23 dicembre 2014

Oltre il permafrost (buon natale)

Il bimbo in piazzetta ieri caricava taniche sulla macchina per andare alla fonte, che gli han tagliato l'acqua.

Oggi ti ho comprato un pandoro, perché so che ti piace il pandoro, poi dopo la cassa ho visto il carrello della caritas con dentro 3 passate in croce e un pacco di fusilli, allora adesso il tuo pandoro è lì e so che non ti dispiacerà.

Il mio bambino non ha più paura dello spettacolo di Natale, perché ha indossato un maglione col lupo ed è diventato forte. "E' stato un gande ppettacolo, mamma. Popio un gande ppettacolo" è tutto ciò che ricorda.

Credo di essere pronta per quello che porterà Gennaio, ma qualcuno dovrebbe avvisare anche il mio cervello. Nel dubbio, domani taglio i capelli.

Ho preso 6 nuovi  libri in biblioteca e ho fatto la tessera a lui, che ora se la tira moltissimo.

Sono felice e vorrei dirlo a qualcuno, mi pare abbia senso che qualcuno là fuori lo sappia.
Perché stanotte in fondo al letto dove di solito comincia il permafrost, adesso ci sono i tuoi piedi.

14 dicembre 2014

il solito inutile e svilente panico prefestivo.


- n. 2 feste di natale

- n. 1 laboratorio di natale

- n. 5 teglie di biscotti ("visto che non puoi venire al laboratorio di natale". Gettatemi nuda tra le ortiche la prossima volta che mi vedrete scrivere alla rappresentante).

- 10 alla enne richieste incomprensibili da parte di clienti particolarmente dopati sotto natale

- 1 visita per sindrome di Munchhausen

- 1 tentativo di depistaggio all'Istituto Previdenziale allo scopo di farmi ridare i soldi, indi rendermi irreperibile a vita.

- L'ordine di TUTTI i regali su IBS cancellato, data di consegna prevista tra il 29.12 e il 5.01. 
No utile, veramente.

- Tutti, ma dico TUTTI i regali da prendere. E io sto a PaeseinCuloaiLombrichi.
Comodo come dire Kuala Lumpur-Esselunga.

- n. 10 giorni prima di non essere più sola. E della suocera.

- H. 5.30 e sto lavorando da 1 h e mezza.


Ma va tutto bene, va tutto bene.
Tipo pensavo Natale sarebbe stato casa in disordine, pigiama e grembiule, farina sul tavolo e pasta fatta in casa. Mi faccio sempre dei bei film, io.

Comunque in qualche modo te li trovo, questi Lego Chima che aspetti da Ottobre.
Quelli, e un paio di guantini rossi, perché non hai chiesto altro e altro non voglio vederti scartare quella mattina, nel tuo pigiama stropicciato.
In qualche modo ci vado, in una libreria vera, e lì -bada bene- vi scelgo dei bei libri, selezionandoli per quando li leggeremo sdraiati coi piedi in aria se non farete gli isterici e se io non urlerò [perché mi spiace avere urlato, oggi. E mamma mi ha detto che è colpa mia, che c'è qualcosa che non va nel mio metodo, che inizio bene e poi mando tutto a puttane. Che voi sentite il mio nervosismo. E io sospetto che sia vero, ma lo rifiuto, e lo temo.]
E quando l'avrò fatto, insieme a tutto il resto, tuo padre tornerà.
E allora sarà Natale.

3 dicembre 2014

Io mica lo sapevo, ma tu sì.

Che tu fossi tu io mica lo sapevo.

Di quando avevamo 16 anni ho ricordi nebbiosi.
Ciò che saremmo stati anche quello era da bassa padana, ricordi?

Metti che ci lasciamo e ci rincontriamo a 30 anni, giurami che non saremo degli stronzi.
Più grassi, stempiati, ma stronzi no, dai.
No stronzi mai, promettiamocelo.
Di destra?
Azz. Addirittura?
Vabbè ma onesti.

Non ti guardavo, perché eri un bravo ragazzo.
Sono svalvolata fuori di testa solo quando ho capito che eri una brava persona.
Poi c'è stata quella volta che tu stavi per finire in presidenza e io a mala pena me n'ero accorta, perché intanto che tu stavi lì in piedi davanti al banco, tranquillo e irriducibile, io leggevo fumetti sulla smemo di A.
Vedi che differenza, tra te e me.

Dio quanto ti amo, per questo.
E non sei neanche diventato di destra.

26 novembre 2014

Lo sgabello e altri pensieri.

La mia amica L. una volta mi ha detto che sono fatta per imbattermi in incontri strani, che ho una calamita per attirare personaggi da romanzo.
Ci ho riflettuto e non penso sia vero.
Penso che il tutto sta nell'andare nei posti giusti nel momento giusto.
Il momento giusto fa tutto.
Ad esempio se voi al cimitero ci andate di domenica mattina, incontrerete per lo più la sfilata di quelli usciti da messa in ghingheri, che buttan via fiori freschi e fanno a gara col vicino di tomba per quale delle due è più in ordine.
Se invece ci capitate in un tardo pomeriggio di giovedì, allora ci trovate lui, che avrà 80 anni suonati lì seduto sul gradino, e guarda la tomba di lei.
Se avete bisogno della scala, in un tardo giovedì di Novembre, lui si sposterà sollecito, scusandosi perché quel giorno non s'è portato lo sgabello. Perché di solito porto lo sgabello, vi dirà.
Allora in quel tardo pomeriggio novembrino voi guarderete le date sulla tomba, e ci sarà scritto 1922-2014, ma la foto sarà in bianco e nero di una donna giovane, coi capelli sciolti dietro le spalle.
Poi noterete lo spazio vuoto accanto alla tomba, ricoperto di sassolini bianchi, in attesa.
E allora cambierete i fiori ai vostri morti in silenzio con un groppo così, perché avrete capito che quello non è un romanzo.

