23 febbraio 2015

#ioleggoperchè

Io leggo.

Perchè non ho soldi per viaggiare.
Perchè vivere, a volte, non mi riesce bene.
Per esser maschio, cane o assassino. Per lanciare l'expelliarmus.
Per vantarmi con chi non l'ha letto.
Per il colore della carta vecchia e il profumo di quella nuova.
Per il possesso fisico del libro.
Per nutrire i miei dubbi.
Per pura estetica, o senso del ritmo.
Perchè è pericoloso, e bellissimo.
Per le figure.
Perchè la notte è buia e fa una paura fottuta.


Perchè i bambini, di là, fan casino.
Per educare, dal latino: condurre, guidare fuori, ma anche sollevare, erigere. Perdìo, INNALZARE.
Per la dura legge della jungla.
Perchè non so scrivere.
Perchè è una droga legale.
Per disimpararmi.
Perchè non ho sonno.


Per i quadrifogli secchi di mia nonna tra le pagine, anni dopo.
Perchè ti presto pure le mutande, se vuoi ma sui libri -mmh- faccio la gnorri.
Perchè su twitter seguite Sanremo.
Per le note a margine di uno sconosciuto, su un libro comprato al mercatino.
Per ricordare.
Per dimenticare.


Perchè sono curiosa come una scimmia.
Per sudare di paura nel letto.
Per ridere in mezzo al treno.
Per il sacro.
Per il profano.
Per quando devo continuamente interrompere, se è troppo ben scritto/figo/inaspettato/esaltante/commovente/indignante/arrapante/avadakedavra.


Per non volerci credere, che è finito.
Per ricominciare daccapo.


p.s. se ancora non la conoscete,  tutti i dettagli, le risorse, i come, i dove, i quando e ovviamente tutti gli altri perchè di questa bellissima iniziativa: #ioleggoperchè

17 febbraio 2015

La nipote del Gran Mogol.

Susibita ha in programma una breve tappa lavorativa nella Città Grande.

La doverosa premessa a quanto segue è che dal momento in cui Susibita ha messo i piedi, anzi prima ancora gli occhi, sulla Collina dei Conigli, ha saputo di non essersi sbagliata, di aver fatto cosa buona e giusta.
Non c'è stato un solo momento in cui abbia rimpianto la vita di prima.
Perché la Collina, dovete sapere, è proprio fatta per lei.
Negli anni Susibita si è sempre più mollemente adagiata nel degrado stilistico a cui il suo armadio tendeva -invero- anche prima.
Ha progressivamente abbandonato jeans stretch e maglioncini, per gettarsi - spensierata e temeraria - nel bolo di tute in acetato e felpe con cappuccio che è diventato il fondo del suo letto.
La cosa figa di lavorare da casa è che puoi avere una call skype alle 12.30 con un tizio nel Canterbury e sembrare una persona seria, una che ne sa - indossando il pigiama di flanella, le crocks e puzzando vagamente di stufa a legna.

Forse la cosa che le manca sono solo i colleghi, gente adulta con cui parlare, prendere un caffè.
Per carità, Google simpaticissimo, sta accucciato ai piedi che è una meraviglia. Non fosse che qualche volta è un po' petomane, ma magari quello è un problema che avete anche voialtri là fuori nelle Città Grandi, col vicino di scrivania. E a 'sto punto -perdonate- ma francamente meglio il mio cane.
Tuttavia anche questo fatto di  levarsi il pigiama ogni tanto e ricordarsi che si è degli esseri umani e non dei teletubbies, non è da sottovalutare.
Inoltre Susibita sa per certo che nella città grande esistono un sacco di ristoranti fichissimi, lo vede dalle vostre foto su Instagram.
Robe che mi parete tutte a Niuiorch, gente. Ma che posti frequentate?
Noi qui al massimo cinghiale in umido, se dico che sono vegetariana generalmente rispondono con sincera afflizione: "Mi spiace. E per quanto tempo, ancora?".
Come una malattia che è piombata addosso dall'alto e da cui prima o poi ti riprenderai, inconcepibile la scelta volontaria.

Insomma Susibita è felice e garrula come una poiana in primavera per questo piccolo diversivo nella quotidianità campestre.
Ha tirato fuori jeans e maglioncini e addirittura la piastra.
E' felice e garrula come una rondinella all'idea di andare in un ufficio dove pare ci sia gente, addirittura delle donne (Susibita lavora nel 99% dei casi con uomini. No scusate, peggio: con uomini, e ignegneri).
E' felice e garrula perché pregusta brevi ma felicissime reunion con amici cittadini.
E' felice e garrula perché per qualche ora non avrà bambini intorno a sé.
Lo so, fa brutto messa così, ma è la vera verità.
E' altrettanto vero che dopo 8 h senza di loro telefonerà a sua madre chiedendo "come stanno? che fanno? s'ammazzano? me li passi?" e che al suo rientro li stritolerà di baci, ancora galvanizzata dalle notti di sonno ininterrotto.

C'è solo un piccolo problema, niente di che: lui s'è portato via l'unico trolley di casa.
Dunque Susibita si presenterà in ufficio per conoscere tutta 'sta nuova gente in zaino Quechua.
Ciò la definirà immediatamente ed irrimediabilmente per quella che essa - invero - è: la nipote quindicenne del gran Mogol, direttamente dal Campus Estivo delle Giovani Marmotte.

