24 marzo 2015

Quel giorno in cui ballavo "cocaine" davanti ai miei figli o Dell'apprendimento.

Dicono che gli insegnanti ricordino soprattutto gli alunni peggiori, i più difficili, quelli che li hanno fatti dannare.
Bisognerebbe chiederlo, a un insegnante, se è vero.

Io so che alcuni insegnanti devo averli portati all'esasperazione. 
Tutti quelli di matematica, ad esempio. Non sono affatto certa mi ricordino con nostalgia.
Mentre forse per R., di italiano, forse per lui io sono stata quello che per me era F. quando davo lezioni private.
A F. spiegavo una volta sola, ed era fatta. Facevamo lezione anche dalle 20 alle 21, dopo 8 h  in università, tanto non mi stancavo.
Ero molto grata a F. della sua intelligenza, della sua naturalezza all'apprendimento, grata del suo intuito, della sua sensibilità, della sua straordinaria capacità. 
F. mi faceva sentire terribilmente brava.
Ma il fatto è, invece, che quello bravo era lui.

G. invece era...bè: era G.
Inconcludente, iperattivo, distratto, anarchico.
Una faccia di culo che ti vendeva pure tua madre.
G. era bocciato: da un po'.
Dieci minuti di lezione con G. erano fatica pura: erano sfida, richiami continui, soluzioni inventate su due piedi, era andare a braccio sperando funzionasse con la stessa percentuale di successo che vincere alla roulette russa.
Era attendere: lui, me, il sedimentarsi delle informazioni.
Alla fine tuttavia, anche G. è arrivato e mi ha portato il regalo più bello: stupirmi.
A conti fatti, G. mi ha insegnato ad insegnare.

Molto di quello che G. mi ha insegnato sull'insegnamento lo riscontro ancora oggi come genitore.
Ed ecco cosa mi ha insegnato il mio "alunno peggiore":

1. Fattene una ragione. Accetta. Scava, e vedi cosa scopri.

Prendiamo mio nipote: tu gli dici NO, neanche eccessivamente convinta, e lui SMETTE.
Tu gli dici, seria: "ascolta"- e  lui, siorri e siorre - ASCOLTA. Giuro.
Tu prendi il biondino, oppure sua sorella -fa lo stesso, la sostanza genetica non cambia- e digli No. No. NO. Hei, Biondino, ascolta: ti ho detto NO. Biondino: NO-O.
Siamo a 4 NO, e ancora no reaction.
I motivi possono essere svariati: le lucciole nel bosco, Mazinga che fa colazione, il fascino inequivocabile del rumore generato dalla testa della sorella che rimbomba sorda contro il pavimento, 3 + 4 che fa sette, sento come una voze familiare che mi chiama -parrebbe, non ne sono zerto ma potrei quasi essere sicuro di sì, quella di mia madre, ma  è in fondo davvero necessario che io risponda al suo richiamo SUBITO? probabilmente sì, ma guarda come s'incastrano alla perfezione questi due pezzettini che sembrano gli artigli di Coniglio Feroze, ad esempio. E altre amenità.
Se mio nipote ubbidisce ai miei ordini non è che io sono più brava con lui che con mio figlio: è solo che mia sorella c'ha le botte di culo.
I miei figli sono dei bravi bambini, ma indubbiamente distratti, fortemente testardi, vagamente anarchici, sostanzialmente refrattari alle regole.
Che fare?
a. introdurmi nottetempo in casa di mia sorella per una sostituzione al volo, indi far disperdere le nostre tracce.
b. accettare biondino e compagnia per quello che sono: rispettare le loro inclinazioni, limitare le loro distrazioni, lavorare di cesello con pazienza, imparare a catturare la loro attenzione, invogliarli alla collaborazione attiva.
Ogni tanto, anche, afferrare il biondino per i piedi e tirarlo giù sul pianeta terra.

I miei figli sono un po' stronzi, è vero, ma hanno un loro personalissimo perché, e sta a me ignorarlo in quanto non corrispondente alla mia personalissima idea di "bambino ideale" o coltivarlo facendo leva sulla loro nevrotica, anarco-insurrezionalista, istrionica, sorprendente unicità aspettando che mi sorprendano.

2. Resistere. Resistere sempre.

Prendiamo le volte in cui gli hai detto che non ci si alza da tavola senza il permesso.
Una cifra intorno ai 10 milioni, più o meno.
Non ci credi più neanche tu, ormai lo dici per inerzia, a un loro minimo movimento il tuo braccio scatta da solo afferrandoli per la collottola, la bocca ti si apre tipo automa e la senti scandire le parole roboticamente "se-sei-pieno-dillo-chiedi-e-ti-sarà-dato-ma-non-alzarti-senza-dire-nulla-è-un-atteggiamento-maleducato-io-non-lo-faccio-non-farlo-neanche-tu".
Pensi che non abbia senso, che ormai non serva più.
Pensi oddio parlo come mia madre, anzi no, peggio: io SONO mia madre.
Poi una sera a caso la tua Nina 2enne prenderà il tovagliolino, si asciugherà compostamente le labbra come il clone nano di Bree Van De Kamp e garbatamente ti apostroferà : "Mammina, poppo appammi, peffavoe?" (Mammina, posso alzarmi per favore?).
Durerà poco, ma saprai allora di aver fatto centro.
E d'altra parte anche di avere un consistente problema di fonetica.



3.  Il tempo che non conti ma che c'è [ i bambini apprendono anche quando non gli insegni].

Poniamo che zii, nonni e asili complottino contro di te assassinando la cultura musicale dei tuoi figli a suon di cofanetti baby-dance con remix de IlpulcinoPio, Lamacchinadelcapo e LetagliatellediNonnaPina.
Tu non hai i soldi per pagargli un corso di violino con metodo Sukuzi, non hai il tempo di ascoltare con loro sul divano il bauletto dei Beatles, il giorno in cui tu gli metti Santana e loro gridano perché vogliono la gangamstyle pensi di aver fallito. Fondamentalmente perché neanche hai cominciato, a provarci.
E se questi due sono condannati alle paludi musicali del pop italiano, se a 14 anni dalle loro cuffie sentirai uscire nient'altro che Gigi D'Alessio è solo colpa tua, della tua mancanza di tempo, attenzione e di nerbo.
Ma succederà che un bel giorno lo sentirai che parla alla sorella: fidati, quetta è roba per bambini piccoli: ti fazzo accottare un po ' di rock.
Lui toglierà Popoff dallo stereo (quando ha imparato a farlo? chi glielo ha insegnato?), scartabellerà un po' tra i tuoi vecchi CD, ne estrarrà uno in particolare, lo infilerà nello stereo e pigerà play.