Al cimitero ci vado sempre perché mia madre mi ha insegnato che l'amore continua, anche se a Messa non vado più e in Dio non credo ancora.
Ci trovo i miei nonni e i miei bisnonni che non ho mai conosciuto ma di cui so tutto perché -sempre mia madre- lei è una che ricorda moltissime cose e anche perché la famiglia è un abbraccio stretto e talvolta inopportuno, ma su misura.
Un abbraccio su misura non so se ce l'avete presente: è quando una persona ti abbraccia e non avanza fuori niente, non è troppo alta che gli allacci le ginocchia, né troppo magra che ci potresti far due giri. L'abbraccio su misura è fatto per te, che ne sei il metro, pure se sei alta un decimetro e una banana.

Il cimitero mi fa sorridere perché vi permangono simpatie e antipatie faziose, lasciate in eredità ai posteri.
Ad esempio io cambio i fiori a tutti, ma i più belli sono per il mio nonno, quello bello e comunista come Vladimir Ilic Ulianov Lenin, ormai lo sapete tutti.
Molto belli li metto anche al mio bisnonno col naso lungo e le orecchie a sventola, che è stato l'uomo più buono e dolce sulla terra, me lo dice sempre mia madre e io le credo.
Spesso ci stupiamo che nessuno abbia poi preso da lui, visto che siam venute fuori tutte un po' stronze,  nessuna esclusa.
Al trisnonno  G., invece, classe 1826, cambio i fiori ma per lo più gli metto un po' di verde, perché a mio Nonno stava sulle balle e diceva che era un po' una mezza carogna, allora io -giustamente- ne diffido, perché mio nonno aveva sempre ragione e questo non può essere messo in dubbio: è una legge perpetua.
Il mio nonno avrebbe 102 anni e so che sarebbe ancora bello come Vladimir Ilic Ulianov Lenin, ma quanto al comunista chissà.
Il mio bambino ha il suo sguardo.

Se capiti al cimitero in un tardo pomeriggio di Novembre fai incontri e pensieri che possono sembrar strani, ma che sono solo veri.
Per affrontarli, e in qualche modo superarli, puoi solo metterti di fronte al computer con le cuffie, e lavorare avendo cura di alternare le prime Christmas Carrols ai Ramones, perché sei una persona equilibrata e coerente.

18 novembre 2014

Conferme.

Nel caos generale alcune scoperte sono solo conferme:

- Vivere in campagna ha inibito e ormai quasi totalmente azzerato le già pur scarse prestazioni automobilistiche di Susibita.
In 3 minuti entro i confini della Città Grande Susibita si perde, e non è un'iperbole.
Uscita dall'autostrada non fa in tempo a percorrere 100 m e già si è persa, con Lui che la chiama inveendo "Ma dove vai? ti ho vista imboccare quella sbagliata: la seconda alla rotonda, la seconda, non la prima! Ma come ci sei riuscita? eri qui, 5 secondi e mezzo fa.".

Modestamente.

- I tempi di percorrenza nelle provincie del nord non sono proporzionali alle distanze.
Se alle 17.20 pensi di essere in anticipo per girare attorno all'isolato, fare una rotonda e avviarti verso la stazione per le 17.40, affrettati perché non è vero: sei in ritardo.

Dio che ansia.


- Mentre tu vivi in campagna la Legge della Coda continua indefessa a mietere vittime: quando spegni il motore perché insomma il gas serra, le emissioni etc, ecco quello è il momento preciso in cui la coda ricomincia a scorrere.

Ridatemi l'apecarre.


- Tua suocera -classe 1935- gioca online a un roba che si chiama Gothic Soldiers-Costruisci il tuo Impero, c'ha l'account e tutto. Ogni tanto nel buio della stanza lo schermo s'illumina e giunge l'urlo raccapricciante di qualche troll.

Poi dice la strana è Susibita.

- Nei moderni supermercati delle provincie del nord ci sono interi reparti dedicati al bio, all'etico, al vegan, al bio-etico-vegan. C'hanno il tofu disidratato, gli straccetti di seitan, le mandorle della Manciuria da coltivazione a lotta integrata, la candeggina biologica che la puoi pure dare ai bimbi al posto del succo. C'hanno TUTTO.

Tiè - stolta (pseudo-)vegetariana in fuga dalla civiltà.

12 novembre 2014

Domani è un altro giorno (ci sono i 20, e poi i 30).

A 20 avevo belle gambe. Nascoste.
A 30 gambe più magre, meno toniche. Nude.

A 20 tutti giustificati, eccetto me stessa.
A 30 beneficio del dubbio fino a prova contraria.

A 20 e se poi pensa...?
A 30 c'è  il tuo parere. E poi c'è il mio.

A 20 solo rock e dintorni. A 25 intermezzo amarcord con cartoons anni '80.
A 30 Radio24.

A 20 Dio che male.
A 30 il male disgusta, ma scuote.

A 20 sono peggio di (quasi) tutti.
A 30, voglio essere una brava persona.

A 20 Tolstoj. A 30 Dostoevsky.

A 20 sola. A 30 insieme.

