"Buon compleanno amore! sono la prima? è tanto difficile, ma tanto bello essere tua madre. Chiamo dopo, ok? Ti amo tanto, la tua mamma."
Nonna Oroscopo, via sms all'alba.
"Se fossi romantico ti avrei scritto un bigliettino e te lo avrei fatto portare da Magù"
"Oh che carino, amore...davvero lo hai fatto?"
"Certo che no, ho detto se fossi."
"Ah."
"Ho delle idee brillanti, ma poi mi areno sulla fase d'implementazione. Ad esempio, devo ancora prenderti il regalo e non so cosa...se facessimo una busta e via?"
Un uomo temerario ma poco furbo, pausa pranzo.
p.s. non è il mio compleanno, ma è bello rileggere gli sms. E potete farmi gli auguri lo stesso.
27 settembre 2011
22 settembre 2011
Da qualche parte
"Hai visto dove ho messo i miei occhiali?"
"Mi pare fossero lì, da qualche parte intorno al divano..."
"Cazzo sono in ritardo, in ritardo, ritardoooo!! Le chiavi, dove sono le chiavi della macchina?"
"Prova nella giacca, ah no, forse sulla libreria, o magari sul muretto all'ingresso...insomma devono essere lì, da qualche parte."
"Mescolare il tutto con l'impasto preparato e infornare a 180°...benissimo...zucchero, sì...eccolo...ma dove l'ho appoggiato? mi hai visto anche tu che avevo in mano il barattolo prima, vero?"
"Sì, ce l'avevi in mano, l'avrai messo lì, da qualche parte..."
"Spero per te che la macchina sia parcheggiata qui vicino, non ce la faccio più...dov'è che l'hai messa?"
"In zona, mi pare...qui...da qualche parte..."
"Sono sicura che lei ha già letto la circolare inviatale qualche giorno fa..."
"Ma certo, ce l'avevo proprio qui...spetti un po'...da qualche parte..."
"Dov'è che hai salvato le foto delle vacanze?"
"Sul mio, no aspetta sul tuo, no aspetta sul disco...bhè insomma qui da qualche parte..."
"Oh ma dov'è Magù? ti avevo detto di tenerlo d'occhio uscendo in giardino!"
"Non agitarti, sarà qui anche lui, da qualche parte..."
Da Qualche Parte è un luogo fantastico, una specie di paradiso fiscale per rincoglioniti cronici come la sottoscritta, un eden introvabile. Non vedo l'ora di arrivarci ma ho perso la mappa, è finita da qualche parte.
Chi conoscesse la strada è pregato d'indicarmela.
O se ci fate un salto recuperatemi per piacere occhiali, chiavi, foto, circolare sull'aumento dell'iva, la macchina, il barattolo dello zucchero e un figlio.
Grazie.
"Mi pare fossero lì, da qualche parte intorno al divano..."
"Cazzo sono in ritardo, in ritardo, ritardoooo!! Le chiavi, dove sono le chiavi della macchina?"
"Prova nella giacca, ah no, forse sulla libreria, o magari sul muretto all'ingresso...insomma devono essere lì, da qualche parte."
"Mescolare il tutto con l'impasto preparato e infornare a 180°...benissimo...zucchero, sì...eccolo...ma dove l'ho appoggiato? mi hai visto anche tu che avevo in mano il barattolo prima, vero?"
"Sì, ce l'avevi in mano, l'avrai messo lì, da qualche parte..."
"Spero per te che la macchina sia parcheggiata qui vicino, non ce la faccio più...dov'è che l'hai messa?"
"In zona, mi pare...qui...da qualche parte..."
"Sono sicura che lei ha già letto la circolare inviatale qualche giorno fa..."
"Ma certo, ce l'avevo proprio qui...spetti un po'...da qualche parte..."
"Dov'è che hai salvato le foto delle vacanze?"
"Sul mio, no aspetta sul tuo, no aspetta sul disco...bhè insomma qui da qualche parte..."
"Oh ma dov'è Magù? ti avevo detto di tenerlo d'occhio uscendo in giardino!"
"Non agitarti, sarà qui anche lui, da qualche parte..."
Da Qualche Parte è un luogo fantastico, una specie di paradiso fiscale per rincoglioniti cronici come la sottoscritta, un eden introvabile. Non vedo l'ora di arrivarci ma ho perso la mappa, è finita da qualche parte.
Chi conoscesse la strada è pregato d'indicarmela.
O se ci fate un salto recuperatemi per piacere occhiali, chiavi, foto, circolare sull'aumento dell'iva, la macchina, il barattolo dello zucchero e un figlio.
Grazie.
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19 settembre 2011
Abbiamo scollinato: un (doveroso) post di servizio
Tichitichi ce l'ha fatta.
Appurato per tutta la durata delle scorse due settimane che al contrario della maggior parte dei maschi Amorebellodezzia riesce a fare due cose contemporaneamente, nella fattispecie piangere disperato fino al singhiozzo e leggere il libro dei pompieri, siamo fuori dal tunnel e abbiamo imboccato la via dell'inserimento.
Ora lui gioca, mangia, rigioca e imbocca la porta d'uscita non più stravolto da convulsi singulti di pianto, bensì tra la ola delle maestre entusiaste e la tifoseria hoolingan di Susibita al telefono.
Sorella Subli e Nonna Oroscopo hanno smesso di assumere farmaci antistress.
Il vento è forte e le nuvole corrono.
Un cane abbaia e i panni volano via.
Il mondo continua a girare.
E vivono tutti felici e contenti.
FINE.
Appurato per tutta la durata delle scorse due settimane che al contrario della maggior parte dei maschi Amorebellodezzia riesce a fare due cose contemporaneamente, nella fattispecie piangere disperato fino al singhiozzo e leggere il libro dei pompieri, siamo fuori dal tunnel e abbiamo imboccato la via dell'inserimento.
Ora lui gioca, mangia, rigioca e imbocca la porta d'uscita non più stravolto da convulsi singulti di pianto, bensì tra la ola delle maestre entusiaste e la tifoseria hoolingan di Susibita al telefono.
Sorella Subli e Nonna Oroscopo hanno smesso di assumere farmaci antistress.
Il vento è forte e le nuvole corrono.
Un cane abbaia e i panni volano via.
Il mondo continua a girare.
E vivono tutti felici e contenti.
FINE.
14 settembre 2011
Se quello non smette di piangere io non reggo lo stress.
Telefonata 1: Susibita - Nonna Oroscopo
"Ciao, l'hai sentita?"
"Sì, poco fa"
"Che dice-che dice?"
"Il solito, mà. Non mi mettere l'ansia"
"Io lo sapevo che doveva restare con me. L'avevo detto io. Probabilmente sono delle incapaci."
"Non dire idiozie mà, sono professioniste, sanno quello che fanno, ci vuol solo pazienza."
" Un bambino più grande, grosso e antipatico gli ha rubato la palla. Che stronzo."
"Mamma!! Ma sono bimbini, perdiana! un po' di tolleranza..."
"Gli ha anche dato una sberla, l'ha colpito di proposito, il mio amoruccolo."
"Gambizziamolo."
Telefonata 2: Susibita - Sorella Subly
"Ciao, come va?"
"Una tragedia, sono arrivata ed era in lacrime, completamente fradicio di sudore. Uno strazio."
"Ma stai tranquilla, vedrai che si risolve, è solo un po' di ansia da separazione, poi ci si abituano."
"Tu dici?"
"Certo. Cerca anche sui libri, che ne so, ci sarà scritto qualcosa su come gestire queste situazioni, no? Prova internet, qualche forum specializzato."
"Tata Lucia nisba. Non ne parla. Infingarda."
