Ieri sera sentivo silenzio, al piano di sotto.
Così sono scesa, quatta quatta, perché sapevo ti avrei trovata di nascosto davanti alla tv e volevo beccarti - sì, volevo beccarti in fallo.
Invece davanti alla tv non c'eri.
Oltre la portafinestra, ti ho vista.
I capelli lunghissimi che sfioravano l'erba, le gambe levate in alto.
Tu, l'altalena, il crepuscolo.
Non c'era altro.
Dondolavi forte, i piedini schizzavano verso la luna.
Tacevi e spingevi, non sapevi che ti stavamo guardando, al di qua del vetro.
Non ho mai visto - a parte le volpi occhi gialli, quelle che incrociamo di notte sulla strada verso casa - nulla di più libero, di più selvatico.
Per te il nostro giardino è bello di notte.
Per te lanciarti al volo sull'altalena partendo dalla sedia è un gioco tutto di testa: "Sai che ci vuole, mamma, per farlo? Solo due cose: credere in te stessa e poi saltare."
Per te "io sono nata per il circo, mamma."
Per te perdere un dentino davanti è bello, la monetina ti rende ricca.
Per te ricca è poter giocarti la monetina al bar della piscina. E vincere, chiaramente.
Per te fare i compiti è bello.
A te, a parte tutto, basta un gatto.
A te io non riesco a credere.
Quanto sei semplice, come sei bella, perché tanto forte, da dove mai sarai uscita.
Perché a me, proprio a me fra tutte, che ti cerco davanti alla tv e non so nulla ma nulla invece, della tua notte e di come si fa - dannazione - a volare.
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24 luglio 2019
Sette (di altalene e crepuscoli).
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Nina and I
16 aprile 2019
Invero siete già meglio.
A 8 anni io ero una bambina dolcissima, timida e serenamente avviata verso una pre-adolescenza complessata.
Una bambina con moltissimi sogni, emozioni profonde, certezze poche e paure troppe.
Sapevo fare la ruota storta, finire i compiti con passione e mangiarmi le dita, giocare a tennis con l'ansia, perdermi nei libri e dimeticarmi, sentirmi piena di bellezza e fragile, nuotare male.
D'estate guardavo invasata Mimi Ayuara, Creamy e le incredibili forme teutoniche delle sorelle Kisugi, sperandomi un giorno alta e gnocca.
Ascoltavo Who's that girl sculettando in salotto.
Amavo la musica, ma non la conoscevo.
Non guardavo il tg, perché il tg non arrivava, dove vivevo allora.
Conoscevo il francese piuttosto bene, mais je l'ai perdu et je ne sais pas pourquoi.
Sapevo dire grazie, prego, scusa - quest'ultima un po' troppe volte.
Ero veloce nella corsa, ma terrorizzata dalle gare.
Del mondo che mi circondava, non sapevo alcunché.
Di cose che sapevo veramente fare, nessuna che mi desse certezze.
Voi, voi sapete leggere uno spartito semplice o medio.
Sapete chi è Greta Thunberg e perché sciopera di venerdì, l'ascoltiamo insieme su YouTube.
Leggete la storia di Malala.
Non sapete esattamente cosa sia un canale tv, ma conoscete tutta la serie di Adventure Times su Netflix, il documentario di Leonardo di Caprio sul riscaldamento globale e quell'altra roba coi pupazzi colorati che intrecciano dialoghi assurdi e complessi.
Siete bambini ma il mondo adulto non vi è remoto.
Noi siamo il futuro, mi avete detto.
Sapete chi è Alfred Wegener, io non ricordo nemmeno ora se sia lui quello che è l'uomo più intelligente di cui non hai mai sentito parlare, mamma.
Conoscete il nome del presidente degli Stati Uniti (ma non di quello d'Italia).
Sapete fare una capriola sott'acqua. Completa.
Una di voi sa cavalcare un pony sotto gli occhi di tutti, quando chiamano il suo nome, senza batter ciglio.
Sapete dirlo, se avete paura.
Sapete suonare un brano, sbagliare un passaggio dietro l'altro, portarlo a termine lo stesso.
Sapete perdere.
Sapete un sacco di cose, ma non è questa la cosa più bella.
La cosa più bella è che le sapete anche fare.
Sapere e saper fare sono due cose profondamente connesse, ma tragicamente diverse e non necessariamente consequenziali.
Io voglio che impariate, e impariate a fare.
Desidero che sappiate cose, ma coltiviate dubbi, percorriate strade.
Voglio che ascoltiate musica e che la facciate, strumenti di voi stessi.
Questo desidero per voi, per questo insisto tanto: che sappiate tirare fuor le mani dalle tasche, per usarle ogni volta che occorrono.
Che sappiate pensare bene, e bene agire.
Desidero che nessuno possa fermarvi.
Desidero che sappiate riconoscere la paura, quando vi chiama, e sorriderle.
Una bambina con moltissimi sogni, emozioni profonde, certezze poche e paure troppe.
Sapevo fare la ruota storta, finire i compiti con passione e mangiarmi le dita, giocare a tennis con l'ansia, perdermi nei libri e dimeticarmi, sentirmi piena di bellezza e fragile, nuotare male.
D'estate guardavo invasata Mimi Ayuara, Creamy e le incredibili forme teutoniche delle sorelle Kisugi, sperandomi un giorno alta e gnocca.
Ascoltavo Who's that girl sculettando in salotto.
Amavo la musica, ma non la conoscevo.
Non guardavo il tg, perché il tg non arrivava, dove vivevo allora.
Conoscevo il francese piuttosto bene, mais je l'ai perdu et je ne sais pas pourquoi.
Sapevo dire grazie, prego, scusa - quest'ultima un po' troppe volte.
Ero veloce nella corsa, ma terrorizzata dalle gare.
Credevo in Babbo Natale con tutta la mia anima ed anche in Gesù.
Praticavo per natura ed educazione l'empatia verso ogni cosa. Ad esempio adoravo i cavalli ma se me ne facevi toccare uno, la vera verità è che io mi cacavo sotto.Del mondo che mi circondava, non sapevo alcunché.
Di cose che sapevo veramente fare, nessuna che mi desse certezze.
Voi, voi sapete leggere uno spartito semplice o medio.
Sapete chi è Greta Thunberg e perché sciopera di venerdì, l'ascoltiamo insieme su YouTube.
Leggete la storia di Malala.
Non sapete esattamente cosa sia un canale tv, ma conoscete tutta la serie di Adventure Times su Netflix, il documentario di Leonardo di Caprio sul riscaldamento globale e quell'altra roba coi pupazzi colorati che intrecciano dialoghi assurdi e complessi.
Siete bambini ma il mondo adulto non vi è remoto.
Noi siamo il futuro, mi avete detto.
Sapete chi è Alfred Wegener, io non ricordo nemmeno ora se sia lui quello che è l'uomo più intelligente di cui non hai mai sentito parlare, mamma.
Conoscete il nome del presidente degli Stati Uniti (ma non di quello d'Italia).
Sapete fare una capriola sott'acqua. Completa.
Una di voi sa cavalcare un pony sotto gli occhi di tutti, quando chiamano il suo nome, senza batter ciglio.
Sapete dirlo, se avete paura.
Sapete suonare un brano, sbagliare un passaggio dietro l'altro, portarlo a termine lo stesso.
Sapete perdere.
Sapete un sacco di cose, ma non è questa la cosa più bella.
La cosa più bella è che le sapete anche fare.
Sapere e saper fare sono due cose profondamente connesse, ma tragicamente diverse e non necessariamente consequenziali.
Io voglio che impariate, e impariate a fare.
Desidero che sappiate cose, ma coltiviate dubbi, percorriate strade.
Voglio che ascoltiate musica e che la facciate, strumenti di voi stessi.
Questo desidero per voi, per questo insisto tanto: che sappiate tirare fuor le mani dalle tasche, per usarle ogni volta che occorrono.
Che sappiate pensare bene, e bene agire.
Desidero che nessuno possa fermarvi.
Desidero che sappiate riconoscere la paura, quando vi chiama, e sorriderle.
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4 luglio 2018
Comunque, volevo dirvi (lettera ai noi del '95).
Hei voi due.
Dico a voi.
Che state a bordo di quel campo, che vi sfiorate le punte dei capelli, appena appena.
Volevo dirvi.
Che quella cosa lì che sta per succedervi: di leggervi su libri diversi, di stare per baciarvi, di scrivervi a matita, di Kurt Kobain che muore e Wonder Wall che ancora non l'avete mai sentita. D'imparare Dante e dimenticar Manzoni, di sentirvi soli, ed unici, impotenti e prepotenti.
Quella cosa qui del vado via 3 giorni con i miei e quella del gioco duro e sporco dei professori dentro al liceo giallo, quella del che fai oggi, io niente studio c'ho mate, quella cosa dell'aspettarvi nel sabato pomeriggio, di Gilgamesh e dell'elmo di Ettore.
Tutte quelle cose bellissime e inutili, effimere e indispensabili.
Quelle, passano.
Lasciano segni, spargono memorie, formano teste, ma passano.
Ad esempio quell'altra cosa stranissima che state per fare, di risplendere sotto il portico del municipio come solo due ragazzetti che giocano all'amore dei grandi sanno fare.
Pure quella passa.
[Che mica puoi pensare di risplendere per sempre: e sticazzi. Se ti va bene ti capita una notte in tutta l'esistenza, intorno ai 15 anni. Il resto è vita].
No io dicevo quell'altra.
Quell'altra cosa.
Quella, davvero rara, di avvicinarvi piano pianissimo.
Sembra quasi che fate per finta, che fate per gioco.
Quella cosa di temervi, fottutamente impreparati.
Quella d'incazzarvi, visto che amate. Altrimenti che amate a fare?
Quella di perdonarvi, dannazione.
Di aspettarvi quando gli altri sono già tutti a casa.
Soprattutto, questa cosa di essere un po' meno soli, mentre diventate adulti.
Volevo dirvi.
Ecco questa cosa qui, invece, resta.
Parrebbe che funziona.
Ancora.
Per ora.
Dico a voi.
Che state a bordo di quel campo, che vi sfiorate le punte dei capelli, appena appena.
Volevo dirvi.
Che quella cosa lì che sta per succedervi: di leggervi su libri diversi, di stare per baciarvi, di scrivervi a matita, di Kurt Kobain che muore e Wonder Wall che ancora non l'avete mai sentita. D'imparare Dante e dimenticar Manzoni, di sentirvi soli, ed unici, impotenti e prepotenti.
Quella cosa qui del vado via 3 giorni con i miei e quella del gioco duro e sporco dei professori dentro al liceo giallo, quella del che fai oggi, io niente studio c'ho mate, quella cosa dell'aspettarvi nel sabato pomeriggio, di Gilgamesh e dell'elmo di Ettore.