A 20 mi faccio il culo, che poi mi ripaga(no). A 30 mi faccio il culo, se lo dico io.

A 20 chissà che bello.
A 30: vedi? questo è bello.

A 20 paura.
A 30 Rossella O'Hara.

4 novembre 2014

Saturno contro.

Scrivo dei bambini perché i bambini sono la mia isola felice.
Quando si ha Saturno contro è sempre bene avere delle isole felici su cui rifugiarsi per un po', prendere fiato al sole.
I miei bambini sono la mia isola felice, ora.
Non so se sia una cosa bella oppure brutta, so che è così.
Non so se sia giusto, oppure brutto, oppure ancora inopportuno.
Se suoni male dirlo perché dovrebbe essere il contrario: io il loro rifugio, io la loro isola felice.
Ma in realtà sono vere entrambe, e la cosa mi pare, oggi, ambivalente.

Il fatto che loro siano la mia isola felice purtroppo non li esime dall'essere stancanti - degli scassamaroni, diciamolo- e non mi esime dall'essere stanca -un'isterica, ammettiamolo.
Così stasera ho urlato parecchio, alle mie isole felici, perché non stavano fermi, e litigavano sul letto, e prima -a cena- si mollavano calci sotto il tavolo, e lei c' ha quella vociaccia, e lui è un frignone.
E io sono esaurita, sotto pressione, sono pure un po' depressa. C'ho Saturno contro.

Dire che i figli sono degli scassamaroni oggi va di moda, fa tanto mamma moderna, la non-solo-mamma, la i-figli-questi-adorabili-scassacazzi-si-può-dire-?-sì-dai-si-può-dire.
La mamma nuova, la figura che spesso ho contribuito a modellare in questo spazio, cui abbiamo -in tante- contribuito, nei nostri spazi.
Un po' la sentivo mia, un po' sono andata dietro al battutame: senza far male a nessuno, solo perché è divertente, è catartico, è persino vero, in parte.

Ma la verità più banale, molto anni '50, molto fastidiosa e molto evidente, è che a un certo punto ti accorgi che in effetti loro non sono tutto, ma sono tutto ciò che conta.
Alla fine di tutto, a conti fatti, la forza me la danno 4 fila di ciglia addormentate, 5 dita per piede, 2 nasi piccoli, 1 moccolo incrostato, 1 guancia soda e fresca per lato, moltiplicata per 2.
Del resto, francamente, non me ne frega niente.
Si fotta Saturno con tutti i filistei.

28 ottobre 2014

In queste settimane, nonostante tutto, mi piace.

Mi piace la mattina quando sali sul pulmino e ti volti a salutarmi: gli altri bambini fanno ciao-ciao o mandan baci, tu invece prepari il nostro segnale in codice che è il muso del coniglio, con le mani aperte alte sulla testa e i due incisivi fuori.
Tutti gli altri, bimbi, autista e volontario compreso, ci guardano strano ma tu te ne freghi, già alzi il pollice e mi fai "ok, è tutto okkei".
Io tengo il braccio alto finché il pulmino non imbocca la curva, tu spesso anche, altrimenti ti volti prima mentre io rimango lì mezzo secondo in più fino alla fine, perché è il mio ruolo e non il tuo, rimanere fino alla fine.
Il tuo è quello di voltarti, se devi.

Mi piace, e m'ammazza, che sei una tosta.
Che se è no, è no, e nulla ti corrompe.
Mi piace e m'ammazza che tu sia disposta a rinunciare a qualunque do ut des, perché se hai deciso che quella cosa che non vuoi fare non la vuoi fare, tu -semplicemente- non la fai.
Mi ammazza, perché stamattina i giochi li hai fatti cadere tu, e li dovevi mettere a posto. Ma non stavi bene, hai fatto il capriccio, io non ho mollato, e nemmeno tu. 
Così ci siamo prese entrambe le conseguenze delle nostre insistenze e siam salite in macchina con due nuvole nere sul capo.
Mi ammazza perché sono tua madre e devo indirizzarti, o quantomeno contenerti.
Ma c'è una parte di me che a te non svelerò mai a meno che tu un giorno non legga queste parole o mi paghi profumatamente, che trae una sotterranea, istintiva consolazione dal sapere che esiste qualcosa in te che sa non cedere, che è capace di opporsi.
Una forza di contrasto che è disposta a mettersi in gioco, eventualmente a perdere, pur di non rinunciare al diritto di quel no che è NO solo per te, e sei solo tu a stabilire quanto vale. Sacrosanto, e di chi altri? 
Mi rassicura -di nascosto- perché capisco ora che nella vita potresti avere bisogno, un giorno, di quel NO.
Ed è un balsamo sapere che tu ce l'hai lì dentro, da qualche parte tra le ciglia lunghissime e l'ombelico bianco, e potrai tirarlo fuori all'occorrenza.

Mi piace che è arrivato il freddo e abbiamo messo il mezzo piumino e ho la scusa finalmente per dar sfogo a quel piacere intimo, segreto, appena appena velato da un fugace biasimo verso me stessa che è l'infilarmi la canottiera nelle mutande, uguale preciso a quando avevo 6 anni.


21 ottobre 2014

Tutta colpa della Tamaro.

