25 aprile 2012

Nel portafogli di mio nonno.

Mio nonno era un bell'uomo.
Nelle vecchie foto ha la barba corta, la pelle dorata e gli occhi intensi e malinconici di mia madre.
Indossa camicie a scacchi ma fisicamente è una specie di via di mezzo tra Sean Connery e Vladimir Il'ič Ul'janov Lenin.
Mio nonno era comunista quando in paese i comunisti erano tre e la gente ti chiamava col nomignolo, e i nomignoli che giravano erano tipo "Pinìn" (piccino, basso), "Barba" o "Ciàpalaluna"(lett."acchiappa la luna", te che sei alto).
Roba che quando incontri i vecchi in paese ancora oggi ti chiedono ah ti ta set la nevuda del Barba! (sei la nipotina del Barba!) o quel lì l'ha mìa ciapaa dal so nonu (peccato  sia un tappo, suo nonno invece acchiappava la luna).
Cose così. Vita di provincia, nonostante tutto. Nonostante il multisala, o il centro commerciale.
Mio nonno era così comunista che litigava di brutto, ma bruttobruttobrutto, con suo padre, colpevole di votare socialista.
Era così comunista che se l'Italia giocava contro la Russia lui tifava Italia, ma stava male per tutta la partita, dilaniato da un insanabile, lacerante conflitto interiore.
Era così comunista che forse è meglio se ne sia andato prima di vedere il resto, quel che è restato.
Mio nonno amava fischiare ai merli e ai canarini, andare a caccia coi segugi, il lavoro del tipografo e quello del contadino.
Mio nonno amava lavorare e pare  abbia testato la validità del futuro genero sottoponendolo a una giornata di lavoro nell'orto con lui. Alla fine pare abbia decretato "l'è ingles, ma al laùra." (poraccio, non è italiano, ma almeno lavora.). E fu così che i miei zii convolarono a nozze.
Molti anni prima della bonduelle ha inventato l'insalatina già pronta pulita, sua moglie stava su di notte a lavarla e asciugarla, pronta nel sacchettino di carta per rivenderla il giorno dopo al mercato delle signore in città. Però non ha mai fatto i soldi della bonduelle.
Negli anni in cui la gente, se aveva un pezzo di terra, ci faceva l'orto e ci campava, lui aveva un orto e ci campava, ma lasciava sempre una striscia solo per le azalee. Così, perchè erano belle.
Mio nonno è morto quando ero molto piccola ma io credo di averlo sognato, una volta.
Una  barba bianca che si piega sulla culla, un tocco ruvido e caldo, un sorriso.
Non mi è sembrato neanche un sogno. Come un ricordo,  piuttosto. Remotissimo.
Mia madre ha trovato il suo portafogli e, tra le altre cose, dentro c'erano la tessera del circolo di caccia, quella della sezione provinciale del partito e pochi spicci.
Mio nonno aveva le unghie nere e pantaloni a coste anche ad Agosto, col torso abbronzato.
Non andava al bar, non beveva, non guardava le donne.
La domenica mattina mia nonna lavava e cambiava le bambine per la messa, lui all'alba era già a caccia coi suoi cani.
Mio nonno si vestiva da festa solo un certo giorno dell'anno, e questo giorno non era la domenica.
Quello era il giorno in cui andava a votare.
Diceva che aveva aspettato 20 anni e ne valeva la pena.
Perchè si lavora come bestie, ma a votare ci si va da Uomini.

Volevo dire a mio nonno che dopo 30 anni le cose sono cambiate un tantinello.
Ad esempio non ho idea di che fine abbia fatto la culla su cui lui si piegava, non amo la caccia nè i canarini in gabbia e - perdonami- neanche il comunismo.
Però parlo con i cani,  con la terra, amo la dignità del lavoro, l'inutile splendore delle azalee in fiore.
E non mi scorderò mai, maimaimai, della tua tessera elettorale.



23 aprile 2012

Io amo molto il mio lavoro.

Mi dà una certa soddisfazione.

Però qui tra un po' mi raccolgono col cucchiaino.

Emmòbasta.

17 aprile 2012

Acido-acida.