Tutte quelle cose bellissime e inutili, effimere e indispensabili.
Quelle, passano.
Lasciano segni, spargono memorie, formano teste, ma passano.
Ad esempio quell'altra cosa stranissima che state per fare, di risplendere sotto il portico del municipio come solo due ragazzetti che giocano all'amore dei grandi sanno fare.
Pure quella passa.
[Che mica puoi pensare di risplendere per sempre: e sticazzi. Se ti va bene ti capita una notte in tutta l'esistenza, intorno ai 15 anni. Il resto è vita].
No io dicevo quell'altra.
Quell'altra cosa.
Quella, davvero rara, di avvicinarvi piano pianissimo.
Sembra quasi che fate per finta, che fate per gioco.
Quella cosa di temervi, fottutamente impreparati.
Quella d'incazzarvi, visto che amate. Altrimenti che amate a fare?
Quella di perdonarvi, dannazione.
Di aspettarvi quando gli altri sono già tutti a casa.
Soprattutto, questa cosa di essere un po' meno soli, mentre diventate adulti.
Volevo dirvi.
Ecco questa cosa qui, invece, resta.
Parrebbe che funziona.
Ancora.
Per ora.
1 marzo 2018
Quando dicono che mi somigli.
Quando dicono che mi somigli mi sopraggiunge un rivolino di sudore, perché lo so, cosa significa, essere te.
Quando dicono che mi somigli vado in pezzi, perché lo so, cosa significa, essere me.
Quando dicono che mi somigli, faccio pace col mio mento (cit).
Quando dicono che mi somigli, vorrei anche i capelli di grano e nocciole per occhi, già che ci sono.
Quando dicono che mi somigli prendo un grosso slancio e sbatto forte la testa la muro, perché so cosa ci aspetta.
Quando dicono che mi somigli vado alla mensola, prendo un libro e mi siedo ad aspettarti, perché è così che ci divertiamo, noi che ci somigliamo.
Quando dicono che mi somigli, non vedo l'ora che corri qui ad abbracciarmi.
Quando dicono che mi somigli gli rido in faccia, perché non è vero per niente: infatti tu conti velocissimo a mente.
Quando dicono che mi somigli mi metto una mano sulla coscienza e trovo un perché all'ansia perenne, agli occhi strabuzzati e a quella lieve tendenza al panico diffuso.
Quando dicono che mi somigli è come la neve: una notizia bellissima, ma un po' pericolosa.
Quando dicono che mi somigli vado in pezzi, perché lo so, cosa significa, essere me.
Quando dicono che mi somigli, faccio pace col mio mento (cit).
Quando dicono che mi somigli, vorrei anche i capelli di grano e nocciole per occhi, già che ci sono.
Quando dicono che mi somigli prendo un grosso slancio e sbatto forte la testa la muro, perché so cosa ci aspetta.
Quando dicono che mi somigli vado alla mensola, prendo un libro e mi siedo ad aspettarti, perché è così che ci divertiamo, noi che ci somigliamo.
Quando dicono che mi somigli, non vedo l'ora che corri qui ad abbracciarmi.
Quando dicono che mi somigli gli rido in faccia, perché non è vero per niente: infatti tu conti velocissimo a mente.
Quando dicono che mi somigli mi metto una mano sulla coscienza e trovo un perché all'ansia perenne, agli occhi strabuzzati e a quella lieve tendenza al panico diffuso.
Quando dicono che mi somigli è come la neve: una notizia bellissima, ma un po' pericolosa.
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19 settembre 2017
Quello che sei.
Quello che sei, adesso, in questo esordio d'autunno, nel centro pieno dei tuoi sette anni, è questo.
L'ex timidissimo, un poco fragile e insicuro.
Non posso credere che sia tu, a volte, non son certa di quel che vedo.
Perché c'è stato il tuo tempo bambino in cui così tante cose ti facevan paura, e più di tutte te stesso.
Non sono capace, non riesco, non voglio, non ho voglia, non lo farò mai, non lo farò mai più IN TUTTA LA MIA VITA.
E adesso guardati, mentre riemergi piccolo e svelto, solido e concentrato, dall'acqua.
Ascoltati, adesso, quando ti senti forte.
E' facile dirsi forte, più raro sentirsi.
So che questo non durerà per sempre, so che verrà messo in discussione tante volte, che sarà un ricostruirsi caduta dopo caduta, paura oltre paura.
Ma ricordati: lo hai già fatto una volta, ed è il solo - e migliore - inizio.
Il bislacco, logorroico e vagamente psicotico appassionato di storia romana.
Non lo sapevo, quel giorno in macchina, che quel fetente di Annibale avrebbe generato tutto questo.
Altrimenti ci sarei andata più piano.
Non lo sapevi, tu, dell'elmo di Scipio.E non lo hai ancora capito - dannazione - che Canne non stava in Africa.
Ma guardati, oggi, col plastico lego della ricostruzione di Zama.
Domani lo presenti a scuola ai tuoi compagni.
Poretti.
Sei l'identico bambino, fatto e sputato, che 4 anni fa camminava in paese con lo scolapasta in testa.
Sei ancora il drago, la coccinella, il vichingo, Silvano il Mago di Pitigliano, sei tutto quello che vuoi e hai voluto essere.
Sei samurai, un pisello nel baccello, sei la donna più bella del mondo.
Sei pinocchio, ma soprattutto un bambino vero.
Sei tutti i libri che leggi e tutta la musica che ascolti.
Sei il bombarolo, Girardengo, Guizzino, Niels Holgersson e sei pure parecchio Neville Longbottom.
E infine, sei quello che piscia nel bosco, in giardino e al parco.
Quello che non si lava i denti in 13 secondi netti.
Sei ancora il pochino nevrotico e molto isterico mio figlio.
Sei ancora un pivellino.
Sei sempre il pigro, fiacco pappamolliccio che supero in salita.
Fai bene: mi lasci qualcosa ancora per cui sentirmi indispensabile.
L'ex timidissimo, un poco fragile e insicuro.
Non posso credere che sia tu, a volte, non son certa di quel che vedo.
Perché c'è stato il tuo tempo bambino in cui così tante cose ti facevan paura, e più di tutte te stesso.
Non sono capace, non riesco, non voglio, non ho voglia, non lo farò mai, non lo farò mai più IN TUTTA LA MIA VITA.
E adesso guardati, mentre riemergi piccolo e svelto, solido e concentrato, dall'acqua.
Ascoltati, adesso, quando ti senti forte.
E' facile dirsi forte, più raro sentirsi.
So che questo non durerà per sempre, so che verrà messo in discussione tante volte, che sarà un ricostruirsi caduta dopo caduta, paura oltre paura.
Ma ricordati: lo hai già fatto una volta, ed è il solo - e migliore - inizio.
Il bislacco, logorroico e vagamente psicotico appassionato di storia romana.
Non lo sapevo, quel giorno in macchina, che quel fetente di Annibale avrebbe generato tutto questo.
Altrimenti ci sarei andata più piano.
Non lo sapevi, tu, dell'elmo di Scipio.E non lo hai ancora capito - dannazione - che Canne non stava in Africa.
Ma guardati, oggi, col plastico lego della ricostruzione di Zama.
Domani lo presenti a scuola ai tuoi compagni.
Poretti.
Sei l'identico bambino, fatto e sputato, che 4 anni fa camminava in paese con lo scolapasta in testa.
Sei ancora il drago, la coccinella, il vichingo, Silvano il Mago di Pitigliano, sei tutto quello che vuoi e hai voluto essere.
Sei samurai, un pisello nel baccello, sei la donna più bella del mondo.
Sei pinocchio, ma soprattutto un bambino vero.
Sei tutti i libri che leggi e tutta la musica che ascolti.
Sei il bombarolo, Girardengo, Guizzino, Niels Holgersson e sei pure parecchio Neville Longbottom.
E infine, sei quello che piscia nel bosco, in giardino e al parco.
Quello che non si lava i denti in 13 secondi netti.
Sei ancora il pochino nevrotico e molto isterico mio figlio.
Sei ancora un pivellino.
Sei sempre il pigro, fiacco pappamolliccio che supero in salita.
Fai bene: mi lasci qualcosa ancora per cui sentirmi indispensabile.
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13 luglio 2017
La differenza tra ridere e pensare.
Chi sogna nuovi gerani legge libri per addormentarsi.
Chi sogna nuovi tesori fruga le orecchie di un cavallo nero, ritta tra le sue zampe, senza paura.
Chi sogna nuovi giochi sbuffa sui libri, sbadiglia tra le parole, frigna e mugugna che i compiti non li vuol fare.
Chi sogna di non essere ormai grande pensa al tinello di nonna, a un grembiule fiorito di blu.
Cerca l'odore acetato delle melanzane pestate col sale, e la vede così - sua nonna - come la vedrà per sempre: in mezzo a un cortile, tra i pomodori da salsa.
E' arrivato il caldo di Luglio con le assordanti, sensuali cicale.
Io lavoro, rileggo Guareschi, che mi fa ridere e pensare, ricordare i miei nonni.
Lui fa i compiti, lei -sballottata da un po' troppe settimane- millanta mal di panzia, alterna corse folli a frignate, si raggomitola in cerca di coccole.
Il Biondino vuol fare il cantante.
Ascolta soprattutto De Gregori, la Canzone del Maggio e Rovazzi.
Ho tentato un timido disimpegno da quest'ultimo che a nulla è servito in quanto del tutto inopportuno, come tutti i tentativi dissuasori genitoriali in fatto di scelte musicali.
Inopportuni quando non controproducenti - verrebbe da aggiungere - e senz'altro inutili.
D'altra parte mia madre non capiva cosa ci trovassi io in Il vicino è mio nemico e lo devo eliminare, al vicino puzza il fiato e gli puzzano le ascelle, sono queste le due cose che mi rendono ribelle, però insieme ascoltavamo Wonderwall e Smells like teen spirits.
Abbassiamo i finestrini, cantiamo.
Intellettuali d'oggi
Idioti di domani
Ridatemi il cervello
Che basta alle mie mani
Idioti di domani
Ridatemi il cervello
Che basta alle mie mani
Dice il bombarolo tra le zafate d'asfalto e le folate su dai campi di grano.
Nina, che quando le fa comodo sa essere una petulante precisetti, puntualizza che non dovremmo ascoltare le canzoni che contengono insulti, e "idioti" è fino a prova contraria un insulto.
"Te non ci fai ascoltare Rovazzi, allora neanche questo qui, eh!"
"Questo qui sarebbe De Andrè, comunque" - brontolo io.
