2 agosto 2012

Una buona e una cattiva.


“Ho una notizia splendida e una un po' meno.”
“Vai, spara la prima.”
“Ti ricordi quella coppia di amici di mia madre, giovani con tre bimbe una più bellina dell'altra, loro tanto carini e simpatici, così affiatati?”
“Sì, certo.”
“Bè, sono passati di qui a trovarla: stanno facendo un giro, in vacanza.”
“Ah bello, e come stanno le bimbe?”
“Non so, loro non c'erano, stavano a ca­sa dai nonni. Loro due sono arrivati in moto. In moto, capisci? Sono in vacanza in moto, lei con vestitino, capelli sciolti e stivali rider. Capisci? C'è speranza per tutti, c­'è luce in fondo al tunnel: la loro prima vacanza da soli è una vacanza in moto-vestitino-stivale rider, non so se mi spiego.”
“Ottimo. E la cattiva?”
“E' che è la loro prima vacanza da soli-moto-vestitino-stivale rider.”
“??”
“Da 12 anni.”



p.s. per onestà intellettuale devo pure confessare che i due soggetti in causa hanno poi specificato che nei 12 anni precedenti hanno comunque fatto vacanze indimenticabili in campeggio, canoa, bed and breakfast e chi più ne ha più ne metta, ma tutti e cinque.
E' solo che 12 anni -gente- fa sempre un po' impressione, ecco.
 

26 luglio 2012

Quello che mi aspetto.

Mi aspetto che certi momenti passino, e non voglio tracce.
Mi aspetto bei ricordi soltanto.
Mi aspetto di avere sempre la forza.
Mi aspetto di fare un corso di ballo, da sola o con qualcuno.
Mi aspetto di fare la cosa giusta.
Mi aspetto di avere ancora il profumo delle redini, del cuoio, tra le dita.
Mi aspetto un paio di giorni in campeggio, tra i boschi.
Mi aspetto che tu torni.
Mi aspetto di sbagliare.
Mi aspetto di sapermi perdonare.
Mi aspetto di essere leggera. Ridere a crepapelle come quel giorno, a tavola, per una battuta idiota: è stato bello.
Mi aspetto un pomeriggio al mare, anzi no una giornata, già dal mattino. Coi bimbi e la pineta.
Mi aspetto di finire il libro tra pochi giorni, penso un paio.
Mi aspetto di continuare a lavorare, ma senza paura, coem se fossi una persona forte.
Mi aspetto di saper tagliare ciò che non ingrana, che asfissia e basta: con le piante si dice potare. Mi aspetto di potare qua e là qualcosa, ecco.
Mi aspetto una cena sotto la pergola, a casa nostra.
Mi aspetto che mi baci quando scendi dal treno, ciao, sono così contento di essere arrivato.
Mi aspetto il palio dei rioni, in paese in culo ai lombrichi e voi ragazzi che tirate la corda, e noi che urliamo a squarciagola.
Non mi aspetto troppo.

Mi aspetto che non si voti prima del 2013.
Mi aspetto di non sapere chi votare.
Mi aspetto che cambino le cose, ma poi ci credo poco.
Forse mi aspetto un po' troppo.


19 luglio 2012

Una vera stronza.

Una non si può dire sia cattiva, alternando giornate/notti paradisiache (mangio-dormo-rimangio-ridormo) a giornate/notti frignolente, costellate da micro-riposini, micro-poppate, micro-risvegli, macro-urlate per micro-mal di pancini.
L'altra approfitta delle prime riallanciando la camicia e lanciando la pupa al volo dentro il cestino di vimini per andare a fare altro e sclera per le seconde, ricoprendo la medesima pupa d'insulti di vario genere (che palle/ ho sonno -cazzo- ho sonno. Lo vuoi capire??/ che esagerata: sei un po' una piattola come tua nonna, è solo una colichina./ io un tempo dormivo, pesavo 47 kg e avevo un primogenito buono, felice e non squilibrato. Poi sei arrivata tu./ Credo di amarti ma non so, non sono sicura, se tu non ci fossi starei di merda ma in realtà non ti conosco e quindi non mi fido/ Ho bisogno di te, ho bisogno di te ma non so chi sei e soprattutto mi stai un po' sul culo quando non dormi. Ma perchè non dormi??/ Io adesso come lo gestisco tuo fratello, me lo dici? Eh? me lo spieghi?/ Ah certo, tu non hai colpe, quelle ce le ho solo io vero? sono le 3 di notte ma tu non hai colpe, vero?, ma io non cedo, sappilo, non ti porto nel lettone, tu devi imparare che ti piaccia oppure no. Io non mollo mai, hai capito?/ Hai appena mangiato, ma cos'altro vuoi da me? io non ce la faccio più.).

Io sono una vera stronza, lo so.
Una vera stronza.
Cosa mi metto a fare figli se poi alla prima difficoltà ( no vabbè seconda, no terza, insomma non è che dorme sempre sta qua, e io senza sonno divento un'altra, una belva, penso e dico cose immonde, oscene, non so che mi piglia) non riesco ad arrendermi alla pazienza?


Però giuro che la amo più di me stessa.
Non mi credete, lo so.
Pensate sia solo una stronza e che non la meriti.
Probabilmente avete ragione.

Eppure la amo.
Morirei senza.

 

14 luglio 2012

Oroscopo.

"I nati di questo segno hanno una spiccata aspirazione alla libertà e ciò potrebbe far sì che vivano la prima fase della genitorialità, allorchè il bambino mostra assoluta dipendenza e necessità di cure assidue, una certa insofferenza, talora una spiccata tendenza al rifiuto del proprio ruolo di genitore. I nati del vostro segno saranno genitori fantastici semmai nella seconda parte dell'infanzia dei figli: l'innata creatività, la natura fanciullesca del vostro carattere vi consentiranno di essere dei genitori partecipi, creativi e divertenti per il vostro bambino. Avrete insomma difficoltà a rinunciare alla vostra indipendenza soprattutto nel primo anno di vita dei vostri figli. Abbiate pazienza, siete comunque degli ottimi genitori, solo un po' nevrotici agli inizi."

L'ha detto pure l'oroscopo.
Ma è stato ottimista.

"Una certa insofferenza" non è precisamente come definirei il mio stato d'animo di ieri notte.
"Fai sta minchia di nanna" un po' di più, ecco.






* io ho trovato questo :
Questo è un libro della buonanotte per genitori che vivono nel mondo quello vero, quello dove qualche gattino che fa le fusa e delle rime zuccherose non sempre bastano perché i nostri “adorabili” cuccioli partano beati e a vele spiegate verso la Terra dei Sogni. Pieni di sincerità e affetto, conditi da qualche espressione forte che viene dal cuore, i versi di Adam Mansbach celebrano quei milioni di eroi solitari e misconosciuti che per molte, moltissime (e lunghissime) notti hanno dovuto misurarsi con una nanna che tardava a venire, con una stanchezza tremenda e con un’irritazione crescente. Queste indimenticabili pagine non solo cantano un lato della vita familiare troppo spesso taciuto, ma hanno un effetto liberatorio e terapeutico per tutti quei (milioni di) genitori che – prima o poi – hanno finito per dare i numeri e si sono sentiti dei vermi. Questo libro trasforma le loro frustrazioni e i loro sensi di colpa in materia per un bel po’ di risate. Divertente, sovversivo, bellissimo, altamente scompisciante: un libro* per i genitori di ieri, di oggi e di domani.

Già solo per questo, me lo compro.



5 luglio 2012

Se lo dice lui.

"Dov'è che hai salvato il file?"
"Solito posto."
"Ma sta piangendo? Ah no, dorme. Hai chiamato la tizia?"
"No, riesci a fare tu?"
"Sì, giusto. Chiamare la tizia. Modificare il file. Salire. Tetta. Ce la possiamo fare."
"Certo."
"Tu dici? Secondo me rischiamo che ci viene la depressione post partum a tutti e due."
"Non dire idiozie, Susi. A noi mica ci viene: non c'abbiamo il tempo."
"Ah già. Ok. Allora salgo. Ciao, ti amo."
"Ok. Anch'io, ciao."

Avete assistito a: perchè il lavoro ci salverà dalla depressione post partum.

2 luglio 2012

Beati voi.

La prima volta che li addormenti tutti e due da sola.
Hai il sospetto che sarebbe giusto tu pensassi:  "Che belli. Sono miei, li ho fatti io, guarda qua che popò di roba."
E non: "Merda. No ma davvero mò devo fare 'sta pantomima tutte le sere?"

Perchè Susibita è fatta così: arriva sempre un po' in ritardo sulle cose. Tipo che stasera, a 10 giorni dal parto, ha realizzato in pieno il pantanaio in cui s'è cacciata.
Perchè Susibita è fatta così: lei pensa sempre in positivo. Proprio.
Perchè Susibita è fatta così: rimpiange sempre quello che pensa di non avere. Poi si tira mazzate sulle balle perchè si sente un'ingrata verso quello che invece ha, che è tanto tantissimo. Verso la vita, la sua sfacciata fortuna, verso le scelte che si è potuta permettere di prendere o non prendere.

Voi non avete mai ripensamenti?
Voi non avete mai dubbi sull'idoneità della vostra condotta?
A voi -dico- non vi tange mai il sospetto di esservi disegnati addosso qualcosa per cui forse non è che siete poi così azzeccati?
A voi non vi girano mai le balle per le cose che avreste potuto fare? dico - fermo restando quelle che avete fatto e che sono fichissime e non le cambiereste SUL SERIO - non sognate comunque anche altre cose, passi più in là? cose che non c'azzeccano una mazza con quello che state facendo in quel momento della vostra vita ma che vi affascinano impunemente?
Ma voi - ditemi un po'- siete sempre veramente soddisfatti?
Voi non pensate mai di aver fatto un passo più lungo della gamba?
Di aver lasciato andare dei treni? di averne magari preso qualcuno di troppo o troppo in fretta?
A voi non vi prendono i brividi quando realizzate di essere dentro una cosa tanto più grande di voi che temete di perderne il controllo?
A voi non vi girano un po' i maroni quando siete ipercerebrali e vi fate un sacco di  seghe mentali invece che viverla-godervela-e-stop? Non vi prendereste mai a pesanti fracassate sui denti?
Voi quando pensate ai vostri coetanei senza figli non li invidiate davvero neanche un po'?
Voi non pensate mai che mentre voi cantate whiskey il ragnetto che va sulla montagna a degli under 2 - in quello stesso preciso istante- loro stanno bevendo una birra ghiacciata all'aperto e gettano la testa indietro ridendo con un sacco di persone interessanti intorno ai 30?
A voi, questa cosa, non vi fa neanche un pochino male?
E non importa se la birra non la stanno bevendo davvero, che realisticamente al lunedì sera ci sta che pure loro siano stramazzati sul divano a fare zapping, già stanchi e già stufi, a farsi domande non dissimili dalle vostre.
Perchè non conta la realtà, conta solo quello che fa un po' male.
Voi non vi sentite parecchio -ma davvero parecchio- stronze e insulse a pensare cose così dopo che oggi pomeriggio siete state Giglio Tigrato e un Peter Pan di 1 m scarso vi ha portate in salvo grazie al suo ppadino mazico (leggi anche: 1 matita gialla con punta ricoperta da didò rosa fluo)?
Voi siete di quelli che prenditi le tue responsabilità, hai voluto la bicicletta? senza concedersi, nè concedere, un attimo solo, un piccolo istante, di sogno e paura?