Quei giorni in cui sei peggio di uno yogurth scaduto da un mese, che te la prendi con una categoria a caso, tanto per prendertela con qualcuno.
Tipo alcuni si alzano, c'hanno l'acidità e cominciano la tiritera contro le madri.
E viene fuori che gli stanno sulle balle le mamme coi figli che fanno casino in aereo, o quelle che parlano delle malattie esantematiche, o quelle che ti sfracassano i maroni col loro post parto.
C'avete pure ragione, dico io.
Ma comunque -almeno per oggi- non ce l'avrei con le madri.
Che poi, prendersela con le madri, se ci pensi, è pure facile, ed è un po' come sparare sulla croce rossa.
Perchè alla fine abbiamo tutte da rimproverare qualcosa alle nostre, ad esempio, e ci attanaglia il terrore dei loro errori su di noi, della loro ereditarietà, il rischio di diventare come loro.
Ergo le madri sono delle rompicoglioni e spesso non fanno più sesso, e non si curano, e prendono chili e morta lì; il che è molto svilente, parecchio superficiale ma se ci pensate anche molto più semplice.
E se fanno piccipicci che palle, mielose.
E se partono in vacanza senza il marmocchio vaderetrodisgraziate, cheavetefattounfiglioafareallora?
E se non lavorano: sfigate, c'è altro oltre la maternità.
E se lavorano: disgraziate postfemministe sìmastifiglicheavetefattoqualcunodovràpuretitarlipoisu-nonpenseretemicalnidospero?
Poi non si capisce com'è come non è ma finiamo indistintamente tutte per parare lì, sempre fisse su sto chiodo della maternità/non maternità.
E quelle che ci provano in ogni modo ma nulla, e ti chiedi perchè la vita si affaccendi così tanto ad essere ingiusta e dolorosa, e cattiva. Perchè mai.
E quelle che no, loro childfree forever, che le madri -vedi sopra- sò rompicoglioni e non fanno più sesso.
E quelle che non volevano rimanere incinte ma -ops- ci sono rimaste e allora ci hanno aperto un blog (haem).
E quelle che un figlio no, meglio il cane.
E quelle che sì lo desideravo da una vita e finalmente il mio momento è arrivato e adesso provate a dirmelo che non me lo devo godere e fare piccipicci, dai provateci.
E quelle che pensavo di desiderarlo tanto ma adesso che non dormo da 8 mesi, 34 giorni e 5 ore voglio l'opzione rewind, grazie.
E quelle che fanno i disegni, e quelle che cucinano, e quelle che fotografano, e quelle che pubblicizzano sì, e quelle che pubblicizzano no, e quelle che il lippgloss madreperlato, e quelle che pubblicano libri, e quelle che loro solo biologico e pannolini riciclabili.
E quelle che sragionano (haem).
Possibile interpretazione: 'sta cosa della maternità ce l'abbiamo addosso, ce la ritroviamo appiccicata sia con che senza figli.
Perchè rimaniamo comunque figlie, ad esempio.
Perchè facciamo da madri ai nostri padri, ad esempio.
O anche perchè facciamo da madri ai nostri uomini, ad esempio.
Oppure facciamo da madri ai figli dei nostri uomini, altro esempio.
Perchè siamo madri per le nostre sorelle.
Perchè i nostri gatti sono un po' i nostri figli. I nostri alunni sono i nostri figli.
Le nostre madri no, loro sono le nostre madri, sempre: le sempreamateodiate madri, che se fanno le figlie mica gliela perdoniamo.

Io, ad esempio, come ci sia arrivata a scrivere 'sta roba qua sopra mica lo so.
Che mica ce l'avevo con le madri, ma neppure con le non-madri.
Invece ce l'avevo coi pensionati.
Carissimi: cazzo ci fate in ambulatorio dal medico alle 17? Cosa, dai spiegatemelo. Che non ci potete andare la mattina alle 10 quando il lavoratore medio è in orario di ufficio? c'avete da prendere le pillole della pressione, al mattino, che non ci potete andare a quell'ora? che ci dovete per forza venire nell'unico pomeriggio a noi dedicato e allungarci pure la fila perchè noi arriviamo dal lavoro in macchina e dobbiamo parcheggiare, voi invece -inseorabili- partite 40 minuti prima da casa appoggiati al bastone e state lì, orgogliosi del vostro anticipo, con la ricetta della cardioaspirina da cambiare? Che, non vi basta avere una pensione e  noi invece per avere 3 mesi -miseria- di maternità dobbiamo pure riverirla e ringraziarla, l'INPS?

Lo vedete che sono peggio di uno yogurth andato a male? Una donna senza morale, senza senso del limite, del rispetto generazionale.

Terza ed ultima cosa: che razza di passeggino è quello che per sfoderarlo e lavarlo visto che il gatto del vicino ci ha pisciato sopra devo smontarlo tutto svitando le viti? Ah già, uno da 19 euro recuperato al bazar dell'usato.
Senza morale e pure pitocca.

Credo di aver bisogno di sonno.
Sonno, sonno, sonno.

14 aprile 2012

Così è. Pure se non mi pare.

"Pufff-puff. Pant-pant. Ah! Ouch. Ih. Toh, piglia. Uh. Ahia. Eh. Oooh. Uh. Passa, per piacere."



 

Avete assistito a: 5 minuti di giardinaggio a 7imo mese inoltrato.




12 aprile 2012

Mi fa strano.

Che la prossima volta che tornerò qui sarà con due, in teoria.
(Corna. Ricorna.)
Che sarà per vedere bi-zii e bi-cugini. (che fai allatti? ah non allatti? ma ti dorme la notte? quanto mangia? quanto mangia! non ti mangia., m'assomiglia?, ti somiglia, dai qui in braccio, ah me lo molli così?, dove vai?, bubusettete!, quant'è piccolo!, toh che puzza, 'mazza che getto, paro-paro zio Pinuccio,  dorme sempre?, piange sempre?, bevi-birra-che-fa-latte, puccipucci, tanti auguri, che coraggio!, quando il terzo?, dai scherzavo.).
Che sarà estate.
Che forse non avrò più mal di schiena.
Che forse metterò un vestitino fresco e andremo al lago o sotto i portici in città.
Che forse allatterò.
Che stenderò microtutine taglia 0-1.
Che disinfetterò ginocchia sbucciate.
Che spernacchierò pancini.
Che ricomprerò il napisan.
Che non dormirò una sega.

Che sarò felice? infelice? depressa? gnocca? euforica? isterica? magra? floscia? rinco? nessuna o tutte le precedenti?

Dio che ansia svuotare il freezer.





Per l'angolo della self-promotion segnalo questa: perchè ci sono donne brave, intelligenti, curiose, appassionate e a 'sto punto direi pure caritatevoli che si prendono addirittura la briga d'intervistarmi.

8 aprile 2012

Com'è che sto.