"Allora Deandè dize gli insulti come Lovazzi, io non lo accotto."
Tento una ripresa maldestra, ma il Biondino interviene più efficacemente: dice che idioti non è un insulto, ma una provocazione.
Gli chiedo cosa significhi, per lui.
"Che Rovazzi mi fa ridere, e questo pensare."
"E cos' è più importante?" - lo imbocco.
"Tutti e due, mamma" risponde lui, più saggiamente.
17 ottobre 2016
Cosa ne pensi, tu, delle zanzare.
Quest'oggi, lunedì 17 Ottobre - tragitto piscina-->casa.
Mamma i gufi mangiano solo i topolini? Sul mio libro c'è scritto che mangiano i topolini, ma forse anche i vermi, secondo me. No mamma non dire sciocchezze, gli scoiattoli non li mangiano.
Chi mangerebbe un piccolo scoiattolo? Hai ragione, povero topo.
Mamma mi fai la potenza di due? Papà mi fa sempre la potenza di due.
Ok, papà la fa meglio.
Mamma ma io so leggere secondo te? perché so leggere i cartelli, vedi?
Secondo te è più potente il Bulbasaur di papà o il Vaporeon che ho trovato ieri nel bosco?
La maledizione più potente di tutte è l'avadakedavra: è pericolosissima, non bisogna dirla mai perché è una maledizione senza ritorno. Lo sai quali sono le maledizioni senza ritorno? Sono 3: te le dico?
La strega più cattiva di tutte è la zia di Draco Malfoy. Io odio Draco Malfoy.
So tutti i titoli di Harry Potter a memoria, te li dico?
Io ho già capito chi ha aperto la camera dei segreti: è stato il prigioniero di Azkaban, per forza.
Mamma sai che un bimbo sciocchissimo l'anno scorso cantava una canzoncina stupida mentre guardavamo Alice? te la canto? Fa così, senti.
Forse mangiano anche gli insetti. O i ghiri. I ghiri stanno in giro la notte secondo te? perché in quel caso il gufo li mangia. Se se ne stanno a casa non li trova.
Mamma!! Idea: passa dal bosco che li avvisiamo tutti così non si fanno ammazzare!
Il leviatano si è estinto, poveraccio.
Anche i dinosauri, ma di loro non sappiamo che colore avessero.
Perché dei mammut sappiamo il colore, mamma?
Quand'è che mi spiegano Pompei, a scuola? Io so tutto su Pompei, posso portare il libro alla maestra, se non se lo ricorda.
I Pompeiani sono morti come i mammut o come i dinosauri, mamma?
I dinosauri non si sono evoluti come le zanzare.
Il ghiro è un mammifero?
Lo sai che ai tempi dei dinosauri c'erano già le zanzare? tu pensi che in questi anni alcune zanzare moriranno?
Una volta una zanzara mi ha pinzato tutto il braccio. La nonna di papà poi mi ci mette sopra la saliva: che è peggio, secondo me.
Tu cosa ne pensi delle zanzare, mamma?
Credo proprio che mangerò un boccone e poi me ne andrò a letto.
12 km, mica 120.
E ci fa stare tutta sta roba.
Mamma i gufi mangiano solo i topolini? Sul mio libro c'è scritto che mangiano i topolini, ma forse anche i vermi, secondo me. No mamma non dire sciocchezze, gli scoiattoli non li mangiano.
Chi mangerebbe un piccolo scoiattolo? Hai ragione, povero topo.
Mamma mi fai la potenza di due? Papà mi fa sempre la potenza di due.
Ok, papà la fa meglio.
Mamma ma io so leggere secondo te? perché so leggere i cartelli, vedi?
Secondo te è più potente il Bulbasaur di papà o il Vaporeon che ho trovato ieri nel bosco?
La maledizione più potente di tutte è l'avadakedavra: è pericolosissima, non bisogna dirla mai perché è una maledizione senza ritorno. Lo sai quali sono le maledizioni senza ritorno? Sono 3: te le dico?
La strega più cattiva di tutte è la zia di Draco Malfoy. Io odio Draco Malfoy.
So tutti i titoli di Harry Potter a memoria, te li dico?
Io ho già capito chi ha aperto la camera dei segreti: è stato il prigioniero di Azkaban, per forza.
Mamma sai che un bimbo sciocchissimo l'anno scorso cantava una canzoncina stupida mentre guardavamo Alice? te la canto? Fa così, senti.
Forse mangiano anche gli insetti. O i ghiri. I ghiri stanno in giro la notte secondo te? perché in quel caso il gufo li mangia. Se se ne stanno a casa non li trova.
Mamma!! Idea: passa dal bosco che li avvisiamo tutti così non si fanno ammazzare!
Il leviatano si è estinto, poveraccio.
Anche i dinosauri, ma di loro non sappiamo che colore avessero.
Perché dei mammut sappiamo il colore, mamma?
Quand'è che mi spiegano Pompei, a scuola? Io so tutto su Pompei, posso portare il libro alla maestra, se non se lo ricorda.
I Pompeiani sono morti come i mammut o come i dinosauri, mamma?
I dinosauri non si sono evoluti come le zanzare.
Il ghiro è un mammifero?
Lo sai che ai tempi dei dinosauri c'erano già le zanzare? tu pensi che in questi anni alcune zanzare moriranno?
Una volta una zanzara mi ha pinzato tutto il braccio. La nonna di papà poi mi ci mette sopra la saliva: che è peggio, secondo me.
Tu cosa ne pensi delle zanzare, mamma?
Credo proprio che mangerò un boccone e poi me ne andrò a letto.
12 km, mica 120.
E ci fa stare tutta sta roba.
10 ottobre 2016
Hysteria rules.
La prima metà di me sa che ci sarà da lavorare sul tuo nervosismo e dice "Che risposta è questa? smettila subito, per cortesia: pensa a quello che hai fatto e quando sei pronto ne riparliamo."
La mia seconda metà pensa: "Scusa scusa? Dici a me? A tua madre? TU? A ME? Ce l'hai una vaga idea di chi ti stai mettendo contro? Perché io ti srotolo come una sigaretta, io ti pelo come una cipolla, io ti ti faccio alla julienne e ti dò in pasto alle tartarughe del vicino. No che non lo hai capito, povero te, no no."
La prima metà di me dice: " Ah è per questo che non mi baci più. Ho capito. Bè a me sembra un po' buffo, ma ok. Vieni qui che ti stritolo lo stesso."
La seconda pensa: "Ah t'imbarazzo, eh? E come sarebbe a dire "sei un maschio"? Mò i maschi non baciano? Però la tua amica l'altro giorno te la sei sbaciucchiata, o sbaglio? Piccolo ingrato. Serpi in seno, ecco cosa siete. Aspetta un attimo: come come? cosa dici? Mi era parso di udire la tua voce a 14 anni che chiedeva il motorino.
COL CAZZO, è la risposta.
Notte notte, amore."
La mia prima metà dice: "Non hai voglia ora di riguardare la lezione? Se sei stanco va bene: dai riposati un pochino e poi la rivediamo più tardi."
La seconda pensa: "Eccerto, perché io non sarò più stanca più tardi, vero? mia madre alla tua età mi mandava a cagare in quattro e quattro otto se non facevo subito come diceva. Le maledette fughe delle piastrelle mi faceva pulire, quella. Guarda cos'hai fatto. Ho appena detto "io alla tua età". Contento, eh? Sei contento, adesso??"
La mia prima metà dice: "Sarà un autunno molto caldo."
La seconda pensa: "Autunno di merda."
La mia seconda metà pensa: "Scusa scusa? Dici a me? A tua madre? TU? A ME? Ce l'hai una vaga idea di chi ti stai mettendo contro? Perché io ti srotolo come una sigaretta, io ti pelo come una cipolla, io ti ti faccio alla julienne e ti dò in pasto alle tartarughe del vicino. No che non lo hai capito, povero te, no no."
La prima metà di me dice: " Ah è per questo che non mi baci più. Ho capito. Bè a me sembra un po' buffo, ma ok. Vieni qui che ti stritolo lo stesso."
La seconda pensa: "Ah t'imbarazzo, eh? E come sarebbe a dire "sei un maschio"? Mò i maschi non baciano? Però la tua amica l'altro giorno te la sei sbaciucchiata, o sbaglio? Piccolo ingrato. Serpi in seno, ecco cosa siete. Aspetta un attimo: come come? cosa dici? Mi era parso di udire la tua voce a 14 anni che chiedeva il motorino.
COL CAZZO, è la risposta.
Notte notte, amore."
La mia prima metà dice: "Non hai voglia ora di riguardare la lezione? Se sei stanco va bene: dai riposati un pochino e poi la rivediamo più tardi."
La seconda pensa: "Eccerto, perché io non sarò più stanca più tardi, vero? mia madre alla tua età mi mandava a cagare in quattro e quattro otto se non facevo subito come diceva. Le maledette fughe delle piastrelle mi faceva pulire, quella. Guarda cos'hai fatto. Ho appena detto "io alla tua età". Contento, eh? Sei contento, adesso??"
La mia prima metà dice: "Sarà un autunno molto caldo."
La seconda pensa: "Autunno di merda."
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16 marzo 2016
I 3 desideri.
Sono le 8 di un mercoledì mattina, è un giorno ventoso di Marzo e tu hai 6 anni, lei 3, io 36.
Finisci il latte.
Smettetela di picchiarvi.
Tu cara mia oggi non ci vai a scuola, hai avuto la febbre fino all'altro ieri.
Vieni qui, hai il grembiulino storto.
Le bolle di sapone in casa no.
Non so come farò a lavorare, con te in giro per il terzo giorno.
Bella, vero? Oggi la decoriamo.
Chiunque abbia disegnato sulla porta prenda lo straccetto e pulisca. Ora.
E' presto, giochiamo.
Esprimi 3 sogni che vorresti si avverassero nella tua vita, 3 desideri che vorresti realizzare. Ci hai mai pensato?
8.20. Tu dici:
1. Diventare un cavaliere.
2. Che Nina vinca l'uovo gigante della lotteria di Pasqua
3. Diventare il mago del computer
Puoi portarla a scuola, sì.
Mettiamo le giacche?
Nina devi mettere il capello, c'è aria.
Per cortesia versa i croccantini alla gatta, sennò non ci molla fino alla fermata.
Tutti fuori, coraggio.
Chiudiamo la porta.
Finisci il latte.
Smettetela di picchiarvi.
Tu cara mia oggi non ci vai a scuola, hai avuto la febbre fino all'altro ieri.
Vieni qui, hai il grembiulino storto.
Le bolle di sapone in casa no.
Non so come farò a lavorare, con te in giro per il terzo giorno.