 Beati voi.

Post liberamente ispirato da questo qui della Matrigna.

27 giugno 2012

Storia di un corsaro.

Viveva in tempi antichi un giovanissimo corsaro, occhi verdi capello scarso.
Era costui arguto e ardito, gran cercatore di tesori e scaltro contabile di monetine da 10 centesimi che teneva scrupolosamente riposte in un vecchio forziere di legno, eredità di suo padre bambino.
Le sue giornate erano semplici, come ogni cosa più bella.
Egli armava incursioni a perigliose rocche di banane affogate in un mare di yogurth, tuffava indegni granchi e polpi di plastica dall'alto della tazza di un water, faceva prigionieri mutandine e un vasino rosso ciliegia.
Amava, ebbro di succo, cantare Berta che filava insieme a certi Fratelli d'Italia.
Dormiva il sonno di un cuscino di piuma e l'abbraccio di un orso blu.
Conosceva un amore assoluto, unico, inattaccabile.
Un amore indubbio come l'ossigeno: indiscutibile, certissimo. Persino più certo dell'orso blu.

Poi venne il giorno in cui il giovane pirata conobbe una minuscola corsara.
E tutto fu come sempre, e nulla come prima.
Lui la chiamava, lui la cercava. Lei era il suo primo pensiero nel latte del mattino.
Lui le portava in dono, adagiandolo sul fondo del minuscolo vascello di lei, i tesori più preziosi: alcuni sassolini bianchi bianchissimi colti dal sentiero impolverato di sabbia, un nocciolo di pesca, l'orso blu (solo prestito), alcuni fogli delle offerte coop mese di giugno (scadute).
Lui le sbrodolava sulle gambe semini di pomodoro, nel contemplarla così, persa nel suo dormiveglia offuscato di gattino cieco.
E aveva questa sensazione strana dentro, che arrovella un po' le budella.
Che è voglia di fare, impazienza d'aspettare. Che è smania curiosa e ansia di cooperare. Che è uno schiaffo al cuore vederla lì attaccata, succhiare. Che è il primo amore, il primissimo dolore.

E io che lo conosco, questo terribile corsaro, io che ne ho visto le gesta e ricomposto la bandana, vorrei dirgli che è giusto così, che sta nell'ordine delle cose.
Che conoscere una donna e capire -tutt'un tratto- la parte che giocherà nel tuo peregrinare tra gli oceani non è semplice, e spesso spaventa anche i corsari più grandi.
Vorrei dirgli che quel tormento che lo morde dentro, che lo fa emozionare, spaventare nella notte, allontanarsi dalla stanza da letto nella penombra che sa di latte, quella gioia nel salutarla ogni giorno, quel piacere nel baciarla piano, volerla tua, ecco: quello lì si chiama amore.
Non più l'amore semplice, assoluto, scontato, un po' egocentrico, di un bambino.
Ma l'amore intenso, travolgente, pauroso, rischioso degli uomini.

Oggi il piccolo pirata ha chiesto come mai la piccola corsara non avesse un tesoro tutto suo.
"Non so, Magù. Credo di non averci mai pensato, a prepararlo anche a lei."
"Nina no ha tesoo?"
"No, amore. Per ora no."
Lui si è allontanato, è andato in camera, ha preso una piccola scatoletta di legno, eredità di sua madre bambina. Ha aperto il suo forziere, ha estratto la bellezza di 2 monete da 2 euro. Le ha messe nella scatolina. Ha detto "Quetto tesoo Nina". Ha richiuso.
Perchè cosa te ne fai di un tesoro se non hai nessuno con cui dividerlo?
Perchè chi ha deciso che le monete grandi di due colori valgono più di quelle piccole, rosse, con sopra inciso il cattello del Pinzipe Zovanni ("Magù, amore, è il castello di Federico, un giorno ti porteremo a vederlo." "No, Pinzipe Zovanni ha il cattello." "Ok, il Principe Giovanni, va bene."), in definitiva bellissime e indubbiamente preziosissime.

Inutile dire che la sottoscritta, in preda allo sbalzo ormonale depressivo post partum, ha vergognosamente pianto come una fontana.

25 giugno 2012

Io dirò una cosa soltanto.

Ed è questa:
E' CAMBIATA LA LUNA, ed era pure piena.

Emmò chi le tiene più quelle là fuori?


p.s. evviva, evviva, evviva! non ho più la panza!
p.p.s. merda, merda, merda! non sto dormendo una favazza!

18 giugno 2012

Un appello.

1.
"Passami Frate Indovino."
"No Mà, ti prego Frate Indovino no."
"Voglio solo un calendario lunare, vedi che 'sta settimana cambia la luna? ci siamo, ci siamo."
"Mi spiace contraddirti, ma recenti studi hanno dimostrato che non c'è alcuna correlazione tra cambio della luna e aumento dei parti. I bambini nascono da sempre mà, con o senza luna."
"I bambini sono come i vitelli, piccola ignorante. Sei mai stata in una stalla con una vacca gravida al plenilunio? no, e allora zitta. I bambini sono come i fagioli, i vitelli e i pomodori. Vengono su meglio con la luna nuova, è risaputo."
"Se mi dai ancora della vacca gravida ti sputo."

2.
"E allora? fatti un po' vedere, eccoti. Uh mamma che paaaaanciaaaaa...per me la fai questa settimana, cambia la luna."
"Sai, leggevo che non c'è correlaz..."
" Eh, B? Te che dici? lo fa, eh? lo fa, sìsì."
"Essì eh, cambia la luna!"
"Sì hem, dicevo...pare che non ci sia dimostrazione scientifica che..."
Crocicchio di vicine fuori porta.
"Quando è nato il mio Paolino ci stava una luna grossa così."
"Ah pure il mio, sìsì."
"Scusate, mancherebbero 10 giorni, e comunque è una credenza popolare. Affascinante, lo capisco, ma..."
"E' come per le vacche, stessa roba."
"Sì -certo- come per le vacche, i fagioli e i pomodori."
"Esatto!! Brava! Visto che lo sai anche tu?"
"..."

3.
"Dunque cara, l'altra sera avevo per mano sto calendario e ho controllato..."
"Ennò, checcazzo. Mò basta, pure tu! Ma che c'avete tutte? Passi per quelle che hanno partorito nel '54 ma te no eh!"
"Okkei, okkei stai calma. Dicevo così per dire."
"Quand'è che torna Papone?"
"Giovedì, venerdì, non so. Si tratta comunque di qualche giorno. Io comunque sono tranquilla. Non sono agitata. E' tutto sotto controllo. Mi sento a posto."
"Tu dici, eh?"
"Certo."
"..."
"Bè? Che c'è? Che c'hai da guardare?"
"Hai del latte sulla magliettina."
"Cazzo."


Io non posso partorire prima del fine settimana.
A fine settimana ok, mi torna a casa Papone.
Altrimenti mi tocca partorire con mia madre, roba che già mi vedo la scena.

"Pronto Mà, corri, mi si sono rotte le acque!"
"Ma rotte rotte? sei sicura? no perchè non ho ancora fatto le stalle, mi sono scappati i cani e devo recuperarli in paese, deve passare quello dell'arcicaccia con i grembiuli per la sagra, al gatto è spuntato un foruncolo infiammato proprio tra le chiappe e aspetto la telefonata per Bisnonna Profondo Nord che forse le danno l'accompagnamento..."

"Signora, spinga!"
"Susù, Susi, basta lamentarti, dai che ci sei, madonna quante scene. Non hai fame? Io ancora un po' ti facevo sul water, a te. E mi ero pure spazzolata un 100 grammi di pasta al sugo, ancora me la ricordo. La vuoi la schiaccia salata? è quella buona della coop. Eh? la vuoi? l'ho scongelata apposta."

"Pensi di metterci ancora molto? Mi scade il parcheggio."



NON LASCIAMO CHE ACCADA.
PREGATE TUTTI INTENSAMENTE INSIEME A ME.

13 giugno 2012

Dichiarazioni sparse.

Volevo dire:

- a Googhi: certo che mi fa piacere se scodinzoli sotto il letto. Certo che ti avviso se sto male. Anch'io ti adoro, piccolo. Mò cavati però, che mi fai caldo con tutto sto pelo.

- a Monti: e quindi? 'sta IMU? facciamo che a Dicembre mi scalate n.2 figli a carico, quantomeno.

- a G. che hai pestato Magù sul viso con graffi e una palpebra gonfia: c'hai 3 anni e già rompi i coglioni. A 30 cosa vogliamo fare? è l'ultima volta che me lo mandi a casa così. Perchè io i 30 ce li ho adesso e i coglioni li so rompere piuttosto bene, se non ti spiace.

- a quelli che fanno le domande a Cassano: ma pure voi, scusate...mò chiedergli pure un' opinione. Un po' ottimistico, no?

- a Nina: brava la mia bimba, che resiste. Ecco magari la parmigiana di melanzane fammela tenere giù, questo sì.

- all'anestesista dell'ospedale, che hai spiegato la differenza tra analgesia e anestesia e non hai dato per scontato il dolore nè altra scelta ma hai detto soltanto: "Se pensate di aver bisogno - ragazze- ci chiamate e noi ci siamo. Tutto qui.", senza giudicare. Poi al telefono ti hanno detto che ti avrebbero allungato il turno e tu era già stanca e quasi quasi cambiavi idea e ti licenziavi, ma invece ti sei messa a ridere e sei rimasta. Poi ti sei accorta che sei nata il mio stesso giorno, solo 20 anni prima, e hai detto" poca roba, eh." strizzandomi l'occhio. Che mi hai detto: "ah è il secondo? dov'è che abiti? non star mica tanto a pensarci eh... quando senti che ci sei corri, sai com'è.". Pure tu mi sei piaciuta.

- a Magù: quand'è di preciso che sei diventato un bambino? che porti le ginocchia al petto mentre addenti il biscotto, canti ricordando ogni strofa, racconti dei tuoi amisi, ti sbucci la banana da solo,  guardi pierinoeillupo e ghigni, poi scegli la copertina per Nina e racconti a tutti che è tua sorella?

- alla Merkel: fottiti.

- un po' a tutti: no, non è ancora nata, credo me ne sarei accorta. Peraltro mancherebbero 2 settimane, quindi non si capisce perchè c'avete sta ansia ma soprattutto perchè rompete tanto i maroni.

- ai fagiolini spatasciati in fondo al frigo: la parola d'ordine è "resistere". Domani vi pulisco, giuro.



6 giugno 2012

Cara G., e dillo che mi copi.

Passi per due anni fa, che mi era già sorto il sospetto.
Ho capito che sono la tua guru, che mi hai presa un po' a modello, che vuoi seguire sempre e comunque le mie orme.
Ma ora stai diventando imbarazzante, Gisele.

http://www.iodonna.it/attualita/primo-piano/2012/gisele-bundchen-incinta-40738781670.shtml

1 giugno 2012

Aspettami.