Immersa nell'acqua della piscina galleggio, scendo un po' giù e guardo sotto: le gambe mi sembrano più grosse, più bianche, più glabre; i suoni ovattati, ottusi, lenti.
Mia madre dice sempre "hai chiesto al nonno?" quando ho un problema.
Io chiedo al nonno da sempre: se perdo le chiavi, per un esame in università, quando ho comprato casa, o se mia figlia non sta bene.
Da che ho memoria, quando non so che pesci pigliare, io chiedo a mio nonno.
Non faccio solo quello. Cioè: mi attivo, anche.
Però alla fine di tutto, quando ho fatto più di quello che potevo fare, gli parlo sempre.
Immersa nell'acqua, dunque, chiedo a mio nonno. Già che ci sono anche alla nonna.
Mi sento patetica  sull'orlo dell'acqua a bisbigliare ai miei nonni e mi viene da piangere, allora scendo sotto, così non mi si vede.
Dentro nell'acqua comincio a nuotare e mentre nuoto capisco che:

1. ci sono le cose imprescindibili

2. ci sono le cose importanti

3. ci sono le cose che desideri

4. alcune categorie di cose nel mondo continuano indefessamente il proprio moto, che io sia in ansia, in pericolo o in acqua a chiamare i miei nonni. Tra queste le albe e i tramonti, la ricrescita pilifera, i bambini sotto i 5 anni che hanno bisogno della mia attenzione, della mia presenza, del mio tempo, della mia stabilità.

5. non sono forte come credevo

6. sono più forte di quando ero giovane

7. la vita non ti dà un preventivo lavori

8. tutto ciò che so dell'amore

9. quello che m'ha fregata nella vita, a me, è stata la Tamaro.
Lei, la nonna nel giardino in autunno, le lettere alla nipote scappata, e dove accidenti sta andando il mio cuore.

17 ottobre 2014

C'è gente che quando vuole una scusa in più per frignarsi addosso cerca su youtube le best auditions XFactor UK e poi sta meglio.

E io sono una di quelle.


7 ottobre 2014

lunedì, di martedì facendo.

Se di lunedì mattina mi dici che non hai voglia di andare a scuola perché non ci sono mamma e papà e che preferisci di gran lunga restare a casa, e due soli giorni sono troppo pochi, e la settimana ti sembra lunghissima.
Se ti rispondo ma no, guarda che bello, coi tuoi compagni, le tue maestre, e poi non è così lunga come ti sembra.
Se ho un certo senso di nausea, e un groppo in gola tipo una polpetta di sale grosso.
Se però smettila ora davvero di fare i capricci eh, che è lunedì mattina per tutti, mica solo per te.
Se tutte le precedenti, allora vuol dire che te la sto raccontando, che me la sto raccontando.

Perché hai ragione tu.

Credo di aver toccato il fondo nel momento in cui ho cercato su google lo streaming dell'oroscopo di Paolo Fox.

3 ottobre 2014

Nella scatola di cartone.

Tempo fa durante la spesa ci fu l'increscioso episodio Lego Chima.
Non so se avete presente: è una serie dei celebri mattonicini dedicata ad un mondo immaginario popolato da grifoni del sole e pseudoscimmie del ghiaccio, in lotta fra loro per il possesso della mitologica terra di Chima.
Lui aveva visto la pubblicità in televisione e da lì era partita la litania del melocompri?melocompri?melocompri?
Gli era stato detto che al momento non se ne parlava, ma che se fosse stato bravo forse avrebbe potuto chiederlo per Natale.
Però poi eccoli lì, tutti in fila sulla scaffalatura conad, accanto alla pizza al taglio 100% plastica e al pongo di peppa pig.
Piantò una scena memorabile.
Ti peego compamelo, ti peeeego non voglio 'ppettare natale, lo vojio subito mamma, LO VOJJJOOO!
Ovviamente non cedetti di mezzo millimetro.
Ovviamente lui piangeva, ovviamente l'intero supermercato ci guardava, ovviamente cercai di calmarlo ferma e a voce controllata, ovviamene l'istinto bieco mi diceva di ribaltarlo, rotearlo in aria e se necessario farlo liscio come un pomodoro pelato. Ovviamente lo trascinai solo il più velocemente possibile fuori dal supermercato.
In macchina partì il cazziatone universale e a casa la punizione, consumata sui gradini del giardino di sotto, col cancelletto chiuso nel recinto dei suoi pensieri.

Quella sera stessa, di ritorno da una passeggiata nel bosco, lui mise mano alla grande scatola di cartone eredità dei cugini più grandi, colma di centinaia di pezzi lego spaiati, appartenenti a serie e modelli diversi tra loro, tutti incompleti. Ci lavorò per tutta la sera, al termine della quale si era costruito i suoi lego chima da solo.
Scelse il rosso per quelli del fuoco e il bianco per quelli del ghiaccio.
Modellò tigri della neve, slitte e macchinzegni di ogni sorta.

A volte ci penso.

Mio figlio sta lì, nei suoi capricciosi 4 anni, a spiegarmi che i sogni su cui ci ostiniamo hanno il luccichio della plastica nuova, della confezione in scaffale, pre-pensata e pre-digerita apposta per noi: dobbiamo solo pagare, seguire le istruzioni, e non smontarli mai più, né osare perderne un pezzo così per caso.
Mentre i sogni che non osiamo, bé quelli stanno alla rinfusa in un vecchio scatolone di seconda mano sotto i nostri occhi, e non costano nulla.
Eccetto, forse, lo sforzo d'immaginarli.

1 ottobre 2014

Se solo (così fosse per sempre).

Se solo.


I 4 anni sono splendidi.
Avere un bambino di 4 anni per casa significa parlare a qualcuno che sembra voler capire il mondo come un adulto, ma poi non è vero.
Tipo che tu ti sbatti a dargli un sacco di spiegazioni accurate, controlli prima su google per non sparar minchiate, o ti prepari i discorsetti e poi alla fine lui trae le sue conclusioni.
Che sono, ad esempio:

"Se solo potessimo essere degli scoiattoli."