Bella, vero? Oggi la decoriamo.
Chiunque abbia disegnato sulla porta prenda lo straccetto e pulisca. Ora.
E' presto, giochiamo.
Esprimi 3 sogni che vorresti si avverassero nella tua vita, 3 desideri che vorresti realizzare. Ci hai mai pensato?
8.20. Tu dici:
1. Diventare un cavaliere.
2. Che Nina vinca l'uovo gigante della lotteria di Pasqua
3. Diventare il mago del computer
Puoi portarla a scuola, sì.
Mettiamo le giacche?
Nina devi mettere il capello, c'è aria.
Per cortesia versa i croccantini alla gatta, sennò non ci molla fino alla fermata.
Tutti fuori, coraggio.
Chiudiamo la porta.
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18 febbraio 2016
Pensieri post calidarium.
Cose che mi sono successe ultimamente.
1. Ho dormito in un cantiere polveroso con due uomini, almeno uno dei quali -a mia difesa- padre dei miei figli.
2. Ho lavorato alle 3 di notte.
3. Sono stata in un posto pieno di neve, che sembrava Rovaniemi in Finlandia, ma a due ore da casa.
4. Sono entrata in una spa da sola e mi ci son chiusa dentro per più di 1 h.
Palesemente rincoglionita dalla botta di vita, sono stata presa dalla bulimica smania di provare tutto tipica del principiante: bagno turco, sauna, 1 vasca d'acqua fredda, n. 4 docce psico-dinamo-aromatiche, percorso freddo-caldo per circolazione, 3 tisane, una quantità imbarazzante di mirtilli e banane secche, 2 mele verdi e svariate manciate di noci, fedele alla filosofia materna del quando paghi, già che paghi piglia tutto e sfondati.
Immersa nel calidarium innevato ho sentito piccolissimi aghi gelati trafiggermi il viso, avvertito il mio corpo minuto e imperfetto espandersi nell'universo acquatico, le gambe già radici, le braccia ormai rami.
A quel punto mi sono venute in mente un sacco di cose belle, tipo quant'era buono il minestrone al basilico di mia nonna nelle sere d'estate o come stavo bene certi notti delle medie tra le lenzuola di flanella, e mi bastava, per essere felice, avere il mattino dopo solo ore d'italiano, nessuna di matematica, e la prospettiva di un nuovo prestito libri in biblioteca.
Ero così felice, distesa nella placenta calda e vaporosa della notte, che quando sono stata inopportunamente raggiunta da lui dell'età di mio padre ma con la panza e da lei della età mia ma con accento dell'est non ho nemmeno alzato il sopracciglio ("Grazie ammorre, per avermi portata in questo posto fantastico. Peccato solo per questa brutta nebbia." "E' vapore, tesoro." " Tu dici?" "...").
Nell'ottundente nirvana del vapore acqueo ho magnanimamente sancito un Massì, amatevi quanto cazzo volete. Usatevi per un weekend o una vita intera. Trombatevi in verità o in menzogna, saziatevi di vita e costumi bagnati. Sposatevi e figliate. Fatevi le corna o immaginatele soltanto. Amatevi nella vecchiaia o nella futile banalità della fisica. Insomma fate un po' quel che vi pare. Io oggi vi benedico, figlioli: andate in pace.
Per qualcosa come 20 minuti quella sera ho avuto una pelle da ventenne.
Due ore dopo stavo accovacciata sul cesso in preda a una nausea devastante.
5. ho iscritto un tizio alla prima elementare, uno che vive con me. Mio figlio.
6. Ho chiamato i miei bimbi quei due là, lui mi ha sentito e ci è rimasto malissimo.
L'ho trovato triste-triste sulla tazza in bagno.
Mi fa: "Ci hai chiamati quei due là, t'ho sentita."
La vergogna nera.
7. Abbiamo letto Harry Potter ogni sera, riso tanto.
9. Hanno giocato in giardino per la prima volta fino al tramonto.
10. Abbiamo trovato i bulbi fioriti, stamattina, sul vialetto.
1. Ho dormito in un cantiere polveroso con due uomini, almeno uno dei quali -a mia difesa- padre dei miei figli.
2. Ho lavorato alle 3 di notte.
3. Sono stata in un posto pieno di neve, che sembrava Rovaniemi in Finlandia, ma a due ore da casa.
4. Sono entrata in una spa da sola e mi ci son chiusa dentro per più di 1 h.
Palesemente rincoglionita dalla botta di vita, sono stata presa dalla bulimica smania di provare tutto tipica del principiante: bagno turco, sauna, 1 vasca d'acqua fredda, n. 4 docce psico-dinamo-aromatiche, percorso freddo-caldo per circolazione, 3 tisane, una quantità imbarazzante di mirtilli e banane secche, 2 mele verdi e svariate manciate di noci, fedele alla filosofia materna del quando paghi, già che paghi piglia tutto e sfondati.
Immersa nel calidarium innevato ho sentito piccolissimi aghi gelati trafiggermi il viso, avvertito il mio corpo minuto e imperfetto espandersi nell'universo acquatico, le gambe già radici, le braccia ormai rami.
A quel punto mi sono venute in mente un sacco di cose belle, tipo quant'era buono il minestrone al basilico di mia nonna nelle sere d'estate o come stavo bene certi notti delle medie tra le lenzuola di flanella, e mi bastava, per essere felice, avere il mattino dopo solo ore d'italiano, nessuna di matematica, e la prospettiva di un nuovo prestito libri in biblioteca.
Ero così felice, distesa nella placenta calda e vaporosa della notte, che quando sono stata inopportunamente raggiunta da lui dell'età di mio padre ma con la panza e da lei della età mia ma con accento dell'est non ho nemmeno alzato il sopracciglio ("Grazie ammorre, per avermi portata in questo posto fantastico. Peccato solo per questa brutta nebbia." "E' vapore, tesoro." " Tu dici?" "...").
Nell'ottundente nirvana del vapore acqueo ho magnanimamente sancito un Massì, amatevi quanto cazzo volete. Usatevi per un weekend o una vita intera. Trombatevi in verità o in menzogna, saziatevi di vita e costumi bagnati. Sposatevi e figliate. Fatevi le corna o immaginatele soltanto. Amatevi nella vecchiaia o nella futile banalità della fisica. Insomma fate un po' quel che vi pare. Io oggi vi benedico, figlioli: andate in pace.
Per qualcosa come 20 minuti quella sera ho avuto una pelle da ventenne.
Due ore dopo stavo accovacciata sul cesso in preda a una nausea devastante.
5. ho iscritto un tizio alla prima elementare, uno che vive con me. Mio figlio.
6. Ho chiamato i miei bimbi quei due là, lui mi ha sentito e ci è rimasto malissimo.
L'ho trovato triste-triste sulla tazza in bagno.
Mi fa: "Ci hai chiamati quei due là, t'ho sentita."
La vergogna nera.
7. Abbiamo letto Harry Potter ogni sera, riso tanto.
9. Hanno giocato in giardino per la prima volta fino al tramonto.
10. Abbiamo trovato i bulbi fioriti, stamattina, sul vialetto.
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25 novembre 2015
non vedo l'ora.
Al biondino posso chiedere di dare i croccantini al gatto, lavare bene i capelli a sua sorella sotto la doccia o sederle accanto sul pulmino.
La cosa bella del biondino è che lui ci metterà sempre del suo e preparerà pure un ciotolino con l'acqua, le passerà il sapone anche tra le dita dei piedi, o la cingerà col braccio una volta seduti.
Ancora ci si chiede cosa mai c'abbia quella per meritarsi uno così, ma vabbè.
Il Biondino è DAVVERO cresciuto, e io non riesco ancora a decidermi se ciò sia meravigliosamente stupefacente o irreversibilmente terribile, ma temo entrambe.
Nina è tutta negli occhi tondi sotto la frangetta e nella bocca grandissima.
Voi non ne avreste il sospetto, a guardarla così com'è nel grembiulino rosso dell'asilo che pare un'illustrazione di Capuccetto Rosso re-incarnata, ma da quella bocca grandissima esce ogni genere di abominio.
Nina è uno sforzo continuo di comandare, soggiogare o imporre, oppure in alternativa blandire, sedurre, adulare.
Che poi altro non è se non un modo più intelligente per comandare, ordinare o imporre.
Inoltre proprio questo pomeriggio l'ho sentita chiaramente dire "cazzo".
Ci sono giornate abominevoli.
Serate in cui sono talmente stanca che dal nulla scoppio a urlare forte, davvero troppo forte mentre loro mi guardano impietriti e confusi, chiedendosi probabilmente quale terrificante demone si sia mai impossessato della loro mamma.
Non potendo dirgli "mestruazioni" mi limito a scoppiare a piangere e a chiedere scusa frignando che devono stare buoni, chiudere gli occhi e lasciarmi andare a letto a leggere un libro, perdìo.
Ci sono giornate invece di cui sono grata.
Pomeriggi in cui leggiamo un po', sbocconcelliamo biscotti, cuociamo cose in forno, non c'interessiamo delle briciole sotto il tavolo, facciamo un puzzle e apparecchiamo tavola che ha fatto buio da poco.
In queste giornate andiamo a letto prestissimo e me li metto accanto, mentre di là i loro lettini restano intonsi.
In queste giornate non penso alle mail della mattina dopo, non ho la sindrome pre-mestruale, e mi registrerei tutto il tempo da tanto che sono una brava mamma, no sul serio: mi sembro una della pubblicità Pandoro Bauli però piccola, mora e pelosa.
da un po' di giorni siamo soli da troppi giorni.
ma tengo duro, sì, perché ora torna.
e allora ci saranno biciclette, e arance, e molto baci, e non aver paura ci sono io, e gambe lunghe sotto il piumone.
non vedo l'ora.
La cosa bella del biondino è che lui ci metterà sempre del suo e preparerà pure un ciotolino con l'acqua, le passerà il sapone anche tra le dita dei piedi, o la cingerà col braccio una volta seduti.
Ancora ci si chiede cosa mai c'abbia quella per meritarsi uno così, ma vabbè.
Il Biondino è DAVVERO cresciuto, e io non riesco ancora a decidermi se ciò sia meravigliosamente stupefacente o irreversibilmente terribile, ma temo entrambe.
Nina è tutta negli occhi tondi sotto la frangetta e nella bocca grandissima.
Voi non ne avreste il sospetto, a guardarla così com'è nel grembiulino rosso dell'asilo che pare un'illustrazione di Capuccetto Rosso re-incarnata, ma da quella bocca grandissima esce ogni genere di abominio.
Nina è uno sforzo continuo di comandare, soggiogare o imporre, oppure in alternativa blandire, sedurre, adulare.