"Ecco qua...allooora...crisi del distacco...ecco vediamo...inserimento al nido...hum...possibili scompensi alimentari..."
"Addirittura?"
"Disturbi del sonno..."
"Pure?"
"Terapie di psicologia evolutiva..."
"Stai scherzando..."
"...psicofarmaci..."
"...oddìo..."
"Sì, ma stai tranquilla, eh?!"
Tichitichi è disperato. Non ne vuole sapere.
La compagine femminile della famiglia la sta prendendo con un tantinello d'ansia.
A nulla valgono le mediazioni del padre.
"Ma tu che ne vuoi sapere? al nido ce lo porto io ogni mattina. E' me che guarda con la faccia spiaccicata sul vetro come una mosca."
"C'ha ragione lei. Tu che ne vuoi sapere? Sei proprio un uomo..."
"Sì ma lo conosco, è mio figlio..."
"Che c'entra adesso, scusa?"
"..."
A nulla quelle dello zio (Papone).
"Non è che la state prendendo un po' troppo pesante? Trasmettete ansia, lui ne risente, poverino."
"Non siamo affatto ansiose, qui c'è un problema oggettivo. Cosa ne vuoi sapere tu? Sei proprio un uomo...passami un'aspirina, dai. DDDìììo che cerchio alla testa...".
Ricoverateci.
"Ciao, l'hai sentita?"
"Sì, poco fa"
"Che dice-che dice?"
"Il solito, mà. Non mi mettere l'ansia"
"Io lo sapevo che doveva restare con me. L'avevo detto io. Probabilmente sono delle incapaci."
"Non dire idiozie mà, sono professioniste, sanno quello che fanno, ci vuol solo pazienza."
" Un bambino più grande, grosso e antipatico gli ha rubato la palla. Che stronzo."
"Mamma!! Ma sono bimbini, perdiana! un po' di tolleranza..."
"Gli ha anche dato una sberla, l'ha colpito di proposito, il mio amoruccolo."
"Gambizziamolo."
Telefonata 2: Susibita - Sorella Subly
"Ciao, come va?"
"Una tragedia, sono arrivata ed era in lacrime, completamente fradicio di sudore. Uno strazio."
"Ma stai tranquilla, vedrai che si risolve, è solo un po' di ansia da separazione, poi ci si abituano."
"Tu dici?"
"Certo. Cerca anche sui libri, che ne so, ci sarà scritto qualcosa su come gestire queste situazioni, no? Prova internet, qualche forum specializzato."
"Tata Lucia nisba. Non ne parla. Infingarda."
"Ecco qua...allooora...crisi del distacco...ecco vediamo...inserimento al nido...hum...possibili scompensi alimentari..."
"Addirittura?"
"Disturbi del sonno..."
"Pure?"
"Terapie di psicologia evolutiva..."
"Stai scherzando..."
"...psicofarmaci..."
"...oddìo..."
"Sì, ma stai tranquilla, eh?!"
Tichitichi è disperato. Non ne vuole sapere.
La compagine femminile della famiglia la sta prendendo con un tantinello d'ansia.
A nulla valgono le mediazioni del padre.
"Ma tu che ne vuoi sapere? al nido ce lo porto io ogni mattina. E' me che guarda con la faccia spiaccicata sul vetro come una mosca."
"C'ha ragione lei. Tu che ne vuoi sapere? Sei proprio un uomo..."
"Sì ma lo conosco, è mio figlio..."
"Che c'entra adesso, scusa?"
"..."
A nulla quelle dello zio (Papone).
"Non è che la state prendendo un po' troppo pesante? Trasmettete ansia, lui ne risente, poverino."
"Non siamo affatto ansiose, qui c'è un problema oggettivo. Cosa ne vuoi sapere tu? Sei proprio un uomo...passami un'aspirina, dai. DDDìììo che cerchio alla testa...".
Ricoverateci.
13 settembre 2011
Quel che resta della mia dignità (assai poco)
Il primo anno in cui sono andati a vivere assieme, Susibita e Papone stavano in un piccolo monolocale in cui gli amici andavano e venivano, si facevano cene, si ascoltava musica, si andava in palestra, si arrivava tardi, s'improvvisava.
Una sera Papone, che allora Papone non era, chiama al telefono e dice:
"Susibita, amore, bagliore d'alba nella notte oscura, mia fulgida cometa" (non è vero, non mi chiama "amore" manco se lo prendo a fustigate, ma ripensare alla giovinezza che fu mi rende romantica)
Comunque, dicevo, mi fa:
"Sto arrivando con F., abbiamo del lavoro da fare, ci vediamo a casa?"
"Sìsì, sono già arrivata, faccio un salto da M. la dirimpettaia e le scrocco il caffè."
"Bravissima, a tra poco."
Susibita conosce F. da diverso tempo, non è proprio in confidenza, però vabbhè non importa, è un tipo alla mano, uno alla buona, e poi -diciamocelo- mi capita a casa dopo cena un po' tra capo e collo, vedete un po' voi.
Decide quindi di sorvolare sui pantaloni del pigiama con stampe a forma di cono gelato e sulla canottierina di Pukka. Ma anche sulle pantofole a forma di cane.
Scena I
"Heei, di casa??? siete già arrivati? Avete cenat..."
"Ah ciao Susi, questo è il socio di F., è venuto anche lui."
STOP. FERMO IMMAGINE.
Perchè dovete capire che quello che mi sono trovata davanti sulla soglia di casa non era un uomo.
Era Febo Apollo.
Era...come faccio a spiegare?
Era tipo Brad Pitt ma senza Angelina e 40 marmocchi.
Era tipo Tom Cruise ma alto e non psicopatico.
Era tipo Kevin Costner ma non puttaniere.
Era tipo Robert Redford ma trentenne.
Insomma era bello, ma proprio bello come quelli che vedi sui giornali, l'uomo più bello che abbia mai visto.
CIAK! Scena II
Ragazzo Figo: "Ciao, piacere! scusa se ti piombiamo in casa così senza preavviso."
Susibita:"Hi-hi."
Ragazzo Figo:"Che casa colorata, com'è carina, complimenti."
Susibita:"Hi-hi"
Papone:"Susi che dici, caffè?"
Susibita: "Hi-hi" .
Ragazzo Figo: "Volentieri, grazie"
Susibita: "Hi-hi"
Papone: "Zucchero?"
Ragazzo Figo: "Sì, grazie"
Susibita: "...Sssscussate le pp-pantofole..."
E mentre Papone e F. lavoravano Ragazzo Figo raccontava a Susibita della flora marina lungo la costa tirrenica, dei set fotografici coi ventilatori e le modelle anoressiche, di vela e apnea, di sagre del cinghiale in collina e di quanto era felice e innamorato di sua moglie e della loro bellissima bambina, magari volevo vedere una sua foto?
"Hi-hi. Ma certo." rispondeva Susibita accantonando di malavoglia il pensiero di colpirlo violentemente in testa e tapparlo in una teca di cristallo da mettere di fianco al comodino per accenderci davanti lumini la sera e intonare laudes al mattino.
Poi Susibita e Papone hanno fatto un sacco di cose tra cui studiare ancora, viaggi, adottare un cane e chiamarlo come un motore di ricerca, cene con gli amici, almeno tre traslochi, rimanere incinti per caso.
E Ragazzo Figo è rimasto un tormentone, un episodio mitologico risalente al Giurassico cui nessuno crede più veramente se non per rinfacciare "Scusa, è come se io avessi portato in casa Michelle Pfeiffer e non ti avessi detto nulla, lasciando che tu ti presentassi in pigiama. Questa non me la dovevi fare. E' sleale."
Ma in fondo, poi, nessuno ci pensa più.
Finchè.
Stasera.
