22 marzo 2012

Quei due lì.

"Che poi non si capisce che c'abbia di tanto speciale."
"Ma infatti."
"Tipo io sono più carina, oggettivamente. E ho pure le tette, dovrebbe fare una certa differenza."
"Eppoi sta barba lunga, spinosa. Eppure niente, non lo molla. Se lo sbaciucchia anche."
"Fossi in te comincerei a lavorarmelo ai fianchi."
"Sì. Devo procurarmi una ruspa, un escavatore. Una di quelle robe lì, che piacciono a lui."
"Tentar non nuoce."
"Forse basta pure il tosaerba."
"Sì ma non so, non sono convinta. C'è come qualcosa che lo strega. Non vedi come lo guarda? Immaginati se mai dovesse vederlo -che so- andare in barca a vela."
"No, se lo vede sono fottuta. Il fascino del marinaio, di quello che chiama le vele per nome, domina la meccanica del vento. Segna: da evitare come la peste. "
"Però che carini, dai. Te li vedi tra qualche anno? Se la intendono proprio. Hanno un futuro, non c'è n'è."
"Me mi danno sui nervi, quei due lì."


Il sangue del mio sangue.
Quello che ha il mio sguardo scuro, la mia circospezione.
Quello che ha la mia idiosincrasia per gli asili, la mia voce sguaiata.
Quello che mi somiglia più di mio figlio, che ha il mio stesso, morboso attaccamento a sua madre.
Il nipote per cui ho fatto questo.

E' innamorato di Papone.
Quello che non è manco suo parente di sangue.
Che sta sempre dietro a un computer.
Che non ha fatto nulla di apparentemente straordinario per conquistarselo.
Che non l'ha cullato, consolato, amato follemente al primo sguardo sul lettino d'ospedale, figuriamoci allattato.
Quello che adesso va in giro dicendo: "Non rimanerci male, Susi: è una questione di feeling. Lui mi ha scelto, io lo so. Lo sento. Credo di capire quello che gli passa nella testolina, non so come mai. Ma sento che lo so. E pure lui."
Quello che lui punta invariabilmente. Quello cui va in braccio e sulle cui ginocchia finisce la pizza. Quello alle cui battute, sempre le solite, ride smodatamente, esagerato.
Quello che fissa serio, poi abbraccia.
Quello che è il padre di suo cugino, ma prima ancora di questo solo e soltanto suo zio.
Quello che lui ha scelto -misteriosamente, irragionevolmente- fra tutti.

Quello lì che  mi dice - vanesio- sì ma  non prenderla sul personale, eh.
Quello che a me  sta sulle balle.

20 marzo 2012

Preghierina: che me lo prendano alla materna. Una delle due.

"Quindi?"
"Quindi niente, dice che anche loro in comune, per quanto ne sappiano, la vedono un po' fosca. Dice di premunirsi e riconfermare al nido o preiscriversi alla privata paritaria."
"Che ci costa comunque meno del nido, giusto? allora dai, facciamo così."
"Ma dicono la preghierina la mattina prima di colazione"
"Nessuno è mai morto per una preghierina, anzi. E  l'anno prossimo ci sarà il micronano e abbiamo oggettivamente bisogno di una materna, di uno scuolabus, di un servizio che aiuti la nostra famiglia insomma, comunale o privato che sia. Tu hai recitato preghierine per anni e stai benone. "
"'Nzomma. Ci sarebbe quel fattarello di quando ho discusso col prete a 14 anni, ricordi? e gli ho detto che trovavo il suo atteggiamento maschilista e pure antisemita, lui mi ha risposto che avevo la lingua lunga proprio come mia madre visto che a lei non ritornava chiara la storia della verginità di Maria e quando era venuto fuori il discorso durante un incontro del catechismo nelle case era nato un pieno, poi la tizia della parrocchia anni dopo è andata da tua madre e le ha  detto ah suo figlio sta con la figlia di quella che dice che mica ci sarebbe nulla di male se Maria non fosse stata vergine? è tanto carina e gentile ma c'ha 'na lingua stanica, te la raccomando. Poi adesso giro con Caino in borsa e ciò non è un bene. Per le preghierine, dico."

Susibita è confusa.
Lei non ha nulla, davvero nulla contro le preghierine in sè.
Ma aveva deciso e pensava che la cosa non l'avrebbe riguardata, che la sua scelta sarebbe semplicemente stata per la scuola pubblica e laica,  che avrebbe avuto la possibilità di questa scelta, insomma.
Che avrebbe detto a Magù che esistono fedi e credi diversi, che lei aveva una sua idea molto imprecisa di ciò in cui crede ma anche una molto precisa di ciò in cui non crede e che se lui glielo avesse chiesto lei avrebbe provato a spiegarglielo, con parole sue (parole simpatiche), ma che si sentisse poi libero di avere un'idea propria, magari diversa, e che avrebbe avuto il modo e il tempo di guardarsi  attorno per trovare la sua, di strada, con calma, nel tempo della vita.
Non sapeva che la scuola pubblica non è affatto scontata.
Non sapeva che trovare un'alternativa, anche privata, ma laica, è più raro che rintracciare dei capelli sulla testa di Sandro Bondi.
Non sapeva che l'annosa quaestio delle preghierine sarebbe arrivata così presto: pensava fosse un problema che si sarebbe presentato più avanti, magari per qualche domanda di un Magù fattosi grandicello e giustamente più curioso e consapevole. Che ne so: a 3, 4 o 5 anni.
Pensava che avrebbe comunque avuto a che fare col discutere, non col scegliere.
Susibita è confusa e c'è rimasta un po' così quando le hanno detto non è battezzato? e vabbè tu non dirglielo, no? perchè non aveva mai pensato fosse una cosa da dover nascondere.
Perchè pensa che  certe scelte non sia affatto necessario sbandierarle ma neppure giusto rinnegarle.
Perchè pensa siano così: semplicemente delle scelte aperte, legittime, intime.
E non riesce proprio a vedere cosa possano avere a che fare col  bisogno/diritto di mandare un figlio alla materna.

14 marzo 2012

Surprise. Oh, surprise.

Quando ti sei laureata pensavi di non aver paura di farti il mazzo e rimetterti in gioco.
Pensavi che avresti lavorato per un sacco di gente, visto posti, cambiato ordine degli addendi.
Pensavi che non sarebbe stato male un master e che avresti trovato la tua strada da sola.
Non pensavi che non avresti lavorato proprio per nessuno.
Che vi sareste invece buttati, tu e quegli altri due, in una cosa più grande di voi.
Che avreste imparato a viverla, domarla e in fin dei conti a farla su misura per voi.
Pensavi avresti avuto tempo d'imparare, di prendere tempi,  ritmi e competenze.
Non che saresti rimasta incinta.

Quando sei rimasta incinta intuivi che lui ti avrebbe portato a fare incursioni nel suo mondo, dove il cielo è color melograno e passano nuvole spumose di parmigiano.
Un mondo zallo dove tutto, ma proprio tutto-tutto è di Magù (èmmmioo?, èmmio??, è mee???) e a merenda si fa sempre il bis.
Un mondo di coriandoli rossi e liquirizia,  filastrocche e Kurt Cobain, di luna e fieno nella stalla.
Dove non esistono la crescenza, il caprino e manco la mozzarella, ma solo formaggi ben stagionati.
Quando le contrazioni di braxton-coso ti sembravano lame taglienti,  la pancia bruciava e il respiro rallentava, quando pisciavi più spesso tu del cane al parco, ecco: allora non avresti mai pensato che dopo soli due anni ti saresti ricacciata nella medesima situazione.

Quando avete deciso di venire a vivere nel paesello in collina avete pensato al fatto che se vai nella sede della Croce Rossa per chiedere di parlare con un volontario perchè hai ricevuto la busta per la donazione ma non sai dove consegnarla, la vecchietta in fila per il dottore, con fare vistosamente paziente e come se interloquisse con un deficiente, ti guarda compassionevole e ti rimanda al pastificio.
Perchè è al pastificio che c'è il responsabile ed è al pastificio che c'è la sede vera e propria.
Ma certo, e dove sennò?  Pure tu, Susibita, sei cozza e pure tarda.
Avete pensato al fatto che la gente dedica tempo a te e alla voglia di ridere, ti racconta barzellette sul parto in cui tipicamente il marito finisce cornuto causa postino, ti regala il calendario della croce rossa e pure 200 gr di spaghetti freschi almeno stasera fate presto a fare cena.
Avete pensato che la farmacista conosce il tuo nome e quello di Magù, se lo ricorda dalla prima volta in cui siete entrati, voi col vostro strano accento al seguito, e vi tiene da parte i pannozzi in offerta.
Avete pensato agli asparagi selvatici e alla cicoria tra i sassi, a Googhi tra gli ulivi e all'Arturo con le lucertole.
Non avreste pensato che dopo quasi due anni di distanza dal trasloco avreste avuto il medesimo, identico, impulso a prendere a randellate sui denti quelli dell'impresa costruttrice, che già pensavate di esservene liberati, invece stanno ancora là e sono pure confinanti.


La vita rivela sempre una certa dose di sorpresa.





Si dà il caso che Susibita abbia scritto un piccolo guest post qui, su Le Nuove Mamme, parlando delle sue FilAppstrocche. 
Si dà il caso che si autopromuova qui dentro, dove si sente al sicuro perchè la gente che passa la conosce,  e ciò nonostante - inspiegabilmente - non la evita.

9 marzo 2012

Ciò che non sono*.


Non sono un clichè.
Non amo la moda, non guardo sexandthecity, mi vesto alla cazzo, non soffro se non mi sposi.
E guido male di mio, da sempre, pure se mi chiamassi Bertrando.
Ma ci rimango male se m'insulti perchè faccio piano la rotonda.
Ti faccio il dito -sia chiaro- ma quelle parole continuano a restarmi appiccicate addosso e mi offendono e feriscono, sappilo.
La ricrescita dei baffetti, in effetti, mi manda un po' in paranoia.
Se passando mi guardi il culo e ti passi la lingua sulle labbra non lo trovo sexy. Lo trovo ridicolo (e un po' patetico).
Cerco di non dirlo troppo in giro ma vorrei essere un po' più alta, a volte avere più tette.
Poi rimango incinta, mi crescono e mi lamento perchè mi danno noia.
Ho cominciato a mettere la gonna a 2 anni e ho smesso a 8.
Ho ripreso solo dopo i 25 e ancora oggi non è che ci credo veramente quando mi dici che sono bella.

Non sono un uomo.
Mi perdo per strada: in macchina, a piedi, e sui mezzi. Nel caso, fermo un passante e chiedo indicazioni. Ciò non mi suscita scompensi.
Conosco il significato di “cestino del bucato”, sai quella roba in cui metto i calzini quando sono sporchi. Sorprendente.
So dove in casa teniamo il cambio delle lenzuola e sul cellulare ho il numero della pediatra di nostro figlio.
Se nel frigo non vedo la carne non penso: “è vuoto”. Penso: “è finita la carne”.