Che poi altro non è se non un modo più intelligente per comandare, ordinare o imporre.
Inoltre proprio questo pomeriggio l'ho sentita chiaramente dire "cazzo".
Ci sono giornate abominevoli.
Serate in cui sono talmente stanca che dal nulla scoppio a urlare forte, davvero troppo forte mentre loro mi guardano impietriti e confusi, chiedendosi probabilmente quale terrificante demone si sia mai impossessato della loro mamma.
Non potendo dirgli "mestruazioni" mi limito a scoppiare a piangere e a chiedere scusa frignando che devono stare buoni, chiudere gli occhi e lasciarmi andare a letto a leggere un libro, perdìo.
Ci sono giornate invece di cui sono grata.
Pomeriggi in cui leggiamo un po', sbocconcelliamo biscotti, cuociamo cose in forno, non c'interessiamo delle briciole sotto il tavolo, facciamo un puzzle e apparecchiamo tavola che ha fatto buio da poco.
In queste giornate andiamo a letto prestissimo e me li metto accanto, mentre di là i loro lettini restano intonsi.
In queste giornate non penso alle mail della mattina dopo, non ho la sindrome pre-mestruale, e mi registrerei tutto il tempo da tanto che sono una brava mamma, no sul serio: mi sembro una della pubblicità Pandoro Bauli però piccola, mora e pelosa.
da un po' di giorni siamo soli da troppi giorni.
ma tengo duro, sì, perché ora torna.
e allora ci saranno biciclette, e arance, e molto baci, e non aver paura ci sono io, e gambe lunghe sotto il piumone.
non vedo l'ora.
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19 ottobre 2015
L'apiculi, il ranocchio e la falena.
Nina ha un amico immaginario.
Non ve l'ho mai detto, ma si chiama Apiculi. O L'Apiculi. O anche Lapiculi. Non c'è dato sapere perché Nina non sa fare lo spelling, però sappiamo che è a forma di pesce.
Sappiamo anche che Apiculi (o l'Apiculi, o Lapiculi) soffre di bipolarismo, o forse che in realtà e uno e bino perché ne esistono due versioni gemelle, ma molto diverse.
Uno è buono e vive con Babbo Natale, l'altro imbratta i muri di casa coi gessetti e vive con Babbo Natale Cattivo, oppure anche appollaiato con le streghe sugli alberi qua fuori dalla cucina.
Nina è una bambina pazza, viziata, prepotente e bellissima.
Lentamente ma inesorabilmente, ci sta fottendo tutti.
Magù è troppo grande per chiamarlo ancora Magù, ma ancora piccolo da raccogliermisi - a fatica- in braccio.
L'amore che provo per lui è spaventoso, tanto che bisogna che ne prenda le distanze a volte, e attendere che sia addormentato per baciarlo.
Perché non è un bene che un bambino conosca quanto profondo può essere l'amore di una madre, quanto spaventosamente grande.
Un bambino - mi dice qualcosa dentro - deve intuire la forza di quell'amore, non rimanerne schiacciato. Deve sondarne la grandezza, non esserne risucchiato.
Non so ancora come lo chiamerò, adesso che ha le gambe lunghe come un ranocchio.
Mia suocera qualche volta mi dice che non dovrei tirarli su senza spiritualità.
In realtà lei vuole dire senza religione, ma si confonde -credo- e di molto.
Io ho poca religione, ormai, e tiro le cose un po' a caso sul mio spirito.
Non so da dove venga, non so esattamente come parlargli.
Invidio le preghiere altrui.
Mi mette molto in pace ascoltare chi prega, i sussurri degli uomini soli con Dio.
Sarà per questo che non mi arrabbio quando sento che mia suocera mettendoli a letto gli fa fare il segno della croce. Loro, ridicoli, si segnano con la sinistra e fanno un gran gesticolare, ma ricordano i versi del Padre Nostro e le loro voci bambine hanno quel po' di sacro e d'inconsapevole che l'età non ha ancora violato.
A me non piace moltissimo non avere nessuno da pregare: penso sia una bella grana, in fin dei conti.
Però non è che si può scegliere di pregare solo per non avere grane, io credo.
Ascoltare la voce mia medesima poi, è senz'altro un grattacapo.
A volte però mi parte un pensiero laterale, tipo stanotte.
Stavo precipitando, no? e questo pensiero mi ha tirata su.
Il mio pensiero diceva così: che le decisioni sono mie e a molti o alcuni altri non piaceranno.
Che uno non fa scelte solo sulla base degli orari del treno, per dire qualcosa di oggettivo e terzo.
Uno le fa sulla base di qualcosa che ha dentro, il magma indefinito e non circoscrivibile delle proprie idee, delle proprie esperienze, dei propri ricordi ma soprattutto dei propri sogni.
Che dentro il mio corpo, e in special modo dentro la mia anima e coscienza, ci sto io soltanto.
E che io- anche quando mi dibatto come la falena contro il vetro- lo so bene, cos'è che voglio.
Questo mio pensiero aveva l'aria di uno che sa quello che dice, così l'ho ascoltato.
E finalmente - senza dibattermi più- ho chiuso gli occhi e dormito.
Non ve l'ho mai detto, ma si chiama Apiculi. O L'Apiculi. O anche Lapiculi. Non c'è dato sapere perché Nina non sa fare lo spelling, però sappiamo che è a forma di pesce.
Sappiamo anche che Apiculi (o l'Apiculi, o Lapiculi) soffre di bipolarismo, o forse che in realtà e uno e bino perché ne esistono due versioni gemelle, ma molto diverse.
Uno è buono e vive con Babbo Natale, l'altro imbratta i muri di casa coi gessetti e vive con Babbo Natale Cattivo, oppure anche appollaiato con le streghe sugli alberi qua fuori dalla cucina.
Nina è una bambina pazza, viziata, prepotente e bellissima.
Lentamente ma inesorabilmente, ci sta fottendo tutti.
Magù è troppo grande per chiamarlo ancora Magù, ma ancora piccolo da raccogliermisi - a fatica- in braccio.
L'amore che provo per lui è spaventoso, tanto che bisogna che ne prenda le distanze a volte, e attendere che sia addormentato per baciarlo.
Perché non è un bene che un bambino conosca quanto profondo può essere l'amore di una madre, quanto spaventosamente grande.
Un bambino - mi dice qualcosa dentro - deve intuire la forza di quell'amore, non rimanerne schiacciato. Deve sondarne la grandezza, non esserne risucchiato.
Non so ancora come lo chiamerò, adesso che ha le gambe lunghe come un ranocchio.
Mia suocera qualche volta mi dice che non dovrei tirarli su senza spiritualità.
In realtà lei vuole dire senza religione, ma si confonde -credo- e di molto.
Io ho poca religione, ormai, e tiro le cose un po' a caso sul mio spirito.
Non so da dove venga, non so esattamente come parlargli.
Invidio le preghiere altrui.
Mi mette molto in pace ascoltare chi prega, i sussurri degli uomini soli con Dio.
Sarà per questo che non mi arrabbio quando sento che mia suocera mettendoli a letto gli fa fare il segno della croce. Loro, ridicoli, si segnano con la sinistra e fanno un gran gesticolare, ma ricordano i versi del Padre Nostro e le loro voci bambine hanno quel po' di sacro e d'inconsapevole che l'età non ha ancora violato.
A me non piace moltissimo non avere nessuno da pregare: penso sia una bella grana, in fin dei conti.
Però non è che si può scegliere di pregare solo per non avere grane, io credo.
Ascoltare la voce mia medesima poi, è senz'altro un grattacapo.
A volte però mi parte un pensiero laterale, tipo stanotte.
Stavo precipitando, no? e questo pensiero mi ha tirata su.
Il mio pensiero diceva così: che le decisioni sono mie e a molti o alcuni altri non piaceranno.
Che uno non fa scelte solo sulla base degli orari del treno, per dire qualcosa di oggettivo e terzo.
Uno le fa sulla base di qualcosa che ha dentro, il magma indefinito e non circoscrivibile delle proprie idee, delle proprie esperienze, dei propri ricordi ma soprattutto dei propri sogni.
Che dentro il mio corpo, e in special modo dentro la mia anima e coscienza, ci sto io soltanto.
E che io- anche quando mi dibatto come la falena contro il vetro- lo so bene, cos'è che voglio.
Questo mio pensiero aveva l'aria di uno che sa quello che dice, così l'ho ascoltato.
E finalmente - senza dibattermi più- ho chiuso gli occhi e dormito.
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23 settembre 2015
Pure io (sono stufa di dover rendere magica l'infanzia dei miei figli).
La mia amica F. mi ha consigliato questo articolo.
In sintesi, ve lo riassumo, la domanda che si pone l'autrice è: perché dovrei rendere IO magica l'infanzia di mio figlio? Non dovrebbe essere l'Infanzia stessa - date le condizioni essenziali di base, è inteso ( e talora, tragicamente e miracolosamente, pur mancando persino quelle)- a dover contenere dentro di sé la propria magia?
Ma soprattutto: la cosiddetta magia dell'infanzia ha veramente qualcosa a che fare con le nostre tovagliette abbinate della colazione? con la torre di pastelli a cera biologici-eco-friendly-vegan-homemade che produciamo in sole 3 ore e mezzo con i nostri pargoli?
Ha davvero a che vedere con i giochi e gli intrattenimenti creativi che allestiamo per e insieme a loro e che poi devotamente postiamo su laqualunque?
A cosa pensiamo di doverli sottrarre: tv? noia? atarassìa e dannazione eterna?
Non è stato forse - incalza l'autrice - dalle ore di noia più nera della nostra infanzia che sono nati i progetti più strampalati, inutili e invero geniali?
Com'è che i nostri genitori non giocavano mai con noi, non costruivano un cazzo per noi, non allestivano party a tema per noi ma abbiamo comunque ricordi di giornate intere di gioco, compleanni felici, idee spaziali?
Io ho spesso digitato "intrattenimenti creativi bambini al chiuso": avrei di quei blog da suggerirvi che non ve lo dico, tanto li conoscete.
Io ho fatto la pasta tipo pongo al bicarbonato.
Ho sciolto i residui dei pastelli a cera.
Ho disegnato con bocca, piedi, lingua, mani-gambe-e-piè.
Ho allestito teatrini.
Fatto piste per terra con lo scotch di carta, quello grosso.
Cucinato muffins con gocce di cioccolato, marmellata, fichi d'india, cazzi mazzi e trallallà.
Insomma a me questo articolo ha fatto pensare.
Non vi dirò che mia madre non ha mai giocato con me, ma sappiate che mia madre non ha mai giocato con me.