Disarticolate. Decontestualizzate. Incongruenti. Non c'entrano una minchia con quello che lui ti aveva chiesto, ma soprattutto con quello che tu gli avevi risposto.

Ma come dargli torto, sugli scoiattoli.



No.

Avere una Nina di 2 anni è splendido.
Un filino stancante, ma splendido.

"Nina vieni in bagno a lavarti."
"No."
"Nina per favore vieni in bagno a lavarti."
"No."
"Hai intenzione di rimanere sporca?"
"Sì."
"Va bene rimani sporca."
"No."
"Allora vieni?"
"No."

Nina bacia sulla bocca e dice amore.
Fa un po' la stronza, con suo fratello, ma dice che è il suo eroe.
Si danno un sacco di mazzate, e non riesco a farli smettere. Ma si baciano e abbracciano, anche. Sono molto fisici. S'infilano l'uno nel letto dell'altra o viceversa e io li amo, per questo.

La sera leggo prima qualche filastrocca, per lei, e poi una storia lunga, per lui.
Solo che lei durante la storia continua a interrompermi e a chiedere "e tettooo?? cos'è tetttoooo? e pecchéé??" e io alla prima spiego, alla seconda pure, alla terza il sorrisetto sulla faccia mi s'incrina, alla quarta sono incazzata e le dico ti caccio un tappo in bocca. Lei non sembra preoccuparsene e ride.

Nina al mattino non vuole più entrare al nido, si butta per terra e piange scalciando, disperata e incazzatissima, spezzandomi il cuore per una mezzoretta. Poi mi arriva il whatsupp dalla tata e c'è lei vestita con cappellino e borsa da mercatino vintage e pare uguale uguale a Miss Murple.

Volevo comprare un flautino di legno a Nina alla fiera delle civette, ma ha voluto uno spadino.
Il flautino era bellissimo e volevo prendermelo io, ma poi l'ho lasciato e non ero scontenta, perché loro combattevano e io potevo sempre fischiare.

Un'altra buona notizia è che piove a dirotto, così mi lava la macchina.




22 settembre 2014

Il mio Gioca Jouer bibliografico.

Dunque questo giochino l'ho visto in giro da tanti e mi ci mi autoinvito, seppur in ritardo -obviously- che gli altri l'han già fatto da un mese e non sia mai che io stia sul pezzo: vigile, inappuntabile.
Trattasi di elencare i 10 libri fondamentali: quelli che non potreste abbandonare mai, figurarsi dimenticare. Suppongo non debbano neppure essere i più belli, semmai i più significativi.
Tra l'altro ho visto su Twitter che l'han fatto pure un sacco di cosiddetti vips, tipo ho sbirciato la lista della Bignardi: pas mal, ma mi sa che siamo di due generazioni diverse e si sente.
Peraltro io sono di un'ignoranza cosmica e alcuni mai sentiti proprio.
E comunque la mia è più bella.
Guardate un po':


- H.B. Stowe, La capanna dello zio Tom. Per la commozione, l'indignazione, per il senso d'impotente ingiustizia e perché aveva bellissime illustrazioni che spiavo tra le pagine. Perché il senso del bene e del male, la pietà, si formano anche così.

- Salgari, tutto. Avanti, tigrotti di Mompracem!!
E non ho altro da aggiungere, su questa faccenda.

- Verne, Ventimila leghe sotto i mari. Perché il capitano Nemo è un Figo vero, intramontabile. Perché, che ve lo dico a fare... il Nautilus, gente. Perché per  leggerlo facevo tardi a tavola e mia madre s'incazzava.

- E. Fromm, Avere o Essere. Perché in prima liceo ho litigato con prof e compagni chiedendo invece i Promessi Sposi, ma poi ho sgonfiato i coglioni a mia madre e mia sorella perché loro vivevano secondo la modalità dell'Avere, e IO INVECE NO.

- E. Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, perché fuori dal gruppo stavo bene, con lui. Perché Adelaide è un nome bellissimo, perché chiamavo mia madre La Mutter. Perché  avevo qualcuno che pedalava sulla collina fino a me, e non l'ho perso.

- I. Allende, La casa degli spiriti. Perché questa donna m'imbastisce una narrazione che mi stringe le budella, mischia la Storia con le storie e ne fa un romanzo unico, dallo stile inimitabile.
E poi tutte quelle donne indimenticabili.

 A quanto sono? 6. Di già ? Cazzo.

- Ok il prossimo è un must, ed è ovviamente tutto Harry Potter. Quest'altra donna è un fottuto genio e io sono disperata -literraly, col "de" privativo che precede la speranza- :  perché sono irrimediabilmente, senza possibilità di reversione, una semplice misera babbana.
Perché, come posso spiegarlo? Con sto libro ci andavo a tavola, al cesso, sul retro della golf sulle curve della Cisa. Perché Molly Weasley ha fatto (attenzione!!!spoiler in arrivo!!) l'avada a Bellatrix, quella gran zoccola. Perché ora nella mia vita esistono il Quidditch, le tutti i gusti + 1 e le parole belle di Silente. Sono infinitamente grata, per questo.

- J. Steinbeck, Furore. Per quelle ultime -cosa saranno?- 40 righe,  in cui tutto il romanzo mi si condensa, mi si sublima, mi esplode sotto gli occhi mentre scorro le parole. Per quel furore disperato incapace di sottrarsi al destino, perché il finale mi ha lasciata senza fiato, senza parole per la troppa bellezza.