Quando dalle casse partirà Smoke On the Water ti torneranno in mente un sacco di dettagli cui non avevi fatto caso, prima.
La voce di Lou Reed andando in stazione, che li addormenta.
Quella volta in cui facevi la scema ballando Cocaine mentre grattuggiavi il grana, e loro si sganasciavano.
La domenica mattina in cui hai messo in loop Rattle and Hum e gli hai detto: Ascolta, ascolta qui quando Bono dice Hei The Edge, play the blues...e poi senti, senti come parte la chitarra?
Ti viene in mente che forse la bellezza non s'insegna, la si vive e basta.
Che c'è una somma di minuti, di ore in cui tu semplicemente vivi con loro, ami in mezzo al loro, fai scelte di fronte a loro, e anche cambi cd in presenza loro, senza la minima intenzione dichiarata e consapevole di insegnare loro qualcosa.
Però quelli - guardacaso- ti guardano, ti osservano. E intanto il tempo passa, sedimenta informazioni, spunti, ispirazioni.

Perchè gli adulti, come i bambini, imparano dagli occhi e dalle orecchie, imparano dalla testa e dal corpo. E poi, imparano anche dal tempo.



Questo post partecipa al blogstorming di genitoricrescono col tema del mese: imparare ad apprendere

12 marzo 2015

La notte, in Thailandia.

"Mammaaaaa!!"
"Puffpuff-pantpant- Oggesùbeataclotidle, che c'è? stai male? che c'è??"
"Devo dilti* una cosa impoltantissima!"
"Dimmela, che la voglio sapere."
"Senti qua: quando noi siamo nel zorno, in Thailandia dormono."
"A-ha. Occchèèi..."
"Capissi? i Thailandiani dolmono adesso!"
"Thailandesi."
"Sì, thailandesi."
"E' per via di quella storia che ti raccontavo l'altra sera, ricordi? la terra che gira attorno al sole e anche attorno a sè stessa, ed è pure un po' storta."
"E' affassinante."
"Cosa? la rotazione terrestre?"
"No. La notte. La notte, in Thailandia. Affassinante."






*stiamo faticosamente cominciando ad arrotare le erre, mesi fa sarebbe stato direttamente"dìtti". ora c'è la vaga percezione di due lettere distinte.

11 marzo 2015

Il peggio che puoi farle, è ignorarla.

Se qualcuno venisse e mi svitasse la testa dal corpo farebbe un'opera buona, avrebbe la mia gratitudine eterna.
Sento sinceramente il bisogno di staccarmi da me stessa.
Mi sto sul culo da sola, rendo l'idea? non so se qualcuno là fuori soffra di questa mia stessa sindrome e mi possa suggerire come uscirne.
In questi giorni, così pieni di forse, di scommesse che non si è per nulla certi di poter vincere, di dadi lanciati e piani perseguiti.
In questi giorni senza certezze, senza risultati, solo investimenti, io ecco: sono la miglior detrattrice di me stessa.
Son 30 anni e passa che lotto con un'autostima ridicola e francamente si sentono tutti.

Ho una mia teoria, in merito.
Credo che dall'insicurezza, dalla mancanza d'autostima, dalle paure più fonde della nostra anima -quelle su noi stessi- non si guarisca mai del tutto.
E' una malattia per cui non c'è cura.
Se la contrai - e nella misura in cui la contrai- te la porti dietro tutta la vita.
Puoi conviverci, ma annientarla del tutto mi pare oramai improbabile.
Poi non so, voi magari, ma io a farla fuori, 'sta bestiaccia grama, non ci sono ancora riuscita.
La mia teoria è quindi di accettarla, evitando come la peste di subirla inermi.
Averne consapevolezza, tentando di assumere parziale controllo su di essa.
Tenersi alla larga dai suoi più feroci alleati: l'autocommiserazione, la gravità, la solitudine, le seghe mentali auto-inflitte, il ripercorrere i (supposti?) fallimenti passati.
Rinforzare d'altra parte i suoi nemici più grandi: l'autoironia, la leggerezza, la fiducia nel futuro, la coltura della bellezza della propria anima - che c'è, esiste, gli altri la vedono, e persino io la sento dentro di me, quando mi tolgo le lenti scure dell'autodenigrazione.

Questa la teoria.
Poi la prassi, vabbè.
Nei miei momenti più bui sogno mio padre che mi fissa e afferma lievemente imbarazzato ma in fondo così -come ineluttabile constatazione- che gli pare proprio che io valga pochino.
In quelle notti scatto sudata dal piumino e cerco di riportare il battito ad un ritmo normale.
In certi momenti - non so se avete presente - io mi sento così nuda ma così nuda che mi sale il freddo addosso, da dentro.
In quelle notti mi stringo ai bambini, che sono così belli e hanno i piedini tiepidi e la calma del sonno.
Perchè anche se di giorno discutiamo, litighiamo, ci snerviamo a vicenda, la notte ci coglie ad un certo punto vicini, nel mio o nel loro letto.
La notte ce la teniamo per proteggerci.

Se nessuno di voi ha la possibilità di passare da queste parti in collina e svitarmi questa testa folle e stronza, bè non fa nulla.
Vorrà dire che farò semplicemente come le altre volte: continuerò a vivere e quando si avvicinerà la vocina sordida e meschina (lo vedi, che non sei capace? ma dove credi di andare? pensi davvero di farcela? stai soltanto perdendo tempo. Quello/a/esso/essa/il cane dei vicini/ilpeggiostronzochepassaperstrada sì che vale, mica tu. Hai sbagliato tutto, è da mò che te lo dico. Non te lo meriti, non sei all'altezza.) la lascerò parlare. Da sola.















23 febbraio 2015

#ioleggoperchè

Io leggo.

Perchè non ho soldi per viaggiare.
Perchè vivere, a volte, non mi riesce bene.
Per esser maschio, cane o assassino. Per lanciare l'expelliarmus.
Per vantarmi con chi non l'ha letto.
Per il colore della carta vecchia e il profumo di quella nuova.
Per il possesso fisico del libro.
Per nutrire i miei dubbi.
Per pura estetica, o senso del ritmo.
Perchè è pericoloso, e bellissimo.
Per le figure.
Perchè la notte è buia e fa una paura fottuta.