Sono stanca marcia e c'ho l'insonnia gravidica, vedete un po' voi.

Devo smetterla di farmi seghe mentali e andare a letto.
E' che fa male la schiena, pesa la pancia, non si sa in che posizione dormire.
Poi oggi siamo usciti per una gita carina, tranquilla, io credevo di essere vestita a modino tutta bellina. Poi riguardo le foto sull'ipod: un pollo. Coi leggins.

Mi dico che in fondo anche una come lei ha avuto un periodo così:





E poi è tornata così:



Poi mi dico anche che lei ha uno stuolo di hairstylist, makeup artist, massaggiatrici, fashion conunsellor, ma soprattutto babysitter a propria disposizione.

Credo che andrò a fare pipì (48esima?) e ci dormirò sopra.

3 aprile 2012

Me la faccio sotto, ma di giorno non lo do a vedere

"Dove vai?"
"Appuntamento di lavoro."
"Ah. Mi spiace non poter venire, mannaggia."
"Niente. Tanto c'è F."
"Ma chi? la stagista 26enne? quella carina, sveglia, palesemente non incinta, con le lentiggini che fanno tanto Lolita e il piercing sul nasino alla francese?"
"Sì."
"Ah."
"Mi passi il dopobarba?"
" E da quando hai deciso che ti fai la barba?"
" Da oggi."
"Ah."
"Scusa, possiamo spostare 'sto tiralatte da qui nel frattempo?"
"Bella camicia."
"Ti piace? L'ho comprata ieri."
"Perchè stai prendendo le chiavi della mia macchina?"
"Perchè è più comoda."
"La mia macchinina storica di cui sono gelosissima, che ha più di 40 anni, che i miei genitori hanno comprato per il loro viaggio  di nozze? quella su cui si è patentata mia madre, poi mia sorella e infine io? quella che non va a più di 90/h e comunque ci va un po' storta e dobbiamo sempre farla riguardare ogni 6 mesi, quella che devi cominciare a frenare 100 m prima del semaforo, che d'inverno ci geli e d'estate ci bolli ma che la gente quando la vede passare dice "che figata" e tu gli rispondi "non sai quanto"? Quella secondo te è più *comoda*?"
"A F. piacciono le macchine storiche, le ho promesso che le avrei fatto fare un giro."
"E mentre tu e F. fate un giro sulla mia macchina con camicie nuove e piercing al naso io cosa dovrei fare, di grazia?"
"Bè, tu devi allattare, naturalmente."


Io la devo smettere di fare 'sti sogni del cazzo però.






28 marzo 2012

T'è andata male.

Sei corso in avanti, troppo avanti. Ti ho dovuto richiamare.
Sei rimasto indietro, troppo indietro. Ti ho dovuto richiamare.
Hai detto no. Poi no. Hai ribatido il concetto: no.
Hai giocato a golf col legnetto in mezzo allo spiazzo di cenere lasciato dai boscaioli. Non ti vedevo neache più, perso nella nuvola di fumo.
Ti sei arrampicato su dalla riva. Giù dalla riva. Su dalla riva. Giù dalla riva.
Hai tirato la sabbia più e più volte addosso al tuo amico, più grande di te di un anno e alto il doppio.
Siete scappati dentro il bosco, tu dietro come un furia cieca, "pettimi!" (aspettami!), innamorato della sua ombra, invaghito del suo essere bambino grande, forte, che spezza i legnetti e te ne passa la metà.
Ti ho detto fermati!, nell'unico punto in cui devi stare attento perchè finisce lo sterrato e ricomincia la strada. Ti sei voltato, mi hai riso in faccia, ti sei lanciato in avanti. Ti sei beccato la sculacciata.
La vaschetta, improvvisamente, non la volevi più.
La pastina, improvvisamente, la volevi nell'altro piatto.
I denti, improvvisamente, non si lavano.

Io ho aspettato, ti ho lasciato libero, ho mollato e un po' tirato, ti ho ripreso, ho avuto paura, ti ho dato la sculacciata sul sedere, non me ne sono pentita, poi mi sono pentita,  ho ignorato i tuoi capricci, mi sono detta fai come dice tata lucia, ho inventato alternative per distrarti, ti ho calmato, ho cantato le canzoncine, ho pensato vedi che con la pazienza, mi hai esaurita, ti ho minacciato, ti ho ficcato nella vasca, ho pensato adesso ti mollo qui, arrangiati, non ho provato senso di colpa nel pensarlo,  ho detto 'fanculo tata lucia.

Tu pensi di prendermi per sfinimento.
O in realtà non lo pensi, e vuoi solo vivere i tuoi 2 anni. I tuoi terribili due anni.
Tu pensi che sei un duro, uno tosto, che esisti Tu al centro del mondo, che ogni cosa è Tua: i legnetti, la cenere, gli amici, la strada, la mamma.
Tu pensi male, amore.
Perchè mi sfinisci, è vero.
Perchè nel tuo mondo ogni cosa è tua, è vero, e tu sei il centro del tuo universo.
Perchè sei un duro, uno tosto, è vero.
Ma  non lo sei a caso, hai preso da qualcuno.
E quel qualcuno sono io, tua madre.
T'è andata male.

Sarà una lotta dura e tormentosa-fine parte prima.