Non sono una bambina.
Quando vedo un neonato, adesso, è diverso. Per via di quella notte, sai, in cui ho pianto e gridato.
Per via dell'odore del latte, delle lacrime e delle mandorle.
Il mio corpo è mio, ma mi piace se ci giochi.
Non mi puoi più prendere in giro tanto facilmente, e se lo fai, poi me ne accorgo: e m'incazzo.
Ma non mi fa paura dirti che mi piaci, spudorata, saltellando sui calzini mentre brucio la cena.
Rido ancora guardando Gatto Silvestro arrotolata sul divano.
E quando lecco il gelato, d'estate, dondolo le gambe.

Ma se anche fossi tutto questo o invece il suo opposto; se valesse, per me, per te o per gli altri, tutto e il contrario di tutto, andrebbe bene comunque.
Perchè non mi aspetto che siamo uguali, né solo per oggi né da domani.
Perchè mi aspetto che rimaniamo diversi ma veniamo pagati uguali, che t'indigni se ciò non accade, che non ti eccitino le farfalline, anzi che te ne vergogni.
Che lotti per te, per me e per noi, che insegni a nostro figlio a fare altrettanto e che ci mettiamo l'anima, in definitiva, per farne un uomo.


* questo post sarebbe dovuto uscire ieri ma ho evidenti problemi di connessione. Comunque auguri a tutte, in ritardo.

5 marzo 2012

Stiamo arrivando.

Il giorno prima della partenza Susibita comincia ad agitarsi.
Soprattutto se è una partenza anticipata, non calcolata, poi ancora posticipata per via di un falso guasto alla macchina.
Si agita perchè deve chiudere casa, sistemare Googhi e Arturazzo dalla nonna, avvisare l'asilo, bagnare le piante e stendere i maglioni che macerano nella bagnarola da più di 24 h.
Si agita perchè in 6 giorni soltanto dovrà vedere gente per lavoro, andare in banca, trovare parenti e amici, cambiare le gomme alla macchina.
Perchè i cambiamenti, anche brevi,  la destabilizzano.
Perchè domenica ripartiranno dopo una festa organizzata per loro e lei lascerà i visi un po' amareggiati della sua famiglia acquisita con nostalgia mista a sollievo e a un familiare,  mai sopìto senso di colpa.
Perchè non sa che temperatura farà, che tempo farà, quanto pioverà e non ha cose da mettere in borsa.
Perchè di certo dimenticherà qualcosa di quello che ancora deve portare giù, e sicuro s'è dimenticata qualcosa di quello che deve portare su.
Perchè ogni cosa ed ogni persona nel suo vecchio paese sarà uguale a sè stessa,  lei lo attraverserà con la pancia che ormai è di 6 mesi e ciò provocherà in Susibita struggimento, malinonica riflessione sullo scorrere del tempo e le morte stagioni (e la presente e viva e il suon di lei).
Perchè andrà a salutare Prozia Profondo Nord, ma con un mazzo di tulipani freschi e guardando una sua vecchia foto soltanto.

28 febbraio 2012

I miei nuovi capelli da gnocca.

Aprire le porte dell'ambulatorio pediatrico e constatare la presenza di 20 mamme con micronani urlanti.
Inorridita richiudere d'istinto la porta e dirsi che no: per un solo, stupidissimo certificato di buona salute alla modica cifra di 30 euri, NO.
Domandarsi cosa poter fare in quei 30-45 minuti in cui tutta quella beata accozzaglia di neomadritudine si sarà non dico dissipata, ma quantomeno dimezzata.
Posta, fatto.
Farmacia, fatto.
Banca, fatto.
Guardare il proprio riflesso nella porta a vetri e schifarsi un pochino, con quel taglio da cocker.

Uscire dalla porticina a vetri che fa sdleng-sdleng perchè il negozietto è piccolo e ha le travi a vista, serve uomini-donne-bambini al centro della piazzetta del borgo e tutti i negozietti lì fanno sdleng-sdleng quando entri e quando esci.
Che sei vestita con la tuta, le converse e la felpa col cappuccio.
Ma coi capelli da gnocca.

Tornare in ambulatorio e trovarlo VUOTO, con la pediatra di buon umore ad aspettarti.
Tu sempre coi tuoi capelli da gnocca*.
E' una giornata di grandi soddisfazioni.








*e hai speso solo 26 euro per lavaggio, taglio e piega (+ 6 euro per una spazzola rotonda perchè non vorrai mica spendere i soldi per una piastra te con codesti capelli che ti ritrovi, bellina? un colpo di spazzola-phone-e-via: sei uno splendore tesoro.) complimenti per la pancia inclusi. Risultato eccellente, di quelli che davvero: ti guardi e ti vedi proprio gnocca.
A 25  anni (bwua-ha-ha) e proprio a PaesinoinCuloaiLombrichi - chi l'avrebbe detto?- posso finalmente dire di aver trovato la parrucchiera della mia vita.


27 febbraio 2012

Perchè avere un cane salverà la mia gravidanza.

Chi è quella tizia che arranca dietro al cane?
Che da quattro giorni si vede aggirare tra gineprai e uliveti?
Che fa stretching appoggiata al palo "è fatto divieto di caccia a meno di 50 m dalle strade consorziali?" ansimando come un cinghiale e rischiando l'impallinamento certo?
Che si da il tono di quella che saltella ma invece va in slow motion tanto che il cane si ferma ad aspettarla sbigottito per 10 minuti buoni.
Ma soprattutto: perchè il medesimo cane, nel caso in cui sopraggiunga qualcuno, finge di non conoscerla?

E' una che sta meglio, sai com'è.
Perchè alla fine si è guardata in faccia e si è detta: "Basta con sta storia che me la gravidanza mi spaventa e mi sta stretta e non ce la posso fà, sto da schifo."
Perchè una come lei -s'è detta - alla gravidanza gli fa il mazzo.

23 febbraio 2012

L'evidente inutilità degli anniversari.

S.:"Ciao!"
P.:"Ciao!"
S.:"Come va?"
P.: "Tutto ok."
S.:"E... hem ...sai che giorno è oggi?"
P.:"Mmm...giovedì?"




22 febbraio 2012

Me like a zerbin.

Ore 21, sono uno zerbino.
No davvero, non scherzo.
Adesso non state a dirmi massù, dai, non è vero, vah che ti ripigli.
Sono di 5 mesi e mezzo e ho una panza che vi dico è enorme, che con Magù ce l'avevo a 7. 8. Forse 9.
Sono solo di 5 mesi e mezzo, non ce la posso fà.
Come ci tiro avanti altri 4 mesi? Non ce la posso fà.
Poi si muove porco cane, non sta mai fermo/a. Notte e giorno.
La mia mente vira verso paranoie autogufe, non riesco a fermarla: cosa significa? sarà un'iperattivo/a? non dormirà? tutto questo deve avere un senso nel calendario maya e non mi dice nulla di buono, nono.
Sto messa malissimo.
Tipo che oggi sono andata a prendere Magù al nido e mi sono piazzata su  uno sgabello per infilargli la giacca, uno di quei seggiolini da nani che per sederti c'hai le ginocchia in bocca. Siccome mi faceva fatica alzarmi sono rimasta lì seduta fissa per 4 minuti con la panza, le gambe divaricate e l'occhio vitreo da pesce di 3 giorni finchè non hanno cominciato a guardarmi strana. Sembravo Sora Lella.

Sto nel Paesello Marcondirondirondà, la prima piscina comunale è lontana e non trovo il tempo di andarci. C'ho un mal di schiena che manco mia nonna con l'osteoporosi.
Basta: da domani si piscia fuori il cane per almeno 30 minuti, così smaltisco la pasta broccoli-gorgonzola-mascarpone di oggi. E la piscina che si fotta.
E' inutile, non ci sono portata. Me mi sta stretta sta cosa.
Mi guardo allo specchio e se devo dirvi la verità dalle tette in su sembro la Cucinotta e dalle tette in giù un teletubbie. Non so quale metà sia peggio, ma credo la Cucinotta reciti persino peggio di Tinkicoso.
Ieri notte ho sognato di partorire, non finiva più. Mi sono svegliata con una crisi asmatica incipiente.
Tutto questo ha certamente un significato nel calendario maya, ne sono certa.
Cinque mesi e mezzo. Soltanto.
Cazzo.

21 febbraio 2012

Mr Magù featuring celo/manca


Mattina: Susibita legge quest'articolo.

Sera: Susibita e Papone sottopongono Magù a test che riassumo qui sotto.


mamma, papà, ciao: celo, celo, celo 
giocattoli: celo 
cane: bau 
gatto: Attù 
bambino: celo 
latte: celo 
succo di frutta: cucco 
palla: celo 
sì:  
no: gno 
naso: celo 
occhio: celo 
banana: celo 
biscotto: celo 
macchina: brumme 
caldo:  non pervenuto. Si propone, in alternativa, cotta (= 'scotta, Mà. Me stai a gremà con 'sta cazz'e pastina')
grazie: 'accie 
bagno: celo 
scarpa: celo 
cappello: Gno. ('amore di mamma, ma che mi significa "gno"? lo so che lo sai cos'è il cappello,
giusto?' 'Gno'.) Gno. Che vi devo dire? Manca. 
libro: celo 
andati: non pervenuto 
di più: non pervenuto


Ora la domanda è: valgono comunque, a titolo sostitutivo, trebbiatrice (significato acquisito-pronuncia non pervenuta), inco-inco-itte-ttàr (twinkle twinkle little star), pipì, cacca, pussa, pappe (iphone, ipad, ipod, mac o qualsivoglia iCoso ma anche il più nazionalpopolare pc), mucca, conna (sì, proprio quelle), baila-baila (balla! balla!), cosh'èèè???, aiuto!!, basschìp (ba-ba-black sheep*) ?


*
'Magù, come si chiama questa? PE...?' 
'...'
'PE-CO...?'
"Basscìp. Cì, bascìpp.'

18 febbraio 2012

Il tutorial di carnevale che NON dovete seguire.