Perchè i bambini, di là, fan casino.
Per educare, dal latino: condurre, guidare fuori, ma anche sollevare, erigere. Perdìo, INNALZARE.
Per la dura legge della jungla.
Perchè non so scrivere.
Perchè è una droga legale.
Per disimpararmi.
Perchè non ho sonno.


Per i quadrifogli secchi di mia nonna tra le pagine, anni dopo.
Perchè ti presto pure le mutande, se vuoi ma sui libri -mmh- faccio la gnorri.
Perchè su twitter seguite Sanremo.
Per le note a margine di uno sconosciuto, su un libro comprato al mercatino.
Per ricordare.
Per dimenticare.


Perchè sono curiosa come una scimmia.
Per sudare di paura nel letto.
Per ridere in mezzo al treno.
Per il sacro.
Per il profano.
Per quando devo continuamente interrompere, se è troppo ben scritto/figo/inaspettato/esaltante/commovente/indignante/arrapante/avadakedavra.


Per non volerci credere, che è finito.
Per ricominciare daccapo.


p.s. se ancora non la conoscete,  tutti i dettagli, le risorse, i come, i dove, i quando e ovviamente tutti gli altri perchè di questa bellissima iniziativa: #ioleggoperchè

17 febbraio 2015

La nipote del Gran Mogol.

Susibita ha in programma una breve tappa lavorativa nella Città Grande.

La doverosa premessa a quanto segue è che dal momento in cui Susibita ha messo i piedi, anzi prima ancora gli occhi, sulla Collina dei Conigli, ha saputo di non essersi sbagliata, di aver fatto cosa buona e giusta.
Non c'è stato un solo momento in cui abbia rimpianto la vita di prima.
Perché la Collina, dovete sapere, è proprio fatta per lei.
Negli anni Susibita si è sempre più mollemente adagiata nel degrado stilistico a cui il suo armadio tendeva -invero- anche prima.
Ha progressivamente abbandonato jeans stretch e maglioncini, per gettarsi - spensierata e temeraria - nel bolo di tute in acetato e felpe con cappuccio che è diventato il fondo del suo letto.
La cosa figa di lavorare da casa è che puoi avere una call skype alle 12.30 con un tizio nel Canterbury e sembrare una persona seria, una che ne sa - indossando il pigiama di flanella, le crocks e puzzando vagamente di stufa a legna.

Forse la cosa che le manca sono solo i colleghi, gente adulta con cui parlare, prendere un caffè.
Per carità, Google simpaticissimo, sta accucciato ai piedi che è una meraviglia. Non fosse che qualche volta è un po' petomane, ma magari quello è un problema che avete anche voialtri là fuori nelle Città Grandi, col vicino di scrivania. E a 'sto punto -perdonate- ma francamente meglio il mio cane.
Tuttavia anche questo fatto di  levarsi il pigiama ogni tanto e ricordarsi che si è degli esseri umani e non dei teletubbies, non è da sottovalutare.
Inoltre Susibita sa per certo che nella città grande esistono un sacco di ristoranti fichissimi, lo vede dalle vostre foto su Instagram.
Robe che mi parete tutte a Niuiorch, gente. Ma che posti frequentate?
Noi qui al massimo cinghiale in umido, se dico che sono vegetariana generalmente rispondono con sincera afflizione: "Mi spiace. E per quanto tempo, ancora?".
Come una malattia che è piombata addosso dall'alto e da cui prima o poi ti riprenderai, inconcepibile la scelta volontaria.

Insomma Susibita è felice e garrula come una poiana in primavera per questo piccolo diversivo nella quotidianità campestre.
Ha tirato fuori jeans e maglioncini e addirittura la piastra.
E' felice e garrula come una rondinella all'idea di andare in un ufficio dove pare ci sia gente, addirittura delle donne (Susibita lavora nel 99% dei casi con uomini. No scusate, peggio: con uomini, e ignegneri).
E' felice e garrula perché pregusta brevi ma felicissime reunion con amici cittadini.
E' felice e garrula perché per qualche ora non avrà bambini intorno a sé.
Lo so, fa brutto messa così, ma è la vera verità.
E' altrettanto vero che dopo 8 h senza di loro telefonerà a sua madre chiedendo "come stanno? che fanno? s'ammazzano? me li passi?" e che al suo rientro li stritolerà di baci, ancora galvanizzata dalle notti di sonno ininterrotto.

C'è solo un piccolo problema, niente di che: lui s'è portato via l'unico trolley di casa.
Dunque Susibita si presenterà in ufficio per conoscere tutta 'sta nuova gente in zaino Quechua.
Ciò la definirà immediatamente ed irrimediabilmente per quella che essa - invero - è: la nipote quindicenne del gran Mogol, direttamente dal Campus Estivo delle Giovani Marmotte.

11 febbraio 2015

Il Giorno Feriale.

Il problema del giorno feriale è che - per tutto il mondo- è un giorno in cui la gente lavora.
La gente, quel giorno feriale, si aspetta che tu lavori.
La gente non accetta alternativa.
Bambini ammalati? epidemia di scarlattina? le cavallette?
E' un giorno feriale: la gente ti scrive, ti chiama, ti faxa, ti chatta, ti lancia piccioni.
Il giorno feriale imbruttisce tutti, ma le madri lavoratrici single part-time in particolare.

h. 8:50: avvìo del computer.

h. 9:00:
"Mamma accendiamo tv?"
"Certo, click."

h.10.00
"Mamma, abbiamo fame."
"Toh." (lancio di merendina, oltre la schiena)

h. 10.30
"Caro cliente, mi rincresce aver dovuto posticipare la nostra call di ieri su skype ma tornavo allora dalla pediatra che mi annunciava una sospetta scarlattina, avevo fatto il giro di 2 farmacie e 15 tornanti, erano le 12.30, questi c'avevan fame, avevo appena messo su l'acqua ed era impensabile che di lì a 20 minuti io potessi collegarmi, ho avuto un piccolo imprevisto che mi ha trattenuta fuori ufficio..."

h. 11.40
Ma se mi faccio un'altra mano di rosso sui capelli poi devo schiarire pure le sopracciglia?

h. 12.00
"Mamma, abbiamo fame."
"Toh." (lancio di pezzo di hemmental oltre le spalle)

h. 12.50
"Mamma abbiamo guardato troppa televisione e adesso abbiamo mal di testa."
"Cosa? non pensateci proprio: voi ora rimanete lì. Su-su, poche storie, che devo ancora metter su l'acqua."

h. 13.15
ricordatidichiamarel'estetista, ricordatidichiamarel'estetista, ricordatidichiamarel'estetista, ricordatidichiamarel'estetista.

h. 14.30
"Mamma ci leggi una storia?"
"Non potete giocare?"
"Già fatto, ci stiamo annoiando."
"Ma come? domino? domino lo avete provato? dama? il puzzle? supercluedo? trivial pursuit con la marmotta?"
"Mamma ma che dizi?"
"E' l'ultima mail, giuro, poi arrivo."