- H. Lee, Il Buio Oltre la Siepe. Questo mi verrebbe da metterlo in cima a tutti, lo rileggerei per sempre, senza mai annoiarmi, riscoprendolo ogni volta. Perché è completo, dentro di sé ha tutto: l'amore, la giustizia sociale, la morale umana, la bellezza umana,  la pietà, la lotta disumana. E l'ironia. Perché Atticus è un figo vero, tipo capitano Nemo.
Ma più di tutti c'è lei, Scout, anni 8. Una che ha paura, e lo dice, ma non per questo non è che non ci va, oltre la siepe. Una che si veste da prosciutto.
Una donna meravigliosa, impressionante.  Una tipo Nina, per intenderci.

- J. Saramago, Caino. Perché uno che mi regge un asindeto per 20 righe senza farmi sentire persa nè farmi sollevare lo sguardo  dal libro avrà il mio cuore e i miei orgasmi letterari per sempre. Insomma è scritto da dio.

- Pino il pinguino, autore ignoto: un libricino da nulla, in rima e con brutte illustrazioni.
Ma è il primo che il mio bambino ha retto per intero, una piccola storia -la prima- che  abbiamo imparato a memoria, che gli ho riletto 200 e poi infinite volte.
Lo spartiacque che ha aperto la via a tutti quelli dopo: meravigliosi libri per l'infanzia sottovalutati, relegati a letteratura di secondo piano e invece - io penso- inestimabili.


Lo so, sono 11 e ho imbrogliato. Ma sappiate che su una qualsiasi cazzo di isola deserta io riuscirei a infilarci anche Il Giovane Holden, per quel che pensa del mondo, per il suo cuore intatto, e per quel giro in giostra che regala alla sorellina.

p.s. e i vostri? potete anche scrivermeli qui sotto, se volete.

18 settembre 2014

La ricerca della felicità.

"Ciao piccolo, com'è andata oggi?"
"Male, malissimo."
"Perché? Cos'è successo?"
"Ho pettato per sbaglio il marchinzegno del mio compagno."
"Oh, capisco. E si è rotto?"
"No, lo ha ricottuito."
"E tu hai chiesto scusa? lo hai aiutato?"
"Sì, lui mi ha detto "hey!"  da cattivo, io ho detto "ccusa!ccusa!!",  e poi lui mi ha fatto gli occhi stretti."
"Mmm. Bè non mi pare così grave. In fondo ha detto solo "hei", mica ti ha insultato."
"Sì però a me, quando mi fanno gli occhi stretti, mi si rompe la felizità."

Devo ricordarmi di insegnare a mio figlio che la felizità non può e non deve essere un vaso di vetro.
Devo assolutamente insegnargli che la sua sensibilità, la sua bellissima, fantasiosa, profonda, calda sensibilità non può essere qualcosa di così fragile. 
Devo davvero mostrargli che quando si ha un dono tanto prezioso non lo si deve lasciare in balìa degli altri, ma tenercelo stretto e coltivarlo, accudirlo, e condividerlo certamente, ma essere pronti a difenderlo coi denti se necessario.
Devo insegnarli che la felizità dipende da lui soltanto, nel suo corrispondere all'idea di sé che vuole essere o nonostante tutto diventare. Nel non tradirsi.
Sarò opportuno dire a mio figlio di credere e avere fiducia nella bellezza degli altri, ma ancora di più nella propria. 
Devo  ricordarmi di avvisarlo che la nostra bellezza si può macchiare o sbrindellare qua e là, perché bellezza non è perfezione e può capitare di calpestare qualcuno senza volerlo.
Che, tuttavia, poche cose sono davvero irrimediabili, e nella maggior parte dei casi è utile praticare l'umiltà ma in nessuno l'umiliazione.

Poi, in seconda battuta, potrei dirgli che la vita può -stupeficium- essere leggera, senza  per questo essere presa con leggerezza.
Che non è che perché tuo figlio torna da scuola con qualche piccola delusione che gli devi partire in tromba col pippone biblico.
Che la lezione migliore sarà sempre la TUA felicità, la TUA umiltà, la TUA forza.

E che  in moltissimi casi, comunque, la cosa più saggia da fare potrebbe essere dargli una strapazzata sui capelli e dirgli Non pensarci, hai fatto tutto ciò che dovevi fare, non è davvero così importante, mentre vi svaccate sul divano mangiando cioccolata come non ci fosse un domani.


12 settembre 2014

Flow of thoughts (quando parlo con me stessa).