Aspettami perchè non sono pronta.
Non ho la valigia.
Non è che non l'ho fatta, è che proprio non ho la valigia.
Me la faccio prestare da zia Subli, che il mio trolley dev'essere da qualche parte in cantina di Nonna Pensaci Tu su al nord.
Aspettami perchè è da poco che so di che colori comprarti le tutine, e questo è molto stupido ma fa tanta differenza. Tra il limbo dell'ignoto e la certezza del concreto. Tra non spingersi a sognarti e sognarti sul serio. Tra fingere di non chiamarti e scrivere il tuo nome da gatta su un' etichetta.
Aspettami perchè non ho finito le mie cose.
Perchè -non chiederemi perchè- si sta smuovendo tutto ora, dopo un anno e  mezzo che aspettavamo e non si muoveva proprio nulla, e non posso dire "no", devo fare la mia parte e giocare la partita.
Aspettami perchè alcuni diranno che sono una mamma poco brava, che dovrei mollare, e non ho testa.
Ma tu non dargli retta, non ascoltarli. Tu aspettami. Perchè potrei mostrarti cos'è avere una meta mentre stai giocando, e non perderla di vista.
Aspettami perchè ci sto provando, a misurare sforzo e riposo.
Aspettami perchè non  è vero che non penso a te. Ci penso sempre.
Aspettami perchè non ti conosco, e io non so amare senza conoscere.
Aspettami perchè tutti dicono che arrivi prima anche se mi vedono fare le corna, e  a me piace stupire, mi piace -diciamolo- smerdarli tutti un po'.
Aspettami perchè mi farebbe comodo, fidati.
Aspettami perchè non mi conosci, e con un po' di tempo in più puoi vedere di meglio di queste occhaie.
Aspettami perchè vorrei dormire e guardarmi per l'ultima volta la pancia - solo qualche giorno - prima di te.
Aspettami perchè nessuno mi fotografa col pancione, e io faccio ridicoli autoscatti dall'ipod, un po' bimbaminchia.
Aspettami perchè non ho ancora stampato le foto di tuo fratello da piccolo, che dicono che a fargliele vedere si prepara meglio.
Aspettami perchè voglio capire se appoggiando la cullina sul mobile delle scarpe poi magari mi caschi sotto.
Aspettami perchè ho steso 4 tutine taglia 0-1 mese al sole, e m'è presa un po' male.
Aspettami perchè ti ci devi abituare, che io rimanga indietro.
Aspettami perchè avevamo concordato così, e non ho capacità di stress management, problem solving nè di parecchie altre di quelle cose angolofone che ti chiedono quando vai a fare un colloquio.
Aspettami perchè in compenso so farmi il mazzo, ma preferirei un po' più in là, grazie, sono un po' occupata adesso.
Aspettami perchè fidati, sono tua madre, vuoi obbedire sì o no?
Aspettami perchè il piccolo principe aspetta la volpe.
Aspettami perchè ho paura, ho una paura folle.
Aspettami perchè ci devo ancora pensare un po' su, che sono la tua mamma.
Aspettami perchè arrivano le ciliegie.





28 maggio 2012

Pink. It's my new obsession.




...'cause pink it's the colour of passioooooon...

E dunque se ne deduce che... ;D??



p.s. buttiamo là - già che ci siamo- che Tyler è pazzo ma c'ha ste labbra sexyssime che forse solo Freddy prima di lui.

25 maggio 2012

Nina.

Magù con labbra a ventosa sulla panza: "Ninaaaaaaa (sorellina) esssiiiiii (esci!)".

Perchè c'è sempre un certo gusto a giocare al piccolo esorcista.

22 maggio 2012

Lui è uscito con gli amisi.

Lui a Settembre va alla materna.
Lui è andato alla pizzata con le tate, per salutarsi, dopo 1 anno e passa insieme.
Avvinghiati, appassionati, affezionati, commossi.
Fermamente decisi a festeggiare con folli bagordi, per non dimenticare.
Lui è stato consegnato di fronte alla pizzeria all'orario cenesco in cui mangiano le galline, mia suocera e i duenni, ossia poco prima delle 7: entrato, ha preso posto a un tavolo e al padre ha detto " 'sao, papà".
Indi ha dato inizio ai folleggiamenti pasteggiando a pizza, patatine, variegato ciocco-vaniglia e cantando in coro ilcaffèdellapeppina sotto lo sguardo allibito del malcapitato cameriere del turno di sera.
Un'ora e mezza più tardi è stato prelevato, chi dalle braccia delle tate un po' frignante, chi attaccato alla colonnina neoclassica del ristorante a ballare la lap-dance, chi in preda alla sindrome del torerocamomillo(el matadortranquillo).
Lui era ancora lì seduto, allo stesso tavolo, impegnato a perlustare il fondo della coppetta variegato ciocco-vaniglia.
Quando, alzatosi, è stato salutato dal coro di "'zao, Magù, si vediamo domani!", lui ha risposto laconico "'sao, amisi".
Così: come un abituè del pub al venerdì sera.
Lì Susibita ha realizzato che Lui ha solo due anni, e quella era la sua prima pizza con gli amici.
Il tempo passa maledettamente in fretta.



15 maggio 2012

Vento.

Hai finito? Dai, adesso stenditi un po'.
Bel lavoro, bravi.
No, qui è da rifare: si potrebbe avere, che ne so...uguale ma anche diverso? cioè, tipo classico ma anche innovativo? ma soprattutto: mica mi esponete un sovrapprezzo, eh?
Dobbiamo essere fuori per metà Giugno.
Quand'è di preciso che li mandiamo a cagare?
Spegni quel computer.
Non ci credo: gliel'hai venduto sul serio. Sei una bestia del commerciale, il mio guru, ti amo.
Ho fatto le due di notte.
Vi detesto, siete intollerabili, adesso io mollo tutto e entro in maternità, voglio vedere chi vi sopporta poi a voi altri due.
Certo che mi fido di voi, ciecamente. Non vorrei lavorare con nessun altro al mondo.
Scusa se sono stato stronzo nella mail.
Lui è migliorato tanto, ti dico: ora scrive, dice cose. Prima bofonchiava e basta: bof e pfff e hum.
Scuse accettate.
E' che non te lo dico ma sei come un fratello per me. E coi fratelli è così, un po' odioetamo, un po' che ci si scanna, ma è che ti devo ancora ringraziare per quella volta che al liceo mi hai spiegato gli integrali. E la vacanza dei 18, quando abbiamo fatto Leonardo Di caprio e Kate Winslet ubriachi marci e poi hai vomitato tutta notte, o quella in tenda con 150.000 lire per 10 giorni e siamo sopravvissuti a pasta al pesto sul fornello da campo. Son cose che lasciano il segno, tu mi capisci.

"Non sarà semplice senza di te nel periodo in cui sarai in maternità."
"Hum??"
"Dico: non sarà per nulla semplice."
"Scusa, ma allora tutti quei discorsi sul sei sbadata, confusionaria, imbranta, irrazionale, la tua mente è quanto di più lontano ci possa essere da un'approccio ingegneristico? erano solo balle da tecnico maschilista?"
"No. Sei  definitivamente imbranata, irrazionale, ti dimentichi le scadenze, sei molto stordita e a tutti gli effetti non ho mai incontrato una persona più lontana dall'avere un approccio ingegneristico."
"Ah grazie. Quindi?"
"Che c'entra? E' che sei una in gamba e noi...noi, bè...abbiamo bisogno di te."
"..."
"Che c'è?"
"Lo sai che in tre anni non me l'avevi mai detto prima?"
"Mmpff, bof, hum. Senti poi ti ricordi di mandarmi il file, vero?"

Sono giorni di vento, e il vento ti stanca.
Sono giorni di vento, e il vento ci cambia.

Poi c'è quell'altro.
Che mischia la marcia di Radetzky con Rino Gaetano e canta Aida (Alala Aidaaa...come sei beellaaa...).


Lei sfogliava i suoi ricordi
le sue istantanee
i suoi tabù
le sue madonne i suoi rosari
e mille mari
e alalà. 


"Beella queetta..."!"
Che ama lavarsi i piedi.
Che non sopporta i tappetini risvoltati e passando li rimette a posto ("tu lo sai che ciò è inquietante, vero? c'ha già le manie, come te, che ti piglia male e ti prendono le fisse per la birra rossa doppio malto e non ne bevi altra.").
Che ha una libreria che straborda, e solo due anni: se la passa in rassegna ogni sera, sceglie con perizia e poi intima:
 "Tu. Lezzi!"
"Io non leggo proprio un bel niente finchè non me lo chiedi per favore."
"Peffavoe. Lezzi, tu?"
Che:
"Voeei un susio, amisi."("Vorrei un ciuccio, amici")
"Da quando siamo stati declassati a suoi amisi?"
"Non so. Ma soprattutto: dovè, quand'è di preciso che abbiamo sbagliato?"





7 maggio 2012

Sembra uno di un certo gusto.

"Quindi se dovesse essere femmina sei proprio sicura? Sei certa di averci pensato bene?"
" Mà, t'ho detto di sì, certo."
"Tu lo sai che abbiamo già la gatta che si chiama così?"
"E allora?"
"No, niente, era per dire. Figlia mia, ricordati: nomen omen, sei poi tu quella che avrà la figlia col nome da gatto."
"No, guarda, il nome è da donna. E' la gatta che ha un nome da donna. Bellissimo, peraltro."
"Tuo padre dice che sembra un nome da vecchia."
"Mio padre mi avrebbe chiamata Emiliano come Zapata se fossi stata maschio, quindi non fa testo. A  me sembra un nome simpatico. E poi è bello, pulito."
"Perchè non chiediamo a Magù? Ha idee molto precise, originali. Per avere solo 2 anni e mezzo mi sembra un tipo di un certo gusto."
"Ma chi? Quello che vive nel suo mondo fatto di Lupo ALberto, Rino Gaetano e  pecorino di Pienza ben stagionato?"
"Proprio lui."
"Okkei."
"Magù, amore bello, tra non molto forse nasce una sorellina. Secondo te come dovremmo chiamarla?"
"...mmm. Eemmm. Mmmm."
"Quindi?"
"Ciro."

...



4 maggio 2012

Il lavoro mi perseguita

E io -decisamente- non sono abbastanza veloce.



2 maggio 2012

Stiamo sul giallo.

Lei: starà bene? 'giorno mi scusi, ho un appuntamento per un' eco., e se non è cresciuto abbastanza? avete un ospedale grandissimo, da dov'è che siamo entrati? Dio che ansia. Come 'vai a spostare la macchina'? e mi lasci qui? Ciao, sì sono quasi all'ottavo. E tu? Ah tu aspetti. E se va bene questo esame poi vuoi un bambino? Che carina, allora in bocca al lupo. Hai un saari stupendo, di dov'è che sei? nel tuo paese i vestiti hanno un colore meraviglioso.  No, è il secondo. Sì lo so, ma l'apparenza inganna, non sono mica così giovane. Ecco adesso non entro, c'ho paura. Mi attacco al saari di questa ragazza qui con la pelle color miele di castagno, col suo viso dolce, l'espressione curiosa che occhieggia alla mia pancia. Quanto mi piace 'sto saari. Io me la porto a casa questa qui, lei col saari. Una più bella dell'altro. Guarda che tocca a te. Giuro che non me ne frega nulla se è maschio o femmina. Dio che ansia. No forse un po' me ne frega, ma non adesso. Ah sei tornato. Dici che sta bene?

Lui: Non è così grande, sei tu che non sai leggere le mappe. Mmmm, un bel ristorantino proprio qua fuori, buono a sapersi. Ma non eri ansiosa di sapere se è maschio o femmina? mò cos'è tutta sta paura? segna: comprare ricambio filo falciatrice al faidate, susi dai torno subito, stai buonina qui così, ti raggiungo io., mmm, vediamo cos'è che c'hanno di antipasti...