Papone: "Sai chi ho incontrato oggi? F., un sacco di tempo che non lo vedevo. Dice che ha in mente progetti nuovi, che dovremmo vederci, magari anche con M."
Susibita: "Hi-hi"
Papone:"Non cominciare a ridere come una cretina"
Susibita: "Hi-hi. Ma de che? Io? Hi-hi"
Papone: "Susi, non sembri neanche tu, insomma. Datti un contegno."
Susibita: "Glu-glu"
Papone:"Non c'è speranza, un po' di dignità perdinci. Poi magari lo vedi ed è pure diventato pelato"
Susibita:"Hi-hi."
Papone:"Vabbhè senti, cambiando argomento: sei poi uscita oggi con Magù?"
Susibita: "Chi???"
Papone: "..."
Una sera Papone, che allora Papone non era, chiama al telefono e dice:
"Susibita, amore, bagliore d'alba nella notte oscura, mia fulgida cometa" (non è vero, non mi chiama "amore" manco se lo prendo a fustigate, ma ripensare alla giovinezza che fu mi rende romantica)
Comunque, dicevo, mi fa:
"Sto arrivando con F., abbiamo del lavoro da fare, ci vediamo a casa?"
"Sìsì, sono già arrivata, faccio un salto da M. la dirimpettaia e le scrocco il caffè."
"Bravissima, a tra poco."
Susibita conosce F. da diverso tempo, non è proprio in confidenza, però vabbhè non importa, è un tipo alla mano, uno alla buona, e poi -diciamocelo- mi capita a casa dopo cena un po' tra capo e collo, vedete un po' voi.
Decide quindi di sorvolare sui pantaloni del pigiama con stampe a forma di cono gelato e sulla canottierina di Pukka. Ma anche sulle pantofole a forma di cane.
Scena I
"Heei, di casa??? siete già arrivati? Avete cenat..."
"Ah ciao Susi, questo è il socio di F., è venuto anche lui."
STOP. FERMO IMMAGINE.
Perchè dovete capire che quello che mi sono trovata davanti sulla soglia di casa non era un uomo.
Era Febo Apollo.
Era...come faccio a spiegare?
Era tipo Brad Pitt ma senza Angelina e 40 marmocchi.
Era tipo Tom Cruise ma alto e non psicopatico.
Era tipo Kevin Costner ma non puttaniere.
Era tipo Robert Redford ma trentenne.
Insomma era bello, ma proprio bello come quelli che vedi sui giornali, l'uomo più bello che abbia mai visto.
CIAK! Scena II
Ragazzo Figo: "Ciao, piacere! scusa se ti piombiamo in casa così senza preavviso."
Susibita:"Hi-hi."
Ragazzo Figo:"Che casa colorata, com'è carina, complimenti."
Susibita:"Hi-hi"
Papone:"Susi che dici, caffè?"
Susibita: "Hi-hi" .
Ragazzo Figo: "Volentieri, grazie"
Susibita: "Hi-hi"
Papone: "Zucchero?"
Ragazzo Figo: "Sì, grazie"
Susibita: "...Sssscussate le pp-pantofole..."
E mentre Papone e F. lavoravano Ragazzo Figo raccontava a Susibita della flora marina lungo la costa tirrenica, dei set fotografici coi ventilatori e le modelle anoressiche, di vela e apnea, di sagre del cinghiale in collina e di quanto era felice e innamorato di sua moglie e della loro bellissima bambina, magari volevo vedere una sua foto?
"Hi-hi. Ma certo." rispondeva Susibita accantonando di malavoglia il pensiero di colpirlo violentemente in testa e tapparlo in una teca di cristallo da mettere di fianco al comodino per accenderci davanti lumini la sera e intonare laudes al mattino.
Poi Susibita e Papone hanno fatto un sacco di cose tra cui studiare ancora, viaggi, adottare un cane e chiamarlo come un motore di ricerca, cene con gli amici, almeno tre traslochi, rimanere incinti per caso.
E Ragazzo Figo è rimasto un tormentone, un episodio mitologico risalente al Giurassico cui nessuno crede più veramente se non per rinfacciare "Scusa, è come se io avessi portato in casa Michelle Pfeiffer e non ti avessi detto nulla, lasciando che tu ti presentassi in pigiama. Questa non me la dovevi fare. E' sleale."
Ma in fondo, poi, nessuno ci pensa più.
Finchè.
Stasera.
Papone: "Sai chi ho incontrato oggi? F., un sacco di tempo che non lo vedevo. Dice che ha in mente progetti nuovi, che dovremmo vederci, magari anche con M."
Susibita: "Hi-hi"
Papone:"Non cominciare a ridere come una cretina"
Susibita: "Hi-hi. Ma de che? Io? Hi-hi"
Papone: "Susi, non sembri neanche tu, insomma. Datti un contegno."
Susibita: "Glu-glu"
Papone:"Non c'è speranza, un po' di dignità perdinci. Poi magari lo vedi ed è pure diventato pelato"
Susibita:"Hi-hi."
Papone:"Vabbhè senti, cambiando argomento: sei poi uscita oggi con Magù?"
Susibita: "Chi???"
Papone: "..."
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8 settembre 2011
Ho come questa sensazione di galvanizzazione.
Galvanizzazione.
Non saprei dire precisamente cosa significhi, ma è certamente ciò che provo.
Il blu elettrico del mare, il sole forte che mi strizza gli occhi.
Gli scogli là in fondo che vanno su e giù.
L'imprevedibilità dell'onda che cresce.
La sensazione ridicola dell'acqua salata giù per la gola.
Il sale pizzica.
La voce di Lui che ride dicendo "chiudi la bocca, non ingoiare".
La pelle di Lei: tiepida, riposante.
Pluff, coff, eh!
Accipicchia che ridere oggi pomeriggio.
Il pomeriggio in cui ho imparato a nuotare (coi braccioli).
Galvanizzazione.
Non saprei dire precisamente cosa significhi, ma è certamente ciò che provo.
Il blu elettrico del mare, il sole forte che mi strizza gli occhi.
Gli scogli là in fondo che vanno su e giù.
L'imprevedibilità dell'onda che cresce.
La sensazione ridicola dell'acqua salata giù per la gola.
Il sale pizzica.
La voce di Lui che ride dicendo "chiudi la bocca, non ingoiare".
La pelle di Lei: tiepida, riposante.
Pluff, coff, eh!
Accipicchia che ridere oggi pomeriggio.
Il pomeriggio in cui ho imparato a nuotare (coi braccioli).
5 settembre 2011
Susibita, Papone e Magù stanno trascorrendo qualche giorno a scrocco in una ridente località di mare su cui Settembre si affaccia languido e pigro.
Fanno castelli, travasano sassolini, inzaccherano stuoie e guardano la luna sulla terrazza far capolino nel rosa del cielo .
Ora che è tranquilla e stacca la testa Susibita legge due libri (uno in spiaggia e l'altro a casa, perchè è a scrocco pure quello e non vuole rovinarlo), strizza capelli che sanno di sale, beve lunghi caffè in grandi mug colorate di rosso la mattina presto presto, quando gli altri ancora dormono; pensa a tante cose, alcune belle, altre un po' brutte, ma poi infila magliette che sanno di crema e allora pulisce con grande soddisfazione il fantastico piano lavoro della cucina, ascolta lontana la risacca del mare che lucida i ciottoli e respira l'ultima estate.
Magù ignudo piscia sulla sabbia, ruba rastrelli, offre formine, rincorre gelati, lecca sassi, si abbandona alla goduria di lasciarsi spalmare, ingoia acqua salata, sorride alla mamma, seppellisce il papà, manda bacini e impara il proprio nome.