1. Passate 1/2 h a preparare minestroni di didò psichedelico, quella successiva col padellino in testa a farvi inseguire da Darth Vader ma alto 80 cm, svariati minuti a cantare Baa Baa Black Sheep have you any wool?, svariati minuti a cantare Baa Baa Black Sheep have you any wool?, infine svariati minuti a cantare Baa Baa Black Sheep have you any wool?.
2. Barricatevi in bagno per fare pipì e fingete d'ignorare la petulanza del tizio fuori dalla porta che urla  mamaa? mamaa? mamaaa???!
3. Ingozzatelo con la banana, il cucco, la mezza fetta di totta avanzata dal giorno prima e pregate intensamente affinchè stramazzi dal sonno con la pancia piena.
4. Difendetevi dall'assalto di Darth Vader con le mani appiccicose di banana.
5. Stramazzate sul divano e fingetevi morte.
6. Se non riuscite nell'intento di qui al punto 5 armatevi di un piano alternativo che possibilmente preveda un viaggio sola andata per l'Isola di Pasqua.
7.  Se non siete riusciti a procurarvi il biglietto datevi del genio per esservi fatte venire un'idea per la quale di lì a 1 h vi tirerete violente mazzate sui denti.
8. Munitevi di cartoncino, pennarelli, colla liquida e cazzutissimi coriandoli.
9. Concedetevi una breve digressione nella vostra imbarazzante infanzia carnevalesca ricordando l'anno in cui foste vestita da Gretel grazie a un vecchio vestitino estivo di vostra sorella e al fazzoletto a fiori di vostra nonna ('cosa sei? una contadinella?', 'No, Gretel.', 'Il tuo costume è da principessa povera?', 'No, hem, Gretel.', 'E quindi che saresti? una lavandaia?' 'Sarei Gretel, veramente.', 'Chi??', '...' ).
10. Imprecate meditando tardiva vendetta contro vostra madre mentre raccogliete da sotto il tavolo briciole di totta impastata con cucco e peli di gatto immunodepresso.
11. Disegnate delle sagome col pennarello sul cartoncino, spennellatelo con la colla liquida, date una botta in testa e tramortite l'unico neurone ancora attivo nel vostro cervello, dunque passate a vostro figlio di due anni la ciotola coi coriandoli.
12. Rimuovete i coriandoli in eccesso, lasciate asciugare qualche istante, quindi appendete questi:




13. Guardatevi attorno mentre il neurone tramortito rinsavisce, imprecate e finalmente prendetevi a mazzate sui denti.

14. Parecchie ore dopo continuate ad estrarre colorati, minuscoli, appiccicosissimi coriandoli. Dalle vostre mutande.

17 febbraio 2012

Decidetevi.


 
 "Vedi come ti sei spanciata lateralmente? femmina di sicuro."
"Ma che bella pancia alta, cos'è? un bel maschietto?"
"Con quelle gote che sembri Heidi sarà femmina."
"C'hai sti tratti induriti, vedrai che è maschio".
"Hai avuto le nausee, eh? aaaahhh, le donne...cominciano a rompere le balle ancora prima di nascere."
"Al mio terzo maschio vomitavo carrelli di roba."
"Si muove? bhè si sa che noi femminucce siamo un po' tutte ipercinetiche."
"La mia pareva il buddha, non si muoveva manco a pagarla."
"Come sei in forma, fine fine con questo po-po di pancina."
"'Mazza zia ma che panza c'hai???"
"Guarda non me n'ero neanche accorta."
"No-no, mica è la webcam. Tu ti sei ingrassata proprio."


Eccheccazzo.

15 febbraio 2012

L'ultimo dei romantici ( e nonews)



 "Allora Magù, ci siamo capiti? Quando arrivi io suono e tu corri con queste incontro alle nonne, ok?"
"Cì."
"Hai capito tutto? e cosa devi dire alle nonne?"
"Auguyy."
"Grande. Bravissimo, vai."

S'è sfracellato a metà vialetto.
Poi Nonna Oroscopo apre la porta, lui si rialza, le pianta il mazzo in mano e le fa: "...'tyieni."




Indi entra in casa e va a servirsi di una grossa fetta di torta.

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Poi c'è da dire che ieri è stata anche una certa giornatina,  per Susibita.
Una di quelle in cui lei s'infila un paio di leggins e maglioncino carino, si raccoglie i capelli e mette pure un po' di fard sulle guance perchè mica capita tutti i giorni di avere un'appuntamento con quello che le abita la pancia.
Sulla sedia della sala d'attesa picchietta i piedi ed è l'unica da sola: senza marito, amante, trombamico, uno straccio di madre e pure senza caramelline alla menta.
Ciò acuisce la sua già spiccata tendenza all'autocommiserazione e infatti comincia a sospirare arrotolandosi le ciocche di capelli e ri-ricontrollando compulsivamente data, ora, via e nome dell'ospedale che per lei è tutto nuovo.

"Questo è il cavo assiale del medio cervelletto, questo il femore, questa l'orbita oculare, vede? questi sono i reni, 2. Questa è la vescica, questi i piedini, complimenti per le fettazze, e infine questa la sua placenta. Va tutto bene, signora, può andare."
"Hem...io vorrei sapere di che sesso è."
"Ci ho già provato 3 volte. C'ha 'ste gambine lunghe rannicchiate davanti che non vuole sapere di spostare. Niente, non ci riesco."


Proprio a lei doveva capitare.
Che è curiosa come una betoniga.
Che s'era fatta parecchi film, diciamocelo.
Che detesta le incertezze, le attese, le situazioni non chairite.
Proprio a lei che la prossima eco ce l'ha a MAGGIO.
Non ce la può fare.

14 febbraio 2012

Io amo (l'Apple Store).

A chi di voi ha affermato, spergiurato, millantato, banfato e quant'altro di avere un iphone/ipod/ipad o simili aggeggi di imprescindibile (?) e amena (!!) virtù vi avviso che le FilAppstrocche sono su iStore!
Trovate qui la versione lite, e qui quella completa.
Adesso non cominciate a fare i braccini corti e a lanciarvi su quella aggratis però eh ;D!!!
Scherzo.
Ma anche no.
Insomma vedete un po' voi ma io qua, da dietro lo schermo, c'ho gli occhietti da bassethaund con lacrimuccia laterale e un residuo di dignità che scodinzola, fate vobis.

Per quelli che fossero arrivati qui da poco e si stessero chiedendo:

- se le FilAppstrocche siano filanti, appetitose ricette pugliesi a base di troccoli.
La risposta è no: come spiegavo qui trattasi di una piccola e succulenta raccolta di filastrocche inedite, in quanto scritte da me medesima. Insieme a quei pazzi scatenati quella brava gente con cui lavoro abbiamo deciso di farne un'app per smartphone. Perchè in fondo, ci crediamo moltissimo.

- se mi venisse la lussuriosa idea di leggermele le trovo in libreria? dal porcaro? a teletubbilandia?
La risposta è no: sono app, ovvero applicazioni ludico-ricreative con cui sollazzarsi tramite smartphone o tablet, insomma per lo più coi telefonini di nuova generazione che fanno tutto, dal massaggio bioayurvedico per il cane alla prenotazione della visita di controllo alla gotta di tua nonna.
Ricapitolando: se avete un iphone/ipod/ipad e nulla di male contro Cupertino le trovate qui.
Se invece siete un po' più in bolletta e/o per qualche motivo vi sta sulle balle il clima di Cupertino allora le trovate qui.
In ogni caso io ci tengo tanto, ma proprio tanto.
Se poi voleste anche darmi qualche opinione, fare una piccola recensione (questa con mia immensa gratitudine a vita), congratularvi, inviarmi rose rosse o un modulo per l'assistenza sociale, fatelo. Scrivetemi una mail, scrivetemi un post, commentate: scherzi a parte, ci sarebbero davvero utili un po' di feedback ;).
Al momento i download sono molto buoni, ma pochi ci scrivono per qualche commento: date il buon esempio, oggi è la festa dell'Ammmorrre e gli uccelletti fischiettano. Come dite? Ah non fischiettano, s'ammazzano sul terreno gelato e fa un freddo cane? ragione in più, dico io, per stare caldi caldi davanti al computer e farmi sapere che ne pensate di questo mio secondo parto =).

p.s. oggi è s. Valentino e vabbhè tutti partiranno con utilissime ricette al cioccolato e segnalazioni last minute di capi osè per la serata più sheccschi dell'anno.
Io invece vi lascio con una chicca da Ponte dei Sospiri: Susibita e Papone si conobbero all'età di 8 anni, epoca in cui lei atterrò per la prima volta in una classe di marmocchi sbiaditi con i banchi ordinati e  i grembiulini monocolore (neri, gosh. Neri!!!).
Lui la squadrò di sottecchi coi suoi occhietti aguzzi e non disse nulla, ma lei anni dopo venne a sapere che lui c'aveva sto dubbio amletico di chiederle: "Com'è che vieni dall'Africa e non hai la pelle nera?".
Al che lei ringraziò sommessamente il Santo Protettore del Primo Appuntamento che vede più in là di tutti perchè altrimenti, quel giorno di fine Febbraio di mooolti anni dopo, mica si sarebbe lasciata baciare.



11 febbraio 2012

Brividi.

C'è una canzone che ti canto da sempre,  parla la lingua dei miei nonni.
Sa di acqua di lago, sa di vento, di foglie fradice.
Sa di monte, di valle, di una terra che è mia.
Che poi è questa:



E anche se la trovo splendida e te la canto da quando eri uno robino poco più lungo del mio braccio e non dormivi e ricordo che guardavo fuori dalla taverna, da quella finestrella in alto sopra la mia testa, e vedevo la luna e avrei venduto un rene per un'ora di sonno e giuro che avevo uno sproloquio che Sgarbi in confronto era la regina d'Inghilterra.
Ecco, volevo dire: non è comunque lei che mi ha tolto il fiato.

E' piuttosto il fatto che stasera, quando ho cominciato a cantarla, tu l'abbia intonata con me.
Senza parole, solo i tuoi la disarticolati. Ma l'hai intonata, e pure imbroccata.
Giuro.
E' che a volte tu mi metti i brividi, bambino.


7 febbraio 2012

Bad news and good ones.

Bad.

"Buongiorno, sono qui per la domanda d'iscrizione alla scuola materna, ho portato i documenti."
"Sì vedo, siamo messi male: il bambino è anticipatario. Lei ha mica per caso una rara e inguaribile malattia genetica?"
"Hem, no."
"Ebola?"
"No."
"Il padre è vivo?"
"Sì." Tiè.
"Altri figli a carico?"
"Hem, no."
"Male, molto male."
"Però sono incinta."
"Auguri."
"Sì, hem. La panza non da punteggio per la graduatoria?"
"No, se lo scordi."
"Ma io a Settembre avrò il nano major + il nano minimus, l'occhiaia a tapparella, il conto corrente annichilito da pannozzi taglia mini e ricariche per l'estrazione di muco. Sarò una donna distrutta, con un forte bisogno di mandare il major alla materna per spendere 1/10 di quello che spenderei al nido."
"Non ce la farà mai."
"Lei è un'inguaribile ottimista."

Questa scena m'è parso di averla già vista.

Good ones.