Non importa quanti libri di Marcello Bernanrdi voi abbiate letto, non importa quanto tempo cosiddetto di qualità voi abbiate dedicato ai vostri figli.
Pirma o poi Il Giorno Feriale arriva, a ricordarvi che la verità è che siete dei mostri.
Orrendi, stanchissimi, pelosissimi mostri.

3 febbraio 2015

5.

Oi, tu.
Dico a te.
Cinque Anni, dico a te.
Te, che sei curioso come la lumachina quando caccia fuori le corna.
Te, con pensieri instabili, irrequieti e veloci come moscerini.
Tu cuore di ape, occhi di foglia.
Tu che non sei più piccolo, né grande ancora.
Che stai lì nel mezzo esatto, gambe indietro e mani avanti.
Lo so che non è semplice ma in un certo qual senso mi serve.
Perché tu possa spiegarmi ancora per un poco cos'è che si prova, ad essere bambini,  giocare con le noci di pesca.
Perché io impari a spiegarti -di qui in avanti- cos'è che si prova, ad esser grandi, e dover proteggere.

Francamente, mi si spezza il cuore.
Non fraintendermi, sono felice per te.
Non voglio fermarti mai.
Peraltro non potrei, anche volendo - perché viaggi spedito, questo è chiaro e pure irreversibile.
Sei un maschio affascinante. Mai visto un maschio così - io- prima d'ora.
Cresciuta in una casa di sole donne, non conosco altro che il femmìneo.
I maschi per me sono arrivati dopo, e avevano già tanta strada alle spalle da non poterli conoscere più.
Ma tu ad esempio -dimmi- cos'è questa mancanza di vergogna e di menzogna che c'hai? la conserverai sempre? tipo quando fai le puzze, -no?- e ci sono lì certe bimbe tue amiche, e tu serafico "Ccusate, sono 'ttato io." La perderai, voglio sperare, o ne conserverai un germe piccolo per te e per i tuoi simili, quando rutterete - maschi e felici- nei vostri covi di adolescenti?
E dimmi, dimmi. Quand'è che la imparerai questa sibilante? Dovrò mandarti da qualcuno o basteranno il tempo  e l'aria calda dell'estate e ci sarà una una mattina in cui ti sveglierai e parlerai così come pensi?
Non so se vorrò ascoltarti, quella mattina.
Scherzo: certo che ti ascolterò, ma ti pare? Ti applaudirò anche, ti farò un sacco di salamelecchi.
Bravo amore, bravo!
Poi mi volterò a bestemmiare per non aver potuto salutare il bambino che eri.

E poi dimmi, dimmi.
Quel tuo modo di ridere, buttando indietro la testa.
Tuo padre ce l'ha ancora, così nutro la speranza che anche tu lo conservi.
Il capitolo orecchie.
Al momento m' irrita moltissimo quando me le pastrugni, fanno cinque anni esatti che non le molli. Prima o poi cederai o pensi di spippolarmi il lobo fino ai 17?
E dimmi dimmi.
I libri, ad esempio. Li leggeremo sempre insieme, suppongo. Perché mi dispiacerebbe tanto, sai, non farlo. Però c'è qualcosa d' intimissimo, quasi sacro, nel leggere da soli, e tu non puoi -non devi- perdertelo.

Quanto al bambino che oggi ti ha picchiato, dovremmo parlarne.
Io sarei per la soluzione dolce: lo appendo per la pelle delle balle e gli faccio il culo a strisce.
Tu saresti per quella fantasiosa: tu che lo minacci millantando di essere un grande "fottissimo, cavaliere", e lui che persiste imperterrito a gonfiarti.
Ma la fantasia con quelli lì non attacca, attaccano i denti invece: mostraglieli, dice tuo padre.
Non ti sta suggerendo di morderlo, ti sta dicendo di ringhiare forte, semmai.
Io credo abbia ragione lui.

E poi quell'altra cosa, quella che mi dà un sacco di pensieri.
Mano a mano che il tempo passa, amerò sempre così o mi darai un po' di tregua?
Cioè ci sarà un momento in cui ti amerò -ok- però diciamo non mi si strapperanno le budella come ora?
E' questa una prerogativa delle madri italiane o succede a tutte?
E -nel caso contrario- esistono dei corsi per genitori che amano ma senza contorcersi gli organi interni che ne so, tipo in Russia?
Ora che le tue mani e soprattutto i tuoi piedi non sono più cicciottosi dovrei vedere già dei risultati tangibili, in tal senso, ma niente. La cosa mi preoccupa, devo essere sincera, perché ci speravo, prima dei fruncoli, la peluria e tutto il resto.

Fammi sapere che ne pensi, in generale dico.
E nel particolare, per quel tuo compagno piscialetto che s'è azzardato a metterti le mani addosso.

Tua, mamma.









21 gennaio 2015

Le drammatiche conseguenze dell'aSOCIALità.

Mia madre ha tipo 43 paia di occhiali, ma non importa quanti siano, tanto sono comunque tutti persi o irriperibili alla bisogna.
Ma non volevo parlare degli occhiali di mia madre.
Volevo parlare del fatto che mia madre ha scoperto whatsupp, il che di per sé non è preoccupante.
Lo è invece il fatto che non abbia gli occhiali.
Perché adesso, oltre whatsup, mia madre ha anche varcato il fantastico mondo dei messaggi vocali.