Nelle ore più calde Susibita e Papone addormentano il pargolo, poi accendono i pc, scrivono o telefonano, leggono la posta e rispondono vendendo assaliti da una rapida ansia che svanisce subito passeggera perchè intanto è già pronto il caffè e perchè tanto siamo lontano da tutto e da tutti, e magari qui ci nascondiamo e non ci trovano più e viviamo così, in una casa con pesciolini di terracotta alle pareti e candeline accese tra le conchiglie, usando 2 spazzolini in 3 e un solo dentifricio che sa di Big Bubble e sopra c'ha scritto Cattivissimo Me, perchè quello dei grandi alla menta che pizzica ce lo siamo dimenticato.
Fanno castelli, travasano sassolini, inzaccherano stuoie e guardano la luna sulla terrazza far capolino nel rosa del cielo .
Ora che è tranquilla e stacca la testa Susibita legge due libri (uno in spiaggia e l'altro a casa, perchè è a scrocco pure quello e non vuole rovinarlo), strizza capelli che sanno di sale, beve lunghi caffè in grandi mug colorate di rosso la mattina presto presto, quando gli altri ancora dormono; pensa a tante cose, alcune belle, altre un po' brutte, ma poi infila magliette che sanno di crema e allora pulisce con grande soddisfazione il fantastico piano lavoro della cucina, ascolta lontana la risacca del mare che lucida i ciottoli e respira l'ultima estate.
Magù ignudo piscia sulla sabbia, ruba rastrelli, offre formine, rincorre gelati, lecca sassi, si abbandona alla goduria di lasciarsi spalmare, ingoia acqua salata, sorride alla mamma, seppellisce il papà, manda bacini e impara il proprio nome.
Nelle ore più calde Susibita e Papone addormentano il pargolo, poi accendono i pc, scrivono o telefonano, leggono la posta e rispondono vendendo assaliti da una rapida ansia che svanisce subito passeggera perchè intanto è già pronto il caffè e perchè tanto siamo lontano da tutto e da tutti, e magari qui ci nascondiamo e non ci trovano più e viviamo così, in una casa con pesciolini di terracotta alle pareti e candeline accese tra le conchiglie, usando 2 spazzolini in 3 e un solo dentifricio che sa di Big Bubble e sopra c'ha scritto Cattivissimo Me, perchè quello dei grandi alla menta che pizzica ce lo siamo dimenticato.
26 agosto 2011
Non abbandonateci. Un appello agli amici senza figli.
Mi ha scritto un'amica.
Dice che è stata a casa di amici, dice che erano tre coppie di cui 2 su 3 in attesa.
Dice che tutte le sue più care amiche ormai o sono incinte o hanno già figli.
Dice che comincia a sentirsi un po' un pesce fuor d'acqua e che fonderà un gruppo Fb "30 odds and childless".
Volevo dirle che la capisco.
Volevo dirle che quando sono rimasta incinta io di amiche incinte non ne avevo.
A 29 anni.
E' strano, se ci pensi. 29 anni mica son pochi per fare un figlio, no?
No dico, ci vorrebbe tutta a dire che non è un'età più che plausibile.
Eppure il deserto dei tartari, c'era.
Tralasciamo le ragioni sociologiche del fenomeno, il precariato a vita, l'eterna scolarizzazione, i contratti di stage e pure la sindrome di Carry Bradshaw.
A suo tempo per me la cosa fu un problema non indifferente e la ragione principale per cui andai a cercare nuovi contatti nel mondo blog.
Nessuno cui chiedere:
"Anche i vostri amici raccontano delle loro favolose vacanze in coppia liberi come le mutande mentre voi vi fiondate a molla a vomitare sul water?"
O anche:
"Pure voi avete perso la visibilità dei vostri piedi sotto la doccia?"
Oltre a:
"E' proprio necessario che stiamo qui tutte in cerchio come alcooliste anonime ad esercitare l'elasticità del perineo? Posso uscire? Eh? Posso?"
E dopo:
"Oh cazzo ha cagato verde, che significa??"
Insieme a:
"A.A.A. affittasi lattante. P.S. Massima serietà, pagamento in contanti."
Cercate di capire, non è semplice proprio per una mazza.
Ed è per questo che vi lancio un appello: non abbandonateci.
Perchè si può avere figli e non voler necessariamente parlare solo di parti e otiti.
Perchè abbiamo tanto, tantissimo da dire anche di politica, musica, religione, cucina mediterranea e giardinaggio.
Non necessariamente in quest'ordine e non necessariamente con cognizione di causa, ma ci sforzeremo. Un po' come tutti.
Perchè potete invitarci fuori lo stesso, non siamo contagiosi. Nostro figlio per la maggior parte dei casi sì, ma noi no.
Magari vi chiederemo di scegliere quel tavolino lì fuori, un po' più tranquillo, o andremo via un po' prima del solito ma -davvero - saremo d'ottima compagnia.
Al massimo potremo giusto tentare un paio di volte di scappare dalla porta sul retro e smollarvi il nano - così - tanto per provare il brivido dell'ebrezza.
...
Scherzavo, hihi.
Ve la siete fatta sotto, eh?
Ahem, dicevo.
Perchè se non ce lo fate capire voi con uno svogliato "ah, sì...hem...carino, lui..." noi capace che andiamo avanti tutta la sera a farvi vedere sul telefonino le foto del pargolo al mare, in montagna, nel lettino, sulla sdraio, all'asilo, dai nonni, sulla tazza, nel lavabo.
Per favore fermateci.
Non abbiate pietà, fermateci.
Perchè abbiamo bisogno di voi per renderci conto che una serata al ristorante non è solo "Scusate, mi coprite gli gnocchi che mi stanno in caldo? Amore vieni fuori da sotto quel tavolo, in che senso CAC-CCA?".
Ma anche, ad esempio: del buon vino, programmare cosa fare la domenica, ripromettersi di dormire fino alle 11, cosa c'è fuori al cinema?
Perchè voi siete una benedizione che ogni giorno ci ricorda ciò che siamo sempre stati e che vogliamo continuare ad essere: il lavoro e gli amici, i viaggi che sogniamo, le grandi passioni, un ottimo libro che non finisca in rima (cucciolino, tesorino, fai la nanna, saccottino...), un ragazzo che ci taccheggi sulla spiaggia, 1 ora a pettegolare al telefono mentre facciamo la ceretta o il semplice saltarsi addosso anche di giorno e in cucina.
Per tutto questo e perchè quando sarà il vostro turno non vi diremo "te l'avevo detto".
Non abbandonateci, vi prego.
Dice che è stata a casa di amici, dice che erano tre coppie di cui 2 su 3 in attesa.
Dice che tutte le sue più care amiche ormai o sono incinte o hanno già figli.
Dice che comincia a sentirsi un po' un pesce fuor d'acqua e che fonderà un gruppo Fb "30 odds and childless".
Volevo dirle che la capisco.
Volevo dirle che quando sono rimasta incinta io di amiche incinte non ne avevo.
A 29 anni.
E' strano, se ci pensi. 29 anni mica son pochi per fare un figlio, no?
No dico, ci vorrebbe tutta a dire che non è un'età più che plausibile.
Eppure il deserto dei tartari, c'era.
Tralasciamo le ragioni sociologiche del fenomeno, il precariato a vita, l'eterna scolarizzazione, i contratti di stage e pure la sindrome di Carry Bradshaw.
A suo tempo per me la cosa fu un problema non indifferente e la ragione principale per cui andai a cercare nuovi contatti nel mondo blog.
Nessuno cui chiedere:
"Anche i vostri amici raccontano delle loro favolose vacanze in coppia liberi come le mutande mentre voi vi fiondate a molla a vomitare sul water?"
O anche:
"Pure voi avete perso la visibilità dei vostri piedi sotto la doccia?"