11 febbraio 2015

Il Giorno Feriale.

Il problema del giorno feriale è che - per tutto il mondo- è un giorno in cui la gente lavora.
La gente, quel giorno feriale, si aspetta che tu lavori.
La gente non accetta alternativa.
Bambini ammalati? epidemia di scarlattina? le cavallette?
E' un giorno feriale: la gente ti scrive, ti chiama, ti faxa, ti chatta, ti lancia piccioni.
Il giorno feriale imbruttisce tutti, ma le madri lavoratrici single part-time in particolare.

h. 8:50: avvìo del computer.

h. 9:00:
"Mamma accendiamo tv?"
"Certo, click."

h.10.00
"Mamma, abbiamo fame."
"Toh." (lancio di merendina, oltre la schiena)

h. 10.30
"Caro cliente, mi rincresce aver dovuto posticipare la nostra call di ieri su skype ma tornavo allora dalla pediatra che mi annunciava una sospetta scarlattina, avevo fatto il giro di 2 farmacie e 15 tornanti, erano le 12.30, questi c'avevan fame, avevo appena messo su l'acqua ed era impensabile che di lì a 20 minuti io potessi collegarmi, ho avuto un piccolo imprevisto che mi ha trattenuta fuori ufficio..."

h. 11.40
Ma se mi faccio un'altra mano di rosso sui capelli poi devo schiarire pure le sopracciglia?

h. 12.00
"Mamma, abbiamo fame."
"Toh." (lancio di pezzo di hemmental oltre le spalle)

h. 12.50
"Mamma abbiamo guardato troppa televisione e adesso abbiamo mal di testa."
"Cosa? non pensateci proprio: voi ora rimanete lì. Su-su, poche storie, che devo ancora metter su l'acqua."

h. 13.15
ricordatidichiamarel'estetista, ricordatidichiamarel'estetista, ricordatidichiamarel'estetista, ricordatidichiamarel'estetista.

h. 14.30
"Mamma ci leggi una storia?"
"Non potete giocare?"
"Già fatto, ci stiamo annoiando."
"Ma come? domino? domino lo avete provato? dama? il puzzle? supercluedo? trivial pursuit con la marmotta?"
"Mamma ma che dizi?"
"E' l'ultima mail, giuro, poi arrivo."

Non importa quanti libri di Marcello Bernanrdi voi abbiate letto, non importa quanto tempo cosiddetto di qualità voi abbiate dedicato ai vostri figli.
Pirma o poi Il Giorno Feriale arriva, a ricordarvi che la verità è che siete dei mostri.
Orrendi, stanchissimi, pelosissimi mostri.

3 febbraio 2015

5.

Oi, tu.
Dico a te.
Cinque Anni, dico a te.
Te, che sei curioso come la lumachina quando caccia fuori le corna.
Te, con pensieri instabili, irrequieti e veloci come moscerini.
Tu cuore di ape, occhi di foglia.
Tu che non sei più piccolo, né grande ancora.
Che stai lì nel mezzo esatto, gambe indietro e mani avanti.
Lo so che non è semplice ma in un certo qual senso mi serve.
Perché tu possa spiegarmi ancora per un poco cos'è che si prova, ad essere bambini,  giocare con le noci di pesca.
Perché io impari a spiegarti -di qui in avanti- cos'è che si prova, ad esser grandi, e dover proteggere.

Francamente, mi si spezza il cuore.
Non fraintendermi, sono felice per te.
Non voglio fermarti mai.
Peraltro non potrei, anche volendo - perché viaggi spedito, questo è chiaro e pure irreversibile.
Sei un maschio affascinante. Mai visto un maschio così - io- prima d'ora.
Cresciuta in una casa di sole donne, non conosco altro che il femmìneo.
I maschi per me sono arrivati dopo, e avevano già tanta strada alle spalle da non poterli conoscere più.
Ma tu ad esempio -dimmi- cos'è questa mancanza di vergogna e di menzogna che c'hai? la conserverai sempre? tipo quando fai le puzze, -no?- e ci sono lì certe bimbe tue amiche, e tu serafico "Ccusate, sono 'ttato io." La perderai, voglio sperare, o ne conserverai un germe piccolo per te e per i tuoi simili, quando rutterete - maschi e felici- nei vostri covi di adolescenti?
E dimmi, dimmi. Quand'è che la imparerai questa sibilante? Dovrò mandarti da qualcuno o basteranno il tempo  e l'aria calda dell'estate e ci sarà una una mattina in cui ti sveglierai e parlerai così come pensi?
Non so se vorrò ascoltarti, quella mattina.
Scherzo: certo che ti ascolterò, ma ti pare? Ti applaudirò anche, ti farò un sacco di salamelecchi.
Bravo amore, bravo!
Poi mi volterò a bestemmiare per non aver potuto salutare il bambino che eri.

E poi dimmi, dimmi.
Quel tuo modo di ridere, buttando indietro la testa.
Tuo padre ce l'ha ancora, così nutro la speranza che anche tu lo conservi.
Il capitolo orecchie.
Al momento m' irrita moltissimo quando me le pastrugni, fanno cinque anni esatti che non le molli. Prima o poi cederai o pensi di spippolarmi il lobo fino ai 17?
E dimmi dimmi.
I libri, ad esempio. Li leggeremo sempre insieme, suppongo. Perché mi dispiacerebbe tanto, sai, non farlo. Però c'è qualcosa d' intimissimo, quasi sacro, nel leggere da soli, e tu non puoi -non devi- perdertelo.