I messaggi vocali e mia madre sono IL MALE.
Pare l'Agente Cooper, ve lo giuro.
Ve la dovete immaginare, su alle stalle alle 5 del mattino con gli stivali infangati:




Primo messaggio (lenght: 30 sec): "Buona notte ai tesori miei, mi spiace che state tutti male, vi amo tantissimo, pciù-pciù."
Secondo messaggio (lenght: 2'') - delirio nella chat di gruppo condivisa con me e mia sorella e riassunto dell'INTERA telefonata con me: "Allora ho sentito Susi, lei 37.3, loro 38.5, l'altro 40. Dopo chiama la pediatra ma SECONDO me deve fare una lastra ai polmoni al bimbo. Lei ti dirà che ESAGERO ma mi sembra la cosa più normale di 'sta terra..."
Terzo messaggio (text): .ai. HUM. DCNIXX999WWWL.
Tentativo di scrittura senza occhiali.

Si attendono a breve i seguenti:

"HHHiiiiiii!! E chi ha mangiato il ragù al cinghiale che era qui sul bancone, eh?? EEHHH?? Tu, zoccola con le zampe che non sei altro. Brutta porca pelosa. Tu non sei un cane, sei una latrina sei! Vieni qui che ti torco il coll....!!"
Messaggio vocale inavvertitamente partito in seguito a grave incidente domestico.

"Allora Susi, GIA' CHE SEI AL SUPER mi dovresti prendere 8 kg di patate, 3 rape verdi che le faccio sulla stufa quando vieni venerdì,  5 cassette di peperoni che li ho finiti e sai che io senza verdura, ah poi te l'ho detto che a GEO&GEO dicevano che i peperoni contengono più vitamina C delle arance, lo sapevi? poi 12 uova e 10 l di latte, lo zafferano, qualcosa di carne ma non so bene vedi tu, quando sei lì davanti al banco chiamami se c'è qualcosa in offerta. Ah e se trovi qualcosa per il bimbo che compie gli anni che io lo sai abito qui in culo ai lupi e dove lo trovo un regalo? Niente, E POI BASTA."
Messaggio vocale che verrà sistematicamente ignorato.


Comunque come i social non ce n'è, vedi un po' mia madre ora come sta connessa col mondo anche dalle stalle.
E non vogliamo parlare di quelle come me, segregate in casa con minori ammalati.
Immaginate se non avessi instagram e non potessi seguire le social-risse tra animaliste e fashion blogger impellicciate. Son tragedie vere -gente- siamo seri.

No davvero, la farmacista stamattina è stata il primo incontro ravvicinato e reale con un adulto dopo 56 ore.
Voi non potete capire il mio sguardo, tipo border collie in astinenza da pallina.

"E quindi, eh? eh? Dica, dica."
"Hem, no nulla, lo prende 1 volta al giorno tutti i giorni per un mese e rinforza il sistema immunitario..."
"E a casa? tutto bene a casa? Dica, dica. Il weeekend? Che fa nel weekend? Dica dica."

Datemi una pallina, una fescion blogger, un'ambientalista, Gasparri.
Mario Adinolfi - perdinci - qualunque cosa.
Ma non lasciatemi qui da sola.

15 gennaio 2015

Pazzie.

H.21:00 - chat online da sotto il piumone (in due città diverse).

"Allora cosa ne dici della mia proposta?"
"Non so, non ti sembra eccessivo?"
"Eccessivo? Spudorato? Eccitante? Bè un po', sì. Però non lo facciamo mai, dai... ti prego, mi sento già un brividino che mi parte dalla cervicale, guarda."
"E sia! vai. Mi hai convinto. Lanciamoci."
"Sìì??? -squittìo eccitato -ssìì, che bello! Non vedo l'ora!"
"Davvero? ma non me lo chiedi mai, di solito."
"Sì lo so ma questa volta è diverso, sento il bisogno di qualcosa di nuovo, al limite del peccaminoso: una pazzia."
"Uh, Susi..."
"Uh, uh! che vuoi fare? non ci posso far nulla. Mi sento una liceale coi brufoli, ma 13 anni più vecchia."
"Allora buonanotte, a domani."
"A domani, sì: domani!! Notte."

h. 23:00.
Temperatura interna del piccolo: 39.7.

Avete assistito a:

"Volevamo solo mega-birrozzo, rutto libero, Pride al secondo spettacolo, bimbi dalla nonna."

13 gennaio 2015

Le cose che restano, e quelle che arrivano.

Lui gioca coi Lego Chima, fa la cacca sfogliando il catalogo Lego Chima, sogna il suo compleanno e nuovi personaggi Lego Chima.
Lei cavalca moto, offre passaggi a suo fratello, mi bacia dal mento fino alle orecchie facendomi il solletico.
Io ho tagliato i capelli.

E niente, tra poco i Golden Globes, poi Sanremo, gli Oscar, Pasqua e ormai le maniche corte.
Alcune cose non cambiano mai, tipo io in questo 2015 ho già dimenticato Nina al nido e siamo solo a Gennaio.
Altre invece.
La verità però è che i capelli sono il cambiamento più piccolo e meno evidente.

Tanto per cominciare NonnaPensaciTu, anche detta LaSuocerachetammazza, ha preso il treno per tornare a casa.
Salutandomi mi ha detto "devo ringraziarti perché sei sempre gentile e piena di attenzioni. Mi avete fatto passare un Natale pieno di gioia, tu e i bambini: siete bellissimi. Chissà come mi mancherete, domani."
Susibita, che 1 minuto prima stava così:



E' rapidamente passata a questa fase qui:



E niente.
Ha vinto lei, tanto per cambiare.


Poi io ho la testa piena di idee, una roba mai vista, vi dico. Che devo svuotarla nello scolapasta, addirittura.
L'altra cosa - in quello che mi aspetta - è che sono sola.
Ma non sola che ho paura, che mi sento fragile, abbandonata o che.
Nono.
Sola che me la faccio nelle mutande, ma un po' ghignando.

Tipo così:



Buon 2015 a me.





3 gennaio 2015

dediche.

Il primo post del 2014 lo dedico a mia suocera, che entro le prime 24 h di presenza in casa rischia grosso ( ora di arrivo: 17.30. Ore 21: "Adesso levamela di torno o m'attacco alla dentiera e tiro forte ") e poi si riscatta giocando a dama coi bimbi, rubando una scala da fienile e rientrando dalla finestra  perchè s'è chiusa fuori.