Mia madre, tornata dal lavoro, passava il prato, puliva il pavimento, passava i vetri, igienizzava il bagno, toglieva le erbacce, faceva la spesa, puliva il pavimento, asciugava il lavello, passava il tappeto. Se le avanzava tempo, puliva il pavimento.
Nei momenti di pausa metteva su un caffè, appoggiava la gamba destra sui mattoncini del camino e si accendeva un sigaretta. Qualche volta leggeva un giornale.
A mia madre, quando fumava, non le dovevi rompere i maroni.
Di lavoro, mia madre disegnava.
Non mi ha mai insegnato a disegnare. A me non lo ha mai insegnato nessuno - rispondeva, ogni qual volta glielo rinfacciavo.
Da mia madre, guardandola e senza fare mai un cazzo, ho imparato a: pulire bene casa, impastare, mai fumare, vangare, curare gli animali, non schiacciare il caffè nella moka, osservare e amare la natura, mai rovinare un libro, al prete del paese posso rispondere - con rispetto - se dice qualcosa che ritengo 'na puttanata, se non ho rispetto la puttanata la sto facendo io, ammirare come le infermiere rifanno i letti all'ospedale e non abbassare sotto quella la soglia di qualità del mio giaciglio, leggere sempre prima di dormire.
Da me stessa, in tutte le ore in cui non dovevo rompere i maroni a mia madre, ho imparato a: succhiare il cono dal basso dopo aver mangiato il tappo di cioccolato, amare Jules Verne, progettare un maneggio fichissimo purtroppo mai realizzato (finora), fare un funerale a una formica, vestirmi con le pezze vecchie di mia nonna, sposare Barbie con Coniglio di Pezza, aggeggiare col mangiacassette di nascosto da mia sorella, ballare La Isla Bonita, andare sui pattini, pisciare dietro l'orto e guardare il rivolo scender giù, giocare a pallavolo contro il muro di nonna imitando bagher e urla strazianti di Mimi Ayuara, lobotomizzarmi davanti a Magica Emy.
Ora io non so voi, ma tra meno di un mese farà buio alle 5, loro saranno da poco tornati da scuola e mancheranno ben 4 ore alle 9.
Io pensavo di togliermi dalle palle e andare a piantare un po' di cavolo verza, che si sa mai.
In sintesi, ve lo riassumo, la domanda che si pone l'autrice è: perché dovrei rendere IO magica l'infanzia di mio figlio? Non dovrebbe essere l'Infanzia stessa - date le condizioni essenziali di base, è inteso ( e talora, tragicamente e miracolosamente, pur mancando persino quelle)- a dover contenere dentro di sé la propria magia?
Ma soprattutto: la cosiddetta magia dell'infanzia ha veramente qualcosa a che fare con le nostre tovagliette abbinate della colazione? con la torre di pastelli a cera biologici-eco-friendly-vegan-homemade che produciamo in sole 3 ore e mezzo con i nostri pargoli?
Ha davvero a che vedere con i giochi e gli intrattenimenti creativi che allestiamo per e insieme a loro e che poi devotamente postiamo su laqualunque?
A cosa pensiamo di doverli sottrarre: tv? noia? atarassìa e dannazione eterna?
Non è stato forse - incalza l'autrice - dalle ore di noia più nera della nostra infanzia che sono nati i progetti più strampalati, inutili e invero geniali?
Com'è che i nostri genitori non giocavano mai con noi, non costruivano un cazzo per noi, non allestivano party a tema per noi ma abbiamo comunque ricordi di giornate intere di gioco, compleanni felici, idee spaziali?
Io ho spesso digitato "intrattenimenti creativi bambini al chiuso": avrei di quei blog da suggerirvi che non ve lo dico, tanto li conoscete.
Io ho fatto la pasta tipo pongo al bicarbonato.
Ho sciolto i residui dei pastelli a cera.
Ho disegnato con bocca, piedi, lingua, mani-gambe-e-piè.
Ho allestito teatrini.
Fatto piste per terra con lo scotch di carta, quello grosso.
Cucinato muffins con gocce di cioccolato, marmellata, fichi d'india, cazzi mazzi e trallallà.
Insomma a me questo articolo ha fatto pensare.
Non vi dirò che mia madre non ha mai giocato con me, ma sappiate che mia madre non ha mai giocato con me.
Mia madre, tornata dal lavoro, passava il prato, puliva il pavimento, passava i vetri, igienizzava il bagno, toglieva le erbacce, faceva la spesa, puliva il pavimento, asciugava il lavello, passava il tappeto. Se le avanzava tempo, puliva il pavimento.
Nei momenti di pausa metteva su un caffè, appoggiava la gamba destra sui mattoncini del camino e si accendeva un sigaretta. Qualche volta leggeva un giornale.
A mia madre, quando fumava, non le dovevi rompere i maroni.
Di lavoro, mia madre disegnava.
Non mi ha mai insegnato a disegnare. A me non lo ha mai insegnato nessuno - rispondeva, ogni qual volta glielo rinfacciavo.
Da mia madre, guardandola e senza fare mai un cazzo, ho imparato a: pulire bene casa, impastare, mai fumare, vangare, curare gli animali, non schiacciare il caffè nella moka, osservare e amare la natura, mai rovinare un libro, al prete del paese posso rispondere - con rispetto - se dice qualcosa che ritengo 'na puttanata, se non ho rispetto la puttanata la sto facendo io, ammirare come le infermiere rifanno i letti all'ospedale e non abbassare sotto quella la soglia di qualità del mio giaciglio, leggere sempre prima di dormire.
Da me stessa, in tutte le ore in cui non dovevo rompere i maroni a mia madre, ho imparato a: succhiare il cono dal basso dopo aver mangiato il tappo di cioccolato, amare Jules Verne, progettare un maneggio fichissimo purtroppo mai realizzato (finora), fare un funerale a una formica, vestirmi con le pezze vecchie di mia nonna, sposare Barbie con Coniglio di Pezza, aggeggiare col mangiacassette di nascosto da mia sorella, ballare La Isla Bonita, andare sui pattini, pisciare dietro l'orto e guardare il rivolo scender giù, giocare a pallavolo contro il muro di nonna imitando bagher e urla strazianti di Mimi Ayuara, lobotomizzarmi davanti a Magica Emy.
Ora io non so voi, ma tra meno di un mese farà buio alle 5, loro saranno da poco tornati da scuola e mancheranno ben 4 ore alle 9.
Io pensavo di togliermi dalle palle e andare a piantare un po' di cavolo verza, che si sa mai.
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3 febbraio 2015
5.
Oi, tu.
Dico a te.
Cinque Anni, dico a te.
Te, che sei curioso come la lumachina quando caccia fuori le corna.
Te, con pensieri instabili, irrequieti e veloci come moscerini.
Tu cuore di ape, occhi di foglia.
Tu che non sei più piccolo, né grande ancora.
Che stai lì nel mezzo esatto, gambe indietro e mani avanti.
Lo so che non è semplice ma in un certo qual senso mi serve.
Perché tu possa spiegarmi ancora per un poco cos'è che si prova, ad essere bambini, giocare con le noci di pesca.
Perché io impari a spiegarti -di qui in avanti- cos'è che si prova, ad esser grandi, e dover proteggere.
Francamente, mi si spezza il cuore.
Non fraintendermi, sono felice per te.
Non voglio fermarti mai.
Peraltro non potrei, anche volendo - perché viaggi spedito, questo è chiaro e pure irreversibile.
Sei un maschio affascinante. Mai visto un maschio così - io- prima d'ora.
Cresciuta in una casa di sole donne, non conosco altro che il femmìneo.
I maschi per me sono arrivati dopo, e avevano già tanta strada alle spalle da non poterli conoscere più.
Ma tu ad esempio -dimmi- cos'è questa mancanza di vergogna e di menzogna che c'hai? la conserverai sempre? tipo quando fai le puzze, -no?- e ci sono lì certe bimbe tue amiche, e tu serafico "Ccusate, sono 'ttato io." La perderai, voglio sperare, o ne conserverai un germe piccolo per te e per i tuoi simili, quando rutterete - maschi e felici- nei vostri covi di adolescenti?
E dimmi, dimmi. Quand'è che la imparerai questa sibilante? Dovrò mandarti da qualcuno o basteranno il tempo e l'aria calda dell'estate e ci sarà una una mattina in cui ti sveglierai e parlerai così come pensi?
Non so se vorrò ascoltarti, quella mattina.
Scherzo: certo che ti ascolterò, ma ti pare? Ti applaudirò anche, ti farò un sacco di salamelecchi.
Bravo amore, bravo!
Poi mi volterò a bestemmiare per non aver potuto salutare il bambino che eri.
E poi dimmi, dimmi.
Quel tuo modo di ridere, buttando indietro la testa.
Tuo padre ce l'ha ancora, così nutro la speranza che anche tu lo conservi.
Il capitolo orecchie.
Al momento m' irrita moltissimo quando me le pastrugni, fanno cinque anni esatti che non le molli. Prima o poi cederai o pensi di spippolarmi il lobo fino ai 17?
E dimmi dimmi.
I libri, ad esempio. Li leggeremo sempre insieme, suppongo. Perché mi dispiacerebbe tanto, sai, non farlo. Però c'è qualcosa d' intimissimo, quasi sacro, nel leggere da soli, e tu non puoi -non devi- perdertelo.
Quanto al bambino che oggi ti ha picchiato, dovremmo parlarne.
Io sarei per la soluzione dolce: lo appendo per la pelle delle balle e gli faccio il culo a strisce.
Tu saresti per quella fantasiosa: tu che lo minacci millantando di essere un grande "fottissimo, cavaliere", e lui che persiste imperterrito a gonfiarti.
Ma la fantasia con quelli lì non attacca, attaccano i denti invece: mostraglieli, dice tuo padre.
Non ti sta suggerendo di morderlo, ti sta dicendo di ringhiare forte, semmai.
Io credo abbia ragione lui.
E poi quell'altra cosa, quella che mi dà un sacco di pensieri.
Mano a mano che il tempo passa, amerò sempre così o mi darai un po' di tregua?
Cioè ci sarà un momento in cui ti amerò -ok- però diciamo non mi si strapperanno le budella come ora?
E' questa una prerogativa delle madri italiane o succede a tutte?
E -nel caso contrario- esistono dei corsi per genitori che amano ma senza contorcersi gli organi interni che ne so, tipo in Russia?
Ora che le tue mani e soprattutto i tuoi piedi non sono più cicciottosi dovrei vedere già dei risultati tangibili, in tal senso, ma niente. La cosa mi preoccupa, devo essere sincera, perché ci speravo, prima dei fruncoli, la peluria e tutto il resto.
Fammi sapere che ne pensi, in generale dico.