26 marzo 2012

Quando Susibita era una bambina passava l'estate all'aperto in giardino, Nonna Oroscopo non la faceva rientrare manco per la merenda: le passava dalla finestra un panino con un pezzo di tavoletta di cioccolata dentro dicendo "non v'azzardate con quelle scarpe zozze, mi sporcate il pavimento -toh- pigliate".  Per bere c'era la canna attaccata al muro.
Il fatto è che non c'era neanche il tempo.
Non puoi permetterti di perderti via tra quisquiglie e pinzillacchere come togliere le scarpe se devi ricondurre una mandria fuggitiva verso le terre dell'ovest, steccare d'urgenza un cavallo ferito, fidanzarti con Luis Miguel o salvare Tremal Nike dall'attacco dei Thugs.
La pipì si faceva abbassando di corsa i pantaloncini e accovacciandosi dietro le ortensie della nonna, e siccome il terreno era in pendenza Susibita trovava particolarmente divertente osservare il rivolino che correva giù verso il prato.
La ragazza si divertiva con poco.
Poi tirava su mutande e calzoncini e andava a sgozzare un pirata.

C'erano sempre un sacco di cose da fare e ogni tanto qualcuno ci rimetteva -letteralmente- le penne.
Il passerotto acchiappato dal gatto. La lucertola affogata nel catino dell'acqua. La chiocciolina che non facevi in tempo a dire "o-oops" e già faceva crack sotto il sandaletto.
Susibita era bambina oltremodo suggestionabile, oseremmo dire ipersensibile.
Oseremmo dire stranuccia.
Onorava dunque questi piccoli drammi della natura e del fato rendendogli omaggio a modo suo, con piccoli tumuli in giardino e accorate orazioni.
Una volta si mise in testa un velo nero preso dalla cesta dei travestimenti e improvvisò un corteo funebre  - lei, il coniglio, un paio di barbie e una coppia di paperi - per uno sventurato lombrico rimasto fatalmente schiacciato da un sottovaso.
Nonna Oroscopo, permalosamente superstiziosa,  la vide dalla finestra e cominciò a insultarla dicendole di piantarla di giocare alla prefica e menarle sfiga in giardino.

Per questo motivo oggi entrando in camera e vedendo quello che ha visto ha gridato "assassino!! assassino! aiuto!! accorruomo!" causando un mezzo infarto a Papone che già risaliva le scale in modalità E.R. pronto a un imminente parto prematuro.
Per questo hanno raccolto quel piccolissimo pettirosso e l'hanno messo in una vecchia scatolina delle scarpe di Magù, contando su quel battito flebile e su nonsoqualesperanza.
Per questo hanno scavato una buchetta sotto agli iris in giardino e si sono incartati spiegando a Magù:

M. "A nannaa?"
S."Sì. Adesso l'uccellino va nanna sotto terra."
M."Uzzelliinoo?"
S."L'uccellino è morto, è andato a nanna sottoterra e sta lì, capito? fa la nanna lì sotto."
M."Uzzellino volaa?"
P." Sì, Magù. L'uccellino vola in cielo, adesso."
S."Mò non confondiamogli le idee...che si vola? gli ho appena detto che fa la nanna!"
M. "?? nanna? vola? tella?"
P. " Amore sì: il suo corpo fa la nanna ma poi in cielo vola con lo spir, con l'anim, hem, insomma vola. Vola il cielo. Nella nanna, no? Della terra. Hem, tutto chiaro, ti pare?"
M/S."...?...".

Per questo stasera versando i croccantini e cambiando l'acqua, preparando le goccine per l'immunodepressione e sforzandosi di vincere l'irresistibile voglia di sgozzarlo ha guardato  l'Arturazzo passare col suo fare menefreghista almondocisonosoloioesonoungranfigo e gli ha intimato: "Tu mò è meglio che stasera mi stai alla larga".

22 marzo 2012

Quei due lì.

"Che poi non si capisce che c'abbia di tanto speciale."
"Ma infatti."
"Tipo io sono più carina, oggettivamente. E ho pure le tette, dovrebbe fare una certa differenza."
"Eppoi sta barba lunga, spinosa. Eppure niente, non lo molla. Se lo sbaciucchia anche."
"Fossi in te comincerei a lavorarmelo ai fianchi."
"Sì. Devo procurarmi una ruspa, un escavatore. Una di quelle robe lì, che piacciono a lui."
"Tentar non nuoce."
"Forse basta pure il tosaerba."
"Sì ma non so, non sono convinta. C'è come qualcosa che lo strega. Non vedi come lo guarda? Immaginati se mai dovesse vederlo -che so- andare in barca a vela."
"No, se lo vede sono fottuta. Il fascino del marinaio, di quello che chiama le vele per nome, domina la meccanica del vento. Segna: da evitare come la peste. "
"Però che carini, dai. Te li vedi tra qualche anno? Se la intendono proprio. Hanno un futuro, non c'è n'è."
"Me mi danno sui nervi, quei due lì."


Il sangue del mio sangue.
Quello che ha il mio sguardo scuro, la mia circospezione.
Quello che ha la mia idiosincrasia per gli asili, la mia voce sguaiata.
Quello che mi somiglia più di mio figlio, che ha il mio stesso, morboso attaccamento a sua madre.
Il nipote per cui ho fatto questo.