Sai chi mi viene in mente ogni volta che dico flow of thoughts?
Chi?
Quello stronzo del prof. C.
Ah già.
Dici che sono stronza?
Un po'.
Ah e così sarei io? Non lui? Il cosiddetto educatore di menti? Il professor Keating mancato? Quello che faceva il liberale e al primo che non si genufletteva al suo fascino hop via in presidenza? Bè che fai, non parli?
No è che dici tutto tu.
Lui sarebbe solo un poveraccio con evidenti problemi di autostima, eh? È questo che vuoi dirmi? Però eravamo solo ragazzini, noi. Facile, troppo facile, con dei ragazzini.
Mica tanto.
Che vuoi dire?
Che non eravamo degli sprovveduti.
Ah no? Ero fragile come un vetro di Murano, ero.
Ma ci stava sul culo.
Si, certo, perchè era uno stronzo. Ma che c'entra?
C'entra. Perché lui lo sapeva.
E allora?
Allora pure noi gli stavamo sul culo.
Embè? Questo l' avevo capito tipo alla seconda ora del primo trimestre.
C'è che non ci siamo genuflessi. Non abbiamo neanche portato una croce se è per questo, ma semplicemente non lo abbiamo cagato. Non lo abbiamo adorato. Soprattutto, non lo abbiamo mai stimato. Non c'è nulla di peggio, per un insegnante con scarsa autostima. Che pretendevi, che ti stendesse il tappeto rosso all'esame? C'avevi scritto in faccia che lo disprezzavi, prova a metterti nei suoi panni.
Ah quindi mò la stronza sarei io?
No, ma non sei un vetro di Murano. Piantala di fare la vittima.
Cosa c'entra adesso la vittima?
Lo sai.
No che non lo so.
Sì che lo sai. Sai che puoi farlo.
Non cambiare discorso.
È come quella volta alla corsa campestre.
Non dire cazzate.
E tu non fare la stronza. Puoi entrare in quella stanza e fare quello che vuoi, dire quello che vuoi. Certo, puoi sempre aspettare che lo faccia qualucuno al posto tuo, se ti piace così. Vedi tu. Ma svegliati, bambolina.
La sera non dormo, devo contare le pecore.
Cazzate, tutte scuse.
Sono una vittima degli eventi.
Piantala.
Potrei spezzarmi.
Potresti.
Vedi? Ah lo sai anche tu allora?
Oppure...
Oppure?
Oppure no.
Oppure potresti fregartene, come hai fatto quando lo hai saputo fare. Potresti semplicemente dire no.
Potrebbe non essere la scelta giusta.
Potrebbe.
Qualcuno s'incazzerà.
Sicuro.
Odio quando la gente s'incazza.
Lo so.
E quindi?
Vedi tu.
Vedi tu??? È tutto quello che sai dirmi?
Mmm...lasciami pensare...sì.
Bè vaffanculo.
Così mi piaci.

5 settembre 2014

Folder.

La notte non dormo, per via di certi pensieri.
Mi sveglio nel cuore del buio e devo leggere per ore, riaddormentandomi quando comincia a schiarire.
Io lo so che è solo un questione di abitudine, di assuefazione al cambiamento, lo so che ce la farò e che mi serve solo tempo per lasciarmi l'Inutile alle spalle.

A me piace quando finisce il caldo e le giornate si accorciano.
Lo so: ora risponderete che il caldo non è mai iniziato, ma la verità è che a me ciò non ha arrecato alcun danno dato che non stavo al mare né in montagna, e a dirla tutta tra poco andrò via per qualche giorno e già danno pioggia.
Non è un dramma: questa non è stata per me l'estate del bikini e del relax, tutto ciò che cerco è un letto diverso in cui dormire, una finestra mai vista da cui affacciarmi, una strada nuova da percorrere mano a mano coi bimbi e magari un gelato, un accento diverso da ascoltare.
Tutto qui, non molto credo.
Mi piace che tra poco ricomincerà la scuola.
[No, aspè, questo non è esatto: io sono fanatica, impaziente, saltellante sul posto, invasata agitatrice di pom-pom da cheerleader -Datemi una S! datemi una C!...- per il solo fatto che dopo 3 mesi ricominci infine sta cazzo di scuola che NON SE NE POTEVA PIù. Ma più più più.]

Poi c'è una cosa.
Nel mio computer io ho una cartella.
In quella cartella io negli ultimi 3 anni ci ho messo un po' di cose, principalmente sogni.
Accadeva che ogni volta che ci passavo accanto col cursore non potessi mai aprirla perché ogni volta Tuttoilresto andava fatto prima, Tuttoilresto era ad alta priorità, Tuttoilresto doveva essere fatto ieri, due mesi fa, 5 anni prima o nel '73, che manco ero nata.
Ecco io adesso sento come una cosa dentro di me: un'impazienza, un brivido d'eccitazione, un pizzicorino attorno al naso, un pruritino tra le dita e soprattutto tra i ricci dei capelli.

Tra me e quella cartella ci sono le notti a rigirarmi nel letto, ci sono 4 giorni al mare, ci sono le foglie che ingialliscono e il cielo smaltato dentro all'autunno, i pomeriggi eterni dell'inverno.
Meno male che sarò qui, nel posto in cui scendendo dalla macchina mi assale il profumo della nepitella.


26 agosto 2014

Una vita ordinata.