L'altra (quella col camice): voi lo sapete il sesso? no perchè io ve lo dico eh. Da quello che vedo questa a me pare proprio una patatina. Sìsì, parrebbe proprio una patatina, vedete? certo non si può mai dire fino al giorno del parto, eh. Coi maschi è più facile, l'evidenza è evidente, sai com'è. Con le patatine il dubbio viene sempre. Bah. Comunue sembrerebbe una patata, nessun pirolino all'orizzonte. Vabbè, facciamo che magari non comprate proprio tutto rosa, state sul giallo, vediamo all'eco del prossimo mese, ragazzi.


Dopodichè Lui e Lei sono usciti a fare la spesa.
Lei, sopraggiunta sulla soglia del reparto infanzia, non ha resistito e ha fatto la gnorri, con finta disinvoltura fischiettando ha sconfinanto  dai 4 mq del reparto bimbo-blu ai 120 di quello bimba-rosa, dove ha assaporato per la prima volta il gusto un po' proibito di sbirciare tra mutandine a pois e tutine color  lavanda, sentedosi un po' ladra e un po' invece autorizzata, gettando l'occhio su dei mini legging con Brontolo stampato sul sedere e ripromottendosi che forse-magari-chissà, un'altra volta.

25 aprile 2012

Nel portafogli di mio nonno.

Mio nonno era un bell'uomo.
Nelle vecchie foto ha la barba corta, la pelle dorata e gli occhi intensi e malinconici di mia madre.
Indossa camicie a scacchi ma fisicamente è una specie di via di mezzo tra Sean Connery e Vladimir Il'ič Ul'janov Lenin.
Mio nonno era comunista quando in paese i comunisti erano tre e la gente ti chiamava col nomignolo, e i nomignoli che giravano erano tipo "Pinìn" (piccino, basso), "Barba" o "Ciàpalaluna"(lett."acchiappa la luna", te che sei alto).
Roba che quando incontri i vecchi in paese ancora oggi ti chiedono ah ti ta set la nevuda del Barba! (sei la nipotina del Barba!) o quel lì l'ha mìa ciapaa dal so nonu (peccato  sia un tappo, suo nonno invece acchiappava la luna).
Cose così. Vita di provincia, nonostante tutto. Nonostante il multisala, o il centro commerciale.
Mio nonno era così comunista che litigava di brutto, ma bruttobruttobrutto, con suo padre, colpevole di votare socialista.
Era così comunista che se l'Italia giocava contro la Russia lui tifava Italia, ma stava male per tutta la partita, dilaniato da un insanabile, lacerante conflitto interiore.
Era così comunista che forse è meglio se ne sia andato prima di vedere il resto, quel che è restato.
Mio nonno amava fischiare ai merli e ai canarini, andare a caccia coi segugi, il lavoro del tipografo e quello del contadino.
Mio nonno amava lavorare e pare  abbia testato la validità del futuro genero sottoponendolo a una giornata di lavoro nell'orto con lui. Alla fine pare abbia decretato "l'è ingles, ma al laùra." (poraccio, non è italiano, ma almeno lavora.). E fu così che i miei zii convolarono a nozze.
Molti anni prima della bonduelle ha inventato l'insalatina già pronta pulita, sua moglie stava su di notte a lavarla e asciugarla, pronta nel sacchettino di carta per rivenderla il giorno dopo al mercato delle signore in città. Però non ha mai fatto i soldi della bonduelle.
Negli anni in cui la gente, se aveva un pezzo di terra, ci faceva l'orto e ci campava, lui aveva un orto e ci campava, ma lasciava sempre una striscia solo per le azalee. Così, perchè erano belle.
Mio nonno è morto quando ero molto piccola ma io credo di averlo sognato, una volta.
Una  barba bianca che si piega sulla culla, un tocco ruvido e caldo, un sorriso.
Non mi è sembrato neanche un sogno. Come un ricordo,  piuttosto. Remotissimo.
Mia madre ha trovato il suo portafogli e, tra le altre cose, dentro c'erano la tessera del circolo di caccia, quella della sezione provinciale del partito e pochi spicci.
Mio nonno aveva le unghie nere e pantaloni a coste anche ad Agosto, col torso abbronzato.
Non andava al bar, non beveva, non guardava le donne.
La domenica mattina mia nonna lavava e cambiava le bambine per la messa, lui all'alba era già a caccia coi suoi cani.
Mio nonno si vestiva da festa solo un certo giorno dell'anno, e questo giorno non era la domenica.
Quello era il giorno in cui andava a votare.
Diceva che aveva aspettato 20 anni e ne valeva la pena.
Perchè si lavora come bestie, ma a votare ci si va da Uomini.

Volevo dire a mio nonno che dopo 30 anni le cose sono cambiate un tantinello.
Ad esempio non ho idea di che fine abbia fatto la culla su cui lui si piegava, non amo la caccia nè i canarini in gabbia e - perdonami- neanche il comunismo.
Però parlo con i cani,  con la terra, amo la dignità del lavoro, l'inutile splendore delle azalee in fiore.
E non mi scorderò mai, maimaimai, della tua tessera elettorale.



23 aprile 2012

Io amo molto il mio lavoro.

Mi dà una certa soddisfazione.

Però qui tra un po' mi raccolgono col cucchiaino.

Emmòbasta.

17 aprile 2012

Acido-acida.

Quei giorni in cui sei peggio di uno yogurth scaduto da un mese, che te la prendi con una categoria a caso, tanto per prendertela con qualcuno.
Tipo alcuni si alzano, c'hanno l'acidità e cominciano la tiritera contro le madri.
E viene fuori che gli stanno sulle balle le mamme coi figli che fanno casino in aereo, o quelle che parlano delle malattie esantematiche, o quelle che ti sfracassano i maroni col loro post parto.
C'avete pure ragione, dico io.
Ma comunque -almeno per oggi- non ce l'avrei con le madri.
Che poi, prendersela con le madri, se ci pensi, è pure facile, ed è un po' come sparare sulla croce rossa.
Perchè alla fine abbiamo tutte da rimproverare qualcosa alle nostre, ad esempio, e ci attanaglia il terrore dei loro errori su di noi, della loro ereditarietà, il rischio di diventare come loro.
Ergo le madri sono delle rompicoglioni e spesso non fanno più sesso, e non si curano, e prendono chili e morta lì; il che è molto svilente, parecchio superficiale ma se ci pensate anche molto più semplice.
E se fanno piccipicci che palle, mielose.
E se partono in vacanza senza il marmocchio vaderetrodisgraziate, cheavetefattounfiglioafareallora?
E se non lavorano: sfigate, c'è altro oltre la maternità.
E se lavorano: disgraziate postfemministe sìmastifiglicheavetefattoqualcunodovràpuretitarlipoisu-nonpenseretemicalnidospero?
Poi non si capisce com'è come non è ma finiamo indistintamente tutte per parare lì, sempre fisse su sto chiodo della maternità/non maternità.
E quelle che ci provano in ogni modo ma nulla, e ti chiedi perchè la vita si affaccendi così tanto ad essere ingiusta e dolorosa, e cattiva. Perchè mai.
E quelle che no, loro childfree forever, che le madri -vedi sopra- sò rompicoglioni e non fanno più sesso.
E quelle che non volevano rimanere incinte ma -ops- ci sono rimaste e allora ci hanno aperto un blog (haem).
E quelle che un figlio no, meglio il cane.
E quelle che sì lo desideravo da una vita e finalmente il mio momento è arrivato e adesso provate a dirmelo che non me lo devo godere e fare piccipicci, dai provateci.
E quelle che pensavo di desiderarlo tanto ma adesso che non dormo da 8 mesi, 34 giorni e 5 ore voglio l'opzione rewind, grazie.
E quelle che fanno i disegni, e quelle che cucinano, e quelle che fotografano, e quelle che pubblicizzano sì, e quelle che pubblicizzano no, e quelle che il lippgloss madreperlato, e quelle che pubblicano libri, e quelle che loro solo biologico e pannolini riciclabili.
E quelle che sragionano (haem).
Possibile interpretazione: 'sta cosa della maternità ce l'abbiamo addosso, ce la ritroviamo appiccicata sia con che senza figli.
Perchè rimaniamo comunque figlie, ad esempio.
Perchè facciamo da madri ai nostri padri, ad esempio.
O anche perchè facciamo da madri ai nostri uomini, ad esempio.
Oppure facciamo da madri ai figli dei nostri uomini, altro esempio.
Perchè siamo madri per le nostre sorelle.
Perchè i nostri gatti sono un po' i nostri figli. I nostri alunni sono i nostri figli.
Le nostre madri no, loro sono le nostre madri, sempre: le sempreamateodiate madri, che se fanno le figlie mica gliela perdoniamo.

Io, ad esempio, come ci sia arrivata a scrivere 'sta roba qua sopra mica lo so.
Che mica ce l'avevo con le madri, ma neppure con le non-madri.
Invece ce l'avevo coi pensionati.
Carissimi: cazzo ci fate in ambulatorio dal medico alle 17? Cosa, dai spiegatemelo. Che non ci potete andare la mattina alle 10 quando il lavoratore medio è in orario di ufficio? c'avete da prendere le pillole della pressione, al mattino, che non ci potete andare a quell'ora? che ci dovete per forza venire nell'unico pomeriggio a noi dedicato e allungarci pure la fila perchè noi arriviamo dal lavoro in macchina e dobbiamo parcheggiare, voi invece -inseorabili- partite 40 minuti prima da casa appoggiati al bastone e state lì, orgogliosi del vostro anticipo, con la ricetta della cardioaspirina da cambiare? Che, non vi basta avere una pensione e  noi invece per avere 3 mesi -miseria- di maternità dobbiamo pure riverirla e ringraziarla, l'INPS?

Lo vedete che sono peggio di uno yogurth andato a male? Una donna senza morale, senza senso del limite, del rispetto generazionale.

Terza ed ultima cosa: che razza di passeggino è quello che per sfoderarlo e lavarlo visto che il gatto del vicino ci ha pisciato sopra devo smontarlo tutto svitando le viti? Ah già, uno da 19 euro recuperato al bazar dell'usato.
Senza morale e pure pitocca.

Credo di aver bisogno di sonno.
Sonno, sonno, sonno.

14 aprile 2012

Così è. Pure se non mi pare.

"Pufff-puff. Pant-pant. Ah! Ouch. Ih. Toh, piglia. Uh. Ahia. Eh. Oooh. Uh. Passa, per piacere."



 

Avete assistito a: 5 minuti di giardinaggio a 7imo mese inoltrato.




12 aprile 2012

Mi fa strano.

Che la prossima volta che tornerò qui sarà con due, in teoria.
(Corna. Ricorna.)
Che sarà per vedere bi-zii e bi-cugini. (che fai allatti? ah non allatti? ma ti dorme la notte? quanto mangia? quanto mangia! non ti mangia., m'assomiglia?, ti somiglia, dai qui in braccio, ah me lo molli così?, dove vai?, bubusettete!, quant'è piccolo!, toh che puzza, 'mazza che getto, paro-paro zio Pinuccio,  dorme sempre?, piange sempre?, bevi-birra-che-fa-latte, puccipucci, tanti auguri, che coraggio!, quando il terzo?, dai scherzavo.).
Che sarà estate.
Che forse non avrò più mal di schiena.
Che forse metterò un vestitino fresco e andremo al lago o sotto i portici in città.
Che forse allatterò.
Che stenderò microtutine taglia 0-1.
Che disinfetterò ginocchia sbucciate.
Che spernacchierò pancini.
Che ricomprerò il napisan.
Che non dormirò una sega.