E' innamorato di Papone.
Quello che non è manco suo parente di sangue.
Che sta sempre dietro a un computer.
Che non ha fatto nulla di apparentemente straordinario per conquistarselo.
Che non l'ha cullato, consolato, amato follemente al primo sguardo sul lettino d'ospedale, figuriamoci allattato.
Quello che adesso va in giro dicendo: "Non rimanerci male, Susi: è una questione di feeling. Lui mi ha scelto, io lo so. Lo sento. Credo di capire quello che gli passa nella testolina, non so come mai. Ma sento che lo so. E pure lui."
Quello che lui punta invariabilmente. Quello cui va in braccio e sulle cui ginocchia finisce la pizza. Quello alle cui battute, sempre le solite, ride smodatamente, esagerato.
Quello che fissa serio, poi abbraccia.
Quello che è il padre di suo cugino, ma prima ancora di questo solo e soltanto suo zio.
Quello che lui ha scelto -misteriosamente, irragionevolmente- fra tutti.

Quello lì che  mi dice - vanesio- sì ma  non prenderla sul personale, eh.
Quello che a me  sta sulle balle.

20 marzo 2012

Preghierina: che me lo prendano alla materna. Una delle due.

"Quindi?"
"Quindi niente, dice che anche loro in comune, per quanto ne sappiano, la vedono un po' fosca. Dice di premunirsi e riconfermare al nido o preiscriversi alla privata paritaria."
"Che ci costa comunque meno del nido, giusto? allora dai, facciamo così."
"Ma dicono la preghierina la mattina prima di colazione"
"Nessuno è mai morto per una preghierina, anzi. E  l'anno prossimo ci sarà il micronano e abbiamo oggettivamente bisogno di una materna, di uno scuolabus, di un servizio che aiuti la nostra famiglia insomma, comunale o privato che sia. Tu hai recitato preghierine per anni e stai benone. "
"'Nzomma. Ci sarebbe quel fattarello di quando ho discusso col prete a 14 anni, ricordi? e gli ho detto che trovavo il suo atteggiamento maschilista e pure antisemita, lui mi ha risposto che avevo la lingua lunga proprio come mia madre visto che a lei non ritornava chiara la storia della verginità di Maria e quando era venuto fuori il discorso durante un incontro del catechismo nelle case era nato un pieno, poi la tizia della parrocchia anni dopo è andata da tua madre e le ha  detto ah suo figlio sta con la figlia di quella che dice che mica ci sarebbe nulla di male se Maria non fosse stata vergine? è tanto carina e gentile ma c'ha 'na lingua stanica, te la raccomando. Poi adesso giro con Caino in borsa e ciò non è un bene. Per le preghierine, dico."

Susibita è confusa.
Lei non ha nulla, davvero nulla contro le preghierine in sè.
Ma aveva deciso e pensava che la cosa non l'avrebbe riguardata, che la sua scelta sarebbe semplicemente stata per la scuola pubblica e laica,  che avrebbe avuto la possibilità di questa scelta, insomma.
Che avrebbe detto a Magù che esistono fedi e credi diversi, che lei aveva una sua idea molto imprecisa di ciò in cui crede ma anche una molto precisa di ciò in cui non crede e che se lui glielo avesse chiesto lei avrebbe provato a spiegarglielo, con parole sue (parole simpatiche), ma che si sentisse poi libero di avere un'idea propria, magari diversa, e che avrebbe avuto il modo e il tempo di guardarsi  attorno per trovare la sua, di strada, con calma, nel tempo della vita.
Non sapeva che la scuola pubblica non è affatto scontata.
Non sapeva che trovare un'alternativa, anche privata, ma laica, è più raro che rintracciare dei capelli sulla testa di Sandro Bondi.
Non sapeva che l'annosa quaestio delle preghierine sarebbe arrivata così presto: pensava fosse un problema che si sarebbe presentato più avanti, magari per qualche domanda di un Magù fattosi grandicello e giustamente più curioso e consapevole. Che ne so: a 3, 4 o 5 anni.
Pensava che avrebbe comunque avuto a che fare col discutere, non col scegliere.
Susibita è confusa e c'è rimasta un po' così quando le hanno detto non è battezzato? e vabbè tu non dirglielo, no? perchè non aveva mai pensato fosse una cosa da dover nascondere.
Perchè pensa che  certe scelte non sia affatto necessario sbandierarle ma neppure giusto rinnegarle.
Perchè pensa siano così: semplicemente delle scelte aperte, legittime, intime.
E non riesce proprio a vedere cosa possano avere a che fare col  bisogno/diritto di mandare un figlio alla materna.

14 marzo 2012

Surprise. Oh, surprise.

Quando ti sei laureata pensavi di non aver paura di farti il mazzo e rimetterti in gioco.
Pensavi che avresti lavorato per un sacco di gente, visto posti, cambiato ordine degli addendi.
Pensavi che non sarebbe stato male un master e che avresti trovato la tua strada da sola.
Non pensavi che non avresti lavorato proprio per nessuno.
Che vi sareste invece buttati, tu e quegli altri due, in una cosa più grande di voi.
Che avreste imparato a viverla, domarla e in fin dei conti a farla su misura per voi.
Pensavi avresti avuto tempo d'imparare, di prendere tempi,  ritmi e competenze.
Non che saresti rimasta incinta.

Quando sei rimasta incinta intuivi che lui ti avrebbe portato a fare incursioni nel suo mondo, dove il cielo è color melograno e passano nuvole spumose di parmigiano.
Un mondo zallo dove tutto, ma proprio tutto-tutto è di Magù (èmmmioo?, èmmio??, è mee???) e a merenda si fa sempre il bis.
Un mondo di coriandoli rossi e liquirizia,  filastrocche e Kurt Cobain, di luna e fieno nella stalla.
Dove non esistono la crescenza, il caprino e manco la mozzarella, ma solo formaggi ben stagionati.
Quando le contrazioni di braxton-coso ti sembravano lame taglienti,  la pancia bruciava e il respiro rallentava, quando pisciavi più spesso tu del cane al parco, ecco: allora non avresti mai pensato che dopo soli due anni ti saresti ricacciata nella medesima situazione.