Lo dedico a quel nerd di mio figlio, 5 anni non computi, che si spara tutorial online su come comporre i veicoli Lego chima.

Lo dedico a Nina che sa parlare e comincia a farsi capire una mezza fava in piú, e comunque è intonata.

Lo dedico a Lui, che è pazzo e orgoglioso e sta in fissa con la reclette: la pulisce, la riordina e ormai parla solo di quello.

La dedico a me, che fingo (male) che non faccia piú male, che fingo (bene) di non aver paura, che ho tante idee e che comunque -mal che vada- sono intonata.
Lo dedico a me, che non voglio piú scappare ma mi sento già sfuggire, però mai da qui dove la notte incontro la volpe, il tasso o la civetta.
E voi se non lo sapete ve lo dico io com'è ch'è fatta una volpe: è fatta di Bellezza ed è fatta di Paura e anche di qualcosa di molto muschioso e fragile che è Selvatichezza.
Ed io se non lo so me lo  spiego da me com'è che sono volpe.

23 dicembre 2014

Oltre il permafrost (buon natale)

Il bimbo in piazzetta ieri caricava taniche sulla macchina per andare alla fonte, che gli han tagliato l'acqua.

Oggi ti ho comprato un pandoro, perché so che ti piace il pandoro, poi dopo la cassa ho visto il carrello della caritas con dentro 3 passate in croce e un pacco di fusilli, allora adesso il tuo pandoro è lì e so che non ti dispiacerà.

Il mio bambino non ha più paura dello spettacolo di Natale, perché ha indossato un maglione col lupo ed è diventato forte. "E' stato un gande ppettacolo, mamma. Popio un gande ppettacolo" è tutto ciò che ricorda.

Credo di essere pronta per quello che porterà Gennaio, ma qualcuno dovrebbe avvisare anche il mio cervello. Nel dubbio, domani taglio i capelli.

Ho preso 6 nuovi  libri in biblioteca e ho fatto la tessera a lui, che ora se la tira moltissimo.

Sono felice e vorrei dirlo a qualcuno, mi pare abbia senso che qualcuno là fuori lo sappia.
Perché stanotte in fondo al letto dove di solito comincia il permafrost, adesso ci sono i tuoi piedi.

14 dicembre 2014

il solito inutile e svilente panico prefestivo.


- n. 2 feste di natale

- n. 1 laboratorio di natale

- n. 5 teglie di biscotti ("visto che non puoi venire al laboratorio di natale". Gettatemi nuda tra le ortiche la prossima volta che mi vedrete scrivere alla rappresentante).

- 10 alla enne richieste incomprensibili da parte di clienti particolarmente dopati sotto natale

- 1 visita per sindrome di Munchhausen

- 1 tentativo di depistaggio all'Istituto Previdenziale allo scopo di farmi ridare i soldi, indi rendermi irreperibile a vita.

- L'ordine di TUTTI i regali su IBS cancellato, data di consegna prevista tra il 29.12 e il 5.01. 
No utile, veramente.

- Tutti, ma dico TUTTI i regali da prendere. E io sto a PaeseinCuloaiLombrichi.
Comodo come dire Kuala Lumpur-Esselunga.

- n. 10 giorni prima di non essere più sola. E della suocera.

- H. 5.30 e sto lavorando da 1 h e mezza.


Ma va tutto bene, va tutto bene.
Tipo pensavo Natale sarebbe stato casa in disordine, pigiama e grembiule, farina sul tavolo e pasta fatta in casa. Mi faccio sempre dei bei film, io.

Comunque in qualche modo te li trovo, questi Lego Chima che aspetti da Ottobre.
Quelli, e un paio di guantini rossi, perché non hai chiesto altro e altro non voglio vederti scartare quella mattina, nel tuo pigiama stropicciato.
In qualche modo ci vado, in una libreria vera, e lì -bada bene- vi scelgo dei bei libri, selezionandoli per quando li leggeremo sdraiati coi piedi in aria se non farete gli isterici e se io non urlerò [perché mi spiace avere urlato, oggi. E mamma mi ha detto che è colpa mia, che c'è qualcosa che non va nel mio metodo, che inizio bene e poi mando tutto a puttane. Che voi sentite il mio nervosismo. E io sospetto che sia vero, ma lo rifiuto, e lo temo.]
E quando l'avrò fatto, insieme a tutto il resto, tuo padre tornerà.
E allora sarà Natale.

3 dicembre 2014

Io mica lo sapevo, ma tu sì.

Che tu fossi tu io mica lo sapevo.

Di quando avevamo 16 anni ho ricordi nebbiosi.
Ciò che saremmo stati anche quello era da bassa padana, ricordi?

Metti che ci lasciamo e ci rincontriamo a 30 anni, giurami che non saremo degli stronzi.
Più grassi, stempiati, ma stronzi no, dai.
No stronzi mai, promettiamocelo.
Di destra?
Azz. Addirittura?
Vabbè ma onesti.

Non ti guardavo, perché eri un bravo ragazzo.
Sono svalvolata fuori di testa solo quando ho capito che eri una brava persona.
Poi c'è stata quella volta che tu stavi per finire in presidenza e io a mala pena me n'ero accorta, perché intanto che tu stavi lì in piedi davanti al banco, tranquillo e irriducibile, io leggevo fumetti sulla smemo di A.
Vedi che differenza, tra te e me.

Dio quanto ti amo, per questo.
E non sei neanche diventato di destra.

26 novembre 2014

Lo sgabello e altri pensieri.

La mia amica L. una volta mi ha detto che sono fatta per imbattermi in incontri strani, che ho una calamita per attirare personaggi da romanzo.
Ci ho riflettuto e non penso sia vero.
Penso che il tutto sta nell'andare nei posti giusti nel momento giusto.
Il momento giusto fa tutto.
Ad esempio se voi al cimitero ci andate di domenica mattina, incontrerete per lo più la sfilata di quelli usciti da messa in ghingheri, che buttan via fiori freschi e fanno a gara col vicino di tomba per quale delle due è più in ordine.
Se invece ci capitate in un tardo pomeriggio di giovedì, allora ci trovate lui, che avrà 80 anni suonati lì seduto sul gradino, e guarda la tomba di lei.
Se avete bisogno della scala, in un tardo giovedì di Novembre, lui si sposterà sollecito, scusandosi perché quel giorno non s'è portato lo sgabello. Perché di solito porto lo sgabello, vi dirà.
Allora in quel tardo pomeriggio novembrino voi guarderete le date sulla tomba, e ci sarà scritto 1922-2014, ma la foto sarà in bianco e nero di una donna giovane, coi capelli sciolti dietro le spalle.
Poi noterete lo spazio vuoto accanto alla tomba, ricoperto di sassolini bianchi, in attesa.
E allora cambierete i fiori ai vostri morti in silenzio con un groppo così, perché avrete capito che quello non è un romanzo.