Quanto al bambino che oggi ti ha picchiato, dovremmo parlarne.
Io sarei per la soluzione dolce: lo appendo per la pelle delle balle e gli faccio il culo a strisce.
Tu saresti per quella fantasiosa: tu che lo minacci millantando di essere un grande "fottissimo, cavaliere", e lui che persiste imperterrito a gonfiarti.
Ma la fantasia con quelli lì non attacca, attaccano i denti invece: mostraglieli, dice tuo padre.
Non ti sta suggerendo di morderlo, ti sta dicendo di ringhiare forte, semmai.
Io credo abbia ragione lui.

E poi quell'altra cosa, quella che mi dà un sacco di pensieri.
Mano a mano che il tempo passa, amerò sempre così o mi darai un po' di tregua?
Cioè ci sarà un momento in cui ti amerò -ok- però diciamo non mi si strapperanno le budella come ora?
E' questa una prerogativa delle madri italiane o succede a tutte?
E -nel caso contrario- esistono dei corsi per genitori che amano ma senza contorcersi gli organi interni che ne so, tipo in Russia?
Ora che le tue mani e soprattutto i tuoi piedi non sono più cicciottosi dovrei vedere già dei risultati tangibili, in tal senso, ma niente. La cosa mi preoccupa, devo essere sincera, perché ci speravo, prima dei fruncoli, la peluria e tutto il resto.

Fammi sapere che ne pensi, in generale dico.
E nel particolare, per quel tuo compagno piscialetto che s'è azzardato a metterti le mani addosso.

Tua, mamma.









21 gennaio 2015

Le drammatiche conseguenze dell'aSOCIALità.

Mia madre ha tipo 43 paia di occhiali, ma non importa quanti siano, tanto sono comunque tutti persi o irriperibili alla bisogna.
Ma non volevo parlare degli occhiali di mia madre.
Volevo parlare del fatto che mia madre ha scoperto whatsupp, il che di per sé non è preoccupante.
Lo è invece il fatto che non abbia gli occhiali.
Perché adesso, oltre whatsup, mia madre ha anche varcato il fantastico mondo dei messaggi vocali.

I messaggi vocali e mia madre sono IL MALE.
Pare l'Agente Cooper, ve lo giuro.
Ve la dovete immaginare, su alle stalle alle 5 del mattino con gli stivali infangati:




Primo messaggio (lenght: 30 sec): "Buona notte ai tesori miei, mi spiace che state tutti male, vi amo tantissimo, pciù-pciù."
Secondo messaggio (lenght: 2'') - delirio nella chat di gruppo condivisa con me e mia sorella e riassunto dell'INTERA telefonata con me: "Allora ho sentito Susi, lei 37.3, loro 38.5, l'altro 40. Dopo chiama la pediatra ma SECONDO me deve fare una lastra ai polmoni al bimbo. Lei ti dirà che ESAGERO ma mi sembra la cosa più normale di 'sta terra..."
Terzo messaggio (text): .ai. HUM. DCNIXX999WWWL.
Tentativo di scrittura senza occhiali.

Si attendono a breve i seguenti:

"HHHiiiiiii!! E chi ha mangiato il ragù al cinghiale che era qui sul bancone, eh?? EEHHH?? Tu, zoccola con le zampe che non sei altro. Brutta porca pelosa. Tu non sei un cane, sei una latrina sei! Vieni qui che ti torco il coll....!!"
Messaggio vocale inavvertitamente partito in seguito a grave incidente domestico.

"Allora Susi, GIA' CHE SEI AL SUPER mi dovresti prendere 8 kg di patate, 3 rape verdi che le faccio sulla stufa quando vieni venerdì,  5 cassette di peperoni che li ho finiti e sai che io senza verdura, ah poi te l'ho detto che a GEO&GEO dicevano che i peperoni contengono più vitamina C delle arance, lo sapevi? poi 12 uova e 10 l di latte, lo zafferano, qualcosa di carne ma non so bene vedi tu, quando sei lì davanti al banco chiamami se c'è qualcosa in offerta. Ah e se trovi qualcosa per il bimbo che compie gli anni che io lo sai abito qui in culo ai lupi e dove lo trovo un regalo? Niente, E POI BASTA."
Messaggio vocale che verrà sistematicamente ignorato.


Comunque come i social non ce n'è, vedi un po' mia madre ora come sta connessa col mondo anche dalle stalle.
E non vogliamo parlare di quelle come me, segregate in casa con minori ammalati.
Immaginate se non avessi instagram e non potessi seguire le social-risse tra animaliste e fashion blogger impellicciate. Son tragedie vere -gente- siamo seri.

No davvero, la farmacista stamattina è stata il primo incontro ravvicinato e reale con un adulto dopo 56 ore.
Voi non potete capire il mio sguardo, tipo border collie in astinenza da pallina.