Che sarò felice? infelice? depressa? gnocca? euforica? isterica? magra? floscia? rinco? nessuna o tutte le precedenti?

Dio che ansia svuotare il freezer.





Per l'angolo della self-promotion segnalo questa: perchè ci sono donne brave, intelligenti, curiose, appassionate e a 'sto punto direi pure caritatevoli che si prendono addirittura la briga d'intervistarmi.

8 aprile 2012

Com'è che sto.

Sono stanca marcia e c'ho l'insonnia gravidica, vedete un po' voi.

Devo smetterla di farmi seghe mentali e andare a letto.
E' che fa male la schiena, pesa la pancia, non si sa in che posizione dormire.
Poi oggi siamo usciti per una gita carina, tranquilla, io credevo di essere vestita a modino tutta bellina. Poi riguardo le foto sull'ipod: un pollo. Coi leggins.

Mi dico che in fondo anche una come lei ha avuto un periodo così:





E poi è tornata così:



Poi mi dico anche che lei ha uno stuolo di hairstylist, makeup artist, massaggiatrici, fashion conunsellor, ma soprattutto babysitter a propria disposizione.

Credo che andrò a fare pipì (48esima?) e ci dormirò sopra.

3 aprile 2012

Me la faccio sotto, ma di giorno non lo do a vedere

"Dove vai?"
"Appuntamento di lavoro."
"Ah. Mi spiace non poter venire, mannaggia."
"Niente. Tanto c'è F."
"Ma chi? la stagista 26enne? quella carina, sveglia, palesemente non incinta, con le lentiggini che fanno tanto Lolita e il piercing sul nasino alla francese?"
"Sì."
"Ah."
"Mi passi il dopobarba?"
" E da quando hai deciso che ti fai la barba?"
" Da oggi."
"Ah."
"Scusa, possiamo spostare 'sto tiralatte da qui nel frattempo?"
"Bella camicia."
"Ti piace? L'ho comprata ieri."
"Perchè stai prendendo le chiavi della mia macchina?"
"Perchè è più comoda."
"La mia macchinina storica di cui sono gelosissima, che ha più di 40 anni, che i miei genitori hanno comprato per il loro viaggio  di nozze? quella su cui si è patentata mia madre, poi mia sorella e infine io? quella che non va a più di 90/h e comunque ci va un po' storta e dobbiamo sempre farla riguardare ogni 6 mesi, quella che devi cominciare a frenare 100 m prima del semaforo, che d'inverno ci geli e d'estate ci bolli ma che la gente quando la vede passare dice "che figata" e tu gli rispondi "non sai quanto"? Quella secondo te è più *comoda*?"
"A F. piacciono le macchine storiche, le ho promesso che le avrei fatto fare un giro."
"E mentre tu e F. fate un giro sulla mia macchina con camicie nuove e piercing al naso io cosa dovrei fare, di grazia?"
"Bè, tu devi allattare, naturalmente."


Io la devo smettere di fare 'sti sogni del cazzo però.






28 marzo 2012

T'è andata male.

Sei corso in avanti, troppo avanti. Ti ho dovuto richiamare.
Sei rimasto indietro, troppo indietro. Ti ho dovuto richiamare.
Hai detto no. Poi no. Hai ribatido il concetto: no.
Hai giocato a golf col legnetto in mezzo allo spiazzo di cenere lasciato dai boscaioli. Non ti vedevo neache più, perso nella nuvola di fumo.
Ti sei arrampicato su dalla riva. Giù dalla riva. Su dalla riva. Giù dalla riva.
Hai tirato la sabbia più e più volte addosso al tuo amico, più grande di te di un anno e alto il doppio.
Siete scappati dentro il bosco, tu dietro come un furia cieca, "pettimi!" (aspettami!), innamorato della sua ombra, invaghito del suo essere bambino grande, forte, che spezza i legnetti e te ne passa la metà.
Ti ho detto fermati!, nell'unico punto in cui devi stare attento perchè finisce lo sterrato e ricomincia la strada. Ti sei voltato, mi hai riso in faccia, ti sei lanciato in avanti. Ti sei beccato la sculacciata.
La vaschetta, improvvisamente, non la volevi più.
La pastina, improvvisamente, la volevi nell'altro piatto.
I denti, improvvisamente, non si lavano.

Io ho aspettato, ti ho lasciato libero, ho mollato e un po' tirato, ti ho ripreso, ho avuto paura, ti ho dato la sculacciata sul sedere, non me ne sono pentita, poi mi sono pentita,  ho ignorato i tuoi capricci, mi sono detta fai come dice tata lucia, ho inventato alternative per distrarti, ti ho calmato, ho cantato le canzoncine, ho pensato vedi che con la pazienza, mi hai esaurita, ti ho minacciato, ti ho ficcato nella vasca, ho pensato adesso ti mollo qui, arrangiati, non ho provato senso di colpa nel pensarlo,  ho detto 'fanculo tata lucia.

Tu pensi di prendermi per sfinimento.
O in realtà non lo pensi, e vuoi solo vivere i tuoi 2 anni. I tuoi terribili due anni.
Tu pensi che sei un duro, uno tosto, che esisti Tu al centro del mondo, che ogni cosa è Tua: i legnetti, la cenere, gli amici, la strada, la mamma.
Tu pensi male, amore.
Perchè mi sfinisci, è vero.
Perchè nel tuo mondo ogni cosa è tua, è vero, e tu sei il centro del tuo universo.
Perchè sei un duro, uno tosto, è vero.
Ma  non lo sei a caso, hai preso da qualcuno.
E quel qualcuno sono io, tua madre.
T'è andata male.

Sarà una lotta dura e tormentosa-fine parte prima.


26 marzo 2012

Quando Susibita era una bambina passava l'estate all'aperto in giardino, Nonna Oroscopo non la faceva rientrare manco per la merenda: le passava dalla finestra un panino con un pezzo di tavoletta di cioccolata dentro dicendo "non v'azzardate con quelle scarpe zozze, mi sporcate il pavimento -toh- pigliate".  Per bere c'era la canna attaccata al muro.
Il fatto è che non c'era neanche il tempo.
Non puoi permetterti di perderti via tra quisquiglie e pinzillacchere come togliere le scarpe se devi ricondurre una mandria fuggitiva verso le terre dell'ovest, steccare d'urgenza un cavallo ferito, fidanzarti con Luis Miguel o salvare Tremal Nike dall'attacco dei Thugs.
La pipì si faceva abbassando di corsa i pantaloncini e accovacciandosi dietro le ortensie della nonna, e siccome il terreno era in pendenza Susibita trovava particolarmente divertente osservare il rivolino che correva giù verso il prato.
La ragazza si divertiva con poco.
Poi tirava su mutande e calzoncini e andava a sgozzare un pirata.

C'erano sempre un sacco di cose da fare e ogni tanto qualcuno ci rimetteva -letteralmente- le penne.
Il passerotto acchiappato dal gatto. La lucertola affogata nel catino dell'acqua. La chiocciolina che non facevi in tempo a dire "o-oops" e già faceva crack sotto il sandaletto.
Susibita era bambina oltremodo suggestionabile, oseremmo dire ipersensibile.
Oseremmo dire stranuccia.
Onorava dunque questi piccoli drammi della natura e del fato rendendogli omaggio a modo suo, con piccoli tumuli in giardino e accorate orazioni.
Una volta si mise in testa un velo nero preso dalla cesta dei travestimenti e improvvisò un corteo funebre  - lei, il coniglio, un paio di barbie e una coppia di paperi - per uno sventurato lombrico rimasto fatalmente schiacciato da un sottovaso.
Nonna Oroscopo, permalosamente superstiziosa,  la vide dalla finestra e cominciò a insultarla dicendole di piantarla di giocare alla prefica e menarle sfiga in giardino.

Per questo motivo oggi entrando in camera e vedendo quello che ha visto ha gridato "assassino!! assassino! aiuto!! accorruomo!" causando un mezzo infarto a Papone che già risaliva le scale in modalità E.R. pronto a un imminente parto prematuro.
Per questo hanno raccolto quel piccolissimo pettirosso e l'hanno messo in una vecchia scatolina delle scarpe di Magù, contando su quel battito flebile e su nonsoqualesperanza.
Per questo hanno scavato una buchetta sotto agli iris in giardino e si sono incartati spiegando a Magù:

M. "A nannaa?"
S."Sì. Adesso l'uccellino va nanna sotto terra."
M."Uzzelliinoo?"
S."L'uccellino è morto, è andato a nanna sottoterra e sta lì, capito? fa la nanna lì sotto."
M."Uzzellino volaa?"
P." Sì, Magù. L'uccellino vola in cielo, adesso."
S."Mò non confondiamogli le idee...che si vola? gli ho appena detto che fa la nanna!"
M. "?? nanna? vola? tella?"
P. " Amore sì: il suo corpo fa la nanna ma poi in cielo vola con lo spir, con l'anim, hem, insomma vola. Vola il cielo. Nella nanna, no? Della terra. Hem, tutto chiaro, ti pare?"
M/S."...?...".

Per questo stasera versando i croccantini e cambiando l'acqua, preparando le goccine per l'immunodepressione e sforzandosi di vincere l'irresistibile voglia di sgozzarlo ha guardato  l'Arturazzo passare col suo fare menefreghista almondocisonosoloioesonoungranfigo e gli ha intimato: "Tu mò è meglio che stasera mi stai alla larga".

22 marzo 2012

Quei due lì.

"Che poi non si capisce che c'abbia di tanto speciale."
"Ma infatti."
"Tipo io sono più carina, oggettivamente. E ho pure le tette, dovrebbe fare una certa differenza."
"Eppoi sta barba lunga, spinosa. Eppure niente, non lo molla. Se lo sbaciucchia anche."
"Fossi in te comincerei a lavorarmelo ai fianchi."
"Sì. Devo procurarmi una ruspa, un escavatore. Una di quelle robe lì, che piacciono a lui."
"Tentar non nuoce."
"Forse basta pure il tosaerba."
"Sì ma non so, non sono convinta. C'è come qualcosa che lo strega. Non vedi come lo guarda? Immaginati se mai dovesse vederlo -che so- andare in barca a vela."
"No, se lo vede sono fottuta. Il fascino del marinaio, di quello che chiama le vele per nome, domina la meccanica del vento. Segna: da evitare come la peste. "
"Però che carini, dai. Te li vedi tra qualche anno? Se la intendono proprio. Hanno un futuro, non c'è n'è."
"Me mi danno sui nervi, quei due lì."


Il sangue del mio sangue.
Quello che ha il mio sguardo scuro, la mia circospezione.
Quello che ha la mia idiosincrasia per gli asili, la mia voce sguaiata.
Quello che mi somiglia più di mio figlio, che ha il mio stesso, morboso attaccamento a sua madre.
Il nipote per cui ho fatto questo.