"Organizziamo questo colloquio ogni inizio d'anno per  fare il punto della situazione con i genitori. Devo proprio ammettere che Magù è un bambino bravissimo, siamo molto contente e soddisfatte di lui."
"Oh, bhè, bene. Mi fa piacere, anche lui mi sembra contento."
"Mette in ordine tutti i giochi senza fare lo gnorri, mangia tranquillo ed è molto autonomo, sa anche giocare da solo ed è dolcissimo quando viene a cercare le coccole."
"Hem, bene. Insomma si è instaurato un bel rapporto."
"La verità è che siamo perdutamente innamorate. Un bambino equilibrato davvero, una goia da tenere."
"Sì, in effetti ha un bel carattere, devo dire."
"Siete stati bravi, probabilmente voi due siete altrettanto tranquilli e equilibrati. Spesso è un mix di educazione e genetica."
"Si chiama botta di culo. Io ero una bambina ansiogena, detestavo l'asilo e mi aggrappavo alle portiere dello scuolabus urlando come un'indemoniata. Alle elementari non dormivo di notte per paura delle tabelline saltate, alle medie ricordo di non aver mangiato per 15 gg per via di un compito in classe sull'alta e bassa pressione. Al liceo facevo scena muta davanti alla lavagna e c'avevo un groppo in gola grande così. Ancora oggi ci si chiede come io sia riuscita sopravvivere alla laurea."
"Allora la buona notizia è che non ha preso da lei."





6 febbraio 2012

Winter's end.

Forse perchè eri tanto stanca, forse perchè il freddo ti risaliva gli occhi come sui vetri.
Forse perchè era il tempo, il tempo giusto per questo.
Forse perchè la neve attuitisce i tuoi passi mentre chiudi la porta in silenzio.
Ti riesce tanto bene che non c'è tempo di dirti 'ciao'.

Quello che voglio dirti è che ho voglia che l'inverno finisca, e non so quanto c'entri col fatto che non sei più qui, ma te lo dico ugualmente.
Perchè adesso ci sono le foto che porterà mia sorella e io sarò di nuovo bambina, tu avrai la pelle rosa.

A me, non so perchè, è  venuta voglia di fare il bucato.
Neve, sapone, acqua calda.
L'azione meccanica di stendere i panni senza pensare, nell'aria fredda.
Mutanda-pigiama-calzino spaiato. I bianchi.
Tovaglia-pile-calzino bucato. I colorati.
Non dovrei lavare tovaglia e calzini insieme, lo so. A voi non si mischiano le cose? A me sì, sempre.
Mi viene proprio voglia che la neve si sciolga, che l'erba si affacci.


Del respiro dei campi.


Di luce pulita.



Voglia di qualcosa che faccia stare bene, che faccia sorridere.
Che sia fresco al tatto, rosa, fragrante come appena nato.
Come un bambino nuovo, ad esempio.

1 febbraio 2012

2.

 

Bolsi e tachipirinati, trovano la forza per fare dei muffin al cioccolato e arancia, farli bruciacchiare ai bordi, spegnere due candeline, mangiarli senza sentirne il sapore (per me potevano essere pure al taleggio e fontina che non faceva differenza), tantiauguriate-tantiauguriatee-spetta che faccio il video e poi lo mandiamo a Papone, spè, Magù! Checcaz. Ecco: da capo, tantiauguriate-tantiauguriatee, evvivaaa!! adesso uccidetemi, datemi un'altra tachipirina vi prego, aprire due pacchetti, rintanarsi nuovamente sotto la coperta a guardare, per la - credo- milionesima volta, Peppa Pig che uccide il computer di sua madre. Pessimo esempio.
Infine, sopravvivono persino alla neve.
Applausi.


30 gennaio 2012

Erano solo nascosti.

Hai i capelli biondi strepenati come tua nonna, le sue spalle forti.
Hai le ciglia lunghe lunghe, come tuo padre.
Hai anche le sue dita, identiche. Mi fanno un po' impressione.
Non mi assomigli per niente.

Però se sei convinto di avere ragione non taci manco con un tappo in bocca.
Quando qualcosa non ti riesce t'incazzi di brutto,  devi imparare la pazienza.
Sei irascibile, un piccolo fuoco. Ma poi sai chiedere scusa, e perdonare.
Fai cose strane, un po' pazze, tipo che ieri sei andato a letto con la spada di Darth Vader.
Sei buffo. Getti la testa indietro quando ridi forte.
Ami la gente, il casino tra i nostri amici, la musica.
Sai la scala musicale, doremifasolasido.
E quando leggiamo Cappuccetto tu indichi il cacciatore e gli fai: "Blutto!".
Perchè tu, sotto sotto, tifi per il lupo.
Allora sono certa che anche i miei geni sono lì: si erano solo nascosti per un po'.


P.s. aggiungerei anche che ti piace tutta la frutta, kiwi compresi.

24 gennaio 2012

Storia di una piccola scema.

C'era una volta Piccola Scema che viveva  in un paesino in culo ai lombrichi ma evidentemente era convinta di stare sulla Fifth Avenue, tanto lei la benzina poteva farla come e dove voleva, era così comoda.
Piccola Scema stava in un mondo tutto suo, che vuol dire che era un po' rinco, infatti quando sui giornali leggeva dello sciopero dei tir lei non faceva 2+2 e prendeva le dovute precauzioni pensando "vivo in un paesino in culo ai lombrichi, sia mai che rimango senza benzina".
No.
Lei meditava sul colore di cui si sarebbe tinta i capelli dopo aver partorito.
Piccola Scema, uscendo di casa, ignorava la spia del serbatoio in riserva, procastinando il rifornimento al dopo-spesa.
Piccola scema aveva infatti prima alcuni beni essenziali e vitali da prendere: un cestino di kiwi da sorbire a digiuno alla mattina perchè fanno andare in bagno. Croccantini per il gatto grasso e immunodepresso. Una spugna ruvida, per l'esfoliazione sotto la doccia.
Un pezzo di caciottina in offerta. Clementine grandi come poponi a 1,90/kg. 4 filetti di merluzzo surgelati. Un pacchetto di gommose "gocce di pino".
Piccola Scema, passando davanti al primo benzinaio, notava di sfuggita un'assembramento che avrebbe dovuto ricordarle "The day after tomorrow" ma che in lei suscitava invece un solo, snobbissimo e demente pensiero: " Ma che ovvido assembvamento di cavevnicoli, mi tocchevà passave al successivo, pevdinci."
Al terzo benzinaio con esposto il cartello "CARBURANTE ESAURITO"  un piccolo, solitario, neurone si accendeva nella testa di Piccola Scema, che subito ricordava la prima cosa da fare in questi casi:  trovare un colpevole. Infatti chiamava il suo compagno, Piccolo Stordito.

"Piccolo Stordito, ieri mi hai lasciato la macchina senza benzina: se adesso a me e a tuo figlio ci devono venire a recuperare col carro attrezzi è colpa tua."
"Ho provato a chiamarti per avvisarti ma non rispondevi"
"C'erano le clementine grandi come poponi a 1,90."

Piccola Scema era rinco, ma audace.
S'inerpicava dunque su per la collina e tentava il tutto per tutto in direzione del piccolo benzinaio di Paesino in Culo ai Lombrichi.
Frattanto la raggiungeva la telefonata della madre e della sorella, come sempre lucide e padrone della situazione.
"Dove sei? Hai fatto il pieno? Ma sei scema? Possibile tu sia mia figlia con quel cervello piccolo così? E adesso? E se ti si ferma per la collina? E la creatura? Aspetta, forse ho trovato un modo di venire a recuperarti in elicottero con la Protezione Civile, ti porto pure una tanichetta. Stai calma, capito? STAI CALMAAA!!".

15 minuti dopo l'ultimo benzinaio sull'ultima curva alla fine del paesello riforniva Piccola Scema dell'ultimo pieno disponibile.
Piccola scema era molto rincoglionita.
Però aveva un gran culo.

Vorrei sapere.

Perchè se decido di stendere i panni fuori i muratori della casa accanto accendono il falò al canneto, così le mie lenzuola adesso sanno come di speck.
Perchè a una donna incinta dicono sempre "oh, va là che stai bene, adesso vedrai che ti vengono degli anticorpi così." e io invece ho mangiato il mio primo pranzo serio dopo 5 giorni e ho un cratere in ebollizione dalla centro della testa all'orecchio sinistro.
Perchè  mi faccio prescrivere antibiotici che non prenderò, continuando a fare fumenti di bicarbonato e riducendo l'intervento di medicinali a una tachipirina al giorno. Così invece che guarire in 3 giorni ci metto 3 settimane e c'ho una faccia che sembro un mocio seccato al sole. Però non mi sento in colpa, eh.
Perchè a 25 anni mi faccio ancora domande idiote come ma ci sono gli europei quest'anno? per quale insensata ragione al mondo esiste ancora una nazionale francese? dove sarà finita la maglietta azzurra del 2006? Perchè devo partorire a fine Giugno?
Perchè faccio ancora battute idiote sulla mia età che tanto rido solo io.
Perchè non mi passa il mal di testa.
Di che sesso sarà l'Inquilino Non Pagante.
Perchè la gente deve sempre optare per soluzioni politically correct.
"Cosa ti piacerebbe?"
"Una femmina."
"Vabbhè che poi se è maschio va bene uguale, no?"
"Va bene sto paio di balle. Mi hai chiesto cosa mi piacerebbe. Il cane maschio, il compagno maschio, il figlio maschio, il gatto con la mononucleosi e pure maschio. Ti devo ricordare che l'Arturazzo originariamente si è chiamato Ginevra per circa 12 ore? Poi siamo andati dalla veterinaria e quella ci fa: "vedete un po' voi, ma da come siamo messi qua sotto io comincerei a optare per Merlino o giù di lì."
Se è maschio un po' m'incazzo.

19 gennaio 2012

Le vite degli altri.

Ci sono vite che a guardarle da fuori sembrano così semplici, così belle.
Ci sono vite che sembrano avventurose, divertenti, mai noiose, fortunate, ricche di occasioni.
Ci sono vite che a volte ti sembra d'invidiare, e magari sono solo scritte meglio.
O forse vissute, meglio.
E' che dietro alle vite degli altri c'è il mazzo che si fanno gli altri, ed è per questo che non lo vediamo.
E' che dietro la tua vita ci sono i buchi neri in cui cadi da sola, ed è per questo che gli altri non c'inciampano.
Ci sono vite che danno tanto e vengono guardate solo di striscio, tra una spesa e un caffè.
Ci sono vite che meritano di essere raccontate.
Di cui è bene accorgersi.
Ci sono vite che meritano di essere amate.
Ad esempio, la tua.

15 gennaio 2012

Io ci ho fatto un' app.

Sottotitolo: l'angolo della self-promotion.