"E quindi, eh? eh? Dica, dica."
"Hem, no nulla, lo prende 1 volta al giorno tutti i giorni per un mese e rinforza il sistema immunitario..."
"E a casa? tutto bene a casa? Dica, dica. Il weeekend? Che fa nel weekend? Dica dica."

Datemi una pallina, una fescion blogger, un'ambientalista, Gasparri.
Mario Adinolfi - perdinci - qualunque cosa.
Ma non lasciatemi qui da sola.

15 gennaio 2015

Pazzie.

H.21:00 - chat online da sotto il piumone (in due città diverse).

"Allora cosa ne dici della mia proposta?"
"Non so, non ti sembra eccessivo?"
"Eccessivo? Spudorato? Eccitante? Bè un po', sì. Però non lo facciamo mai, dai... ti prego, mi sento già un brividino che mi parte dalla cervicale, guarda."
"E sia! vai. Mi hai convinto. Lanciamoci."
"Sìì??? -squittìo eccitato -ssìì, che bello! Non vedo l'ora!"
"Davvero? ma non me lo chiedi mai, di solito."
"Sì lo so ma questa volta è diverso, sento il bisogno di qualcosa di nuovo, al limite del peccaminoso: una pazzia."
"Uh, Susi..."
"Uh, uh! che vuoi fare? non ci posso far nulla. Mi sento una liceale coi brufoli, ma 13 anni più vecchia."
"Allora buonanotte, a domani."
"A domani, sì: domani!! Notte."

h. 23:00.
Temperatura interna del piccolo: 39.7.

Avete assistito a:

"Volevamo solo mega-birrozzo, rutto libero, Pride al secondo spettacolo, bimbi dalla nonna."

13 gennaio 2015

Le cose che restano, e quelle che arrivano.

Lui gioca coi Lego Chima, fa la cacca sfogliando il catalogo Lego Chima, sogna il suo compleanno e nuovi personaggi Lego Chima.
Lei cavalca moto, offre passaggi a suo fratello, mi bacia dal mento fino alle orecchie facendomi il solletico.
Io ho tagliato i capelli.

E niente, tra poco i Golden Globes, poi Sanremo, gli Oscar, Pasqua e ormai le maniche corte.
Alcune cose non cambiano mai, tipo io in questo 2015 ho già dimenticato Nina al nido e siamo solo a Gennaio.
Altre invece.
La verità però è che i capelli sono il cambiamento più piccolo e meno evidente.

Tanto per cominciare NonnaPensaciTu, anche detta LaSuocerachetammazza, ha preso il treno per tornare a casa.
Salutandomi mi ha detto "devo ringraziarti perché sei sempre gentile e piena di attenzioni. Mi avete fatto passare un Natale pieno di gioia, tu e i bambini: siete bellissimi. Chissà come mi mancherete, domani."
Susibita, che 1 minuto prima stava così:



E' rapidamente passata a questa fase qui:



E niente.
Ha vinto lei, tanto per cambiare.


Poi io ho la testa piena di idee, una roba mai vista, vi dico. Che devo svuotarla nello scolapasta, addirittura.
L'altra cosa - in quello che mi aspetta - è che sono sola.
Ma non sola che ho paura, che mi sento fragile, abbandonata o che.
Nono.
Sola che me la faccio nelle mutande, ma un po' ghignando.

Tipo così:



Buon 2015 a me.





3 gennaio 2015

dediche.

Il primo post del 2014 lo dedico a mia suocera, che entro le prime 24 h di presenza in casa rischia grosso ( ora di arrivo: 17.30. Ore 21: "Adesso levamela di torno o m'attacco alla dentiera e tiro forte ") e poi si riscatta giocando a dama coi bimbi, rubando una scala da fienile e rientrando dalla finestra  perchè s'è chiusa fuori.

Lo dedico a quel nerd di mio figlio, 5 anni non computi, che si spara tutorial online su come comporre i veicoli Lego chima.

Lo dedico a Nina che sa parlare e comincia a farsi capire una mezza fava in piú, e comunque è intonata.

Lo dedico a Lui, che è pazzo e orgoglioso e sta in fissa con la reclette: la pulisce, la riordina e ormai parla solo di quello.

La dedico a me, che fingo (male) che non faccia piú male, che fingo (bene) di non aver paura, che ho tante idee e che comunque -mal che vada- sono intonata.
Lo dedico a me, che non voglio piú scappare ma mi sento già sfuggire, però mai da qui dove la notte incontro la volpe, il tasso o la civetta.
E voi se non lo sapete ve lo dico io com'è ch'è fatta una volpe: è fatta di Bellezza ed è fatta di Paura e anche di qualcosa di molto muschioso e fragile che è Selvatichezza.
Ed io se non lo so me lo  spiego da me com'è che sono volpe.

23 dicembre 2014

Oltre il permafrost (buon natale)

Il bimbo in piazzetta ieri caricava taniche sulla macchina per andare alla fonte, che gli han tagliato l'acqua.

Oggi ti ho comprato un pandoro, perché so che ti piace il pandoro, poi dopo la cassa ho visto il carrello della caritas con dentro 3 passate in croce e un pacco di fusilli, allora adesso il tuo pandoro è lì e so che non ti dispiacerà.

Il mio bambino non ha più paura dello spettacolo di Natale, perché ha indossato un maglione col lupo ed è diventato forte. "E' stato un gande ppettacolo, mamma. Popio un gande ppettacolo" è tutto ciò che ricorda.