Quando avete deciso di venire a vivere nel paesello in collina avete pensato al fatto che se vai nella sede della Croce Rossa per chiedere di parlare con un volontario perchè hai ricevuto la busta per la donazione ma non sai dove consegnarla, la vecchietta in fila per il dottore, con fare vistosamente paziente e come se interloquisse con un deficiente, ti guarda compassionevole e ti rimanda al pastificio.
Perchè è al pastificio che c'è il responsabile ed è al pastificio che c'è la sede vera e propria.
Ma certo, e dove sennò?  Pure tu, Susibita, sei cozza e pure tarda.
Avete pensato al fatto che la gente dedica tempo a te e alla voglia di ridere, ti racconta barzellette sul parto in cui tipicamente il marito finisce cornuto causa postino, ti regala il calendario della croce rossa e pure 200 gr di spaghetti freschi almeno stasera fate presto a fare cena.
Avete pensato che la farmacista conosce il tuo nome e quello di Magù, se lo ricorda dalla prima volta in cui siete entrati, voi col vostro strano accento al seguito, e vi tiene da parte i pannozzi in offerta.
Avete pensato agli asparagi selvatici e alla cicoria tra i sassi, a Googhi tra gli ulivi e all'Arturo con le lucertole.
Non avreste pensato che dopo quasi due anni di distanza dal trasloco avreste avuto il medesimo, identico, impulso a prendere a randellate sui denti quelli dell'impresa costruttrice, che già pensavate di esservene liberati, invece stanno ancora là e sono pure confinanti.


La vita rivela sempre una certa dose di sorpresa.





Si dà il caso che Susibita abbia scritto un piccolo guest post qui, su Le Nuove Mamme, parlando delle sue FilAppstrocche. 
Si dà il caso che si autopromuova qui dentro, dove si sente al sicuro perchè la gente che passa la conosce,  e ciò nonostante - inspiegabilmente - non la evita.

9 marzo 2012

Ciò che non sono*.


Non sono un clichè.
Non amo la moda, non guardo sexandthecity, mi vesto alla cazzo, non soffro se non mi sposi.
E guido male di mio, da sempre, pure se mi chiamassi Bertrando.
Ma ci rimango male se m'insulti perchè faccio piano la rotonda.
Ti faccio il dito -sia chiaro- ma quelle parole continuano a restarmi appiccicate addosso e mi offendono e feriscono, sappilo.
La ricrescita dei baffetti, in effetti, mi manda un po' in paranoia.
Se passando mi guardi il culo e ti passi la lingua sulle labbra non lo trovo sexy. Lo trovo ridicolo (e un po' patetico).
Cerco di non dirlo troppo in giro ma vorrei essere un po' più alta, a volte avere più tette.
Poi rimango incinta, mi crescono e mi lamento perchè mi danno noia.
Ho cominciato a mettere la gonna a 2 anni e ho smesso a 8.
Ho ripreso solo dopo i 25 e ancora oggi non è che ci credo veramente quando mi dici che sono bella.

Non sono un uomo.
Mi perdo per strada: in macchina, a piedi, e sui mezzi. Nel caso, fermo un passante e chiedo indicazioni. Ciò non mi suscita scompensi.
Conosco il significato di “cestino del bucato”, sai quella roba in cui metto i calzini quando sono sporchi. Sorprendente.
So dove in casa teniamo il cambio delle lenzuola e sul cellulare ho il numero della pediatra di nostro figlio.
Se nel frigo non vedo la carne non penso: “è vuoto”. Penso: “è finita la carne”.

Non sono una bambina.
Quando vedo un neonato, adesso, è diverso. Per via di quella notte, sai, in cui ho pianto e gridato.
Per via dell'odore del latte, delle lacrime e delle mandorle.
Il mio corpo è mio, ma mi piace se ci giochi.
Non mi puoi più prendere in giro tanto facilmente, e se lo fai, poi me ne accorgo: e m'incazzo.
Ma non mi fa paura dirti che mi piaci, spudorata, saltellando sui calzini mentre brucio la cena.
Rido ancora guardando Gatto Silvestro arrotolata sul divano.
E quando lecco il gelato, d'estate, dondolo le gambe.

Ma se anche fossi tutto questo o invece il suo opposto; se valesse, per me, per te o per gli altri, tutto e il contrario di tutto, andrebbe bene comunque.
Perchè non mi aspetto che siamo uguali, né solo per oggi né da domani.
Perchè mi aspetto che rimaniamo diversi ma veniamo pagati uguali, che t'indigni se ciò non accade, che non ti eccitino le farfalline, anzi che te ne vergogni.
Che lotti per te, per me e per noi, che insegni a nostro figlio a fare altrettanto e che ci mettiamo l'anima, in definitiva, per farne un uomo.


* questo post sarebbe dovuto uscire ieri ma ho evidenti problemi di connessione. Comunque auguri a tutte, in ritardo.

5 marzo 2012

Stiamo arrivando.