E' innamorato di Papone.
Quello che non è manco suo parente di sangue.
Che sta sempre dietro a un computer.
Che non ha fatto nulla di apparentemente straordinario per conquistarselo.
Che non l'ha cullato, consolato, amato follemente al primo sguardo sul lettino d'ospedale, figuriamoci allattato.
Quello che adesso va in giro dicendo: "Non rimanerci male, Susi: è una questione di feeling. Lui mi ha scelto, io lo so. Lo sento. Credo di capire quello che gli passa nella testolina, non so come mai. Ma sento che lo so. E pure lui."
Quello che lui punta invariabilmente. Quello cui va in braccio e sulle cui ginocchia finisce la pizza. Quello alle cui battute, sempre le solite, ride smodatamente, esagerato.
Quello che fissa serio, poi abbraccia.
Quello che è il padre di suo cugino, ma prima ancora di questo solo e soltanto suo zio.
Quello che lui ha scelto -misteriosamente, irragionevolmente- fra tutti.

Quello lì che  mi dice - vanesio- sì ma  non prenderla sul personale, eh.
Quello che a me  sta sulle balle.

20 marzo 2012

Preghierina: che me lo prendano alla materna. Una delle due.

"Quindi?"
"Quindi niente, dice che anche loro in comune, per quanto ne sappiano, la vedono un po' fosca. Dice di premunirsi e riconfermare al nido o preiscriversi alla privata paritaria."
"Che ci costa comunque meno del nido, giusto? allora dai, facciamo così."
"Ma dicono la preghierina la mattina prima di colazione"
"Nessuno è mai morto per una preghierina, anzi. E  l'anno prossimo ci sarà il micronano e abbiamo oggettivamente bisogno di una materna, di uno scuolabus, di un servizio che aiuti la nostra famiglia insomma, comunale o privato che sia. Tu hai recitato preghierine per anni e stai benone. "
"'Nzomma. Ci sarebbe quel fattarello di quando ho discusso col prete a 14 anni, ricordi? e gli ho detto che trovavo il suo atteggiamento maschilista e pure antisemita, lui mi ha risposto che avevo la lingua lunga proprio come mia madre visto che a lei non ritornava chiara la storia della verginità di Maria e quando era venuto fuori il discorso durante un incontro del catechismo nelle case era nato un pieno, poi la tizia della parrocchia anni dopo è andata da tua madre e le ha  detto ah suo figlio sta con la figlia di quella che dice che mica ci sarebbe nulla di male se Maria non fosse stata vergine? è tanto carina e gentile ma c'ha 'na lingua stanica, te la raccomando. Poi adesso giro con Caino in borsa e ciò non è un bene. Per le preghierine, dico."

Susibita è confusa.
Lei non ha nulla, davvero nulla contro le preghierine in sè.
Ma aveva deciso e pensava che la cosa non l'avrebbe riguardata, che la sua scelta sarebbe semplicemente stata per la scuola pubblica e laica,  che avrebbe avuto la possibilità di questa scelta, insomma.
Che avrebbe detto a Magù che esistono fedi e credi diversi, che lei aveva una sua idea molto imprecisa di ciò in cui crede ma anche una molto precisa di ciò in cui non crede e che se lui glielo avesse chiesto lei avrebbe provato a spiegarglielo, con parole sue (parole simpatiche), ma che si sentisse poi libero di avere un'idea propria, magari diversa, e che avrebbe avuto il modo e il tempo di guardarsi  attorno per trovare la sua, di strada, con calma, nel tempo della vita.
Non sapeva che la scuola pubblica non è affatto scontata.
Non sapeva che trovare un'alternativa, anche privata, ma laica, è più raro che rintracciare dei capelli sulla testa di Sandro Bondi.
Non sapeva che l'annosa quaestio delle preghierine sarebbe arrivata così presto: pensava fosse un problema che si sarebbe presentato più avanti, magari per qualche domanda di un Magù fattosi grandicello e giustamente più curioso e consapevole. Che ne so: a 3, 4 o 5 anni.
Pensava che avrebbe comunque avuto a che fare col discutere, non col scegliere.
Susibita è confusa e c'è rimasta un po' così quando le hanno detto non è battezzato? e vabbè tu non dirglielo, no? perchè non aveva mai pensato fosse una cosa da dover nascondere.
Perchè pensa che  certe scelte non sia affatto necessario sbandierarle ma neppure giusto rinnegarle.
Perchè pensa siano così: semplicemente delle scelte aperte, legittime, intime.
E non riesce proprio a vedere cosa possano avere a che fare col  bisogno/diritto di mandare un figlio alla materna.

14 marzo 2012

Surprise. Oh, surprise.

Quando ti sei laureata pensavi di non aver paura di farti il mazzo e rimetterti in gioco.
Pensavi che avresti lavorato per un sacco di gente, visto posti, cambiato ordine degli addendi.
Pensavi che non sarebbe stato male un master e che avresti trovato la tua strada da sola.
Non pensavi che non avresti lavorato proprio per nessuno.
Che vi sareste invece buttati, tu e quegli altri due, in una cosa più grande di voi.
Che avreste imparato a viverla, domarla e in fin dei conti a farla su misura per voi.
Pensavi avresti avuto tempo d'imparare, di prendere tempi,  ritmi e competenze.
Non che saresti rimasta incinta.

Quando sei rimasta incinta intuivi che lui ti avrebbe portato a fare incursioni nel suo mondo, dove il cielo è color melograno e passano nuvole spumose di parmigiano.
Un mondo zallo dove tutto, ma proprio tutto-tutto è di Magù (èmmmioo?, èmmio??, è mee???) e a merenda si fa sempre il bis.
Un mondo di coriandoli rossi e liquirizia,  filastrocche e Kurt Cobain, di luna e fieno nella stalla.
Dove non esistono la crescenza, il caprino e manco la mozzarella, ma solo formaggi ben stagionati.
Quando le contrazioni di braxton-coso ti sembravano lame taglienti,  la pancia bruciava e il respiro rallentava, quando pisciavi più spesso tu del cane al parco, ecco: allora non avresti mai pensato che dopo soli due anni ti saresti ricacciata nella medesima situazione.

Quando avete deciso di venire a vivere nel paesello in collina avete pensato al fatto che se vai nella sede della Croce Rossa per chiedere di parlare con un volontario perchè hai ricevuto la busta per la donazione ma non sai dove consegnarla, la vecchietta in fila per il dottore, con fare vistosamente paziente e come se interloquisse con un deficiente, ti guarda compassionevole e ti rimanda al pastificio.
Perchè è al pastificio che c'è il responsabile ed è al pastificio che c'è la sede vera e propria.
Ma certo, e dove sennò?  Pure tu, Susibita, sei cozza e pure tarda.
Avete pensato al fatto che la gente dedica tempo a te e alla voglia di ridere, ti racconta barzellette sul parto in cui tipicamente il marito finisce cornuto causa postino, ti regala il calendario della croce rossa e pure 200 gr di spaghetti freschi almeno stasera fate presto a fare cena.
Avete pensato che la farmacista conosce il tuo nome e quello di Magù, se lo ricorda dalla prima volta in cui siete entrati, voi col vostro strano accento al seguito, e vi tiene da parte i pannozzi in offerta.
Avete pensato agli asparagi selvatici e alla cicoria tra i sassi, a Googhi tra gli ulivi e all'Arturo con le lucertole.
Non avreste pensato che dopo quasi due anni di distanza dal trasloco avreste avuto il medesimo, identico, impulso a prendere a randellate sui denti quelli dell'impresa costruttrice, che già pensavate di esservene liberati, invece stanno ancora là e sono pure confinanti.


La vita rivela sempre una certa dose di sorpresa.





Si dà il caso che Susibita abbia scritto un piccolo guest post qui, su Le Nuove Mamme, parlando delle sue FilAppstrocche. 
Si dà il caso che si autopromuova qui dentro, dove si sente al sicuro perchè la gente che passa la conosce,  e ciò nonostante - inspiegabilmente - non la evita.

9 marzo 2012

Ciò che non sono*.


Non sono un clichè.
Non amo la moda, non guardo sexandthecity, mi vesto alla cazzo, non soffro se non mi sposi.
E guido male di mio, da sempre, pure se mi chiamassi Bertrando.
Ma ci rimango male se m'insulti perchè faccio piano la rotonda.
Ti faccio il dito -sia chiaro- ma quelle parole continuano a restarmi appiccicate addosso e mi offendono e feriscono, sappilo.
La ricrescita dei baffetti, in effetti, mi manda un po' in paranoia.
Se passando mi guardi il culo e ti passi la lingua sulle labbra non lo trovo sexy. Lo trovo ridicolo (e un po' patetico).
Cerco di non dirlo troppo in giro ma vorrei essere un po' più alta, a volte avere più tette.
Poi rimango incinta, mi crescono e mi lamento perchè mi danno noia.
Ho cominciato a mettere la gonna a 2 anni e ho smesso a 8.
Ho ripreso solo dopo i 25 e ancora oggi non è che ci credo veramente quando mi dici che sono bella.

Non sono un uomo.
Mi perdo per strada: in macchina, a piedi, e sui mezzi. Nel caso, fermo un passante e chiedo indicazioni. Ciò non mi suscita scompensi.
Conosco il significato di “cestino del bucato”, sai quella roba in cui metto i calzini quando sono sporchi. Sorprendente.
So dove in casa teniamo il cambio delle lenzuola e sul cellulare ho il numero della pediatra di nostro figlio.
Se nel frigo non vedo la carne non penso: “è vuoto”. Penso: “è finita la carne”.

Non sono una bambina.
Quando vedo un neonato, adesso, è diverso. Per via di quella notte, sai, in cui ho pianto e gridato.
Per via dell'odore del latte, delle lacrime e delle mandorle.
Il mio corpo è mio, ma mi piace se ci giochi.
Non mi puoi più prendere in giro tanto facilmente, e se lo fai, poi me ne accorgo: e m'incazzo.
Ma non mi fa paura dirti che mi piaci, spudorata, saltellando sui calzini mentre brucio la cena.
Rido ancora guardando Gatto Silvestro arrotolata sul divano.
E quando lecco il gelato, d'estate, dondolo le gambe.

Ma se anche fossi tutto questo o invece il suo opposto; se valesse, per me, per te o per gli altri, tutto e il contrario di tutto, andrebbe bene comunque.
Perchè non mi aspetto che siamo uguali, né solo per oggi né da domani.
Perchè mi aspetto che rimaniamo diversi ma veniamo pagati uguali, che t'indigni se ciò non accade, che non ti eccitino le farfalline, anzi che te ne vergogni.
Che lotti per te, per me e per noi, che insegni a nostro figlio a fare altrettanto e che ci mettiamo l'anima, in definitiva, per farne un uomo.


* questo post sarebbe dovuto uscire ieri ma ho evidenti problemi di connessione. Comunque auguri a tutte, in ritardo.

5 marzo 2012

Stiamo arrivando.