Al cimitero ci vado sempre perché mia madre mi ha insegnato che l'amore continua, anche se a Messa non vado più e in Dio non credo ancora.
Ci trovo i miei nonni e i miei bisnonni che non ho mai conosciuto ma di cui so tutto perché -sempre mia madre- lei è una che ricorda moltissime cose e anche perché la famiglia è un abbraccio stretto e talvolta inopportuno, ma su misura.
Un abbraccio su misura non so se ce l'avete presente: è quando una persona ti abbraccia e non avanza fuori niente, non è troppo alta che gli allacci le ginocchia, né troppo magra che ci potresti far due giri. L'abbraccio su misura è fatto per te, che ne sei il metro, pure se sei alta un decimetro e una banana.

Il cimitero mi fa sorridere perché vi permangono simpatie e antipatie faziose, lasciate in eredità ai posteri.
Ad esempio io cambio i fiori a tutti, ma i più belli sono per il mio nonno, quello bello e comunista come Vladimir Ilic Ulianov Lenin, ormai lo sapete tutti.
Molto belli li metto anche al mio bisnonno col naso lungo e le orecchie a sventola, che è stato l'uomo più buono e dolce sulla terra, me lo dice sempre mia madre e io le credo.
Spesso ci stupiamo che nessuno abbia poi preso da lui, visto che siam venute fuori tutte un po' stronze,  nessuna esclusa.
Al trisnonno  G., invece, classe 1826, cambio i fiori ma per lo più gli metto un po' di verde, perché a mio Nonno stava sulle balle e diceva che era un po' una mezza carogna, allora io -giustamente- ne diffido, perché mio nonno aveva sempre ragione e questo non può essere messo in dubbio: è una legge perpetua.
Il mio nonno avrebbe 102 anni e so che sarebbe ancora bello come Vladimir Ilic Ulianov Lenin, ma quanto al comunista chissà.
Il mio bambino ha il suo sguardo.

Se capiti al cimitero in un tardo pomeriggio di Novembre fai incontri e pensieri che possono sembrar strani, ma che sono solo veri.
Per affrontarli, e in qualche modo superarli, puoi solo metterti di fronte al computer con le cuffie, e lavorare avendo cura di alternare le prime Christmas Carrols ai Ramones, perché sei una persona equilibrata e coerente.

18 novembre 2014

Conferme.

Nel caos generale alcune scoperte sono solo conferme:

- Vivere in campagna ha inibito e ormai quasi totalmente azzerato le già pur scarse prestazioni automobilistiche di Susibita.
In 3 minuti entro i confini della Città Grande Susibita si perde, e non è un'iperbole.
Uscita dall'autostrada non fa in tempo a percorrere 100 m e già si è persa, con Lui che la chiama inveendo "Ma dove vai? ti ho vista imboccare quella sbagliata: la seconda alla rotonda, la seconda, non la prima! Ma come ci sei riuscita? eri qui, 5 secondi e mezzo fa.".

Modestamente.

- I tempi di percorrenza nelle provincie del nord non sono proporzionali alle distanze.
Se alle 17.20 pensi di essere in anticipo per girare attorno all'isolato, fare una rotonda e avviarti verso la stazione per le 17.40, affrettati perché non è vero: sei in ritardo.

Dio che ansia.


- Mentre tu vivi in campagna la Legge della Coda continua indefessa a mietere vittime: quando spegni il motore perché insomma il gas serra, le emissioni etc, ecco quello è il momento preciso in cui la coda ricomincia a scorrere.

Ridatemi l'apecarre.


- Tua suocera -classe 1935- gioca online a un roba che si chiama Gothic Soldiers-Costruisci il tuo Impero, c'ha l'account e tutto. Ogni tanto nel buio della stanza lo schermo s'illumina e giunge l'urlo raccapricciante di qualche troll.

Poi dice la strana è Susibita.

- Nei moderni supermercati delle provincie del nord ci sono interi reparti dedicati al bio, all'etico, al vegan, al bio-etico-vegan. C'hanno il tofu disidratato, gli straccetti di seitan, le mandorle della Manciuria da coltivazione a lotta integrata, la candeggina biologica che la puoi pure dare ai bimbi al posto del succo. C'hanno TUTTO.

Tiè - stolta (pseudo-)vegetariana in fuga dalla civiltà.

12 novembre 2014

Domani è un altro giorno (ci sono i 20, e poi i 30).

A 20 avevo belle gambe. Nascoste.
A 30 gambe più magre, meno toniche. Nude.

A 20 tutti giustificati, eccetto me stessa.
A 30 beneficio del dubbio fino a prova contraria.

A 20 e se poi pensa...?
A 30 c'è  il tuo parere. E poi c'è il mio.

A 20 solo rock e dintorni. A 25 intermezzo amarcord con cartoons anni '80.
A 30 Radio24.

A 20 Dio che male.
A 30 il male disgusta, ma scuote.

A 20 sono peggio di (quasi) tutti.
A 30, voglio essere una brava persona.

A 20 Tolstoj. A 30 Dostoevsky.

A 20 sola. A 30 insieme.

A 20 mi faccio il culo, che poi mi ripaga(no). A 30 mi faccio il culo, se lo dico io.

A 20 chissà che bello.
A 30: vedi? questo è bello.

A 20 paura.
A 30 Rossella O'Hara.

4 novembre 2014

Saturno contro.

Scrivo dei bambini perché i bambini sono la mia isola felice.
Quando si ha Saturno contro è sempre bene avere delle isole felici su cui rifugiarsi per un po', prendere fiato al sole.
I miei bambini sono la mia isola felice, ora.
Non so se sia una cosa bella oppure brutta, so che è così.
Non so se sia giusto, oppure brutto, oppure ancora inopportuno.
Se suoni male dirlo perché dovrebbe essere il contrario: io il loro rifugio, io la loro isola felice.
Ma in realtà sono vere entrambe, e la cosa mi pare, oggi, ambivalente.