Credo di essere pronta per quello che porterà Gennaio, ma qualcuno dovrebbe avvisare anche il mio cervello. Nel dubbio, domani taglio i capelli.

Ho preso 6 nuovi  libri in biblioteca e ho fatto la tessera a lui, che ora se la tira moltissimo.

Sono felice e vorrei dirlo a qualcuno, mi pare abbia senso che qualcuno là fuori lo sappia.
Perché stanotte in fondo al letto dove di solito comincia il permafrost, adesso ci sono i tuoi piedi.

14 dicembre 2014

il solito inutile e svilente panico prefestivo.


- n. 2 feste di natale

- n. 1 laboratorio di natale

- n. 5 teglie di biscotti ("visto che non puoi venire al laboratorio di natale". Gettatemi nuda tra le ortiche la prossima volta che mi vedrete scrivere alla rappresentante).

- 10 alla enne richieste incomprensibili da parte di clienti particolarmente dopati sotto natale

- 1 visita per sindrome di Munchhausen

- 1 tentativo di depistaggio all'Istituto Previdenziale allo scopo di farmi ridare i soldi, indi rendermi irreperibile a vita.

- L'ordine di TUTTI i regali su IBS cancellato, data di consegna prevista tra il 29.12 e il 5.01. 
No utile, veramente.

- Tutti, ma dico TUTTI i regali da prendere. E io sto a PaeseinCuloaiLombrichi.
Comodo come dire Kuala Lumpur-Esselunga.

- n. 10 giorni prima di non essere più sola. E della suocera.

- H. 5.30 e sto lavorando da 1 h e mezza.


Ma va tutto bene, va tutto bene.
Tipo pensavo Natale sarebbe stato casa in disordine, pigiama e grembiule, farina sul tavolo e pasta fatta in casa. Mi faccio sempre dei bei film, io.

Comunque in qualche modo te li trovo, questi Lego Chima che aspetti da Ottobre.
Quelli, e un paio di guantini rossi, perché non hai chiesto altro e altro non voglio vederti scartare quella mattina, nel tuo pigiama stropicciato.
In qualche modo ci vado, in una libreria vera, e lì -bada bene- vi scelgo dei bei libri, selezionandoli per quando li leggeremo sdraiati coi piedi in aria se non farete gli isterici e se io non urlerò [perché mi spiace avere urlato, oggi. E mamma mi ha detto che è colpa mia, che c'è qualcosa che non va nel mio metodo, che inizio bene e poi mando tutto a puttane. Che voi sentite il mio nervosismo. E io sospetto che sia vero, ma lo rifiuto, e lo temo.]
E quando l'avrò fatto, insieme a tutto il resto, tuo padre tornerà.
E allora sarà Natale.

3 dicembre 2014

Io mica lo sapevo, ma tu sì.

Che tu fossi tu io mica lo sapevo.

Di quando avevamo 16 anni ho ricordi nebbiosi.
Ciò che saremmo stati anche quello era da bassa padana, ricordi?

Metti che ci lasciamo e ci rincontriamo a 30 anni, giurami che non saremo degli stronzi.
Più grassi, stempiati, ma stronzi no, dai.
No stronzi mai, promettiamocelo.
Di destra?
Azz. Addirittura?
Vabbè ma onesti.

Non ti guardavo, perché eri un bravo ragazzo.
Sono svalvolata fuori di testa solo quando ho capito che eri una brava persona.
Poi c'è stata quella volta che tu stavi per finire in presidenza e io a mala pena me n'ero accorta, perché intanto che tu stavi lì in piedi davanti al banco, tranquillo e irriducibile, io leggevo fumetti sulla smemo di A.
Vedi che differenza, tra te e me.

Dio quanto ti amo, per questo.
E non sei neanche diventato di destra.

26 novembre 2014

Lo sgabello e altri pensieri.

La mia amica L. una volta mi ha detto che sono fatta per imbattermi in incontri strani, che ho una calamita per attirare personaggi da romanzo.
Ci ho riflettuto e non penso sia vero.
Penso che il tutto sta nell'andare nei posti giusti nel momento giusto.
Il momento giusto fa tutto.
Ad esempio se voi al cimitero ci andate di domenica mattina, incontrerete per lo più la sfilata di quelli usciti da messa in ghingheri, che buttan via fiori freschi e fanno a gara col vicino di tomba per quale delle due è più in ordine.
Se invece ci capitate in un tardo pomeriggio di giovedì, allora ci trovate lui, che avrà 80 anni suonati lì seduto sul gradino, e guarda la tomba di lei.
Se avete bisogno della scala, in un tardo giovedì di Novembre, lui si sposterà sollecito, scusandosi perché quel giorno non s'è portato lo sgabello. Perché di solito porto lo sgabello, vi dirà.
Allora in quel tardo pomeriggio novembrino voi guarderete le date sulla tomba, e ci sarà scritto 1922-2014, ma la foto sarà in bianco e nero di una donna giovane, coi capelli sciolti dietro le spalle.
Poi noterete lo spazio vuoto accanto alla tomba, ricoperto di sassolini bianchi, in attesa.
E allora cambierete i fiori ai vostri morti in silenzio con un groppo così, perché avrete capito che quello non è un romanzo.