Quando ho aperto questo blog ho solo dato forma diversa a una cosa che in parte facevo già prima: scrivere.
Lunghe, infinte mail alla mia migliore amica.
Qualche racconto qua e là.
Biglietti idioti in rima lasciati sul piano della cucina a Papone.
Poesie su un vecchio quaderno a righe.
Mail idiote a Papone, Sorella Subli o sventurati amici.
Biglietti della spesa, spesso idioti, sempre per Papone.
Con idiozia, ma senza costanza.
Senza questo -come dire?- allenamento.
Perchè è anche un esercizio, a voler ben vedere. Inconscio, ovviamente.
Per quelli tra voi che hanno un blog : avete mai provato a rileggere i vostri post più vecchi? I miei hanno uno stile diverso, a me sembrano più rigidi. Decisamente più rigidi.
E' come se l'utilizzo costante della forma scritta mi avesse aiutato a trovare, in questo piccolo angolo virtuale, un modo più mio, di esprimere le cose. Un mio stile, banalmente.
Trascurabile ai più, perfettibile certamente, ma a me di questo frega poco o niente.
Sono felice quando riesco a tirare fuori le cose così come girano nella mia testa e poi rileggerle, riguardarle, come sassolini sulla mano.
Mi sono accorta anche che la cosa si estende. Tipo che adesso mi riesce più facile persino scrivere i bigliettini d'auguri.
O magari scrivere storielle per Magù.
Filastrocche, ad esempio.
Storie  in rima, che raccontano la sua giornata: quando stendiamo i panni insieme, la fila al supermercato, lui che scappa se gli dico 'si va a nanna?', il riflesso del lampione sul piumino del suo letto.
E niente, tutto questo per dire che quindi alla fine  io ci ho fatto un'app.


'Facciamo un'app tutta nostra, dai.'
'Sì ma i contenuti? Non conosciamo nessuno con dei contenuti già pronti?'
' ...'
'Susibita perchè fischietti?'
'Chi? Io?'
'Sì, tu. Fischietti e fai la faccia da gnorri.'
'Io delle cosucce le avrei anche, ma credo piacerebbero per lo più a un nano compreso tra gli 0 e i 5 anni. Oppure a dei genitori sufficientemente sciroccati. Hem, se volete, ve le...hem...ve le leggo.'
...
'Mmm, mumble mumble. Credi funzionerà?'
'A Magù piacciono.'
'Mmm, mumble mumble.'
'...Bhè?Allora?'
'Allora credo potrebbero funzionare.'

Questo succedeva almeno 5 mesi fa, ed è con immenso piacere che oggi vi presento le FilAppStrocche.
Per ora sono in vendita sull'Android Market, ma se tutto va bene uscirà anche la versione su Apple Store.
Questa è la serie della sera (ma ho già scritto anche quelle per il giorno), i testi sono scritti da me, le illustrazioni fatte da lei, l'applicazione fatta da loro.


Senza questo blog non le avrei scritte, probabilmente.
O forse sì, ma non avrei avuto il coraggio di farle leggere ad altri.
Ma qui ho imparato a scrivermi, a leggermi.
E a non temere il vostro giudizio.

Quindi siate clementi e, per l'amor del cielo, scaricatela.

11 gennaio 2012

Immacolata.

Maria Lourdes* sostituisce la badante di Prozia Profondo Nord per le feste di Natale.
E' un donnone dai seni e dai fianchi abbondanti e con un bel pancione su cui verrebbe voglia di gettarsi facendo i capricci perchè non ti ha dato la seconda caramella che chiedevi.
Sostiene di non essere lei a  mangiare troppo, è il suo osso che è muy grande.
"Ossa, Maria, ossa plurale."
"Està bien, osso, lo que dico."
A volte Maria parla di sè in terza persona.

"Maria es mui adolorada. Tu sabes de mi hija?"
"No, Maria, non so di tua figlia, che è successo?"
"Ella tiene 21 anos y me dice: Mamita, yo no soy vergine."
"Hem...Maria...suvvia...21 anni...non è una tragedia..."
"No es como a mì, esta disgraciada, no tambien como a ti."
"Scusa Maria ma io che c'entro adesso?"
"Sussi, yo te leggo nell'anima Sussi. Verdad tu eres como a mì: tienes una facia linda, pulita. Tu eres jovine, casada, con un pequeno chiquito muy gracioso. Esactamente como a mì a tua etad."
"Hem...a proposito del casarse, Maria... in realtà dovresti sapere che io..."
"Yo tenia 19 anos y estaba per casarme: pero ero linda, comprendi?? IMMACOLATA."
"Ecco anche su questo punto, in effetti io..."
"No como quella viperita, io no pensava de sofrir asì..."
"Maria, cerca di essere ragionevole: tua figlia lavora da diverso tempo ormai, è indipendente, certe tappe in quei contesti si raggiungono prima...forse voleva confrontarsi per essere rassicurata, tu cosa le hai risposto?"
"Qui? Yo?"
"Sì. Tu. Che le hai detto?"
"Mi te mato."

Ecco, a dirvela tutta,  a me questa donna a tratti m'inquieta.
Solo che poi mi ha detto che  Madre de Dioss Sussanita! yo credeva che tu tenya como 25 anos!, quindi ho deciso che invece la amo.
Perdutamente.




* la chiameremo così.

9 gennaio 2012

Gente che litiga con la wii.

Radio Star.
Baby One More Time.
Akuna Matata.
It's all about the money (money, money...).

Le ho fatte tutte: instancabile, sudante, roteante, deliziata, scomposta, fuori tempo, imbarazzante.

Alla fine quella mi guarda e mi fa:"1 stellina. Pigra."

Qualcuno dovrebbe spiegare a quella carogna stitica che esiste anche l'opzione "incinta di 4 mesi ma volenterosa".
Stronza.




29 dicembre 2011

Una brava ragazza.

"E quando avrà tipo 23 anni probabilmente vorrà fare l'Erasmus e andare - che ne so- in Svezia"
"Un paese a caso, certo."
"Bhè la Svezia è un paese interessante."
"Ah si dice 'interessante', adesso? a 18 anni dicevi 'materassabile'..."
"Sei proprio cinica."
"Quindi secondo te quando noi lo chiameremo nel suo appartamentino in condivisione a Oslo e lui mi dirà ciao mà, scusa ma devo andare ti richiamo io nel fine settimana che stasera c'ho una festa, vengono Gunter, Olga, Marja, Peter e Katrina...io non avrò ragione di preoccuparmi perchè lui sarà lì a tutti gli effetti perchè il paese è 'interessante', e non perchè materasserà su lettini ikea posticci con biondine slavate e dall'alito alcoolico."
"Tutti clichè, luoghi comuni. Come sei bacchettona."
"Bene. Capisco. D'altra parte è pur vero che non possiamo sapere."
"Sapere cosa?"
"Bhè Coso, il Pesce, l'Inquilino non Pagante. Non sappiamo di che sesso sarà. Magari femmina."
"Bellina lei, l'amore di babbo..."
"Bellina, sì. Chissà quanto si sarà fatta bellina a 23 anni, quando partirà in Erasmus per Barcellona e organizzerà una cena con Pedro, Claudio, Miguel, Sarah, Julia e quel gran figo di Pablo che avrò intravisto il giorno prima su skype."
"Non credo."
"Ah no? E perchè, di grazia?"
"Perchè lei sarà una brava ragazza."

Papone sta messo male, e non sa ancora quanto.



28 dicembre 2011

Quel che c'è di meraviglioso nell'ipertesto




E' che ci sono arrivata da non ricordo dove, da non so quale link.
E' che a me storie come questa mi fanno impazzire.

20 dicembre 2011

Ci siamo giocati il brasileiro.

"Data ultimo ciclo?"
"30 settembre? 29? 27? Giù di lì insomma."
"30 mi sembra un po' tardino... qui il bambino è già di 56 mm. E' sicura?"
"Ho poche certezze nella vita, e la data dell'ultimo ciclo non rientra in queste."
"A vederlo così nasce a fine Giugno, no prima settimana di Luglio."
"Dio che ansia."

Che una quando le dicono che partorirà in estate le vengono spontanee le seguenti riflessioni:

- mi sono giocata il bikini brasileiro comprato al 50% di sconto da Calzedotta. Ciò è tremendamente ingiusto.

- speriamo sia cancro, segno d'acqua.

- almeno non fa freddo

- mi verranno i piedi gonfi

- diocheansia


Comunque pare stia bene. Non voleva farsi misurare la testa e si è voltato/a di spalle, che si vedeva la colonnina vertebrale.
Non guardo mai i libri di gravidanza, mi fanno un po' senso e molta paura, quindi non sapevo cosa aspettarmi, ma ricordavo più una cosa tipo pesce.
Invece.
"Cosa fai adesso, ti emozioni?"
"Ma figurati."
"E allora perchè mi hai stretto il dito?"
"E' che mi è parso di vedere un bambino."


16 dicembre 2011

Del perchè io e Britney abbiamo almeno una cosa in comune (oops I did it again).

Dunque, non so come dirvelo.
E' da un po' che ci penso ma non so proprio come dirvelo.
Quindi sarò breve.
Hem, molto breve:



Ecco. L'ho detto.
Adesso scusate ma andrei a farmi un baileys.
Un grappino.
Un vodka lemon.
Magari tutti e tre.
Ah no cazzo, non posso sono incinta.
Allora una sigaretta.
Ah no non fumo e poi , cazzo, sono incinta.
Allora un panino mortazza-crudo-salsa verde e morta là.
Ah no cazzo la toxo, sono incinta.
Incinta.
IN-CIN-TA (a-a-a-a...).
La sentite anche voi che fa l'eco...?
Sono incinta e ho già detto un sacco di parolacce in un solo post.

Va bene.
E' da un po' che volevo dirvelo ma c'erano i primi esami, e non si è mai sicuri, e poi aspettiamo la prima ecografia e poi mi scappa la pipì e poi scusate devo vomitare torno subito, e poi ho l'ormone impazzito.
E ho pure mentito spudoratamente a Pellons e Castagna che mi avevano sgamata (ma che c'avete voi due, la palla di cristallo???).
Ma non sapevo che fare, non sapevo che dire.

Perchè è andata così, che un po' ci si pensa e un po' no, che un po' lo si rifiuta e un po' ci si gioca con quell'idea lì balzana. E a giocarci, si sa. Ci si scotta. Le corde si rompono. I pattini scivolano. Non si usano precauzioni.
Già.
Poi succede che stai sulla tazza a fissare due lineette e non sai cosa pensare.
Se lo volevi veramente.
Se non potevi aspettare un attimo.
Se non potevate darvi una calmata, siete mica due pischelli.
Se sarai felice, se sarai mai più felice come ora che siete voi tre e avete trovato il vostro equilibrio e tu lavori di nuovo e le cose hanno un loro senso e sei fuori dalla centrifuga.

Ma sono anche contenta, eh.
Non si capisce, ma lo sono. In parte.
Sono contenta per la prima volta che gli passerò una patatina sul divano davanti alla tivù.Crock.
Per quando dirà gaga che non vuol dire proprio niente ma da lì nascerà casa, palla, bua, cane, io, felice, fratello, piange, pipì, treno, bene, male, cattivo, libero, guardami!, è viva, sono magico..., dormi?, cappello, noi, faccio da solo, libertà, Io voglio, soluzioni alternative?, ti amo, ciao io parto, sogno da sempre, vi odio, ci penso io, ci sei solo tu, sesso? wow.

Sono anche terrorizzata.
Terrorizzata dal parto. Non ancora, vi prego, basta.
Dolore. Allattamento. Mi sento sola. Quando arrivi? Non ne posso più. Voglio uscire. Toh, tieni, piglialo. Ho bisogno di una doccia perchè puzzo. Certo che non lo so, sapete tutto voi. Cosa faccio? Voglio ballare, cavalcare, adesso. Mi sentite? Chi me lo tiene? Passa in farmacia.
Io sono più di questo.
Non sapevo di essere tutto questo.