Il giorno prima della partenza Susibita comincia ad agitarsi.
Soprattutto se è una partenza anticipata, non calcolata, poi ancora posticipata per via di un falso guasto alla macchina.
Si agita perchè deve chiudere casa, sistemare Googhi e Arturazzo dalla nonna, avvisare l'asilo, bagnare le piante e stendere i maglioni che macerano nella bagnarola da più di 24 h.
Si agita perchè in 6 giorni soltanto dovrà vedere gente per lavoro, andare in banca, trovare parenti e amici, cambiare le gomme alla macchina.
Perchè i cambiamenti, anche brevi,  la destabilizzano.
Perchè domenica ripartiranno dopo una festa organizzata per loro e lei lascerà i visi un po' amareggiati della sua famiglia acquisita con nostalgia mista a sollievo e a un familiare,  mai sopìto senso di colpa.
Perchè non sa che temperatura farà, che tempo farà, quanto pioverà e non ha cose da mettere in borsa.
Perchè di certo dimenticherà qualcosa di quello che ancora deve portare giù, e sicuro s'è dimenticata qualcosa di quello che deve portare su.
Perchè ogni cosa ed ogni persona nel suo vecchio paese sarà uguale a sè stessa,  lei lo attraverserà con la pancia che ormai è di 6 mesi e ciò provocherà in Susibita struggimento, malinonica riflessione sullo scorrere del tempo e le morte stagioni (e la presente e viva e il suon di lei).
Perchè andrà a salutare Prozia Profondo Nord, ma con un mazzo di tulipani freschi e guardando una sua vecchia foto soltanto.

28 febbraio 2012

I miei nuovi capelli da gnocca.

Aprire le porte dell'ambulatorio pediatrico e constatare la presenza di 20 mamme con micronani urlanti.
Inorridita richiudere d'istinto la porta e dirsi che no: per un solo, stupidissimo certificato di buona salute alla modica cifra di 30 euri, NO.
Domandarsi cosa poter fare in quei 30-45 minuti in cui tutta quella beata accozzaglia di neomadritudine si sarà non dico dissipata, ma quantomeno dimezzata.
Posta, fatto.
Farmacia, fatto.
Banca, fatto.
Guardare il proprio riflesso nella porta a vetri e schifarsi un pochino, con quel taglio da cocker.

Uscire dalla porticina a vetri che fa sdleng-sdleng perchè il negozietto è piccolo e ha le travi a vista, serve uomini-donne-bambini al centro della piazzetta del borgo e tutti i negozietti lì fanno sdleng-sdleng quando entri e quando esci.
Che sei vestita con la tuta, le converse e la felpa col cappuccio.
Ma coi capelli da gnocca.

Tornare in ambulatorio e trovarlo VUOTO, con la pediatra di buon umore ad aspettarti.
Tu sempre coi tuoi capelli da gnocca*.
E' una giornata di grandi soddisfazioni.








*e hai speso solo 26 euro per lavaggio, taglio e piega (+ 6 euro per una spazzola rotonda perchè non vorrai mica spendere i soldi per una piastra te con codesti capelli che ti ritrovi, bellina? un colpo di spazzola-phone-e-via: sei uno splendore tesoro.) complimenti per la pancia inclusi. Risultato eccellente, di quelli che davvero: ti guardi e ti vedi proprio gnocca.
A 25  anni (bwua-ha-ha) e proprio a PaesinoinCuloaiLombrichi - chi l'avrebbe detto?- posso finalmente dire di aver trovato la parrucchiera della mia vita.


27 febbraio 2012

Perchè avere un cane salverà la mia gravidanza.

Chi è quella tizia che arranca dietro al cane?
Che da quattro giorni si vede aggirare tra gineprai e uliveti?
Che fa stretching appoggiata al palo "è fatto divieto di caccia a meno di 50 m dalle strade consorziali?" ansimando come un cinghiale e rischiando l'impallinamento certo?
Che si da il tono di quella che saltella ma invece va in slow motion tanto che il cane si ferma ad aspettarla sbigottito per 10 minuti buoni.
Ma soprattutto: perchè il medesimo cane, nel caso in cui sopraggiunga qualcuno, finge di non conoscerla?

E' una che sta meglio, sai com'è.
Perchè alla fine si è guardata in faccia e si è detta: "Basta con sta storia che me la gravidanza mi spaventa e mi sta stretta e non ce la posso fà, sto da schifo."
Perchè una come lei -s'è detta - alla gravidanza gli fa il mazzo.

23 febbraio 2012

L'evidente inutilità degli anniversari.

S.:"Ciao!"
P.:"Ciao!"
S.:"Come va?"
P.: "Tutto ok."
S.:"E... hem ...sai che giorno è oggi?"
P.:"Mmm...giovedì?"




22 febbraio 2012

Me like a zerbin.

Ore 21, sono uno zerbino.
No davvero, non scherzo.
Adesso non state a dirmi massù, dai, non è vero, vah che ti ripigli.
Sono di 5 mesi e mezzo e ho una panza che vi dico è enorme, che con Magù ce l'avevo a 7. 8. Forse 9.
Sono solo di 5 mesi e mezzo, non ce la posso fà.
Come ci tiro avanti altri 4 mesi? Non ce la posso fà.
Poi si muove porco cane, non sta mai fermo/a. Notte e giorno.
La mia mente vira verso paranoie autogufe, non riesco a fermarla: cosa significa? sarà un'iperattivo/a? non dormirà? tutto questo deve avere un senso nel calendario maya e non mi dice nulla di buono, nono.
Sto messa malissimo.
Tipo che oggi sono andata a prendere Magù al nido e mi sono piazzata su  uno sgabello per infilargli la giacca, uno di quei seggiolini da nani che per sederti c'hai le ginocchia in bocca. Siccome mi faceva fatica alzarmi sono rimasta lì seduta fissa per 4 minuti con la panza, le gambe divaricate e l'occhio vitreo da pesce di 3 giorni finchè non hanno cominciato a guardarmi strana. Sembravo Sora Lella.