Al cimitero ci vado sempre perché mia madre mi ha insegnato che l'amore continua, anche se a Messa non vado più e in Dio non credo ancora.
Ci trovo i miei nonni e i miei bisnonni che non ho mai conosciuto ma di cui so tutto perché -sempre mia madre- lei è una che ricorda moltissime cose e anche perché la famiglia è un abbraccio stretto e talvolta inopportuno, ma su misura.
Un abbraccio su misura non so se ce l'avete presente: è quando una persona ti abbraccia e non avanza fuori niente, non è troppo alta che gli allacci le ginocchia, né troppo magra che ci potresti far due giri. L'abbraccio su misura è fatto per te, che ne sei il metro, pure se sei alta un decimetro e una banana.

Il cimitero mi fa sorridere perché vi permangono simpatie e antipatie faziose, lasciate in eredità ai posteri.
Ad esempio io cambio i fiori a tutti, ma i più belli sono per il mio nonno, quello bello e comunista come Vladimir Ilic Ulianov Lenin, ormai lo sapete tutti.
Molto belli li metto anche al mio bisnonno col naso lungo e le orecchie a sventola, che è stato l'uomo più buono e dolce sulla terra, me lo dice sempre mia madre e io le credo.
Spesso ci stupiamo che nessuno abbia poi preso da lui, visto che siam venute fuori tutte un po' stronze,  nessuna esclusa.
Al trisnonno  G., invece, classe 1826, cambio i fiori ma per lo più gli metto un po' di verde, perché a mio Nonno stava sulle balle e diceva che era un po' una mezza carogna, allora io -giustamente- ne diffido, perché mio nonno aveva sempre ragione e questo non può essere messo in dubbio: è una legge perpetua.
Il mio nonno avrebbe 102 anni e so che sarebbe ancora bello come Vladimir Ilic Ulianov Lenin, ma quanto al comunista chissà.
Il mio bambino ha il suo sguardo.

Se capiti al cimitero in un tardo pomeriggio di Novembre fai incontri e pensieri che possono sembrar strani, ma che sono solo veri.
Per affrontarli, e in qualche modo superarli, puoi solo metterti di fronte al computer con le cuffie, e lavorare avendo cura di alternare le prime Christmas Carrols ai Ramones, perché sei una persona equilibrata e coerente.

18 novembre 2014

Conferme.

Nel caos generale alcune scoperte sono solo conferme:

- Vivere in campagna ha inibito e ormai quasi totalmente azzerato le già pur scarse prestazioni automobilistiche di Susibita.
In 3 minuti entro i confini della Città Grande Susibita si perde, e non è un'iperbole.
Uscita dall'autostrada non fa in tempo a percorrere 100 m e già si è persa, con Lui che la chiama inveendo "Ma dove vai? ti ho vista imboccare quella sbagliata: la seconda alla rotonda, la seconda, non la prima! Ma come ci sei riuscita? eri qui, 5 secondi e mezzo fa.".

Modestamente.

- I tempi di percorrenza nelle provincie del nord non sono proporzionali alle distanze.
Se alle 17.20 pensi di essere in anticipo per girare attorno all'isolato, fare una rotonda e avviarti verso la stazione per le 17.40, affrettati perché non è vero: sei in ritardo.

Dio che ansia.


- Mentre tu vivi in campagna la Legge della Coda continua indefessa a mietere vittime: quando spegni il motore perché insomma il gas serra, le emissioni etc, ecco quello è il momento preciso in cui la coda ricomincia a scorrere.

Ridatemi l'apecarre.


- Tua suocera -classe 1935- gioca online a un roba che si chiama Gothic Soldiers-Costruisci il tuo Impero, c'ha l'account e tutto. Ogni tanto nel buio della stanza lo schermo s'illumina e giunge l'urlo raccapricciante di qualche troll.

Poi dice la strana è Susibita.

- Nei moderni supermercati delle provincie del nord ci sono interi reparti dedicati al bio, all'etico, al vegan, al bio-etico-vegan. C'hanno il tofu disidratato, gli straccetti di seitan, le mandorle della Manciuria da coltivazione a lotta integrata, la candeggina biologica che la puoi pure dare ai bimbi al posto del succo. C'hanno TUTTO.

Tiè - stolta (pseudo-)vegetariana in fuga dalla civiltà.

12 novembre 2014

Domani è un altro giorno (ci sono i 20, e poi i 30).

A 20 avevo belle gambe. Nascoste.
A 30 gambe più magre, meno toniche. Nude.

A 20 tutti giustificati, eccetto me stessa.
A 30 beneficio del dubbio fino a prova contraria.

A 20 e se poi pensa...?
A 30 c'è  il tuo parere. E poi c'è il mio.

A 20 solo rock e dintorni. A 25 intermezzo amarcord con cartoons anni '80.
A 30 Radio24.

A 20 Dio che male.
A 30 il male disgusta, ma scuote.

A 20 sono peggio di (quasi) tutti.
A 30, voglio essere una brava persona.

A 20 Tolstoj. A 30 Dostoevsky.

A 20 sola. A 30 insieme.

A 20 mi faccio il culo, che poi mi ripaga(no). A 30 mi faccio il culo, se lo dico io.

A 20 chissà che bello.
A 30: vedi? questo è bello.