Oltre a:
"E' proprio necessario che stiamo qui tutte in cerchio come alcooliste anonime ad esercitare l'elasticità del perineo? Posso uscire? Eh? Posso?"
E dopo:
"Oh cazzo ha cagato verde, che significa??"
Insieme a:
"A.A.A. affittasi lattante. P.S. Massima serietà, pagamento in contanti."
Cercate di capire, non è semplice proprio per una mazza.
Ed è per questo che vi lancio un appello: non abbandonateci.
Perchè si può avere figli e non voler necessariamente parlare solo di parti e otiti.
Perchè abbiamo tanto, tantissimo da dire anche di politica, musica, religione, cucina mediterranea e giardinaggio.
Non necessariamente in quest'ordine e non necessariamente con cognizione di causa, ma ci sforzeremo. Un po' come tutti.
Perchè potete invitarci fuori lo stesso, non siamo contagiosi. Nostro figlio per la maggior parte dei casi sì, ma noi no.
Magari vi chiederemo di scegliere quel tavolino lì fuori, un po' più tranquillo, o andremo via un po' prima del solito ma -davvero - saremo d'ottima compagnia.
Al massimo potremo giusto tentare un paio di volte di scappare dalla porta sul retro e smollarvi il nano - così - tanto per provare il brivido dell'ebrezza.
...
Scherzavo, hihi.
Ve la siete fatta sotto, eh?
Ahem, dicevo.
Perchè se non ce lo fate capire voi con uno svogliato "ah, sì...hem...carino, lui..." noi capace che andiamo avanti tutta la sera a farvi vedere sul telefonino le foto del pargolo al mare, in montagna, nel lettino, sulla sdraio, all'asilo, dai nonni, sulla tazza, nel lavabo.
Per favore fermateci.
Non abbiate pietà, fermateci.
Perchè abbiamo bisogno di voi per renderci conto che una serata al ristorante non è solo "Scusate, mi coprite gli gnocchi che mi stanno in caldo? Amore vieni fuori da sotto quel tavolo, in che senso CAC-CCA?".
Ma anche, ad esempio: del buon vino, programmare cosa fare la domenica, ripromettersi di dormire fino alle 11, cosa c'è fuori al cinema?
Perchè voi siete una benedizione che ogni giorno ci ricorda ciò che siamo sempre stati e che vogliamo continuare ad essere: il lavoro e gli amici, i viaggi che sogniamo, le grandi passioni, un ottimo libro che non finisca in rima (cucciolino, tesorino, fai la nanna, saccottino...), un ragazzo che ci taccheggi sulla spiaggia, 1 ora a pettegolare al telefono mentre facciamo la ceretta o il semplice saltarsi addosso anche di giorno e in cucina.
Per tutto questo e perchè quando sarà il vostro turno non vi diremo "te l'avevo detto".
Non abbandonateci, vi prego.
25 agosto 2011
Al banco del pesce
Lei è una signora che si dà un certo tono, anche ora che sta in fila col tailleur di lino, il sandalo di cuoio, le unghie pittate e il capello cotonato.
Una di quelle che stanno attente alla linea, comprano cosmetici naturali e fanno cure termali bio-ayurvedico-rigeneranti due volte l'anno.
Una di quelle abituate a sentirsi dire "Cava ma che dici, non li dimostvi affatto."
Una che sta sui 50 ma che si compiace di far credere che invece è sui 40.
"Gno-gna?".
"...". Gelo.
"Gnogna??".
"...". Tremolìo del labbro inferiore.
"Gno-gna!! AH-ah!!"
Ditino grassoccio puntato.
Lei voleva solo fare la spesa.
Ora è una donna distrutta.
Una di quelle che stanno attente alla linea, comprano cosmetici naturali e fanno cure termali bio-ayurvedico-rigeneranti due volte l'anno.
Una di quelle abituate a sentirsi dire "Cava ma che dici, non li dimostvi affatto."
Una che sta sui 50 ma che si compiace di far credere che invece è sui 40.
"Gno-gna?".
"...". Gelo.
"Gnogna??".
"...". Tremolìo del labbro inferiore.
"Gno-gna!! AH-ah!!"
Ditino grassoccio puntato.
Lei voleva solo fare la spesa.
Ora è una donna distrutta.
23 agosto 2011
20 agosto 2011
14 agosto 2011
Indovinello
Chi e' l'animale che lavora a ferragosto?
Chi ha bucato la ruota di notte in campagna?
Chi ha ridotto la sua prospettiva di mare da 2 gg a 1 gg e mezzo?
Chi ha il braccio gremato?
Quale gatto e'risultato immunodepresso?
Chi si sente molto privilegiato ma anche un tantinello sfigato?
Chi non ha tempo di scrivere un post serio e fa indovinelli idioti?
P.s. Le risposte rovesciate sono in fondo pagina.
Chi ha bucato la ruota di notte in campagna?
Chi ha ridotto la sua prospettiva di mare da 2 gg a 1 gg e mezzo?
Chi ha il braccio gremato?
Quale gatto e'risultato immunodepresso?
Chi si sente molto privilegiato ma anche un tantinello sfigato?
Chi non ha tempo di scrivere un post serio e fa indovinelli idioti?
P.s. Le risposte rovesciate sono in fondo pagina.
27 luglio 2011
Ciò che è degno di essere considerato.
Ad esempio un cane che scodinzola, è degno di essere considerato.
Il linguaggio lento dei vecchi.
Chiunque si scusi.
Quelle foglie piccolissime nel vasetto sul mio terrazzo.
Chi paga la spesa e va avanti.
Degna è la mano che chiede.
L'acqua che disseta il mio bambino.
La lampadina che accende una stanza, il canto di un coro fuori da una chiesa.
Non sprecare carta, riciclare un vecchio lenzuolo è cosa molto degna.
Degno è il pensiero onesto.
Conoscere i nomi delle stelle.
Chi cura la terra.
Chi studia la storia.
La parola "grazie".
Considero degno chi ha provato vergogna di sè stesso.
Il primo libro che ho letto.
Il mestiere d'insegnare e l'odore bianco del gesso.
Gli oggetti di legno e i fazzoletti di stoffa.
La pioggia in autunno, il freddo d'inverno, il caldo in estate e le giuste stagioni.
La parola "lavoro" è tra le più degne.
L'amore fatto al buio.
Non vergognarsi di dire " mi hai fatto male da morire".
Quando non riesci a smettere di ridere.
Chi ha tanta paura.
Chi non ne ha per nulla.
Non saperti spiegare, bambino, ma provarci lo stesso.
Il linguaggio lento dei vecchi.
Chiunque si scusi.
Quelle foglie piccolissime nel vasetto sul mio terrazzo.
Chi paga la spesa e va avanti.
Degna è la mano che chiede.
L'acqua che disseta il mio bambino.
La lampadina che accende una stanza, il canto di un coro fuori da una chiesa.
Non sprecare carta, riciclare un vecchio lenzuolo è cosa molto degna.
Degno è il pensiero onesto.
Conoscere i nomi delle stelle.
Chi cura la terra.
Chi studia la storia.
La parola "grazie".
Considero degno chi ha provato vergogna di sè stesso.
Il primo libro che ho letto.
Il mestiere d'insegnare e l'odore bianco del gesso.
Gli oggetti di legno e i fazzoletti di stoffa.
La pioggia in autunno, il freddo d'inverno, il caldo in estate e le giuste stagioni.
La parola "lavoro" è tra le più degne.
L'amore fatto al buio.
Non vergognarsi di dire " mi hai fatto male da morire".
Quando non riesci a smettere di ridere.
Chi ha tanta paura.
Chi non ne ha per nulla.
Non saperti spiegare, bambino, ma provarci lo stesso.