E quindi nulla, semplicemente  "OOps, I did it again..." (I'm not that innocent...).
Solo che lei lo fa sculettando in lycra rossa attillata.
Io, invece, come lui.

13 dicembre 2011

Mia mamma dice che anche il suo paese era così quando è nata lei.

Quando vivevo dove vivevo prima, c'era una grande strada provinciale fuori casa, il supermercato a due passi, la farmacia, l'edicola, il negozio d'abbigliamento, il bar, il pub, il cinema, il discount e lo store delle calzature.
A Natale tutto mi sembrava più bello perchè arrivavano le luci a cammuffare la banalità e nei giardini e sui balconi comparivano gli alberelli mentre da un marciapiede all'altro pendevano campanelle, fili argentati, oppure agrifogli di luce fintissimi ma molto psichedelici.

Qui dove abito ora, dico nel Paesino in Culo ai Lombrichi su su per la collina, i commercianti sono 3: l'alimentari che quando entri senti l'odore di candeggina (presente? fa molto anni '80), il macellaio con insaccati di produzione propria, un bar. Ah, no, c'è pure la farmacia dietro l'angolo, dove preparano le creme fatte da loro col miele e le ciliegie.
Loro quattro, anche tutti insieme, non hanno i soldi per sponsorizzare le luci e i festoni, così nelle stradine e nei vicoli, sulle pareti di mattoni e tufo, non pendono decorazioni nè luci.
Ognuno s'è fatto la propria vetrina con qualche ramo di pino (vero), il macellaio ha sparso dei melograni (veri) e rami con bacche (vere) tra una soppressata e una cinta senese.
Se entri a ordinare il caffè la barista, quella che ci ha messo un anno a farmi il primo mezzo sorriso con cui ha decretato "ok, sei una forestiera, non credere che non lo sappia con quell'accento lì che ti ritrovi. Ci ho pensato e credo di poter prendere in considerazione l'idea che tu ti sia trasferita qui da-dove-preferisco-non-sapere e che mi verrai di tanto in tanto a chiedere un caffè mettendo tutte le vocali aperte dove sono chiuse e viceversa", indossa una cappellino rosso con le stelline a led che s'illuminano.

Il resto del paese è spoglio, se non vogliamo contare gli alberi nudi e le siepi gialle, l'edera arancione che abbraccia le finestre, qualche ghirlanda appesa alle porte e in generale una forte, netta, impressione d'inverno.
E a me non "sembra" che sia bello. Lo è.

10 dicembre 2011

A volte capita.

Fase 1

"Mmmppff"
"Magù che fai, stai...?"
"Mmpffff"
"Dove vai? Ah vuoi...ah ok. Dai, vieni."
----------------------------

Fase 2

"Forza Mr Magù, sei tutti noi!"
"Dacci dentro Mr Magù, fagliela vedere"

-------------

Fase 3

"Grraaannde Mr Magù!"
"Evvivaaaaaaaa!!"
"Yuppieeeeeee!"
"Pèppe-ppe-ppe-ppeèèèèèè-peppèèèèèèèèèè....Brazììììll....!!!" (trenino carioca).


Fase  4
-----------------

"Dì ciao, Magù, ciao ciao..."
"...'zao..."
WOOSHH.


Avete appena assistito a: "Cronaca del giorno in cui Mr Magù, estemporaneamente e senza motivo apparente, la fece due volte nel vasino".

6 dicembre 2011

Due tipi eccentrici.

"Ah siete andati al supermercato?"
"No, solo a fare un girettino in paese."
"E perchè Magù ha su il pigiama di Natale con le renne?"
"Ah perchè, è un pigiama?"
"..."

-------

"Tua madre ha portato in giro per tutto il paese Magù col pigiama rosso di natale."
"Lo so."
"Lei indossava il suo cappotto di ecopelliccia, il basco rosso e la borsetta di cotone della spesa del Grosmarket."
"Ah."
"Magù era contensissimo."
"Che vuoi che ti dica, Susi. Sono due tipi eccentrici."

1 dicembre 2011

Perchè non l'ho fatto prima? (I used to love ska)

"No, Magù, ascoltami bene: la famiglia è dare e avere, è uno scambio biparte. La famiglia è compromesso. Qunidi ora scusami tanto ma togliamoci  di culo di torno sto cazzo di il ben noto Zecchino d'Oro e, se non ti dispiace, metto su questa..."

http://www.youtube.com/watch?v=NUTGr5t3MoY&ob=av3e

Spettami qui solo un attimino, mamma torna in casa, s'infila le AllStar, piglia il Sì con le ruote usurate e va un secondo in cantina dalla nonna a farsi una rullata.

E' giusto che una giovane madre abbia dei forti momenti di rincoglionaggine post-adolescenziale e saltelli invasata imitando lo sguardo psicopatico di Billie Joe?
NO, non è giusto.
E' SACROSANTO.

(I went to a shrink to analyse my dreams, she said it's lack of sex that's bringing me down) 


- E con questa dichiaro ufficialmente conclusa la sessione "depression mode-fustigàteme-ve-prego". Aveva ragione Lisa-





27 novembre 2011

Il mio tempo migliore

Ho deciso d'ignorare un paio di cosucce.
Ad esempio i ladri in casa, un vecchietto che mi si abbatte contro il culo della macchina e la distrugge, l'inps che mi vuole obbligare a rivedere il mio contratto, il servizio dati che si attiva  non so come sul cellualre e mi fa partire in meno di 12 h la ricarica da 25 euro che avevo appena fatto.
Le ultime settimane sono state un tantinello pesantucce, ma suppongo non ci si debba lamentare.
Facciamo la nostra parte nel mondo e non è certo delle peggiori.
Ho appena detto alla migliore amica al telefono: "Verranno tempi migliori". Lei mi fa: "Sembri mia madre".
C'ha ragione, cazzo.
Ma che vuol dire tempi migliori? Ma migliori de che? Ma chi l'ha detto poi?
Sentite un po' qui: lei mi ha appena telefonato da migliaia di km di distanza prima di andare a farsi un altro turno di lavoro la domenica sera alle 9. Lei era stanca, anche giù di morale credo, ma ha pazientato che mettessi il nano a letto ed è stata con me fino a 3 minuti prima d'infilarsi il cappotto ed uscire.
Sta per arrivare il Natale.
Un tempo era semplicemente bello. Non lo è stato sempre e non in assoluto, ma ci sono stati degli anni in cui lo è stato, e molto.
Soprattutto per via di noi ragazze che ce ne fregavamo di tutto e di tutti,  e ballavamo in cucina con le antisdrucciolo ai piedi e le tartine a cui facevamo le faccine.
Machissene dei genitori che non si sanno godere nulla, di quelli che avevano promesso sarebbero tornati e invece no, di quelli che non li vogliamo più, ma chissene del consumismo, machissene dei litigi in famiglia, noi ci siamo, siamo qui, balliamo. Ora, adesso. Passami un sottaceto che gli faccio pure il monosopracciglio.
Balliamo a 20 anni, a 25. Balliamo perchè c'è tempo, perchè tutto può cambiare già domani, balliamo perchè è solo una volta l'anno, balliamo perchè c'è la neve e sono caduta in motorino e ridevo per terra.
Balliamo perchè mi presenti il tuo nuovo ragazzo e io c'ho l'olio in testa siccome che m'hanno detto che li fa morbidi e lucidi, poi però ti servono 3 lavaggi per farlo andare via.
Balliamo perchè ho messo i brillantini. Per il pigiama nuovo. Perchè mi abbracci nella foto di ogni anno. Perchè andiamo un mese prima a copiare le idee dalle vetrine, facciamo le foto di nascosto e poi scappiamo via come sceme, come ladre pazze.
Ora il natale è un tetris tra le nostre vite, le prozie, famiglie separate nostrane o acquisite, e se ci sono io però non ci sei tu e non riusciamo a vederci tutte e senza una delle tre non è la stessa cosa, e quant'era più facile prima.
E' un tetris da 350 kilometri di autostrada senza teglia gialla fumante della nonna .
Però stasera mia cugina mi ha scritto per Natale.
Perchè conta tentare. Conta tantissimo. Recuperare qualcosa. Rimediare. Elaborare strategie alternative.
Perchè è già il nostro tempo migliore, e da sole e senza manco provarci non ha alcun senso.

22 novembre 2011

Possesed.

Una donna in preda all'ormone non ha il controllo delle proprie emozioni.
La malinconica melodia delle canzonicine bielorusse dello Zecchino d'Oro la gettano in uno stato di prostrazione, così al semaforo in diversi si chiederanno  a ragion veduta se la tizia in lacrime al volante sia normale oppure no.

Una donna in preda all'ormone è un'isterica a piede libero pronta a divorarsi chiunque si frapponga tra lei e il resto mondo.
E se lei fa una richiesta legittima all'assistenza telelfonica della banca, che le risolvessero il problema immanitinente e non si azzardassero a rispondere da cafoni perchè lei è nella giornata giusta per farli pentire di essere andati in ufficio quella stessa mattina.

Una donna in preda all'ormone ha una visione distorta della realtà.
"Perchè non mi hanno consegnato il documento che ho chiesto? Io volevo solo il mio documento."
"Abbiamo solo sbagliato a non venire prima, sai come sono nei posti pubblici. Adesso lo sappiamo e vedrai che domani venendo prima te lo danno."
"No, è solo una cospirazione, in realtà non vogliono darmelo."
"Non dire idiozie, è solo un caso, calmati."
"Ho visto come mi guardava quella: è che le ero antipatica, ecco cosa."
"Mi sembra tu stia esagerando la cosa, vedrai che era solo un'impressione. Tu fregatene se ti guarda male e domani ritorna a prendere quello che ti spetta."
"Non mi credi allora? Sei in combutta con loro. Siete proprio tutti uguali. Vi ho smascherati. Me tapina, me derelitta."


Una donna in preda all'ormone è  -fondalmentalmente- una stronza.
"Sto solo cercando di aiutarti"
"Non è vero. Cerchi solo di lenire i tuoi sensi di colpa perchè domani parti e mi smolli qui da sola come al solito col nano e ti si rivedrà solo a fine settimana."
"Questo è ingiusto, lo sai."
"Allora cosa sei ancora qui a fare? Vai, vai via, non ho bisogno di nessuno io, mi arrangio da sola."

Una donna in preda all'ormone ha tendenze autolesioniste in cui ama crogiolarsi.
Dunque sceglierà dalla propria libreria solo testi selezionati sulla base dell'indice di depressione che sono in grado di generare, quindi lemme lemme s'infilerà a letto con i Dubliners e passerà il resto della serata affacciata alla languida finestra con Eveline, peerchè solo lei può cogliere il suo grande, incompreso, dolore.