A 20 paura.
A 30 Rossella O'Hara.

4 novembre 2014

Saturno contro.

Scrivo dei bambini perché i bambini sono la mia isola felice.
Quando si ha Saturno contro è sempre bene avere delle isole felici su cui rifugiarsi per un po', prendere fiato al sole.
I miei bambini sono la mia isola felice, ora.
Non so se sia una cosa bella oppure brutta, so che è così.
Non so se sia giusto, oppure brutto, oppure ancora inopportuno.
Se suoni male dirlo perché dovrebbe essere il contrario: io il loro rifugio, io la loro isola felice.
Ma in realtà sono vere entrambe, e la cosa mi pare, oggi, ambivalente.

Il fatto che loro siano la mia isola felice purtroppo non li esime dall'essere stancanti - degli scassamaroni, diciamolo- e non mi esime dall'essere stanca -un'isterica, ammettiamolo.
Così stasera ho urlato parecchio, alle mie isole felici, perché non stavano fermi, e litigavano sul letto, e prima -a cena- si mollavano calci sotto il tavolo, e lei c' ha quella vociaccia, e lui è un frignone.
E io sono esaurita, sotto pressione, sono pure un po' depressa. C'ho Saturno contro.

Dire che i figli sono degli scassamaroni oggi va di moda, fa tanto mamma moderna, la non-solo-mamma, la i-figli-questi-adorabili-scassacazzi-si-può-dire-?-sì-dai-si-può-dire.
La mamma nuova, la figura che spesso ho contribuito a modellare in questo spazio, cui abbiamo -in tante- contribuito, nei nostri spazi.
Un po' la sentivo mia, un po' sono andata dietro al battutame: senza far male a nessuno, solo perché è divertente, è catartico, è persino vero, in parte.

Ma la verità più banale, molto anni '50, molto fastidiosa e molto evidente, è che a un certo punto ti accorgi che in effetti loro non sono tutto, ma sono tutto ciò che conta.
Alla fine di tutto, a conti fatti, la forza me la danno 4 fila di ciglia addormentate, 5 dita per piede, 2 nasi piccoli, 1 moccolo incrostato, 1 guancia soda e fresca per lato, moltiplicata per 2.
Del resto, francamente, non me ne frega niente.
Si fotta Saturno con tutti i filistei.

28 ottobre 2014

In queste settimane, nonostante tutto, mi piace.

Mi piace la mattina quando sali sul pulmino e ti volti a salutarmi: gli altri bambini fanno ciao-ciao o mandan baci, tu invece prepari il nostro segnale in codice che è il muso del coniglio, con le mani aperte alte sulla testa e i due incisivi fuori.
Tutti gli altri, bimbi, autista e volontario compreso, ci guardano strano ma tu te ne freghi, già alzi il pollice e mi fai "ok, è tutto okkei".
Io tengo il braccio alto finché il pulmino non imbocca la curva, tu spesso anche, altrimenti ti volti prima mentre io rimango lì mezzo secondo in più fino alla fine, perché è il mio ruolo e non il tuo, rimanere fino alla fine.
Il tuo è quello di voltarti, se devi.

Mi piace, e m'ammazza, che sei una tosta.
Che se è no, è no, e nulla ti corrompe.
Mi piace e m'ammazza che tu sia disposta a rinunciare a qualunque do ut des, perché se hai deciso che quella cosa che non vuoi fare non la vuoi fare, tu -semplicemente- non la fai.
Mi ammazza, perché stamattina i giochi li hai fatti cadere tu, e li dovevi mettere a posto. Ma non stavi bene, hai fatto il capriccio, io non ho mollato, e nemmeno tu. 
Così ci siamo prese entrambe le conseguenze delle nostre insistenze e siam salite in macchina con due nuvole nere sul capo.
Mi ammazza perché sono tua madre e devo indirizzarti, o quantomeno contenerti.
Ma c'è una parte di me che a te non svelerò mai a meno che tu un giorno non legga queste parole o mi paghi profumatamente, che trae una sotterranea, istintiva consolazione dal sapere che esiste qualcosa in te che sa non cedere, che è capace di opporsi.
Una forza di contrasto che è disposta a mettersi in gioco, eventualmente a perdere, pur di non rinunciare al diritto di quel no che è NO solo per te, e sei solo tu a stabilire quanto vale. Sacrosanto, e di chi altri? 
Mi rassicura -di nascosto- perché capisco ora che nella vita potresti avere bisogno, un giorno, di quel NO.
Ed è un balsamo sapere che tu ce l'hai lì dentro, da qualche parte tra le ciglia lunghissime e l'ombelico bianco, e potrai tirarlo fuori all'occorrenza.

Mi piace che è arrivato il freddo e abbiamo messo il mezzo piumino e ho la scusa finalmente per dar sfogo a quel piacere intimo, segreto, appena appena velato da un fugace biasimo verso me stessa che è l'infilarmi la canottiera nelle mutande, uguale preciso a quando avevo 6 anni.


21 ottobre 2014

Tutta colpa della Tamaro.