26 luglio 2011
Le corna spiegate a mio figlio.
C'è solo una cosa peggiore del prendere un virus gastrointestinale a Luglio.
E' che lo prenda tuo figlio di 18 mesi.
Il tunnel termometro-daje di tachipirina-in bagno! in bagno! è stato coraggiosamente affrontato dal piccolo Magù con stoica resistenza, una prodigiosa capacità d'imbrattare pannozzi, un'accanita, instancabile tendenza all'accozzamento frignulento, un dolcissimo spezza-cuore sguardo da 7nano.
Il piccolo convalescente è arrotolato sul divano, ti chiama sventolando il libro delle filastrocche con l'occhio 7nano di cui sopra, tu ti riprendi dallo svarione d'amore traboccante come le bollicine dal bicchiere di spumante, ti siedi accanto a lui, gli scosti una ciocca di capelli un po' umida, lo baci sulla fronte tiepida appena sfebbrata, e apri una pagina a caso.
Questa.

Con in testa la parrucca
a ballare va la mucca
nella stalla poi ritorna
dal marito con le corna.
...
No vabbhè, ha un che di geniale.
E' che lo prenda tuo figlio di 18 mesi.
Il tunnel termometro-daje di tachipirina-in bagno! in bagno! è stato coraggiosamente affrontato dal piccolo Magù con stoica resistenza, una prodigiosa capacità d'imbrattare pannozzi, un'accanita, instancabile tendenza all'accozzamento frignulento, un dolcissimo spezza-cuore sguardo da 7nano.
Il piccolo convalescente è arrotolato sul divano, ti chiama sventolando il libro delle filastrocche con l'occhio 7nano di cui sopra, tu ti riprendi dallo svarione d'amore traboccante come le bollicine dal bicchiere di spumante, ti siedi accanto a lui, gli scosti una ciocca di capelli un po' umida, lo baci sulla fronte tiepida appena sfebbrata, e apri una pagina a caso.
Questa.

Con in testa la parrucca
a ballare va la mucca
nella stalla poi ritorna
dal marito con le corna.
...
No vabbhè, ha un che di geniale.
14 luglio 2011
Dicono di.
Lei è una che diffida di chi non sa essere gentile.
Chi le stringe la mano svogliato, molle come uno straccetto le fa sorgere come un sospetto a priori.
Lei è una che guarda moltissimo e si fa una sua idea, ma non la dice subito, aspetta di arrivare a casa e che qualcuno le chieda "allora, che ne pensi? guarda che ti ho vista, so che hai un'idea."
A lei piacciono quelli che li capisci , cos'è che vogliono, quello che li delude e ciò che non tollereranno mai.
La mettono a suo agio.
Il non sapere con chi ha a che fare la mette in agitazione e fa sì che cominci a muoversi nervosamente e sudare, come quando stai in pantaloncini su una poltrona di pelle che appiccica.
E poi -chiaro- quelli che sanno ridere.
Soprattutto di sè stessi.
Quando le capita d'incontrarli si rilassa subito, perchè ha la certezza che non avranno paura di nulla, visto che hanno imparato a non prendersi troppo sul serio.
Di lei invece si potrebbe dire che è sensibile.
Qualcuno direbbe che è dolce.
Idealista, fragile, permalosa, braccino corto, ingenua, gentile, approssimativa, senza senso delle proporzioni, istintiva, infiammabile, maldestra, svagata, curiosa, infantile, trasparente, un tantino bimbominchia e parecchio cazzara.
Molti la troverebbero buffa.
Pochi direbbero che sa guidare.
Nessuno direbbe che è elegante.
Tutti direbbero che è stordita.
Lei direbbe che ama ascoltare la notte salire su per i muri d'estate.
Lasciar fuori i pensieri a grattare la porta e miagolare.
Non farli entrare.
Attorcigliare le gambe e sentirne il fruscìo sotterraneo, come di acqua corrente, segreta.
Lei direbbe che questo basta per conoscerla, ma solo ora e per poco ancora, tra le undici di sera e il lavandino che gocciola.
Chi le stringe la mano svogliato, molle come uno straccetto le fa sorgere come un sospetto a priori.
Lei è una che guarda moltissimo e si fa una sua idea, ma non la dice subito, aspetta di arrivare a casa e che qualcuno le chieda "allora, che ne pensi? guarda che ti ho vista, so che hai un'idea."
A lei piacciono quelli che li capisci , cos'è che vogliono, quello che li delude e ciò che non tollereranno mai.
La mettono a suo agio.
Il non sapere con chi ha a che fare la mette in agitazione e fa sì che cominci a muoversi nervosamente e sudare, come quando stai in pantaloncini su una poltrona di pelle che appiccica.
E poi -chiaro- quelli che sanno ridere.
Soprattutto di sè stessi.
Quando le capita d'incontrarli si rilassa subito, perchè ha la certezza che non avranno paura di nulla, visto che hanno imparato a non prendersi troppo sul serio.
Di lei invece si potrebbe dire che è sensibile.
Qualcuno direbbe che è dolce.
Idealista, fragile, permalosa, braccino corto, ingenua, gentile, approssimativa, senza senso delle proporzioni, istintiva, infiammabile, maldestra, svagata, curiosa, infantile, trasparente, un tantino bimbominchia e parecchio cazzara.
Molti la troverebbero buffa.
Pochi direbbero che sa guidare.
Nessuno direbbe che è elegante.
Tutti direbbero che è stordita.
Lei direbbe che ama ascoltare la notte salire su per i muri d'estate.
Lasciar fuori i pensieri a grattare la porta e miagolare.
Non farli entrare.
Attorcigliare le gambe e sentirne il fruscìo sotterraneo, come di acqua corrente, segreta.
Lei direbbe che questo basta per conoscerla, ma solo ora e per poco ancora, tra le undici di sera e il lavandino che gocciola.
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io bimba,
io solo io.,
scrivere,
strano molto strano
7 luglio 2011
Una è lì che sta per chiudere il piccì e andarsene a letto quando quello ti notifica la newsmail mensile di UnoDei15.000PortailPerMamme a cui ti eri iscritta in gravidanza.
Newsmail che s'intitola tipo così: LE 5 COSE SUL PARTO CHE DEVI ASSOLUTAMENTE SAPERE.
Ora, permettetemi solo una breve rilettura del tutto.
Così, tanto per mettere i puntini sulle "i".
La rilettura di Susibita:
1. Dimentica il tuo piano parto - Perchè, c'era un piano?
Vorrei una musica soffusa, delle candele alla vaniglia, il mio compagno accanto a me e mille altre cose. E' il piano del parto che probabilmente avrai scritto con tanta cura e dovizia di particolari. Ecco, nella concitazione del momento il tuo piano potrebbe essere del tutto dimenticato.
I medici saranno impegnati a far uscire il bambino, tu sarai impegnata a respirare e a spingere. E il tuo unico pensiero sarà che finisca al più presto.
E il secondo "La verginità è sottovalutata."
2. Non sentirti in imbarazzo - Maddeche? sto solo in mezzo a 12 persone aperta come una cozza.
Durante il travaglio potresti sudare tantissimo, gridare, trovarti nuda tra tante persone.
Non preoccuparti: nessun imbarazzo. Medici, infermiere e ostetiche ci sono abituati e non è certamente il momento adatto per pensare al bon ton.
All'inizio potresti sentire la voglia irrefrenabile di coprirti il più possibile. Ma ad un certo punto, a travaglio iniziato, ti renderai conto che nessun pudore è permesso e che potrà arrivare anche il garzone del bar...nessuno starà lì a fissarti con sguardi indiscreti.