Il fatto che loro siano la mia isola felice purtroppo non li esime dall'essere stancanti - degli scassamaroni, diciamolo- e non mi esime dall'essere stanca -un'isterica, ammettiamolo.
Così stasera ho urlato parecchio, alle mie isole felici, perché non stavano fermi, e litigavano sul letto, e prima -a cena- si mollavano calci sotto il tavolo, e lei c' ha quella vociaccia, e lui è un frignone.
E io sono esaurita, sotto pressione, sono pure un po' depressa. C'ho Saturno contro.

Dire che i figli sono degli scassamaroni oggi va di moda, fa tanto mamma moderna, la non-solo-mamma, la i-figli-questi-adorabili-scassacazzi-si-può-dire-?-sì-dai-si-può-dire.
La mamma nuova, la figura che spesso ho contribuito a modellare in questo spazio, cui abbiamo -in tante- contribuito, nei nostri spazi.
Un po' la sentivo mia, un po' sono andata dietro al battutame: senza far male a nessuno, solo perché è divertente, è catartico, è persino vero, in parte.

Ma la verità più banale, molto anni '50, molto fastidiosa e molto evidente, è che a un certo punto ti accorgi che in effetti loro non sono tutto, ma sono tutto ciò che conta.
Alla fine di tutto, a conti fatti, la forza me la danno 4 fila di ciglia addormentate, 5 dita per piede, 2 nasi piccoli, 1 moccolo incrostato, 1 guancia soda e fresca per lato, moltiplicata per 2.
Del resto, francamente, non me ne frega niente.
Si fotta Saturno con tutti i filistei.

28 ottobre 2014

In queste settimane, nonostante tutto, mi piace.

Mi piace la mattina quando sali sul pulmino e ti volti a salutarmi: gli altri bambini fanno ciao-ciao o mandan baci, tu invece prepari il nostro segnale in codice che è il muso del coniglio, con le mani aperte alte sulla testa e i due incisivi fuori.
Tutti gli altri, bimbi, autista e volontario compreso, ci guardano strano ma tu te ne freghi, già alzi il pollice e mi fai "ok, è tutto okkei".
Io tengo il braccio alto finché il pulmino non imbocca la curva, tu spesso anche, altrimenti ti volti prima mentre io rimango lì mezzo secondo in più fino alla fine, perché è il mio ruolo e non il tuo, rimanere fino alla fine.
Il tuo è quello di voltarti, se devi.

Mi piace, e m'ammazza, che sei una tosta.
Che se è no, è no, e nulla ti corrompe.
Mi piace e m'ammazza che tu sia disposta a rinunciare a qualunque do ut des, perché se hai deciso che quella cosa che non vuoi fare non la vuoi fare, tu -semplicemente- non la fai.
Mi ammazza, perché stamattina i giochi li hai fatti cadere tu, e li dovevi mettere a posto. Ma non stavi bene, hai fatto il capriccio, io non ho mollato, e nemmeno tu. 
Così ci siamo prese entrambe le conseguenze delle nostre insistenze e siam salite in macchina con due nuvole nere sul capo.
Mi ammazza perché sono tua madre e devo indirizzarti, o quantomeno contenerti.
Ma c'è una parte di me che a te non svelerò mai a meno che tu un giorno non legga queste parole o mi paghi profumatamente, che trae una sotterranea, istintiva consolazione dal sapere che esiste qualcosa in te che sa non cedere, che è capace di opporsi.
Una forza di contrasto che è disposta a mettersi in gioco, eventualmente a perdere, pur di non rinunciare al diritto di quel no che è NO solo per te, e sei solo tu a stabilire quanto vale. Sacrosanto, e di chi altri? 
Mi rassicura -di nascosto- perché capisco ora che nella vita potresti avere bisogno, un giorno, di quel NO.
Ed è un balsamo sapere che tu ce l'hai lì dentro, da qualche parte tra le ciglia lunghissime e l'ombelico bianco, e potrai tirarlo fuori all'occorrenza.

Mi piace che è arrivato il freddo e abbiamo messo il mezzo piumino e ho la scusa finalmente per dar sfogo a quel piacere intimo, segreto, appena appena velato da un fugace biasimo verso me stessa che è l'infilarmi la canottiera nelle mutande, uguale preciso a quando avevo 6 anni.


21 ottobre 2014

Tutta colpa della Tamaro.

Immersa nell'acqua della piscina galleggio, scendo un po' giù e guardo sotto: le gambe mi sembrano più grosse, più bianche, più glabre; i suoni ovattati, ottusi, lenti.
Mia madre dice sempre "hai chiesto al nonno?" quando ho un problema.
Io chiedo al nonno da sempre: se perdo le chiavi, per un esame in università, quando ho comprato casa, o se mia figlia non sta bene.
Da che ho memoria, quando non so che pesci pigliare, io chiedo a mio nonno.
Non faccio solo quello. Cioè: mi attivo, anche.
Però alla fine di tutto, quando ho fatto più di quello che potevo fare, gli parlo sempre.
Immersa nell'acqua, dunque, chiedo a mio nonno. Già che ci sono anche alla nonna.
Mi sento patetica  sull'orlo dell'acqua a bisbigliare ai miei nonni e mi viene da piangere, allora scendo sotto, così non mi si vede.
Dentro nell'acqua comincio a nuotare e mentre nuoto capisco che:

1. ci sono le cose imprescindibili

2. ci sono le cose importanti

3. ci sono le cose che desideri

4. alcune categorie di cose nel mondo continuano indefessamente il proprio moto, che io sia in ansia, in pericolo o in acqua a chiamare i miei nonni. Tra queste le albe e i tramonti, la ricrescita pilifera, i bambini sotto i 5 anni che hanno bisogno della mia attenzione, della mia presenza, del mio tempo, della mia stabilità.

5. non sono forte come credevo

6. sono più forte di quando ero giovane

7. la vita non ti dà un preventivo lavori

8. tutto ciò che so dell'amore

9. quello che m'ha fregata nella vita, a me, è stata la Tamaro.
Lei, la nonna nel giardino in autunno, le lettere alla nipote scappata, e dove accidenti sta andando il mio cuore.