Una donna in preda all'ormone è bipolare.
 "Non te ne andare, scusa se ti ho trattato male prima. Ti voglio bene."
"Ok, non importa, vedrai che torno presto, ma tu stai tranquilla eh."
"Mi prendi per il culo? Che significa "presto"? Tornerai come sempre a fine settimana. Cosa significa "presto"?"
"Volevo dire che ci sentiremo sempre e i giorni passeranno più in fretta."
"In fretta? In fretta?? E come potrebbero passar più in fretta del tempo reale che impiegheranno a passare? Ti detesto, ti odio."
"Susi, guarda che poi ti penti, vuoi smetterla di trattarmi così?"
"Se te ne vai non so cosa ne sarà di me. Come puoi lasciarmi così?"


Una donna in preda all'ormone, a un certo punto, si ripiglia.
E chiede scusa, a tutti quanti.







14 novembre 2011

Una domanda

Tu che vai a dormire stringendo tra le mani i gusci vuoti delle chioccioline.
Tu che rubi il mio reggiseno dalla cassettiera, te lo avvolgi intorno alla testa e poi balli al centro del tappeto come un vecchio ubriacone russo deluso dalla Perestroika.
Tu che ti metti in posa marziale molleggiandoti sulle ginocchia mentre fendi l'aria vibrando colpi col cucchiaio.
Tu che all'asilo sei caduto dalla sedia e hai battuto l'occhio, ti abbiamo portato al pronto soccorso e dall'oculista ma non avevi nulla a parte che adesso c'hai un occhio che sembri Rocky Balboa. Tu che hai fatto tutto da solo.

Una domanda: ti sembri uno normale?


8 novembre 2011

Il numero sbagliato, la persona sbagliata, nel momento sbagliato.

"Buongiorno, parlo con la signora Ciampino?"
"No, qui di Ciampino manco l'ombra, sono Susibita e lei deve aver sbagliato numero."
"Ah capisco, mi scusi ma già che ci sono posso parlare anche con lei della nostra favolosa offerta."
"Detesto queste subdole tecniche di marketing spicciolo, la sua azienda non riesce a inventarsi di meglio?"
"Chi è il suo fornitore di energia elettrica se posso chiederglielo?"
"Detesto anche che vi costringano a fingere di ignorare le mie provocazioni."
"Lei potrebbe arrivare a risparmiare fino al 10% di energia elettrica perchè noi usiamo fonti rinnovabili ed è per questo che costiamo meno."
"Quindi posso andare sul vostro sito e verificare la cosa. Bene, interessante, arrivederci."
"No, il 10% di riduzione è un'occasione che le sto offrendo con questa telefonata, stiamo chiamando tutti i residenti del Paesino in Culo Ai Lombrichi, ma solo per oggi."
"Quindi è un'offerta, solo un 'offerta. Cosa c'azzecca il risparmio per via delle fonti rinnovabili? Mi scusi ma non cerchi di confondere le cose, sono ben diverse."
"Bhè...ma... l'energia è un mercato libero sa...lei può decidere di scegliere il fornitore più conveniente...il mercato libero è..."
"So benissimo cos'è il mercato libero."
"E' l'offerta del giorno."
"Tadàà. Beccata. Che sfortuna, penso proprio di non avere intenzione di prendere questa decisione nel corso della telefonata. Mi riservo d'informarmi per mio conto e la ringrazio. "
"Comunque il mercato è libero."
"I vostri piani marketing lasciano alquanto a desiderare."
"Lei è stata molto cortese, le auguro una buona giornata arrivederci"
"Anche a lei, buongiorno."

Mi dispiace, anonima telefonista che hai chiamato con aria un po' saputella e rigorosamente devota alle linee marketing del tuo caposquadra.
Magari ti sottopagano pure e sei precaria e ti fa schifo quello che fai, e io sono stata molto acida e un po' mi dispiace.
Ma tu non mi devi rompere i maroni quando ho 3 ore scarse di sonno sul groppone e per questo ce li ho già girati.
Tu devi imparare a capire con chi hai a che fare dall'altra parte della cornetta, e scegliere se usare i soliti mezzucci da basso marketing che m'irritano ulteriormente,  o ripiegare in ritirata prima che sia troppo tardi.








4 novembre 2011

Oggi c'era una mamma.
Il suo bambino non voleva bere, nè mangiare, nè giocare. Voleva solo stare in braccio a lei.
Lei cercava di calmarlo, distrarlo coi giochi, i colori, le costruzioni e con you tube.
Qualche volta l'ha fatto ridere, quelle in cui ha provato ad addormentarlo non si contano.
Lo ha pregato di non continuare a piangere perchè le stava spaccando la testa, ha urlato che anche lei era stanca e stava poco bene e in fin dei conti si sentiva un po' a pezzi.
Ha preparato un pastina con la zucca e il formaggino, e due volte l' aerosol.
A un certo punto ha detto che basta, lei non ce la faceva più, voleva mangiare sì o no? voleva bere sì o no? voleva ubbidire sì o no? come quelle mamme ceh vedi dall'esterno e pensi "io non sarò mai così, io non farò mai così".
Ha aspettato un'ora nell'androne di un medico.
Ha cantato per lui e fatto cucù da dietro un libro.
Quando lui, infine stremato, si è addormentato, ha guardato il movimento del suo toracino su-e-giù, su-e-giù col sottofondo catarroso tipico del bronco impestato e ha pensato che per quel corpicino lì lei sarebbe capace di tutto. Di vendersi, di ammazzare.
Ha pianto quando ha sentito di Genova e non è riuscita a pensare a molto altro e allora ha cercato  di scuotere tutto via dalla testa perchè le faceva male dentro.
Per fargli prendere l'antibiotico lo ha messo nel succo di cui è goloso, ha inventato trenini e locomotive, ha fatto cin-cin, lo ha distratto col telelfono.
Alla fine, esasperata, ha usato la pompetta della siringa e gliel'ha sparato in gola mentre lui si torceva.

Lei ora non sa cosa pensare di sè stessa, un minuto si giudica molto severamente e quello dopo indulge nell'autocommiserazione.
Aveva bisogno di scrivere questo post per parlare un po' a tu per tu con la propria coscienza.
Adesso è stanca, molto stanca e non se la sente -vile- di guardare un altro tg.
Stanotte non dorme da sola, perchè non sta tranquilla a saperlo nell'altra stanza, vuole tenerlo monitorato, potrebbe aver bisogno di me, non voglio che abbia paura, dice lei.


31 ottobre 2011

Noi siamo contro le tradizioni altrui importate, specie se yankee.

Noi non subiamo il fascino di zucche polpose e travestimenti.
Noi siamo degli integralisti puristi che al massimo-massimo portano due crisantemi al cimitero e mangiano gli "oss di mort".
Ma mai, MAI,  ci sogneremmo di intagliare zucche,  elucubrare travestimenti o partecipare a festicciole improvvisate.
Soprattutto non ci salterebbe in mente di divertirci così, tanto per il gusto di farlo.
Puah.


-Perchè anche qui dal Paesino in Culo ai Lombrichi stiamo al passo coi tempi-

"Fatto, siamo iscritti."
" Ma si mangia?"
"Certo, menu per bambini: pasta al pomodoro, patatine, dolcetti."
"Fico. E dov'è che siamo?"
"All'Arci Caccia."
"Susi..."
 "Eh."
" Noi non abbiamo la tessera e siamo pure animalisti."
"Questo è un dettaglio che non gli è dato sapere."
"Mi stai dicendo che siamo imbucati alla festa dei cacciatori?"
"'Mbhè? Il menu è vegetariano."
 "..."

-Del perchè finiamo per fare ai nostri figli ciò che è stato fatto a noi-

"Trovato. Mago dell'Autunno."
"Ma che è? Mago dell'Autunno...eddai...com'è sta cosa che ti devi inventare delle maschere che non esistono? Non possiamo restare su qualcosa di più tradizionale?"
"Non tollera maschere sul faccino, non si lascerà mai truccare, abbiamo a disposizione tutt'al più la mascherina con le antenne che forse non si toglie. Formica di Halloween??"
" Che poi 'sto Mago dell'Autunno come sarebbe?"
"Faccio io il cappello, poi gli appendo due cartoncini su cui incollo le foglie: l'effetto che cerco è tipo sandwich-man. Secondo me è fichissimo. Che ne dici?"
"Che sei malata."
"Allora cavaliere senza testa, 'scolta bene: sacco della spazzatura nero con buchi per testa e braccia. Spago attorno alla vita. E la corazza è fatta. Ci sei? Seguimi: per spada un bastoncino di legno. C'è solo il problema della testa mozza, ma in qualche modo rimedieremo."
"Da cos'hai detto che ti vestiva tua madre da piccola per carnevale?"
"Gretel, la sorella sfigata di Hans. Un'altra volta da Moglie del Pirata -cosa che trovavo del tutto maschilista ma lei sosteneva che ero io a mancare di fantasia-,  avevamo appena finito la saga di Salgari. Poi da Coniglio perchè al supermercato erano finite le principesse e pure gli alieni. Perchè?"
"Niente, così. Giusto per sapere."

26 ottobre 2011

4 motivi per cui amo questo posto.


Perchè, d'autunno:

il rosso è ROSSO.


Il giallo è GIALLO.


Esistono sentieri di sabbia da percorrere.


E c'è sempre chi scodinzola.



E forse ognuno di voi potrà dire lo stesso di altri luoghi.
Ma questo è mio, e fa tutta la differenza del mondo.

21 ottobre 2011

Lei legò i lunghi capelli biondi in una coda alta, il laccino in bocca e un libro aperto sulle ginocchia.
Fece un grosso nodo dietro la nuca, scostò l'ultima ciocca, inarcò la schiena e fece scricchiolare il collo, voltò pagina.
Il grosso gatto bianco dentro il trasportino di vimini miagolò.
Lei sporse l'indice oltre le sbarrette per una distratta grattatina sotto il mento, senza staccare gli occhi dalla pagina.
Le 7.
L'uomo accanto a lei si alzò, spense la sigaretta.
"Andiamo, tra poco chiamano.".
Lei  chiuse il libro e lo infilò nella borsa, si alzò con precauzione, un po' sbilanciata, e si avviò verso la dogana con quell'andatura cadenzata, vagamente ridicola, della donna incinta.

Lui avrà avuto 25 anni, un corpo esile e probabilmente del tutto insulso fuori dalla divisa.
Un paio di baffetti neri curatissimi e l'aria di chi sta portando la proria carriera esattamente dove aveva programmato che andasse.
Che noia, gli ci voleva un'altra sigaretta.