Sto nel Paesello Marcondirondirondà, la prima piscina comunale è lontana e non trovo il tempo di andarci. C'ho un mal di schiena che manco mia nonna con l'osteoporosi.
Basta: da domani si piscia fuori il cane per almeno 30 minuti, così smaltisco la pasta broccoli-gorgonzola-mascarpone di oggi. E la piscina che si fotta.
E' inutile, non ci sono portata. Me mi sta stretta sta cosa.
Mi guardo allo specchio e se devo dirvi la verità dalle tette in su sembro la Cucinotta e dalle tette in giù un teletubbie. Non so quale metà sia peggio, ma credo la Cucinotta reciti persino peggio di Tinkicoso.
Ieri notte ho sognato di partorire, non finiva più. Mi sono svegliata con una crisi asmatica incipiente.
Tutto questo ha certamente un significato nel calendario maya, ne sono certa.
Cinque mesi e mezzo. Soltanto.
Cazzo.

21 febbraio 2012

Mr Magù featuring celo/manca


Mattina: Susibita legge quest'articolo.

Sera: Susibita e Papone sottopongono Magù a test che riassumo qui sotto.


mamma, papà, ciao: celo, celo, celo 
giocattoli: celo 
cane: bau 
gatto: Attù 
bambino: celo 
latte: celo 
succo di frutta: cucco 
palla: celo 
sì:  
no: gno 
naso: celo 
occhio: celo 
banana: celo 
biscotto: celo 
macchina: brumme 
caldo:  non pervenuto. Si propone, in alternativa, cotta (= 'scotta, Mà. Me stai a gremà con 'sta cazz'e pastina')
grazie: 'accie 
bagno: celo 
scarpa: celo 
cappello: Gno. ('amore di mamma, ma che mi significa "gno"? lo so che lo sai cos'è il cappello,
giusto?' 'Gno'.) Gno. Che vi devo dire? Manca. 
libro: celo 
andati: non pervenuto 
di più: non pervenuto


Ora la domanda è: valgono comunque, a titolo sostitutivo, trebbiatrice (significato acquisito-pronuncia non pervenuta), inco-inco-itte-ttàr (twinkle twinkle little star), pipì, cacca, pussa, pappe (iphone, ipad, ipod, mac o qualsivoglia iCoso ma anche il più nazionalpopolare pc), mucca, conna (sì, proprio quelle), baila-baila (balla! balla!), cosh'èèè???, aiuto!!, basschìp (ba-ba-black sheep*) ?


*
'Magù, come si chiama questa? PE...?' 
'...'
'PE-CO...?'
"Basscìp. Cì, bascìpp.'

18 febbraio 2012

Il tutorial di carnevale che NON dovete seguire.

1. Passate 1/2 h a preparare minestroni di didò psichedelico, quella successiva col padellino in testa a farvi inseguire da Darth Vader ma alto 80 cm, svariati minuti a cantare Baa Baa Black Sheep have you any wool?, svariati minuti a cantare Baa Baa Black Sheep have you any wool?, infine svariati minuti a cantare Baa Baa Black Sheep have you any wool?.
2. Barricatevi in bagno per fare pipì e fingete d'ignorare la petulanza del tizio fuori dalla porta che urla  mamaa? mamaa? mamaaa???!
3. Ingozzatelo con la banana, il cucco, la mezza fetta di totta avanzata dal giorno prima e pregate intensamente affinchè stramazzi dal sonno con la pancia piena.
4. Difendetevi dall'assalto di Darth Vader con le mani appiccicose di banana.
5. Stramazzate sul divano e fingetevi morte.
6. Se non riuscite nell'intento di qui al punto 5 armatevi di un piano alternativo che possibilmente preveda un viaggio sola andata per l'Isola di Pasqua.
7.  Se non siete riusciti a procurarvi il biglietto datevi del genio per esservi fatte venire un'idea per la quale di lì a 1 h vi tirerete violente mazzate sui denti.
8. Munitevi di cartoncino, pennarelli, colla liquida e cazzutissimi coriandoli.
9. Concedetevi una breve digressione nella vostra imbarazzante infanzia carnevalesca ricordando l'anno in cui foste vestita da Gretel grazie a un vecchio vestitino estivo di vostra sorella e al fazzoletto a fiori di vostra nonna ('cosa sei? una contadinella?', 'No, Gretel.', 'Il tuo costume è da principessa povera?', 'No, hem, Gretel.', 'E quindi che saresti? una lavandaia?' 'Sarei Gretel, veramente.', 'Chi??', '...' ).
10. Imprecate meditando tardiva vendetta contro vostra madre mentre raccogliete da sotto il tavolo briciole di totta impastata con cucco e peli di gatto immunodepresso.
11. Disegnate delle sagome col pennarello sul cartoncino, spennellatelo con la colla liquida, date una botta in testa e tramortite l'unico neurone ancora attivo nel vostro cervello, dunque passate a vostro figlio di due anni la ciotola coi coriandoli.
12. Rimuovete i coriandoli in eccesso, lasciate asciugare qualche istante, quindi appendete questi:




13. Guardatevi attorno mentre il neurone tramortito rinsavisce, imprecate e finalmente prendetevi a mazzate sui denti.

14. Parecchie ore dopo continuate ad estrarre colorati, minuscoli, appiccicosissimi coriandoli. Dalle vostre mutande.