Il giorno prima della partenza Susibita comincia ad agitarsi.
Soprattutto se è una partenza anticipata, non calcolata, poi ancora posticipata per via di un falso guasto alla macchina.
Si agita perchè deve chiudere casa, sistemare Googhi e Arturazzo dalla nonna, avvisare l'asilo, bagnare le piante e stendere i maglioni che macerano nella bagnarola da più di 24 h.
Si agita perchè in 6 giorni soltanto dovrà vedere gente per lavoro, andare in banca, trovare parenti e amici, cambiare le gomme alla macchina.
Perchè i cambiamenti, anche brevi,  la destabilizzano.
Perchè domenica ripartiranno dopo una festa organizzata per loro e lei lascerà i visi un po' amareggiati della sua famiglia acquisita con nostalgia mista a sollievo e a un familiare,  mai sopìto senso di colpa.
Perchè non sa che temperatura farà, che tempo farà, quanto pioverà e non ha cose da mettere in borsa.
Perchè di certo dimenticherà qualcosa di quello che ancora deve portare giù, e sicuro s'è dimenticata qualcosa di quello che deve portare su.
Perchè ogni cosa ed ogni persona nel suo vecchio paese sarà uguale a sè stessa,  lei lo attraverserà con la pancia che ormai è di 6 mesi e ciò provocherà in Susibita struggimento, malinonica riflessione sullo scorrere del tempo e le morte stagioni (e la presente e viva e il suon di lei).
Perchè andrà a salutare Prozia Profondo Nord, ma con un mazzo di tulipani freschi e guardando una sua vecchia foto soltanto.

28 febbraio 2012

I miei nuovi capelli da gnocca.

Aprire le porte dell'ambulatorio pediatrico e constatare la presenza di 20 mamme con micronani urlanti.
Inorridita richiudere d'istinto la porta e dirsi che no: per un solo, stupidissimo certificato di buona salute alla modica cifra di 30 euri, NO.
Domandarsi cosa poter fare in quei 30-45 minuti in cui tutta quella beata accozzaglia di neomadritudine si sarà non dico dissipata, ma quantomeno dimezzata.
Posta, fatto.
Farmacia, fatto.
Banca, fatto.
Guardare il proprio riflesso nella porta a vetri e schifarsi un pochino, con quel taglio da cocker.

Uscire dalla porticina a vetri che fa sdleng-sdleng perchè il negozietto è piccolo e ha le travi a vista, serve uomini-donne-bambini al centro della piazzetta del borgo e tutti i negozietti lì fanno sdleng-sdleng quando entri e quando esci.
Che sei vestita con la tuta, le converse e la felpa col cappuccio.
Ma coi capelli da gnocca.

Tornare in ambulatorio e trovarlo VUOTO, con la pediatra di buon umore ad aspettarti.
Tu sempre coi tuoi capelli da gnocca*.
E' una giornata di grandi soddisfazioni.








*e hai speso solo 26 euro per lavaggio, taglio e piega (+ 6 euro per una spazzola rotonda perchè non vorrai mica spendere i soldi per una piastra te con codesti capelli che ti ritrovi, bellina? un colpo di spazzola-phone-e-via: sei uno splendore tesoro.) complimenti per la pancia inclusi. Risultato eccellente, di quelli che davvero: ti guardi e ti vedi proprio gnocca.
A 25  anni (bwua-ha-ha) e proprio a PaesinoinCuloaiLombrichi - chi l'avrebbe detto?- posso finalmente dire di aver trovato la parrucchiera della mia vita.


27 febbraio 2012

Perchè avere un cane salverà la mia gravidanza.

Chi è quella tizia che arranca dietro al cane?
Che da quattro giorni si vede aggirare tra gineprai e uliveti?
Che fa stretching appoggiata al palo "è fatto divieto di caccia a meno di 50 m dalle strade consorziali?" ansimando come un cinghiale e rischiando l'impallinamento certo?
Che si da il tono di quella che saltella ma invece va in slow motion tanto che il cane si ferma ad aspettarla sbigottito per 10 minuti buoni.
Ma soprattutto: perchè il medesimo cane, nel caso in cui sopraggiunga qualcuno, finge di non conoscerla?

E' una che sta meglio, sai com'è.
Perchè alla fine si è guardata in faccia e si è detta: "Basta con sta storia che me la gravidanza mi spaventa e mi sta stretta e non ce la posso fà, sto da schifo."
Perchè una come lei -s'è detta - alla gravidanza gli fa il mazzo.

23 febbraio 2012

L'evidente inutilità degli anniversari.

S.:"Ciao!"
P.:"Ciao!"
S.:"Come va?"
P.: "Tutto ok."
S.:"E... hem ...sai che giorno è oggi?"
P.:"Mmm...giovedì?"




22 febbraio 2012

Me like a zerbin.

Ore 21, sono uno zerbino.
No davvero, non scherzo.
Adesso non state a dirmi massù, dai, non è vero, vah che ti ripigli.
Sono di 5 mesi e mezzo e ho una panza che vi dico è enorme, che con Magù ce l'avevo a 7. 8. Forse 9.
Sono solo di 5 mesi e mezzo, non ce la posso fà.
Come ci tiro avanti altri 4 mesi? Non ce la posso fà.
Poi si muove porco cane, non sta mai fermo/a. Notte e giorno.
La mia mente vira verso paranoie autogufe, non riesco a fermarla: cosa significa? sarà un'iperattivo/a? non dormirà? tutto questo deve avere un senso nel calendario maya e non mi dice nulla di buono, nono.
Sto messa malissimo.
Tipo che oggi sono andata a prendere Magù al nido e mi sono piazzata su  uno sgabello per infilargli la giacca, uno di quei seggiolini da nani che per sederti c'hai le ginocchia in bocca. Siccome mi faceva fatica alzarmi sono rimasta lì seduta fissa per 4 minuti con la panza, le gambe divaricate e l'occhio vitreo da pesce di 3 giorni finchè non hanno cominciato a guardarmi strana. Sembravo Sora Lella.

Sto nel Paesello Marcondirondirondà, la prima piscina comunale è lontana e non trovo il tempo di andarci. C'ho un mal di schiena che manco mia nonna con l'osteoporosi.
Basta: da domani si piscia fuori il cane per almeno 30 minuti, così smaltisco la pasta broccoli-gorgonzola-mascarpone di oggi. E la piscina che si fotta.
E' inutile, non ci sono portata. Me mi sta stretta sta cosa.
Mi guardo allo specchio e se devo dirvi la verità dalle tette in su sembro la Cucinotta e dalle tette in giù un teletubbie. Non so quale metà sia peggio, ma credo la Cucinotta reciti persino peggio di Tinkicoso.
Ieri notte ho sognato di partorire, non finiva più. Mi sono svegliata con una crisi asmatica incipiente.
Tutto questo ha certamente un significato nel calendario maya, ne sono certa.
Cinque mesi e mezzo. Soltanto.
Cazzo.

21 febbraio 2012

Mr Magù featuring celo/manca


Mattina: Susibita legge quest'articolo.

Sera: Susibita e Papone sottopongono Magù a test che riassumo qui sotto.


mamma, papà, ciao: celo, celo, celo 
giocattoli: celo 
cane: bau 
gatto: Attù 
bambino: celo 
latte: celo 
succo di frutta: cucco 
palla: celo 
sì:  
no: gno 
naso: celo 
occhio: celo 
banana: celo 
biscotto: celo 
macchina: brumme 
caldo:  non pervenuto. Si propone, in alternativa, cotta (= 'scotta, Mà. Me stai a gremà con 'sta cazz'e pastina')
grazie: 'accie 
bagno: celo 
scarpa: celo 
cappello: Gno. ('amore di mamma, ma che mi significa "gno"? lo so che lo sai cos'è il cappello,
giusto?' 'Gno'.) Gno. Che vi devo dire? Manca. 
libro: celo 
andati: non pervenuto 
di più: non pervenuto


Ora la domanda è: valgono comunque, a titolo sostitutivo, trebbiatrice (significato acquisito-pronuncia non pervenuta), inco-inco-itte-ttàr (twinkle twinkle little star), pipì, cacca, pussa, pappe (iphone, ipad, ipod, mac o qualsivoglia iCoso ma anche il più nazionalpopolare pc), mucca, conna (sì, proprio quelle), baila-baila (balla! balla!), cosh'èèè???, aiuto!!, basschìp (ba-ba-black sheep*) ?


*
'Magù, come si chiama questa? PE...?' 
'...'
'PE-CO...?'
"Basscìp. Cì, bascìpp.'

18 febbraio 2012

Il tutorial di carnevale che NON dovete seguire.

1. Passate 1/2 h a preparare minestroni di didò psichedelico, quella successiva col padellino in testa a farvi inseguire da Darth Vader ma alto 80 cm, svariati minuti a cantare Baa Baa Black Sheep have you any wool?, svariati minuti a cantare Baa Baa Black Sheep have you any wool?, infine svariati minuti a cantare Baa Baa Black Sheep have you any wool?.
2. Barricatevi in bagno per fare pipì e fingete d'ignorare la petulanza del tizio fuori dalla porta che urla  mamaa? mamaa? mamaaa???!
3. Ingozzatelo con la banana, il cucco, la mezza fetta di totta avanzata dal giorno prima e pregate intensamente affinchè stramazzi dal sonno con la pancia piena.
4. Difendetevi dall'assalto di Darth Vader con le mani appiccicose di banana.
5. Stramazzate sul divano e fingetevi morte.
6. Se non riuscite nell'intento di qui al punto 5 armatevi di un piano alternativo che possibilmente preveda un viaggio sola andata per l'Isola di Pasqua.
7.  Se non siete riusciti a procurarvi il biglietto datevi del genio per esservi fatte venire un'idea per la quale di lì a 1 h vi tirerete violente mazzate sui denti.
8. Munitevi di cartoncino, pennarelli, colla liquida e cazzutissimi coriandoli.
9. Concedetevi una breve digressione nella vostra imbarazzante infanzia carnevalesca ricordando l'anno in cui foste vestita da Gretel grazie a un vecchio vestitino estivo di vostra sorella e al fazzoletto a fiori di vostra nonna ('cosa sei? una contadinella?', 'No, Gretel.', 'Il tuo costume è da principessa povera?', 'No, hem, Gretel.', 'E quindi che saresti? una lavandaia?' 'Sarei Gretel, veramente.', 'Chi??', '...' ).
10. Imprecate meditando tardiva vendetta contro vostra madre mentre raccogliete da sotto il tavolo briciole di totta impastata con cucco e peli di gatto immunodepresso.
11. Disegnate delle sagome col pennarello sul cartoncino, spennellatelo con la colla liquida, date una botta in testa e tramortite l'unico neurone ancora attivo nel vostro cervello, dunque passate a vostro figlio di due anni la ciotola coi coriandoli.
12. Rimuovete i coriandoli in eccesso, lasciate asciugare qualche istante, quindi appendete questi:




13. Guardatevi attorno mentre il neurone tramortito rinsavisce, imprecate e finalmente prendetevi a mazzate sui denti.

14. Parecchie ore dopo continuate ad estrarre colorati, minuscoli, appiccicosissimi coriandoli. Dalle vostre mutande.

17 febbraio 2012

Decidetevi.


 
 "Vedi come ti sei spanciata lateralmente? femmina di sicuro."
"Ma che bella pancia alta, cos'è? un bel maschietto?"
"Con quelle gote che sembri Heidi sarà femmina."
"C'hai sti tratti induriti, vedrai che è maschio".
"Hai avuto le nausee, eh? aaaahhh, le donne...cominciano a rompere le balle ancora prima di nascere."
"Al mio terzo maschio vomitavo carrelli di roba."
"Si muove? bhè si sa che noi femminucce siamo un po' tutte ipercinetiche."
"La mia pareva il buddha, non si muoveva manco a pagarla."
"Come sei in forma, fine fine con questo po-po di pancina."
"'Mazza zia ma che panza c'hai???"
"Guarda non me n'ero neanche accorta."
"No-no, mica è la webcam. Tu ti sei ingrassata proprio."