No certo: dici a parte 1 ostetrica, 1 infermiera, 1 seconda infermiera che passa di lì, quella delle pulizie, il tuo ginecologo, il collega giovane e figo del tuo ginecologo e - se non è andato a farsi una birretta- il padre di tuo figlio.
3. Ogni parto è diverso - O "Dell'arte del Paraculo"
Sei stata diligente e hai seguito tutte le indicazioni che ti hanno dato al corso preparto, hai imparato le tecniche di respirazione e intendi applicarle al momento giusto. Non illuderti: ogni parto è unico e diverso e come sarà lo scoprirai solo al momento giusto.
D'altronde potresti anche essere fortunata: tante donne rivelano che, alla resa dei conti, l'esperienza è stata meno dolorosa di quanto avevano sentito dire e di aver esagerato con grida e pianti per timore di non ricevere la giusta solidarietà dal proprio compagno dopo il parto.
No vabbhè queste ora le voglio conoscere, vi prego.
4. Spesso non è come te lo eri immaginato - Per la serie "ho appena partorito Bilbo Beggins, ma è così cariiiiiino..."
Appena nati i neonati sono spesso bruttini, ricoperti di una sostanza viscida e biancastra, i lineamenti un po' stressati a causa della fatica del parto, disperati per il pianto e il freddo.
Non sembra proprio l'angioletto che avevi immaginato per tutti e nove i mesi di gravidanza.
Eppure basteranno poche ore e il tuo piccolo diventerà un neonato rosa e sereno.
Leggi anche: ti vien fuori sto rospo, una specie di nano rugoso con la peluria tipo David Gnomo, ma con la faccia di Fassino.
Però è tanto bellodemamma...
5. Il tempo fa dimenticare - Seeee. Ah-ah.
E' proprio vero che i dolori del travaglio e del parto con il tempo si dimenticano. Si scorda l'intensità di quel dolore perchè, forse, la gioia per la maternità supera di gran lunga quella sofferenza.
Al punto tale che potresti essere tentata dal desiderio di ripetere l'esperienza.
Ed è in quel preciso momento che faresti bene a convincerti che il sesso è decisamente sopravvalutato.
Newsmail che s'intitola tipo così: LE 5 COSE SUL PARTO CHE DEVI ASSOLUTAMENTE SAPERE.
Ora, permettetemi solo una breve rilettura del tutto.
Così, tanto per mettere i puntini sulle "i".
La rilettura di Susibita:
1. Dimentica il tuo piano parto - Perchè, c'era un piano?
Vorrei una musica soffusa, delle candele alla vaniglia, il mio compagno accanto a me e mille altre cose. E' il piano del parto che probabilmente avrai scritto con tanta cura e dovizia di particolari. Ecco, nella concitazione del momento il tuo piano potrebbe essere del tutto dimenticato.
I medici saranno impegnati a far uscire il bambino, tu sarai impegnata a respirare e a spingere. E il tuo unico pensiero sarà che finisca al più presto.
E il secondo "La verginità è sottovalutata."
2. Non sentirti in imbarazzo - Maddeche? sto solo in mezzo a 12 persone aperta come una cozza.
Durante il travaglio potresti sudare tantissimo, gridare, trovarti nuda tra tante persone.
Non preoccuparti: nessun imbarazzo. Medici, infermiere e ostetiche ci sono abituati e non è certamente il momento adatto per pensare al bon ton.
All'inizio potresti sentire la voglia irrefrenabile di coprirti il più possibile. Ma ad un certo punto, a travaglio iniziato, ti renderai conto che nessun pudore è permesso e che potrà arrivare anche il garzone del bar...nessuno starà lì a fissarti con sguardi indiscreti.
No certo: dici a parte 1 ostetrica, 1 infermiera, 1 seconda infermiera che passa di lì, quella delle pulizie, il tuo ginecologo, il collega giovane e figo del tuo ginecologo e - se non è andato a farsi una birretta- il padre di tuo figlio.
3. Ogni parto è diverso - O "Dell'arte del Paraculo"
Sei stata diligente e hai seguito tutte le indicazioni che ti hanno dato al corso preparto, hai imparato le tecniche di respirazione e intendi applicarle al momento giusto. Non illuderti: ogni parto è unico e diverso e come sarà lo scoprirai solo al momento giusto.
D'altronde potresti anche essere fortunata: tante donne rivelano che, alla resa dei conti, l'esperienza è stata meno dolorosa di quanto avevano sentito dire e di aver esagerato con grida e pianti per timore di non ricevere la giusta solidarietà dal proprio compagno dopo il parto.
No vabbhè queste ora le voglio conoscere, vi prego.
4. Spesso non è come te lo eri immaginato - Per la serie "ho appena partorito Bilbo Beggins, ma è così cariiiiiino..."
Appena nati i neonati sono spesso bruttini, ricoperti di una sostanza viscida e biancastra, i lineamenti un po' stressati a causa della fatica del parto, disperati per il pianto e il freddo.
Non sembra proprio l'angioletto che avevi immaginato per tutti e nove i mesi di gravidanza.
Eppure basteranno poche ore e il tuo piccolo diventerà un neonato rosa e sereno.
Leggi anche: ti vien fuori sto rospo, una specie di nano rugoso con la peluria tipo David Gnomo, ma con la faccia di Fassino.
Però è tanto bellodemamma...
5. Il tempo fa dimenticare - Seeee. Ah-ah.
E' proprio vero che i dolori del travaglio e del parto con il tempo si dimenticano. Si scorda l'intensità di quel dolore perchè, forse, la gioia per la maternità supera di gran lunga quella sofferenza.
Al punto tale che potresti essere tentata dal desiderio di ripetere l'esperienza.
Ed è in quel preciso momento che faresti bene a convincerti che il sesso è decisamente sopravvalutato.
5 luglio 2011
Quello che mi son dimenticata di dire
Lo so che ho parlato di feste del nido, tacco sì tacco no, referendum, googhini innamorati e nonne che mi hanno detto ciao.
E non ho detto che cammini, che ora corri, che parli, a modo tuo.
E' che non me ne hai dato il tempo.
Non sarei mai riuscita a starti dietro, dammene atto.
T' ho lasciato che traballavi tra la sedia e il divano e ora fai il waka waka.
Non ho fatto in tempo a prepararti lo yogurth sul tavolo che passando t'eri già servito.
Ridevi quando nascondevo la testa sotto il berretto di lana e oggi da dietro la tenda ghignando mi hai guardato e hai fatto: "cu-cù?".
Googhi raccoglie i frutti di mesi di stoica rassegnazione quando lo abbracci e ogni mattina lo cerchi.
Io ti do il tazzino di Topolino col beccuccio ma tu sai che il bicchiere fa più figo.
Per te mama è mamma, che poi sarei io.
Babààààà è papà, ossia Papone ti voglio qui, subito, vieni immediatamente.
Gno-gno-gno-gno è no. Ma proprio gno.
Ughi, o Ugh è Googhi. Ma anche Arturo. Ma anche cane, passero, il ragnetto che passa, 'na lucertola.
Per te 'azz è grazie, ma solo quando -raramente- ti gira.
Per te ogni cosa è degna di essere indicata: l'aereo che passa, il trenino rosso sul libro, la panza del tizio in coda alle casse.
Per te il tempo è dilatato, e 3 giorni valgono mesi.
Quello che impari in un pomeriggio all'asilo io non lo potrei memorizzare in 1 anno.
Come fai?
Com'è successo?
E' uno stupore simile a quello che mi prendeva la mattina quando passavo davanti allo specchio e vedevo riflessa la mia panza, sempe più grossa, e non mi riconoscevo, mi pigliava una sincope ogni volta. Oh cazzo ma che è? quand'è successo? di notte?
Non ti sto dietro, gno gno.
E non ho detto che cammini, che ora corri, che parli, a modo tuo.