"La borsa."
"Buona, Cleo, che c'è? ora saliamo, ntch-ntch, stai tranquilla."
"Amore, la borsa."
"La borsa. La svuoti qui."
"Eh? Cosa? Ah la borsa, sì."
L'astuccio del trucco, un pacchetto aperto di caramelline alla menta, gli occhiali, il foglio spiegazzato con la ricetta della torta allo yogurth di sua madre, il libro.
Il libro.
Lui lo prese in mano, lo rigirò. Fissò il titolo sulla copertina, le labbra increspate in un sorriso sarcastico. Disse qualcosa al collega alle spalle, qualcosa di brutto.
Con disprezzo, si capiva, perchè lo fece sputando le consonanti.
"Merda. Non può portare questa merda dentro al paese."
Gettò il libro nel cestino dietro di lui, lei lo vide cadere tra mozziconi e fazzoletti sporchi.
"Mer...? Cosa?? ma come si perm..."
"Zitta. Lascia stare. Va bene, arrivederci, grazie. Toh, piglia i documenti e andiamo."
"Ma come grazie? Ehi, non tirare, hei!"
"Cosa ti credi, di essere a Malpensa? Non ti voltare, non li guardare. Occhi bassi e andiamo."
Lei fece solo in tempo a rivedere la copertina, tra le carte e la cenere.
Per.Chi.Suona.La.Campana.
Qualcuno ci sputò sopra.

Così poteva succedere, ad atterrare alle 7 di una mattina del 1980, mentre Tripoli si stava appena svegliando.

Ieri ho pensato tutto il giorno a quel soldato.
Che ne è stato, della sua carriera. Dei suoi sogni, del suo credo.
Se si è ricreduto, o gli e è rimasto fedele.
Se è stato felice, se si è innamorato, sposato.
Se ha mai regalato un libro.
Se qualcosa gli è mai stato rubato.
Se ha amato un figlio, o più di uno.
Se ha preso botte, o ucciso qualcuno.
Se è stato tradito.
Se ha provato pietà.
Se ha capito di avere torto oppure ragione.
Se ha mai pensato che la campana suona per tutti, mai per uno solo.


19 ottobre 2011

Deciditi.

"Magù allora glielo dici tu a A-ha di fare il bravo stanotte?"
"Cì."
"Se si sveglia gli dici di non piangere e tornare nel suo lettino?"
"Cì."
"Tu lo sai che non si deve alzare e deve dormire tranquillo tutta la notte, vero?"
"Cì."
"Bene, allora siamo d'accordo: stanotte si dorme."
"Eh gnooo...!"





13 ottobre 2011

Ascoltami, Magù

Ascoltami, Magù.
Voglio raccontarti una storia.
Non è una favola, non è una storia con effetti speciali, ma è una storia che sa di vero ed è bella per questo.

Tua mamma è nata in un giorno d'autunno e quando la portarono a casa faceva quel freddino che fa nelle sere in cui si è persa l'estate e l'aria di vetro ha quella luce un po' bagnata che sa di condensa e di fumo.
Al suo terzo natale le fu regalato un pupazzo a forma di coniglio coi baffetti impomatati e un ridicolo papillon a pois  bianchi.
Lei ne fu travolta.
Travolta da quell'amore cieco, assoluto, senza respiro che amano solo i bambini.
Quello che non capisce, non tollera le assenze.
Quello che s'aggrappa ai pantaloni e si getta per terra, che dorme avvinghiato, vuol esser dondolato.

Amò intensamente il suo coniglio e per questo lo riempì di baci, gli insegnò a prendere il tè col gruppo delle bambole e lo pteurosauro, lo invitò ai suoi compleanni e a quelli dei suoi amici, lo portò in gita alle piramidi e in sella a quella vecchia cavalla bianca con le coccarde sulla porta del box.
Gli insegnò com'è che si comporta un vero pirata e alla fine, soddisfatta, lo fece ufficiale del proprio vascello.
Fu generosa e offrì sempre aranciata e formaggio in abbondanza, non lasciò mai che dormisse da solo e perchè non vedesse i rami frustati dal vento sul vetro nelle notti di tempesta, lo stringeva forte al viso e gli cantava storie di cuscini.
D'altronde era per lei un fratello e quando lo diceva si faceva seria seria, perchè non vi fossero dubbi: lei non stava scherzando.
Lesse per lui ogni libro di fiabe nel modo in cui leggeva lei a 4 anni: col libro al contrario e la vocina acuta e saccente, succhiando una fetta di limone.
 Lui la ricambiava gettandole lo stesso costante, fiducioso sorriso da ogni angolo della casa in cui lei lo avesse appoggiato. Ascoltava ogni suo racconto, placidamente appagato e deliziato, senza fare domande. Declinava gentilmente ogni offerta e lasciava che fosse lei a finire anche la sua parte di gelato. Consolava le sue lacrime calde e le asciugava nel cotone delle proprie orecchie di cui lei  abusava talvolta per indagare i recessi delle proprie narici, già che c'era.

Dove c'era lui, c'era lei.
E si amavano, sai, per via del fatto che ogni paura di lei era la paura di lui, ogni dubbio che lei si poneva era la domanda che attanagliava anche lui, ogni ingiustizia subita era da vendicare insieme, ogni languorino era lo stesso mal di pancia, ogni febbre il comune delirio, ogni puntura l'identico terrore.
Così lei non fu mai veramente sola, per molti anni, in qualunque posto andasse.

Ti sembrerò banale, ma è una storia così, senza una vera fine.
Quel che conta, in questo caso, è più il viaggio.
Per questo  stasera, quando ti sei portato a letto quel coso blu che credo miri a sembrare un orso, io ti ho chiesto come si chiamasse e tu ci hai pensato un paio di secondi e poi mi hai fatto: "A-ha", io mi sono ben guardata dal prenderti sotto gamba e gli ho detto: "Benvenuto a bordo, Ufficiale."

10 ottobre 2011

Su Google c'è gente strana

O voi cibernauti che mi trovate su Google digitando:

"Susibita childfree"
Nego tutto: non l'ho mai detto, non ne avete le prove.

"conoscere gente senza figli", "persone senza figli" ma anche "portare bambini a casa di gente senza figli"

Non so come dirvelo, ma ho un figlio.

Voglio far ammalare il mio capo.
Tutti abbiamo bisogno di un sogno.

Mi sono licenziata perchè ho vinto al superenalotto.
Davveeero?? Ma che bella notizia. Te possino.

30 anni poco, 30 anni assai.
Buona la prima.

Troppi peli, troppo magra.
Cazzo, m'ha beccata la mia estetista. Dani???

E' strano non volere figli.

Non direi, tesoro. E' strano averli. (ma è il suo bello)

Spalmare piscia.
Perchè, a voi non succede?


Buono sconto all'autolavaggio.
Quale? Dove?

E adesso pedala.
Grazie, che carino. Li mortacci tua.

Dicevo così per dire.
Anch'io.


7 ottobre 2011

Sappilo.


Sappi che digitare su Google "Whiskey il ragnetto: testo e gesti" è un atto d'amore.


p.s.

Sappi che sei buffo.
Sappi che ho provato a starti dietro, ma tendo a disallinearmi rispetto alle coreografie tradizionali.
Sappi che è bello guardarti ciondolare a ritmo mentre ti sforzi di ricordare i gesti ad ogni strofa.
Serio, concentratissimo.
Sappi che non sapevo fosse così bello: che sia tu ad insegnare qualcosa a me.

3 ottobre 2011

La città per una che vive in campagna è tutto ciò che hai lasciato alle spalle.
Tutto ciò che non hai scelto.
La città a 300 km da dove vivi è un pezzo di passato, e non dei più piacevoli.
Solo un pezzo -direte voi- ma pur sempre un pezzo -dico io-.
Città è caffetteria della metro con le porte spalancate e prufumo di croissant che t'investe ai tornelli. Che in città sanno vendersi bene, non ci son cazzi.
Finestrini appannati, vagoni affollati, visi sbiancati sono città.
Caffè e giornale gratuito in stazione è città.
Città è vetrine belle anche solo da guardare. Che in città sanno allestire, non ci son cazzi.

Città sono i librai coi biroccini sui lati dei portici, la mattina umida tra le pagine delle vecchie edizioni.
Città è il marciapiede tra i palazzi su cui hai corso mille e mille volte, il lato all'ombra d'estate, il lato al sole d'inverno. I sanpietrini che ti mangiavano la suola.


Ritornarci senza libri in mano, niente bocca dello stomaco contratta prima dell'esame, niente casco allacciato allo zaino, niente culo piatto il primo anno dopo due ore a terra perchè oh ma che è? tutti sto corso dobbiamo seguire?, niente aule deserte gli ultimi anni, alla fine che specializzazione hai scelto? ah sì? ma non volevi mica studiare i dinosauri, te?
Appoggiarsi alla colonna del chiostro sgranocchiando biscotti nell'aria d'autunno e avere 20anni.
[I soliti cracker un po' tristi, almeno risparmio. Una sciarpa colorata, le gazzelle grigie a stringhe blu, i libri troppo pesanti, cazzarola ho rotto la tracolla di nuovo.
La corona di alloro e una camicetta di porpora, tu che ridi mentre ti bacia.
Apri una busta e corri al telefono.
Quell'anno che ti ha cambiata, che ti ha fatto anche un po' male.
Giri la chiave e sposti lo stendino, la porta del bagno aperta con la coinquilina che si depila.Che me passi er cellulare che me sta a squillà?
Così ricordavi, nell'aria d'autunno, e una briciola scivolava giù dalle labbra].

Avere di nuovo 20 anni e volerseli scollare di dosso perchè no grazie, proprio non t'interessano.

Non avere più 20 anni e guardarsi attorno.
Dopo cinque, no sette, va bene ok, 10 anni.
E no, il mondo non lo hai spaccato. Tantomeno cambiato.
E no, non sei partita con medecins sans frontieres, non hai scritto il romanzo della tua vita, nè hai poi vinto quella borsa di studio in quel fichissimo camp californiano.
Non hai pagato nemmanco il tagliando della macchina, Susà.

Però ci sono sempre quei altri due, gli amici di sempre, e visitate musei, entrate nelle chiese, camminate nei parchi, portate avanti dialoghi surreali da cinque, no sette, va bene ok, 10 anni.
Lei: "Ti dico che qui ci stavano i Teatini."
Lui: "Si ma non nel '600, se non erro anche prima."
Susibita: "Vi ho mai raccontato di quella volta in cui Magù stava per ciucciare lo spazzolino del water?"
Lei: "Non ne sarei così sicura. Ddììo che ribrezzo queste cornici, ma come si fa? sono deplorevoli. Detesto il Barocco."
Lui:" E' sempre interessante visitare una chiesa con voi cattolici, siete spassosi."
Susibita: "Ma soprattutto: cosa sono i Teatini?"

In più c'è lui, quello che parla ai piccioni.


 
"Coccòò-coccòòò... "
"Magù, amore de mamma, non sono polli, son piccioni, poracci."
"Bau! Bau-bau!"
"..."

Non c'è nulla di quello che avevo immaginato, dopo questi 10 anni.
Ma c'è ancora tutto quello che allora contava davvero, e persino qualcosa in più.

Io devo essere sincera: a me i 30 anni piacciono.
 (Anche se ne ho 27, eh.)