Quando ha fine il buio mi alzo, faccio un caffè poco dolce, c'inzuppo le fette integrali, metto in bocca due mandorle e via.
Preparo i bambini, li devo chiamare un sacco di volte, spesso urlo, poi li bacio e li mando fuori con la nonna.
Mi siedo alla scrivania da sola, rispondo alle mail, apro programmi, piazzo in sottofondo i podcast radiofonici del giorno prima e sono le 12.30.
Salgo, mangiamo, pulisco tutto perché quando cucina Nonna Pensaci Tu fa troiai inenarrabili.
Finiscono i cartoni, li metto a letto, se mi va bene dormono entrambi dopo troppi capricci e molte minacce, altrimenti dorme solo lei e lui gioca alle costruzioni.
Io lavoro ancora un po'.
Quando lei si sveglia tiro su un passeggino che sono due assi di metallo e un pezzo di tela scolorita ma che è stato il mio acquisto migliore - 19 euro al negozio dell'usato.
Andiamo nel bosco oppure al parchetto sgangherato in paese, dove troviamo sempre qualche bambino sgangherato come noi. A volte lui si porta uno zainetto e dentro vuole metterci la borraccia da riempire alla fontanella e qualche biscotto.
Oggi alla fontanella però era attaccata una canna che puntava dritto dritto dentro un giardino privato, dove evidentemente qualcuno non si faceva problemi ad attingere all'acqua comunale. Allora un papà ha staccato la canna e l'ha ributtata oltre la siepe, così abbiamo potuto bere e pulire le mani ai bambini.
Quando scende la sera siamo di nuovo a casa e io devo lavarli perché sono sempre sudici, sudati e sotto la doccia l'acqua cola nera. Ma loro sono in trionfo e appagati, perché la terra è motivo di orgoglio e io non posso dargli torto.
Quando il sole è al di là del monte loro guardano la tv mentre io rassetto tutto, gli lavo i denti e comincio a dire spegnète. Devo dirlo un sacco di volte e preparare i bicchieri d'acqua e portarli in bagno a fare l'ultima pisciatina. 
Quando fa buio e si accendono i grilli scelgono una storia a testa e la leggiamo nel lettone, poi cambiamo stanza e nella luce spenta io gli canto Incy Wincy Spider, Non, je ne regrette rien, o qualcosa a caso da Rattle and Hum.

21 agosto 2014

Finché non scorre sangue.

"Perchè state piangendo?"
"Pecché lei mi ha mossicato."
"E perché ti ha morsicato?"
"Checchè lui butto."
"Tu zitta un attimo che sto chiedendo a tuo fratello."
"Pecché io l'ho battonata."
"L'hai bastonata, ecco. E con cosa di grazia?"
"Col mio mattelletto."
"Mmm. E dimmi: è una cosa corretta secondo te?"
"No, ma lei mi aveva 'mmazzato."
"Ti aveva ammazzato?"
"No: mmmazzato. Mi aveva dato le mazzate."
"Gno! Gno! prrrlll!"
"Smettila di spernacchaire tu, e dimmi perché hai preso a mazzate tuo fratello."
"Checchè lui butto. 'a ppada è mmmia."
"Ti ha preso la spada? ma la spada non è tua, è sua. "
"Gno!! è mmmiiiaaaa! PPPRRRRLLL!!"
"Vedi, mamma? vedi??? lei è butta, è peicolosa: làssami, che  adesso l'amasso!"
"Vieni qui, tu non ammazzi nessuno. Venite tutti e due."
"Pprrrl."
"Piantala, Nina."
"PPPRLL."
"Non risponderle."
"PPPRRRLLL!!!!!"
"Insomma la volete piantare? Fate un neurone in due. Non m'interessa cos'è successo, dovete imparare a vedervela tra di voi, ma ognuno con le mani a posto. Parlate, ok? parlate e spiegatevi cercando di non ammazzarvi. Adesso per prima cosa fate la pace e chiedetevi scusa, poi quando vi sarete calmati dividetevi i giocattoli: potete fare un po' per uno, ad esempio. Non voglio vedere scorrere sangue, intesi?"
"okkkèii."
"tì."

Si abbracciano. Si baciano. Si chiamano "caro" e "cara".
Due cretini.
Due cretini contusi e felici.

Mah.

20 agosto 2014

Hic et nunc.

Luglio è stato lavora, corri, che fa piove? ma che, è rimandato il corso in piscina? n'altra volta? ahi come sto male-hui come sto male, mamma mi tieni almeno lei? il prossimo anno un au-pair portoricano, cari miei, non me lo toglie nessuno.
Luglio è stata un'isola temporale di due giorni appena, ma pieni di bambini, propri e altrui, a riempir cestini con mirtilli.
Luglio è stata lei che aspettavo.
Luglio è stato febbre, stanchezza e tanta pioggia.
Luglio con tanta pioggia non è male, se lavori.

Agosto è non so.
Una mazzata sui denti, anzi direi quasi un paio, sentirsi uniti, studiare strategie, dire "è la vita, non importa. Rimbocchiamoci le mani.". Sentire di amarlo anche di più, persino di più.
Agosto è non sono sicura di cosa mi porterà Settembre, né Ottobre, né Novembre  né -santissima Gesualda- il 2015.
Perché Susibita ha affrontato parecchi  stravolgimenti in passato, ma mai - deve ammetterlo- con nonchalance.
Tiene botta, questo sì, tiene botta benissimo grazie a un senso del dovere e a una capacità di ripresa ormai allenata: ma è un 'ansiosa, e gli ansiosi vorrebbero sempre sapere cosa succederà di lì a sei mesi, perché devono potersi preparare prima, devono avere margine di manovra, devono sfracellarsi i coglioni con tipo 24 mesi di anticipo.
Gli ansiosi non sono leggeri: possono sforzarsi d'imparare -arte che Susibita pratica con naturale incapacità ma grande impegno da parecchi anni- a diventarlo, ma quando mettono la testa sul cuscino la sera sanno che dovranno leggere un paio di capitoli in più della saga dei Buddenbrook per stordirsi in maniera sufficiente a prender sonno.

Quello che Susibita sa è che non sarà semplice, ma forse più bello?
Quello che Susibita vuole è tagliare il superfluo, l'inutile, l'ingannevole abitudine, il finto comodo.
Quello che Susibita desidera è non perdere ciò che ama.
Quello che Susibita desidera è perdere ciò che non ama. Che poi non è perdere: è lasciare, che è diverso.
Quello che Susibita vuole è ciò che sa fare meglio e farlo anche meglio, dopo tutto questo.