Eccheccazzo.

15 febbraio 2012

L'ultimo dei romantici ( e nonews)



 "Allora Magù, ci siamo capiti? Quando arrivi io suono e tu corri con queste incontro alle nonne, ok?"
"Cì."
"Hai capito tutto? e cosa devi dire alle nonne?"
"Auguyy."
"Grande. Bravissimo, vai."

S'è sfracellato a metà vialetto.
Poi Nonna Oroscopo apre la porta, lui si rialza, le pianta il mazzo in mano e le fa: "...'tyieni."




Indi entra in casa e va a servirsi di una grossa fetta di torta.

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Poi c'è da dire che ieri è stata anche una certa giornatina,  per Susibita.
Una di quelle in cui lei s'infila un paio di leggins e maglioncino carino, si raccoglie i capelli e mette pure un po' di fard sulle guance perchè mica capita tutti i giorni di avere un'appuntamento con quello che le abita la pancia.
Sulla sedia della sala d'attesa picchietta i piedi ed è l'unica da sola: senza marito, amante, trombamico, uno straccio di madre e pure senza caramelline alla menta.
Ciò acuisce la sua già spiccata tendenza all'autocommiserazione e infatti comincia a sospirare arrotolandosi le ciocche di capelli e ri-ricontrollando compulsivamente data, ora, via e nome dell'ospedale che per lei è tutto nuovo.

"Questo è il cavo assiale del medio cervelletto, questo il femore, questa l'orbita oculare, vede? questi sono i reni, 2. Questa è la vescica, questi i piedini, complimenti per le fettazze, e infine questa la sua placenta. Va tutto bene, signora, può andare."
"Hem...io vorrei sapere di che sesso è."
"Ci ho già provato 3 volte. C'ha 'ste gambine lunghe rannicchiate davanti che non vuole sapere di spostare. Niente, non ci riesco."


Proprio a lei doveva capitare.
Che è curiosa come una betoniga.
Che s'era fatta parecchi film, diciamocelo.
Che detesta le incertezze, le attese, le situazioni non chairite.
Proprio a lei che la prossima eco ce l'ha a MAGGIO.
Non ce la può fare.

14 febbraio 2012

Io amo (l'Apple Store).

A chi di voi ha affermato, spergiurato, millantato, banfato e quant'altro di avere un iphone/ipod/ipad o simili aggeggi di imprescindibile (?) e amena (!!) virtù vi avviso che le FilAppstrocche sono su iStore!
Trovate qui la versione lite, e qui quella completa.
Adesso non cominciate a fare i braccini corti e a lanciarvi su quella aggratis però eh ;D!!!
Scherzo.
Ma anche no.
Insomma vedete un po' voi ma io qua, da dietro lo schermo, c'ho gli occhietti da bassethaund con lacrimuccia laterale e un residuo di dignità che scodinzola, fate vobis.

Per quelli che fossero arrivati qui da poco e si stessero chiedendo:

- se le FilAppstrocche siano filanti, appetitose ricette pugliesi a base di troccoli.
La risposta è no: come spiegavo qui trattasi di una piccola e succulenta raccolta di filastrocche inedite, in quanto scritte da me medesima. Insieme a quei pazzi scatenati quella brava gente con cui lavoro abbiamo deciso di farne un'app per smartphone. Perchè in fondo, ci crediamo moltissimo.

- se mi venisse la lussuriosa idea di leggermele le trovo in libreria? dal porcaro? a teletubbilandia?
La risposta è no: sono app, ovvero applicazioni ludico-ricreative con cui sollazzarsi tramite smartphone o tablet, insomma per lo più coi telefonini di nuova generazione che fanno tutto, dal massaggio bioayurvedico per il cane alla prenotazione della visita di controllo alla gotta di tua nonna.
Ricapitolando: se avete un iphone/ipod/ipad e nulla di male contro Cupertino le trovate qui.
Se invece siete un po' più in bolletta e/o per qualche motivo vi sta sulle balle il clima di Cupertino allora le trovate qui.
In ogni caso io ci tengo tanto, ma proprio tanto.
Se poi voleste anche darmi qualche opinione, fare una piccola recensione (questa con mia immensa gratitudine a vita), congratularvi, inviarmi rose rosse o un modulo per l'assistenza sociale, fatelo. Scrivetemi una mail, scrivetemi un post, commentate: scherzi a parte, ci sarebbero davvero utili un po' di feedback ;).
Al momento i download sono molto buoni, ma pochi ci scrivono per qualche commento: date il buon esempio, oggi è la festa dell'Ammmorrre e gli uccelletti fischiettano. Come dite? Ah non fischiettano, s'ammazzano sul terreno gelato e fa un freddo cane? ragione in più, dico io, per stare caldi caldi davanti al computer e farmi sapere che ne pensate di questo mio secondo parto =).

p.s. oggi è s. Valentino e vabbhè tutti partiranno con utilissime ricette al cioccolato e segnalazioni last minute di capi osè per la serata più sheccschi dell'anno.
Io invece vi lascio con una chicca da Ponte dei Sospiri: Susibita e Papone si conobbero all'età di 8 anni, epoca in cui lei atterrò per la prima volta in una classe di marmocchi sbiaditi con i banchi ordinati e  i grembiulini monocolore (neri, gosh. Neri!!!).
Lui la squadrò di sottecchi coi suoi occhietti aguzzi e non disse nulla, ma lei anni dopo venne a sapere che lui c'aveva sto dubbio amletico di chiederle: "Com'è che vieni dall'Africa e non hai la pelle nera?".
Al che lei ringraziò sommessamente il Santo Protettore del Primo Appuntamento che vede più in là di tutti perchè altrimenti, quel giorno di fine Febbraio di mooolti anni dopo, mica si sarebbe lasciata baciare.



11 febbraio 2012

Brividi.

C'è una canzone che ti canto da sempre,  parla la lingua dei miei nonni.
Sa di acqua di lago, sa di vento, di foglie fradice.
Sa di monte, di valle, di una terra che è mia.
Che poi è questa:



E anche se la trovo splendida e te la canto da quando eri uno robino poco più lungo del mio braccio e non dormivi e ricordo che guardavo fuori dalla taverna, da quella finestrella in alto sopra la mia testa, e vedevo la luna e avrei venduto un rene per un'ora di sonno e giuro che avevo uno sproloquio che Sgarbi in confronto era la regina d'Inghilterra.
Ecco, volevo dire: non è comunque lei che mi ha tolto il fiato.

E' piuttosto il fatto che stasera, quando ho cominciato a cantarla, tu l'abbia intonata con me.
Senza parole, solo i tuoi la disarticolati. Ma l'hai intonata, e pure imbroccata.
Giuro.
E' che a volte tu mi metti i brividi, bambino.


7 febbraio 2012

Bad news and good ones.

Bad.

"Buongiorno, sono qui per la domanda d'iscrizione alla scuola materna, ho portato i documenti."
"Sì vedo, siamo messi male: il bambino è anticipatario. Lei ha mica per caso una rara e inguaribile malattia genetica?"
"Hem, no."
"Ebola?"
"No."
"Il padre è vivo?"
"Sì." Tiè.
"Altri figli a carico?"
"Hem, no."
"Male, molto male."
"Però sono incinta."
"Auguri."
"Sì, hem. La panza non da punteggio per la graduatoria?"
"No, se lo scordi."
"Ma io a Settembre avrò il nano major + il nano minimus, l'occhiaia a tapparella, il conto corrente annichilito da pannozzi taglia mini e ricariche per l'estrazione di muco. Sarò una donna distrutta, con un forte bisogno di mandare il major alla materna per spendere 1/10 di quello che spenderei al nido."
"Non ce la farà mai."
"Lei è un'inguaribile ottimista."

Questa scena m'è parso di averla già vista.

Good ones.

"Organizziamo questo colloquio ogni inizio d'anno per  fare il punto della situazione con i genitori. Devo proprio ammettere che Magù è un bambino bravissimo, siamo molto contente e soddisfatte di lui."
"Oh, bhè, bene. Mi fa piacere, anche lui mi sembra contento."
"Mette in ordine tutti i giochi senza fare lo gnorri, mangia tranquillo ed è molto autonomo, sa anche giocare da solo ed è dolcissimo quando viene a cercare le coccole."
"Hem, bene. Insomma si è instaurato un bel rapporto."
"La verità è che siamo perdutamente innamorate. Un bambino equilibrato davvero, una goia da tenere."
"Sì, in effetti ha un bel carattere, devo dire."
"Siete stati bravi, probabilmente voi due siete altrettanto tranquilli e equilibrati. Spesso è un mix di educazione e genetica."
"Si chiama botta di culo. Io ero una bambina ansiogena, detestavo l'asilo e mi aggrappavo alle portiere dello scuolabus urlando come un'indemoniata. Alle elementari non dormivo di notte per paura delle tabelline saltate, alle medie ricordo di non aver mangiato per 15 gg per via di un compito in classe sull'alta e bassa pressione. Al liceo facevo scena muta davanti alla lavagna e c'avevo un groppo in gola grande così. Ancora oggi ci si chiede come io sia riuscita sopravvivere alla laurea."
"Allora la buona notizia è che non ha preso da lei."





6 febbraio 2012

Winter's end.

Forse perchè eri tanto stanca, forse perchè il freddo ti risaliva gli occhi come sui vetri.
Forse perchè era il tempo, il tempo giusto per questo.
Forse perchè la neve attuitisce i tuoi passi mentre chiudi la porta in silenzio.
Ti riesce tanto bene che non c'è tempo di dirti 'ciao'.

Quello che voglio dirti è che ho voglia che l'inverno finisca, e non so quanto c'entri col fatto che non sei più qui, ma te lo dico ugualmente.
Perchè adesso ci sono le foto che porterà mia sorella e io sarò di nuovo bambina, tu avrai la pelle rosa.

A me, non so perchè, è  venuta voglia di fare il bucato.
Neve, sapone, acqua calda.
L'azione meccanica di stendere i panni senza pensare, nell'aria fredda.
Mutanda-pigiama-calzino spaiato. I bianchi.
Tovaglia-pile-calzino bucato. I colorati.
Non dovrei lavare tovaglia e calzini insieme, lo so. A voi non si mischiano le cose? A me sì, sempre.
Mi viene proprio voglia che la neve si sciolga, che l'erba si affacci.


Del respiro dei campi.


Di luce pulita.



Voglia di qualcosa che faccia stare bene, che faccia sorridere.
Che sia fresco al tatto, rosa, fragrante come appena nato.
Come un bambino nuovo, ad esempio.

1 febbraio 2012

2.

 

Bolsi e tachipirinati, trovano la forza per fare dei muffin al cioccolato e arancia, farli bruciacchiare ai bordi, spegnere due candeline, mangiarli senza sentirne il sapore (per me potevano essere pure al taleggio e fontina che non faceva differenza), tantiauguriate-tantiauguriatee-spetta che faccio il video e poi lo mandiamo a Papone, spè, Magù! Checcaz. Ecco: da capo, tantiauguriate-tantiauguriatee, evvivaaa!! adesso uccidetemi, datemi un'altra tachipirina vi prego, aprire due pacchetti, rintanarsi nuovamente sotto la coperta a guardare, per la - credo- milionesima volta, Peppa Pig che uccide il computer di sua madre. Pessimo esempio.
Infine, sopravvivono persino alla neve.
Applausi.