' a cazzo, devo dire.
Poi a un certo punto lui -completamente biòtto (=ignudo)- gira l'angolo seguito dalle due biondine sui 7 anni, si ferma sull'uscio di casa e con un laconico si iu leitar, friends tutto italiota, le abbandona perplesse al proprio destino.
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