E nel particolare, per quel tuo compagno piscialetto che s'è azzardato a metterti le mani addosso.
Tua, mamma.
Dico a te.
Cinque Anni, dico a te.
Te, che sei curioso come la lumachina quando caccia fuori le corna.
Te, con pensieri instabili, irrequieti e veloci come moscerini.
Tu cuore di ape, occhi di foglia.
Tu che non sei più piccolo, né grande ancora.
Che stai lì nel mezzo esatto, gambe indietro e mani avanti.
Lo so che non è semplice ma in un certo qual senso mi serve.
Perché tu possa spiegarmi ancora per un poco cos'è che si prova, ad essere bambini, giocare con le noci di pesca.
Perché io impari a spiegarti -di qui in avanti- cos'è che si prova, ad esser grandi, e dover proteggere.
Francamente, mi si spezza il cuore.
Non fraintendermi, sono felice per te.
Non voglio fermarti mai.
Peraltro non potrei, anche volendo - perché viaggi spedito, questo è chiaro e pure irreversibile.
Sei un maschio affascinante. Mai visto un maschio così - io- prima d'ora.
Cresciuta in una casa di sole donne, non conosco altro che il femmìneo.
I maschi per me sono arrivati dopo, e avevano già tanta strada alle spalle da non poterli conoscere più.
Ma tu ad esempio -dimmi- cos'è questa mancanza di vergogna e di menzogna che c'hai? la conserverai sempre? tipo quando fai le puzze, -no?- e ci sono lì certe bimbe tue amiche, e tu serafico "Ccusate, sono 'ttato io." La perderai, voglio sperare, o ne conserverai un germe piccolo per te e per i tuoi simili, quando rutterete - maschi e felici- nei vostri covi di adolescenti?
E dimmi, dimmi. Quand'è che la imparerai questa sibilante? Dovrò mandarti da qualcuno o basteranno il tempo e l'aria calda dell'estate e ci sarà una una mattina in cui ti sveglierai e parlerai così come pensi?
Non so se vorrò ascoltarti, quella mattina.
Scherzo: certo che ti ascolterò, ma ti pare? Ti applaudirò anche, ti farò un sacco di salamelecchi.
Bravo amore, bravo!
Poi mi volterò a bestemmiare per non aver potuto salutare il bambino che eri.
E poi dimmi, dimmi.
Quel tuo modo di ridere, buttando indietro la testa.
Tuo padre ce l'ha ancora, così nutro la speranza che anche tu lo conservi.
Il capitolo orecchie.
Al momento m' irrita moltissimo quando me le pastrugni, fanno cinque anni esatti che non le molli. Prima o poi cederai o pensi di spippolarmi il lobo fino ai 17?
E dimmi dimmi.
I libri, ad esempio. Li leggeremo sempre insieme, suppongo. Perché mi dispiacerebbe tanto, sai, non farlo. Però c'è qualcosa d' intimissimo, quasi sacro, nel leggere da soli, e tu non puoi -non devi- perdertelo.
Quanto al bambino che oggi ti ha picchiato, dovremmo parlarne.
Io sarei per la soluzione dolce: lo appendo per la pelle delle balle e gli faccio il culo a strisce.
Tu saresti per quella fantasiosa: tu che lo minacci millantando di essere un grande "fottissimo, cavaliere", e lui che persiste imperterrito a gonfiarti.
Ma la fantasia con quelli lì non attacca, attaccano i denti invece: mostraglieli, dice tuo padre.
Non ti sta suggerendo di morderlo, ti sta dicendo di ringhiare forte, semmai.
Io credo abbia ragione lui.
E poi quell'altra cosa, quella che mi dà un sacco di pensieri.
Mano a mano che il tempo passa, amerò sempre così o mi darai un po' di tregua?
Cioè ci sarà un momento in cui ti amerò -ok- però diciamo non mi si strapperanno le budella come ora?
E' questa una prerogativa delle madri italiane o succede a tutte?
E -nel caso contrario- esistono dei corsi per genitori che amano ma senza contorcersi gli organi interni che ne so, tipo in Russia?
Ora che le tue mani e soprattutto i tuoi piedi non sono più cicciottosi dovrei vedere già dei risultati tangibili, in tal senso, ma niente. La cosa mi preoccupa, devo essere sincera, perché ci speravo, prima dei fruncoli, la peluria e tutto il resto.
Fammi sapere che ne pensi, in generale dico.
E nel particolare, per quel tuo compagno piscialetto che s'è azzardato a metterti le mani addosso.
Tua, mamma.
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3 dicembre 2014
Io mica lo sapevo, ma tu sì.
Che tu fossi tu io mica lo sapevo.
Di quando avevamo 16 anni ho ricordi nebbiosi.
Ciò che saremmo stati anche quello era da bassa padana, ricordi?
Metti che ci lasciamo e ci rincontriamo a 30 anni, giurami che non saremo degli stronzi.
Più grassi, stempiati, ma stronzi no, dai.
No stronzi mai, promettiamocelo.
Di destra?
Azz. Addirittura?
Vabbè ma onesti.
Non ti guardavo, perché eri un bravo ragazzo.
Sono svalvolata fuori di testa solo quando ho capito che eri una brava persona.
Poi c'è stata quella volta che tu stavi per finire in presidenza e io a mala pena me n'ero accorta, perché intanto che tu stavi lì in piedi davanti al banco, tranquillo e irriducibile, io leggevo fumetti sulla smemo di A.
Vedi che differenza, tra te e me.
Dio quanto ti amo, per questo.
E non sei neanche diventato di destra.
Di quando avevamo 16 anni ho ricordi nebbiosi.
Ciò che saremmo stati anche quello era da bassa padana, ricordi?
Metti che ci lasciamo e ci rincontriamo a 30 anni, giurami che non saremo degli stronzi.
Più grassi, stempiati, ma stronzi no, dai.
No stronzi mai, promettiamocelo.
Di destra?
Azz. Addirittura?
Vabbè ma onesti.
Non ti guardavo, perché eri un bravo ragazzo.
Sono svalvolata fuori di testa solo quando ho capito che eri una brava persona.
Poi c'è stata quella volta che tu stavi per finire in presidenza e io a mala pena me n'ero accorta, perché intanto che tu stavi lì in piedi davanti al banco, tranquillo e irriducibile, io leggevo fumetti sulla smemo di A.
Vedi che differenza, tra te e me.
Dio quanto ti amo, per questo.
E non sei neanche diventato di destra.
12 novembre 2014
Domani è un altro giorno (ci sono i 20, e poi i 30).
A 20 avevo belle gambe. Nascoste.
A 30 gambe più magre, meno toniche. Nude.
A 30 gambe più magre, meno toniche. Nude.
A 20 tutti giustificati, eccetto me stessa.
A 30 beneficio del dubbio fino a prova contraria.
A 20 e se poi pensa...?
A 30 c'è il tuo parere. E poi c'è il mio.
A 20 solo rock e dintorni. A 25 intermezzo amarcord con cartoons anni '80.
A 30 Radio24.
A 20 Dio che male.
A 20 e se poi pensa...?
A 30 c'è il tuo parere. E poi c'è il mio.
A 20 solo rock e dintorni. A 25 intermezzo amarcord con cartoons anni '80.
A 30 Radio24.
A 20 Dio che male.
A 30 il male disgusta, ma scuote.
A 20 sono peggio di (quasi) tutti.
A 30, voglio essere una brava persona.
A 20 Tolstoj. A 30 Dostoevsky.
A 20 sola. A 30 insieme.
A 20 mi faccio il culo, che poi mi ripaga(no). A 30 mi faccio il culo, se lo dico io.
A 20 chissà che bello.
A 30: vedi? questo è bello.
A 20 paura.
A 30 Rossella O'Hara.
A 30, voglio essere una brava persona.
A 20 Tolstoj. A 30 Dostoevsky.
A 20 sola. A 30 insieme.
A 20 mi faccio il culo, che poi mi ripaga(no). A 30 mi faccio il culo, se lo dico io.
A 20 chissà che bello.
A 30: vedi? questo è bello.
A 20 paura.
A 30 Rossella O'Hara.
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28 ottobre 2014
In queste settimane, nonostante tutto, mi piace.
Mi piace la mattina quando sali sul pulmino e ti volti a salutarmi: gli altri bambini fanno ciao-ciao o mandan baci, tu invece prepari il nostro segnale in codice che è il muso del coniglio, con le mani aperte alte sulla testa e i due incisivi fuori.
Tutti gli altri, bimbi, autista e volontario compreso, ci guardano strano ma tu te ne freghi, già alzi il pollice e mi fai "ok, è tutto okkei".
Tutti gli altri, bimbi, autista e volontario compreso, ci guardano strano ma tu te ne freghi, già alzi il pollice e mi fai "ok, è tutto okkei".
Io tengo il braccio alto finché il pulmino non imbocca la curva, tu spesso anche, altrimenti ti volti prima mentre io rimango lì mezzo secondo in più fino alla fine, perché è il mio ruolo e non il tuo, rimanere fino alla fine.
Il tuo è quello di voltarti, se devi.
Il tuo è quello di voltarti, se devi.
Mi piace, e m'ammazza, che sei una tosta.
Che se è no, è no, e nulla ti corrompe.
Mi piace e m'ammazza che tu sia disposta a rinunciare a qualunque do ut des, perché se hai deciso che quella cosa che non vuoi fare non la vuoi fare, tu -semplicemente- non la fai.
Mi ammazza, perché stamattina i giochi li hai fatti cadere tu, e li dovevi mettere a posto. Ma non stavi bene, hai fatto il capriccio, io non ho mollato, e nemmeno tu.
Così ci siamo prese entrambe le conseguenze delle nostre insistenze e siam salite in macchina con due nuvole nere sul capo.
Mi ammazza perché sono tua madre e devo indirizzarti, o quantomeno contenerti.
Ma c'è una parte di me che a te non svelerò mai a meno che tu un giorno non legga queste parole o mi paghi profumatamente, che trae una sotterranea, istintiva consolazione dal sapere che esiste qualcosa in te che sa non cedere, che è capace di opporsi.
Una forza di contrasto che è disposta a mettersi in gioco, eventualmente a perdere, pur di non rinunciare al diritto di quel no che è NO solo per te, e sei solo tu a stabilire quanto vale. Sacrosanto, e di chi altri?
Una forza di contrasto che è disposta a mettersi in gioco, eventualmente a perdere, pur di non rinunciare al diritto di quel no che è NO solo per te, e sei solo tu a stabilire quanto vale. Sacrosanto, e di chi altri?
Mi rassicura -di nascosto- perché capisco ora che nella vita potresti avere bisogno, un giorno, di quel NO.