E' che non me ne hai dato il tempo.
Non sarei mai riuscita a starti dietro, dammene atto.
T' ho lasciato che traballavi tra la sedia e il divano e ora fai il waka waka.
Non ho fatto in tempo a prepararti lo yogurth sul tavolo che passando t'eri già servito.
Ridevi quando nascondevo la testa sotto il berretto di lana e oggi da dietro la tenda ghignando mi hai guardato e hai fatto: "cu-cù?".
Googhi raccoglie i frutti di mesi di stoica rassegnazione quando lo abbracci e ogni mattina lo cerchi.
Io ti do il tazzino di Topolino col beccuccio ma tu sai che il bicchiere fa più figo.
Per te mama è mamma, che poi sarei io.
Babààààà è papà, ossia Papone ti voglio qui, subito, vieni immediatamente.
Gno-gno-gno-gno è no. Ma proprio gno.
Ughi, o Ugh è Googhi. Ma anche Arturo. Ma anche cane, passero, il ragnetto che passa, 'na lucertola.
Per te 'azz è grazie, ma solo quando -raramente- ti gira.
Per te ogni cosa è degna di essere indicata: l'aereo che passa, il trenino rosso sul libro, la panza del tizio in coda alle casse.
Per te il tempo è dilatato, e 3 giorni valgono mesi.
Quello che impari in un pomeriggio all'asilo io non lo potrei memorizzare in 1 anno.
Come fai?
Com'è successo?
E' uno stupore simile a quello che mi prendeva la mattina quando passavo davanti allo specchio e vedevo riflessa la mia panza, sempe più grossa, e non mi riconoscevo, mi pigliava una sincope ogni volta. Oh cazzo ma che è? quand'è successo? di notte?
Non ti sto dietro, gno gno.
30 giugno 2011
C'mon Susi, let's go party (U-o-ho, U-o-ho)
- Politically correct -
"Susibita come mai la torta è così marrone?"
"E' al cacao."
"No dico, perchè è così tanto marrone tutto intorno ai bordi?"
"E' al cacao."
"Susi, fammi capire... quella è la torta che ti hanno chiesto di fare per la prima festa d'asilo nella vita di Magù e tu l'hai bruciata?"
"Non è bruciata. E' solo diversamente cotta."
- La giustizia divina esiste, e io ne ho le prove -
"Susi quella signora si è avvicinata alla tua torta."
"Ah sì?"
"L'ha osservata, poi ha fatto un sorrisino stitico ed è passata oltre. Ha preso una fetta di quella bella crostatona sugosa lì a destra."
"La cosa non mi tange."
"Perchè?"
"Perchè quel tizio là appoggiato al muro che ha passato gli ultimi 20 minuti a scaccolarsi è suo marito."
- Un tempo avevo una mia identità, poi ho fatto un figlio -
"Ciao, io sono la mamma di Enrichetta. Mia figlia la puoi riconoscere perchè è quella coi bei codini fatti dalla nonna e il succo in mano."
"Ciao, io sono Susibita."
"... Sì, ok. Hem...vabbhè. E sei la madre di...?"
"Di Magù. Lo puoi riconoscere perchè è quello bavosetto che sta pomiciando vigorosamente col pavimento per raccattare i pop-corn caduti."
- Non è vero che i bimbi son tutti carucci. Ci sono pure quelli un po' stronzi -
In fila per lo scivolo.
Susibita: "Bravo Magù, dai che ci sei! Ancora un gradino e poi sei pronto per il lancio!"
Nana: "Ci sono prima io."
Susibita: "Ma no piccolina, cosa dici? tu sei appena scesa, non puoi infilarti davanti ai bimbi più piccoli, loro ci mettono un pochino a salire, vedi? devi aspettare solo un attimino."
Nana: "No. C'ero prima io."
Susibita: "Scusa come hai detto?"
Nana: "Io, io. Prima io!"
Susibita: "No bella, guarda. Non hai proprio capito. Ne hai passati 3 che hanno la metà dei tuoi anni, fai la brava e aspetta il tuo turnicino caruccio-caruccio, eh?"
Nana: "No, no, e no."
Susibita: "Amore bello de tata... e dimmi: dov'è che avete parcheggiato, esattamente?"
Papone: "Susiii!!!"
"Susibita come mai la torta è così marrone?"
"E' al cacao."
"No dico, perchè è così tanto marrone tutto intorno ai bordi?"
"E' al cacao."
"Susi, fammi capire... quella è la torta che ti hanno chiesto di fare per la prima festa d'asilo nella vita di Magù e tu l'hai bruciata?"
"Non è bruciata. E' solo diversamente cotta."
- La giustizia divina esiste, e io ne ho le prove -
"Susi quella signora si è avvicinata alla tua torta."
"Ah sì?"
"L'ha osservata, poi ha fatto un sorrisino stitico ed è passata oltre. Ha preso una fetta di quella bella crostatona sugosa lì a destra."
"La cosa non mi tange."
"Perchè?"
"Perchè quel tizio là appoggiato al muro che ha passato gli ultimi 20 minuti a scaccolarsi è suo marito."
- Un tempo avevo una mia identità, poi ho fatto un figlio -
"Ciao, io sono la mamma di Enrichetta. Mia figlia la puoi riconoscere perchè è quella coi bei codini fatti dalla nonna e il succo in mano."
"Ciao, io sono Susibita."
"... Sì, ok. Hem...vabbhè. E sei la madre di...?"
"Di Magù. Lo puoi riconoscere perchè è quello bavosetto che sta pomiciando vigorosamente col pavimento per raccattare i pop-corn caduti."
- Non è vero che i bimbi son tutti carucci. Ci sono pure quelli un po' stronzi -
In fila per lo scivolo.
Susibita: "Bravo Magù, dai che ci sei! Ancora un gradino e poi sei pronto per il lancio!"
Nana: "Ci sono prima io."
Susibita: "Ma no piccolina, cosa dici? tu sei appena scesa, non puoi infilarti davanti ai bimbi più piccoli, loro ci mettono un pochino a salire, vedi? devi aspettare solo un attimino."
Nana: "No. C'ero prima io."
Susibita: "Scusa come hai detto?"
Nana: "Io, io. Prima io!"
Susibita: "No bella, guarda. Non hai proprio capito. Ne hai passati 3 che hanno la metà dei tuoi anni, fai la brava e aspetta il tuo turnicino caruccio-caruccio, eh?"
Nana: "No, no, e no."
Susibita: "Amore bello de tata... e dimmi: dov'è che avete parcheggiato, esattamente?"
Papone: "Susiii!!!"
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susibita
21 giugno 2011
"Va bene vai vai, fila fuori in fretta ma torna prestissimo eh, perchè ho lasciato Bisnonna Profondo Nord a saccheggiare caffè a stomaco vuoto. Fa sempre così quando litighiamo, per ripicca. La detesto..."
"Mà, è solo una ceretta. Persino a me ci vuole meno di 1 ora..."
"Ok, io intanto ti metto su il sugo così stasera non devi cucinare, vuoi che gli faccia il bagnetto? Guarda qui che gas, ora gli do una passata."
"Si vabbhè mà, non è che mi devi fare da colf, riposati anche..."
1 h dopo.
Quando si dice "ti prendo alla lettera":
"Mà, è solo una ceretta. Persino a me ci vuole meno di 1 ora..."
"Ok, io intanto ti metto su il sugo così stasera non devi cucinare, vuoi che gli faccia il bagnetto? Guarda qui che gas, ora gli do una passata."
"Si vabbhè mà, non è che mi devi fare da colf, riposati anche..."
1 h dopo.
Quando si dice "ti prendo alla lettera":
20 giugno 2011
Playing on the floor.
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