Immersa nell'acqua della piscina galleggio, scendo un po' giù e guardo sotto: le gambe mi sembrano più grosse, più bianche, più glabre; i suoni ovattati, ottusi, lenti.
Mia madre dice sempre "hai chiesto al nonno?" quando ho un problema.
Io chiedo al nonno da sempre: se perdo le chiavi, per un esame in università, quando ho comprato casa, o se mia figlia non sta bene.
Da che ho memoria, quando non so che pesci pigliare, io chiedo a mio nonno.
Non faccio solo quello. Cioè: mi attivo, anche.
Però alla fine di tutto, quando ho fatto più di quello che potevo fare, gli parlo sempre.
Immersa nell'acqua, dunque, chiedo a mio nonno. Già che ci sono anche alla nonna.
Mi sento patetica  sull'orlo dell'acqua a bisbigliare ai miei nonni e mi viene da piangere, allora scendo sotto, così non mi si vede.
Dentro nell'acqua comincio a nuotare e mentre nuoto capisco che:

1. ci sono le cose imprescindibili

2. ci sono le cose importanti

3. ci sono le cose che desideri

4. alcune categorie di cose nel mondo continuano indefessamente il proprio moto, che io sia in ansia, in pericolo o in acqua a chiamare i miei nonni. Tra queste le albe e i tramonti, la ricrescita pilifera, i bambini sotto i 5 anni che hanno bisogno della mia attenzione, della mia presenza, del mio tempo, della mia stabilità.

5. non sono forte come credevo

6. sono più forte di quando ero giovane

7. la vita non ti dà un preventivo lavori

8. tutto ciò che so dell'amore

9. quello che m'ha fregata nella vita, a me, è stata la Tamaro.
Lei, la nonna nel giardino in autunno, le lettere alla nipote scappata, e dove accidenti sta andando il mio cuore.

17 ottobre 2014

C'è gente che quando vuole una scusa in più per frignarsi addosso cerca su youtube le best auditions XFactor UK e poi sta meglio.

E io sono una di quelle.


7 ottobre 2014

lunedì, di martedì facendo.

Se di lunedì mattina mi dici che non hai voglia di andare a scuola perché non ci sono mamma e papà e che preferisci di gran lunga restare a casa, e due soli giorni sono troppo pochi, e la settimana ti sembra lunghissima.
Se ti rispondo ma no, guarda che bello, coi tuoi compagni, le tue maestre, e poi non è così lunga come ti sembra.
Se ho un certo senso di nausea, e un groppo in gola tipo una polpetta di sale grosso.
Se però smettila ora davvero di fare i capricci eh, che è lunedì mattina per tutti, mica solo per te.
Se tutte le precedenti, allora vuol dire che te la sto raccontando, che me la sto raccontando.

Perché hai ragione tu.

Credo di aver toccato il fondo nel momento in cui ho cercato su google lo streaming dell'oroscopo di Paolo Fox.

3 ottobre 2014

Nella scatola di cartone.

Tempo fa durante la spesa ci fu l'increscioso episodio Lego Chima.
Non so se avete presente: è una serie dei celebri mattonicini dedicata ad un mondo immaginario popolato da grifoni del sole e pseudoscimmie del ghiaccio, in lotta fra loro per il possesso della mitologica terra di Chima.
Lui aveva visto la pubblicità in televisione e da lì era partita la litania del melocompri?melocompri?melocompri?
Gli era stato detto che al momento non se ne parlava, ma che se fosse stato bravo forse avrebbe potuto chiederlo per Natale.
Però poi eccoli lì, tutti in fila sulla scaffalatura conad, accanto alla pizza al taglio 100% plastica e al pongo di peppa pig.
Piantò una scena memorabile.
Ti peego compamelo, ti peeeego non voglio 'ppettare natale, lo vojio subito mamma, LO VOJJJOOO!
Ovviamente non cedetti di mezzo millimetro.
Ovviamente lui piangeva, ovviamente l'intero supermercato ci guardava, ovviamente cercai di calmarlo ferma e a voce controllata, ovviamene l'istinto bieco mi diceva di ribaltarlo, rotearlo in aria e se necessario farlo liscio come un pomodoro pelato. Ovviamente lo trascinai solo il più velocemente possibile fuori dal supermercato.
In macchina partì il cazziatone universale e a casa la punizione, consumata sui gradini del giardino di sotto, col cancelletto chiuso nel recinto dei suoi pensieri.

Quella sera stessa, di ritorno da una passeggiata nel bosco, lui mise mano alla grande scatola di cartone eredità dei cugini più grandi, colma di centinaia di pezzi lego spaiati, appartenenti a serie e modelli diversi tra loro, tutti incompleti. Ci lavorò per tutta la sera, al termine della quale si era costruito i suoi lego chima da solo.
Scelse il rosso per quelli del fuoco e il bianco per quelli del ghiaccio.
Modellò tigri della neve, slitte e macchinzegni di ogni sorta.

A volte ci penso.

Mio figlio sta lì, nei suoi capricciosi 4 anni, a spiegarmi che i sogni su cui ci ostiniamo hanno il luccichio della plastica nuova, della confezione in scaffale, pre-pensata e pre-digerita apposta per noi: dobbiamo solo pagare, seguire le istruzioni, e non smontarli mai più, né osare perderne un pezzo così per caso.
Mentre i sogni che non osiamo, bé quelli stanno alla rinfusa in un vecchio scatolone di seconda mano sotto i nostri occhi, e non costano nulla.
Eccetto, forse, lo sforzo d'immaginarli.