Ed è un balsamo sapere che tu ce l'hai lì dentro, da qualche parte tra le ciglia lunghissime e l'ombelico bianco, e potrai tirarlo fuori all'occorrenza.
Ed è un balsamo sapere che tu ce l'hai lì dentro, da qualche parte tra le ciglia lunghissime e l'ombelico bianco, e potrai tirarlo fuori all'occorrenza.
Mi piace che è arrivato il freddo e abbiamo messo il mezzo piumino e ho la scusa finalmente per dar sfogo a quel piacere intimo, segreto, appena appena velato da un fugace biasimo verso me stessa che è l'infilarmi la canottiera nelle mutande, uguale preciso a quando avevo 6 anni.
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21 ottobre 2014
Tutta colpa della Tamaro.
Immersa nell'acqua della piscina galleggio, scendo un po' giù e guardo sotto: le gambe mi sembrano più grosse, più bianche, più glabre; i suoni ovattati, ottusi, lenti.
Mia madre dice sempre "hai chiesto al nonno?" quando ho un problema.
Io chiedo al nonno da sempre: se perdo le chiavi, per un esame in università, quando ho comprato casa, o se mia figlia non sta bene.
Da che ho memoria, quando non so che pesci pigliare, io chiedo a mio nonno.
Non faccio solo quello. Cioè: mi attivo, anche.
Però alla fine di tutto, quando ho fatto più di quello che potevo fare, gli parlo sempre.
Immersa nell'acqua, dunque, chiedo a mio nonno. Già che ci sono anche alla nonna.
Mi sento patetica sull'orlo dell'acqua a bisbigliare ai miei nonni e mi viene da piangere, allora scendo sotto, così non mi si vede.
Dentro nell'acqua comincio a nuotare e mentre nuoto capisco che:
1. ci sono le cose imprescindibili
2. ci sono le cose importanti
3. ci sono le cose che desideri
4. alcune categorie di cose nel mondo continuano indefessamente il proprio moto, che io sia in ansia, in pericolo o in acqua a chiamare i miei nonni. Tra queste le albe e i tramonti, la ricrescita pilifera, i bambini sotto i 5 anni che hanno bisogno della mia attenzione, della mia presenza, del mio tempo, della mia stabilità.
5. non sono forte come credevo
6. sono più forte di quando ero giovane
7. la vita non ti dà un preventivo lavori
8. tutto ciò che so dell'amore
9. quello che m'ha fregata nella vita, a me, è stata la Tamaro.
Lei, la nonna nel giardino in autunno, le lettere alla nipote scappata, e dove accidenti sta andando il mio cuore.
Mia madre dice sempre "hai chiesto al nonno?" quando ho un problema.
Io chiedo al nonno da sempre: se perdo le chiavi, per un esame in università, quando ho comprato casa, o se mia figlia non sta bene.
Da che ho memoria, quando non so che pesci pigliare, io chiedo a mio nonno.
Non faccio solo quello. Cioè: mi attivo, anche.
Però alla fine di tutto, quando ho fatto più di quello che potevo fare, gli parlo sempre.
Immersa nell'acqua, dunque, chiedo a mio nonno. Già che ci sono anche alla nonna.
Mi sento patetica sull'orlo dell'acqua a bisbigliare ai miei nonni e mi viene da piangere, allora scendo sotto, così non mi si vede.
Dentro nell'acqua comincio a nuotare e mentre nuoto capisco che:
1. ci sono le cose imprescindibili
2. ci sono le cose importanti
3. ci sono le cose che desideri
4. alcune categorie di cose nel mondo continuano indefessamente il proprio moto, che io sia in ansia, in pericolo o in acqua a chiamare i miei nonni. Tra queste le albe e i tramonti, la ricrescita pilifera, i bambini sotto i 5 anni che hanno bisogno della mia attenzione, della mia presenza, del mio tempo, della mia stabilità.
5. non sono forte come credevo
6. sono più forte di quando ero giovane
7. la vita non ti dà un preventivo lavori
8. tutto ciò che so dell'amore
9. quello che m'ha fregata nella vita, a me, è stata la Tamaro.
Lei, la nonna nel giardino in autunno, le lettere alla nipote scappata, e dove accidenti sta andando il mio cuore.
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7 ottobre 2014
lunedì, di martedì facendo.
Se di lunedì mattina mi dici che non hai voglia di andare a scuola perché non ci sono mamma e papà e che preferisci di gran lunga restare a casa, e due soli giorni sono troppo pochi, e la settimana ti sembra lunghissima.
Se ti rispondo ma no, guarda che bello, coi tuoi compagni, le tue maestre, e poi non è così lunga come ti sembra.
Se ho un certo senso di nausea, e un groppo in gola tipo una polpetta di sale grosso.
Se però smettila ora davvero di fare i capricci eh, che è lunedì mattina per tutti, mica solo per te.
Se tutte le precedenti, allora vuol dire che te la sto raccontando, che me la sto raccontando.
Perché hai ragione tu.
Credo di aver toccato il fondo nel momento in cui ho cercato su google lo streaming dell'oroscopo di Paolo Fox.
Se ti rispondo ma no, guarda che bello, coi tuoi compagni, le tue maestre, e poi non è così lunga come ti sembra.
Se ho un certo senso di nausea, e un groppo in gola tipo una polpetta di sale grosso.
Se però smettila ora davvero di fare i capricci eh, che è lunedì mattina per tutti, mica solo per te.
Se tutte le precedenti, allora vuol dire che te la sto raccontando, che me la sto raccontando.
Perché hai ragione tu.
Credo di aver toccato il fondo nel momento in cui ho cercato su google lo streaming dell'oroscopo di Paolo Fox.
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3 ottobre 2014
Nella scatola di cartone.
Tempo fa durante la spesa ci fu l'increscioso episodio Lego Chima.
Non so se avete presente: è una serie dei celebri mattonicini dedicata ad un mondo immaginario popolato da grifoni del sole e pseudoscimmie del ghiaccio, in lotta fra loro per il possesso della mitologica terra di Chima.
Lui aveva visto la pubblicità in televisione e da lì era partita la litania del melocompri?melocompri?melocompri?
Gli era stato detto che al momento non se ne parlava, ma che se fosse stato bravo forse avrebbe potuto chiederlo per Natale.
Però poi eccoli lì, tutti in fila sulla scaffalatura conad, accanto alla pizza al taglio 100% plastica e al pongo di peppa pig.
Piantò una scena memorabile.
Ti peego compamelo, ti peeeego non voglio 'ppettare natale, lo vojio subito mamma, LO VOJJJOOO!
Ovviamente non cedetti di mezzo millimetro.
Ovviamente lui piangeva, ovviamente l'intero supermercato ci guardava, ovviamente cercai di calmarlo ferma e a voce controllata, ovviamene l'istinto bieco mi diceva di ribaltarlo, rotearlo in aria e se necessario farlo liscio come un pomodoro pelato. Ovviamente lo trascinai solo il più velocemente possibile fuori dal supermercato.
In macchina partì il cazziatone universale e a casa la punizione, consumata sui gradini del giardino di sotto, col cancelletto chiuso nel recinto dei suoi pensieri.
Quella sera stessa, di ritorno da una passeggiata nel bosco, lui mise mano alla grande scatola di cartone eredità dei cugini più grandi, colma di centinaia di pezzi lego spaiati, appartenenti a serie e modelli diversi tra loro, tutti incompleti. Ci lavorò per tutta la sera, al termine della quale si era costruito i suoi lego chima da solo.
Scelse il rosso per quelli del fuoco e il bianco per quelli del ghiaccio.
Modellò tigri della neve, slitte e macchinzegni di ogni sorta.
A volte ci penso.
Mio figlio sta lì, nei suoi capricciosi 4 anni, a spiegarmi che i sogni su cui ci ostiniamo hanno il luccichio della plastica nuova, della confezione in scaffale, pre-pensata e pre-digerita apposta per noi: dobbiamo solo pagare, seguire le istruzioni, e non smontarli mai più, né osare perderne un pezzo così per caso.
Mentre i sogni che non osiamo, bé quelli stanno alla rinfusa in un vecchio scatolone di seconda mano sotto i nostri occhi, e non costano nulla.
Eccetto, forse, lo sforzo d'immaginarli.
Non so se avete presente: è una serie dei celebri mattonicini dedicata ad un mondo immaginario popolato da grifoni del sole e pseudoscimmie del ghiaccio, in lotta fra loro per il possesso della mitologica terra di Chima.
Lui aveva visto la pubblicità in televisione e da lì era partita la litania del melocompri?melocompri?melocompri?
Gli era stato detto che al momento non se ne parlava, ma che se fosse stato bravo forse avrebbe potuto chiederlo per Natale.
Però poi eccoli lì, tutti in fila sulla scaffalatura conad, accanto alla pizza al taglio 100% plastica e al pongo di peppa pig.
Piantò una scena memorabile.
Ti peego compamelo, ti peeeego non voglio 'ppettare natale, lo vojio subito mamma, LO VOJJJOOO!
Ovviamente non cedetti di mezzo millimetro.
Ovviamente lui piangeva, ovviamente l'intero supermercato ci guardava, ovviamente cercai di calmarlo ferma e a voce controllata, ovviamene l'istinto bieco mi diceva di ribaltarlo, rotearlo in aria e se necessario farlo liscio come un pomodoro pelato. Ovviamente lo trascinai solo il più velocemente possibile fuori dal supermercato.
In macchina partì il cazziatone universale e a casa la punizione, consumata sui gradini del giardino di sotto, col cancelletto chiuso nel recinto dei suoi pensieri.
Quella sera stessa, di ritorno da una passeggiata nel bosco, lui mise mano alla grande scatola di cartone eredità dei cugini più grandi, colma di centinaia di pezzi lego spaiati, appartenenti a serie e modelli diversi tra loro, tutti incompleti. Ci lavorò per tutta la sera, al termine della quale si era costruito i suoi lego chima da solo.
Scelse il rosso per quelli del fuoco e il bianco per quelli del ghiaccio.
Modellò tigri della neve, slitte e macchinzegni di ogni sorta.
A volte ci penso.
Mio figlio sta lì, nei suoi capricciosi 4 anni, a spiegarmi che i sogni su cui ci ostiniamo hanno il luccichio della plastica nuova, della confezione in scaffale, pre-pensata e pre-digerita apposta per noi: dobbiamo solo pagare, seguire le istruzioni, e non smontarli mai più, né osare perderne un pezzo così per caso.
Mentre i sogni che non osiamo, bé quelli stanno alla rinfusa in un vecchio scatolone di seconda mano sotto i nostri occhi, e non costano nulla.
Eccetto, forse, lo sforzo d'immaginarli.
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